Economia/ Manovra, Fai Cisl: “Scarsa attenzione su Mezzogiorno e agroalimentare”

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“L’agroalimentare risente più di altri settori dei gap su infrastrutture, digitale, innovazione, tutti aspetti che la manovra finanziaria dovrebbe rilanciare per puntare sulla crescita, invece riscontriamo scarsa attenzione da parte del Governo e delle istituzioni regionali su quelli che sono asset strategici per tutto il Mezzogiorno. Si preferisce dare spazio a idee assurde, come quella secondo la quale tassare plastica e zucchero aiuti a difendere l’ambiente e la salute, ma così si mettono a rischio i posti di lavoro e di certo non si modificano i comportamenti dei consumatori”.

Lo ha detto il segretario generale della Fai Cisl Onofrio Rota intervenendo a Locorotondo (Bari) all’incontro “Turismo e agroalimentare in Puglia e nel Mezzogiorno”, organizzato dalla Cisl regionale, Fai Cisl e Fisascat Cisl.

“L’agroalimentare nel Mezzogiorno vale quasi 30 miliardi, con un export di oltre 7 miliardi – ha aggiunto il sindacalista – ma occorre sostenere la multifunzionalità del settore in un quadro sociale ed economico più ampio, un insieme produttivo che non decolla senza un rilancio delle infrastrutture. Gli ultimi dati Svimez ci dicono che nel Sud ogni impresa può contare in media su meno di 20 km di infrastrutture, la metà di quelli a disposizione delle imprese del Nord-Ovest, con la Puglia fanalino di coda con appena 7,9 km per azienda. L’Italia non può fermarsi a Salerno, serve un Sud connesso, integrato con il resto del Paese e con tutto il Mediterraneo, occorre una visione d’insieme, perché c’è tanta fame di Made in Italy nel mondo ma senza fare sistema non riusciamo a valorizzare il lavoro nelle filiere interessate”. “Il Sud è un motore per tutto il Paese – ha detto Rota – ma è scandalosa  la miopia di certe scelte, come ad esempio in Puglia o in Sicilia l’insistenza verso consorzi di bonifica gestiti dalla politica anziché dal mondo agricolo, con gravi ripercussioni sull’efficienza della prevenzione del dissesto idrogeologico. Non dimentichiamo – ha concluso il leader della Fai Cisl – che negli ultimi 10 anni l’export agroalimentare italiano ha registrato una forte crescita, con il più alto valore aggiunto agricolo in Europa, ma i dati evidenziano un incremento diversificato, con il 50% al Nord, il 49% al Centro e il 35% al Sud, una differenza che paga tutta la comunità nazionale”.

Ufficio stampa FAI-CISL

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