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Iran, seggi aperti: scontro tra conservatori o svolta riformista?

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(Adnkronos) – Seggi aperti per le presidenziali in Iran con tutti gli occhi puntati sul dato chiave dell'affluenza, mentre cresce la consapevolezza in tutti i candidati accreditati di chance di vittoria che un negoziato con gli Usa sulle sanzioni è ormai ineluttabile. Le elezioni in Iran rappresentano l'ennesima occasione per un Paese che dalla rivoluzione del 1979 ha seguito un percorso sempre accidentato, tra sanzioni ed isolamento internazionale. E anche in queste consultazioni – convocate con un anno di anticipo – la Repubblica islamica non ha tradito le attese.  Solo poco più di un mese fa l'allora presidente Ebrahim Raisi è morto in uno schianto a bordo di un elicottero che le autorità hanno rapidamente archiviato come un incidente. A metà aprile, in risposta al bombardamento del suo consolato a Damasco, l'Iran ha lanciato un attacco diretto, 'telefonato' quanto si vuole ma senza precedenti, contro Israele. In un contesto del genere, concordano esperti e osservatori, per l'establishment appare vitale trovare nuova legittimità attraverso un'alta affluenza, tasto su cui come consuetudine insiste la Guida Suprema. Non è un caso che, contrariamente a quelle del 2021 (stravinte da Raisi senza praticamente avversari) quelle che si tengono oggi non sembrano elezioni dall'esito già deciso. "Non blindate" le definisce in un'intervista all'Adnkronos Nicola Pedde, direttore dell'Institute for Global Studies (Igs). Malgrado anche stavolta la mannaia del Consiglio dei Guardiani si sia abbattuta su decine di aspiranti candidati, facendo vittime illustri come l'ex speaker del Parlamento Ali Larijani o l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, al voto è rappresentato tutto il panorama politico iraniano. Tra i quattro candidati rimasti in lizza ci sono esponenti della corrente principalista o conservatrice come l'attuale speaker del Majlis, Mohammed Baqer Qalibaf, dei 'paydari' ovvero degli ultraconservatori come l'ex capo negoziatore sul nucleare, Saeed Jalili, e – novità rispetto alla scorsa elezione – anche del campo riformista come Masoud Pezeshkian. Tutti i sondaggi indicano un ballottaggio inevitabile, con la variabile affluenza che viene ritenuta decisiva per capire chi la spunterà. 
Le stime di voto della vigilia indicano che tra il 50 ed il 55% dell'elettorato si recherà ai seggi. Con questi dati "ci sarà un ballottaggio", ritiene Raffaele Mauriello, docente dell'Università 'Allameh Tabatabai' di Teheran, secondo cui se al secondo turno l'affluenza dovesse crescere ancora e raggiungere il 60%, una vittoria del candidato riformista – che potrebbe raccogliere anche il consenso del cosiddetto elettorato anti-sistema – non sarebbe un'utopia. Da Teheran, dove insegna, Mauriello nota un interesse "sicuramente maggiore" della popolazione verso le elezioni, "non c'è apatia" come in quelle del 2021, "ma rimane l'incognita su quanta gente andrà a votare". Bisognerà valutare se tra i riformisti si affermerà la volontà di boicottarle e se peseranno la crisi economica e "le conseguenze delle proteste per la morte di Mahsa Amini". Proprio sulla crisi pone l'accento Afifeh Abedi, ricercatrice presso il Center for Strategic Research (Csr) di Teheran, uno dei principali think tank della Repubblica islamica, secondo cui gli iraniani "sono alla ricerca di un candidato presidenziale che ponga fine all'attuale divario politico e sociale del Paese e abbia una maggiore autorità manageriale" rispetto a Raisi, il cui operato a detta di molti analisti è stato deludente. In un'intervista a Adnkronos, Abedi ritiene che anche i temi sociali siano tra le "priorità" degli elettori, a partire dalla questione dell'hijab, oggetto di dibattito in campagna elettorale. L'unico aspetto su cui concordano tutti i candidati, e sul quale anche Khamenei non è riluttante, è che il problema dell'economia sia irrisolvibile senza un compromesso con l'Occidente. Questo è stato l'argomento centrale di tutti e quattro i dibattiti che hanno avuto il tema delle sanzioni proprio come trade union. Per Pedde l'elemento di novità delle elezioni è la presenza di candidati "appetibili" anche a quell'elettorato ritenuto dall'Occidente disilluso ma che sostanzialmente è ormai scollegato completamente da un punto di vista ideologico e pratico dal sistema di governo della Repubblica islamica. Come appunto Pezeshkian, che sta crescendo molto nei sondaggi e che sembra avere anche possibilità di vittoria. Al punto da far supporre una coalizione tra paydari e principalisti al secondo turno per scongiurare un trionfo riformista. Dopo una performance deludente al primo dibattito, nei successivi tre Pezeshkian è stato "più brillante soprattutto su politica estera e sociale", afferma il direttore dell'Igs, secondo cui sull'hype intorno alla candidatura dell'ex ministro della Salute "ha pesato molto l'endorsement dell'ex ministro degli Esteri Zarif che ha allarmato tremendamente i conservatori" e dell'ex presidente, Hassan Rohani. Non a caso sul quotidiano d'area Kayhan, il direttore Hossein Shariatmadari ha fatto appello esplicito agli altri candidati a ritirarsi e unire le forze per sostenere Qalibaf. Proprio l'ex sindaco di Teheran ha attirato l'attenzione di Pedde per come si è mosso durante la campagna elettorale. Sostenendo la necessità di "rinegoziare con gli Stati Uniti" dopo il ritiro unilaterale dal Jcpoa deciso da Donald Trump nel 2018, "ha intercettato quella parte di voto che anche in ambito riformista e pragmatico vede nella soluzione dei problemi con l'Occidente la principale leva per risolvere la crisi economica". Per l'esperto, con un'affluenza del 50-55% nessuno dei candidati vincerà al primo turno e si andrà ad un ballottaggio Pezeshkian-Qalibaf, mentre con un dato più basso crescerebbero le possibilità di Jalili, forte di un elettorato di riferimento sicuramente minoritario, ma compatto e che soprattutto partecipa convintamente al voto. Al contrario, un'affluenza molto alta oltre il 60% premierebbe Pezeshkian. Ma, secondo Pedde, al momento è Qalibaf il favorito. In caso di secondo turno l'attuale speaker potrebbe intercettare il voto ultraconservatore e al quinto tentativo potrebbe finalmente diventare presidente. L'elezione di Qalibaf, sottolinea Pedde, sarebbe propedeutica anche a un passaggio chiave rappresentato dal post-Khamenei che si avvicina sempre di più con l'avanzare dell'età dell'attuale Guida. "Khamenei non ha grande interesse a vedere Jalili al governo, per lui sarebbe una ripetizione dell'esperienza Ahmadinejad che è stata fallimentare, dal momento che i paydari hanno al loro interno una forte componente radicale ostile alla Guida – spiega – ritengo invece i principalisti gli unici in grado di gestire la transizione durante la delicata fase che si aprirà dopo la morte di Khamenei, quando con molta probabilità con un emendamento costituzionale si ridurranno i poteri del Rahbar e, in questo senso, Qalibaf è il candidato ideale". Anche Mauriello ritiene probabile, data per assodata un'affluenza di poco sopra al 50%, una sfida al secondo turno tra Qalibaf e Pezeshkian. Il candidato riformista, sintetizza, non ha messo in discussione le linee rosse della Repubblica islamica, come la questione della polizia morale e dei poteri della Guida, "non si è messo a fare populismo" e non ha cercato di invogliare con tematiche attrattive, come il velo, la cosiddetta Gen Z che ha guidato la protesta per Mahsa e che finora non hai mai votato. Si tratta di potenziali elettori che "cercano un cambio sostanziale" e che "con onestà" Pezeshkian non ha cercato di 'conquistare' con promesse poi difficili da mantenere. Invece "con intelligenza" si è rivolto alla maggioranza della popolazione che ha tra i 35 ed i 45 anni senza cercare di "forzare lo scontro politico" a differenza di Mostafa Pourmohammadi, l'unico 'rohani' (parola equivalente a ulema in arabo) che indossa il turbante e che ha impostato una campagna più aggressiva. Il professore non è invece sorpreso della chiara indicazione di Qalibaf sulla sua disponibilità a negoziare con gli Usa, se eletto. L'ex sindaco di Teheran "in realtà è un pragmatico, un tecnocrate che ha una posizione meno oltranzista anche sul velo. Il fatto che voglia fare l'accordo con gli Stati Uniti non mi sorprende, pure Raisi voleva provarci, anche Jalili vuole arrivarci ma da una posizione di forza – conclude – Qalibaf invece è un politico meno ideologico e quindi che cerca il consenso".  —internazionale/[email protected] (Web Info)

Biden flop nel confronto tv, panico tra i dem: “Serve altro candidato”

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(Adnkronos) – La performance del presidente Joe Biden durante il dibattito in diretta tv con Donald Trump ha fatto scattare campanelli d'allarme nell'establishment democratico, portando alcuni esponenti a chiedersi se sia il candidato giusto in vista delle elezioni di novembre. "E' sembrato un po' disorientato. È diventato più forte man mano che il dibattito è andato avanti. Ma a quel punto, penso che il panico già serpeggiasse", ha affermato David Axelrod, già stratega delle campagne elettorali di Barak Obama e commentatore politico della Cnn. Axelrod ha anche dato voce a una conversazione avvenuta ieri sera tra molti democratici: "Si discuterà se debba continuare". Fin dall'inizio del dibattito, il presidente è apparso in difficoltà con la voce. Biden si è schiarito la gola e ha tossito più volte, una condizione che, secondo diverse fonti citate dalla Cnn, è stata causata da un raffreddore. Come non manca di sottolineare l'emittente, Biden spesso è rimasto con lo sguardo nel vuoto e a bocca aperta mentre Trump parlava. Di tanto in tanto ha faticato per concludere i suoi concetti, cedendo terreno su questioni come l'aborto su cui i democratici hanno un vantaggio. "È difficile sostenere che Biden debba essere il nostro candidato", ha dichiarato un operativo del partito democratico che ha lavorato per campagne a tutti i livelli per oltre un decennio. "La questione principale che doveva dimostrare al popolo americano era che avesse l'energia e la resistenza. E non l'ha fatto", ha detto Kate Bedingfield, ex direttrice della comunicazione della Casa Bianca e al fianco di Biden dai tempi in cui era vice presidente. Diversi analisti politici statunitensi hanno espresso preoccupazione per la pessima performance del presidente in vista delle elezioni di novembre. In molti hanno criticato Biden per le dichiarazioni confuse. Il commentatore politico della Cnn Van Jones, consigliere speciale dell'ex presidente Barack Obama, ha definito la performance di Biden "penosa". "Sta facendo del suo meglio. Ma stasera doveva affrontare la prova di riconquistare la fiducia del Paese e della base (democratica, ndr). E non è riuscito a superarla", ha detto Jones. Un altro analista della Cnn, John King, ha aperto la discussione post-dibattito affermando che ora c'era "un panico profondo, ampio e molto aggressivo nel Partito Democratico" in seguito alla "scarsa" performance di Biden. Di conseguenza, alcuni nel partito stavano "parlando" della possibilità di chiedere a Biden di "farsi da parte", ha detto King. "Penso che abbiamo fatto bene". Il presidente Joe Biden respinge così le forti preoccupazioni emerse all'interno del Partito Democratico. Alla domanda dei giornalisti sulle richieste di ritiro dalla corsa alla Casa Bianca e se avesse qualche dubbio sulla sua performance, Biden ha attaccato l'ex presidente. "No, è difficile discutere con un bugiardo. Il New York Times ha sottolineato che ha mentito 26 volte", ha detto Biden che, secondo il pool, alla domanda se fosse malato ha risposto di avere mal di gola. Trump ha vinto il dibattito tv con Joe Biden, emerge intanto da un instant poll della Cnn condotto via messaggi di testo tra 565 elettori statunitensi registrati che hanno affermato di aver assistito al confronto in diretta tv. Le percentuali sono piuttosto nette. Secondo il 67%, l'ex presidente ha avuto una performance migliore, mentre prima del dibattito il 55% dello stesso campione di intervistati aveva dichiarato di aspettarsi un vittoria di Trump nel confronto. Sempre secondo il sondaggio, il 57% ha affermato di non avere reale fiducia nella capacità di Biden di guidare il Paese ed il 44% ha sostenuto lo stesso di Trump. Solo il 36% di chi ha assistito al dibattito ha dichiarato di avere molta fiducia nella capacità dell'ex presidente di guidare il paese ed il 14% ha detto lo stesso di Biden. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Lo scivolone di Biden, il solito Trump: il meglio e il peggio del dibattito Usa

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(Adnkronos) – Il primo dibattito tra Joe Biden e Donald Trump si conclude nella disperazione degli staff e degli elettori democratici: se il presidente in carica doveva tranquillizzare sulla sua tenuta fisica e mentale, i 90 minuti in diretta sulla CNN (ma in realtà a reti unificate) sono stati un disastro. Biden aveva una voce rauca e tremante – secondo i suoi, stava riprendendosi da un raffreddore – ha balbettato, si è perso nei concetti ed è riuscito a sferrare pochi colpi sui tanti punti deboli del suo rivale. Soprattutto nella parte iniziale, i suoi 81 anni sono stati evidenti, tanto che persino la vice-presidente Kamala Harris ha dovuto ammettere che si è trattato di un “avvio lento”. Sul finale Biden ha portato a casa qualche punto, ma forse era troppo tardi: la sensazione degli spettatori (si preannunciano grandi ascolti) era già univoca, e c’è chi tra i donatori e nel suo partito, come Nadia Ahmad, membro del Democratic National Committe, chiede che il presidente faccia un passo indietro per lasciare che il partito scelga un altro candidato.  
Trump, dal canto suo, ha offerto uno spettacolo già visto: un mix di spacconaggine, qualche bugia (i moderatori avevano deciso che il fact-checking non era compito loro), ma anche qualche battuta memorabile, come quando Biden si è impappinato sul tema della salute e ha chiuso una frase dicendo “We beat Medicare”, abbiamo sconfitto (o picchiato) l’assicurazione sanitaria federale, e Trump ha colto l’occasione per dire “Sì, l’hai picchiata a morte”. Non sono molti. È riuscito a sferrare buoni colpi parlando del 6 gennaio 2021, giorno dell’assalto a Capitol Hill, e a sottolineare la responsabilità di Trump, “per tre ore gli hanno chiesto di intervenire e per tre ore non ha fatto nulla”. Mentre Trump difendeva gli assaltatori, che la sua più radicale considera patrioti, Biden ha avuto gioco facile a chiamarli criminali.  Sull’aborto, uno dei temi più forti per Biden, è partito bene ma poi si è incartato parlando di un caso spesso citato da Trump, ovvero Laken Riley, una donna che sarebbe stata uccisa da un migrante senza documenti. E l’immigrazione è invece una delle questioni su cui Trump stravince nei sondaggi.  Gli attacchi personali sono stati colpi bassi ma inevitabili: Biden ha ricordato che “c’è solo un pregiudicato su questo palco”, che Trump ha fatto “sesso con una pornostar mentre la moglie era incinta” (in realtà Melania aveva già avuto il figlio Barron all’epoca del caso Stormy Daniels), e che il suo rivale ha “la morale di un gatto randagio”.  La raucedine, la voce balbettante, i concetti lasciati a metà, le frasi a volte incomprensibili. L’intera performance è stata al di sotto delle aspettative, come confermato anche dai suoi collaboratori. In uno dei momenti più imbarazzanti, si è incartato in un ragionamento senza arrivare a un punto, il suo tempo è finito, il suo microfono è stato chiuso e Trump ha potuto dire “Davvero, non so cosa abbia detto alla fine di quella frase. Ma credo che neanche lui sappia cosa ha detto”. Un altro problema è stato lo “split-screen”: mentre Trump parlava, Biden aveva un espressione poco vigile, con la bocca aperta, gli occhi che vagavano. È mancato quel sorriso che quattro anni fa sfoggiava mentre il suo avversario diceva le cose più improbabili.  
Biden non brilla, Trump non sfonda: com'è andato il confronto tv
 L’ex presidente è riuscito, quasi sempre, a giocare la partita che volevano i suoi collaboratori. Non ha esondato come nel primo dibattito del 2020 (stavolta i moderatori potevano chiudere i microfoni, in caso), e pur in assenza di pubblico è riuscito a veicolare il suo messaggio: la presidenza Biden “è la peggiore di sempre”, l’economia e il costo della vita erano migliori quando lui era alla Casa Bianca, e ha potuto sottolineare le volte in cui Biden ha dimostrato la sua fragilità. Sull’immigrazione, il suo punto forte (tanto che Biden ha dovuto approvare recentemente una norma molto restrittiva per cercare di recuperare punti), è riuscito a imprimere negli spettatori i concetti chiave della sua campagna: “le politiche del presidente sono ridicole, folli e stupide”, e hanno portato a una "ondata di crimine" nel paese.  Oltre a quando si è parlato del 6 gennaio, della sua condanna per i soldi alla pornostar Stormy Daniels e della causa civile vinta da E.Jean Carroll per molestie sessuali, sul tema interruzione di gravidanza ha perso qualche punto ed è stato costretto ad ammettere di essere a favore della pillola abortiva (cosa che non sarà gradita alla parte più conservatrice del suo elettorato). Ovviamente ha rifilato una serie di fatti esagerati o proprio falsi, chiamato Biden un “Manchurian candidate” manovrato dalla Cina, ma se per un elettore democratico o indipendente si tratta di fatti perlopiù manipolati, falsi o smentiti, per i suoi sostenitori era come ascoltare un cantante che fa tutte le hit preferite a un concerto.  Questo è stato un dibattito record: mai si era fatto così presto nella corsa alla presidenza. In genere si aspettano le convention con le investiture ufficiali, ma stavolta il risultato era così scontato che è stato il campo di Biden a chiedere di farlo subito. E a questo punto c’è chi si chiede perché abbiano voluto mandare il candidato allo sbaraglio: forse perché al discorso sullo Stato dell’Unione aveva offerto un’ottima prova e speravano potesse ripeterla, forse perché facendolo così presto gli elettori avrebbero avuto tempo di dimenticare una performance debole. Purtroppo per loro, si parlerà di questo dibattito, e dell’inciampo di Biden, per settimane. Il secondo e ultimo confronto si dovrebbe svolgere a settembre, ma prima ci sono le convention: il 15-18 luglio quella repubblicana a Milwaukee, Wisconsin; il 19-22 agosto quella democratica a Chicago, Illinois. Da qui ad allora il coro di chi chiede a Biden un passo indietro sarà assordante. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Biden stecca, Trump non sfonda: com’è andato il confronto tv

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(Adnkronos) –
Niente stretta di mano, attacchi reciproci e accuse tra economia, politica estera, aborto, immigrazione. Joe Biden e Donald Trump sul ring della Cnn per il primo confronto tv in vista delle elezioni Usa 2024. Novanta minuti nello studio di Atlanta, il presidente e l'ex presidente si confrontano davanti a milioni di telespettatori americani e non solo rivendicando i risultati raggiunti nei rispettivi mandati e puntando il dito contro il rivale. Si passa dall'andamento dell'economia al ruolo degli Usa nello scacchiere internazionale, con ampio spazio dedicato all'Ucraina e alla minaccia rappresentata da Putin: "C'è l'articolo 5 della Nato: un attacco a uno è un attacco a tutti, se dopo l'Ucraina tocca alla Polonia, che succede?", chiede Biden. 
"Metterei fine alla guerra prima di assumere l'incarico", dice Trump rispolverando un cavallo di battaglia. Biden, che secondo i media Usa è condizionato da un raffreddore, non appare brillante nelle risposte: tossisce, si schiarisce la voce, parla con voce rauca. Trump affonda il colpo in un paio di occasioni ("Nessuno ha capito cosa ha detto") mentre Biden sottolinea il curriculum giudiziario e morale del rivale, "un criminale condannato" che "ha fatto sesso con una pornostar". I commenti, sui social, stigmatizzano l'atteggiamento troppo passivo dei due moderatori della Cnn: a Dana Bash e Jake Tapper viene rimproverata in particolare l'assenza di interventi nei confronti di Trump, sostanzialmente libero dai vincoli del fact checking in ogni singola risposta. Nel confronto tv entra in campo l'età. Il presidente ha 81 anni, l'ex presidente ne ha 78. Trump cita i risultati ottenuti in "due test cognitivi, brillantemente superati. Vorrei che anche lui si sottoponesse a un test. Toccando ferro, io sto bene, la mia salute è ottima. Mi sento in forma come 25-30 anni fa, credo di aver perso anche peso", dice mentre il discorso si sposta sul campo da golf. "Mi ha sfidato a una partita di golf…. Lui non può colpire una palla e spedirla a 50 yard", dice l'ex presidente. "Il mio handicap è sceso a 6. Sarei felice di giocare a golf se lui si portasse da solo la borsa…", la replica di Biden. "Handicap a 6… – chiosa Trump- Ho visto com'è il tuo swing… Questa è la bugia più grande di tutta la serata". In dirittura d'arrivo, l'ex presidente viene interpellato sulla reazione in caso di eventuale sconfitta: accetterà il verdetto o ripeterà che le elezioni sono state rubate come nel 2020? "Accetterò il risultato? Se è un'elezione corretta e legale, certamente".  —internazionale/[email protected] (Web Info)

Torna il caldo africano sull’Italia, oggi 15 città da bollino giallo

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(Adnkronos) –
Torna il caldo africano sull'Italia. Oggi, venerdì 28 giugno, è previsto bollino giallo (livello di allerta 1) in 15 città delle 27 monitorate dal bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute. Ma la situazione peggiorerà sensibilmente domani,sabato 29, quando ci saranno 17 capoluoghi da bollino arancione. Le città più calde oggi saranno Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma e Viterbo. Il livello di allerta 1 indica "condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un'ondata di calore. Questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute".   Domani è prevista un'allerta di livello 2 ad Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Catania, Firenze, Frosinone, Latina, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Trieste, Verona e Viterbo. Con il bollino arancione le temperature sono elevate e le condizioni meteorologiche possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione, in particolare nei sottogruppi di popolazione suscettibili piega il ministero della Salute. Bollino verde, cioè nessuna allerta per la salute, a Cagliari e Genova. Allerta gialla (livello 1) in tutte le altre città monitorate: Bari, Civitavecchia, Messina, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Torino, Venezia. —[email protected] (Web Info)

Esami e visite in farmacia, Uap ‘rispettare requisiti e legalità’

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(Adnkronos) – “Non vogliamo togliere quello che il Governo intende dare alle farmacie ma vanno rispettate le regole. Il 27 settembre ci sarà una grande manifestazione a Roma per affermare che non è possibile dire che le farmacie sono già presidi sanitari e non hanno bisogno di requisiti per fare gli esami e le visite. Non è una lotta alle farmacie, ma gli ospedali privati accreditati devono rispettare 420 requisiti e non vedo perché una farmacia non debba rispettarli. In più, serve un medico che deve legittimare l’operato e non c’è oggi in farmacia. Uap rappresenta 95mila strutture sanitarie private accreditate con 350mila dipendenti”. Così Mariastella Giorlandino, presidente dell’Uap, Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata, in una conferenza stampa alla Camera sul nodo dell’ampliamento di alcuni servizi come prelievi, esami e visite in farmacia.  "Per noi è fondamentale la legalità – ha precisato Giorlandino – Se si dovesse erogare nella farmacie qualsiasi tipo di attività – ma soprattutto tutto ciò che è clinico – si devono rispettare i requisiti. Noi siamo 95mila strutture su tutto il territorio, siamo capillari. Mi sono sempre molto stupita che negli ultimi interventi si parli di farmacie, di medici di base, ma si dimentica di una realtà come la nostra preziosa. Facciamo più di 1 mld di prestazioni all'anno e dobbiamo rispettare più di 420 requisiti. Noi siamo una ricchezza per il Ssn, chi viene in ambulatorio ha una risposta in due ore".  "Voglio dire al nostro ministro della Salute Orazio Schillaci, che è un medico, guardiamo alla qualità del servizio. Non voglio attaccare le farmacie ma non si può dare una risposta su uno scontrino senza una firma. Qualsiasi attività, anche un Ecg, va montato da un medico cardiologo e non da un farmacista. Alle farmacie dico: non vi offendete, rispettate i 420 requisiti e prendete il personale autorizzato. Perché – conclude – non possiamo giocare sulla salute delle persone, poi se vogliamo mettere dei fondi mettiamoli su chi già fa una procedura che salva le persone".   —[email protected] (Web Info)

Università: Tirana, Giovanni Migliore è ‘Doctor Honoris causa’

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(Adnkronos) – L'Università di Tirana ha insignito della titolo di 'Doctor honoris causa' a Giovanni Migliore, presidente della Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere), per "il prezioso contributo nel campo dell’innovazione" in Medical Practice Managment in Albania.  —[email protected] (Web Info)

Estate, al via esodo tra pasti ‘fai da te’ o in autogrill, esperto ‘leggerezza e digeribilità’

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(Adnkronos) – Il cestino 'fai da te' o la fermata in autogrill o al bar in aeroporto e stazione? Quando si parte, in macchina o in aereo, per un lungo viaggio occorre pensare – bene – anche ai pasti. "Oltre che da personali limitazioni correlate ad eventuali stati patologici, allergie o severe intolleranze, la scelta può dipendere da fattori diversi che possono andare dalle singole preferenze alimentari alla disponibilità di tempo e di risorse, alla durata del viaggio e, in caso di lunghe trasferte, all'impossibilità di mantenere ben refrigerati alimenti eventualmente deperibili. Quale che sia la scelta, tuttavia, le parole d'ordine che devono contraddistinguere il modo di alimentarsi durante un viaggio, e tanto più in estate, sono leggerezza e digeribilità". A fare il punto è l'immunologo Mauro Minelli, docente di dietetica e nutrizione umana presso Lum. "Senza sottoporsi a diete particolari – spiega all'Adnkronos Salute – è fondamentale prestare attenzione a non introdurre pietanze pesanti per eccellenza come fritti o preparazioni con troppi condimenti e, magari, optare per pasti poco elaborati o panini non troppo farciti. Chi si muove in auto può oramai trovare, presso le stazioni di servizio, un'ampia gamma di cibi e bevande, inclusi pasti caldi. Si tratta, tuttavia, di scelte più costose rispetto a quella di portarsi da casa le vivande prodotte con ingredienti controllati e personalizzati, magari da consumare in occasione di una sosta; oltretutto – avverte – le opzioni da autogrill potrebbero risultare meno salutari in quanto, soprattutto se di derivazione industriale, ricche di zuccheri e grassi saturi e molto più caloriche".  "Per contro – continua Minelli – lo svantaggio del 'fai da te' potrebbe risiedere nel fatto che la preparazione domestica del cestino da viaggio richiede tempo e adeguata pianificazione, anche perché alcuni cibi potrebbero alterarsi durante il viaggio, soprattutto se fa caldo. Pertanto, nel caso in cui si dovesse decidere per una sosta ristorativa in autogrill, sarà bene optare per insalate, frutta fresca, yogurt, panini integrali, preferendo acqua meglio se non addizionata di gas, tè o succhi non zuccherati".  "Anche nel caso in cui ci si debba spostare in aereo, quel che mangiamo può rendere più o meno piacevole il viaggio – prosegue Minelli – Che sia un viaggio breve o intercontinentale, è sempre meglio evitare cibi spezzafame come snack dolci o salati spesso serviti a bordo e semmai preferire, ovviamente in assenza di specifiche allergie, una manciata di frutta secca che, grazie ai suoi preziosi componenti, favorisce il senso di sazietà fungendo inoltre da antistress in volo".  "Invece, nel corso di viaggi intercontinentali, sarà sempre il caso di prediligere pasti leggeri, evitando pietanze particolarmente elaborate o comunque cariche di salse e burro che spesso nei cibi serviti in aereo abbondano, non foss'altro che per la loro capacità di meglio conservare e dar sapore ai piatti consumati in volo", conclude.  —[email protected] (Web Info)

Donini: “Ia grande opportunità ma persona resti al cento”

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(Adnkronos) – "Le Regioni sono contemporanee a questa riorganizzazione e alla rivoluzione che deriva dalla tecnologia legata anche all'intelligenza potenziata e all'intelligenza artificiale. Oggi sono possibili cure, interventi chirurgici, esami diagnostici con una precisione, una predizione tale che erano inimmaginabili fino a qualche anno fa. E' una grande opportunità che deve però interrogarci anche sul piano etico, perché la persona deve essere sempre posta al centro". Lo ha detto Raffaele Donini, coordinatore Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e Pa, assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna, partecipando oggi alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, che si è svolta all'interno dell'evento Laboratorio Sanità 20/30 Ai in corso a Codroipo (Udine). "Sull'intelligenza artificiale, che io chiamo intelligenza potenziata – aggiunge Donini – in realtà non siamo indietro come nazione: siamo disomogenei. Come è disomogenea oggi in Italia la risposta sanitaria ai bisogni di salute dei cittadini. Oggi ci sono strumenti a disposizione di alcuni sistemi sanitari che occorre mettere a disposizione di tutti. Il tema nazionale oggi è l'omogeneità della risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Occorre dare al sistema sanitario quelle prospettive e quella consistenza, anche di finanziamento, che possano garantire alle Regioni che sono in una situazione di maggiore criticità di poter fare passi in avanti significativi".  La tecnologia digitale "deve essere avanti – afferma – andrà sempre avanti. Non è possibile non farne uso, non è possibile assolutamente prescindere dal fatto che oggi la circolarità e la disponibilità delle informazioni per il cittadino devono essere al centro, al primo posto. Certo è che oggi il Fascicolo sanitario elettronico per il cittadino è essenziale. Le Regioni che lo hanno da tempo sperimentato, come appunto l'Emilia Romagna, lo sanno benissimo: è un patrimonio di informazioni a disposizione dei clinici e dei cittadini e quindi tutte le implementazioni che si possono fare si devono fare. Poi, ovviamente, occorre far tesoro di tutti i rilievi che il Garante" Privacy "ci ha ci ha rivolto".  Sul riparto, per Donini resta la questione "di un Fondo sanitario nazionale che non è consistente, non è capiente. I 3 miliardi in più che questo Governo ha messo nel fondo, di fatto, le Regioni non li vedono perché sono vincolati al rinnovo del contratto del personale dipendente e sono anche in qualche modo" assorbiti "dall'aumento del tetto farmaceutico".  "E' quindi sempre più difficile per le Regioni, in assenza di un incremento del Fondo sanitario, farsi carico di tutte quelle che sono le richieste giustissime del territorio. Lo diciamo da qualche anno: il Fondo sanitario deve essere implementato per dare modo alla sanità di garantire sempre più il diritto alla salute dei cittadini. Speriamo – conclude – che ciò avvenga".  —[email protected] (Web Info)

Esperti: “Non curare disfunzioni tiroide mette a rischio gravidanza’

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(Adnkronos) – L'impatto della funzionalità tiroidea su fertilità e gravidanza è un argomento importante e attuale, ma non sempre adeguatamente approfondito, che ha portato l'associazione pazienti Gat, Gruppo Aiuto Tiroide, grazie al sostegno della Fondazione Con Il Sud, a raccogliere le più aggiornate evidenze scientifiche sul tema. "La necessità di focalizzare l'attenzione su queste tematiche – spiega Annunziata Bellavista, presidente dell'associazione – è scaturita dalle osservazioni emerse durante l'attività che ogni anno vengono svolte nelle scuole". La fertilità femminile "è garantita dalla complessa interazione tra fattori ormonali, ginecologici e anatomici, che insieme assicurano la regolarità del ciclo mestruale e dell'ovulazione e la creazione di un ambiente uterino idoneo all'impianto e alla crescita dell'embrione – chiarisce Francesco Giorgino, professore ordinario di Endocrinologia, direttore Uoc di Endocrinologia Policlinico di Bari – Alterazioni ormonali possono rompere questo equilibrio e compromettere la fertilità e il prosieguo della gravidanza. In particolare, gli ormoni tiroidei T3 e T4 sono implicati nella regolazione di numerose funzioni nell'organismo, inclusa la regolazione del ciclo mestruale e dell'ovulazione".  "Gli ormoni tiroidei sono fondamentali per la donna partendo dall'adolescenza fino alla menopausa; gli estrogeni sono in grado di modulare la funzione tiroidea e la funzione tiroidea è fondamentale per la riproduzione umana – prosegue Rossella Nappi, professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia, responsabile Ssd Ostetricia e Ginecologia 2 – Pma Ospedale San Matteo Pavia – Spesso il ginecologo si trasforma nel medico di prima linea nell'intercettare le disfunzioni tiroidee e, in sinergia con l'endocrinologo, le cura. Nell'adolescenza l'uso, ad esempio, della pillola estroprogestinica può avere un impatto sulla funzionalità tiroidea, poiché induce alterazioni, seppur modeste, delle quote libere degli ormoni tiroidei, ma il periodo della vita della donna in cui una valutazione della funzionalità tiroidea è importante è la fase pre-concezionale e peri-concezionale, perché molti studi hanno dimostrato che una funzione tiroidea non ottimale è responsabile di irregolarità delle mestruazioni e di problemi dell'ovulazione".  In generale, "la prescrizione di terapie ormonali, siano esse contraccettive o della fertilità – aggiunge Nappi – dovrebbe associarsi a un monitoraggio della funzione tiroidea, in particolare nelle pazienti con patologia tiroidea nota. Anche una donna con un ciclo mestruale regolare, fertile, ovulatorio, ma con una tiroide non perfettamente in squadra può riportare un maggior rischio di aborto e di fallimenti riproduttivi per meccanismi ancora in parte da chiarire".  "Un'attenzione particolare – continua la ginecologa – deve essere data a gravidanze che iniziano con una funzione tiroidea normale, ma con un profilo di infiammazione, quindi di autoanticorpi, la cosiddetta tiroidite di Hashimoto; questa condizione può comportare un inizio non ottimale della gravidanza, con il rischio di formare una futura placenta meno efficiente. Questo può comportare non soltanto un maggiore rischio di aborto, ma anche il rischio di sviluppare una vera e propria insufficienza placentare che può associarsi a ipertensione arteriosa, parto prematuro, bambino di basso peso. Ed è per questo che la misurazione del Tsh pre concepimento, degli anticorpi base, i cosiddetti Tpo, è consigliata per intervenire tempestivamente in caso di gravidanza. Nei centri di fecondazione assistita, talvolta, si correggono preventivamente, con bassissime dosi di ormone tiroideo, le pazienti che si sottopongono a stimolazione ovarica sulla base di importanti studi che confermano la validità di questo intervento".  Come sempre "la prevenzione è fondamentale e questa può essere fatta attraverso l'assunzione di iodio – sottolinea Giorgino – Un'adeguata assunzione di iodio, infatti, è fondamentale per garantire il corretto funzionamento della tiroide, poiché lo iodio è un componente necessario per la sintesi degli ormoni tiroidei. Pertanto, la iodo-profilassi può influenzare la salute tiroidea e di concerto la fertilità delle donne prevenendo le disfunzioni tiroidee e il miglioramento della fertilità. Un adeguato apporto di iodio è necessario per prevenire la carenza iodica, che è tra le principali cause di disturbi tiroidei, come l'ipotiroidismo e il gozzo. Il mantenimento di livelli appropriati di iodio promuove una funzione tiroidea ottimale, che contribuisce a migliorare la fertilità". Ma non solo, "riesce anche ridurre il rischio di complicanze durante la gravidanza: la iodo-profilassi può ridurre il rischio di complicanze derivanti dalla carenza di iodio durante la gravidanza, come l'ipotiroidismo o il ritardo mentale nel feto – rimarca l'endocrinologo – Questo può contribuire a una gravidanza più sana e a una migliore salute materno-fetale e neonatale. Ed infine la iodo-profilassi può contribuire a ridurre il rischio di aborti spontanei.  "E' importante sottolineare che anche l'eccesso di iodio può essere dannoso – precisa Giorgino – tanto quanto la sua carenza. Pertanto, è essenziale mantenere un equilibrio nell'assunzione di iodio e non eccedere le dosi raccomandate, specialmente durante la gravidanza e l'allattamento. Pertanto, le donne in età fertile dovrebbero consultare il proprio medico riguardo alla necessità di integrare lo iodio. Va detto che la profilassi con iodio può influenzare la salute tiroidea e la fertilità maschile in modo simile a quanto avviene nelle donne, sebbene gli effetti siano meno chiari e meno esplorati nell'uomo".  "La sorveglianza dello stato di nutrizione iodica è un'azione concreta a favore del benessere della popolazione generale e delle donne pugliesi in particolare", osserva Daniela Agrimi, responsabile dell'Orpg Osservatorio regionale per la prevenzione del gozzo-Puglia, con cui il Gat ha una stretta e proficua collaborazione. Un ultimo aspetto riguarda la "relazione tra terapie oncologiche e tiroide – fa notare Agrimi – Le terapie oncologiche di ultima generazione hanno dimostrato una buona efficacia in molti tipi di tumore, tanto che il loro utilizzo è stato approvato per la terapia di diverse neoplasie (melanomi, carcinomadel polmone, del rene, e neoplasie del sangue). Uno dei principali problemi legati all'uso di queste classi di farmaci è la tossicità endocrina, che si manifesta con una riduzione o un eccesso della funzionalità ormonale della ghiandola endocrina colpita. Sebbene qualsiasi ghiandola possa essere oggetto di tale tossicità, la tiroide è l'organo più frequentemente interessato (circa il 15% dei casi), con quadro clinico che spesso consiste in una ridotta produzione di ormoni tiroidei, cioè nell'ipotiroidismo. Tale quadro si presenta in genere 1-3 mesi dopo l'inizio della terapia e può essere preceduto da un periodo transitorio di ipertiroidismo, dovuto al rilascio eccessivo di ormoni nel sangue da parte della tiroide colpita. In aggiunta alla tiroide, anche ipofisi, surreni e pancreas endocrino possono essere colpiti".  Infine, secondo Nappi "c'è ancora tanto da studiare per supportare la donna nelle fasi della vita, perché anche la menopausa è un momento in cui la tiroide va in riserva; vediamo molto ipotiroidismo di tipo sub-clinico che contribuisce allo stato di malessere della donna nel momento menopausale, quindi correggere la funzione tiroidea e studiarla è importante anche nelle donne che non sono più fertili". —[email protected] (Web Info)