Il film della settimana/ “Nova Lituania” di Karolis Kaupinis (Lit)

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Pietro Colagiovanni*

E’ l’esordio al lungometraggio del giovane regista lituano Karolis Kaupinis, già segnalatosi con alcuni corti molto apprezzati nelle rassegne cinematografiche autoriali. E’ un film storico, in bianco e nero ambientato in Lituania nel 1938 alla vigilia dell’esplosione della seconda guerra mondiale.

Un docente dell’Università, Feliksas Gruodis, cerca di portare avanti una sua stravagante idea per fermare l’ineluttabile scomparsa della giovane nazione lituana, schiacciata dalle superpotenze tedesche e sovietiche: trasferire il popolo lituano in un altro territorio, in un altro continente poco popolato dove poter ricreare una nazione indipendente non minacciata da ingombranti e aggressivi vicini. Nel perorare la sua idea alle autorità ottiene ascolto soltanto

dall’ex primo ministro, malato di cuore, Jonas Cernius, politico perspicace ma schiacciato dalla figura dominante del Presidente della Repubblica. Tra i due si instaura un rapporto profondo, di condivisione delle tristi sorti della nazione e di amicizia personale. Purtroppo però il destino, loro e della Lituania è segnato. Falliranno nel loro sforzo di trovare una soluzione a quello che sembra inevitabile ( e lo sarà, con il patto Molotov- Ribbentrop che assegnerà la Lituania all’Urss) e al fallimento politico il professore di geografia aggiungerà anche il fallimento personale, con la moglie schiacciata dalla figura invasiva e prepotente della propria madre.

La ricostruzione storica, la cura dei dettagli del film è perfetta. Con un bianco e nero profondo ed evocativo (che, come ha spiegato lo stesso regista, è stato deciso anche per contenere i costi produttivi) l’opera rende perfettamente la dimensione storica in cui è calata. Il limite del film è, oltre ad una lentezza a volte eccessiva nella sua stessa natura, la narrazione in dettaglio di un momento storico di una piccola nazione, spesso sconosciuta ai più. Ma, se si supera l’impatto della narrazione e dell’ambientazione geografica, il film rivela sorprendenti punti di forza. L’opera non è un documentario o una rievocazione storica, o meglio non è solo questo.

E’ un film che arriva a concetti ampi, universali, non legati alla storia lituana. Kaupinis, aiutato anche da interpreti di ottimo livello, ci fa percepire visibile l’angoscia, la drammaticità, l’ineluttabilità di una tragedia immane e colossale come è stata la seconda guerra mondiale. Attraverso la figura del docente universitario (ispirato ad uno studioso lituano realmente esistito, il geografo Kazys Pakstas che proponeva proprio l’idea di una “Lituania di riserva”) c’è la narrazione della sfida intellettuale, dell’uscire fuori da quanto è comunemente accettato, dall’idea apparentemente assurda ma non per questo priva di fondamento.

Anche il mondo della politica, attraverso il deuterantagonista del fim, l’ex primo ministro Cernius (figura anch’essa davvero esistita per certi versi tragica e distonica nel suo ambiente di riferimento) è dipinta in modo realistico e senza fronzoli: i politici sono spesso uomini mediocri, senza visione, aggrappati ad un ruolo che gli garantisce privilegi ma senza alcuna prospettiva reale per i popoli che governano. Anche la descrizione dell’ambiente piccolo borghese e per certi versi meschino in cui si situa la famiglia di Gruodis è molto centrato e ben raffigurato.

Un film complesso, denso, non semplice da vedere ma di buon se non di ottimo livello. Un ottimo lungometraggio di esordio per Kaupinis, che dimostra di avere molto da dire e di saperlo dire in maniera esteticamente impeccabile.

Voto 3,75/5

*imprenditore, comunicatore, fondatore del gruppo Terminus

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