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Ragazza morta in vano ascensore, indagini tecniche su mancata chiusura porta

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(Adnkronos) – Un possibile malfunzionamento del sistema di accostamento della porta del vano ascensore è tra le ipotesi che la Procura di Brindisi intende prendere in esame per le attività tecniche di indagine sulla morte di Clelia Ditano, 25 anni, precipitata ieri notte da oltre 10 metri nel vuoto nel condominio di alloggi popolari a Fasano, tra via Saragat e via Piave  A dare l'allarme sono stati i genitori che intorno alle 6 ieri mattina hanno tentato di chiamare la figlia, che non era in casa, e hanno sentito lo squillo del cellulare provenire dal vano ascensore. Così è avvenuta la tragica scoperta.  La ragazza viveva in un appartamento al quarto piano, dove la porta del vano sarebbe stata trovata non del tutto chiusa. L'ascensore, però, non era al piano dell'appartamento ma in quelli sottostanti. Si sta accertando anche quando è avvenuta la caduta, tra la mezzanotte e il momento del ritrovamento. I carabinieri hanno sentito varie persone. Inoltre l'autorità giudiziaria potrebbe procedere con il conferimento di incarico dell'autopsia. Tanta solidarietà ai genitori di Clelia, figlia unica, ragazza impegnata in lavori di pulizia in b&b e strutture ricettive. —[email protected] (Web Info)

Inchiesta Fanpage, Commissione Segre acquisisce i filmati

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(Adnkronos) – Saranno acquisiti dalla Commissione Segre, che in Senato si occupa di razzismo e antisemitismo, i filmati, resi noti da Fanpage, con le immagini di militanti ed esponenti di circoli di Gioventù nazionale del partito Fratelli d'Italia che fanno il saluto fascista, inneggiano al Duce e pronunciano frasi antisemite e di odio razziale. A quanto apprende l'Adnkronos, è quanto stabilito dall'ufficio di presidenza della Commissione, appena terminato a Palazzo Madama. La richiesta è stato concordato che sia fatta da tutti i gruppi presenti, come proposto da Fratelli d'Italia. L'ufficio di presidenza, che ha visto in video-collegamento Segre, era stato convocato dopo la lettera inviata proprio alla stessa Segre – che della Commissione è presidente – dall'ex parlamentare Elio Vito, che chiedeva di acquisire i video dell'inchiesta giornalistica per "avviare tutte le iniziative che riterrà necessarie e opportune per contrastare adeguatamente tali manifestazioni evidentemente incompatibili con la nostra Costituzione e con le nostre istituzioni democratiche".  —[email protected] (Web Info)

Tattoo e trucco permanente, l’allarme: batteri in un inchiostro su 3

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(Adnkronos) – Doppio rischio infettivo per i fan di tatuaggi e trucco permanente. Più di un terzo degli inchiostri disponibili in commercio contiene batteri di due tipi: non solo gli aerobi, quelli che necessitano di ossigeno per proliferare, ma anche gli anaerobi che si replicano facendone a meno e che possono essere presenti nei flaconcini di colore ancora sigillati. Lancia l'allerta uno studio pubblicato su 'Applied and Environmental Microbiology', rivista della Società americana di microbiologia. Un monito attuale, mentre dilaga la moda del body painting e quasi si fatica a trovare una pelle senza tattoo: "La crescente popolarità del tatuaggio negli ultimi anni ha coinciso con un aumento delle complicanze o delle reazioni avverse associate" a questa pratica, avverte Seong-Jae (Peter) Kim, microbiologo della Food and Drug Administration, autore corrispondente dello studio. Un lavoro descritto come "particolarmente degno di nota", in quanto "primo a indagare la presenza di batteri anaerobi negli inchiostri per tatuaggi commerciali". Gli scienziati hanno testato 75 inchiostri per tattoo di 14 produttori. Mescolando 1-2 grammi di soluzione colorata con specifici terreni di coltura, e cambiando il contesto di incubazione (con ossigeno o senza), hanno cercato batteri sia aerobi che anaerobi, trovandoli: "Circa il 35% degli inchiostri per tatuaggi o make-up permanente venduti negli Usa erano contaminati da batteri", riportano i ricercatori. "Entrambi i tipi, aerobi e anaerobi, possono contaminare gli inchiostri", evidenzia Kim, che precisa: "Non c'era alcun collegamento chiaro tra l'etichetta che dichiarava la sterilità del prodotto e l'effettiva assenza di contaminazione batterica". "I nostri risultati – rimarca in particolare l'autore – rivelano che gli inchiostri per tatuaggi non aperti e sigillati possono ospitare batteri anaerobi, noti per prosperare in ambienti a basso contenuto di ossigeno come lo strato dermico della pelle, insieme a batteri aerobi. Ciò suggerisce che gli inchiostri contaminati potrebbero essere una fonte di infezione da entrambi i tipi di batteri. I risultati sottolineano l'importanza di monitorare questi prodotti sia per i batteri aerobi sia per quelli anaerobi, compresi microrganismi potenzialmente patogeni". Kim ricorda che "le infezioni microbiche rappresentano solo un aspetto delle complicazioni" che si rischiano con tatuaggi o trucco indelebile, 'inciso' sulla pelle. Anche "le complicanze immunologiche, come risposte infiammatorie e ipersensibilità allergica, nonché reazioni di tossicità, costituiscono una componente significativa" dei possibili 'effetti collaterali'. "Alla luce dei risultati del nostro studio, vogliamo sottolineare l'importanza del monitoraggio continuo di questi prodotti per garantire la sicurezza microbica degli inchiostri per tatuaggi", insiste l'esperto Fda, in forze nella Divisione di Microbiologia del Centro nazionale per la ricerca tossicologica di Jefferson, Arkansas.  Kim e colleghi continueranno a lavorare in due direzioni. Da un lato intendono sviluppare tecniche di rilevamento microbico più efficienti da applicare agli inchiostri per tattoo, rendendo il processo di analisi più rapido, accurato e meno dispendioso in termini di manodopera. Condurranno inoltre una ricerca sistematica per approfondire la comprensione della contaminazione microbica negli inchiostri per tatuaggi e trucco permanente. Ciò includerà lo studio della presenza, della co-presenza e della diversità dei contaminanti microbici, punto di partenza essenziale per prevenirli. —salute/[email protected] (Web Info)

Gaza, Netanyahu contro ruolo Anp nel dopoguerra: “Ma dietro le quinte lo sostiene”

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(Adnkronos) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu continua a opporsi, almeno pubblicamente, al fatto che l'Autorità nazionale palestinese (Anp) possa avere un ruolo nel dopoguerra nella gestione della Striscia di Gaza. Dietro le quinte, senza farne pubblicità, Netanyahu ha invece ritirato privatamente la sua opposizione al coinvolgimento di individui legati all'Anp nella gestione di Gaza dopo la guerra contro Hamas. Lo hanno dichiarato al Times of Israel tre funzionari israeliani a conoscenza della questione. Uno sviluppo che arriva dopo che per mesi l'ufficio di Netanyahu ha ordinato all'apparato di sicurezza di non includere l'Autorità Nazionale Palestinese in nessuno dei suoi piani per la gestione postbellica di Gaza. Un'indicazione che, spiegano due funzionari israeliani, ha ostacolato in modo significativo gli sforzi per elaborare proposte realistiche per quello che è "il giorno dopo". Pubblicamente, Netanyahu continua a respingere l'idea di un governo dell'Anp sulla Striscia di Gaza. Solo la scorsa settimana a Channel 14 ha detto che non permetterà la creazione di uno stato palestinese nell'enclave palestinese e di "non essere pronto a dare Gaza all'Autorità Nazionale Palestinese". Il suo obiettivo dichiarato è quello di istituire una ''amministrazione civile, se possibile con i palestinesi locali e, si spera, con il sostegno dei paesi della regione''. Ma in privato i principali collaboratori di Netanyahu hanno concluso che gli individui con legami con l'Autorità Nazionale Palestinese sono l'unica opzione praticabile per Israele se vuole affidarsi ai "palestinesi locali" per gestire gli affari civili a Gaza dopo la guerra, come hanno confermato la scorsa settimana due funzionari israeliani e uno statunitense. Due funzionari israeliani hanno spiegato al Times of Israel che gli individui in questione sono cittadini di Gaza pagati dall'Autorità Nazionale Palestinese che hanno gestito gli affari civili nella Striscia fino alla presa del potere da parte di Hamas nel 2007. E che ora sono sottoposti a verifica da parte di Israele. Un secondo funzionario israeliano ha affermato che l'ufficio di Netanyahu ha iniziato a fare distinzioni tra la dirigenza dell'Autorità Nazionale Palestinese guidata dal presidente Mahmoud Abbas, che deve ancora condannare pubblicamente l'attacco di Hamas del 7 ottobre che ha dato inizio alla guerra, e i dipendenti di "livello inferiore" dell'Anp che fanno parte di istituzioni già costituite a Gaza e che sono più adatte a gestire gli affari amministrativi dell'enclave.  La probabilità che Abbas autorizzi questi funzionari e istituzioni a gestire Gaza senza un impegno israeliano a stabilire un orizzonte politico che porti a una soluzione a due stati rimane però estremamente bassa. Lo stesso vale per il coinvolgimento dei paesi arabi confinanti nella governance postbellica o nella messa in sicurezza di Gaza, dato che l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, l'Egitto, la Giordania e altri hanno condizionato la loro assistenza a un percorso praticabile verso una soluzione a due stati. Un secondo funzionario israeliano ha spiegato che l'opposizione di Netanyahu a cedere il controllo di Gaza all'''attuale Autorità Nazionale Palestinese'' rimane in vigore, ma che potrebbe essere più flessibile se Ramallah attuasse riforme significative per affrontare meglio l'incitamento e il terrorismo in Cisgiordania. Tuttavia, due fonti a conoscenza della questione hanno dichiarato a marzo al Times of Israel che l'ufficio di Netanyahu stava temporeggiando nell'accettare un importante rinnovamento dell'Autorità Nazionale Palestinese, che avrebbe incluso la fine dei sussidi sociali erogati alle famiglie dei detenuti per terrorismo palestinesi in base alla durata delle loro condanne in carcere, una politica criticata come "paga per uccidere". Per mesi la Casa Bianca ha cercato di ottenere il consenso di Israele prima che la proposta di riforma dell'Autorità Nazionale Palestinese fosse attuata, preoccupata che il rifiuto del piano da parte di Tel Aviv potesse indurre i repubblicani e alcuni democratici al Congresso a fare lo stesso, indebolendo così la legittimità dell'iniziativa a Washington, hanno affermato le fonti. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Sedicenne ucciso a Pescara, parco del delitto chiuso per ‘turismo dell’orrore’

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(Adnkronos) – Il Comune di Pescara ha chiuso, temporaneamente, il parco "Baden Powell" dove il 23 giugno scorso è stato ucciso il sedicenne Thomas Cristopher Luciani. Il ragazzo è stato ammazzato, per questioni legate al piccolo spaccio da due coetanei con 25 coltellate. "In considerazione del via vai continuo scaturito dall'omicidio, – dice una nota del Comune – si è generato una sorta di turismo dell'orrore, magari finalizzato a scattare foto e pubblicarle sui social, che l'amministrazione ha voluto bloccare".  Nel provvedimento con cui il gip ha convalidato il fermo dei due 16enni, causa determinante del delitto è stato "l'impuso lesivo, quello di provocare sofferenza e uccidere un essere umano, sino quasi a integrare il motivo futile, ossia il motivo meramente apparente e in realtà inesistente, che cela l'unico vero intento, che è quello di cagionare sofferenza e morte", spiegava il giudice del Tribunale dei Minorenni dell'Aquila. "Un impulso omicida che prevale sugli stimoli collegati con lo scopo di lucro o con la punizione dell'inadempimento", le parole del gip. A giustificare le esigenze cautelari disposte per entrambi, la "gravità dell'omicidio, che manifesta una inclinazione oltremodo violenta degli indagati, di gran lunga eccedente il movente all'origine dell'aggressione così da doversi ritenere che l'esazione del credito – scriveva ancora il giudice – abbia solo attivato l'impulso criminale, recidendo ogni ulteriore nesso con l'obiettivo dell'incontro con il debitore". Intanto dall'autopsia, eseguita dal medico legale Cristian D'Ovidio e durata sei ore, emerge che il ragazzo è morto per le lesioni che hanno interessato entrambi i polmoni, con uno shock emorragico irreversibile, che ne ha determinato il decesso in poco tempo. —[email protected] (Web Info)

Corviale, due fermi per l’omicidio di Cristiano Molè

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(Adnkronos) – C'è una svolta sul caso dell'omicidio di Cristiano Molè a Corviale alla periferia di Roma. Fermati il mandante e uno degli esecutori materiali dell'assassinio, avvenuto la sera dello scorso 15 gennaio, e del tentato omicidio di Massimiliano Pacchiarotti, avvenuto lo scorso 15 maggio. Ad eseguire ieri sera il decreto di fermo nei confronti dei due i carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci e la squadra mobile, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Per rintracciare gli indagati, che si erano resi irreperibili, sono intervenuti i reparti speciali dei Nocs della Polizia di Stato e del Gis dell'Arma dei Carabinieri. Ieri sera il blitz che ha consentito di rintracciare il presunto mandante in zona Trullo e uno dei presunti esecutori materiali, nascosto in un B&b situato nell'area ovest della Capitale, armato di due pistole (una pistola semi automatica e un revolver) cariche e con il colpo in canna. Già nei giorni precedenti, nel corso delle indagini, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e la Squadra Mobile di Roma, avevano effettuato delle perquisizioni all'interno di alcuni locali, riconducibili agli indagati, che hanno consentito di scoprire un vero e proprio arsenale a loro disposizione, poiché sono state sequestrate: una pistola Beretta modello Gardone, calibro 7,65, con matricola abrasa; una pistola Beretta modello 92x, calibro 9×21, con matricola abrasa; una pistola Tanfoglio Force, calibro 9×21, con matricola abrasa; un fucile a canne mozze, con matricola abrasa; una mitraglietta Uzi, con matricola abrasa; un centinaio di cartucce calibro 9×21 e ulteriori cartucce di altro calibro. —[email protected] (Web Info)

India, migliaia in piazza contro test ingresso Medicina: “Voti troppo alti per essere veri”

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(Adnkronos) – Centinaia di migliaia di aspiranti medici sono scesi in piazza in tutta l'India per una protesta nazionale a tratti violenta mirata a contestare il nuovo test introdotto dal ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan e le irregolarità emerse durante la prova. La polizia è intervenuta per sedare la manifestazione, durante la quale si sono chieste le dimissioni del ministro e chiesto l'intervento del premier Narendra Modi, e una decina di studenti sono stati arrestati. A essere contestato è un nuovo metodo di selezione per accedere alle facoltà di Medicina in India che, al termine dell'esame, ha permesso a migliaia di studenti di avere voti molto alti. Troppi per essere realistico. Un dato anomalo rispetto al passato che ha ristretto le possibilità per chi, solo lo scorso anno, avrebbe avuto un punteggio considerato idoneo. Un vero e proprio scandalo, con punteggi favoriti da presunte fughe delle risposte corrette, che è approdato in Parlamento e che la Corte Suprema di Nuova Delhi analizzerà il prossimo 8 luglio. Nel frattempo è stato rimosso il direttore generale dell'Agenzia nazionale dei test, Subodh Singh, e nominato un comitato di alto livello con l'auspicio che possa garantire uno svolgimento equo e trasparente del prossimo test. L'annuncio della data del secondo test di Medicina, che era atteso per oggi, è stato rinviato ai prossimi giorni della settimana, come ha dichiarato un alto funzionario del National Board of Examination a Indian Express.  Intanto, dopo che i manifestanti hanno chiesto che il test possa essere ripetuto, due stati indiani, il Tamil Nadu e il Bengala Occidentale, che venga abolito a livello nazionale e ripristinato il vecchio sistema in cui erano gli stati che conducevano i propri test. Un esame condotto a livello nazionale diventa elitario e sfavorisce chi viene dalle zone rurali a favore di chi proviene da ambienti benestanti, contesta in particolare il Parlamento dello stato del Tamil Nadu dove si trova il numero maggiore di università di Medicina dell'India e dove si sono registrate le maggiori proteste. Il leader dell'opposizione Raul Gandhi ha scritto al primo ministro indiano Narendra Modi per chiedere che domani il Parlamento affronti la questione dei test di Medicina contestati. "Il nostro obiettivo è impegnarci in modo costruttivo per trovare una via da seguire. In questo momento, la nostra unica preoccupazione è il benessere di quasi 24 milioni di aspiranti medici in tutta l'India'', ha scritto Gandhi. ''Migliaia di famiglie hanno fatto enormi sacrifici personali per sostenere i propri figli. Per molti, la fuga di risposte è il tradimento del sogno di una vita'', ha aggiunto. ''Oggi questi studenti e le loro famiglie si rivolgono a noi, ai loro rappresentanti pubblici, affinché adottiamo misure coraggiose e decisive per risolvere il problema'', ha proseguito ricordando che ''negli ultimi sette anni si sono verificate oltre 70 fughe di documenti, che hanno colpito oltre due milioni di studenti", ha detto Gandhi nella lettera a Modi. Intanto lGli studenti nel frattempo non demordono e annunciano una manifestazione che raggiunga il Parlamento di Nuova Delhi. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Alberto Genovese, evasione fiscale da 4,3 milioni di euro: patteggia multa da 75mila euro

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(Adnkronos) – E' stata accolta la richiesta di patteggiamento per Alberto Genovese, l'ex imprenditore del web, già condannato in via definitiva a 6 anni e 11 mesi per aver drogato e violentato due ragazze, in relazione all'accusa di una presunta evasione fiscale di 4 milioni e 300mila euro. I legali dell'imprenditore, Salvatore Scuto e Davide Ferrari, lo scorso giugno, avevano avanzato al gup Chiara Valori la proposta di patteggiare una pena di 10 mesi, commutandola in una sanzione pecuniaria da 75mila euro. E la giudice questa mattina ha dato parere favorevole, anche in considerazione del fatto che Genovese ha già saldato i conti con il fisco. —[email protected] (Web Info)

Bracciante morto a Latina, arrestato titolare azienda. Il Gip: “Condotta disumana”

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(Adnkronos) –
Custodia cautelare in carcere per Antonello Lovato, titolare dell'azienda in cui lavorava Satnam Singh, il bracciante morto nelle campagne di Latina in seguito ad un incidente sul lavoro. L'ordinanza è stata emessa dal Gip del Tribunale di Latina per il reato di omicidio doloso, ed eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Latina. Dai risultati della consulenza medico legale, la Procura della Repubblica di Latina ha variato l’ipotesi di reato inizialmente configurata, omicidio colposo, ed ha contestato il reato di omicidio doloso con dolo eventuale. La consulenza medico legale ha accertato che "ove l’indiano, deceduto per la copiosa perdita di sangue, fosse stato tempestivamente soccorso, si sarebbe con ogni probabilità salvato. Le condizioni del lavoratore dopo l’infortunio sono risultate talmente gravi da rendere evidente la necessità di un tempestivo soccorso".  Per la Procura di Latina "è dunque da ritenersi che la decisione di omettere il doveroso soccorso abbia costituito accettazione del rischio dell’evento letale ed abbia integrato la causa che ha direttamente determinato il decesso".  Le indagini proseguono con riferimento al delitto oggetto di contestazione e ad altri delitti connessi, con riguardo specificamente all’accertamento delle condizioni di lavoro.   "Prescindendo da valutazioni etiche (irrilevanti per il diritto penale) che, nel caso in esame, pure si imporrebbero a fronte di una condotta disumana e lesiva dei più basilari valori di solidarietà, non può sottacersi che l'indagato si è intenzionalmente e volontariamente disinteressato delle probabili conseguenze del suo agire. Ha fatto ritorno sui terreni dell'azienda agricola, quando ormai la p.g. intervenuta aveva delineato le circostanze spazio-temporali dell'accaduto e, in presenza dei suoi difensori, ha rappresentato circostanze parte e allo stato, risultano sconfessate", scrive il gip di Latina nell’ordinanza. “Il comportamento è apparso lucido e finalisticamente teso a dissimulare quanto accaduto, a tutti i costi”, si legge ancora. “D'altra parte, è logico ritenere che qualunque persona, in assenza di condizionamenti o diverse finalità perseguite, dinanzi ad un infortunio dalle conseguenze visibili (tra l'altro, amputazione di un arto) ed estremamente gravi, anche e soprattutto a fronte delle insistenti richieste in tal senso della coniuge della vittima, chiami i soccorsi o conduca il ferito nel più vicino presidio sanitario. Antonello Lovato, nonostante il prospettato stato emotivo, carica il corpo sul furgone, abbandona il corpo e separatamente l'arto amputato ('vi era una cassettina di plastica nera, tipica di quelle per la frutta, al cui interno vi era un pezzo di mano, che veniva poi recuperato dai sanitari', secondo una testimonianza), si allontana repentinamente ('iniziava a correre verso la strada dove era parcheggiato un furgone bianco'), intima il silenzio ai presenti ('faceva il gesto del dito davanti la bocca, come per dirci di stare zitti'), provvede a ripulire le tracce ematiche dal furgone adoperato”.  Nell’ordinanza il Gip sottolinea come "l'attività investigativa non si è ancora conclusa, sono state escusse alcune persone informate sui fatti, ma altre testimonianze dovranno essere oggetto di futura acquisizione. Pertanto, proprio nel descritto contesto, la procura evidenzia gli ulteriori approfondimenti investigativi necessari, nel corso dei quali è necessario recidere i contatti con l'esterno di Antonello Lovato, applicando la più gravosa misura cautelare della custodia in carcere”. “Il clima di soggezione nel quale versano gli altri lavoratori stranieri (oggetto di futura escussione), le possibili intimidazioni o i condizionamenti esterni andrebbero certamente a minare la genuinità delle loro affermazioni, non solo nell'attuale fese investigativa ma, anche, in ottica di correlate e futura protezione, delle fonti dichiarative, in vista della loro assunzione dibattimentale”, scrive il gip.’ “Il contesto nel quale continua ad operare l'azienda del Lovato, alla luce delle accertate violazioni antinfortunistiche e con la presenze dl lavoratori privi di garanzie contrattuali, addirittura irregolari sul territorio nazionale, permette di ritenere la possibilità che accadimenti (come quello descritto) possano ancora realizzarsi e, per l'effetto, l'indole manifestata dall'indagato impone di evidenziare che non si asterrebbe se ‘si presentasse affettivamente un'occasione per compiere ulteriori della della stesse specie’”, si sottolinea nell’ordinanza.     —[email protected] (Web Info)

Saldi, dai cambi allo sconto sul prezzo iniziale: i diritti del cliente

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(Adnkronos) – Saldi, ecco quali sono i diritti del cliente ma anche dell'esercente. A stilare una lista è Federazione Moda Italia e Confcommercio.  la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. A differenza degli acquisti nei negozi fisici, in quelli online è possibile restituire il prodotto o effettuare cambi entro 14 giorni dal ricevimento a prescindere dall’esistenza di un vizio; Non c’è obbligo, è rimesso alla discrezionalità del negoziante; Le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante;  i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo;  C'è l'obbligo di indicare il prezzo normale di vendita (tenendo conto che, in base al D.lgs 26/2023, va indicato il prezzo più basso applicato alle generalità dei consumatori nei trenta giorni precedenti l’avvio dei saldi), lo sconto e il prezzo finale. Per un corretto acquisto degli articoli in saldo, è obbligatorio per gli esercenti esporre chiaramente il prezzo originale e quello scontato della merce, con la relativa percentuale di sconto applicata; non è invece obbligatorio il cambio dopo l'acquisto. Questo è generalmente lasciato alla discrezionalità del commerciante, a meno che il prodotto non abbia gravi vizi occulti, nel qual caso scatta l'obbligo della sostituzione o della restituzione del prezzo. Il pagamento con carta deve essere accettato dal negoziante.    —[email protected] (Web Info)