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Giulia Cecchettin, “ingiusto che vivesse senza di me”: la confessione di Filippo Turetta

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(Adnkronos) – I regali rifiutati, la rabbia che sale quando capisce di averla persa, il coltello che affonda mentre lei grida 'aiuto' e tenta di parare i colpi. Nel racconto di Filippo Turetta traspare l'angoscia degli ultimi momenti di vita di Giulia Cecchettin, 22 anni di Vigonovo (Padova), laureanda in Ingegneria biomedica uccisa dall'ex fidanzato e compagno di studi l'11 dicembre scorso. Nel carcere di Verona, durante l'interrogatorio davanti al pubblico ministero di Venezia Andrea Petroni, afferma inoltre di aver provato a suicidarsi dopo l'omicidio. Il giovane ricostruisce la serata trascorsa a fare shopping e la cena in un centro commerciale a Marghera, quindi il viaggio di ritorno con l'auto che si ferma in un parcheggio a 150 metri dalla casa di Giulia. "Volevo darle un regalo, una scimmietta mostriciattolo. Con me avevo uno zainetto che conteneva altri regali: un'altra scimmietta di peluche, una lampada piccolina, un libretto d'illustrazione per bambini. Lei si è rifiutata di prenderlo. Abbiamo iniziato a discutere. Mi ha detto che ero troppo dipendente, troppo appiccicoso con lei. Voleva andare avanti, stava creando nuove relazioni, si stava 'sentendo' con un altro ragazzo" dice nel verbale il cui contenuto è stato diffuso da 'Quarto grado'. La lite diventa aggressione. "Ho urlato che non era giusto, che avevo bisogno di lei, che mi sarei suicidato. Lei ha risposto decisa che non sarebbe tornata con me. È scesa dalla macchina, gridando 'Sei matto, vaffanculo, lasciami in pace'" racconta il ventiduenne al pm. "Ero molto arrabbiato. Prima di uscire anch'io, ho preso un coltello dalla tasca posteriore del sedile del guidatore. L'ho rincorsa, l'ho afferrata per un braccio tenendo il coltello nella destra. Lei urlava 'aiuto' ed è caduta. Mi sono abbassato su di lei, le ho dato un colpo sul braccio, mi pare di ricordare che il coltello si sia rotto subito dopo. Allora l'ho presa per le spalle mentre era per terra. Lei resisteva. Ha sbattuto la testa. L'ho caricata sul sedile posteriore". Urla che saranno sentite da un testimone, ma che non basteranno a salvare Giulia Cecchettin.  Filippo Turetta guida l'auto per circa quattro chilometri: dal parcheggio in via Aldo Moro a Vigonovo verso un luogo più isolato, nella zona industriale di Fossò. "Mentre eravamo in macchina lei ha iniziato a dirmi 'cosa stai facendo? sei pazzo? Lasciami andare'. Era sdraiata sul sedile, poi si è messa seduta. Si toccava la testa. All'inizio pensavo solo a guidare. Poi ho iniziato a strattonarla e tenerla ferma con un braccio. C'eravamo fermati in mezzo alla strada, ho provato a metterle lo scotch sulla bocca, non mi ricordo se se l'è tolto o è caduto da solo perché non l'avevo messo bene. Si dimenava. È scesa e ha iniziato a correre. Anch'io sono sceso". Un tentativo di mettersi in salvo ripreso, in parte, da una telecamera di una ditta (inquadra Giulia alle 23.40) che prelude l'atto finale.  "Avevo due coltelli nella tasca in auto dietro al sedile del guidatore. Uno l'avevo lasciato cadere a Vigonovo. Ho preso l'altro e l'ho rincorsa. Non so se l'ho spinta o è inciampata. Continuava a chiedere aiuto. Le ho dato, non so, una decina, dodici, tredici colpi con il coltello. Volevo colpirla al collo, alle spalle, sulla testa, sulla faccia e poi sulle braccia”. L’autopsia restituisce 75 coltellate e una morte per shock emorragico provocato dal colpo alla testa e dalle coltellate. "Mi ricordo che era rivolta all'insù, verso di me. Si proteggeva con le braccia dove la stavo colpendo. L'ultima coltellata che le ho dato era sull'occhio. Giulia era come se non ci fosse più. L'ho caricata sui sedili posteriori e siamo partiti. Avevo i vestiti abbastanza sporchi del suo sangue" ammette l'imputato che dopo essersi disfatto del corpo dell'ex fidanzata, abbandonato vicino al lago di Barcis, si arrende solo una volta arrivato in Germania dopo una fuga di sette giorni e mille chilometri.  Un primo tentativo, poi un secondo. Filippo Turetta ha provato a togliersi la vita dopo aver ucciso l'ex fidanzata. E' lui stesso a confessarlo durante l'interrogatorio dello scorso 1 dicembre. "Ho imboccato la strada per Barcis. Mi sono fermato in un punto in cui non c'erano case e sono rimasto un po' lì. Ho provato anche con un sacchetto a soffocarmi, però anche dopo averlo legato con lo scotch non sono riuscito e l'ho strappato all'ultimo. Allora ho preso lei e sono andato a nasconderla", ha confessato.  Solo sette giorni dopo la sagoma inanimata della laureanda in Ingegneria biomedica viene trovata vicino all'omonimo lago, in provincia di Pordenone, distante quasi cento chilometri da casa. Turetta prosegue in solitaria, fino all'arresto del 18 novembre vicino Lipsa, in Germania, dopo una fuga di oltre mille chilometri. "Avevo un pacchetto di patatine in macchina e una scatolina con qualche biscotto. Non ho mai comprato nulla da mangiare. I soldi che avevo li ho spesi per i rifornimenti di benzina. Volevo togliermi la vita con un coltello che avevo comprato, ma non ci sono riuscito. Pensavo che se avessi fumato e bevuto sambuca sarebbe stato più facile suicidarmi, ma invece ho vomitato in macchina" ammette il ventiduenne.  Poi il ripensamento dopo aver guardato online le notizie su di lui. "Ho riacceso il telefono. Cercavo notizie che mi facessero stare abbastanza male da avere il coraggio per suicidarmi, ma ho letto che i miei genitori speravano di trovarmi ancora vivo e ciò ha avuto l'effetto opposto. Mi sono rassegnato a non suicidarmi più e ad essere arrestato" conclude Filippo Turetta. La procura contesta a Turetta l'omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e legame affettivo, e i reati di sequestro di persona, occultamento di cadavere e porto d'armi. Nella chiusura indagine emerge cheil giovane spiava la vittima con un’applicazione sul suo cellulare e che avrebbe studiato il femminicidio dall’inizio di novembre, quindi avrebbe comprato il nastro adesivo per impedirle di urlare, preso appunti al pc su come legarle mani e piedi, preparato vestiti, soldi e provviste per la fuga, studiato mappe per nascondere il corpo e agevolare la fuga. Sembrerebbe un piano studiato, ma sulla premeditazione l'indagato si difende e davanti al pm sostiene di aver comprato da poco il nastro adesivo "se mai fosse servito per attaccare il papiro della laurea di Giulia" (prevista cinque giorni dopo il delitto), che i coltelli erano della "cucina di casa mia. Li avevo messi in macchina perché avevo anche avuto pensieri suicidi" e "i vestiti sporchi di sangue li ho cambiati con altri che avevo in macchina. In auto ho sempre un cambio, coperte, qualcosa da mangiare e da bere".   —[email protected] (Web Info)

Gastroenterite in estate, disturbo provocato dal caldo: cosa fare

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(Adnkronos) –
Problemi intestinali, coliche, dolori gastrici. Sono molti gli italiani alle prese con questi malesseri che, in questi giorni, si sommano al disagio del gran caldo. "Una patologia che in questo periodo vediamo con più frequenza nei nostri studi è proprio una forma gastroenterica. Un problema che può rendere ancora più complicato affrontare il caldo di queste ore, perché porta alla perdita di liquidi e può scompensare persone che per le loro patologie di base possono peggiorare con la disidratazione", spiega all'Adnkronos Salute Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).  Tra l'altro, aggiunge, "con la disidratazione anche i farmaci tendono a concentrarsi, quindi ai pazienti in terapia con più medicinali va ricordato, sia per l'alimentazione sia per l'idratazione, di introdurre grandi quantità di liquidi in questo periodo, anche per evitare un effetto amplificato dei farmaci che usano".  Le forme gastroenteriche, precisa Scotti, "sono favorite dal fatto che in questo periodo si ricorre più frequentemente alla bibita un po' più fredda, e questo indebolisce l'intestino rendendolo più permeabile a virosi o a dismicrobismi intestinali, che poi sfociano in forme di diarrea con coliche addominali anche abbastanza importanti".  —[email protected] (Web Info)

Mes, Giorgetti conferma lo stallo: “Non c’è maggioranza per la ratifica”

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(Adnkronos) – La risposta al 'pressing' dei partner dell'Eurozona sull'Italia perché ratifichi la riforma del Mes è arrivata chiara da Milano. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha detto che l'Italia non ratificherà "mai" la riforma, negoziata dal Conte uno e firmata sotto il Conte due, riforma che la Lega considera "una follia europea". E per chi a Lussemburgo non avesse ancora capito, ha aggiunto: "Se lo approvino loro. Non ci serve il Mes".  Le parole di Salvini hanno confermato, casomai ce ne fosse bisogno, quello che il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, a Lussemburgo, ha spiegato giovedì ai colleghi nel consiglio dei governatori del Mes: nel Parlamento italiano "non c’è una maggioranza" per votare la riforma. Giorgetti, a sei mesi esatti dalla bocciatura della ratifica alla Camera, è stato chiamato dai colleghi ministri nel consiglio dei governatori del Mes a spiegare che cosa intenda fare il nostro Paese, ancora una volta. Ogni volta, Giorgetti deve spiegare la stessa cosa. Come è risultato evidente il 21 dicembre 2023, quando la Camera ha bocciato la ratifica, in Parlamento "non c'è una maggioranza" per approvarla.  "Quello che c'è di nuovo – ha spiegato il ministro – è che per la prima volta" il direttore del Mes, Pierre Gramegna, "ha fatto delle riflessioni, recependo anche critiche che abbiamo sempre fatto, per cercare di cambiare il meccanismo e portarlo verso un utilizzo, tipo un fondo sovrano europeo, ad esempio, sul tema della difesa, evitando che magari i singoli Stati nazionali si debbano indebitare o spendere a livello nazionale".  Si tratta, però, ha avvertito il ministro dell'Economia, di "una discussione appena abbozzata. Che, tra l'altro, ha incontrato molte resistenze da parte di quasi tutti i Paesi, specialmente i nordici". Difficile convincere i partiti della maggioranza di fronte a una prospettiva così vaga. Dunque, ha spiegato Giorgetti, ratificare la riforma del Mes in Italia "a breve è impossibile. A lungo dipende". Se il meccanismo con sede a Lussemburgo "cambia, se migliora, se cambia la sua natura e come. Lo abbiamo sempre chiesto: la discussione è appena iniziata, in mezzo a mille difficoltà". A Lussemburgo, però, vogliono prima la ratifica della riforma. Solo poi si potrà parlare di eventuali nuovi strumenti. "E' evidente che, se richiedono prima la ratifica – ha osservato Giorgetti – diventa sostanzialmente impraticabile. E' una discussione in cui siamo ormai da qualche tempo. Onestamente, dalla discussione di giovedì mi sembra che siamo ancora molto lontani" dall'avere un impegno per rivedere le finalità del Mes. Infatti, ha osservato Giorgetti, "c'è un fronte molto consistente, il solito fronte molto consistente che già conosciamo sulle regole europee, che è assolutamente contrario a cambiare la natura" del Mes, "quindi, sostanzialmente questa situazione è destinata nel breve a non cambiare, sicuramente". Giorgetti ha fatto capire che il governo italiano ritiene di essere vittima di un pregiudizio politico, per via del fatto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel Consiglio Europeo informale di lunedì scorso, non è stata coinvolta nei negoziati sulle cariche apicali: il trio Ursula von der Leyen-Antonio Costa-Kaja Kallas è planato sul tavolo dei leader dopo essere stato negoziato separatamente dai delegati nel Consiglio Europeo dei delegati dei tre partiti della maggioranza: Ppe, Pse e Liberali. E nel consiglio dei governatori, "ho detto semplicemente – ha chiarito Giorgetti – che introdurre il tema della ratifica del Mes in questo momento mi sembrava buttare sale sulla ferita e, quindi, improprio”. Dunque, il pressing congiunto e instancabile del presidente dell'Eurogruppo Paschal Donohoe e del direttore del Mes, Pierre Gramegna, si scontra con un dato di fatto, l'impossibilità di ratificare la riforma in Italia, per la mancanza di una maggioranza a favore nel Parlamento italiano. Lo stallo sul Mes, che si protrae dall'inizio del governo Meloni, dunque, continua. Come ha detto il ministro Giorgetti, “non se ne esce”.  —[email protected] (Web Info)

Ucraina, Usa frenano Kiev: limite per attacchi in Russia

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(Adnkronos) –
Gli Stati Uniti fissano il limite: l'Ucraina può utilizzare armi americane per colpire obiettivi militari nel territorio della Russia entro 100 km dal confine tra i due paesi. E' il Washington Post ad accendere i riflettori sulle nuove 'regole' dettate dagli Usa. Il limite, secondo due fonti ucraine consultate dal quotidiano americano, impediscono a Kiev di colpire basi da cui la Russia fa partire attacchi pesantissimi, che portano al lancio delle devastanti bombe 'plananti' FAB 3000 in grado di produrre danni enormi. Gli Usa, come è noto, da alcune settimane hanno autorizzato l'Ucraina ad utilizzare le armi fornite da Washington per colpire obiettivi oltre il confine. Kiev, però, avrebbe ricevuto un'indicazione chiara: non si può andare oltre i 100 km nel territorio russo.  "Gli Stati Uniti hanno concordato di consentire all'Ucraina di utilizzare armi americane" per colpire "aree da cui le forze russe cercano di conquistare territorio ucraino", la formula utilizzata da un portavoce del Pentagono, il maggiore Charlie Dietz. "Questo discorso non coinvolge la geografia o un determinato raggio, ma se l'Ucraina attacca o sta per colpire l'Ucraina dal proprio territorio, l'Ucraina ha i mezzi per rispondere alle forze che colpiscono da aree oltre il confine", dice il portavoce senza fare riferimento a limiti espliciti. Il semaforo verde americano comprende anche l'uso di sistemi di difesa che potrebbero colpire aerei russi "se questi si apprestano a fare fuoco nello spazio aereo ucraino". Dalla Casa Bianca, parole di tenore simile. "Non si tratta di geografia", dice il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan, alla Pbs. "Si tratta di buon senso. Se la Russia attacca o si appresta a farlo dal proprio territorio, ha senso consentire all'Ucraina di colpire al di là del confine": anche in questo caso, niente riferimenti a limiti chilometrici. In realtà, evidenzia il Washington Post, a Kiev conoscono una reazione diversa: nessuno arriva a contraddire pubblicamente le posizioni americane, ma le forze armate ucraine sanno di non avere carta bianca nella scelta degli obiettivi militare da colpire in territorio russo.  L'analisi delle azioni condotte dall'Ucraina nelle ultime settimane, per contrastare l'offensiva russa sulla regione di Kharkiv, confermerebbero l'esistenza di vincoli e limiti più o meno rigidi. E' noto che Kiev non può utilizzare i missili Atacms a lungo raggio per infliggere danni al di là del confine. "Le armi americane hanno assolutamente cambiato il quadro. Il nemico accusa il colpo, specialmente sulla linea del fronte", dice una fonte ucraina, aggiungendo però che "né il raggio né la categoria" di armi utilizzabili "è sufficiente". Lo scenario è confermato dall'analisi dell'Institute for the study of war (Isw), il think tank americano che monitora la guerra sin dall'inizio: l'Ucraina può colpire "una superficie ridotta lungo il confine" e in questo modo ha ridotto di circa il 15% l'area che le forze armate russe utilizzano come piattaforma per lanciare attacchi: "La svolta americana" con l'autorizzazione condizionata a utilizzare armi in territorio russo "è un passo nella giusta direzione ma da sola non è sufficiente per minare in maniera ampia le operazioni russe". —internazionale/[email protected] (Web Info)

Italia ancora nella morsa del caldo, oggi bollino rosso a Bari e Campobasso

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(Adnkronos) – La morsa del caldo rovente sull'Italia continua anche oggi, sabato 22 giugno, ma si appresta a calare di intensità. Bollino rosso (livello di allerta 3 il più alto, con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo su anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche) a Bari e Campobasso. 
Undici, invece le città da bollino giallo: si tratta di Ancona, Catania, Frosinone, Latina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma e Viterbo.  
Domenica invece, tranne ancora Bari e Campobasso (bollino giallo, livello 1), tutte le altre città – delle 27 monitorate da bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute – saranno da bollino verde, con temperature più in linea con la stagione. Nel corso della prossima settimana, spiegano intanto gli esperti del sito www.iLMeteo.it, un ciclone irromperà sull'Italia innescando una pericolosa fase di maltempo su molte delle nostre regioni. Il rischio concreto è che sul nostro Paese si creino delle zone di convergenza, ovvero aree dove interagiscono e si scontrano masse d'aria diverse e dal cui contrasto possono scaturire eventi meteo estremi (grandine, nubifragi e vento forte), come purtroppo anche la cronaca recente ci ricorda. A destabilizzare l'atmosfera sarà un ciclone in discesa dal Nord Europa sospinto da correnti d'aria fredda e instabile che riuscirà ad irrompere fino alle nostre latitudini, dando il via a un insidioso break temporalesco dopo giorni di caldo estremo. Massima attenzione già tra lunedì 24 e martedì 25 giugno, in particolare sulle regioni del Centro-Nord. Proprio a causa della rapidità con cui avverrà l'irruzione fredda in quota e della tanta energia in gioco (umidità e calore nei bassi strati dell'atmosfera trasportati in precedenza dall'anticiclone africano Minosse), nonché dei forti contrasti tra masse d'aria completamente diverse, potrebbero venirsi a creare le condizioni ideali per lo sviluppo di imponenti celle temporalesche in grado di scatenare localmente forti colpi di vento e grandinate. Mercoledì 26 giugno ci aspettiamo gli ultimi temporali al Nord e sulle zone interne del Centro. Vista l'imprevedibilità di questa "trottola instabile" è possibile che nei prossimi giorni la previsione sulla sua direzione possa mutare e che i temporali possano così interessare zone diverse o più ampie. Dopo il passaggio del vortice ciclonico la pressione tornerà ad aumentare e l'anticiclone sub-tropicale avrà così via libera per guadagnare terreno sull'Italia.   —[email protected] (Web Info)

Congresso Sirm, Diana Bracco insignita della Medaglia d’Oro

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(Adnkronos) – È un’onorificenza riservata a personalità che si distinguono per il talento, l'integrità e il loro straordinario impegno allo sviluppo della disciplina radiologica: quest’anno il 51° Congresso nazionale della Società italiana di radiologia medica e interventistica, in corso a Milano dal 20 al 23 giugno presso la sede del MiCo, ha assegnato la prestigiosa Medaglia d’Oro Sirm a Diana Bracco, Presidente e Ceo del Gruppo Bracco, Orazio Schillaci e Giovanni Malagò. Nella motivazione riservata a Diana Bracco – riporta una nota – la Sirm elogia "la straordinaria dedizione e passione con cui ha contribuito significativamente all'innovazione e allo sviluppo della radiologia a livello mondiale. Il suo impegno instancabile e la sua visione lungimirante hanno non solo elevato gli standard della disciplina, ma hanno anche migliorato in modo tangibile la qualità delle procedure diagnostiche di milioni di pazienti. La sua eccellenza professionale e il suo spirito pionieristico sono un vanto italiano e faro di ispirazione per la nostra Società". "Sono onorata e orgogliosa di ricevere questo bellissimo riconoscimento", ha commentato Diana Bracco ringraziando il presidente Andrea Giovagnoni e il presidente del Congresso Gianpaolo Carrafiello. "Per me è un'emozione anche per una ragione affettiva – ha poi aggiunto – il 10 novembre 1992, nell’ambito del 35° Convegno nazionale Sirm al Teatro Carlo Felice di Genova, mio padre Cav. Lav. Fulvio Bracco ricevette un analogo riconoscimento dalle mani dell’allora presidente Carissimo Biagini. Questa medaglia rappresenta dunque il suggello alla continuità dell’impegno di Bracco e della nostra famiglia a favore della radiologia e dell’innovazione. Anno dopo anno, anche in momenti difficili, non abbiamo mai smesso di investire con tenacia e fiducia ingenti risorse nelle attività di ricerca. E siamo sempre stati al fianco della Sirm in tutte le sue iniziative che hanno contribuito a diffondere la cultura della prevenzione. E’ questa in fondo anche la mission della nostra azienda.Una convergenza di ideali che nel corso del tempo ho condiviso con i Presidenti che si sono succeduti alla guida della Società. Grazie ancora, a nome mio e dell’intero Gruppo Bracco". Questa edizione del Congresso della Sirm è stata di particolare importanza per Bracco anche per un’altra ragione: nel corso del simposio scientifico Relassività e dose: sono questi gli elementi che fanno la differenza nella scelta di un GBCA? moderato dalla professoressa Evis Sala dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha visto l’intervento di Alessandro Furlan, Associate professor – Chief, Abdominal Imaging Division – Medical Director, Radiology Practice and Operational Excellence, Department of Radiology, University of Pittsburgh Medical Center, è stato presentato un innovativo agente di contrasto per Risonanza magnetica. "Questo nuovo mezzo di contrasto – ha affermato Fulvio Renoldi Bracco, Vicepresidente e CEO di Bracco Imagin – rappresenta una milestone per Bracco Imaging a vantaggio dei medici ma anche e soprattutto dei pazienti". —[email protected] (Web Info)

Alimenti, 40% malattie da cibo contaminato colpisce bambini under 5

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(Adnkronos) – "Secondo le stime globali dell'Oms, ogni anno una persona su 10 si ammala per aver mangiato del cibo contaminato da batteri, virus, parassiti o sostanze chimiche; oltre 200 malattie sono causate dal consumo di cibo contaminato e il 40% delle malattie di origine alimentare colpisce bambini sotto i 5 anni. Le malattie a trasmissione alimentare costituiscono, quindi, una sfida importante per la salute pubblica e sono un chiaro esempio dell’importanza di un approccio integrato 'One Health'. Il controllo di malattie come la listeriosi o di focolai di infezioni da salmonella non può essere efficace se non attraverso un lavoro coordinato tra professionisti di sanità umana, sanità animale, sicurezza alimentare e ambientale". Così Francesco Vairo, responsabile del Seresmi, durante il corso 'Malattie a trasmissione alimentare: dalla diagnosi alle azioni di sanità pubblica', tenutosi oggi all'Inmi Spallanzani di Roma.  "Elemento fondamentale è poi la prevenzione individuale attraverso la conoscenza e l'applicazione di alcune regole di base nella manipolazione, preparazione e conservazione degli alimenti come il lavaggio delle mani, la cottura adeguata, le adeguate temperature di conservazione che permettono di evitare di ammalarci e tenere al sicuro i nostri cari dalle malattie di origine alimentare", ha aggiunto Vairo.  "Per una gestione ottimale delle malattie trasmesse attraverso gli alimenti – ha concluso – è necessario un approccio congiunto multidisciplinare che coinvolga diversi ambiti tra cui la medicina clinica, l'epidemiologia, la medicina di laboratorio, la medicina veterinaria, la microbiologia e la chimica degli alimenti, la sicurezza e il controllo del cibo, la comunicazione e la gestione del rischio". —[email protected] (Web Info)

Salute, Udicon: “E’ allarme vendita polveri energizzanti da inalare”

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(Adnkronos) – L'Unione per la difesa dei consumatori lancia l'allarme per l'immissione sul mercato di polveri energizzanti da assumere per inalazione nasale. "Sono emersi numerosi aspetti problematici di questo prodotto. In primis, la stessa modalità di assunzione, tramite 'sniffaggio', è sconcertante. Evoca in modo palese il consumo di sostanze illegali, rischiando di banalizzare e normalizzare comportamenti pericolosi, specialmente tra i giovani consumatori. Gli slogan, il colore della polvere e la natura 'energizzante' del prodotto sembrano essere rivolti in modo subdolo soprattutto ai giovani, una categoria particolarmente vulnerabile che potrebbe essere attratta da queste novità". Lo afferma Martina Donini, presidente nazionale di Udicon. "La durata dell'effetto energizzante (20-30 minuti) – continua Donini – apre le porte ad un potenziale abuso del prodotto, con assunzioni ripetute e frequenti per mantenere alta la stimolazione. Ciò può portare a rischi non trascurabili, non solo per la salute dei consumatori, ma anche per le loro abitudini".  "E' necessario aprire un serio dibattito sulla sicurezza di questo tipo di prodotti. Anche dal punto di vista etico. Nessuno può ignorare che la modalità di assunzione possa essere evocativa di altro, e ciò impone di trovare il modo migliore di proteggere i consumatori, soprattutto i più giovani", conclude la presidente Udicon. —[email protected] (Web Info)

Oms lancia allerta su falsi anti diabete usati anche per perdita peso

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(Adnkronos) – L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha lanciato un allerta su tre lotti di semaglutide falsificati, medicinali utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità in alcuni Paesi. L'allarme riguarda prodotti di un marchio specifico (Ozempic), scoperti tra ottobre e dicembre 2023, in Brasile nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e negli Stati Uniti d'America. Il Sistema globale di sorveglianza e monitoraggio (Gsms) dell'Oms ha osservato un aumento delle segnalazioni di prodotti a base di semaglutide falsificati in tutte le regioni geografiche già dal 2022, ma questo è il primo avviso ufficiale emesso dall'Oms dopo la conferma di alcune segnalazioni. Questo farmaco è anche al centro dell'attenzione in diversi Paesi perché utilizzato per la perdita di peso anche impropriamente.  "L'Oms consiglia agli operatori sanitari, alle autorità di regolamentazione e al pubblico di avere consapevolezza della circolazione di questi lotti di medicinali falsificati", ha affermato Yukiko Nakatani, vicedirettore generale dell'Oms per i medicinali essenziali e i prodotti sanitari. "Chiediamo alle parti interessate di interrompere qualsiasi utilizzo di farmaci sospetti e di segnalarli alle autorità competenti", ha aggiunto. I prodotti falsificati potrebbero avere effetti dannosi per la salute delle persone, ricorda l'organizzazione internazionale. Se i prodotti non contengono le materie prime necessarie, i medicinali falsificati possono portare a complicazioni di salute derivanti da livelli di glucosio nel sangue o peso non gestiti. In altri casi, nel dispositivo di iniezione può essere contenuto un altro principio attivo non dichiarato, ad esempio l'insulina, che comporta una serie imprevedibile di rischi o complicazioni per la salute. I farmaci a base di semaglutide non fanno parte dei trattamenti raccomandati dall’Oms per la gestione del diabete a causa del loro attuale costo elevato. La barriera dei costi, infatti, rende questi prodotti inadatti ad un approccio di sanità pubblica, che mira a garantire il più ampio accesso possibile ai farmaci a livello di popolazione e a trovare un equilibrio tra lo standard di cura meglio consolidato e ciò che è fattibile su larga scala in termini di risorse. L’Oms sta attualmente lavorando a una linea guida di consulenza rapida sul possibile utilizzo degli Ra GLP-1 (agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone, gruppo di molecole di cui fa parte semaglutide) per il trattamento dell’obesità negli adulti e come parte di un modello di cura più completo.  —[email protected] (Web Info)

Tennis & Friends premiato al Gala ricerca Sbarro per ‘impegno su prevenzione’, sbarco in Usa

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(Adnkronos) – Il Gala della ricerca promosso da Antonio Giordano, presidente della Sbarro Health Research Organization e docente della Temple University e dell'Università di Siena, ha visto tra i premiati anche Giorgio Meneschincheri, docente dell'Iniversità Cattolica Sacro Cuore e fondatore di 'Tennis & Friends', l'iniziativa che dal 2011 raccoglie fondi coinvolgendo tennisti e professionisti e personaggi del mondo dello spettacolo. Giordano e Meneschincheri hanno annunciato la nascita di 'Tennis & Friends America' "per creare un'enorme banca dati anche per il monitoraggio della salute". Le motivazioni del premio consegnato a Meneschincheri: "Per il suo impegno sui temi della prevenzione, la promozione della salute l'attività sociale, i corretti stili di vita e la pratica sportiva".  Il Gala della ricerca ha riunito a Vico Equense (Napoli) il mondo imprenditoriale e scientifico per una raccolta fondi che ha visto un'asta di oggetti messi a disposizione da esponenti delle istituzioni e dell'imprenditoria. Per il terzo anno sono stati raccolti 400mila euro che saranno destinati alla ricerca e ai ricercatori impegnati nei laboratori. Alla serata di beneficenza la madrina Cristiana dell'Anna, il giornalista Leonardo Metalli, l'organizzatore Carlo Fumo, Barbara Colombo con Lello Javazzi e Maddalena Liardo, con la partecipazione delle musiciste Cira Romano e Francesca Maresca.  Il Gala è "una serata dedicata alla comunità scientifica e al sogno di sconfiggere il cancro e di farne una patologia controllabile come il diabete". Per questo lo scienziato italo-americano Antonio Giordano, presidente della Sbarro Health Research Organization (Shro) e docente della Temple University e dell'Università di Siena, con Giancarlo Arra, vice presidente Shro, ha organizzato a Vico Equense (Napoli) il 'Gala della ricerca', riunendo il gotha del mondo imprenditoriale e scientifico per una raccolta fondi che ha visto un'asta di oggetti messi a disposizione da esponenti delle istituzioni e dell'imprenditoria. Per il terzo anno sono stati raccolti 400mila euro che saranno destinati alla ricerca e ai ricercatori impegnati nei laboratori. Alla serata di beneficenza la madrina Cristiana dell'Anna, il giornalista Leonardo Metalli, l'organizzatore Carlo Fumo, Barbara Colombo con Lello Javazzi e Maddalena Liardo, con la partecipazione delle musiciste Cira Romano e Francesca Maresca.  "In occasione dei settant'anni della scoperta del Dna che ha permesso la nascita di farmaci di precisione, della medicina personalizzata e la nascita di terapie come quelle contro tumori aggressivi come al seno e al polmone – afferma Giordano – posso dire di aver realizzato il mio sogno, quello di creare un'organizzazione che potesse aiutare e finanziare giovani ricercatori. In America, io giovane ricercatore italiano – racconta – ho potuto realizzare i miei progetti lavorativi grazie alla generosità di Mario Sbarro, fondatore della catena Sbarro fast-food, la prima tavola calda italiana in America con oltre 2mila punti vendita. In breve tempo il mio istituto è diventato una public charity che riceve finanziamenti del governo americano. A distanza di 30 anni l'organizzazione è diventata un punto di riferimento che ha finanziato oltre 400 ricercatori e la Shro è tra le 500 istituzioni che applica metodi diagnostici e protocolli terapeutici determinanti".  "Abbiamo creato un ponte virtuale con l'Italia, con la creazione della Sbarro Italia che gode del know how americano – sottolinea Arra – Per il momento abbiamo a disposizione 12mila metri quadri a Candiolo, grazie alla Regione Piemonte. Qui abbiamo creato un istituto. Ad ottobre, poi, avremo anche i laboratori nell'università di Palermo. Siamo in trattativa anche per 'portare' la Sbarro a Napoli, dove tutto è nato". Numerosi i brevetti di cui è proprietaria l'organizzazione nel settore dell'oncologia, campo in cui Giordano, ha fatto chiarezza anche sul disastro ambientale della Terra dei fuochi.  —[email protected] (Web Info)

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