(Adnkronos) – "Fanpage mente quando dice di avere utilizzato lo stesso metodo adottato con Gioventù nazionale anche con altre formazioni politiche e, soprattutto, con il Partito democratico. Questa è una bugia". E' l'accusa di Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di Fratelli d'Italia, in merito alla loro inchiesta. "Non ci risulta -aggiunge- che ad altre formazioni politiche precedentemente toccate dalle loro inchieste sia stato riservato lo stesso trattamento. Nessun altro è stato spiato con simili modalità per mesi e mesi da un soggetto che si è nascosto dietro false generalità e che ha conquistato con l'inganno la fiducia di minorenni e ventenni. La stragrande maggioranza dei giovani spiati non ha alcun ruolo: non sono quindi soggetti di pubblico interesse. Sono stati lo stesso osservati e ripresi riprendendoli a loro insaputa, anche al di fuori dell'attività politica, per poi darli in pasto alla gogna dei media e all'odio dei social. Quello che è accaduto con Gioventù nazionale è una cosa che non ha precedenti”. "Sarà sicuramente una coincidenza ma sia le intercettazioni sia le infiltrazioni in Italia sono sempre e solo a destra. Chissà cosa potremmo leggere se facessero lo stesso a sinistra. Ma non è possibile, c’è la censura della Meloni" ha scritto su X il ministro per il Turismo Daniela Santanchè. "Io dico che la Gioventù di Fratelli d'Italia è straordinariamente motivata, entusiasta, pulita. E' chiaro che anche nel migliore fruttivendolo trovi sempre la mela marcia. E fai come faceva mio padre: la prendi, togli quello che appare marcio e il resto, invece di buttarlo, lo utilizzi" ha detto il ministro della Protezione civile Nello Musumeci parlando, da Palermo, dell'inchiesta di Fanpage. "Io credo che fra i giovani bisogna condurre un'azione di grande responsabilità – dice -. La Destra non è razzista, lo abbiamo dimostrato proprio in questi mesi, di fronte al conflitto che si gioca nel vicino Medio Oriente. Noi siamo per due popoli e due Stati. Dopo di che, chi sbaglia e chi è convinto di ideali diversi dai nostri, sempre se ideali possono essere chiamati, va naturalmente allontanato". —[email protected] (Web Info)
Biden non molla: “Posso fare il presidente, altrimenti non mi candiderei”
(Adnkronos) – "Posso fare questo lavoro. Amici, non cammino con la facilità di un tempo, e non parlo e faccio dibattiti con la facilità di un tempo, ma so quello che faccio e so come dire la verità". Joe Biden prova a rilanciarsi. Dopo la disastrosa 'prestazione' nel confronto tv con Donald Trump, in vista delle elezioni di novembre, il presidente degli Stati Uniti torna sul podio e al microfoni nel comizio oggi in North Carolina, a Raleigh.
"Io voglio vincere in questo stato a novembre. Se vinciamo qui, vinciamo le elezioni", dice il presidente in un discorso di circa 20 minuti, interrotto dai cori 'altri 4 anni' che si alzano dalla platea. Il presidente scandisce le parole, con tono deciso, incappando in qualche colpo di tosse. "Non so cosa abbiate fatto l'altra sera, io ho passato 90 minuti con una persona che ha la morale di un gatto randagio", dice riferendosi a Trump e sottolineando, una per una, "tutte le bugie" dell'ex presidente nel dibattito. "In queste elezioni è in gioco la vostra libertà, la vostra democrazia. L'America è in gioco", dice. "Donald Trump è un'autentica minaccia per questa nazione. E' una minaccia per la nostra libertà e per la nostra democrazia. E' una minaccia per tutto ciò che l'America rappresenta". "Amici vi do la mia parola di Biden: non mi candiderei di nuovo se non credessi, con tutto il mio cuore e la mia anima, di poter fare questo lavoro, perché, onestamente, la posta in gioco è troppo alta", dice. "Yes, you can!", sì puoi farlo, la risposta dei sostenitori di Biden, che hanno ripreso lo slogan che caratterizzò la prima campagna elettorale di Barack Obama nel 2008. "Difenderemo i diritti delle donne in America, ristabiliremo la Roe vs Wade (sentenza della Corte Suprema del 1973 considerata una pietra miliare sull'aborto, ndr.) come legge in tutta la nazione" conclude. "Per favore chiamate Jill. E' il momento della parte difficile del matrimonio, la parte dove sostenere il proprio sposo vuol dire dirgli cose molto, molto dure" ha detto Monica Hesse, editorialista del Washington Post. "Non ho idea se e quando Joe Biden abbia avuto piena consapevolezza di quanto fosse andato male, ma vedendo Jill Biden sul palco, una donna energica con un dottorato e due orecchie funzionanti, scommetto che lei ha capito, e spero che stia parlando con il marito", continua il commento di Hesse. "Non dico che Jill Biden gli debba necessariamente dire di ritirarsi dalla corsa – continua – è la sua partner, non il suo capo, e quello che lui fa o non fa non è sua responsabilità o sua colpa. Ma spero che lei possa rendergli lo sguardo più chiaro". Hesse fa anche un esempio delle cose difficili che la first lady dovrebbe dire al marito: "Non si tratta del fatto che tu possa o non possa guidare, dovrebbe assicurare Jill a Joe, ma del fatto che gli americani che hanno visto il dibattito possano credere che tu sia in grado di guidarli. Si tratta di quello che è davanti a te se vinci – continua Hesse suggerendo le parole alla first lady che dovrebbe parlare "con amore, tenerezza, preoccupazione, invece, che panico". "Non so se nessun altro nel Paese sia nella posizione di farlo perché per tutti noi altri americani, che abbiamo visto il dibattito dai nostri divani, l'unica cosa che abbiamo è il panico". Lo Speaker repubblicano, Mike Johnson, afferma che il gabinetto di Joe Biden dovrebbe discutere se invocare il 25esimo emendamento, che prevede la possibilità di rimuovere il presidente quando non sia più in grado di esercitare i suoi poteri. "Io chiederei ai membri del gabinetto di guardare i nei propri cuori, e noi speriamo che facciano il loro dovere nel miglior interesse degli americani, questi sono momenti cruciali", ha dichiarato il leader repubblicano affermando che "ci sono molte persone che stanno chiedendo" di invocare il 25esimo emendamento. Invocato da più parti contro Donald Trump dopo l'assalto al Congresso, il 25esimo emendamento prevede che, per il passaggio dei poteri al vice presidente nel caso che il presidente sia "incapacitato", è necessario che il vice presidente stesso e la maggioranza dei ministri concordino che il presidente "non è in grado di svolgere i compiti e amministrare i poteri del suo ufficio" e comunichino questa convinzione, per scritto, al Congresso. In caso di opposizione del presidente alla misura, dovrebbe essere il Congresso, con un voto a maggioranza qualificata in entrambe le Camera, a confermare il passaggio dei poteri. Sono 47,9 milioni le persone che hanno guardato il dibattito televisivo presidenziale tra Joe Biden e Donald Trump. Lo ha detto la Cnn spiegando che il numero di telespettatori ha reso il duello tv il programma con gli ascolti più alti nella storia della rete, nonché il più trasmesso in streaming. Tuttavia il confronto ha registrato un calo di circa il 34% negli ascolti rispetto all'ultimo dibattito Biden-Trump del 2020, che aveva attirato 73 milioni di spettatori . Tra gli adulti di età compresa tra i 25 e i 54 anni, 12,6 milioni si sono sintonizzati giovedì sera, ha detto la rete, mentre altre 3,92 milioni di persone di età compresa tra 18 e 34 anni hanno guardato il dibattito. E' stato il programma non sportivo più visto dell'anno finora, ha detto la Cnn. —internazionale/[email protected] (Web Info)
Michelle Obama non fa campagna per Joe Biden, “è arrabbiata con il presidente”
(Adnkronos) –
Michelle Obama non intende fare campagna elettorale per Joe Biden, perché arrabbiata con il presidente e la sua famiglia a causa del trattamento da loro riservato ad una sua amica, Kathleen Buhule, ex moglie di Hunter Biden. E' quanto ha rivelato Axios, nello stesso giorno in cui la deludente, e preoccupante, performance di Biden nel dibattito con Donald Trump ad Atlanta, ha rilanciato con forza l'ipotesi di un piano B dei democratici per la corsa alla Casa Bianca che potrebbe prevedere , secondo voci sempre smentite dall'interessata, anche l'ex first lady. Secondo il sito solitamente ben informato, la moglie di Barack Obama da tempo, già dalla campagna del 2020, si sarebbe allontanata dai Biden, accusati di aver "esiliato" la sua amica Buhule, che è stata sposata con Hunter dal 1993 fino al 2015. La separazione – seguita dal divorzio nel 2018 dopo due anni di battaglia legale – è avvenuta a causa dell'infedeltà e dei problemi di alcol e droga del figlio del presidente che nelle scorse settimane è stato condannato per aver acquistato illegalmente un'arma nascondendo di essere tossicodipendente. Michele Obama è diventata amica con Buhule durante gli anni trascorsi alla Casa Bianca. Barack Obama in questi mesi ha partecipato a eventi di raccolta di fondi e video in favore di Biden, ma mai con la moglie al suo fianco. Quattro anni fa e quest'anno, Michelle si è invece impegnata per la campagna bipartisan per spingere gente ad andare a votare. Dalla Casa Bianca si afferma che non c'è nessuna animosità tra i Biden e gli Obama che, dopo gli otto anni passati insieme alla Casa Bianca quando Joe era il vice di Barack, sono come parenti. "Chiunque faccia affermazioni del genere non conosce la vera situazione", ha affermato un portavoce, ricordando che Jill Biden nei giorni scorsi ha partecipato ai funerali della madre di Michelle, Marian Robinson. E che Barack Obama nel 2015 pronunciò un discorso ai funerali del figlio di Biden, Beau. —internazionale/[email protected] (Web Info)
Brindisi, riduce la moglie in fin di vita e la nasconde sotto le lenzuola: arrestato
(Adnkronos) – E' stato arrestato dai carabinieri della Stazione di Latiano e da quelli del del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di San Vito dei Normanni, in provincia di brindisi, l'uomo di 41 anni che la sera di martedì ha ridotto in fin di vita la moglie, ora ricoverata nel reparto di rianimazione dell'ospedale 'Perrino'. Nei suoi confronti è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per indagini preliminari del Tribunale di Brindisi su richiesta della Procura della Repubblica. E' accusato di maltrattamenti e lesioni personali nei confronti della propria moglie. Quella sera, dopo aver ricevuto una segnalazione, si sono presentati nell'abitazione dei due coniugi. Dopo vari tentativi il marito ha aperto la porta, riferendo che la moglie non era in casa. Non convinti dalle affermazioni dell'uomo, dopo un accurato sopralluogo da parte dei militari, la donna è stata trovata nel giardino della stessa abitazione, nascosta sotto due lenzuola, con fratture ed ecchimosi su tutto il corpo, in fin di vita. Il pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica di Brindisi ha attivato immediatamente il Codice Rosso e sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria sono state avviate le indagini che hanno portato a raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo. —[email protected] (Web Info)
Trump ‘vota’ Biden: “Sarà il candidato democratico a novembre”
(Adnkronos) –
Donald Trump è convinto che Joe Biden "sarà il candidato" dei democratici alle elezioni per la presidenza degli Stati Uniti a novembre 2024 nonostante la performance preoccupante nel primo confronto tv tra i candidati. La prova di Biden, incerto e poco convincente, ha aperto tra i dem un dibattito sul possibile ritiro dalla corsa per la Casa Bianca del presidente 81enne. Intervistato da Fox News all'indomani del dibattito, Trump ha anche detto che "è stato un grande onore essere sul palco a rappresentare il popolo del nostro Paese". "Penso che lui sarà il candidato" ha detto Trump ai microfoni dell'emittente vicina ai conservatori Usa, aggiungendo di "non credere" che i democratici lo sostituiranno con un altro candidato. "Non avrebbero potuto fare meglio, nessuno avrebbe potuto fare meglio", ha detto, spiegando che come ha "battuto" Biden nel dibattito avrebbe battuto ogni altro candidato. Nel campo repubblicano, dalla linea di Trump si discosta Mike Johnson. Lo Speaker della Camera afferma che il gabinetto di Joe Biden dovrebbe discutere se invocare il 25esimo emendamento, che prevede la possibilità di rimuovere il presidente quando non sia più in grado di esercitare i suoi poteri, dopo la disastrosa performance al dibattito della notte scorsa. "Io chiederei ai membri del gabinetto di guardare i nei propri cuori, e noi speriamo che facciano il loro dovere nel miglior interesse degli americani, questi sono momenti cruciali", ha dichiarato il leader repubblicano affermando che "ci sono molte persone che stanno chiedendo" di invocare il 25esimo emendamento. Invocato da più parti contro Trump dopo l'assalto al Congresso, il 25esimo emendamento prevede che, per il passaggio dei poteri al vice presidente nel caso che il presidente sia "incapacitato", il vice presidente stesso e la maggioranza dei ministri concordino che il presidente "non è in grado di svolgere i compiti ed amministrare i poteri del suo ufficio" e comunichino questa convinzione, per scritto, al Congresso. In caso di opposizione del presidente alla misura, dovrebbe essere il Congresso, con un voto a maggioranza qualificata in entrambe le Camera, a confermare il passaggio dei poteri. "Se io fossi un membro del gabinetto avrei discussioni su questo con i miei colleghi – ha aggiunto lo Speaker – vediamo che azioni adotteranno, è una situazione grave". Le dichiarazioni di Johnson arrivano dopo che il deputato repubblicano Chip Roy ha detto che presenterà una risoluzione alla Camera affinché la vice presidente Kamala Harris "immediatamente usi il suo potere sulla base della sezione 4 del 25esimo emendamento per riunire i principali membri del gabinetto per dichiarare il presidente non in grado di svolgere le sue funzioni". —internazionale/[email protected] (Web Info)
Intelligenza artificiale, lo scienziato: “Come scrittrice non è un granché”
(Adnkronos) – Reti intricate, analisi meticolose e meccanismi cardine. Sono alcune delle scelte stilistiche preferite dall'Intelligenza artificiale, quando indossa i panni di scrittrice, secondo quanto emerge dall'analisi di un team di ricercatori che ha scandagliato in lungo e largo la produzione scientifica degli ultimi anni, rilevando degli elementi sempre più ricorrenti dopo il debutto dei sistemi Llm, basati sull'Intelligenza artificiale, nel mondo dell'elaborazione testuale. ChatGpt e gli altri modelli di Ai generativa possono davvero offrire in qualche modo un valore aggiunto, un aiuto per un ricercatore che deve scrivere un documento in cui illustra le sue ricerche? C'è chi è un po' scettico al momento. "Non so se si riesce ad andare oltre il livello della seconda liceo, almeno per la mia esperienza personale", commenta all'Adnkronos Salute Silvestro Micera, professore di Bioingegneria della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa. "Magari per ripulire l'inglese" di uno scienziato non madrelingua "forse sì, può avere un senso, ma per scrivere davvero un testo scientifico per una rivista come 'Nature'", bibbia della comunità scientifica, "la mia impressione è che, a parte gli aspetti etici e legali, il risultato concreto non sia granché", riflette. Micera parla a ragion veduta. "Un mio amico entusiasta del mezzo mi ha detto: prova a usarlo. E io qualche tentativo l'ho anche fatto – racconta -. Se devi rispondere a una e-mail, o fare altre attività proprio di base, forse può anche andare bene, ma ho provato un paio di volte a scrivere l'introduzione di un articolo e il risultato non è stato per niente buono". Micera, sorridendo, si spinge a definire la sua produzione aiutata dall'Ai "una schifezza". Una battuta per dire che l'effetto stilistico non è dei migliori, cioè "il livello del testo è tale che alla fine lo devo riscrivere". Quindi allunga i tempi più che ridurli. "E poi, se un testo lo riscrivo utilizzando come base quello" prodotto con l'Ai "non sono mai soddisfatto. Allora a quel punto devo riscriverlo partendo da zero". Magari un giorno tutti questi limiti verranno superati "ed è chiaro che il problema si porrà". Non è che una crescita non ci sia stata. Basta guardare ChatGpt, fa notare il ricercatore. —[email protected] (Web Info)
Salute, a Napoli la campagna informativa multicanale ‘Metti la psoriasi fuori gioco’
(Adnkronos) – Arriva a Napoli, domenica 30 giugno, la campagna ‘Metti la psoriasi fuorigioco’, un'iniziativa multicanale di sensibilizzazione sulla malattia promossa da Ucb Pharma. Nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sui sintomi e le cause della malattia, a promuovere comprensione e supporto, a combattere lo stigma ad essa associato e a favorire il dialogo con medici e specialisti, la campagna – si legge in una nota – è patrocinata da Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse), Adipso (Associazione per la difesa degli psoriasici), Apiafco (Associazione psoriasici italiani amici della Fondazione Corazza) e Anap (Associazione nazionale per gli amici per la pelle), ha come testimonial Claudio Marchisio, ex calciatore e da anni affetto da questa patologia. Dopo il lancio, nel 2023 del dedicato (mettilapsoriasifuorigioco.it) e dei profili social collegati su Facebook, Instagram, X e YouTube, per diffondere informazioni corrette e utili sulla patologia con un linguaggio chiaro e accessibile a tutti, la proposta informativa, giunta alla seconda edizione, ha raggiunto risultati significativi con 185mila visite al sito e 97mila utenti unici. Le impression hanno toccato quota 15.252.329, con una copertura di 6.046.666. Nei 1.437 commenti ricevuti sono state molte le domande e curiosità sulla psoriasi o sui centri per la diagnosi: a tutti è sempre stata fornita risposta e assistenza. Le iniziative messe in campo quest’anno prevedono un ‘road show’ che toccherà 4 città italiane. La prima è Napoli, seguiranno Roma, Bologna e Torino, dove verranno allestiti spazi informativi e di ascolto, in cui saranno presenti specialisti, rappresentanti di associazioni pazienti e alcuni degli influencer che collaborano alla campagna. In particolare, durante l’evento di Napoli, in via Scarlatti 90-98, dalle 10.00 alle 13.30 circa, oltre alla diffusione di materiale informativo, ci sarà un momento di approfondimento rivolto al pubblico, con interventi di Matteo Megna, dermatologo presso l’Uoc di Dermatologia clinica presso l’Azienda ospedaliera universitaria Federico II, di Elpidio Cecere, psicologo, di Valeria Corazza, presidente di Apiafco e di Valter Meloni, Vicepresidente di Adipso. La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica, non contagiosa, della pelle che in Italia colpisce circa 2 milioni di persone, 30mila a Napoli. Ha la stessa incidenza nei due sessi e può insorgere a qualsiasi età. I sintomi più comuni sono secchezza della cute, arrossamento, prurito ed eritema, sensazione di bruciore e sanguinamento. La psoriasi, però, non deve essere considerata solo una malattia della pelle. Si tratta, infatti, di un’affezione ad interessamento sistemico, associata a molte altre patologie, prima fra tutte l’artrite psoriasica, che interessa fino al 30% dei malati, oltre a disturbi articolari, metabolici, cardiovascolari e intestinali. La diagnosi è prevalentemente clinica e la sua gravità si misura in base all’estensione delle lesioni, al grado di eritema, desquamazione e infiltrazione, alla risposta alle terapie e al livello di disabilità sociale e psicologica che causa a chi ne è affetto. La psoriasi può avere, infatti, conseguenze rilevanti non solo fisiche ma anche personali, sociali e di relazione, alterando negativamente la qualità di vita del paziente. Oltre alle soluzioni terapeutiche, per adeguare le aspettative delle persone affette da psoriasi con quelle della comunità medico-scientifica, è importante promuovere un dialogo costruttivo tra tutti i soggetti coinvolti nel miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti. “La comunicazione diretta verso il pubblico nell’ambito healthcare – afferma Federico Chinni, amministratore delegato di Ucb Italia – ha notevolmente favorito la diffusione delle informazioni e delle conoscenze, migliorando la consapevolezza dei pazienti e facilitando il rapporto con i medici. Una patologia come la psoriasi comporta un pesante disagio emozionale e Ucb è da sempre attenta alle necessità dei pazienti; per questo, oltre a proporre soluzioni terapeutiche sempre più innovative ed efficaci, dimostra particolare attenzione ad aspetti che ruotano attorno alla patologia e che sono altrettanto importanti per il benessere della persona, incluso il benessere e l’equilibrio psicologico. Il progetto ‘Metti la psoriasi fuori gioco’ – conclude – si inserisce, dunque, in un ambito multidisciplinare, finalizzato a creare un percorso di supporto a 360 gradi per il paziente”. —[email protected] (Web Info)
Infezioni da Rsv nei bambini, esperti a confronto su nuovi strumenti preventivi
(Adnkronos) – Il virus respiratorio sinciziale (Rsv) è la principale causa di infezioni respiratorie pediatriche e la seconda causa di morte entro il primo anno di età, a livello globale. A partire da questi dati, esponenti delle istituzioni nazionali e locali, società scientifiche, rappresentanti delle associazioni pazienti ed esperti si sono confrontati oggi a Bari sull'urgenza di prevedere nuove azioni, in vista dell'arrivo della nuova stagione, nel corso del convegno 'Infezioni da Rsv: nuove strategie e strumenti per la tutela della salute dei bambini'. Tra i temi dell'incontro – si legge in una nota – spiccano la programmazione di un calendario nazionale di immunizzazione che ponga l'attenzione sulle nuove opportunità per la prevenzione dell'Rsv, attraverso una strategia di immunoprofilassi passiva per tutti i bambini, e l'organizzazione del sistema sanitario affinché sia dotato degli strumenti adatti, così da garantire una campagna efficiente che assicuri la protezione a tutti i bambini nel loro primo anno di vita. "Desidero sottolineare l'importanza cruciale che il ministero della Salute e le Regioni si impegnino congiuntamente nella prevenzione del virus respiratorio sinciziale nei bambini – ha dichiarato in apertura per i saluti istituzionali l'onorevole Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato al ministero della Salute – L'Rsv, come dichiarato dall'Organizzazione mondiale della sanità, è un problema insoddisfatto di sanità pubblica ed è la principale causa di bronchiolite, un'infezione polmonare che può essere grave nei neonati e nei bambini piccoli. A marzo 2024 la Direzione generale della Prevenzione del ministero della Salute ha rilasciato una circolare nella quale informava le Regioni degli strumenti disponibili per l'atto preventivo. Per garantire un approccio uniforme e senza disparità, la Direzione sta attivando ogni procedura necessaria per l'aggiornamento del calendario vaccinale, a partire dal parere del Nitag, il Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni". All'appello si è unito il senatore Ignazio Zullo, membro della X Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato della Repubblica. "E' ormai noto – ha affermato – che l'Rsv nei bambini è un problema di sanità pubblica insoddisfatto. L'arma migliore è l'immunoprofilassi passiva con gli anticorpi monoclonali, come affermano le società scientifiche. A marzo di quest'anno, con l''Alleanza per un'infanzia libera dall'Rsv' abbiamo delineato le 5 azioni che è necessario implementare quanto prima per affrontare, con gli strumenti oggi disponibili e con un indirizzo comune, un bisogno di sanità pubblica ancora insoddisfatto come l'Rsv nei bambini, riducendo gli impatti per il nostro Ssn ed evitando disparità a livello regionale. E' il momento di agire affinché ciò diventi possibile in tutte le Regioni italiane. Ciò che manca ora è un'azione organica delle istituzioni con l'aggiornamento del calendario nazionale di immunizzazione entro la fine di quest'anno, per arrivare alle Regioni che in questi giorni devono assicurare l'approvvigionamento per il prossimo autunno/inverno, come già avviene in altri Paesi europei. Ho preso l'impegno di depositare una mozione che impegni il Governo in tal senso facendo seguito alla circolare dello scorso marzo". "La Regione Puglia è sempre stata in prima fila nella prevenzione delle malattie infettive – ha sottolineato Michele Emiliano, presidente Regione Puglia – Di recente abbiamo arricchito gli strumenti legislativi atti a garantire anche la prevenzione del virus respiratorio sinciziale nei bambini pugliesi. Auspico che già dalla prossima stagione potremo disporre dell'anticorpo monoclonale che potrà prevenire una patologia importante per i bambini e i genitori con un impatto importante sul Servizio sanitario regionale, in particolare quello ospedaliero". Come ha evidenziato Pierluigi Lopalco, professore ordinario di Igiene all'Università del Salento e consigliere regionale, membro e segretario della Commissione Salute regionale Puglia, "finalmente abbiamo a disposizione efficaci armi di prevenzione per proteggere i nuovi nati dall'Rsv. La Puglia è stata la prima Regione nel nostro Paese a riconoscere quella verso l'Rsv una sfida importante di igiene pubblica, approvando nelle scorse settimane una legge che stabilisce misure di prevenzione precise per le malattie causate da questo virus. E' ora importante farsi trovare pronti alla prossima stagione e implementare sul territorio un'efficace campagna di immunoprofilassi su tutti i neonati e i bambini nei primi mesi di vita, ovvero che si affacciano alla prima stagione di Rsv. Questa ha una forte incidenza sulla loro salute e può lasciare strascichi importanti che si possono trasformare in malattie respiratorie croniche nel loro percorso futuro". L'Rsv è una patologia per la quale "non abbiamo una modalità terapeutica efficace – ha osservato Nicola Laforgia, direttore Uoc Neonatologia e Tin dell'Aou Policlinico di Bari – Pertanto, mettere in atto la più efficace strategia preventiva è essenziale. Finalmente disponiamo di strumenti efficaci e sicuri per ridurre drasticamente il carico della malattia e cambiare il corso naturale della malattia. Importante poter disporre oggi di uno strumento come l'anticorpo monoclonale che protegga tutti i bambini sotto l'anno di vita, vale a dire nella fascia di età più a rischio e che maggiormente vanno a gravare sull'impegno ospedaliero nei casi più gravi che richiedono l’accesso alle terapie intensive". Il virus respiratorio sinciziale – ricorda la nota – è responsabile dell'80% di bronchioliti e del 40% di polmoniti che richiedono ospedalizzazione nei bambini. In un'intera coorte di nascita (circa 400mila nuovi nati in Italia), oltre il 60% si infetta entro il primo anno di età e quasi tutti entro il secondo anno, con oltre il 20% (più di 80mila) a rischio di sviluppare un'infezione grave che richiede assistenza ambulatoriale od ospedaliera e che può determinare sequele a medio e lungo termine. Come di recente stimato da un gruppo di esperti, in Italia ogni anno l'impatto economico della patologia è pari a circa 100 milioni di euro. —[email protected] (Web Info)
I medici del Poliambulatorio Montezemolo al congresso Sirm
(Adnkronos) – Il personale medico civile e gli ufficiali medici militari del Poliambulatorio Montezemolo della Corte dei conti a Roma protagonista al 51.esimo congresso nazionale della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), che si è svolto a Milano, contestualmente al primo congresso congiunto di Area radiologica con la partecipazione anche di Airo (Associazione italiana radioterapia e oncologia medica) e Aimn (Associazione italiana di medicina nucleare). Inaugurato il 12 gennaio 2023, da una sinergia tra Corte dei conti, Stato Maggiore della Difesa, Regione Lazio, ASL Roma 1 e Policlinico Umberto I, il Poliambulatorio è l’unica struttura sanitaria militare ad aver ottenuto l’autorizzazione da parte della Regione Lazio il 16 marzo 2023. Fortemente voluto dal segretario generale, magistrato, Franco Massi, è stato accreditato con il Servizio sanitario nazionale, diventando così un hub sanitario pubblico destinato non solo al personale della magistratura e amministrazione, all’avvocatura di Stato e al personale della Difesa, ma anche a tutti i cittadini romani e più in generale del Lazio. In poco più di un anno di vita ha contribuito concretamente all’abbattimento delle liste di attesa regionali, consentendo agli assistiti di poter fruire, in tempi brevi, degli accertamenti di cui necessitano. Nata come struttura sanitaria militare della Difesa, è diventata infatti un punto di riferimento anche per i cittadini. E' stata inserita nel Piano nazionale della prevenzione (Pnp 2020-2025). Al Poliambulatorio – diretto dal Colonnello medico radiologo e specialista in medicina legale, Paolo Giuliani – opera personale militare di tutte le Forze armate e dei comparti di sicurezza, ma anche della Croce rossa italiana e medici radiologi dell’Università La Sapienza. Fra i punti di forza, diagnosi e inquadramento clinico specialistico in diversi settori, tra cui ortopedia, endocrinologia, senologia, neurologia, ginecologia; attuazione di programmi di screening avanzati e uso di tecnologie alla stato dell’arte, tra cui software di Ai. Al congresso Sirm hanno partecipato molti medici radiologi militari e civili che operano presso il Poliambulatorio Montezemolo, tra cui il Capitano di Vascello Elviro Cesarano, già capo servizio di Radiologia del Centro ospedaliero militare di Taranto, che ha portato l'esperienza della Marina Militare dalla teleradiologia alle recenti emergenze sanitarie e ha anche presentato una relazione sul tema del “dolore artrosico"; il Contrammiraglio Vincenzo Aglieri, medico radiologo, che ha raccontato la sua esperienza alla guida dello staff medico interforze nella recente missione umanitaria condotta a bordo di Nave Vulcano della marina militare a favore della popolazione palestinese coinvolta nel conflitto tuttora in corso; il colonnello medico Paolo Giuliani, direttore sanitario del Poliambulatorio e presidente del Collegio medico legale della Difesa, che ha tenuto la relazione “Intelligenza artificiale nella radiodiagnostica delle malattie polmonari: nostra esperienza". Hanno partecipato anche il professor Carlo Catalano, presidente dell’Esr, direttore del Dipartimento scienze radiologiche, oncologiche e patologiche della Sapienza Università di Roma; la professoressa Valeria Panebianco, ordinario nello stesso Dipartimento ed esperta in malattie dell’apparato urogenitale e della prostata e il professor Nicola Galea, esperto in Cardio-Tc e Cardio-Rm per lo studio delle malattie cardiache, che prestano la loro opera nel presidio sanitario della Corte dei conti. —salute/[email protected] (Web Info)
Medicina, 10 infezioni corneali al giorno, trapianto parziale precoce salva l’occhio
(Adnkronos) – In Italia quasi 10 persone al giorno rischiano gli occhi per un'infezione alla cornea. Nel nostro Paese si stimano infatti oltre 2mila casi di infezioni corneali causate da funghi e circa 800 da Acanthamoeba, un patogeno acquatico che trova nelle lenti a contatto, specie se morbide, un terreno ideale per proliferare. E' uno dei temi su cui si confrontano gli esperti della Società internazionale cornea, cellule staminali e superficie oculare (Sicsso), riuniti in congresso a Grosseto. Gli specialisti rilevano un continuo aumento di queste infezioni, che nel 50% dei casi non rispondono alle terapie mediche e richiedono un trapianto di cornea. Più di una volta su due, però, l'intervento fallisce, soprattutto perché l'operazione viene eseguita troppo tardi. Una speranza arriva dal trapianto di cornea lamellare anteriore o Dalk, nel quale non viene impiantata la cornea a tutto spessore, ma si sostituiscono solamente gli strati corneali effettivamente compromessi, preservando quelli funzionalmente non danneggiati. I risultati di questa tecnica, di cui l'Italia è un'eccellenza mondiale, garantiscono un successo in quasi il 100% dei pazienti, se l'intervento viene eseguito precocemente nei casi in cui l'infezione di grado più severo è resistente ai farmaci. "Il trapianto parziale di cornea, purché precoce, è oggi la vera soluzione alle infezioni gravi ovviamente non rispondenti alla terapia medica", afferma Vincenzo Sarnicola, presidente Sicsso, tra i chirurghi più esperti al mondo in questa metodica, noto alle cronache internazionali per aver ricostruito l'anno scorso un occhio vedente da due non vedenti. "In Italia – spiega Sarnicola – si stima che si verifichino circa 3mila casi all'anno di cheratiti per infezioni da funghi o da Acanthamoeba. Purtroppo le terapie mediche non sempre riescono a eradicare le infezioni. I microorganismi hanno così il tempo di penetrare nella cornea e danneggiarla, al punto di richiedere un trapianto che, se a tutto spessore, fallisce in oltre la metà dei casi, mentre nel 25% i risultati sono anatomici, ma non funzionali, e nel 5% portano all'enucleazione dell'occhio". Risultati migliori sono possibili la tecnica Dalk, che "consiste nella sostituzione del solo foglietto intermedio della cornea (stroma) al posto di tutta la cornea – descrive lo specialista – e consente di sostituire soltanto la porzione malata lasciando intatto tutto il resto. Il trapianto risulta quindi molto meno invasivo, con grandi vantaggi per il paziente. Se eseguito precocemente riesce quasi sempre a eradicare l'infezione, garantendo una sopravvivenza dei tessuti trapiantati del 99%, con pochi casi di rigetto e facilmente trattabili". "Resta la difficoltà di apprendere una metodica decisamente complessa che richiede grande perizia tecnica perché i migliori risultati si ottengono ancora separando manualmente i vari strati della cornea – evidenzia Eduard Holland della Cincinnati University, negli Usa – L'Italia vanta i chirurghi più esperti al mondo in questa tecnica mininvasiva che vede gli Stati Uniti ancora in ritardo, con solo mille interventi Dalk eseguiti ogni anno, a fronte di 39mila patologie dello stroma corneale in cui sarebbe invece indicata". "Oggi nel nostro Paese – conclude Sarnicola – dei circa 7mila trapianti di cornea eseguiti ogni anno, oltre il 40% sono mininvasivi. Si tratta di trapianti parziali, realizzati cioè con tecniche selettive o lamellari. I risultati italiani costituiscono dunque un'eccellenza mondiale della quale andare fieri per lo sviluppo e la diffusione di tecniche chirurgiche sempre più innovative". —[email protected] (Web Info)









