Il contratto per scopare, un colpo di genio abruzzese

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prestazioni-sessuali-raccomandazioni--190x130Per capire bene a quale livello sia sceso il sistema italiano bisogna leggere con attenzione la vicenda dell’assessore alla cultura della Regione Abruzzo, Luigi de Fanis. La sua storia vale mille volte invettive, discorsi, insulti. Questo signore, in quota Pdl, concedeva contributi culturali ad amici e sodali e in cambio, spesso, chiedeva un retropagamento in nero di qualche migliaio di euro. Non solo. Questo signore era arrivato a concludere un contratto per prestazione sessuali (4 al mese) con la sua segretaria che aveva sottoscritto l’accordo prostitutivo. Il tutto pagato e spesato dal popolo italiano. Quello che colpisce in questa vicenda non è tanto il fatto o i fatti in sé (anche se l’accordo per scopare è una prima assoluta, un gioiello trash di valore storico) ma il contesto culturale in cui il tutto si è materializzato. Non siamo nell’epicentro del potere, ma in una sua periferia. Siamo in Abruzzo regione montana e dignitosa, martoriata da un sisma devastante e ancora affaticata da secoli di sottosviluppo. Non è il declino di un gruppo ristretto di potere, ma il declino diffuso tra milioni di individui, il degrado che si fa prassi quotidiana. Sinora prassi indicibile, oggi prassi dicibile e ora, con la firma di un contratto, addirittura prassi scrivibile. E’ il salto di qualità, la normalizzazione della mostruosità, lo sdoganamento dell’abisso etico come azione normale, quotidiana, come scrivere una lettera o stilare un accordo commerciale. E non è solo colpa dell’assessore abruzzese che potrà passare alla storia come un innovatore del degrado. De Fanis sarà ricordato come il soggetto che ha spinto con coraggio la deriva etica oltre il limite ormai ipocrita del perbenismo di facciata. Anche la segretaria ha del suo da metterci. Sicuramente in uno stato di bisogno, sicuramente parte più debole del rapporto. Ma in qualche modo immersa in un brodo sociale e culturale in cui anche la prostituzione può diventare un testo, un obbligazione valida sotto il profilo giuridico, un negozio giuridico direbbero i legulei. In cui si può sottoscrivere l’impossibile, l’improponibile perché la proposta promana dal potere costituito. Il quadretto di questi due poveri cristi, di queste due umane miserie ci dice quando profondo sia il disastro di questa società malata. Di quanto profondo, diffuso, epidemico sia il degrado morale e culturale dell’Italia. Di come la democrazia delle prime, seconde e terze repubbliche abbia devastato l’Italia, ne abbia corroso su milioni di individui le basi etiche e fondative, basate sul rispetto prima tra le persone e poi per le regole. Di questo dovrebbe forse parlare l’ultimo epigono di una serie di imperatori da operetta, quel Giorgio Napolitano, migliorista senza migliorare, amico dei carri armati sovietici, oggi padrone di un’Italia priva di morale, priva di mezzi, priva di riferimenti sani. Un’Italia di calcatori corrotti (con quello che guadagnano ) e ballerine zoccole, guidate da vecchi marpioni che godono di soldi e potere e in qualche caso (o in molti casi) anche di prostitute e donne compiacenti. Senza almeno fino ad oggi metterlo per iscritto.

Pietro Colagiovanni