La riflessione/ La meritocrazia, questa sconosciuta

0
258
foto di repertorio

di Stefano Manocchio

Lo dico in premessa: all’inizio la reazione verbale, anche veemente, con cui parte delle opposizioni al nuovo governo nazionale hanno reagito all’inserimento della parola ‘merito’ nella descrizione del Ministero che si occuperà della scuola ha suscitato in me una sorta di irritazione. Perché ‘bocciare’ un’iniziativa che mira al riconoscimento di una qualità? Forse avrebbero preferito il Ministero del demerito? Poi ho ragionato a mente fredda e fatto breve excursus storico e tutto mi è sembrato più chiaro. C’è un ampio filone documentale a supporto della tesi dell’appiattimento culturale, salariale e lavorativo, sponsorizzato in particolar modo dalla sinistra, che poi porta a definire addirittura ‘discriminante’ la propaganda in favore del merito. E’ come se si dicesse che i migliori già lo sono e sanno di esserlo e di conseguenza non c’è bisogno di dirlo in giro.

Ora a costo di sembrare settario dico che se qualcuno spicca per qualche dote, oppure ha una formazione culturale ben determinata, o semplicemente ha studiato di più nella vita, perché non doverebbe vederlo riconosciuto pubblicamente? Qual è la ‘discriminazione’?

Il vespaio di polemiche è un riflesso della società italiana, che negli ultimi decenni è andata proprio verso un progressivo ridimensionamento delle ambizioni e degli obiettivi; ma si potrebbe andare a ritroso di molto nel tempo e considerare che già le gabbie salariali all’atto della nascita furono non una conquista sociale ma una discriminazione al contrario. Affermare che tra uno stipendio e l’altro il divario si deve ridurre fin quasi ad annullarsi non è, appunto, una scelta in favore del merito. La società dove tutti dobbiamo essere formalmente uguali nel tenore di vita può avere una connotazione sociale bella, ma leggermente utopistica. Di contro, per come il concetto viene applicato nel nostro Paese, comprende in sé delle ingiustizie al contrario, perché porta in basso chi invece ha una qualità in più, appunto il merito. Il diritto all’uguaglianza sociale si attua ugualmente con l’affermazione della meritocrazia e di sicuro l’una cosa non esclude l’altra…o almeno così dovrebbe essere.

Non arrivo a dire che sia un motivo fondante della fuga di cervelli dall’Italia (anche se gli stessi diretti interessati lo ricordano praticamente in tutte le interviste), ma certamente il mancato riconoscimento del merito è tra le motivazioni, insieme agli stipendi troppo bassi e la scarsa capacità di carriera rispetto a quanto avviene in altre nazioni, alla base della decisione di emigrare da parte di molti

Se è vero che i criteri identificativi della persona come del lavoratore devono iniziare ad essere meritocratici, allora inizamo a spostarci verso il merito.