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Maturità, il ricordo di Burioni: “Cascai in un tranello e capii perché si crede alle bugie”

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(Adnkronos) –
"Era una notte del giugno 1981 e per me era la notte prima degli esami di maturità". Una notte che per il virologo Roberto Burioni, instancabile paladino anti-fake news, fu importante per più di una ragione. Non solo per il rito di passaggio che la prova in sé rappresentava, ma soprattutto perché, insieme a un gruppo di amici, cascò in un tranello e capì "quanto sia facile far credere una sciocchezza a chi desidera con tutto il cuore che quella sciocchezza sia vera". Il medico, docente di Microbiologia e Virologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, lo racconta ricordando all'Adnkronos Salute l'aneddoto con cui nel 2018 ha aperto il suo libro 'Balle mortali'.  Quella notte, dopo che "avevo studiato per mesi attendendo con timore il momento finale", scrive Burioni, "ero naturalmente terrorizzato. Pensavo al giorno dopo, alla commissione nella quale sedeva, come membro esterno, il temibile professor Lovati che era stato preceduto dalla notizia della sua draconiana severità". Quella notte "avrei dovuto dormire, ma non riuscivo a dormire. Avrei voluto studiare, ma non sapevo cosa studiare. A un certo punto, verso le 10, squillò il telefono: era uno dei miei compagni di classe che mi diceva che, tramite complicati traffici, avevamo in anticipo i titoli delle tracce della prova di italiano che avremmo dovuto svolgere il giorno dopo. Immediatamente ci precipitammo a casa di uno di noi, dove passammo tutta la notte a preparare i temi utilizzando quei titoli che, naturalmente, il giorno dopo non uscirono". Andò comunque bene, anzi benissimo. "Fummo promossi con ottimi voti – prosegue il virologo – e la maturità rimase, almeno per me, solo una sbiadita memoria". Tranne che per una domanda esistenziale: "Come fu possibile che un gruppo di studenti composto da ragazzi intelligenti e preparati potesse abboccare a occhi chiusi a una sciocchezza come quella dei temi sfuggiti in anticipo al ministero? Ci buttammo a capofitto su quei titoli e nessuno di noi si pose il minimo dubbio sulla loro veridicità: perché?". Con la risposta Burioni ci intitola l'introduzione del libro: "Gli uomini credo volentieri a quello che desiderano sia vero".  Così come i Galli narrati da Giulio Cesare nel 'De bello Gallico', benché "forti e coraggiosi", presero per vera la falsa notizia della debolezza dei Romani e si gettarono in "un attacco dissennato che li portò a una catastrofica sconfitta", allo stesso modo Burioni e suoi amici, "ormai soli di fronte all'esame di maturità", vollero credere a un aiuto ancorché inverosimile, a "qualcosa che ci facesse sentire meno vulnerabili. Arrivarono i falsi titoli dei temi e, come i Galli, ci credemmo. Ecco l'insegnamento della maturità" per il virologo. Un ricordo "molto vivo – evidenzia – perché quello che alla maturità è seguito, ovvero diventare medico, mi ha messo in contatto con persone che desideravano qualcosa nella maniera più intensa possibile. Chi teme per la propria vita non desidera che guarire e questo desiderio non può essere paragonato a nessun altro". Come recita la Bibbia, "tutto quello che possiede l'uomo è pronto a darlo per la sua vita". Non solo, "è disposto a credere a qualunque bugia in quei momenti". "Ho visto persone intelligentissime, scienziati brillanti, medici di grande esperienza – assicura Burioni – perdere di colpo tutta la loro sapienza e la loro lucidità di fronte al dolore e affidarsi a ciarlatani che raccontavano tranquillizzati menzogne. Praticoni senza scrupoli" due volte colpevoli, perché "le bugie raccontate a chi è malato, o anche a chi solo crede di esserlo, sono terribili". Crudeli e a volte fatali. "Le bugie, si dice, hanno le gambe corte. Ma quando riguardano la salute – chiosa il medico – corrono abbastanza velocemente da raggiungere chi le crede e ucciderlo". —[email protected] (Web Info)

Salute, Gornati (Trenord): “Sosta per recupero psicofisico macchinista e capotreno”

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(Adnkronos) – “Per noi di Trenord la sosta è un momento di recupero. Sia il macchinista che il capotreno devono scendere dal treno e recarsi nelle sale sosta sparse in tutta la Lombardia. Questo permette al macchinista di avere anche un recupero psicofisico per quello che concerne la deambulazione”. Lo ha detto Roberto Gornati, responsabile Servizio prevenzione e protezione di Trenord durante il panel ‘Sicurezza e prevenzione nel mondo dei trasporti’, all’evento ‘La prevenzione in viaggio. #piùmovimentomenotrombosi’, organizzato oggi a Milano da Regione Lombardia in collaborazione con l’associazione ‘Vincere la trombosi’. “Abbiamo in asset 439 treni di cui 209 di nuovissima generazione, acquistati da Regione Lombardia attraverso Ferrovie Nord ed Fnm – aggiunge Gornati – con una ergonomia che permette ai macchinisti, ai capitreno e ai passeggeri, di avere tutta una serie di nuove modalità sia di approccio nella guida, sia di utilizzo del sistema treno”. Il welfare aziendale di Trenord passa anche attraverso campagne di prevenzione sanitaria. “Tutti i lavoratori che scelgono di aderire al programma di medicina preventiva – precisa Gornati – possono usufruire di un check-up utile per valutare, nell’anno successivo, l’impatto dei consigli che i medici hanno dato. Nel 2023 abbiamo avuto 4.300 visite. Oltre a questo – prosegue – si aggiunge un'azione mirata, non solo dei medici competenti, ma anche della medicina preventiva, nel proporre a tutti i nostri colleghi un sano stile di vita: evitare la sedentarietà, il consumo di alcol e porre particolare attenzione all'ipertensione e al diabete”. Per Trenord è fondamentale conoscere le problematiche dei lavoratori. “Abbiamo sviluppato – conclude Gornati – dei questionari mirati al mondo ferroviario, che hanno fatto emergere una serie di problemi” sui quali “abbiamo studiato interventi mirati, tra questi, le campagne di sensibilizzazione”. —[email protected] (Web Info)

Salute, Cesana (Lombardia): “Trombosi venosa poco nota, serve informare”

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(Adnkronos) – "Ho iniziato ad organizzare eventi sulla prevenzione in Regione Lombardia, in quanto interessata a conoscere ed approfondire questo tema. Un tema che, se parliamo di trombosi, sappiamo di che cosa si tratta. Però sono stata molto colpita dai dati emersi durante l’evento, che raccontano come la trombosi venosa profonda sia una patologia poco conosciuta, che colpisce indipendentemente dall'età, al contrario di quanto siamo abituati a credere e al tempo stesso di come ci sia poca conoscenza sul tema". Lo ha detto Marisa Cesana, componente III Commissione Sanità del Consiglio regionale della Lombardia, intervenendo al panel 'La politica ascolta il mondo della sanità', in occasione dell’evento 'La prevenzione in viaggio. #piùmovimentomenotrombosi', organizzato da Regione Lombardia in collaborazione con l’associazione Vincere la Trombosi presso la sala Marco Biagi di Palazzo Lombardia a Milano. "Mi sono appassionata a questa tematica e ho deciso di portarla in Commissione Sanità, dove grazie a un’audizione molto partecipata anche da parte degli altri commissari, ho avuto modo di conoscere Federica Fedele, fondatrice dell’Associazione Vincere la Trombosi, che ha stupito tutti con la sua storia – spiega Cesana – Sono stata talmente coinvolta che ho deciso di far conoscere a tutti questa tematica, portandola in Commissione Sanità, anche dal lato sociale, per tenere alta l'attenzione sulla prevenzione e soprattutto anche sulla trombosi venosa profonda". In Lombardia "abbiamo dei centri specializzati, una rete che funziona, ma che secondo me andrebbe migliorata soprattutto con una rete di territorio. Sarebbe bello, infatti, che il medico di base o l'ospedale del territorio intercetti questa patologia, dove può essere curata sul territorio con il supporto di specialisti o in alternativa, saper indirizzare negli ospedali specialistici, come in questo caso il San Raffaele, affinché si possano fare questi tipi di interventi poco invasivi o di nuova generazione, in grado di salvare la vita – continua – Quindi, è importante essere più informati anche per quanto riguarda la parte medica, su come è possibile curare questo tipo di patologia grazie all’innovazione". "Io credo molto nella prevenzione per la trombosi venosa profonda, così come per altre patologie, perché è il nostro futuro e non dobbiamo aver paura di fare prevenzione – afferma Cesana – E’ necessario lavorare per un cambio culturale, in quanto molti hanno paura di fare un esame di prevenzione, quando in realtà può salvare loro la vita. Non solo, la prevenzione è importante anche per il bilancio della Lombardia: se si previene, infatti, diminuiscono i costi sulla degenza in ospedale e sulla cura economica del paziente nell'acquisto di farmaci”. Sanità e trasporti "sono come gemelli, in simbiosi e penso che i due pilastri di Regione Lombardia siano proprio queste due commissioni. Quindi, lavoriamo bene di modo che si riesca a risolvere la maggior parte dei problemi che abbiamo" conclude.  —[email protected] (Web Info)

Salute, Santagata (Arriva Italia): “Con Spedali di Brescia valutazione rischio posturale autisti”

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(Adnkronos) – Con “Spedali di Brescia” abbiamo potuto “fare una specifica valutazione del rischio posturale legato alle nostre sedute. Abbiamo coinvolto i rappresentanti dei lavoratori e i lavoratori stessi, le persone che sono tutti i giorni impegnate a lavorare sulla linea, su quella tipologia di autobus, su quella tipologia di percorso, per individuare eventuali casistiche da migliorare e da portare poi a beneficio della comunità lavorativa”. Lo ha detto Francesca Santagata, responsabile Hse e Rspp di Arriva Italia, durante il panel ‘Sicurezza e prevenzione nel mondo dei trasporti’ all’evento ‘La prevenzione in viaggio. #piùmovimentomenotrombosi’, organizzato oggi a Milano da Regione Lombardia in collaborazione con l’associazione Vincere la Trombosi. “Per la parte salute e sicurezza sul lavoro la parola prevenzione è veramente fondamentale – ha aggiunto Santagata – Non è facile trovare autisti in questo momento, la prevenzione della loro salute è diventata paradossalmente ancora più importante di quanto ovviamente non lo fosse già”. Gli autisti di autobus incorrono nei rischi legati alla postura statica. “Anche l'Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro – ha continuato – ha emesso nel 2021 uno specifico documento sulle posture statiche, le posture lavorative che possono comportare una serie di problematiche nella salute dei lavoratori. Negli ultimi dieci anni sono state sviluppate tecniche di costruzione dei sedili per garantire il comfort e l'ergonomia degli autisti. All'interno dei capitolati di gara per l'acquisto degli autobus, la seduta diventa per noi una parte fondamentale nella quale investiamo tantissimo”. Altro punto fondamentale per Arriva Italia “è il lavoro di coordinamento e di coinvolgimento dei medici competenti – ha sottolineato Santagata – Nella realtà aziendale il medico competente diventa una figura chiave nella prevenzione della salute sul lavoro. Stiamo lavorando tanto per cercare di portare i medici ad avere un approccio di sinergia continua con l'azienda e con i lavoratori, segnalando criticità che possono anche andare un po' oltre i rischi propri a cui i lavoratori sono esposti”. Infine, sull’importanza della formazione, la responsabile Hse e Rspp di Arriva Italia ha osservato: “Bisogna ricordare ai lavoratori che, nel momento in cui c'è una pausa tra due posture statiche più o meno lunghe, devono alzarsi, camminare, scendere, salire dall'autobus. Per noi è un tema fondamentale. Poi ci sono le donne in gravidanza. Durante la formazione cerchiamo di far capire l'importanza che le autiste informino quanto prima possibile il datore di lavoro – ha concluso – perché possa intervenire per rimuoverle da una mansione che può esporle a un rischio aggravante”. —[email protected] (Web Info)

Sanità, Bertolaso: “Per trombosi venosa in Lombardia rete centri competenza è capillare”

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(Adnkronos) – "Parliamo di prevenzione, argomento molto dibattuto ma che, quando si tirano le somme in cerca di qualcosa di concreto, mostra spesso una situazione molto difficile. Questo però non accade in Lombardia, perché sa coniugare le esperienze individuali di alcuni soggetti e la capacità di risposta delle strutture e delle istituzioni, pubbliche o private che siano. Sapete infatti che in Lombardia in tema di welfare e sanità il pubblico e il privato sono le due gambe di una struttura unica, un corpo unico che deve marciare in modo armonico e coordinato". A dirlo Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Regione Lombardia, in occasione dell’evento 'La prevenzione in viaggio.#piùmovimentomenotrombosi', organizzato da Regione Lombardia in collaborazione con l’associazione Vincere la Trombosi presso la sala Marco Biagi di Palazzo Lombardia a Milano. "Di 'Federica Fedele' se ne incontrano tante in Lombardia – afferma l’assessore Bertolaso, facendo riferimento alla fondatrice dell’Associazione Vincere la Trombosi, che nel 2017 venne colpita da trombosi venosa profonda e fu curata al San Raffaele di Milano – ed è un’esperienza estremamente interessante perché tante patologie e tanti problemi che non vengono affrontati con abbastanza attenzione da parte delle istituzioni vengono portati alla nostra attenzione da chi ci è passato. Se non si passa per un’esperienza diretta infatti – sottolinea Bertolaso – non si riesce a capire le ansie, le difficoltà, i problemi che vivono le persone coinvolte in queste situazioni, problemi che spesso sono costrette a subire perché, talvolta, oberata dalle urgenze, la politica non riesce ad occuparsi di cose importanti come queste".  Occasioni come quella odierna sono quindi per l’assessore degli stimoli "che devono richiamare la nostra attenzione sulle tante questioni che ogni giorno dobbiamo cercare di riuscire a risolvere. Per questo è importante ascoltare le testimonianze di coloro che hanno vissuto in prima persona queste esperienze. Pensate poi a quante associazioni del terzo settore sono state fondate dai genitori di bambini affetti da malattie rare. Associazioni che si occupano di centinaia di malattie rare che altrimenti non verrebbero conosciute, analizzate e organizzate, come oggi invece si sta finalmente cominciando a fare".  L’esperienza "di nonno mi insegna che abbiamo ormai un panorama di malattie rare talmente vasto che riguarda il 15-20% delle patologie che dobbiamo affrontare – sottolinea – anche se toccano un singolo individuo o un piccolo numero di persone. Anche in questo caso quindi serve un genitore che ha vissuto sulla sua pelle questa problematica per far capire che bisogna intervenire. L’altra componente necessaria è quella scientifica, bisogna infatti trovare chi comprende il tuo problema, lo studia, lo spiega e, poi, lo risolve. Purtroppo non si riesce a risolvere tutto, però si stanno facendo dei passi avanti".  La trombosi venosa profonda è uno dei tanti argomenti che possiamo sicuramente gestire sul piano della prevenzione, dell’organizzazione e dell’apporto delle diverse istituzioni che se ne occupano. Da questo punto di vista in Lombardia siamo molto fortunati perché la rete dei centri territoriali di competenza è una rete capillare quanto la rete ferroviaria – afferma Bertolaso, richiamando il titolo dell’evento 'La prevenzione in viaggio'- il che è un buon segno e un motivo di conforto per il cittadino. Le strutture che si occupano di questa patologia, come il San Raffaele, il Policlinico e tante altre, hanno ormai un tale livello di competenza che in molti vengono qui da altre parti d’Italia per trovare una soluzione”.  Tornando poi al tema della prevenzione, Bertolaso ricorda che tra i comportamenti utili a ridurre il rischio di trombosi venosa profonda c’è la camminata: "Gli stili e le abitudini di vita rientrano a pieno titolo nell’ambito della prevenzione e camminare di più aiuta a ridurre il rischio di trombosi. Stiamo lavorando all'organizzazione di interventi che facciano sì che tutti siano più attenti al problema della prevenzione e siano più consapevoli", conclude.  —[email protected] (Web Info)

Salute, Lucente (Lombardia): “Trombosi venosa patologia che colpisce nostri autisti”

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(Adnkronos) – "Sono onorato di ricevere in Regione Lombardia sia il mondo della sanità che il mondo dei trasporti insieme. Quando è stato proposto di parlare anche di sanità nel settore dei trasporti, mi sono incuriosito e ho deciso di portare avanti questa iniziativa, in quanto la sicurezza nel mondo del lavoro è fondamentale e prioritaria. Per Regione Lombardia è un aspetto importante: si sta investendo molto e credo che, se dobbiamo dare la massima sicurezza a chi viaggia sui nostri mezzi pubblici, sia necessario anche che chi porta questi mezzi sia tutelato, preservato e soprattutto controllato affinché possa offrire il miglior servizio". Lo ha detto Franco Lucente, assessore ai Trasporti e Mobilità Sostenibile di Regione Lombardia, in occasione dell’evento 'La prevenzione in viaggio. #piùmovimentomenotrombosi', organizzato da Regione Lombardia in collaborazione con l’associazione Vincere la Trombosi presso la sala Marco Biagi di Palazzo Lombardia a Milano. "Per fare questo è necessario affrontare determinate tematiche: in questo convegno, intitolato 'La prevenzione in viaggio', non a caso abbiamo parlato della trombosi venosa, una delle patologie che i nostri autisti possono subire nell'esercizio delle loro funzioni e abbiamo discusso su come preservare e affrontare il problema insieme ai relatori che si interfacciano anche con il mondo del trasporto pubblico – spiega Lucente – Per quanto possa sembrare lontano dal mondo dei trasporti, in realtà è una tematica molto vicina grazie all’obiettivo di sicurezza e prevenzione che vogliamo raggiungere all'interno di un settore, quello dei trasporti, da preservare anche nei confronti dell’utenza". Noi "trasportiamo su ferro oltre 780mila passeggeri al giorno – ricorda l'assessore – e dovremmo arrivare a un milione di passeggeri. Sulla gomma siamo a un milione e 200mila, quindi un numero notevole. Dieci milioni di cittadini che si spostano su gomma devono essere messi in condizione di viaggiare in massima sicurezza: è un mondo, quello dei trasporti, così come quello della sanità, che si rivolge a una platea molto più ampia dei cittadini lombardi – sottolinea – tutti i turisti che arrivano nella Regione Lombardia e non solo, quindi ci rivolgiamo al mondo intero. Per questa ragione, gli obiettivi volti a un intervento legato alla prevenzione e alla sicurezza ci portano a dire che è necessario investire nel futuro, preservare le risorse umane e migliorare la qualità dei servizi che offriamo ai cittadini". "Per fare questo è importante anche il confronto con il mondo della sanità, che investe, anche in termini di utenza, gli stessi numeri che abbiamo nel mondo del trasporto. Non è l'unico convegno che faremo in materia di sanità e trasporti. Ne faremo anche degli altri, cercando di tutelare e conservare i nostri dipendenti e i lavoratori", conclude. —[email protected] (Web Info)

Sanità, Osnato (FdI): “Dal 2023 al 2024 stanziamenti passati da 128 a 134 mld”

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(Adnkronos) – "In questi anni difficili del post pandemia la sanità è tornata argomento importante nel dibattito pubblico e dunque di quello politico. Per il ruolo che rivesto mi preme raccontare quanto fatto nelle leggi di bilancio 2023 e 2024 in termini di stanziamenti: in termini assoluti dal 2023 al 2024 si è passati da 128 miliardi stanziati per la sanità a 134 miliardi, un incremento significativo, ogni due anni è previsto inoltre un ulteriore incremento di 2,1 miliardi". Così Marco Osnato, presidente della VI Commissione Finanza alla Camera, in occasione dell’evento intitolato ‘La prevenzione in viaggio. #piùmovimentomenotrombosi’, organizzato da Regione Lombardia in collaborazione con l’associazione Vincere la Trombosi presso la sala Marco Biagi di Palazzo Lombardia a Milano. "C'è poi lo stanziamento relativo anche alle liste d'attesa, un tema scottante sul quale il governo è intervenuto con un decreto – aggiunge Osnato – Abbiamo anche considerato il più possibile la qualificazione del personale sanitario. Penso ad esempio a quando, con il decreto Bollette, abbiamo sanato una situazione ormai decennale relativa alla precarietà dei ricercatori, e ogni singolo istituto sta provvedendo a stabilizzare questo personale che è rimasto precario per diversi lustri. Abbiamo poi fatto un lavoro sull'eliminazione dei cosiddetti gettoni, che Regione Lombardia aveva già iniziato a svolgere". Osnato ha poi spiegato che "ci sarà presso il ministero della Salute un organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria e c'è il coinvolgimento di tutti coloro, pubblici e privati, che possono aiutare a ridurre le liste d'attesa. Rispetto alla valorizzazione e tenuta in considerazione del personale sanitario, è stata pensata un'imposta sostitutiva del 15% sugli straordinari del personale sanitario che voglia ampliare la sua disponibilità per aiutare a ridurre le liste d'attesa". Tutto questo "è da sommare al disegno di legge sulle garanzie di prestazione sanitaria – sottolinea il parlamentare – già presentato nel Consiglio dei ministri del 4 giugno, che si occupa anche delle dispositive in merito all'assistenza domiciliare e della possibilità di erogare per i medici specializzandi le prestazioni di lavoro in Co.co.co. Tutta una serie di opportunità che il governo mette a disposizione, in modo transitorio, per una migliore resa strutturale e gestione delle risorse per la sanità delle varie regioni. La sanità è tornata ad essere un argomento molto dibattuto quindi crediamo sia giusto rispondere con dati certi così che il dibattito si fondi su situazioni che sono chiare", conclude. —[email protected] (Web Info)

L’Alzheimer si eredita? Più rischi se lo ha avuto la mamma: lo studio

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(Adnkronos) – L'Alzheimer si può ereditare? E se sì, chi rischia di più fra coloro che hanno casi di malattia in famiglia? Un gruppo di scienziati del Mass General Brigham (Usa) ha cercato di rispondere a queste domande, confermando che per l'Alzheimer la familiarità conta e scoprendo che le probabilità di sviluppare la forma più comune di demenza cambia in base a quale genitore ne ha sofferto: il pericolo, in particolare, è maggiore per le persone la cui madre – non importa quando nel corso della vita – ha manifestato sintomi di Alzheimer. Il rischio di ammalarsi è risultato più alto anche se questi sintomi sono presenti in famiglia da parte sia di mamma che di papà, oppure se li ha sviluppati il padre, ma precocemente. Lo studio è pubblicato su 'Jama Neurology'. Gli autori hanno esaminato la storia familiare (parenti con sintomi di Alzheimer, anche senza una vera e propria diagnosi) di 4.400 uomini e donne di età compresa tra 65 e 85 anni, senza problemi cognitivi, coinvolti in un trial clinico per la prevenzione dell'Alzheimer (Anti-Amyloid Treatment in Asymptomatic Alzheimer's o A4). Tramite imaging hanno valutato i livelli cerebrali di proteina amiloide, biomarcatore della malattia di Alzheimer, osservando appunto che "la storia familiare materna di una persona, rispetto a quella paterna, potrebbe avere un impatto diverso sul rischio di accumulare amiloide nel cervello". Alcune ricerche lo avevano suggerito già in precedenza, ma su numeri molto più piccoli.  Dal nuovo lavoro sul campione dello studio A4 emerge che, "se i partecipanti avevano una storia familiare" di Alzheimer "da parte di madre, veniva osservato un livello di amiloide più alto", riferisce il neurologo Hyun-Sik Yang, autore corrispondente dello studio per il quale ha collaborato con altri colleghi del Mass General Brigham e con scienziati della Vanderbilt University e di Stanford. "Non importa a che età la madre ha iniziato a sviluppare sintomi", precisa la neurologa Mabel Seto, prima autrice: indipendentemente da quando sono cominciati i problemi cognitivi di mamma, questi erano associati a livelli maggiori di amiloide nei figli. L'eredità del padre, al contrario, pesava sulla prole soltanto quando i sintomi erano insorti presto: "Avere solo una storia paterna di disturbi della memoria a esordio tardivo non era associato a livelli di amiloide più elevati", chiariscono gli autori. Anche considerando che l'Alzheimer tende ad essere più diffuso nelle donne, "da un punto di vista genetico è davvero interessante vedere come un sesso contribuisce a un rischio che l'altro non comporta", evidenzia Seto.  Gli scienziati citano alcuni limiti del lavoro. Per esempio il fatto che i genitori di alcuni partecipanti erano morti giovani, prima di poter eventualmente sviluppare disturbi cognitivi. O che la maggioranza delle persone valutate era bianca non ispanica, quindi i risultati dello studio potrebbero non valere per altre etnie. Inoltre, fattori sociali potrebbero fare la differenza nel riconoscere o meno i sintomi spia di Alzheimer. Nuove ricerche verranno dunque condotte, anche per capire come la storia familiare influenza concretamente il declino cognitivo e l'accumulo cerebrale di proteina amiloide nel tempo, e perché il Dna materno gioca un ruolo nel rischio Alzheimer. Per la neurologa Reisa Sperling, coautrice dell'articolo e ricercatrice principale dello studio A4, i nuovi dati potrebbero tradursi presto in novità nella pratica clinica. "Questo lavoro – afferma – indica che l'ereditarietà materna della malattia di Alzheimer può essere un fattore importante per identificare le persone asintomatiche da coinvolgere negli studi di prevenzione, attuali e futuri". —[email protected] (Web Info)

Medici Isde: “Acqua primo presidio di salute, minacce da nuovi inquinanti”

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(Adnkronos) – "L'acqua è fondamentale per la salute perché noi siamo composti di acqua. Un bambino quasi al 90%, le persone di una certa età al 70%. E' importantissimo, dunque, avere la disponibilità di quantitativi di acqua giusti per la fisiologia dell'organismo. Ma soprattutto averne di pulita, salubre, ovvero non inquinata, è fondamentale per vivere. E' il primo presidio contro le malattie". Lo ricorda all'Adnkronos Salute Antonella Litta, medico referente dell'Associazione medici per l'ambiente Isde-Italia, nella Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità.  Il problema, sottolinea, è che oggi abbiamo a che fare "sempre con nuovi inquinanti chimici: microplastiche, bisfenolo, ftalati e tante altre tante sostanze. Questo perché c'è un inquinamento diffuso, l'acqua non viene potabilizzata, quindi depurata nella maniera giusta. In Italia gli impianti di depurazione funzionano poco. L'acqua è un ciclo e se un inquinante entra all'interno di questo processo è difficile eliminarlo. E, dunque, si trasforma in una minaccia per la salute delle persone. Ma è una minaccia ancora più importante perché tanti inquinanti presenti nelle acque, gli stessi Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche, i metalli pesanti, l'arsenico, sono sostanze che oltrepassano il cordone ombelicale e la placenta, quindi vanno poi a interferire con il 'programma' di sviluppo fetale, mettendo le basi per malattie successive già dal grembo materno", aggiunge Litta.  Noi "abbiamo bisogno di un quantitativo di acqua, non solo per noi – precisa l'esperta – ma per tutte le specie, per tutti gli ecosistemi, che sia adeguato e che sia anche pulito. Il problema della siccità in Italia chiaramente denuncia, ancora una volta, che non sono state fatte politiche di prevenzione, ma si sono fatte – e si fanno – soltanto politiche di tipo emergenziale. Che negli ultimi anni si è sempre più evidenziata una severità per quanto riguarda la mancanza di acqua è dovuto al fatto che il 50%, su scala nazionale, viene perso dagli acquedotti, quindi non si è assolutamente investito in questo. Non si è corso ai ripari pensando a fare gli invasi, facendo delle politiche di risparmio, di educazione per questa matrice che è appunto fonte di vita. Si è continuato poi con gli inquinamenti del terreno, con il consumo del suolo, perché cementificare significa anche togliere la possibilità all'acqua piovana di finire nelle falde".  Litta denuncia "la mancanza di una visione da parte della politica e delle istituzioni preposte. Di questi problemi, come anche il cambiamento climatico, la comunità scientifica ne parlava già 40 anni fa. Adesso ci troviamo con una situazione ovviamente acutizzata anche dai cambiamenti climatici, per cui la siccità diventa un problema estremamente importante, con tutte le ripercussioni sulla salute".  Noi "abbiamo bisogno di un quantitativo di acqua, non solo per noi – precisa l'esperta – ma per tutte le specie, per tutti gli ecosistemi, che sia adeguato e che sia anche pulito. Il problema della siccità in Italia chiaramente denuncia, ancora una volta, che non sono state fatte politiche di prevenzione, ma si sono fatte – e si fanno – soltanto politiche di tipo emergenziale. Che negli ultimi anni si è sempre più evidenziata una severità per quanto riguarda la mancanza di acqua è dovuto al fatto che il 50%, su scala nazionale, viene perso dagli acquedotti, quindi non si è assolutamente investito in questo. Non si è corso ai ripari pensando a fare gli invasi, facendo delle politiche di risparmio, di educazione per questa matrice che è appunto fonte di vita. Si è continuato poi con gli inquinamenti del terreno, con il consumo del suolo, perché cementificare significa anche togliere la possibilità all'acqua piovana di finire nelle falde".  Litta denuncia "la mancanza di una visione da parte della politica e delle istituzioni preposte. Di questi problemi, come anche il cambiamento climatico, la comunità scientifica ne parlava già 40 anni fa. Adesso ci troviamo con una situazione ovviamente acutizzata anche dai cambiamenti climatici, per cui la siccità diventa un problema estremamente importante, con tutte le ripercussioni sulla salute".  —[email protected] (Web Info)

Maturità 2024, immunologo Minelli: “100 e lode con il secondo cervello in equilibrio”

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(Adnkronos) – Parte il conto alla rovescia per la maturità e sale l'ansia o lo stress dei ragazzi. "Eppure, molti non sanno che dal punto di vista del profilo nutrizionale si può fare tantissimo per il corpo e per la mente, creando le condizioni per affrontare i giorni della maturità con la giusta lucidità e mantenere alti i livelli di energia e concentrazione – spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di dietetica e nutrizione umana presso Lum, che prova a delineare un dieta da 100 e lode per i maturandi – Innanzitutto, è necessario fare dei pasti regolari, mangiando a intervalli cadenzati cibi ad alto contenuto di carboidrati complessi e proteine magre, per mantenere stabile il livello di zucchero nel sangue. L'obiettivo è mantenere in equilibrio quello che oramai viene universalmente considerato come il nostro 'secondo cervello', cioè l'intestino, per evitare di alterare i meccanismi di comunicazione con il sistema nervoso centrale e destabilizzare il benessere generale".  "Abitudine da cambiare in questo periodo, ad esempio, è saltare la prima colazione: è importante consumare dopo il risveglio carboidrati e proteine nella giusta quantità, per rendere il pasto a basso carico glicemico, utilizzando – suggerisce – per esempio latte o yogurt greco o uova come fonti proteiche e prodotti fatti con cereali integrali come avena o quinoa o grano saraceno o anche 'muesli' senza zuccheri, associandoli ad esempio a frutta fresca come banane, mirtilli, agrumi o altri frutti di stagione, ricchi di minerali, antiossidanti e vitamine, soprattutto la vitamina C, essenziale per la produzione di neurotrasmettitori a loro volta indispensabili per performare al massimo concentrazione e memoria".  "Il cervello è composto per circa il 75% di acqua. La disidratazione può influenzare negativamente la funzione cerebrale, portando a problemi come concentrazione labile, memoria a breve termine compromessa e affaticamento mentale: quindi, è fondamentale bere molta acqua per mantenerlo ben idratato e attivo durante periodi di stress", ricorda l'esperto.  
"I pasti principali devono essere ricchi di alimenti che possano migliorare la funzione cerebrale come carne magra o pesce ricco di acidi grassi omega-3: ad esempio salmone, tonno o sardine sottoposti a metodi di cottura leggeri, come il vapore, la griglia o il forno – consiglia l'immunologo – Queste pietanze possono essere poi associate ad alimenti freschi e crudi per fare un carico di magnesio, ferro, vitamine del gruppo B e vitamina E: quindi via libera al consumo di noci, pinoli, mandorle, semi di lino o semi di chia che possono arricchire insalate miste fatte di lattuga, pomodorini e radicchio o pietanze a base di spinaci, bietoline o altre verdure a foglia larga. Fagioli, lenticchie e ceci sono ricchi di proteine e fibre, dunque utilissimi a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue".  "Si tratta – prosegue Minelli – di alimenti da consumare anche freddi, dopo la cottura, ad insalata, magari conditi con olio d'oliva che, in quanto super food, è utile a nutrire le membrane cellulari grazie al suo generoso contributo di acidi grassi essenziali monoinsaturi". Via libera anche al "cioccolato fondente con almeno il 75% di cacao che, se assunto in quantità moderata di massimo 25-30 grammi non tutti i giorni, apporta flavonoidi e antiossidanti che migliorano i livelli di attenzione e riducono lo stress".  E quindi cosa è giusto evitare nella 'dieta del maturando'? "Innanzitutto è necessario limitare l'assunzione dei cosiddetti cibi spazzatura come hamburger e patatine fritte, in quanto risultano troppo pesanti, difficili da digerire e, pertanto, certamente in grado di interferire negativamente sulla concentrazione e sul riposo notturno. Ma non solo, anche eccedere con l'assunzione di caffeina potrebbe aumentare lo stato di ansia e stress e favorire l'insonnia – avverte – Infine è fondamentale non eccedere con l'assunzione di bevande zuccherate, caramelle, dolci e merendine, in quanto potrebbero provocare repentini aumenti di insulina nel sangue con conseguenti cali glicemici che potranno indurre a prestazioni ridotte, sonnolenza, spossatezza ed irritabilità. Seguire una dieta equilibrata e adottare buone pratiche di gestione dello stress può fare una grande differenza nella preparazione per la maturità e nella buona riuscita dell’esame finale".  —[email protected] (Web Info)

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