Agrigento/ Beatificazione del giudice Livatino, l’ispettore dei cappellani: “ sogno e impegno contro l’illegalità della mafia”

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Dall’Ispettorato Generale dei Cappellani del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità riceviamo e pubblichiamo

La beatificazione del giudice Rosario Livatino ad Agrigento, è per la Chiesa, le Istituzioni, la Politica e la Società Civile una rinnovata occasione di riflessione e di annuncio. Perseguire un cammino comune di conversione dettato dalla giustizia vuole significare porre l’attenzione alla centralità della persona. La Chiesa, in quanto tale, ha il ruolo educativo e contagioso di testimoniare il bene e l’amore di fronte alle ingiustizie e alle inequità. Il servo di Dio Livatino rappresenta la freschezza di quel sogno che edifica la società per rilanciare il messaggio di Speranza alla Chiesa, ai giovani, ai magistrati, alla politica. Così i cappellani delle carceri della Sicilia, nella piena condivisione testimoniale e pastorale dei cappellani del Paese guidati da don Raffaele Grimaldi (Ispettore), rilanciano l’attualità e il riscatto di un martire della giustizia.

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BEATIFICAZIONE GIUDICE ROSARIO LIVATINO AD AGRIGENTO IL 9 MAGGIO

Don Grimaldi, La beatificazione di Livatino sia un invito a costruire insieme un sogno e a tracciare una strada con l’impegno della società per edificare quella civiltà dell’amore

Roma, 7 maggio 2021. Livatino, ad Agrigento (cattedrale) la beatificazione. Domenica 9 MaggioAgrigento sarà la capitale di un grande evento per la Beatificazione del magistrato Rosario Livatino, uomo, credente e martire di giustizia. Mai come in questo momento storico, la Chiesa è chiamata ad una grande missione per contrastare con la forza del Vangelo il cancro del malaffare e lo sviluppo incontrollato delle illegalità. Papa Francesco nell’introduzione ad un libro per ragazzi e ragazze dal titolo Rosario Livatino, la lezione del giudice ragazzino, scrive che Livatino è l’uomo buono della porta accanto il Santo della porta accanto che attraverso la sua vita ordinaria ha realizzato qualcosa di straordinario agli occhi di Dio donando la sua vita per la giustizia e per la carità.

L’ufficio Ispettorato cappellani di Roma, guidato da don Raffaele Grimaldi, unitamente ai cappellani delle carceri siciliane in preparazione all’ evento ecclesiale della beatificazione, hanno promosso la Peregrinatio Crucis per consegnare un messaggio pastorale di Misericordia ai reclusi che si sono macchiati di sangue seguendo la via della illegalità e delle mafie e per invitarli ad una vera conversione di vita. La beatificazione del magistrato Livatino vuole essere un’ occasione per rilanciare il messaggio di speranza alla Chiesa, ai giovani, ai magistrati, alla politica. La Chiesa, infatti, di fronte alle ingiustizie non può tacere e non può essere imbavagliata né rimanere imprigionata nel silenzio e nella paura, afferma l’ispettore dei cappellani che parteciperà domenica prossima alla liturgia per la beatificazione. La forza del suo annuncio – ha soggiunto don Grimaldi – scaturisce dall’amore di Colui che sulla Croce ha donato la sua vita per l’umanità. Molti uomini di Chiesa, nel contrastare l’opera di illegalità e nel difendere la giustizia, sono stati colpiti dalla violenza, diventando loro stessi coscienza critica per l’intera società. La beatificazione di Livatino ha la forza di un messaggio forte di incoraggiamento ai giovani, costruttori di un nuovo futuro, capaci di scelte coraggiose che aiutano a rifiutare compromessi e scorciatoie. L’esempio del giudice Livatino, fermo nelle sue idee e nella sua testimonianza cristiana, è un invito ai giovani a non aver paura di rischiare, di sporcarsi le loro fragili mani e di lavorare per un mondo nuovo, rinnovato anche dalla giustizia.

La figura del giovane giurista è anche conforto e guida illuminata per i giudici che devono decidere su questioni difficili perché come afferma il martire Livatino «La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità che è la legge dell’amore, amore verso il prossimo e verso Dio». Dalle sue parole cariche di profonda umanità c’è un vero indirizzo nell’amministrare la giustizia con l’invito a non trasforme la giustizia in vendetta, bensì ad essere un’ occasione per rieducare e rialzare coloro che hanno commesso reati. La testimonianza del messaggio del servo di Dio Livatino – afferma il capo dei cappellani delle carceri, don Raffaele Grimaldi – vuole essere, inoltre, una sollecitudine al mondo della politica e delle istituzioni che guidano le sorti del nostro Paese chiamati a svolgere funzioni per la tutela dei cittadini, spesso minacciati da estorsori senza scrupoli che incutono paura e sottomissione e che, con la minaccia, bloccano la crescita del nostro Paese.

In questo tempo di crisi planetaria la testimonianza di Livatino – uomo di giustizia e uomo di Fede – è una riflessione che invita a non negoziare compromessi, ma a difendere l’onestà e a promuovere la giustizia in tutti gli ambiti; di fare scelte giuste e coraggiose come si attesta anche da altri esempi di testimoni di Fede tra i quali Don Giuseppe Puglisi e don Giuseppe Diana che non si sono piegati alla sopraffazione di uomini violenti. La solenne celebrazione per la beatificazione del giudice, che si svolgerà nella cattedrale di Agrigento vuole rilanciare, proprio il 9 maggio, il monito di San Giovanni Paolo II contro la mafia con l’anatema “ Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio! “ che pronunciò nel 1993 durante la Santa Messa nella Valle dei Templi.

E’ il sogno di Dio, della sua Chiesa e dell’intera società, perché il mondo si converta alla pace, alla solidarietà, alla giustizia. La beatificazione di Livatino, voluta da Papa Francesco sia un invito a costruire insieme un sogno e a tracciare una strada con l’impegno di tutti, affinché si possa edificare quella civiltà dell’amore perché nessuno si salva da solo, come afferma il Pontefice. Questo, l’auspicio del Capo dei Cappellani delle carceri italiane.

L’Addetto Stampa Rd

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