Unicredit e Gheddafi primo azionista: che disastro…

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La scarsa lungimiranza può comportare pericoli importanti per sistemi economici e finanziari delicati come quelli occidentali. Ed ovviamente in questo scenario l’Italia è messa anche peggio. Anche perché fa cose quantomeno superficiali. Con il massacro in Libia di questi tempi, qualcuno ci dovrebbe spiegare come si è potuto consentire ad un dittatore i cui equilibri psicologici sono stati sempre fragili di acquisire il pacchetto più importante di azioni della prima banca italiana, e colosso a livello europeo, come è Unicredit. Oggi tutti se la prendono con Berlusconi per il baciamano, la tenda, le ragazze e altre insulsaggini del genere. Nessuno ci spiega perché il salotto buono della finanza, quello dei poteri forti, dove Berlusconi non ha certo una presa di ferro ha consentito qualcuno dice sollecitato l’arrivo del colonnello e dei suoi petrodollari. Oggi i libici hanno circa il 7,5% dell’istituto di piazza Cordusio e comunque andrà a finire sarà una bella gatta da pelare. Se Gheddafi rimane in sella bisognerà spiegare alla gente come si fa a rivolgersi ad uno sportello di una banca la cui quota di riferimento è in mano ad un pazzo sanguinario che ha massacrato migliaia dei suoi cittadini. Se arrivano i Fratelli musulmani, come qualcuno per giustificare la sua vicinanza al colonnello di Tripoli suggerisce, bisognerà spiegare come si fa a consegnare Unicredit a simpatizzanti di Al Qaeda. Seppure non si arriva a nessuno di questi due estremi resta il fatto che l’integrità di uno dei pilastri finanziari italiani è stato comunque messo a rischio, ed una soluzione non sarà semplice. In altri paesi più seri si valuta anche la strategicità delle aziende e si chiedono, come è giusto che sia, garanzie rispetto agli acquisti di azioni di queste società. Non è una questione di libero mercato. Gheddafi ha i soldi perché è un dittatore che ha brutalmente sfruttato un popolo e le sue riserve naturali. Di libero mercato i suoi petrodollari non hanno proprio nulla, anzi. E quindi le regole del libero mercato devono essere ispirate quantomeno alla reciprocità. Ma nel caso Unicredit per basse ragioni di politica e di cassa tutto questo ragionamento non è stato fatto. E gli gnomi della finanza italiana, dopo questo disastro, appaiono se possibile ancora più piccoli. (pietro colagiovanni)