La riflessione/ Salario minimo, questione di dignità

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Agli inizi della mia attività sindacale, nei primi anni 80, in un rinnovo del contratto provinciale degli alberghi mi spesi tanto per quantificare la giornata del lavoratore extra o di surroga ,così veniva definito, chi andava a lavorare neanche a giornata ma a servizi, e la prevedemmo in 50mila lire, con due regole che dopo un pò sarebbe stato assunto per la stagione e poi a tempo indeterminato. Divenni il bersaglio dei colleghi che giudicarono l’azione come se a Roma avessimo voluto legalizzare il lavoro nero. Lo stesso feci per gli accompagnatori turistici, guide e interpreti. Alcuni di loro mi fecero osservare che erano più alti i benefits elargiti dai negozi o la riconoscenza delle prostitute a cui fornivano i clienti in paesi poveri che la mia quantificazione della giornata. Io a tutti risposi è questione di dignità

La stagnazione salariale che ci trasciniamo dagli anni 80 è il risultato di politiche economiche che hanno tentato di recuperare competitività tramite la moderazione salariale, questo accade a  partire dall’abolizione della scala mobile.

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Tra le due crisi, 2008(bolla) e pandemia è cresciuta a dismisura la precarietà occupazionale;

-occupati a tempo determinato sono passati da 2,3 a 2,7 milioni

-i part time involontari sono passati da 1,3 a 2,7 milioni.

Su 15,9 milioni di dipendenti privati 5,3 milioni sono sotto i 10mila euro lordi annuo Con un salario minimo a 9 euro un lavoratore su 5 guadagnerebbe di più. 2 milioni lavorano a 6 euro ora, I riders lavorano a 4 euro ora, Gli schiavi nei campi a 2/3 euro ora, Il mondo del lavoro si è riempito di: AppaltiSub Appalti, Terziarizzazioni, Agenzie di Lavoro interinale, Cooperative di fornitura di Manodopera, BOLKESTEIN.

In una comunità civile e in un’economia avanzata sarebbe intollerabile I contratti collettivi nazionali depositati al CNEL e vigenti sono circa un migliaio in realtà: 60 di questi contratti coprono l’89% di tutti i lavoratori dipendenti, 128 si applicano a 12.000.000 di lavoratori, trecento si applicano a meno di 30.000 lavoratori. La contrattazione ha funzionato fina a qualche decennio fa negli ultimi  trent’anni l’italia è l’unica nazione dove i salari sono calati -3% dati OCSE e a siglare contratti in remissione sono i sindacati tradizionali, sarebbe facile disquisire che, se gli interessi non fossero altri, al tavolo del ministero del lavoro si potrebbero superare i problemi di primogenitura chiamando alla stipula tutte le associazioni sindacali e datoriali, e superare la pletora di contratti eccedenti.

Il salario minimo dovrebbe essere garantito da una norma di legge, come già accade in ventuno Paesi o dai contratti collettivi come avviene in cinque Stati, dove il salario minimo, in vigore per legge, non supera il 50% della retribuzione oraria media lorda però potrebbe frenare le dinamiche retributive e sfavorire la concorrenza sleale. La giurisprudenza italiana in assenza del salario minimo per legge, ha identificato nei minimi tabellari dei contratti collettivi nazionali, “di riferimento”, il valore, ex art.36 della cost. della “retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia “un’esistenza libera e dignitosa”.

Una recente sentenza determina la “retribuzione proporzionata e sufficiente”, nella cifra non inferiore alla soglia minima di povertà indicata da Istat,che è è di 761,02 euro. Non sarebbe astruso definire un salario minimo legale per via statistico-amministrativa.

in 24 paesi europei esiste il salario minimo, David Card ,Joshua Angrist e Guido Inbens hanno dimostrato che il Salario minimo ha avuto influenza positiva sull’occupazione e ci vincono un premio Nobel, non riesco a capire perché tanta resistenza in CGIL CISL e UIL si vede che nessuno dei tre ha mai letto il Vangelo, basta pensare che la parabola dei Vignaioli è l’esempio eclatante di Salario Minimo.

Alfredo Magnifico Segretario Generale Confintesa Roma Capitale

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