(Adnkronos) – Il mondo del lavoro è in costante evoluzione, e la possibile introduzione della settimana corta dopo l’affermazione ormai consolidata dello smart working, possono essere strumenti di salvaguardia del benessere dei lavoratori così come dell’ambiente. Una nuova indagine realizzata per Pulsee luce & gas, brand digitale di Axpo Italia, dalla società NielsenIQ, ha portato in luce i punti di vista su questo importante aspetto di un campione rappresentativo della popolazione italiana. Dal rapporto emerge che 1 intervistato su 3 lavora in modalità full remote o ibrida. Lo smart working è mediamente concesso per il 37% delle ore totali di lavoro (uno o due giorni, su cinque). Complessivamente, il 49% del campione preferisce il lavoro agile, mentre il 42% l’ufficio. Tra i lati positivi del lavoro da casa figurano principalmente la riduzione dei tempi di spostamento per raggiungere il luogo di lavoro (77%), che in media ammonta a 41 minuti, e dei costi (72%), che ammonta a circa 124 euro al mese tra viaggi e pranzi di lavoro) insieme a una migliore gestione del work-life balance (64%). I maggiori rischi percepiti, invece, sono l’isolamento sociale (59%) (specie al Nord Ovest), la sedentarietà (58%) e la difficoltà a separare lavoro e vita privata (44%). L’espansione dello smart working risulta particolarmente compatibile con professioni che non necessitano di troppi strumenti e materiali. Infatti, più di 7 intervistati su 10 ritengono di avere tutti i dispositivi necessari per svolgere il proprio lavoro da casa. Tuttavia, solo il 26% dichiara di avere una seduta ergonomica, il valore scende al 14% nel caso del piano di lavoro ad altezza regolabile e all’11% per i poggiapiedi. Lavorare da remoto può voler dire ottimizzare il tempo per dedicarsi ad attività domestiche: l’89% del campione afferma infatti di approfittare delle pause per svolgere attività collaterali. Tra le più diffuse vi sono cucinare (66%), occuparsi delle faccende domestiche (45%), della lavatrice (44%) e guardare la televisione (29%). La comodità di lavorare da casa ha anche un possibile risvolto della medaglia che riguarda proprio i consumi energetici: il 49% degli intervistati ritiene che con questa nuova modalità lavorativa i suoi consumi siano aumentati con conseguenze sulle bollette. Gli italiani si sono però subito attivati per porre rimedio a questo possibile costo maggiore e le principali contromisure dichiarate sono l’illuminazione, con l’utilizzo di lampadine a basso consumo (59%), il maggiore ricorso alla luce naturale (per il 58%), cui si uniscono alcune accortezze di risparmio energetico. Dallo spegnimento del pc con distacco dall’alimentatore quando non è impiegato (44%), all’ottimizzazione nell’uso di climatizzatori e di riscaldamento (42%). L’indagine offre spunti di riflessione anche sull’impatto sociale della settimana corta (quattro giorni di lavoro a settimana) voluta dall’80% degli intervistati. Circa la metà del campione (48%) dichiara di avere figli. Nella maggior parte dei casi (66%) sono gestiti in autonomia o con l’aiuto dei nonni (24%), solo l’11% si affida a figure esterne come baby-sitter o altre figure professionali, con una spesa media mensile di 115€. Tre intervistati su quattro ritengono che la settimana corta possa generare benefici, dando la possibilità di gestire con maggiore autonomia i propri figli. Tra le iniziative di welfare aziendale evidenziate dai lavoratori, le più comuni sono benefit di tipo economico, come l’assegno familiare (40% del campione), o di tempo retribuito, sotto forma di giorni di paternità e di permessi (34%). Per quanto riguarda invece la cura di familiari anziani o con disabilità, il 35% degli italiani afferma di occuparsene da solo, contro il 65% che ricorre a un aiuto esterno. In particolare, chi riceve supporto conta su altri familiari (42%), mentre il 34% si rivolge a badanti, case di riposo o altre forme di sostegno, con una spesa di circa 540 euro al mese. Per l’85% degli intervistati ‘caregiver’ la settimana corta offre l’opportunità di curare i propri familiari con maggiore autonomia. Il bonus più offerto dalle aziende in questo ambito è la flessibilità (37%), seguita da ore di permesso (22%) e supporto psicologico (14%). Per la cura domestica, solo il 13% del campione afferma di doversi rivolgere a professionisti, spendendo, in media, 107 euro al mese. Anche in questo caso la settimana corta viene percepita come un valido supporto, come dichiara l’80% degli intervistati. Avere un giorno libero in più, inoltre, permetterebbe di dedicare maggiore tempo al benessere personale, soprattutto per svolgere l’attività fisica (62%), ma anche fare gite e viaggi (54%). Il desiderio di adottare la settimana corta coinvolge 4 intervistati su 5, con il 50% che si definisce 'molto interessato'. Per ottenere questo beneficio, i compromessi che i lavoratori sono più propensi ad accettare sono una maggiore flessibilità sull’orario di lavoro durante la settimana lavorativa (52%), un aumento della produttività durante i giorni lavorativi (47%) e un minor numero di pause (45%). Soltanto il 10% sarebbe disposto ad una leggera riduzione dello stipendio. La settimana corta viene vista positivamente come modalità per accrescere l’equilibrio tra lavoro e vita privata (72% del campione), la soddisfazione personale (63%) e il tempo di qualità da dedicare alla famiglia e agli amici. Tra gli aspetti critici sono invece elencati l’aumento del carico di attività durante i giorni lavorativi (51%), la maggior pressione e stress associato al raggiungimento degli obiettivi (37%) e i problemi di coordinamento (27%). Smart working e settimana lavorativa corta sono percepiti quindi come strumenti utili per migliorare la qualità della vita dei lavoratori italiani, con benefici per la gestione della famiglia, la cura degli anziani e la salute. —[email protected] (Web Info)
Ascolti tv, prime time ancora a Euro 2024 con Georgia-Portogallo
(Adnkronos) – La partita degli Europei Georgia-Portogallo trasmessa su Rai1 ha dominato la prima serata di ieri con 5.391.000 spettatori e il 29.7% di share. Si piazza bene al secondo posto il programma di Rai3 'Chi l’ha Visto?' di Federica Sciarelli con 1.873.000 di spettatori e il 12.4% di share mentre la miniserie 'Davos' su Canale5 ottiene 1.207.000 di spettatori e il 7.1% di share. Fuori dal podio troviamo Italia1 che con 'Giuseppe Giacobazzi: Gran Varietà' raggiunge 980.000 spettatori (5.3% share) e Rai2 con 'Detective a passo di danza' con 944.000 spettatori (5.2% share). Seguono Rete4 con 'Zona Bianca' (647.000 spettatori, 5% share); La7 con 'La Torre di Babele0 (646.000 spettatori, 3.5% share). Chiudono la classifica Nove con 'The Peacemaker' (384.000 spettatori, 2.6% share) e Tv8 con la replica di 'Pechino Express' (280.000 spettatori, 1.8% share). —[email protected] (Web Info)
Italia-Spagna, Valentini: “Interessi comuni, cooperazione può crescere”
(Adnkronos) – "Italia e Spagna hanno posizioni politiche e geopolitiche comuni, in Ue spesso ci troviamo su posizioni analoghe, le nostre economie hanno strutture simili e queste condizioni creano le basi per intensificare la nostra cooperazione bilaterale". Lo ha detto Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, intervenendo a Roma alla presentazione della prima edizione del Barometro sugli investimenti spagnoli in Italia. Proprio in ottica geostrategica, Valentini ha ricordato il Piano Mattei che, ha precisato, "non è un Piano dell'Italia con l'Africa ma un progetto con cui l'Italia si impegna a impostare un rapporto paritetico con l'Africa insieme agli amici europei per creare le basi per lo sviluppo del continente con maggiore potenzialità e anche per ridurre i flussi migratori", problema comune a entrambi i Paesi. Il vice ministro ha quindi ricordato l'impegno di Spagna e Italia per la transizione ecologica e digitale delle imprese: "Entrambi stiamo utilizzando al meglio i fondi europei, quando riusciremo a effettuare la transizione digitale e la transizione ecologica, in cui la Spagna è un passo avanti sulle rinnovabili, sono sicuro che il flusso dei nostri investimenti continuerà". A questo proposito, Valentini ha ricordato che "l'attrazione degli investimenti è una priorità per il Governo italiano" che in questa ottica ha, tra le altre cose, rilanciato la figura del Comitato Interministeriale Attrazione Investimenti Esteri (Caie); uno Sportello Unico, "interfaccia univoco per gli investitori stranieri, garantendo loro supporto in tutte le fasi del processo di investimento", previsto la figura di un tutor. "Questo incontro dimostra quante intense siano le relazioni tra i nostri due Paesi. In termini economici, la Spagna investe più di 50 miliardi in Italia e l'Italia investe 15 miliardi in Spagna. Abbiamo circa 60 miliardi di interscambio, questo significa che tra i due Paesi c'è una grande sinergia. Gli spagnoli sono tra i primi ad aver adottato le energie rinnovabili e noi attraverso l'investimento nelle rinnovabili stiamo adattandoci. Entrambi i paesi hanno un PNRR forte, utilizziamo i fondi europei per modificare il nostro sistema e aiutare le nostre imprese ad essere più competitive. Entrambi i paesi hanno un passato che li accomuna e una sinergia in termini di modo di sentire e di operare” ha rimarcato Valentini. “E' stata presentata anche una valutazione da parte delle imprese spagnole di ciò che vogliono fare nel nostro Paese: tutti intendono ampliare gli investimenti. Il Governo italiano cerca, con l'apertura dello sportello unico che consente alle aziende di bussare in un unico posto, di aiutare le imprese ad affrontare i problemi burocratici. I termini entro il quale un investimento può essere realizzato sono ancora troppo lunghi, li dobbiamo ridurre per cogliere quella finestra che serve in questo momento per gli investimenti soprattutto nelle energie rinnovabili", ha concluso. —[email protected] (Web Info)
Consiglio Ue, la partita delle nomine. Tusk: “Non c’è Europa senza Italia”
(Adnkronos) – Si apre ufficialmente a Bruxelles la partita delle nomine europee. La premier Giorgia Meloni è arrivata nella capitale belga per l'inizio dei lavori del Consiglio europeo. La presidente del Consiglio non ha rilasciato dichiarazioni al suo ingresso alla 'Lanterna' all'Europa Building di Bruxelles. Sul tavolo del summit, a seguito della riunione informale dei leader del 17 giugno, ci sono le nomine per il prossimo ciclo istituzionale della Ue. Compito del Consiglio è, infatti, quello di eleggere il presidente del Consiglio europeo, nominare il presidente della Commissione europea e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri (queste ultime due nomine sono soggette a un voto del Parlamento). In un duro discorso, pronunciato ieri alla Camera e al Senato, Meloni ha bocciato "nel metodo e nel merito" l'accordo partorito dai negoziatori di Ppe, socialisti e liberali sui cosiddetti "top jobs" che prevede la riconferma di Ursula von der Leyen al vertice della Commissione europea e le nomine del portoghese Antonio Costa e della estone Kaja Kallas rispettivamente come presidente del Consiglio europeo e come Alto rappresentante della Ue. La premier italiana ha denunciato una "conventio ad excludendum" ai danni dell'Italia, invocando il rispetto, da parte dei gruppi dirigenti europei, del voto espresso dai cittadini alle elezioni dell'8 e 9 giugno. Non è ancora chiaro come si comporterà Meloni al tavolo dei leader, allo stato attuale molto difficilmente dalla presidente del Consiglio potrebbe arrivare un sì alle nomine contenute nel 'pacchetto', confezionato da Ppe, S&D e Renew. Molto dipenderà dalle trattative di questa due giorni. L'Italia chiede una vicepresidenza e un commissario con deleghe pesanti: da tempo si fa il nome del ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, che potrebbe trovare posto a Bruxelles come super commissario alla Coesione e al Recovery Plan. All'ordine del giorno del Consiglio europeo non ci sono solo i top jobs. I leader dei 27 Stati Ue discuteranno anche di altri temi come l'agenda strategica 2024-2029, l'Ucraina, il Medio Oriente, sicurezza, difesa, competitività e migranti. Per quanto riguarda il conflitto russo-ucraino, i 27 capi di Stato e di governo dovrebbero affrontare anche il tema dei progressi compiuti nell'uso dei beni congelati della Russia per sostenere l'Ucraina e la sua ricostruzione, oltre a fare il punto sul cammino di Kiev verso l'adesione all'Ue, in vista della prima conferenza di adesione del 25 giugno 2024. Sul fronte della sicurezza, invece, saranno esaminate le opzioni per incrementare i finanziamenti all'industria europea della difesa. "Nessuno rispetta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l'Italia più di me" dice il primo ministro Donald Tusk. "E' un malinteso: a volte servono delle piattaforme politiche specifiche per agevolare il processo, la posizione comune dei tre maggiori gruppi serve a facilitare il processo. La decisione spetta al Consiglio Europeo. Non c'è Europa senza Italia, non c'è decisione senza Giorgia Meloni. Per me è ovvio".
"Non c'è nessuna decisione" circa un eventuale voto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle cariche apicali Ue. "Finché non inizia il Consiglio, non si può dire che cosa farà l'Italia" ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, arrivando al prevertice del Ppe a Bruxelles. "Bisogna vedere. La mia posizione è favorevole, ma senza alcuna apertura ai Verdi. Bisogna invece guardare e aprire un dialogo con i Conservatori" ha detto Tajani a chi gli chiedeva se la premier Giorgia Meloni potesse votare contro i nomi proposti dalla maggioranza Ue per le cariche apicali nella legislatura 2024-26. "Posso dire quello che facciamo noi di Forza Italia: certamente io sono molto perplesso sulla durata di cinque anni per la presidenza del Consiglio Europeo, perché il Ppe ha vinto le elezioni. Non le hanno vinte né i Socialisti né i Liberali". "Credo" che il premier greco Kyriakos Mitsotakis, uno dei negoziatori del Ppe per le cariche apicali Ue, "abbia parlato" con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Molti di quelli che sono intervenuti oggi hanno parlato" con la premier. "Giustamente c'è stata una reazione quando è stata presentata una proposta senza interloquire con i Paesi". E' stato un errore? "Secondo me sì", conclude. L'Italia "è un Paese del G7 e uno dei principali Paesi europei" sottolinea il presidente e capogruppo del Ppe al Parlamento Europeo Manfred Weber a margine del prevertice del Ppe a Bruxelles. "Apprezzo molto il contributo del governo italiano, sotto la leadership di Antonio Tajani e di Giorgia Meloni. Per questo il processo, cruciale, per tenere conto anche degli interessi italiani è fondamentale per l'Unione Europea". "Per oggi è importante dare stabilità all'Europa – continua Weber – i tre maggiori partiti europei, Popolari, Socialisti e Liberali, hanno la responsabilità speciale di garantire la stabilità per l'Europa. Spero che riusciremo a mostrarlo agli elettori. Poi avremo anche bisogno di una maggioranza nel Parlamento per Ursula von der Leyen". "Noi sosteniamo von der Leyen – aggiunge -, ma chiarisco che tutti gli accordi che facciamo sono basati sui contenuti. La gente si aspetta da noi che produciamo risultati sulla competitività, sull'economia. E dobbiamo risolvere il problema migratorio. Chiunque voglia il sostegno del Ppe deve garantire che risolverà il problema delle migrazioni, fermando l'immigrazione illegale verso l'Europa", conclude. "Gli elettori europei sono stati ingannati. Il Ppe ha formato una coalizione di bugie con la sinistra e i liberali. Non sosteniamo questo accordo vergognoso!". Così scrive intanto su X il primo ministro ungherese Viktor Orban. —[email protected] (Web Info)
Imprese, Pichetto: “In Italia aumentata notevolmente presenza di quelle spagnole”
(Adnkronos) – "Le imprese spagnole in Italia hanno aumentato notevolmente la loro presenza, in particolare per quello che riguarda il settore energetico, con investimenti di decine di miliardi e questo significa un contributo alla crescita del nostro Paese, un legame più forte con la realtà spagnola, che ci sono una serie di rapporti di collaborazione tra le nostre imprese e imprese spagnole importanti. 15 miliardi di euro e 71.000 posti di lavoro sono numeri importanti. In Italia abbiamo presenza notevole anche di altri paesi dell'Unione Europea, in particolare essendo il nostro un paese manifatturiero c'è una presenza tedesca molto forte. Vorrei ricordare che un terzo del prodotto interno lordo italiano è dato dalle esportazioni, e di pari importo dalle importazioni, quindi da investimenti che continuano a crescere. Certamente la Spagna ha una posizione di privilegio nel gruppo di testa con Germania, Francia e con la struttura americana e inglese". Così Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, durante la presentazione dei dati del 'Barometro sul contesto e sulle prospettive degli investimenti spagnoli in Italia', avvenuta presso la Residenza dell’Ambasciatore di Spagna in Italia. —[email protected] (Web Info)
Imprese, Ambasciatore di Spagna in Italia: “Nostri paesi mai così vicini”
(Adnkronos) – "Italia e Spagna non sono mai state così vicine, quantomeno dal punto di vista economico, industriale e dei rapporti umani. Siamo due popoli fratelli, vogliamo lavorare insieme. Ogni giorno decollano dagli aeroporti italiani 180 voli in Spagna e altrettanti dagli aeroporti spagnoli. I vostri investimenti in Spagna sono importantissimi, così come i nostri in Italia. Noi lavoriamo molto per appoggiare le nostre imprese in Italia e stiamo anche lavorando molto per appoggiare il lavoro di ditte spagnole e italiane insieme in terzi mercati, questo è un momento di grande globalizzazione. Insieme possiamo fare grandi cose in altri paesi”. Queste le parole di Miguel Fernández-Palacios, Ambasciatore di Spagna in Italia, durante la presentazione del Barometro sul contesto e sulle prospettive degli investimenti spagnoli in Italia presso la Residenza dell'Ambasciatore di Spagna in Italia, in occasione del 70esimo anniversario della nascita della Camera di Commercio di Spagna in Italia. —[email protected] (Web Info)
Imprese, Patìmo (Camera Commercio di Spagna in Italia): “Meno burocrazia per accelerare investimenti”
(Adnkronos) – "Abbiamo nella Camera di Commercio un'adesione di circa 200 imprese e la maggior parte di esse fanno parte del settore delle infrastrutture e delle energie rinnovabili, senza dimenticare il turismo, prima industria in Spagna, e con una penetrazione importante in Italia di tutte le importanti imprese che gestiscono il turistico alberghiero. La Camera di Commercio Spagnola in Italia ha 70 anni. La Camera di Commercio è nata per poter supportare gli investimenti delle società italiane, delle società spagnole in Italia. Lo hanno fatto in un periodo difficile. Oggi abbiamo la possibilità di poterci confrontare con un mercato più snello, un mercato che privilegia gli investimenti di società in Italia, però abbiamo ancora troppa burocrazia, dobbiamo migliorare perché i capitali spagnoli sono ingenti, siamo presenti con delle importanti banche. Molte delle società della Camera di Commercio sono nella top 10 delle imprese europee. Abbiamo bisogno di meno burocrazia per poter accelerare gli investimenti". Così Luigi Patìmo, presidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia, in occasione della I edizione del Barometro sul contesto e sulle prospettive degli investimenti spagnoli in Italia, elaborato da Analistas Financieros Internacionales (Afi) e lanciato dalla Camera di Commercio di Spagna in Italia, dalla Camera di Commercio di Spagna e dall’Ambasciata di Spagna in Italia, avvenuta presso la Residenza dell’Ambasciatore di Spagna in Italia. “Noi abbiamo cominciato questo nuovo corso della Camera di Comercio 12 anni fa: sono state tolte le sovvenzioni del governo spagnolo e ci siamo trovati in grosse difficoltà, ma la difficoltà è durata solo sei mesi perché ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo creato un gruppo di lavoro che desse una mano agli altri imprenditori. Negli anni è stato fatto molto, il nuovo codice ha dato un'altra direzione, Il soccorso istruttorio dà una mano alle imprese a poter correggere dei piccoli errori, dei cavilli che hanno bloccato opere per centinaia di milioni per tanti anni. Questa è una buona strada ma c'è ancora tanto da fare per il project financing. Ci sono degli articoli molto interessanti che sono stati rivisti all'interno del nuovo codice, ma non è ancora sufficiente”, ha concluso. —[email protected] (Web Info)
Giada Zanola, tracce di narcotici nel corpo della donna buttata giù dal cavalcavia
(Adnkronos) – Sarebbero state trovate delle tracce di benzodiazepine sui tessuti di Giada Zanola, la 33enne buttata giù dal cavalcavia di Vigonza (Padova) un mese fa dal compagno Andrea Favaro, in carcere a Padova con l’accusa di omicidio. È quanto emergerebbe dai primi, parziali esiti degli esami tossicologici svolti dal medico legale Claudio Terranova incaricato dalla procura di Padova. La sostanza è un principio attivo alla base di molti tranquillanti e narcotizzanti e può causare stati di incoscienza se assunta in quantità, circostanza che gli esami in corso stanno ancora accertando. Giada era ancora in vita, forse priva di sensi, quando è arrivata sul cavalcavia di Vigonza da cui, poi, è stata gettata di sotto. Dall'autopsia eseguita dal professor Terranova dell'università di Padova è stato intanto escluso lo strangolamento, né appaiono ferite causate da armi da taglio, mentre sono stati rinvenuti alcuni lividi che confermano la lite tra la donna e il suo compagno di circa due giorni prima della morte della bresciana. —[email protected] (Web Info)
Sanremo 2025, ecco il regolamento giovani: si abbassa l’età, sfide dal 12 novembre
(Adnkronos) – Gli esami non finiscono mai e, nel caso della prossima edizione di Sanremo Giovani 2024, la prima del nuovo corso di Carlo Conti (la quarta però al suo attivo) le prove da superare saranno davvero tante. E, come già annunciato dal direttore artistico, sarà tutto più veloce e snello, a partire dai numeri. Ridotta anche l’età di partecipazione, che andrà dai 16 ai 26 anni compiuti. Nella prima fase, il direttore Artistico e la Commissione Musicale – da lui presieduta – saranno impegnati nell’ascolto di tutti i brani presentati, in regola con i requisiti di partecipazione, per giungere ad una lista di almeno 40 artisti; poi le audizioni dal vivo nella sede di via Asiago a Roma, per raggiungere un totale di 24 giovani talenti.
Dal 12 novembre inizierà la competizione vera e propria con le tradizionali sfide: per quattro seconde serate su Rai 2 (12, 19, 26 novembre e 3 dicembre) 6 artisti proporranno dal vivo i propri brani ma solo 3 di loro supereranno il turno, giudicati anche in questo caso dalla Commissione musicale. Alla semifinale del 10 dicembre, in onda anche questa in seconda serata su Rai 2, accederanno i 12 selezionati che, attraverso il meccanismo delle sfide dirette, si ridurranno a 6: a questi 6 'finalisti' si aggiungeranno 2 artisti provenienti dal concorso 'Area Sanremo' selezionati dalla Commissione musicale Rai. A questo punto sarà tutto pronto per l’esame finale del 18 dicembre in prima serata su Rai 1, in diretta dal Casinò di Sanremo: 8 le potenziali 'Nuove Proposte' a scendere in campo per conquistare il diritto ad esibirsi a febbraio durante 'Sanremo 2025', ma solo 4 di loro (3 provenienti da 'Sanremo Giovani' e 1 da “Area Sanremo”) riusciranno ad approdare sul palcoscenico del Teatro Ariston per Sanremo 75, dal 4 all’8 di febbraio. Nella finale di Sanremo Giovani, la valutazione degli artisti in gara sarà affidata ad una Commissione musicale e, attraverso il Televoto, al pubblico: ciascuno con un peso del 50 per cento. “La reintroduzione della categoria Nuove Proposte, separata da quella dei Big – dichiara il direttore artistico Carlo Conti – è intesa a costituire un concreto momento di ulteriore valorizzazione dei giovani. Il modello che è stato individuato, e anche l’abbassamento dell’età anagrafica, serve infatti a costruire un percorso di crescita lungo tre mesi, tra i vari step di “Sanremo Giovani”. Il tutto finalizzato a individuare i potenziali Big del futuro attraverso la sfida nella categoria Nuove Proposte di febbraio”. Il Regolamento integrale della manifestazione è disponibile sul portale www.sanremo.rai.it da oggi. Le iscrizioni si apriranno a partire dalle ore 16 del 10 luglio per poi chiudersi l’8 di ottobre. —[email protected] (Web Info)
Test Covid sì o no? E quando? Lo studio per capire il momento giusto
(Adnkronos) – In questo strano inizio d'estate, con l'Italia spaccata in due dal meteo, Covid sembra rialzare la testa. Un aumento dei casi che, secondo gli ultimi dati ufficiali, riguarda la maggior parte delle regioni ed è particolarmente evidente nel Lazio. Tornano dunque attuali antiche domande: fare il test oppure no? E se sì, quando? L'esame rapido è affidabile? E come comportarsi in caso di positività? Negli Usa uno studio dell'università di Colorado (Cu) di Boulder, pubblicato su 'Science Advances', cerca di fare chiarezza grazie a un nuovo modello matematico che offre indicazioni utili non solo per l'infezione da Sars-CoV-2, ma anche per altre malattie trasmissibili come l'influenza o il virus respiratorio sinciziale Rsv. E c'è un consiglio che salta all'occhio: in caso di sintomi sospetti, meglio aspettare 2 giorni prima di fare il test Covid. "Per il Covid – sottolinea Casey Middleton, prima autrice del lavoro – abbiamo scoperto che, se si fa un solo test, per usarlo è preferibile attendere 2 giorni dalla comparsa dei sintomi. Perché prima è improbabile che il virus sia rilevabile". In altre parole, facilmente il test non produrrà un risultato affidabile. Al contrario, "per influenza e Rsv è meglio fare il test rapido quando si avvertono i primi sintomi", aggiunge Middleton, dottoranda del dipartimento di Informatica alla Cu Boulder, programma IQ Bio, che ha sviluppato il nuovo modello con l'autore senior Daniel Larremore, docente di Informatica presso il BioFrontiers Institute dell'ateneo. A chi si chiede 'test Covid, sì o no?', quest'ultimo risponde convinto: "Se vuoi andare al club del libro o alla serata bingo con i nonni, testarsi è davvero una buona idea". Come a dire che anche oggi, archiviata l'emergenza pandemica, è sempre meglio sapere di essere stati infettati prima di entrare in contatto con persone fragili. Ciò premesso, "il Covid è cambiato – precisa Larremore – ogni variante si comporta in maniera diversa e diverso potrebbe essere il modo con cui interagisce con i test". E infatti, quando insieme a Middleton ha inserito nel nuovo modello computazionale informazioni sulle varianti Omicron ormai ubiquitarie, sul comportamento dei pazienti e su altri fattori, si è visto che se un contagiato Covid viene sottoposto a test rapido immediatamente, ai primi sintomi, il falso negativo è quasi certo: l'infezione sfugge in una percentuale di casi che arriva al 92%. Aspettando 2 giorni i falsi negativi scendono invece al 70%. Se poi c'è la possibilità di fare un secondo test il terzo giorno, calano al 66%: un'infezione su 3 viene rilevata. Potrà sembrare poco, ma nella pratica è sufficiente: "Diagnosticare un terzo delle infezioni – assicura Larremore – può comunque ridurre sostanzialmente la trasmissione" di Covid. I test rapidi sono stati infatti progettati per intercettare i positivi con la maggior carica virale. I più contagiosi. Le nuove varianti di Sars-CoV-2 – spiegano gli autori – considerando anche che la maggior parte delle persone ha ormai sviluppato un certo grado di immunità per Covid, si replicano un po' più lentamente rispetto al nuovo coronavirus originario. Accade pertanto che "i sintomi si manifestano prima, ma ci vuole più tempo perché nell'organismo venga raggiunta una carica virale tale poter essere rilevata" con il test rapido, puntualizza Middleton. Per l'infezione da Rsv e l'influenza, invece, il virus si moltiplica così rapidamente che già ai primi sintomi ce n'è abbastanza per far risultare positivo il test. Nasce quindi un altro dilemma, osserva Larremore: "Se ci si testa subito per tutto", cioè per Sars-CoV-2, virus influenzali e virus sinciziale, "potrebbe andare bene per influenza e Rsv, ma essere troppo presto per Covid"; all'opposto, "se si aspetta qualche giorno potrebbe essere il momento giusto per Covid, ma troppo tardi per influenza e Rsv". Ipotizzando di aver centrato la finestra ideale e di avere in mano un test Covid positivo, che fare? Isolarsi sarebbe un gesto responsabile, ma per quanto tempo? "Supponendo di avere a disposizione abbastanza tamponi da ripetere a domicilio", gli autori dello studio suggeriscono che ricorrere alla vecchia "strategia del 'test di uscita'", quella che prevede di "eseguirlo nuovamente per decidere se tornare al lavoro e alla vita sociale, può prevenire più infezioni e con disagi minori" rispetto all'approccio dei "5 giorni di isolamento che fino a marzo era il consiglio standard dei Cdc" americani, i Centers for Disease Control and Prevention. "Questa politica ha costretto le persone a isolarsi troppo a lungo nella maggior parte dei casi", afferma Middleton. Meglio la strategia "test-to-exit", che "libera prima chi non trasmetterà più il virus, trattenendo in casa soltanto chi ha una carica virale alta". La speranza di Larremore e Middleton è che il loro modello matematico possa aiutare le aziende a sviluppare test migliori per Covid, influenza e Rsv, i medici a consigliare meglio i pazienti e le autorità sanitarie – in caso di nuova pandemia – ad adottare una politica di test agile e basata sulle evidenze. —[email protected] (Web Info)









