Berlusconi/Khodorkovsky e i mondiali di calcio: l’oligarchia vince

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potereCon la decadenza di Berlusconi, un’anomalia politica che nel mondo condividiamo con la Thailandia (il supermagnate, discutibile e discusso, che ha però dalla sua un genuino e consistente consenso popolare di massa) l’oligarchia al potere in Italia crede finalmente di aver messo in sicurezza il proprio sistema di potere. Un sistema di potere che è a sua volta sistematico e sistemizzato a quelli delle principali nazioni del mondo cosiddetto occidentalizzato. Non è casuale che, nel giorno in cui si estrometteva Berlusconi del parlamento, a Berlino la cancelliera Merkel ufficializzava la nascita di un governo di grossekoalition, l’equivalente delle larghe intese italiane. Grazie alla regia di Napolitano e all’ausilio di tutti i poteri forti disponibili sul territorio, in primis stampa e televisioni, il governo Letta dovrebbe riuscire a fare quello che non è riuscito a Mario Monti: impoverire, in nome dei conti in ordine europei, la popolazione italiana e renderla più docile e malleabile. Un popolo affamato è un popolo meno lucido nelle scelte, infatti, e gli oligarchi al potere questo lo sanno bene. D’altronde una recente ricerca di un’università americana ha dato evidenza scientifica a quello che la saggezza popolare dice da secoli. Secondo questa ricerca chi ha meno soldi sbaglia con più facilità le proprie scelte, commette più errori avvitandosi in una catena di bisogni e di debolezza. Il progetto di cinesizzazione dell’Italia (proprio quando la Cina, con un ambizioso piano decennale cerca di affrancarsi da questa condizione di povertà di massa) con la estromissione di Berlusconi, ormai diventato un corpo estraneo al sistema, una specie di Khodorkovsky tutto italiano, sembra poter procedere spedita. Gli oligarchi hanno ripreso fiato e coraggio, la Borsa respira, lo spread rimane basso e si può riprendere il processo sin qui ostacolato. E non a caso nella legge di stabilità vengono finalmente inserite le voci che più sono care agli oligarchi, quelle che consentono approvvigionamenti di ricchezze colossali. Basti pensare allo stanziamento per il rinnovo della flotta militare italiana, uno stanziamento per l’anno 2014 di 40 milioni di euro ma che di competenza pluriennale arriva sino a 6 miliardi di euro complessivi. Perchè si tratta di voci care agli oligarchi, perché sono queste le loro inconfessabili priorità. Basta leggere le carte dell’inchiesta su Finmeccanica (una delle principali costruttrici di armi e mezzi militari italiani ed europei) per capire quello che stiamo dicendo. Una gola profonda, un arrestato che sta facendo luce sul sistema degli appalti di Finmeccanica per capire quando profondo fosse il sistema corruttivo posto in essere. E si possono leggere anche le carte riguardanti un giudizio della Corte dei conti sull’agenzia spaziale italiana, l’Asi e la sua collaborazione con Finmeccanica per capire come pezzi di oligarchia si nutrono, si replicano, si arricchiscono alle spalle di spese come quelle per la difesa e per l’esercito. E mentre riprenderanno quota lo sfruttamento di filoni d’oro per gli oligarchi nel contempo Letta e i suoi ministri suoneranno la grancassa del rigore, temperato con lo sviluppo. Continueranno a prenderci per i fondelli con riprese dietro l’angolo puntando, come Mario Monti aveva imprudentemente reso pubblico, a diminuire il reddito disponibile della classe media. Il tutto tramite aumenti di tasse, aumento dei controlli vessatori e malevoli di Equitalia e delle agenzie fiscali, mentre la propaganda di stato cercherà di rendere tranquilli e cloroformizzare il popolo bue. Neanche Renzi rappresenta una seria minaccia. Se non riusciranno a neutralizzarlo già sono pronti finanzieri d’assalto e lobbisti degli oligarchi pronti a comprarlo a peso per renderlo omogeneo al pensiero dominante. Berlusconi è fuori e forse se continua, lo arresteranno, Grillo da solo non può fare la rivoluzione. Per gli oligarchi il futuro è roseo e poi a giugno arrivano anche i mondiali di calcio, la vera grande arma di distrazione di massa.

Pietro Colagiovanni

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