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Bando di Concorso per 800 cancellieri in Gazzetta Ufficiale

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Gli aspiranti cancellieri che vogliono partecipare al concorso per 800 posti a tempo indeterminato nei tribunali devono essere in possesso dei seguenti requisiti:
1) diploma di istruzione secondaria di secondo grado quinquennale o altro diploma dichiarato equipollente o equivalente dalle competenti autorita’, oppure titolo di studio superiore, riconosciuto

Rapporto Ue: “467mila morti premature all’anno in Europa per lo smog”

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I primi dati di “Qualità dell’aria in Europa 2016”, pubblicato stamattina dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea). “Ma la qualità dell’aria sta migliorando” www.repubblica.it

NONSTANTE la qualità dell’aria in Europa stia migliorando, l’inquinamento atmosferico resta il principale fattore ambientale di rischio per la salute umana, abbassa la qualità della vita ed è la causa stimata di 467mila morti premature l’anno in tutto il continente.

Pubblicato il bando di concorso per 360 magistrati

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Bandi e Concorsi

Con decreto ministeriale del 22 ottobre 2015, il Ministero della Giustizia ha bandito il Concorso per 350 posti di magistrato ordinario. Il bando è uscito in Gazzetta Ufficiale (n. 90 del 20 novembre 2015 – 4a serie speciale – concorsi ed esami). Per presentare domanda c’è tempo fino al 21 dicembre 2015, alle ore 23:59.

Referendum, Financial Times: “Italia fuori dall’euro se vince il No”

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I grandi giornali finanziari internazionali guardano con preoccupazione all’esito della consultazione del 4 dicembre

MONICA RUBINO www.repubblica.it

Lo dicono gli esperti di Bloomberg e lo sottolinea il giapponese Norihiro Fujito, senior investment strategist presso Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities: il referendum costituzionale italiano del 4 dicembre, accanto al prossimo vertice Opec (i Paesi produttori di petrolio), sarà uno degli snodi fondamentali per capire l’umore dei mercati internazionali nei prossimi mesi.

Campobasso: al via il corso di formazione per Esperto Contabile

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Sono aperte le iscrizioni per la prima edizione del corso di formazione in ESPERTO CONTABILE, riconosciuto dalla Regione Molise con il rilascio di certificazione di competenza. Il corso avrà la durata di 152 ore complessive. Per informazioni ed iscrizioni telefonare allo 0874/418684  oppure inviare una mail a terminusformazione@gmail.com.

 
allegato:
SCHEDA ESPERTO CONTABILE
progranma corso esperto contabile

Corsi di formazione per barman: prezzo speciale!

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  Sono aperte le iscrizioni al corso  Barman ad un prezzo speciale                      

Durata:   40 ore (  di cui 20 di teoria e 20 di stage);

 Destinatari: giovani in cerca di occupazione nel settore;

 Obiettivi: agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro;consentire specializzazioni e competenze innovative.

I corsi si terranno presso la sede di Campobasso in Via Duca D’Aosta 3 tel 0874/418684

e presso la sede di Termoli in Via Asia 3/v tel.0874/81419

Per maggiori informazioni si prega di contattare i nostri uffici opuure scrivere a:

terminusformazione@gmail.com  

Convegno “Dallo scambio dei prodotti e delle merci all’E-Commerce”, interviene il dott. Colagiovanni

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Si terrà sabato 13 ottobre, all’inteno della manifestazione Fiera d’Ottobre città di Larino, il convegno dal titolo: ” Dallo scambio dei prodotti e delle merci all’E-Commerce, Evoluzione del Commercio”.

Novità in materia di commercio e somministrazione

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A partire dal 14 settembre prossimo entreranno in vigore le semplificazioni contenute nel decreto legislativo n.147/2012 in materia di attività commerciali e somministrazione di alimenti e bevande e recante disposizioni ed integrazioni del D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 (attuativo della c.d. Direttiva Servizi).

Si seguito le principali novità:

ART.8

Somministrazione alimenti, bevande e commercio.

L’apertura degli esercizi e il trasferimento di sede in zone soggette ai parametri numerici sono vincolati ad autorizzazione rilasciata dal sindaco; l’apertura e il trasferimento di sede, negli altri casi, nonché il trasferimento di gestione sono soggette alla SCIA.

Nel commercio viene chiarito che chi vende mangimi per animali non viene considerato alimentarista e pertanto non sono necessari i requisiti professionali. Vengono meno gli stessi requisiti anche per il commercio all’ingrosso di alimentari e per la somministrazione nei circoli privati.

La pratica commerciale viene ritenuta quale requisito professionale non solo per i soggetti come i dipendenti qualificati addetti alla vendita o all’amministrazione, soci lavoratori, coniuge o parenti e affini, ma anche per altre posizioni equivalenti al socio lavoratore.

È ammessa la figura del preposto nel commercio di prodotti alimentari e nella somministrazione di alimenti e bevande anche per le imprese individuali

ART.9

Albo commissionari, mandatari ed astatori di prodotti ortofrutticoli, carnei ed ittici : viene soppresso. L’avvio dell’attività è soggetto alla mera verifica dei requisiti morali che spetta al Comune;

Ingrosso di margarina e grassi idrogenati: non è più necessaria la SCIA, ad oggi la fabbricazione e la gestione dei depositi all’ingrosso di margarina e di grassi idrogenati sono del tutto libere.

ART.10

Facchinaggio: vengono meno i requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico organizzativa, l’attività è soggetta alla mera verifica dei requisiti morali;

ART.15 E 16

Acconciatori ed estetisti: il responsabile tecnico deve essere iscritto al REA.

ART.17

Tintolavanderia: anche le lavanderie a gettoni rientrano nell’ambito di applicazione della normativa e quindi sono assoggettate alla verifica dei requisiti morali e professionali;

ART.18

Magazzini generali: l’apertura, la modificazione, l’ampliamento sono soggetti a SCIA da presentare con la Comunicazione Unica al Registro Imprese che la trasmette immediatamente al SUAP; la SCIA va comunicata al Ministero dello Sviluppo Economico.

Molini: i nuovi impianti, i trasferimenti o la trasformazione sono assoggettate a SCIA da presentare al Comune tramite la Comunicazione Unica;

Ruolo periti ed esperti: sono apportate le modifiche al regolamento tipo ed è soppressa la commissione centrale per l’esame dei ricorsi. Le competenze relative alla gestione del ruolo dei periti e degli esperti sono assolte dall’ufficio competente della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura in forma semplificata ed è prevista la pubblicazione del ruolo sul sito camerale.

Termoli: sono aperte le iscrizioni ai nuovi corsi di formazione

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Sono  aperte le iscrizioni per i seguenti corsi di formazione:
– Corso base libretto sanitario;
– Corso specifico libretto sanitario;
– Sicurezza sui luoghi di lavoro;

. Per informazioni ed iscrizioni telefonare allo 0875/81419 oppure inviare una mail a terminusformazione@gmail.com.

Economia: il giudice convalida lo sfratto dell’Arena da Bojano

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Il giudice del Tribunale di Campobasso dottor Calabria ha firmato, nei giorni scorsi, un’ordinanza di sfratto per l’Arena Agroindustrie, per i suoi uffici di Bojano in località Monteverde, località dove ha sede il complesso industriale avicolo oggi gestito dalla cooperativa Solagrital. Il giudice ha disposto il rilascio dei locali, liberi da cose e persone per il prossimo 10 gennaio. La causa dello sfratto risiederebbe nel mancato pagamento dei canoni di locazione alla società regionale Gam, la società che ha avuto il compito certamente non semplice di rimettere ordine nella gestione delle proprietà immobiliari del complesso industriale di Bojano. L’importo dei fitti non pagati ammonterebbe a 1,5 milioni di euro.Non sappiamo allo stato quali decisioni adotterà l’Arena holding, oggi gestita da un nuovo management dopo l’uscita dell’imprenditore Dante Di Dario e rappresentata dal figlio del senatore democristiano isernino Lombardi, Raffaello. Di sicuro i rapporti tra Gruppo Arena e Regione Molise sono molto articolati e si sovrappongono e si intrecciano su più piani, sia sotto il profilo immobiliare sia sotto quello commerciale (il gruppo Arena ad esempio si rifornisce di prodotti dalla cooperativa Solagrital, anch’essa a maggioranza della Regione Molise). In ogni caso il giudice Calabria ha comunque stabilito  lo sfratto dai locali oggi utilizzati dalla Arena.

Lotta all’evasione nel nuovo decreto “Salva Italia”

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Ulteriore stretta all’evasione nel nuovo decreto “Salva Italia” (art. 11 del DL n.201/11, convertito il legge il 22 dicembre 2011). Oltre alle tasse sul mattone e alla riforma previdenziale emerge dalle norme del decreto, convertito in legge il 22 dicembre scorso, una nuova arma a disposizione dell’erario per scovare i presunti evasori. Dal prossimo anno, infatti, gli istituti finanziari saranno tenuti a comunicare all’Anagrafe tributaria tutti i movimenti dei conti correnti e ogni altra informazione utile ai controlli fiscali. In pratica, l’Agenzia delle Entrate potrà esaminare i predetti dati per selezionare i soggetti da verificare.
Tali elementi, dunque, si vanno ad aggiungere ai dati delle dichiarazioni e fra poco anche a quelli derivanti dalle spese soggette a comunicazione al fisco (attraverso l’adozione del cosiddetto “spesometro” e del nuovo accertamento sintetico e redditometro) e determineranno senza dubbio un quadro completo e dettagliato di ogni contribuente. Ma nel presente decreto il governo Monti non ha rivolto la sua attenzione alle sole informazioni finanziarie. Altro forte impulso al contrasto all’evasione deriva sicuramente dall’abbassamento della soglia all’utilizzo del contante che non può essere superiore a mille euro.
Tutte le eventuali violazioni relative al predetto limite dovranno essere comunicate all’Agenzia delle Entrate che sarà chiamata ad attivare specifiche verifiche fiscali. Alla luce di tutto quanto illustrato, appare chiaro che il vero problema per lo Stato sarà quello di riuscire da una parte ad utilizzare nel miglior modo possibile questo immenso patrimonio di informazioni e dall’altra di garantire finalmente la giusta difesa alle persone soggette a verifica, magari costituzionalizzando i diritti già riconosciuti dallo Statuto del Contribuente (Legge n.212 del 27 luglio 2000) che troppe volte sono stati “dimenticati” sia dal Legislatore che dagli stessi Giudici Tributari.

Avv. Matteo Sances

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Manovra Monti/ Ridotto il potere d’acquisto dei pensionati

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Si stanno delineando i contorni del sistema previdenziale delineato nel pacchetto Monti – Fornero: passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, innalzamento dell’età pensionabile, blocco delle rivalutazioni delle pensioni al costo della vita. In particolare cosa implica il mancato adeguamento delle pensioni al costo delle vita? La rivalutazione, sino all’entrata in vigore della manovra Salva Italia, aveva applicazione una volta l’anno con decorrenza al I gennaio, “sulla base della variazione percentuale avvenuta negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, elaborati dall’Istat e recepiti con decreto ministeriale”. Già con il Decreto Legge n. 98/2011, convertito in legge 111/2011, era stato introdotto un blocco totale delle rivalutazioni sugli assegni di importi superiori ad euro 2.400,00 ed un blocco parziale per le pensioni di importo compresi tra 1.405,05 e 2.341.75, andando di fatto a colpire le pensioni del cosiddetto ceto medio. L’articolo 25 della Manovra Salva Italia, di fatto, blocca la rivalutazione dei trattamenti pensionistici per il biennio 2012 – 2013, fatta eccezione per le pensioni minime e per quelle di importo complessivo sino a due volte il trattamento minimo. Quindi escluse dal blocco delle rivalutazioni le pensioni di importi pari ad euro 467,43 e euro 934,86, per le quali continueranno ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia (art. 34, comma 1, legge 23 dicembre 1998 n. 448).

Di seguito il testo dell’articolo 25 della Manovra Salva Italia

art. 25. In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 per il biennio 2012 e 2013 è riconosciuta esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a due volte il trattamento minimo Inps, nella misura del 100 per cento. L’articolo 18, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni e integrazioni, è soppresso. Per le pensioni di importo superiore a due volte trattamento minimo Inps e inferiore a tale limite, incrementato della quota d rivalutazione automatica spettante ai sensi del presente comma, l’aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato”.

Dottoressa Anita Ottaviano

Modello IES Informativa Economica di Sistema

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La comunicazione di sistema è una dichiarazione annuale cui sono obbligati gli operatori dei settori dell’editoria e della radiodiffusione sonora e televisiva e riguarda i dati anagrafici ed economici sull’attività svolta dagli operatori interessati. L’informativa consente all’Autorità per le garanzie della comunicazione (AgCom) di raccogliere gli elementi necessari per adempiere a precisi obblighi di legge quali la verifica delle posizioni dominanti in ambito radiotelevisivo ed editoriale e l’aggiornamento della base statistica degli operatori di comunicazione. L’autorità per le garanzie della comunicazione è un’organo indipendente istituita nel 1997 che risponde del proprio operato al Parlamento che ne ha definito i poteri, i compiti e i componenti. È  un’autorità di garanzia con il compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di libertà dei cittadini. È altresì un organo convergente definito dal legislatore italiano nel momento in cui i sistemi di comunicazione quali telefono, computer e televisione sono portati a convergere, appunto, in un’unica piattaforma tecnologica ampliando i servizi offerti. Per l’anno 2011 l’agcom ha introdotto delle  novità per la compilazione del modello ies date dalla delibera n.303/11/CONS. I soggetti obbligati sono tenuti all’invio dal 1 luglio 2011 con termine massimo il 30 settembre 2011 scaricando e compilando il modello disponibile sul sito internet www.agcom.it. per settore di appartenenza tra editoriale, radiotelevisivo e concessionarie di pubblicità. I modelli da compilare sono due a seconda del livello di ricavi raggiunto nell’anno 2010 come risultante dal bilancio di esercizio. Il modello ridotto per coloro che non superano il milione di euro invece quello base per coloro che lo superano. La comunicazione con modello compilato deve essere inviata tramite posta certificata all’indirizzo e.mail ies@cert.agcom.it. Naturalmente sono esenti dall’obbligo coloro che hanno ricavi pertinenti alle attività in questione pari a zero euro. Infine l’agcom  può effettuare verifiche a campione e richiedere la trasmissione di dati integrativi.

Flavia Del Duca

La tassazione agevolata dei premi di produttività

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Dal 2008 esiste un regime fiscale agevolato per i dipendenti del settore privato che ricevono somme legate a incrementi di produttività, innovazione e efficienza organizzativa, a livello aziendale, legati all’andamento economico dell’impresa. L’agevolazione consiste in una tassazione agevolata per tali somme entro i limiti dei 3.000,00 euro lordi per il 2008 e 6.000,00 per il 2009-2010. Su queste somme si applica un’imposta del 10% che sostituisce l’irpef e le addizionali regionali e comunali. Questo beneficio spetta ai lavoratori che hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 30.000,00 nel 2007 e 35.000,00 nel 2008-2009. E’ comunque possibile non applicare tale regime agevolato se è meno favorevole della tassazione ordinaria. Con il decreto n.78 del 2010 il regime a tassazione agevolata è stato prorogato anche per il 2011 con alcune novità. Oggi è possibile beneficiare di tale metodo solo per i premi di produttività erogati in base ad accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali, anche preesistenti, sempre connessi all’andamento dell’impresa. Questi accordi secondo l’applicazione del principio generale di libertà di forma non hanno particolari obblighi formali e possono ricondurre al quadro di riferimento collettivo nazionale. Inoltre i limiti da considerare sono 6.000,00 euro per l’importo massimo a tassazione agevolata e non oltre i 40.000,00 euro annui per il reddito di lavoro dipendente per l’anno 2010, sempre con aliquota applicata del 10%. Per quanto riguarda gli istituti agevolabili il seguente quadro è esplicativo:
ñ    straordinario: è detassabile tutta la retribuzione relativa al lavoro straordinario (la quota di retribuzione ordinaria oltre alla quota relativa alla maggiorazione spettante per le ore straordinarie);
ñ    lavoro a tempo parziale: è detassabile l’intero compenso per lavoro supplementare (lavoro reso oltre l’orario concordato, ma nei limiti dell’orario a tempo pieno applicabile a tutti i lavoratori a tempo parziale);
ñ    lavoro notturno: sono detassabili le somme erogate per il lavoro notturno in ragione delle ore di servizio effettivamente prestate, nonché l’eventuale maggiorazione spettante per le ore di ordinario lavoro effettivamente prestate in orario notturno;
ñ    lavoro festivo: è detassabile la maggiorazione corrisposta ai lavoratori che, usufruendo del giorno di riposo settimanale in giornata diversa dalla domenica (con spostamento del turno di riposo), siano tenuti a prestare lavoro la domenica;
Sono altresì detassabili le indennità di turno o comunque le maggiorazioni retributive corrisposte per lavoro normalmente prestato in base a un orario articolato su turni, sempre a condizione che le stesse siano correlate ad incrementi di produttività, competitività e redditività. Per casi specifici e particolari si può consultare la circolare n. 3/E del 14/02/2011 sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Flavia Del Duca

L’evasione fiscale, lo scontrino deducibile e la mistificazione sui redditi autonomi e dipendente

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L’evasione fiscale in Italia è un fenomeno lancinante, di proporzioni abnormi. Su questo ci sono pochi dubbi. Il punto è capire dove si forma, come si forma e perché si forma questa massa di evasione e se le prospettive di recupero a tassazione della stessa siano credibili. Altrimenti la lotta all’evasione diventa come gridare al lupo quando non si ha molto altro da fare: un alibi. L’evasione fiscale nasce nel momento in cui tra le parti contraenti non esiste un reciproco interesse all’emersione fiscale. Questo avviene prevalentemente nella vendita a privati, nei mercati di ampio consumo e quindi prevalentemente nella vendita al dettaglio. Tra imprenditori la fattura si scarica e quindi chi paga ha tutto l’interesse a ricevere il documento fiscale. Se vado al bar invece con lo scontrino del caffè non ci faccio nulla e quindi se non mi viene fornito non avverto alcun problema o possibile danno. La risposta sinora è quella della repressione o della cultura fiscale di un popolo. Si tratta di due grandi sciocchezze che infatti non funzionano. Pensare di mettere finanzieri ad ogni bar, negozio o stabilimento turistico italiano è una prospettiva che neanche la dittatura più arcigna o arroccata potrebbe realizzare. L’effetto dei proclami repressivi, stile maoista (punirne uno per educarne cento) ha un effetto limitato tenuto conto anche della continuità e della frequenza degli atti di acquisto degli italiani. Andiamo alla prospettiva culturale. Certo la mentalità italiana non è molto rigida sull’adempimento fiscale, che non è considerato un peccato o una condotta socialmente riprovevole. Ma anche laddove c’è una maggiore attenzione alle ripercussione sociale di una condotta fiscale discutibile i veri motivi non stanno nel puritanesimo o in una superiorità morale. Negli Stati Uniti c’è meno evasione fiscale (ma c’è pure lì e non è neanche poca) per due ragioni, che nulla hanno a che fare con l’etica della responsabilità. Primo. Le aliquote sono infinitamente più basse di quelle italiane (quasi della metà) e quindi l’adempimento dell’obbligazione fiscale diventa destramente più semplice. E qui scatta anche il discorso morale. Se non si vuole contribuire alle spese della comunità neanche con un contributo tutto sommato accettabile ci si pone davvero in una cattiva luce. Secondo: negli stai uniti le imprese sono tassate, specie quelle più piccole sono tassate a forfait. Pochi lo sanno ma negli usa esiste la minimum tax (anzi diverse minimum tax) ossia un prelievo imposto a prescindere dai risultati dell’attività economica. E’ come se si dovesse pagare in base a quello che esce dagli studi di settore, senza possibilità di prova contraria. E così siamo tutti bravi a contrastare l’evasione fiscale. Tornando all’Italia quindi una maggiore compliance fiscale si potrebbe avere o abbassando le aliquote (ma questo è impossibile vista la condizione pessima dei conti pubblici italiani) oppure creando nel mercato al consumo un conflitto di interesse tra consumatore e fornitore di beni e servizi. In pratica lo scontrino in qualche modo dovrebbe essere deducibile e questo risolverebbe anche una grandissima mistificazione statistica esistente sui redditi degli italiani. In pratica i lavoratori dipendenti hanno importi nominali di reddito di gran lunga superiori agli autonomi. E quindi dagli all’untore all’evasore. L’agenzia delle entrate ci sguazza e propina ai giornali ritualmente le statistiche dei redditi da lei elaborati facendo puntualmente capire che gli autonomi non pagano nulla e che i dipendenti invece dichiarano tanto. Il punto è che i due redditi sono elaborati con metodologie di calcolo completamente diverse. Quello degli autonomi è la differenza matematica tra costi e ricavi impegnati nell’attività, come emersi dalla contabilità aziendale. Quelli del lavoro dipendente sono al lordo di qualsiasi spesa o onere sopportato per la sua produzione. Per essere giusti si dovrebbe allora paragonare il reddito dei dipendenti con il fatturato delle attività autonome e aziendali, cioè prescindendo dalle deduzioni che la legge loro consente. Invece non si fa così e si crea confusione. Nessuno nega l’evasione ma se la si quantifica con metodologie sbagliate si creano alibi anche agli evasori (che di solito non dichiarano proprio nulla al fisco) che possono contestare procedure sbagliate e approssimative. Rendere deducibili gli scontrini o in generale le spese e gli acquisti del privato cittadino (magari ipotizzando dei tetti annui cumulativi) aprirebbe la porta ad una certo maggiore accertamento di base imponibile ed anche ad un avvicinamento nelle metodologie di calcolo dei redditi delle categorie di lavoro autonomo e dipendente.

Pietro Colagiovanni

Assenza di liquidità, il fisco “grazia” la Roma

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Il fisco non può sanzionare il contribuente che non versi, o abbia adempiuto in ritardo al versamento degli importi dovuti, per mancanza temporanea di liquidità e se l’Amministrazione l’abbia indotto in errore con risoluzioni e circolari. Questo è quanto stabilito dalla Commissione tributaria del Lazio, con la sentenza n. 540 del 12 luglio 2011. La sentenza è riferita al ricorso presentato dall’Associazione sportiva Roma Calcio che, in virtù del dispositivo in esame, è stata esonerata dal pagamento di interessi e sanzioni per il mancato versamento, nei termini, delle somme dovute. Il fatto: la Roma calcio si era avvalsa del condono tributario introdotto dalla legge 289/2002, ma non aveva adempiuto al pagamento della seconda rata dell’importo dovuto, a seguito della presentazione della dichiarazione integrativa.
Per il giudice tributario “la mancanza temporanea di liquidità costituisce causa di forza maggiore”, tale da determinare l’annullamento dell’applicazione di sanzioni ed interessi, tenuto conto anche “del comportamento complessivo del contribuente”.  La disciplina contenuta nell’art. 6, comma 5 del D.lgs. 472/1997, prevede che non sia punibile il contribuente che commette la violazione per cause di forza maggiore, tra cui la mancnza temporanea di liquidità. Le sanzioni tributarie, inoltre, devono essere annullate se il contribuente dimostri che l’incertezza interpretativa della normativa lo abbia indotto in errore, così come stabilito dall’art. 6 del D.Lgs 472 citato e dall’articolo 10 della legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente). E queste disposizioni trovano applicazione anche nella vicenda Roma Calcio: si legge ancora, nella motivazione della sentenza, che sul condono tributario erano state emanate “ben 16 tra circolari e risoluzioni”, sulla proroga dei termini di presentazione delle dichiarazioni integrative e dei versamenti. 16 circolari e risoluzioni sui termini di presentazione delle dichiarazioni integrative e dei versamenti che potrebbero aver indotto in errore la Roma Calcio.
Anita Ottaviano

La Lega Nord e le pensioni delle dipendenti private anticipate…

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La Lega Nord si sta ergendo a paladina dei pensionati, bocciando in modo rumoroso (e a volte anche discutibile) qualsiasi intervento che vada ad incidere sulle prestazioni di chi non lavora più. Il problema è che la Lega Nord e Bossi non sono finora entrati nel merito delle misure, preferendo, per ovvi motivi propagandistici, schierarsi a difesa dei pensionati tout court. Una politica comprensibile dal punto di vista del ritorno politico e di visibilità meno se si scende nel piano concreto delle misure ipotizzate. In particolare una sembra frutto delle astruse bizantine alle quali il legislatore italiano ci ha abituato da sempre. In pratica in Italia se sei donna, e sei una dipendente pubblica, vai in pensione a 65 anni. Se invece sei sempre donna ma sei dipendente privata vai in pensione a 60 anni. Una disparità di trattamento perfino anticostituzionale, che però tutti tollerano e sulla quale la Lega Nord ha voluto mettere il cappello, senza troppo scendere nei particolari. Il punto è che o si ha il coraggio di dire che i dipendenti della pubblica amministrazione sono gente che lavora poco, e quindi può andare in pensione più tardi con tutto quello che ne consegue sul piano politico e giuridico oppure si deve mettere mano ad una disparità che non ha ne capo ne coda e che ci costa pure una barca di soldi. Va inoltre considerato come le donne vivano in media più degli uomini e quindi il pensionamento a 60 anni, con un’attesa di vita (fortunatamente aggiungiamo noi) di venti anni diventa un colossale costo che le generazioni produttive si devono sobbarcare per campare i ceti ormai non più produttivi (per legge non certo per capacità o possibilità). Insomma la storia delle dipendenti private che vanno in pensione prima non ha nulla a che vedere con la difesa dei sacrosanti diritti dei pensionati. La Lega lo può anche usare questo spot per ritagliarsi un ruolo di lotta che forse la propria base non gli riconosce più pienamente ma chi fa informazione ha il diritto dovere di spiegare le cose come stanno, a prescindere dalle posizioni politiche, partitiche o dalle opportunità di schieramento e di visibilità di volta in volta ricorrenti nella nostra litigiosa nazione.

Pietro Colagiovanni

I Controlli specifici sulle imprese “apri e chiudi” in perdita

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Il decreto legge n. 78 del 31 maggio ha previsto specifici controlli e una sistematica vigilanza da parte dell’Agenzia delle Entrate sulle seguenti tipologie di imprese:
IMPRESE CHE CESSANO L’ATTIVITA’ ENTRO UN ANNO
Attraverso l’attività di individuazione dei contribuenti da sottoporre a controllo, l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza e l’INPS dedicheranno particolare attenzione a quelle imprese che cessano l’attività entro un anno dalla data di inizio (le c.d. imprese “apri e chiudi”). Obiettivo della norma è quello di impedire quei fenomeni nei quali si attivano posizioni fiscali solo per il tempo necessario per realizzare determinate transazioni commerciali e subito dopo chiudere l’attività senza il pagamento delle imposte dovute.

Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza effettueranno attenta e costante vigilanza nei confronti di quelle imprese che, per più di un periodo di imposta, presenteranno dichiarazioni in perdita fiscale e non abbiano deliberato e interamente effettuato nello stesso periodo uno o più aumenti di capitale a titolo oneroso di importo almeno pari alle perdite fiscali stesse. Sono escluse le situazioni in cui le perdite sono dovute a compensi erogati agli amministratori e ai soci. Inoltre, nei confronti dei contribuenti per i quali non si applicano gli studi di settore e non soggetti a tutoraggio saranno realizzati, dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza, coordinati piani di intervento annuali, elaborati sulla base di analisi di rischio a livello locale che riguardano almeno un quinto della platea di riferimento.

Aumento del bollo sui depositi: come prendere soldi facili alle famiglie italiane

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L’incremento del 300% del bollo sui depositi titoli è una patrimoniale mascherata, ingiusta e odiosa perché non legata ad alcuna considerazione di progressività o quantomeno di proporzionalità. L’aumento immediato da 34 euro a 120 euro peraltro è solo provvisorio, perché a regime sui depositi superiori a 50.000 euro (una cifra non certo da paperoni della finanza) nel 2013 il bollo arriverà addirittura a 380 ed anche il bollo da 120 euro aumenterà a 150 euro. Insomma una stangata che avrà l’effetto di colpire indiscriminatamente i risparmi delle famiglie italiane in alcuni casi (se il deposito è investito prevalentemente in Bot) annullando del tutto gli interessi percepiti su di essi.

Duole dirlo, ma forse perché distratti da norme salva Fininvest e altre amenità, l’odiosa misura che porterà nelle dissestate casse dello stato italiano ben 8 miliardi di euro non ha ricevuto l’accoglienza che meritava. Ossia la denuncia che si tratta di una patrimoniale sul risparmio delle famiglie finalizzata solo all’acquisizione di soldi cash per il rapace governo italiano. A differenza delle patrimoniali per così dire normali questa imposta non ha alcun criterio di ragionevolezza impositiva. Non tassa il risparmio in quanto tale ma solo quello accantonato su un deposito. Sposta la tassazione, non si bene perché, dal risparmio gestito (che sarà colpito anche dall’incremento dell’aliquota fiscale dal 12,5% al 20) ai depositi di liquidità (che invece vedranno ridotta la tassazione degli interessi dal 27% al 20%) esponendo il risparmiatore così alle sollecitazione delle sirene dei guadagni facili (vedi le ingannevoli pubblicità sul trading delle valute, una delle attività più rischiose possibili nel campo della finanza fatte passare come una fonte di reddito sicuro).

Non ha alcun riguardo alla progressività della tassazione, alla consistenza del patrimonio da colpire (se non per la soglia, invero poco significativa di 50.00 euro) alle condizioni oggettive e soggettive del risparmiatore. Insomma l’importante è acquisire contante e dove lo posso acquisire con facilità e senza troppi problemi: semplice dove ci stanno i soldi fermi, che non si muovono, ossia in deposito. Complimenti al ministro Tremonti che ha avuto anche la singolare abilità di far passare una misura tanto grave come una quisquilia ed una pinzillacchera. Complimenti al governo italiano che così ha portato a casa danaro fresco per pagare i suoi sprechi continui e reiterati (pensiamo solo ai costi della politica e ai rimborsi elettorali ai partiti), aumentando ulteriormente una tassazione che in Italia è già ai livelli record mondiali. Complimenti ai tecnici ministeriali, astuti nel trovare un modo per fregare il prossimo senza che questo se ne accorga. Complimenti anche a noi cittadini italiani perché alla fine se ci trattano così e nessuno dice niente (vero associazioni dei consumatori?) probabilmente ce lo meritiamo.

di Pietro Colagiovanni

Confcommercio: “il caso Pambianchi”, Sangalli e Buongiardino

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L’arresto del presidente della Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi sicuramente ha rappresentato un brutto colpo, soprattutto d’immagine, per l’associazione guidata a livello nazionale dal milanese Carlo Sangalli. Va detto che l’inchiesta relativa a Pambianchi (che secondo gli inquirenti era a capo di una vera e propria macchina per l‘evasione fiscale e l’esportazione di capitali all’estero) non ha toccato in alcuno modo la Confcommercio ma è anche vero che l’impatto sull’opinione pubblica comunque c’è stato. Ed oggi il navigato politico democristiano di Porlezza deve comunque cercare di correre ai ripari. Ma non è l’unico fronte aperto per Sangalli. Deve anche, nella sua qualità di Presidente della Camera di commercio di Milano, cercare di trovare un feeling con la nuova amministrazione di centro sinistra, quella guidata dal sindaco a sorpresa Giuliano Pisapia. Sangalli, parlamentare democristiano dal 1968 al 1992, non è tipo da scoraggiarsi. Già è calato a Roma (dove la gestione milanese della Confcommercio non era troppo ben vista da Pambianchi e i suoi) per mettere insieme i cocci dopo l’esplosione della vicenda giudiziaria ed ha già incontrato il neo sindaco di Milano Pisapia per stabilire un “entente cordiale” con la nuova amministrazione dopo tanti anni di intesa con il centro destra. Inoltre Sangalli deve tenere sotto attenzione la stessa situazione della Confcommercio e dei suoi equilibri interni e soprattutto dei suoi equilibri economici, colpiti dalla pesante crisi economica che riduce non solo i consumi ma anche le adesioni alle associazioni datoriali. In questo sforzo (che analizzeremo nei prossimi tempi in dettaglio) Sangalli non può fare a meno di contare sui propri uomini più fidati e rodati. Tra questi spicca Renato borghi, vicepresidente della Confcommercio con delega all’organizzazione ma soprattutto, anche se più nell’ombra, Simon Paolo Buongiardino, vero braccio destro di Sangalli per tutto quello che riguarda le problematiche di bilancio e di equilibri economico e finanziari. L’incontro con Pisapia verteva anche sul ruolo di Buongiardino che con il centro destra di Albertini e Moratti aveva inanellato una sfilza di incarichi. Oggi Buongiardino, amministratore della Confcommercio di Milano, presidente di Federmotorizzazione-Confcommercio, è anche nella città meneghina presidente della municipalizzata Mir- Milano Immobili e reti. Una nomina del 2007 che Pisapia oggi potrebbe riconsiderare in favore di altri. Buongiardino d’altronde è, come dicevamo l’uomo d’ordine di Sangalli. Laureato in economia e commercio, storico presidente delle concessionarie Fiat ha sempre supportato Sangalli nei passaggi più delicati per quanto riguarda gli equilibri di bilancio. Basti pensare che nel turbolento dopo Billè fu lui a definire un bilancio dell’associazione più chiaro e trasparente in cui ad esempio vennero evidenziati i costi degli organismi collegiali della Confcommercio, al costo di oltre un milione di euro annui. Ma Buongiardino ultimamente soffre di una certa sovraesposizione mediatica a causa soprattutto della sua elezione, contestatissima, nell’Automobil Club di Milano, di cui è vicepresidente insieme al figlio del ministro della Difesa Ignazio Larussa. Una nomina che lo ha portato ad apparire più volte sulla trasmissione d’inchiesta Report che si è occupata del caso. Ma anche il giornalista autore del libro “La Casta” Sergio Rizzo  si è occupato di Buongiardino in una delle sue tante vesti pubbliche, quella di presidente del Fondo integrativo sanitario del lavoratori del terziario e del commercio, Fondo Est. In un articolo dal titolo “Commercio, il fondo (obbligatorio) vale 80 poltrone” il giornalista analizzava la composizione, a suo dire ridondante della cassa sanitaria nata per fornire prestazioni di cura integrative ai suoi iscritti. Come che sia Buongiardino resta uno dei perni imprescindibili nell’azione politica e diplomatica di Sangalli ed anche in questi frangenti complessi, come quelli attuali, l’abile spadaccino (Buongiardino ha vinto i mondiali senior di scherma qualche anno  fa) non potrà tirarsi indietro.

La scuola: interessanti opportunità di lavoro

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Negli ultimi anni il mondo della scuola primaria offre buone occasioni di lavoro anche per professionisti che non sono docenti con contratto a tempo determinato o indeterminato, ma persone con particolari competenze in grado di condurre un progetto specifico. Infatti, per alcuni ambiti disciplinari quali la musica o le attività sportive, la scuola si avvale della collaborazione di specialisti che prestano le loro competenze all’interno dell’orario scolastico. A fronte di una progressiva riduzione del numero dei docenti cresce invece il numero degli specialisti, considerato che l’ottica formativa scolastica declinata nel POF, il Piano dell’Offerta Formativa di ogni singolo Istituto, prevede la trattazione di alcuni progetti in modo specifico e puntuale: ciò crea l’ottica nella quale un’istituzione scolastica desidera porsi e la qualifica in modo proporzionale alle offerte formative. I docenti della scuola primaria non possono mettere a disposizione una preparazione specifica su ognuna delle innumerevoli materie di studio, quindi si ricade sul personale esterno che collabora con essi al fine di perseguire gli obiettivi formativi previsti. Per esempio un diplomato ISEF potrà svolgere lezione di motoria alle classi elementari, potendo offrire una preparazione accurata e specifica della sua materia di competenza. Si tratta materialmente di tenere dei veri e propri corsi e lezioni a favore degli alunni della scuola primaria, previa una progettazione con i docenti al fine di fondere le normali attività didattiche con le proposte specifiche. La collaborazione in genere tende poi a riproporsi nel tempo, perché la continuità didattica è un principio irrinunciabile al fine di vedere realizzarsi gli obiettivi a lungo termine; è auspicabile infatti che tale tipo di collaborazione perduri almeno per un ciclo di studi.
Questa tipologia lavorativa si presenta come un’eccellente opportunità per coloro i quali desiderano completare la propria professionalità, continuare le proprie precedenti attività come corsi privati o lezioni di recupero, ma contemporaneamente farsi conoscere e costruirsi un’immagine professionale affermata e garantita da una struttura pubblica riconosciuta.

Analisi del bilancio greco: Atene fa la bella vita con i soldi degli europei

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La questione della Grecia, dei suoi conti in dissesto, della sua incapacità di ripagare i debiti a suo tempo sottoscritti è una questione che da quasi un anno sta scuotendo l’intera sistema finanziario europeo e forse mondiale. L’ultima accelerazione nella crisi della nazione ellenica si è avuta qualche giorno fa, quando il quotidiano tedesco “Der Spiegel” ha addirittura parlato di un’uscita dal sistema dell’euro della Grecia e un suo ritorno alla moneta nazionale, la dracma. Una scelta folle per il governo di Atene, ma la paura in questi casi fa novanta. Si riunisce a Lussemburgo un vertice straordinario tra i ministri delle Finanze di Italia, Francia, Germania, Spagna e Grecia, il presidente dell’Eurogruppo, alti esponenti della Bce e della Commissione e si pongono alla Grecia una serie di condizioni per evitare il default sulle proprie obbligazioni e consentire alla Unione europea di continuare a finanziare il fabbisogno dello stato ellenico. Garanzie sulle privatizzazioni, creazione di un fondo di ammortamento dei titoli di stato, allungamento delle scadenze del debito i principali punti discussi nella riunione. Il punto vero però, ad avviso di chi scrive, è un altro. Come sono messi davvero i conti della Grecia? Leggendo le cronache finanziarie di questi giorni i numeri di Atene non vengono nemmeno citati. Al massimo si parla di percentuali, di scostamenti dagli obiettivi che il governo Papandreu aveva posto alla base delle sue richieste di finanziamenti, si cita un rapporto deficit/pil del 10,4% ma nulla si sa della reale condizione delle casse elleniche. E allora ci abbiamo provato un po’ noi, andando ad analizzare i documenti ufficiali del governo di Atene e del suo Ministro delle Finanze. E qui si arriva al nocciolo della questione. Un nocciolo talmente duro che non piace a nessuno e che, guarda caso, nessuno rende pubblico. Il dato incredibile è uno solo. Semplifichiamo. Come ogni famiglia, condominio, azienda o ente anche uno stato deve fare i cosiddetti conti della serva. Ossia calcolare quanti soldi guadagna ogni anno e quante spese ha. La differenza se positiva può destinarla al risparmio o ad investimenti, se è negativa deve indebitarsi o vendersi qualcosa per far quadre il bilancio. Come è messa in questa ottica così semplice la nazione greca? Non male. Peggio. Malissimo. Il Ministro delle Finanze greco ha reso disponibile per l’anno 2010 un documento ufficiale, il “Rapporto sul budget del governo per il 2010”. Nelle 48 pagine del dettagliato documento una è essenzialmente di nostro precipuo interesse. A pagina 17 il governo Greco dettaglia il progetto di incassi, di ricavi sui quali contare per coprire le spese del 2010. Ebbene il risultato è il seguente: incassi da tasse per circa 49 miliardi di euro, incassi da altre entrate diversi dalle tasse per altri 4, 2 miliardi di euro, incassi da soldi prestati per 38, 156 miliardi di euro. E così si coprono le spese correnti dello stato greco che ammontano a circa 90 miliardi di euro (91,9 miliardi per la precisione). Torniamo all’esempio di una famiglia normale. Il papà guadagna ogni anno circa 49.000 mila euro e la mamma con qualche lavoretto arrangia altri 4 mila euro. La famiglia però spende 91 mila euro l’anno, perché ha un certo tenore di vita. E la differenza chi ce la mette? Gente che ci presta i soldi, magari contribuenti europei, che tirano fuori 38 mila euro l’anno per consentire alla nostra simpatica famiglia greca di avere un tenore di vita adeguato. Il fallimento della Grecia è tutto qua, e parlare di altro è superfluo. Lo stato greco non è fallito, è peggio. E’ completamente decotto. Perché dai propri cittadini riceve appena il 58% dei soldi che gli servono per andare avanti. Il restante 42% se lo deve far prestare, dando in garanzia non si bene cosa. In pratica la Grecia si concede un tenore di vita praticamente doppio di quello che le sue reali possibilità gli offrirebbero. E l’Europa (inclusi gli italiani, che non è che se la passano troppo bene ) gli forniscono quella integrazione al reddito per fargli fare la bella vita, anche oggi anche a crisi scoppiata e perfino con il budget per il 2011. E poi si dice che i tedeschi sono sempre così cattivi…

di Pietro Colagiovanni

Eolico: l’intervista a Lorenzo Partesotti, imprenditore del vento

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Fanno troppo rumore. Hanno un forte impatto sulla mortalità degli uccelli. Rovinano il paesaggio. Attraggono gli interessi della criminalità organizzata. Sono queste le maggiori critiche che si sentono muovere dalla popolazione nei confronti dell’energia eolica. La crisi economica e il problema dell’approvvigionamento energetico, però, stanno riaprendo la strada alla proposta del nucleare in Italia. Proposta che comporterebbe costi elevati, sia di costruzione che di gestione, smantellamento e stoccaggio delle scorie, nonché un impatto ambientale estranei al sistema delle rinnovabili. Secondo i dati diffusi da La Nuova Ecologia, l’eolico “garantisce 25mila posti di lavoro, fornisce energia a 4 milioni di famiglie, evita l’emissione di 4,7 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, e fra 10 anni la sua produzione potrebbe triplicare”. Se da un lato, dunque, ci troviamo davanti ad una società confusa che vuole l’energia verde ma non conosce bene il sistema, dall’altro iI Governo sta già preparando il terreno per il suo progetto energetico approvando il nuovo Decreto sulle rinnovabili che mette un freno allo sviluppo delle stesse e pone davanti agli italiani la questione del ritorno al nucleare. Abbiamo affrontato la questione con Lorenzo Partesotti, esperto di energie rinnovabili ed imprenditore nel campo del mini e macro eolico.

Dott. Partesotti, in quanto imprenditore del settore, ci può spiegare qual è l’attuale situazione delle aziende che operando nell’eolico?
“Purtroppo, in Italia, le aziende che realizzano o sono proprietarie di impianti eolici sono inserite in un quadro in cui è assente una industria nazionale dell’energia del vento e ora devono fare i conti anche con il nuovo Decreto che farà crollare il settore. Questo è un comparto che, dal 2008, ha avuto anche in Italia una crescita a due cifre nonostante la crisi economica. La tecnologia hanno raggiunto un ottimo livello di affidabilità e convenienza: nonostante ciò, quando mi sono recato al salone internazionale dell’energia eolica tenutosi in Germania nel 2010, su molte centinaia imprese espositrici solo 4 o 5 erano italiane. Questo è dovuto all’arretratezza tutta italiana della politica, ma pure dell’industria e della società civile nel suo complesso, mentre tutto il mondo guarda alle potenzialità di questa fonte energetica per puntare alla fuoriuscita dal petrolio e dal nucleare”.

Oltre alle riserve del Governo in fatto di incentivi alle rinnovabili, le imprese si trovano anche doversi interporre con cittadini restii a far costruire le turbine sul loro territorio. Come va affrontato il dialogo con la popolazione?
“Quando ci sono stati dei referendum sull’eolico, le persone interrogate si sono espresse a grande maggioranza a favore di questa tecnologia. Questo risultato si è ottenuto informando le persone, facendole incontrare con esperti, portandole a visitare gli impianti. Certo ci sono zone in cui l’eolico è fatto male e si è sviluppato il malaffare, ma questo succede anche in altri settori come la sanità, per esempio. Questo non vuol dire che non deve essere realizzato, perché si tratta comunque di una tecnologia ad impatto zero sia nei costi che nelle emissioni (anche se un minimo di impatto nelle opere naturalmente c’è), ma che ci debbano essere progetti sensati e che rispettino i vincoli ambientali. Se si guarda all’estetica, invece, il bello e il brutto sono assolutamente relativi per questo le scelte tecnologiche non possono essere influenzate da questi fattori perché il paesaggio è non è un elemento fermo e immutabile ma cambia con l’evolversi della società, si vedano il caso delle autostrade e dei tralicci dell’alta tensione”.

Oltre al fattore paesaggio, le maggiori problematiche ambientali legate all’eolico sono il rumore e la mortalità dell’avifauna. Come vengono superate?
“Per quanto riguarda il rumore, la invito ad andare sotto una turbina di ultima generazione. Noterà che non si sente nulla. Secondo gli studi realizzati, misurando il rumore del vento tra gli alberi si è constatato che più forte di quello di una pala eolica. Questo perché le foglie degli alberi non sono areodinamiche, ed infatti non sono state studiate nelle galleria del vento, come che invece viene fatta per le turbine. Certo, più veloci andranno le pale, più rumore si produrrà ma a 200 mt di distanza non si sentirà comunque nulla. Per quanto concerne il problema dei volatili, la questione nacque tutta dagli eventi che si realizzarono in California negli anni ’80 in un parco che annoverava 5700 impianti. Allora si trattava delle prime turbine eoliche prodotte e, quindi, non paragonabili con quelle di oggi. Inoltre, nel caso italiano, il numero delle pale è decisamente inferiore: si attesta sulle 10/20 turbine che, in base agli studi degli ornitologi (primi nemici dell’eolico), si avrebbe una mortalità al massimo di 0,2 uccelli all’anno per turbina. Nel caso californiano la mortalità era molto più alta, non fosse altro per le migliaia di turbine per ogni impianto eolico”.

Prima del Decreto sulle rinnovabili, l’eolico ha potuto godere di diversi incentivi. Questo elemento, secondo lei, ha rischiato di attirare gli interessi della criminalità organizzata,oltre che quelli di natura puramente speculativa?
“Il mercato energetico nazionale non è libero. Gli incentivi che vengono messi a disposizione vanno a diverse fonti energetiche: si vedano quelli per lo smaltimento dei residui della raffinazione del petrolio (altamente inquinanti) fino al nucleare pagati interamente dallo Stato. Si tratta di costi esterni (le cosiddette esternalità ambientali e sanitarie) che vengono scaricate sulla popolazione. Costi che, nel caso dell’eolico, sono zero perché non inquina. Dove si guadagna sicuramente c’è il rischio di infiltrazioni mafiose ma io ho la netta impressione che, in Italia, ci sia un diffuso sistema di tangenti che tocca tutti i settori. Quindi, credo che la questione del malaffare non dipenda dagli incentivi ma dal sistema italiano”.

Carmela Mariano

Nucleare: l’intervista a Stefano Ciafani, responsabile scientifico Legambiente

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Il terremoto scatenatosi a Fukushima, l’allarme radioattività per l’esplosione delle centrali giapponesi e la politica energetica improntata dal governo italiano hanno sollevato diverse preoccupazioni nella popolazione. Un segnale di riflessione è già stato inviato dalle rappresentanze istituzionali che in questi giorni stanno approntando tavoli tecnici con le associazioni e i soggetti interessati per raggiungere un accordo comune. Intanto, in attesa del referendum di giugno dove gli italiani potranno dire si o no al ritorno del nucleare, si parla ancora di individuare i siti idonei per accogliere le future centrali che si baseranno sulla tecnologia francese EPR di terza generazione avanzata (3+) mentre il ministro Romani chiede all’Ue l’attuazione degli stress test per la sicurezza entro la fine del 2011. Dal rapporto stilato da Legambiente si tratterebbe di “52 aree, ciascuna avente almeno 300 ettari di estensione, localizzate tra Puglia, Molise e Basilicata (in particolare l’area calanchiva e la Murgia in provincia di Matera), tra il Lazio e la Toscana (la Maremma e la provincia di Viterbo), tra l’Emilia Romagna e il Piemonte (soprattutto nel Piacentino e nel Monferrato)”. E proprio al responsabile scientifico dell’Associazione, Stefano Ciafani, abbiamo voluto sviscerare i punti nevralgici della questione.

Dottor Ciafani, quanto inciderà, a livello economico, l’apertura delle centrali in Italia?
“A livello economico sarà una stangata. A di là della propaganda nuclearista, diversi soggetti quali il Dipartimento energetico Usa, il Mit, l’Agenzia internazionale dell’energia e l’agenzia di rating Moody’s rilevano che, includendo i costi di smantellamento e di stoccaggio delle scorie, l’energia nucleare è sta le più costose al mondo. Se vogliamo davvero ridurre i costi in bolletta dobbiamo puntare sulle rinnovabili. Più si diffondo queste tecnologie, meno costeranno. Non è vero che l’energia verde è la causa di bollette troppo alte: dei 5,5 miliardi di euro sottratti in fattura, 2,7 riguardano voci che non hanno nulla a che fare con le fonti alternative”.

Come vede la scelta del governo di attuare il Decreto sulle rinnovabili? E che impatto avrà il nucleare sull’ambiente, a differenza si eolico e fotovoltaico?
“Io credo che sia giusto diminuire gli incentivi in modo graduale per permettere alle nuove tecnologie di svilupparsi ed affermarsi. Non sono d’accordo sulla decurtazione drastica impostata dal governo. A livello ambientale, la tecnologia scelta per le centrali non ha risolto proprio nulla. Il problema dello smaltimento delle scorie che c’era prima ci sarà anche dopo e questo lo rilevano anche Usa e Francia che sono quei paesi che attualmente si basano sul nucleare. Durante il la fase di esercizio, inoltre, la centrale rilascia comunque dosi di radiazioni che si disperdono nell’ambiente. Secondo uno studio condotto dall’Agenzia federale per la radioprotezione tedesca, i bimbi che vivono entro un raggio di 5 km dalla centrale hanno una percentuale maggiore di ammalarsi rispetto gli altri”.

Crede che l’approvazione del Decreto sia stato influenzato dalla politica sul nucleare? La stessa politica ha, inoltre, influenzato anche la scelta di dottor Veronesi a capo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare?
“Decisamente si. L’obiettivo è quello di sottrarre soldi alle rinnovabili per reinvestirle nel nucleare proprio perché i costi di gestione pre, durante e post sono molto elevati. Anche il ministro Romani lo ha ammesso. Per quanto riguarda Veronesi, la scelta è stata tutta mediatica. Per quel ruolo era necessario un tecnico che potesse valutare adeguatamente gli aspetti pratici del sistema”.

Se le centrali dovranno in ogni caso essere costruite, quali potrebbero essere i siti migliori in Italia?
“I siti idoneo sono pochi. Il territorio deve essere geologicamente stabile, vicino all’acqua e con nessuna popolazione intorno. Per quanto riguarda i due aspetti si prediligono le coste. Se si prende in considerazione anche la popolazione, non è possibile costruire la centrale in nessun posto. Si parla molto di sicurezza ma il Giappone c’insegna. Stando a questi fattori, nessun sito è idoneo. Per questo, a giugno, si chiederà agli italiani di votare nuovamente con un referendum per esprimere il proprio parere sul nucleare. Il governo sta cercando di non far raggiungere il quorum necessario per impedire che il referendum si svolga, per questo non ha approvato l’Election day costringendo agli italiani a votare più volte, con la conseguenza che verranno impegnati 400 milioni di euro”.

Carmela Mariano

Decreto rinnovabili: l’intervista al presidente del Gifi-Anie

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Il Decreto legislativo sulle energie rinnovabili ha avuto l’approvazione anche del presidente Napolitano che, lo scorso 8 marzo, ha firmato il testo deliberato dal Consiglio dei Ministri. Approvazione che non ha avuto la benedizione delle associazioni di categoria le quali, due giorni dopo l’apposizione della firma presidenziale, hanno deciso di riunirsi a Roma per manifestare. In questo modo, Assoenergie future, Assosolare e il Gruppo imprese fotovoltaiche italiane (Gifi) promettono battaglia sia in piazza che presso i tribunali fino ad arrivare alla Corte Ue, come ha spiegato alla stampa l’avvocato Stefania Piscitelli: “La strategia più veloce potrebbe essere di aspettare che un’azienda non riceva l’incentivo in modo da poter sollevare la questione di fronte alla Corte costituzionale”. In merito abbiamo ascoltato il presidente del Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane (Gifi), Valerio Natalizia il quale ha spiegato i cambiamenti che il settore dovrà affrontare.

Presidente Natalizia, qual è l’attuale situazione del sistema energetico basato sulle rinnovabili in Italia?

“In anni recenti in ambito internazionale è emersa una crescente attenzione al tema della sostenibilità ambientale, declinata in particolare al settore energetico e alla minore dipendenza da fonti fossili tradizionali. In piena crisi gli investimenti green oriented hanno assunto negli interventi governativi di molti Paesi un ruolo driver in funzione anticiclica. Secondo le più recenti stime il comparto delle rinnovabili (fotovoltaico, eolico e biomasse) ha raggiunto nel 2010 un fatturato di 13 miliardi di euro, con una crescita del 60% nel biennio 2009-2010. In particolare, secondo stime GIFI-ANIE, il settore del fotovoltaico ha un fatturato aggregato di 3,2 Miliardi di Euro (di cui 500 milioni di euro di inverter per fotovoltaico) e conta 20.000 addetti. Le aziende attive in Italia nel settore fotovoltaico operano nella progettazione, installazione, distribuzione e manutenzione di impianti e sistemi. Le aziende operano anche nella produzione di inverter, sistemi di supporto e di componenti collegati al fotovoltaico. Nell’ultimo periodo nel mercato italiano stanno emergendo anche molti piccoli produttori di moduli fotovoltaici in silicio sia cristallino sia amorfo che nel complesso arrivano a produrre annualmente circa 500 MW di moduli”.

Cosa andrà a modificare il nuovo Decreto recentemente approvato dal Governo?
“Il Decreto prevede ora che l’attuale Conto Energia sia applicabile esclusivamente agli impianti solari per i quali l’allacciamento alla rete abbia luogo entro il 31 maggio 2011. Così come è stato approvato il Decreto determina sin da subito effetti pesantemente negativi quali: il ricorso immediato alla cassa integrazione straordinaria, identificata attualmente nell’ordine di oltre 10.000 unità direttamente impiegate nel settore; il blocco delle assunzioni e la perdita di qualificati posti di lavoro, quali quelli nella Ricerca & Sviluppo e il blocco immediato degli ordinativi delle aziende (stimabili in oltre 8 miliardi di euro)”.

Perché avete deciso di manifestare a Roma?
La decisione di partecipare all’incontro di Roma del 10 marzo scorso è nata dall’esigenza di portare avanti le istanze del comparto del fotovoltaico insieme alle altre associazioni di categoria: settore che, ricordiamo, ha fornito fino ad oggi un valido contributo per il raggiungimento degli obiettivi della politica energetica europea 20-20-20, che prevede una quota del 17% dell’energia primaria nazionale prodotta da fonti rinnovabili. Insieme agli altri rappresentanti del settore rinnovabili GIFI-ANIE ha voluto avanzare proposte di riforma al decreto che potrebbe paralizzare il mercato, chiedendo un piano di sostegno al settore, che eviti i continui cambi di rotta e che fornisca regole certe per garantire una duratura stabilità”.

Avete avuto modo di discutere dei problemi legati ai finanziamenti alle energie verdi con le istituzioni? Quali sono stati, eventualmente, gli impegni presi dal Governo?
“Le aziende di GIFI-ANIE parteciperanno nei prossimi giorni a un tavolo tecnico con i Ministeri, allo scopo di posticipare al 31 dicembre 2011 la data fissata invece al 31 maggio 2011 per l’allacciamento degli impianti alla rete elettrica e per la definizione del nuovo sistema di incentivazione e la rimozione della quota massima annuale incentivabile. L’Associazione si è detta inoltre disponibile per la presentazione di proposte operative responsabili, condivise fra tutti gli operatori e volte a garantire una crescita sana del mercato fotovoltaico”.

Carmela Mariano

Il rischio UniCredit nella solita Italietta

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La questione libica, con il suo repentino aggravarsi e con la sua proiezione internazionale, ha ancora una volta di più segnalato le debolezze politiche ed economiche del sistema Italia. La decisione di appoggiare la coalizione internazionale per il rispetto della no-fly zone è stata una decisione presa per default, senza che noi abbiamo guidato il processo e senza che noi siamo stati capaci di tirarci indietro, come invece forse più saggiamente ha fatto la Germania. Umberto Bossi ha pubblicamente criticato questo intervento timido, impacciato e pericoloso ed è stato forse l’unico che ha avuto il coraggio di dire quello che molti pensano. Gheddafi è un pericoloso dittatore sicuramente, ma lo era anche quando gli abbiamo permesso di acquistare le quote della prima banca italiana, Unicredit di cui è diventato primo azionista. Ed era sempre un pericoloso dittatore anche quando l’Eni ha avviato attività petrolifere in Libia. L’esitazione dell’Italia, mai come in questo caso, ha dimostrato la fragilità del sistema Italia, il suo provincialismo, la sua pochezza. Mentre tutti pensano a tutelare con attenzione i propri interessi, noi ci siamo allegramente defilati su questioni che interessano migliaia di lavoratori, di cittadini. Unicredit è un patrimonio dell’intera nazione ma per piccoli interessi (o grandi ma a favore di pochi) abbiamo comunque rischiato quello che nessuno avrebbe mai rischiato: consegnare una banca di questa importanza ad una persona i cui disturbi mentali sono materia nota e conosciuta da oltre trenta anni. Non si tratta di una cosa seria, così come non si può entrare in una guerra solo perché la Francia ci soffia la scena. In poche parole l’Italia, a cento anni da quando decise di invadere la Libia, anche lì collezionando una sequela di brutte e tristi figure, non è cambiata molta: Italietta era e Italietta resta.

Pietro Colagiovanni

Il business mortale delle centrali nucleari

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Certamente l’impatto del terremoto in Giappone non era prevedibile nella sua immensa violenza. Ma è altrettanto sicuro che il Giappone è un territorio naturalmente predisposto ad eventi sismici di grande intensità. In altro verso il Giappone è una nazione povera, se non del tutto carente di risorse energetiche naturali. E’logico anche che, con la costruzione di reattori nucleari il Giappone abbia voluto almeno in parte affrancarsi dalla dipendenza, mai come in questi ultimi tempi pericolosa, dai paesi produttori di gas e petrolio. Il dramma di Fukushima ci dice però che tutti questi ragionamenti, in teoria corretti, possono avere conseguenze imprevedibili e catastrofiche quando si confrontano con la natura, con l’imprevedibilità del caso e del fato. La situazione giapponese d’altronde nelle premesse prima evidenziate, è straordinariamente simile a quella italiana. L’Italia infatti è praticamente priva di risorse naturali, ha un’elevata sismicità e sta cercando, dopo un blocco ultraventennale dettato da un referendum popolare, di riaffacciarsi sul mercato del nucleare, ipotizzando la costruzione di nuovi reattori. Il punto qual è? E’ quello che la centrale nucleare anche di terza generazione avanzata non è affatto sicura, come la si vuole dipingere, e comunque eventi sismici di straordinaria intensità, che nessuno potrà mai escludere metterebbero comunque a repentaglio la vita di un numero imprecisato di cittadini. In questo senso bisogna chiedersi allora il perché di tanta volontà di insistere sulla strada del nucleare, una tecnologia ancora instabile e di cui non è stato mai risolto il problema dello smaltimento delle scorie. Il perché è puramente economico e speculativo. Tutti coloro che spot alla mano difendono l’energia nucleare lo fanno perché parte di una lobby economico politica che punta al grande business della costruzione di una centrale. Parliamo di lavori e di appalti per tre miliardi di euro, ed è ovvio che una gigantesca spesa di finanziamenti è troppo appetibile, è irresistibile per chi ha le leve del potere in mano. Peccato però, e il disastro di Fukushima ce lo ricorda, che tutta questa speculazione, questa voglia di business, di guadagno e di potere espone i cittadini a rischi importanti, forse potenzialmente fatali (Pietro Colagiovanni)

Perché ci vuole una donna nuda per acquistare un tubetto di colla?

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Si fa un gran parlare di parità tra i sessi, come auspicio o come punto di arrivo. Di certo non come realtà. In Italia, e le polemiche sul ruolo della donna e sulle inchieste giudiziarie su giri di prostituzione altolocati lo dimostrano, siamo ancora più arretrati rispetto ad altri paesi. La nostra resta nelle fondamenta, una società ancora profondamente dominata dal maschio e sui suoi gusti si informa gran parte della comunicazione e degli stili di consumi. Basta una riflessione banale per capirlo. Se fossimo in una società più paritaria o addirittura dominata dalla componente femminile l’abbinare un prodotto ad una donna poco vestita non avrebbe grande effetto. O avrebbe comunque un impatto di gran lunga inferiore a quello che ha oggi. La donna, quindi, non ha raggiunto ancora il potere sociale che meriterebbe. Anche perché il rendimento scolastico delle donne, come hanno confermato ancora un volta recenti studi accademici, è di gran lunga migliore di quello dei colleghi maschi. Perché allora un’intera società non sfrutta appieno queste grandi potenzialità che la donna può offrire? I motivi sono profondi. In primis il ceto maschile al potere ha ben poca voglia di mollare le redini detenute per generazioni e generazioni. Ma anche se, in un soprassalto di resipiscenza volesse l’intera società è profondamente modellata sul maschio e sulle sue esigenze ed è quindi difficile da riconvertire in tempi ragionevolmente brevi. I modelli di consumo sono penati sull’uomo, la pubblicità, come abbiamo visto, è pensata per i desideri maschili, le strutture produttive ed economiche sono organizzate in base alle esigenze dei maschi. La donna è anche madre, o quantomeno è il percorso più naturale di una donna ed è anche quello statisticamente più rilevante. Ma il mondo del lavoro e della produzione è pensato ed incentrato solo per l’uomo, che non ha i ritmi della maternità, ritmi fisiologici prima che culturali. Eppure le nuove evoluzioni della tecnologia possono accelerare un rinnovamento culturale ormai indispensabile. Certo con questo non si vuol dire, e chi scrive essendo uomo certo non lo auspica che il ruolo maschile venga ghettizzato o peggio emarginato. Si vuole solo dire che una società in cui la donna concorre su basi paritetiche alla gestione della collettività, delle imprese e della società tutta è un posto migliore, che sfrutta meglio le proprie risorse, è più armonico ed è meno distorto, come è adesso, da pulsioni e desideri tipici di una sola metà del cielo. La tecnologia attuale sta rendendo possibile una progressiva dematerializzazione delle prestazioni lavorative. Le prestazioni che maggiormente si stanno liberando dall’essere vincolate ad uno specifico luogo di lavoro sono quelle in cui il ruolo femminile ha carte spesso migliori da giocare, come quelle professionali, quelle derivanti da studi complessi e approfonditi, quelle derivanti da specializzazioni assai accurate. Forse il nuovo sistema produttivo mondiale che la tecnologia sta modellando riuscirà a fare giustizia di una discriminazione immotivata che frena lo sviluppo della collettività e francamente, tra un Bunga bunga ed una velina, si dimostra anche noiosa e fastidiosa. (Pietro Colagiovanni)

Unicredit e Gheddafi primo azionista: che disastro…

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La scarsa lungimiranza può comportare pericoli importanti per sistemi economici e finanziari delicati come quelli occidentali. Ed ovviamente in questo scenario l’Italia è messa anche peggio. Anche perché fa cose quantomeno superficiali. Con il massacro in Libia di questi tempi, qualcuno ci dovrebbe spiegare come si è potuto consentire ad un dittatore i cui equilibri psicologici sono stati sempre fragili di acquisire il pacchetto più importante di azioni della prima banca italiana, e colosso a livello europeo, come è Unicredit. Oggi tutti se la prendono con Berlusconi per il baciamano, la tenda, le ragazze e altre insulsaggini del genere. Nessuno ci spiega perché il salotto buono della finanza, quello dei poteri forti, dove Berlusconi non ha certo una presa di ferro ha consentito qualcuno dice sollecitato l’arrivo del colonnello e dei suoi petrodollari. Oggi i libici hanno circa il 7,5% dell’istituto di piazza Cordusio e comunque andrà a finire sarà una bella gatta da pelare. Se Gheddafi rimane in sella bisognerà spiegare alla gente come si fa a rivolgersi ad uno sportello di una banca la cui quota di riferimento è in mano ad un pazzo sanguinario che ha massacrato migliaia dei suoi cittadini. Se arrivano i Fratelli musulmani, come qualcuno per giustificare la sua vicinanza al colonnello di Tripoli suggerisce, bisognerà spiegare come si fa a consegnare Unicredit a simpatizzanti di Al Qaeda. Seppure non si arriva a nessuno di questi due estremi resta il fatto che l’integrità di uno dei pilastri finanziari italiani è stato comunque messo a rischio, ed una soluzione non sarà semplice. In altri paesi più seri si valuta anche la strategicità delle aziende e si chiedono, come è giusto che sia, garanzie rispetto agli acquisti di azioni di queste società. Non è una questione di libero mercato. Gheddafi ha i soldi perché è un dittatore che ha brutalmente sfruttato un popolo e le sue riserve naturali. Di libero mercato i suoi petrodollari non hanno proprio nulla, anzi. E quindi le regole del libero mercato devono essere ispirate quantomeno alla reciprocità. Ma nel caso Unicredit per basse ragioni di politica e di cassa tutto questo ragionamento non è stato fatto. E gli gnomi della finanza italiana, dopo questo disastro, appaiono se possibile ancora più piccoli. (pietro colagiovanni)

Come investire nel barile di petrolio?

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Il prezzo del petrolio si va costantemente impennando. Le turbolenze e le rivolte del mondo arabo, luogo dove il petrolio si estrae e luogo lungo il quale comunque transita, stanno solo mettendo in evidenza un trend che è destinato ad accelerare. Il problema è che con l’arrivo sullo scenario dei paesi emergenti centinaia di migliaia, se non milioni dipersone ogni anno reclamano consumi energetici che sinora non li avevano interessati. Basti pensare allo sterminato continente cinese, o al subcontinente indiano e alla sua probabile motorizzazione. D’altronde non si capisce perché un occidentale debba consumare 100 barili di petrolio in media ed un cinese solo tre. Il punto è che questa tendenza creerà sempre più tensioni, sempre più frizioni politiche, sempre più strategie con possibili esiti conflittuali. E’ovvio che questo scenario comporta rischi ma anche opportunità per gli investitori. Gli operatori del settore petrolifero, alla luce di questa tendenza, sembrerebbero essere i naturali destinatari di un investimento. Eppure le cose non sono così semplici o scontate. I rischi di provocare disastri naturali, come è accaduto con British Petroleum, sono dietro l’angolo. I rischi che una compagnia petrolifera venga nazionalizzata, che un cambio di regime (evento oggi più probabile che mai) possa mutare i contratti, le concessioni e le modalità con cui la compagnia opera sono estremamente elevati. Inoltre oggi con il rarefarsi del petrolio a basso costo, le società del settore devono investire somme sempre più rilevanti, nell’ordine dei miliardi di euro, per arrivare a chilometri di profondità e far sgorgare il prezioso oro nero. E’ovvio quindi che l’appetibile prospettiva di investire i propri risparmi in un settore dalle potenzialità enormi ,come quello energetico e petrolifero, nello specifico deve essere contemperata da questi ulteriori ragionamenti. Ciononostante non sarebbe una buona politica non esere presenti, sia pure con mille accortezze, in questo comparto. Come sempre però occorre tenere sotto controllo i rischi. Anziché puntare su un solo titolo (esposto a mille oscillazioni e singolarità) una buona scelta può essere quello di puntare su fondi a basso costo che sintetizzano un indice o un paniere di titoli. Un esempio sono gli Etf di settore, magari denominati in euro per non dover subire anche i rischi di oscillazioni del cambio.Si tratta forse della soluzione più economica e probabilmente meno rischiosa per destinare una quota dei propri risparmi al barile di petrolio e alla sterminata fetta di economia mondiale che sempre di più ruoterà intorno ad essa. (Pietro Colagiovanni)

“Harry ama Meghan ossessivamente, non la lascerà mai”: le parole dell’esperta

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(Adnkronos) –
Il principe Harry non lascerà mai Meghan Markle perché nutre per lei un amore "ossessivo" e hanno un matrimonio "buono e forte". Lo sostiene la biografa reale Ingrid Seward, aggiungendo che la duchessa di Sussex resterà felicemente con il marito "fintanto che avrà il controllo". Parlando con il Sun, ha spiegato: "Penso che Harry abbia un amore ossessivo per Meghan. Non credo che la lascerà mai. Lei ha il controllo e penso che finché lo avrà sarà felice. Penso che il loro sia un buon matrimonio e che siano molto felici. Chi non lo sarebbe in quella splendida casa e con due adorabili bambini?". I commenti dell'esperta arrivano dopo che Harry e Meghan sono stati visti nel fine settimana a Wellington, in Florida, per le riprese di uno dei loro programmi Netflix, che alzerà il sipario su uno degli sport più esclusivi al mondo, il polo. I Sussex si tenevano per mano sul campo e sorridevano ai fotografi. La coppia è stata poi vista scambiarsi un dolce bacio. L'esperta di linguaggio del corpo Judi James ha detto che questo gesto mostra quanto siano simili Meghan e Harry. "La coppia si è già baciata altre volte durante le partite di polo – ha ricordato – Nel 2018 lo aveva fatto in occasione di un evento simile, dove Harry, pieno di passione dopo aver giocato, piantò un bacio molto sexy sulle labbra di Meghan. La sua espressione era seria e sembrava perso in quel momento mentre girava la testa e teneva il busto in avanti. Meghan ha inclinato la testa all'indietro nello stesso gesto di sottomissione che Diana ha usato quando ha baciato Charles il giorno del loro matrimonio. Il trofeo di polo sembrava irrilevante e quasi bisognava ricordare loro che avrebbe dovuto essere consegnato".  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Malattie rare, primo libro bianco racconta vissuto 2 mln di donne pazienti e caregiver

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(Adnkronos) – In occasione dell’evento conclusivo della campagna Women in Rare – la centralità delle donne nelle malattie, è stato presentato oggi a Roma, al Senato, ‘Donne e malattie rare: impatto sulla vita e aspettative per il futuro’, il primo libro bianco italiano, con informazioni, indagini qualitative e testimonianze di pazienti e caregiver. In Italia – spiega una nota – sono più di 2 milioni le donne che hanno a che fare quotidianamente con una malattia rara, più di 1 milione come pazienti e altrettante come caregiver di un familiare, molto spesso un figlio o una figlia. Il 70% di queste patologie insorge infatti in età pediatrica, con 19mila nuovi casi ogni anno e un totale di 2 milioni di persone colpite nel nostro Paese.  Per fare luce sulle difficoltà riscontrate dalle figure femminili nelle quotidiane attività di assistenza e cura di se stesse o di un parente e per rispondervi in modo efficace, nel 2023 è nato Women in Rare – la centralità delle donne nelle malattie rare, ideato e promosso da Alexion, AstraZeneca Rare Disease insieme a Uniamo (Federazione italiana malattie rare) con la partecipazione di Fondazione Onda Ets, EngageMinds Hun e Altems dell’Università Cattolica. Il progetto è stato realizzato con il contributo di un comitato scientifico composto da esperti afferenti a diverse specializzazioni nell’ambito della salute della donna e delle malattie rare, che lo ha supportato in tutte le fasi di sviluppo, fino alla definizione e approvazione del documento finale. Come rivela un’indagine realizzata per analizzare l’impatto delle malattie rare sulla vita delle pazienti e delle caregiver, “il 42% delle donne affette da malattia rara” intervistate dichiara che “la situazione economica è cambiata a seguito della diagnosi, con un peggioramento in 8 casi su 10 e un conseguente impatto psicologico nel nella maggior parte dei casi– afferma Giuseppe Arbia, direttore di Altems – Le spese addizionali che si sono trovate ad affrontare sono legate, nel 77% dei casi, a trattamenti medici, incluse le spese legate a viaggi per poter accedere a terapie e controlli (23%), mentre nel 19% dei casi a necessità relative alla gestione della casa e della famiglia. È stato inoltre visto che perdono in media 45,46 giorni di lavoro all’anno, corrispondenti a 3,78 giorni al mese. Per quanto riguarda le caregiver – continua Arbia – il 65% ha riferito che la diagnosi di malattia rara del proprio figlio, ha portato a un peggioramento della situazione economico-finanziaria con un peggioramento in 8 casi su 10 con ripercussioni psicologiche nel 78%. Le spese addizionali” sono da imputare “nel 69% dei casi a trattamenti medici, compresi i viaggi per poter accedere a cure e controlli (22%), e nel 28% dei casi sono relative alla gestione della casa e della famiglia. Per loro, in media, i giorni di lavoro persi sono 43,67 all’anno, 3,64 al mese”. Nelle malattie rare “esiste una prevalenza di genere femminile del 52,4%” che “sono 1 milione e 48mila – spiega Guendalina Graffigna, professoressa ordinaria di Psicologia dei consumi e della salute all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona e direttrice del centro di Ricerca EngageMinds Hub che ha curato l’indagine – Il carico assistenziale dei pazienti è nel 90% dei casi assorbito da loro. Basti pensare che 1 milione e 400mila pazienti sono in età pediatrica, e 2 su 5 oggi hanno meno di 18 anni: a prendersi cura di loro sono molto spesso le madri, che in numerosi casi vivono la riduzione delle proprie attività lavorative, ludiche e relazionali, in un’identificazione totale con la malattia e con l’incarico assistenziale che ne consegue. Purtroppo, molto spesso, le figure femminili sono ritenute le più adatte a occuparsi di un familiare malato e risentono di pressioni legate al ruolo di cura, che le porta a rinunciare a moltissime delle attività sociali". Come osserva la presidente di Uniamo, Annalisa Scopinaro: “In Europa le malattie sono considerate rare quando colpiscono 1 persona su 2mila e questo fa capire come chi ne soffre possa sentirsi solo. Eppure l’Onu, con la sua risoluzione di 3 anni fa, ha richiamato con forza l’urgenza di promuovere e tutelare i diritti di queste persone. Per farlo, è indispensabile conoscere a fondo i loro problemi e le loro necessità e, a questo proposito, ci siamo accorti che mancavano dati precisi sull’impatto delle patologie rare (oggi se ne conoscono tra le 7 e le 8mila) sulla vita delle donne. Oggi, grazie a Women in Rare disponiamo di questi dati e li sottoponiamo all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni. L’obiettivo – aggiunge – è sollecitare azioni che possano tutelare le donne caregiver nella loro attività di cura quotidiana, che spesso le conduce a lasciare il lavoro, e le pazienti con malattia rara riguardo alla medicina di precisione e alla prevenzione delle altre patologie. È necessario aiutare le prime con una legge specifica che si occupi del caregiving, e le seconde offrendo assistenza e consulenza”. Riferendosi ai risultati dell’indagine, “la maggior parte delle donne intervistate – commenta Nicoletta Orthmann, direttrice medico-scientifica di Fondazione Onda Ets – ci ha raccontato che la patologia ha un’influenza negativa anche sulla percezione di sé e della propria femminilità e di sentirsi spesso in imbarazzo a causa delle limitazioni fisiche che comporta. Lo stesso avviene per la fertilità, un tema delicato per molte di loro. Con questa campagna vogliamo accendere i riflettori sulla condizione di queste donne, per chiedere interventi alle Istituzioni che vertano principalmente sull’offerta di supporto psicologico, sulla creazione di linee guida specifiche e percorsi diagnostici e su un’implementazione dei servizi sanitari territoriali con attenzione alla questione di genere”. A tale proposito, “come Alexion, AstraZeneca Rare Disease, azienda leader nello sviluppo di terapie per le malattie rare, abbiamo deciso di promuovere il progetto Women in Rare per contribuire a migliorare la conoscenza di aspetti rilevanti nella vita delle donne, come il carico portato da pazienti o caregiver e l’impatto che la malattia rara ha sulle loro vite – conclude Anna Chiara Rossi, VP& General Manager Italy di Alexion, AstraZeneca Rare Disease –. L’osservatorio privilegiato da cui operiamo ci offre l’opportunità di una visione consapevole dei problemi legati a queste patologie, per questo sentiamo la responsabilità di agire per favorire l’ascolto di queste persone e per dare loro voce. Con la realizzazione della campagna e la distribuzione del libro bianco, da cui emergono difficoltà e bisogni e da cui è possibile trarre gli strumenti per un’inversione di rotta, speriamo di riuscire a dare il via a un processo di cambiamento a favore di tutte le donne che si interfacciano ogni giorno con una malattia rara”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Europee, nel simbolo Pd non c’è il nome di Elly Schlein

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(Adnkronos) – Una delegazione del Pd è arrivata al Viminale per depositare il simbolo elettorale per le europee. Nel simbolo non c'è il nome della segretaria Elly Schlein mentre compare il riferimento al Pse. Il termine ultimo per la presentazione dei simboli è alle 16.  "E' stato proposto di inserire il mio nome nel logo elettorale. Si è aperta una discussione ieri in Direzione e anche fuori. Ringrazio chi ha fatto quella proposta ma il contributo migliore che posso dare a questa squadra, lo posso dare correndo assieme alla lista. Questa proposta mi è sembrata più divisiva che rafforzativa", ha detto Elly Schlein in diretta Instagram.  "Voglio dare una mano anche io a questa squadra, sono anche io candidata per portare il Pd più in alto possibile. Io ho la speranza di poter dare una mano a eleggere il più possibile di queste persone. Siamo a una sfida cruciale, lo si dice sempre ma questa volta siamo davvero a un bivio", le parole della leader dem. "Mi prendo questa responsabilità, anche se resterò in Italia per contrastare ogni giorno le politiche sbagliate del governo Meloni".  Per Schlein "è necessario" un impegno diretto con la candidatura "visto quello che sta accadendo qui. Abbiamo visto più volte questa destra attaccare i diritti delle persone, intaccare welfare e sanità pubblica. Stanno trasformando la Rai in un megafono dell'esecutivo, non è più servizio pubblico: piena solidarietà ai giornalisti e agli intellettuali che hanno subito censure. Questa è una destra che sta portando avanti riforme pericolose: l'autonomia spacca l'Italia ed è frutto di un baratto cinico che hanno fatto con il premierato", modello che "non esiste da nessuna altra parte del mondo e che scardina l'equilibrio della Costituzione", ha scandito. "Se insieme facciamo questa sfida, l'alternativa c'è già domani. Se ci aiutate, rafforzerete anche l'alternativa al governo più di destra della storia repubblicana", ha detto Schlein.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Natalità, Castagna (Dip. Editoria Palazzo Chigi): “I giovani non vogliono più fare figli”

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(Adnkronos) – "In Italia non c'è solo la transizione digitale che è stata accelerata dal Covid, ma abbiamo una transizione in più che è quella demografica. Non facciamo più figli e questo è un problema molto grave. Non vedo centrare l'argomento dai partiti. Il caso della natalità però non ha a che fare con la situazione economica della famiglia. Il Child free è concentrato soprattutto al Centro e al Nord dove i giovani non si vogliono più assumere la fatica di crescere un figlio". Lo ha detto Silvia Castagna, Membro del Comitato AI del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri partecipando all'incontro 'Criticità e sfide future' nell'ambito dell'incontro su 'Zes Unica' organizzata dalla Fondazione Magna Grecia a Palermo.   —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sostenibilità, Generali apre alla comunità l’Oasi Gregorina affiliata al Wwf

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(Adnkronos) – Nell’ambito di Generali Act4Green, il grande progetto dedicato all’ambiente di Generali, è stata presentata oggi a Roma l’Oasi Gregorina, affiliata al sistema nazionale Wwf: un’area naturale e agricola di 25 ettari, all’interno dell’omonima tenuta del Gruppo Leone Alato che la Compagnia restituisce alla comunità. L’Oasi, situata a Castrocaro Terme e Terra del Sole (Forlì-Cesena), è caratterizzata da diversi habitat, il bosco, il vigneto e il prato mellifero, e rappresenta un ecosistema, ormai poco comune, dove convivono con equilibro la tradizionale vocazione agricola e un ambiente naturale incontaminato che dà casa a una ricca biodiversità: lupi, chirotteri e istrici ne sono, ad esempio, ospiti abituali. L’Oasi sorge in un’area di grande interesse naturalistico, geologico e storico ed è oggetto di un’attenta opera di progettazione paesaggistica a cura di un think tank composto da designer e scienziati vegetali che elabora strategie e soluzioni creative basate sulle scoperte scientifiche. L’obiettivo è di restituire alla comunità un luogo unico dove vivere un’esperienza di connessione con la natura, un luogo di socialità, condivisione ed educazione pensato per tutti, soprattutto per le generazioni che verranno. L ’Oasi Gregorina aprirà i battenti al pubblico con visite dedicate alle scuole e alle realtà del Terzo Settore del territorio, a visitatori su prenotazione e ai dipendenti di Generali Country Italia e Gruppo Leone Alato nelle giornate del 4, 9 e 11 maggio con giochi, laboratori e sorprese per tutte le età. Nel dettaglio, l’opera di progettazione paesaggistica, il cui completamento è previsto entro la primavera del 2025, andrà ad arricchire l’Oasi di nuovi elementi che puntano a farne un’area naturalistica a forte vocazione sociale, nel più profondo rispetto per il territorio che la ospita. Gli interventi saranno improntati alla completa accessibilità, con un attento studio su percorsi, strutture, supporti informativi fisici e digitali, fruibili da tutti. Centrali nel progetto saranno anche l’impiego di tecniche e di materiali ecosostenibili e l’uso sapiente della tecnologia più avanzata per monitorare la biodiversità e gli impollinatori, il benessere degli ecosistemi e lo stoccaggio di CO2 da parte degli alberi.  “È molto importante che una grande impresa, come Generali, che rappresenta una parte della storia imprenditoriale italiana e si colloca sul mercato internazionale, consideri strategico un settore come quello dell’agricoltura e decida di investire non sul domani ma sul dopodomani. Negli ultimi anni abbiamo visto sia il privato che il pubblico dedicarsi a cose momentanee, mentre noi troviamo in progetti di questa natura una visione strategica che guarda all’interesse soprattutto delle future generazioni”, sottolinea il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.  "Fare sostenibilità, principio ispiratore del nostro piano strategico 'Lifetime Partner 24: Driving Growth', per noi significa essere un'azienda trasformativa per generare un impatto positivo nelle comunità in cui operiamo e per creare valore condiviso nel lungo periodo per tutti gli stakeholder- spiega Giancarlo Fancel, Country Manager & Ceo di Generali Italia e presidente del Gruppo Leone Alato – Accanto al progetto di piantumazione di 1 milione di alberi, avviato lo scorso anno, oggi con Oasi Gregorina scriviamo un nuovo importante capitolo del progetto Generali Act4Green. Un piccolo, grande, contributo per la costruzione di un pianeta migliore, da lasciare in eredità alle future generazioni”.  “L’inaugurazione dell’Oasi Gregorina, Affiliata Wwf, è per noi una grande soddisfazione, perché oltre ad aver contribuito ad aumentare la biodiversità locale, in connessione con importanti aree naturali limitrofe, l’Oasi Gregorina pone anche l’attenzione sul tema dell’agricoltura e sulla transizione verso la coltivazione biologica. La protezione della biodiversità e le pratiche agricole devono e possono coesistere e guardare allo stesso obiettivo: per raggiungere il 30% di territorio protetto è fondamentale anche l’apporto dei privati. Aprire l’Oasi al pubblico è un’occasione per sensibilizzare migliaia di persone al rispetto della natura e far scoprire loro quanto essa sia cruciale per il nostro benessere”, afferma Luciano Di Tizio, presidente del Wwf Italia. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sostenibilità, Salvemini (Mase): “Per questa sfida abbiamo bisogno di iniziativa di tutti”

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(Adnkronos) – "La sostenibilità si declina in tre grandi macroaree: ambientale, economica e sociale. È una grandissima sfida che abbiamo davanti. Abbiamo bisogno dell'iniziativa, della fantasia di tutti, privati, pubblici, aziende, cittadini, per portare avanti questa sfida fino al 2050 in modo sostenibile, da un punto di vista ambientale certamente, ma soprattutto sociale e economico". Così Francesca Salvemini, capo Segreteria tecnica del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, intervenendo alla presentazione di Generali Act4Green – Oasi Gregorina, a Palazzo della Cancelleria, a Roma. "Quindi questo progetto è benvenuto e apprezzato. È uno dei tanti tasselli che sono necessari per costruire questa sostenibilità, questa transizione verso l'economia sostenibile", aggiunge.  —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lucini (Generali): “In Oasi Gregorina conservazione ed educazione”

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(Adnkronos) – "Per noi l'Oasi Gregorina vuole essere di esempio su come si possa fare in modo innovativo conservazione della biodiversità, conservazione dell'ambiente naturale e anche educazione, innanzitutto delle nuove generazioni". Così Barbara Lucini, responsabile Sustainability & Social Responsibility Generali Country Italia, in occasione della presentazione di Generali Act4Green – Oasi Gregorina, a Palazzo della Cancelleria, a Roma. "Questa iniziativa si inserisce pienamente nella nostra azione di sostenibilità e responsabilità sociale – spiega – L'Oasi Gregorina che lanciamo ufficialmente oggi è parte del più grande progetto Generali Act4Green, progetto che come Generali dedichiamo all'ambiente. L'Oasi è un ambiente di eccezionale bellezza, di grande interesse naturalistico e geologico, e la lanciamo oggi come Oasi affiliata al sistema nazionale delle Oasi Wwf. Vuole essere un esempio di un ecosistema dove convivono all'interno di tanti habitat la tradizionale vocazione agricola e un ambiente ricco di biodiversità".  "Sarà aperta nelle giornate del 4, 9 e 11 maggio con tre giornate dedicate alle scuole, agli enti del terzo settore del territorio, ai nostri dipendenti e ai visitatori che si prenoteranno per la visita. Abbiamo in serbo un programma ricco di attività, sorprese e laboratori all'aperto – racconta – Il grosso degli interventi di riqualificazione del paesaggio inizierà in autunno e si concluderà la primavera prossima". Gli interventi "sono ispirati innanzitutto alla massima accessibilità dei percorsi, delle strutture, dei supporti informativi: quindi un'Oasi fruibile da tutti. In secondo luogo, l'Oasi userà e sceglierà materiali e tecniche ecosostenibili e un uso sapiente della tecnologia, che è a servizio della natura e di un'esperienza in qualche modo aumentata da parte del visitatore. Quindi per comprendere il ruolo delle piante nello stoccare l'anidride carbonica, per sapere qual è lo stato di forma della biodiversità, degli impollinatori e così via".  —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fancel (Generali): “Investire in Pianeta migliore per future generazioni”

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(Adnkronos) – Investire nella sostenibilità per "lasciare un Pianeta migliore alle future generazioni". Così Giancarlo Fancel, Country Manager Italy e Ceo Generali Italia e presidente Gruppo Leone Alato, in occasione della presentazione di Generali Act4Green – Oasi Gregorina, a Palazzo della Cancelleria, a Roma. "Oggi presentiamo il nostro progetto Generali Act4Green e in particolare l'Oasi Gregorina, che viene istituita all'interno di una delle nostre tenute in Emilia Romagna vicino a Castrocaro", spiega Fancel ricordando anche l'azione di "piantumazione di un milione di alberi nelle nostre tenute" presentata qualche settimana fa. "Questo all'insegna della sostenibilità – prosegue – all'insegna di uno dei pilastri del nostro piano strategico a livello di Gruppo Generali che riguarda tantissime iniziative che vogliamo portare avanti non solo tramite le nostre tenute ma anche attraverso le altre nostre attività caratteristiche perché pensiamo che sia necessario investire in questa direzione per dare un esempio e lasciare un Pianeta migliore alle future generazioni". "Riteniamo sia molto importante diffondere una cultura ed aumentare la consapevolezza di tutte le generazioni – conclude – Il progetto Oasi Gregorina si rivolge non solo agli adulti ma soprattutto alle giovani generazioni, quindi la visita di questa oasi tende ad elevare il livello culturale, la consapevolezza in tematiche che riguardano la sostenibilità innanzitutto". —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sostenibilità, Lollobrigida: “Investire oggi per le future generazioni”

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(Adnkronos) – “Una grande impresa che rappresenta parte della storia imprenditoriale italiana e che si colloca sul mercato internazionale ha un settore che considera strategico che è quello dell’agricoltura, investendo in un progetto che ha una visione di decenni. Troviamo in progetti di questa natura una visione simile alla nostra: non investire sull’oggi e basta ma investire oggi anche per le future generazioni perché è nostro dovere. Siamo contenti che anche i soggetti privati abbiamo lo stesso tipo di modello e visione”. Così Francesco Lollobrigida, ministro dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare, a margine dell’evento di presentazione Generali Act4Green – Oasi Gregorina. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caso Scurati, dg della Rai Rossi: “E’ in atto un’istruttoria”

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(Adnkronos) –
E' in atto un'istruttoria sul caso del monologo dello scrittore Antonio Scurati. A farlo sapere è il direttore generale della Rai, Giampaolo Rossi in relazione alla vicenda che ha coinvolto la trasmissione Che sarà. "In queste ore in cui si susseguono notizie inverosimili e ricostruzioni surreali, mi trovo costretto ad intervenire per cercare di frenare l’ennesimo tentativo di aggressione nei confronti della Rai – sottolinea – È in atto un’istruttoria per verificare se ci siano stati errori relativi alla mancata partecipazione dello scrittore Scurati alla trasmissione 'Che sarà' di Serena Bortone, partecipazione che era prevista nel comunicato stampa ufficiale uscito la sera prima della puntata in questione". E aggiunge: "Il senso di responsabilità richiederebbe di attendere il termine dell’istruttoria prima di lasciarsi andare a commenti o conclusioni che rischiano di risultare meri polveroni mediatici, come altre volte in passato". Rossi afferma ancora che "il direttore generale di Corporate non ha alcuna competenza sugli aspetti editoriali (dentro i quali ricade anche la scelta degli ospiti nelle trasmissioni). Nello stesso tempo, sono obbligato a ricordare che la narrazione di una Rai che censura è del tutto priva di fondamento. Oggi il palinsesto e la programmazione del Servizio Pubblico dimostrano pluralismo, varietà di punti di vista, di visioni e culture, finalizzate a garantire la maggior eterogeneità di racconti possibile. All’interno di un’offerta quotidiana fatta di informazione, intrattenimento, fiction, cinema, divulgazione culturale, e di una incredibile ricchezza di conduzioni, artisti e ospiti, la Rai dimostra di avere una libertà espressiva unica in Italia". "Mentre imperversa su giornali e televisioni concorrenti l’ennesimo attacco strumentale al Servizio Pubblico, la Rai in tutte le sue strutture sta lavorando alla realizzazione del nuovo piano industriale proprio con l’obiettivo di trasformare questa azienda in una moderna digital media company e di fronteggiare al meglio le grandi sfide a cui è chiamata nel prossimo futuro – evidenzia Rossi -La stessa approvazione da parte del Cda del bilancio, con un rafforzamento dei fondamentali economici, è la dimostrazione dell’importante lavoro fatto in questi mesi per rimettere la Rai in linea con un percorso di sostenibilità economica e finanziaria. Lavoro di cui ovviamente non c’è traccia nel dibattito attorno all’azienda. La Rai è un patrimonio della nostra Nazione, oltre che un hub industriale che sostiene intere filiere produttive italiane, a partire da quella dell’audiovisivo. Credo sia mio dovere difendere il lavoro quotidiano che viene fatto da migliaia di lavoratrici e lavoratori per continuare a garantire uno dei più grandi Servizi Pubblici d’Europa", conclude il direttore generale di Viale Mazzini. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)