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Omicidio Michelle Causo, i genitori: “Ha ucciso nostra figlia ma dal carcere va su Instagram”

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(Adnkronos) – "L'assassino di nostra figlia cosa fa in carcere? Un corso di informatica, proprio lui che ha alle spalle una accusa per aver tentato di estorcere soldi alle ragazze, minacciandole con foto ritoccate ad arte. Non solo. Dalla stessa struttura minorile di Treviso, che nulla ha a che fare con l'istituto penitenziario dove era stato recluso in un primo momento a Roma, a quanto ci risulta starebbe creando profili Instagram sempre nuovi con i quali visualizzare di volta in volta quelli delle amiche di Michelle". Lo denunciano all'Adnkronos Gianluca e Daniela Causo, genitori di Michelle, uccisa un anno fa a Primavalle e gettata in un carrello della spesa accanto ai secchioni dell'immondizia.  "Avevo già fatto presente la cosa – spiega il padre della ragazza – ma le mie segnalazioni anche al carcere di Treviso sono cadute nel vuoto. Poi una decina di giorni fa ci ha chiamati una amica di nostra figlia, dicendo che tra le visualizzazioni del suo profilo Instagram ne compariva una secondo lei riconducibile all'assassino di Michelle, ovviamente sotto falso nome ma con la sua foto chiaramente riconoscibile". "Nel tempo – denunciano i genitori – a quanto ci hanno riferito ha contattato altri amici, o almeno, quelli che lui credeva suoi amici ma che dopo i fatti naturalmente gli hanno voltato le spalle. Ha scritto a decine di persone. Ma è una cosa che si può fare?".  Nell'istituto penale per i minorenni di Treviso, il ragazzo oggi 18enne è recluso insieme ad altri 13 detenuti, due in più rispetto alla capienza regolamentare. Fonti interne alla Polizia Penitenziaria confermano la possibilità per tutti di accedere al corso di informatica e a laboratori vari. "Lui è sicuramente un ragazzo esuberante – dice all'Adnkronos Aldo Di Giacomo, segretario generale della S.Pp. – ma l'accesso ai social non è mai autorizzato", puntualizza, spiegando che il sindacato "chiederà verifiche" sulla denuncia dei genitori di Michelle.  "Gli insegnassero l'educazione civica – interviene la mamma – altro che informatica". "Non è possibile, dopo che ti ammazzano una figlia in quel modo, subire pure questa umiliazione. Adesso basta. Chiediamo che la giustizia faccia il proprio dovere, non che gli diano ospitalità lasciandolo libero di guardare i profili social delle amiche della sua vittima".  L'avvocato Daniele Meles, difensore del giovane cingalese reo confesso arrestato e attualmente sotto processo per aver ucciso Michelle Causo il 28 giugno dello scorso anno proprio in casa sua, contattato dall'Adnkronos in merito a quanto segnalato dai genitori della vittima, dice: "Non posso confermare né smentire. Non mi risulta assolutamente che abbia accesso al computer, ma potrei anche sbagliare". (di Silvia Mancinelli) —[email protected] (Web Info)

Sparatoria in parco acquatico in Michigan, 9 feriti: sospetto si è ucciso

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(Adnkronos) –
Nove persone, tra cui due bambini, sono rimaste ferite in una sparatoria avvenuta in un parco acquatico a Rochester Hills nel Michigan. A quanto riferito dallo sceriffo della contea di Oakland Michael Bouchard in una conferenza stampa, una delle vittime, un bambino di 8 anni, è stato colpito alla testa ed è ricoverato in ospedale in condizioni critiche, mentre l'altro bimbo, di 4 anni, colpito a una coscia, è stato stabilizzato in ospedale. Una terza vittima, una donna di 39 anni con ferite all'addome e alla gamba, è in condizioni critiche, ha aggiunto lo sceriffo, spiegando che "queste tre vittime sono imparentate". Tra gli altri feriti, di età compresa tra i 30 e 78 anni, c'è una coppia di coniugi e un impiegato comunale.  
L'uomo sospettato della sparatoria si è ucciso in una casa nella vicina Shelby Township, ha detto Bouchard, riferendo che la sua identità non è ancora nota. A quanto ricostruito, poco dopo le 17:00, un uomo armato si è avvicinato al Brooklands Plaza Splash Pad, è sceso dal suo veicolo e ha aperto il fuoco, apparentemente in maniera indiscriminata. Il sospettato ha usato una pistola semiautomatica, sembra aver ricaricato almeno due volte e ha sparato circa 28 colpi, ha detto Bouchard. L'uomo non aveva alcun legame noto con le vittime. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Gaza, esercito Israele annuncia “pausa tattica” nel sud. Netanyahu: “Inaccettabile”

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(Adnkronos) – L’esercito israeliano ha annunciato una “pausa tattica” nell'offensiva nel sud della Striscia di Gaza per facilitare la consegna degli aiuti umanitari. Lo stop inizierà nella zona di Rafah alle 8:00 e rimarrà in vigore fino alle 19:00, hanno spiegato le Forze di difesa israeliane (Idf), aggiungendo che avrà luogo tutti i giorni fino a nuovo avviso. Ma il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito la pausa "inaccettabile".  "Quando Netanyahu ha appreso domenica mattina delle notizie di una pausa umanitaria di 11 ore al giorno nei combattimenti, ha detto al suo segretario militare che questo è inaccettabile", hanno fatto sapere dall'ufficio del premier, come riporta il giornale Haaretz. "Dopo che è stata chiarita la situazione, è stato riferito al premier che non c'è alcun cambiamento nella politica delle Idf a Rafah e che i combattimenti a Rafah proseguono come previsto".  Secondo il sito di notizie israeliano Ynet, in concreto dovrebbe esserci una 'pausa' sottoforma di consegna di aiuti nell'area indicata dall'annuncio delle Idf, dal valico di Kerem Shalom alla Salah al-Din Road e poi in direzione nord verso l'area di Khan Younis.  Lo stesso portale aveva riferito in precedenza che il ministro della Difesa, Yoav Gallant, non sarebbe stato informato in anticipo dei piani né avrebbe approvato la decisione comunicata dalle Idf della "pausa tattica". Parla di un "annuncio delirante" il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich. In un lungo post su X, Smotrich – che siede nel gabinetto di sicurezza – afferma che "gli 'aiuti umanitari' che continuano a raggiungere Hamas, mantengono" il gruppo "al potere" e rischiano di "vanificare i risultati della guerra". "E' stata pessima per tutti gli ultimi mesi la gestione dell'impegno umanitario nella Striscia di Gaza, nel quadro del quale gli aiuti vanno in gran parte a Hamas e lo aiutano a proseguire con il controllo civile della Striscia in piena contraddizione con gli obiettivi della guerra", afferma Smotrich nel post, sostenendo di aver più volte avvertito che "questa è una delle ragioni del proseguimento della guerra e del clamoroso fallimento strategico" della campagna militare israeliana avviata contro Hamas nella Striscia dopo l'attacco del 7 ottobre in Israele. Smotrich, esponente dell'estrema destra del governo israeliano, va oltre: "Il capo di Stato Maggiore delle Idf e il ministro della Difesa rifiutano da sei mesi l'unica via che consentirebbe la vittoria, l'occupazione della Striscia e l'istituzione di un governo militare temporaneo fino alla distruzione completa di Hamas e purtroppo il premier Netanyahu non vuole o non è in grado di imporglielo". Secondo il ministro, "il problema è che lo Stato Maggiore è completamente distaccato dall'esistenza delle forze sul campo se riesce a diffondere un simile messaggio nel giorno in cui seppelliamo 11 dei nostri migliori combattenti". La pausa, come si legge sul Guardian, avrebbe lo scopo di consentire ai camion umanitari di raggiungere il vicino valico di Kerem Shalom, il principale punto di ingresso degli aiuti in arrivo controllato da Israele, e di viaggiare in sicurezza verso nord lungo l'autostrada Salah a-Din, per consegnare i rifornimenti ad altre parti di Gaza. La pausa ha lo scopo di "aumentare il volume degli aiuti umanitari" che arrivano nel territorio palestinese assediato, ha detto l'Idf, aggiungendo che è stata coordinata con le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie internazionali. Dopo otto mesi di combattimenti tra l'esercito israeliano e i militanti di Hamas, il Programma alimentare mondiale (WFP) delle Nazioni Unite avverte che le popolazioni nella parte meridionale della Striscia di Gaza potrebbero presto soffrire gli stessi terribili livelli di fame di quelli riscontrati nel nord di Gaza. Carl Skau, vicedirettore esecutivo dell'agenzia, ha dichiarato venerdì che mentre nel nord si registrano progressi, nel sud la situazione si sta nuovamente deteriorando. L'agenzia di soccorso delle Nazioni Unite per i palestinesi (UNRWA) ha dichiarato sabato che oltre 50.000 bambini a Gaza necessitano di cure per malnutrizione acuta.  Intanto sarebbe in atto un pressing dell'Egitto su Hamas per accettare senza modifiche l'attuazione della prima fase del piano delineato dal presidente americano Joe Biden. La risposta di Hamas all'ultima proposta di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza è "coerente" con i "principi fondamentali" del piano del presidente Usa Joe Biden, ha fatto sapere dal canto suo il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, in un discorso in occasione di Eid Al Adha. Secondo quanto riporta la tv satellitare al-Jazeera, Haniyeh ha affermato che Hamas è pronto ad accettare un accordo che garantisca un cessate il fuoco duraturo, il ritiro di tutte le forze israeliane da Gaza, la ricostruzione e un accordo per lo scambio di ostaggi trattenuti nell'enclave palestinese con prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.  "La nostra risposta alla proposta di cessate il fuoco è fondamentalmente coerente con il discorso di Biden e con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu", ha detto Haniyeh, affermando che "Hamas continua a essere seriamente intenzionato ad arrivare a un accordo che dichiari un cessate il fuoco permanente, il ritiro (delle forze israeliane) da Gaza, la ricostruzione (dell'enclave palestinese) e uno scambio" di prigionieri. Ma, ha accusato, Israele "e i suoi alleati non hanno risposto alla flessibilità che abbiamo dimostrato e hanno invece architettato e lanciato manovre incendiarie di pressione mediatica contro di noi". Haniyeh ha puntato il dito contro gli Usa, la cui "copertura" di Israele "è stata finalmente smascherata a livello popolare, politico, legale e umanitario". "La soluzione per Gaza va raggiunta attraverso negoziati che culminino in un accordo globale", ha detto il leader di Hamas.  L'esercito israeliano ha intanto annunciato che altri due riservisti sono stati uccisi ieri quando il loro carro armato è stato attaccato nel nord di Gaza. Secondo quanto riferisce il Time of Israel, il 28enne e il 49enne, in servizio nel 129° battaglione dell'8a brigata corazzata di riserva, sono morti quando un ordigno è stato fatto esplodere contro il loro carro armato. Altri due soldati sono rimasti gravemente feriti nell'attacco. 
Sale così a 10 il bilancio dei militari rimasti uccisi ieri nell'enclave palestinese, in quello che è l'episodio con il bilancio più pesante per le Idf nell'enclave da gennaio. La morte degli otti soldati israeliani è "il prezzo straziante di questa nostra guerra giusta per difendere la patria", ha detto Benjamin Netanyahu esprimendo le "sue profonde condoglianze", ma insistendo che "nonostante il prezzo pesante e sconvolgente, dobbiamo mantenere gli obiettivi della guerra".   
Gruppi che contestano il premier hanno annunciato vari giorni di mobilitazioni, a partire da domani, per sollecitare la convocazione di elezioni entro il 7 ottobre, quando sarà passato un anno dall'attacco in Israele e dall'avvio della campagna militare israeliana contro Hamas nella Striscia di Gaza. Un annuncio preceduto da una mobilitazione che stamani ha bloccato alcune delle principali strade di Israele. Le proteste inizieranno domani, prima della manifestazione prevista davanti alla Knesset per le 19. "Il nostro obiettivo è chiaro", ha detto il responsabile del movimento 'Liberi nella nostra Terra', Eran Schwartz, citato dal Times of Israel. Ed è quello di "restituire immediatamente il mandato al popolo e andare alle urne prima dell'anniversario del fallimento rappresentato dallo scorso 7 ottobre". L'accusa al governo israeliano è di "aver fallito ripetutamente sia sul fronte della difesa della sicurezza di Israele che nel prendersi cura dei suoi cittadini". E di "anteporre la sopravvivenza politica all'interesse del Paese", come "dimostrato dal fallimento nel promuovere un accordo per la liberazione degli ostaggi" trattenuti dal 7 ottobre 2023 nella Striscia di Gaza e dall' "abbandono dei cittadini del nord" di Israele, nel mirino degli attacchi degli Hezbollah libanesi. Per un altro esponente del movimento citato dallo stesso giornale, Moshe Radman, le elezioni sono l'unico modo per ridare speranza agli israeliani. A Netanyahu chiede di non avere paura perché "solo un dittatore sarebbe spaventato dalla sua stessa gente". Dopo le iniziative annunciate per domani, sono previste nuove proteste per martedì e mercoledì sera. Giovedì dovrebbero esserci manifestazioni davanti alle residenze del premier. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Ucraina, Zelensky: “Vogliamo pace giusta”

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(Adnkronos) – "Una pace giusta", che metta fine alla guerra dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ieri è tornato a ripeterlo a più riprese, prima via social poi inaugurando il summit per la pace in Ucraina che si tiene al Buergenstock, un resort di lusso sito nell'omonima frazione del comune di Stansstad, nel Canton Nidvaldo, nella Svizzera centrale. Un vertice al quale, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è attesa questa mattina la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo il G7 a Borgo Egnazia, in Puglia. "Siamo riusciti a riportare nel mondo l'idea che gli sforzi congiunti possono fermare la guerra e stabilire una pace giusta. Questa idea funzionerà sicuramente, perché il mondo ha potere", ha detto Zelensky. "Siamo riusciti a riunire, per ora, 101 Paesi e organizzazioni internazionali – ha aggiunto – è il numero di partecipanti che si è registrato qui in Svizzera, per il primo vertice di pace inaugurale. Alcuni altri Paesi e leader hanno mostrato interesse per il nostro vertice e hanno risposto all'impulso pacificatore della formula di pace, anche se oggi non sono presenti al primo vertice".  "Ringrazio ognuno di voi, che ha contribuito alla formula della pace che è stata presentata all'incontro del G20 in Indonesia – ha affermato il presidente ucraino – Si sono svolti quattro incontri di consiglieri per la sicurezza nazionale: ogni incontro ha avvicinato il mondo a questo vertice". Zelensky ha citato gli incontri di Copenhagen, in Danimarca; di Gedda, in Arabia Saudita; di Malta e infine di Davos. "E' stato dopo quell'incontro che è diventato chiaro, durante la mia visita in Svizzera, che eravamo pronti" per il summit in Svizzera.  
Un vertice al quale partecipano Paesi di "Medio Oriente, Africa, Europa, Asia-Pacifico, America del Nord e America Latina, tutti con le loro idee e la loro leadership. Ogni nazione è ugualmente importante per noi e tutto quello che verrà deciso qui sarà parte del processo di pace che è necessario. Credo che faremo la storia, qui al summit", le parole di Zelensky a margine. A spiegare che cosa significhi il vertice svizzero per Kiev è stato il capo dell’ufficio di presidenza dell’Ucraina, Andriy Yermak: una volta che sarà approntato un "piano" per la pace in Ucraina con il contributo della comunità internazionale, ha detto, Kiev cercherà di presentarlo alla Russia in un "secondo summit, a livello di leader". Ma Kiev, ha messo in chiaro, non accetterà “alcun compromesso sull'indipendenza, sulla sovranità e sull'integrità territoriale”. Integrità territoriale che è uno dei nodi del conflitto Russia-Ucraina, dato che, a rigore, comprende anche la Crimea, occupata da Putin nel 2014, con una reazione debole dell'Occidente.  In Ucraina, ha ricordato ancora Yermak, "purtroppo la guerra continua, i nostri soldati continuano a combattere. Due anni sono un tempo sufficiente a dimostrare che l'Ucraina non è in grado solo di difendersi, ma di vincere e di ottenere una pace giusta". “Presidente Zelensky, conti sull’Italia”, ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo al summit. Il titolare della Farnesina ha ricordato che Roma sta inviando un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev. Su X Tajani ha sottolineato che "la priorità resta quella di difendere l’integrità territoriale dell'Ucraina. L’Italia lavora per avere risultati concreti su sicurezza nucleare e alimentare, su liberazione dei prigionieri di guerra e sul rientro bambini". Per la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, "congelare il conflitto oggi, con truppe straniere che occupano il territorio ucraino non è la risposta. In realtà, è una ricetta per future guerre di aggressione. Dobbiamo invece sostenere una pace globale, giusta e sostenibile per l’Ucraina, che ripristini la sovranità dell’Ucraina e la sua integrità territoriale. L'inviolabilità di tutti i confini, la sovranità di tutte le nazioni". "La posta in gioco è questa – ha continuato von der Leyen – la storia ci insegna: la ricerca della pace è irta di sfide. Ma proprio dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale nacquero le Nazioni Unite. Oggi abbiamo bisogno ancora una volta di accendere quel faro di speranza per la pace e la sicurezza globale. Noi, la comunità internazionale, dobbiamo restare uniti per sostenere l'Ucraina alla ricerca della pace. Così si apre la strada alla pace. È così che apriamo la strada che consentirà di ricostruire vite e case. Ed è così che apriamo la strada per il ripristino internazionale della pace e della sicurezza. Il nostro compito comune è riaffermare il primato della Carta delle Nazioni Unite". 
Il presidente russo Vladimir Putin "non chiede negoziati" con l'Ucraina, "chiede la resa" di Kiev, ha detto la vicepresidente degli Usa Kamala Harris, intervenendo al summit. "Noi stiamo con l'Ucraina non per carità, ma perché è nostro interesse strategico", ha aggiunto Harris. La Russia "è un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: ciò nonostante, viola senza vergogna i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite. Il presidente Joe Biden e io continueremo a sostenere l'Ucraina, imponendo costi alla Russia. Continueremo a lavorare per una pace giusta e duratura. Gli Usa condividono la visione del presidente Volodymyr Zelensky sulla fine di questo conflitto e su come porre fine alle sofferenze del popolo ucraino". 
Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, parlando con i giornalisti ha rilevato che "l'Ucraina ha indicato di credere che questa guerra alla fine si concluderà con un negoziato, un negoziato che comprende la Russia". "Ora, dal punto di vista dell'Ucraina, loro vogliono essere nella migliore posizione possibile sul campo di battaglia in modo da avere la migliore posizione al tavolo negoziale – ha spiegato – oggi non è la fine del processo, è un passo cruciale in questo processo che alla fine porterà ad un negoziato. Potrà portare ad un risultato che l'intero mondo potrà sostenere".  "L'obiettivo del summit è veramente gettare le fondamenta per futuri negoziati di pace sui pilastri della carta dell'Onu e del diritto internazionale – ha proseguito – ogni pace significativa in Ucraina deve rispettare i principi di sovranità e integrità territoriale".  Per il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, "è vero che la pace in Ucraina non può essere ottenuta senza coinvolgere la Russia". Scholz ha chiesto allo stesso tempo a Mosca di ritirarsi completamente dalle zone occupate in Ucraina. "La Russia potrebbe mettere fine alla guerra oggi o in ogni momento fermando gli attacchi e ritirando le truppe dall'Ucraina", ha sottolineato il cancelliere tedesco. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Ucraina, in Svizzera primo summit sulla pace: “Inizio di un processo”

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(Adnkronos) – Nessuno si illude che il summit sulla pace in Ucraina che si è aperto al Buergenstock, un resort di lusso con vista sul Lago dei Quattro Cantoni, in Svizzera, possa porre fine ad una guerra che infuria da oltre due anni inzuppando di sangue di nuovo il suolo europeo, dopo il mattatoio delle guerre che accompagnarono il collasso della Jugoslavia. Ma forse, per dirla con il presidente della Finlandia Alexander Stubb, per arrivare alla pace da qualche parte bisogna pur cominciare. "Non riusciremo a negoziare la pace in Ucraina qui al Buergenstock, ma desideriamo ispirare un processo che porti ad una pace giusta e duratura”, ha sintetizzato la presidente della Confederazione Svizzera Viola Amherd nel resort circondato da pascoli popolati da brune alpine e sorvolati da nibbi bruni.  Per il ministro degli Esteri svizzero, Ignazio Cassis, il summit "è un momento importante, perché è la più grande conferenza sulla pace da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina. Significa dare la speranza agli ucraini e a tutto il pianeta che anche questa guerra" può finire. L’Ucraina, che ha chiesto espressamente alla Svizzera di organizzare questo summit, sfrutta a fondo l’occasione, dimostrando ancora una volta di essere particolarmente abile anche nella guerra delle parole, oltre che in quella combattuta con le armi. Il presidente Volodymyr Zelensky ha sottolineato che “ogni nazione è ugualmente importante per noi e tutto quello che verrà deciso qui sarà parte del processo di pace che è necessario. Credo che faremo la storia, qui al summit".  Al vertice, che si tiene in un Paese storicamente neutrale come la Svizzera, sono presenti 92 Stati, 57 dei quali rappresentati a livello di capi di Stato e di governo, 30 a livello ministeriale, mentre 5 hanno inviato solo dei diplomatici. Questi ultimi sono tutti Paesi di un certo peso: il Brasile, il Sudafrica, gli Emirati Arabi Uniti, Israele e l’Indonesia. La Russia non è stata neppure invitata, secondo la stampa svizzera perché il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha chiarito al collega svizzero Cassis che Mosca non avrebbe accettato l’invito in ogni caso, sicché Berna avrebbe deciso di non invitare i russi per non irritarli ulteriormente.  La Cina, senza il cui aiuto l’apparato militare-industriale russo avrebbe maggiori difficoltà ad alimentare lo sforzo bellico in Ucraina, non è presente. Il cosiddetto Sud Globale ha reagito in modo abbastanza freddo alla conferenza di pace in Svizzera: le medie potenze che intendono mantenere buone relazioni anche con Mosca, come Brasile, India, Indonesia, Sudafrica, Arabia Saudita, tutti Paesi rilevanti se l’Occidente vuole isolare il nascente asse Russia-Cina-Iran-Corea del Nord, hanno scelto di partecipare, ma a un livello basso. E chi ha partecipato al massimo livello, come il presidente del Kenya William Ruto, ha parlato chiaro: la Russia, ha detto, “dev’essere al tavolo” e “l’appropriazione degli asset russi” decisa dal G7 è “illegale” e “inaccettabile”.  Malgrado le assenze, però, per una volta si dovrebbe iniziare a parlare di pace, di come arrivare a porre fine a una guerra che va avanti da oltre due anni, con costi umani ed economici altissimi. La reazione del Cremlino al summit sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni è stata gelida. “La Russia non ha nulla da trasmettere ai partecipanti al vertice svizzero sull'Ucraina e spera che la prossima volta il conflitto venga discusso in un evento più costruttivo”, ha dichiarato all'agenzia Tass il portavoce Dmitry Peskov.  Tuttavia, a Mosca l’iniziativa della Svizzera deve aver procurato qualche fastidio, se venerdì il presidente Vladimir Putin ha dettato condizioni di pace che implicherebbero una resa totale dell’Ucraina, che dovrebbe lasciare a Mosca quattro regioni che l’esercito russo non controlla completamente. Per la vicepresidente Usa Kamala Harris, Mosca non vuole negoziare con Kiev, ma vuole semplicemente “la resa” degli ucraini. A spiegare che cosa significhi il vertice svizzero per Kiev è il capo dell’ufficio di presidenza dell’Ucraina, Andriy Yermak: una volta che sarà approntato un "piano" per la pace in Ucraina con il contributo della comunità internazionale, dice, Kiev cercherà di presentarlo alla Russia in un "secondo summit, a livello di leader". Ma Kiev, chiarisce, non accetterà “alcun compromesso sull'indipendenza, sulla sovranità e sull'integrità territoriale”. Integrità territoriale che è uno dei nodi del conflitto Russia-Ucraina, dato che, a rigore, comprende anche la Crimea, occupata da Putin nel 2014, con una reazione debole dell'Occidente.  E’ dunque un tentativo di definire il terreno per le trattative che dovrebbero svolgersi in futuro. Come hanno documentato in aprile su Foreign Affairs Samuel Charap e Sergey Radchenko, nella primavera del 2022 Russia e Ucraina erano molto vicine a concludere un accordo che avrebbe posto fine alla guerra, dando prova entrambe di essere disponibili a fare concessioni. Non riuscirono per una serie di ragioni, non ultima l’indisponibilità dell’Occidente a fornire a Kiev garanzie vincolanti di sicurezza che avrebbero implicato il rischio, in futuro, di uno scontro diretto con la Russia. Uno dei nodi principali, che Putin ha ripetuto anche venerdì, è proprio la potenziale adesione dell’Ucraina alla Nato, che Mosca vive come una minaccia diretta. Kiev, al contrario, la considera l’unica vera garanzia di sicurezza.  Ora Zelensky punta sulla “pace giusta”, nel tentativo di delimitare il terreno di gioco, con l’appoggio di un numero consistente di Paesi. "Siamo riusciti a riportare nel mondo l'idea che gli sforzi congiunti possono fermare la guerra e stabilire una pace giusta. Questa idea funzionerà sicuramente, perché il mondo ha potere”, ha detto. In Ucraina, ha ricordato Yermak, "purtroppo la guerra continua, i nostri soldati continuano a combattere. Due anni sono un tempo sufficiente a dimostrare che l'Ucraina non è in grado solo di difendersi, ma di vincere e di ottenere una pace giusta". Il summit si tiene in Svizzera, ma l’Ucraina è molto interessata al suo successo: il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, arrivando, ha ringraziato sia la presidente della Confederazione, Viola Amherd, la padrona di casa, che il presidente ucraino Zelensky.  Oggi si tratterà di diversi temi che riguardano il conflitto in Ucraina, tra cui le questioni umanitarie, come lo scambio dei prigionieri e i bambini ucraini deportati, le minacce nucleari avanzate dalla Russia e le implicazioni della guerra per la sicurezza alimentare. Il summit sulla pace in Ucraina dovrebbe concludersi con una dichiarazione finale: la Svizzera guida e coordina il lavoro sul testo. La dichiarazione dovrebbe essere focalizzata, ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, “su tre punti fondamentali. Io credo che si potrebbe partire dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia per farne una zona franca. Poi c’è la questione del grano, che è anch’essa di grande importanza, perché ne fanno le spese anche i Paesi africani. E c’è la questione degli ostaggi, dei prigionieri”. Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha sottolineato che il documento sarà centrato anche sul rispetto dei principi chiave della Carta delle Nazioni Unite.   —internazionale/[email protected] (Web Info)

G7, Meloni incassa “successo” e ora punta a Ue: “Italia abbia ruolo che le spetta”

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(Adnkronos) – In passato si è definita una maratoneta, ma in realtà è la corsa a ostacoli la disciplina alla quale Giorgia Meloni sembra più avvezza. Superata la barriera del G7 -“un successo e lo dico senza temere smentite”, si fregia nella conferenza stampa che chiude il summit a Borgo Egnazia- la presidente del Consiglio già punta il prossimo ostacolo da saltare: la trattativa sui nuovi assetti dei vertici europei, in cui lei ‘vede’ un’Italia protagonista. A spiegare che Roma non è disposta ad accontentarsi è la stessa Meloni, sondata dai giornalisti -indispettiti per il numero limitato di domande in conferenza stampa- sulla possibilità che sostenga in Europa Ursula von der Leyen. La freddezza tra le due al vertice di Borgo Egnazia non è passata inosservata, gli abbracci e il calore di un tempo ormai ricordi del passato.  Meloni oggi volerà in Svizzera, a Burgenstock, per prendere parte ai lavori della Conferenza sulla ricostruzione in Ucraina, poi lunedì l’attende la cena informale tra i leader del Consiglio europeo per trovare la quadra sui futuri assetti. Innanzitutto il nome del prossimo presidente della Commissione europea, dal quale, a cascata, arriveranno tutte le altre nomine. Von der Leyen, che prima del voto di inizio giugno vedeva le sue chance in caduta libera, sembra essere tornata di nuovo in pista. Meloni cosa farà, presterà una stampella o ne ostacolerà la corsa? La scelta del candidato “spetta al Ppe: quando la proposta arriverà, noi ovviamente faremo le nostre valutazioni”, risponde la presidente del Consiglio riguardo la spitzenkandidat dei popolari.  “I primi due temi che mi interessano, come governo italiano, è – mette in chiaro – 1: che all'Italia venga riconosciuto il ruolo che le spetta; 2: che l'Europa comprenda il messaggio che è arrivato dai cittadini Ue”. E che hanno generato un terremoto negli equilibri europei, con il belga Alexander De Croo costretto al passo indietro tra le lacrime, Emmanuel Macron a ‘chiamare’ le elezioni, Olaf Scholz sempre più in affanno a Berlino.  E sono proprio il Presidente francese e il Cancelliere tedesco a spingere per chiudere già lunedì sui ‘top jobs’, temendo che dalle urne francesi esca un risultato che renda la partita ancor più difficile e il vento dei sovranisti più forte. Al contrario e non a caso l’Italia è disposta a temporeggiare: “per noi non è una pregiudiziale” attendere le elezioni francesi di inizio luglio, risponde a domanda Meloni, confermando la linea già anticipata da Antonio Tajani.  Quel che conta, per lei, è imprimere un cambio di passo, perché “se vogliamo trarre come insegnamento dal voto delle elezioni europee ‘che andava tutto bene’ sarebbe una lettura un po’ distorta”. Parole, le sue, che potrebbero valere anche per la riconferma di von der Leyen. Ma che, soprattutto, stanno a rimarcare che la premier non è disposta a farsi dettare la linea da un’Europa a trazione franco-tedesca, perché Macron e Scholz, per forza di cose, sederanno al tavolo di Bruxelles con le armi spuntate.  Andare a dama sarà difficilissimo. La Puglia e il clima di apparente serenità tra i leader a Borgo Egnazia sembrano già archiviati. Olaf Scholz, che solo venerdì festeggiava i suoi 66 anni tra gli ulivi mentre i 7 Grandi intonavano ‘happy birthday’, ieri dava l’altolà alla premier: “non è un mistero” che Meloni “sia all’estrema destra dello spettro politico”. Ci sono “differenze abbastanza ovvie e che significano anche che lavoriamo in famiglie di partito molto diverse. Quando si parla di Europa, ad esempio, credo sia molto importante che il futuro presidente della Commissione possa contare sui partiti democratici tradizionali del Parlamento europeo: il Ppe, i socialdemocratici e i liberali. Dopo i risultati delle europee credo possa funzionare”. Ma, numeri alla mano, la maggioranza indicata da Scholz vale 406 voti e garantirebbe un equilibrio assai precario vista l’incidenza di franchi tiratori a Strasburgo storicamente alta, stimata tra il 10 e il 15%. Ursula, o chi per lei, avrà bisogno di un ‘aiutino’, che potrebbe arrivare dai Verdi, opzione più probabile, ma anche dalle file dell’Ecr capitanata da Meloni. Che, in cambio, sarebbe legittimata ad alzare la posta, puntando per l’Italia a un commissario di ‘peso’, possibilmente con portafoglio economico viste le difficoltà di Roma con i conti.  La presidente del Consiglio potrebbe tuttavia puntare ancor più in alto – “riconoscere all’Italia il ruolo che le spetta”, riecheggiano le sue parole -, cercando di spuntare a Bruxelles uno dei 5 top jobs sul tavolo, quello dell’Alto rappresentante per la politica estera europea. Tutti gli indizi portano al nome di Elisabetta Belloni, tra i protagonisti indiscussi del G7 in Puglia. Lei, a Borgo Egnazia, scherza con chi già la ‘vede’ nella tolda di comando europeo: “Il mio nome? Lo mettono solo quando c’è uno spazio da riempire…”.  Di certo per ora c’è la soddisfazione della presidente del Consiglio per il G7 a ‘regia’ Belloni. “L’Italia – scandisce Meloni in conferenza stampa – ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di essere all'altezza di organizzare eventi di questa straordinaria rilevanza. Spesso ci dimentichiamo di ciò di cui siamo capaci, ma oggi è giusto sottolinearlo perché è sotto gli occhi di tutti”.  La premier, incalzata dai cronisti, torna anche sui due ‘incidenti’ di percorso che hanno gettato ombre sul ‘suo’ G7: la polemica sull’aborto, con il presunto sgambetto di Macron, e quella sui diritti Lgbt. Dopo aver ribadito di non voler cambiare la legge 194, bolla la vicenda sull’assenza della parola ‘aborto’ nelle conclusioni finali del summit come “artefatta, infatti non è esistita nel vertice, nelle nostre discussioni, proprio perché non c’era nulla su cui litigare”. Quanto ai diritti della comunità ‘arcobaleno’, “non è stato fatto nessun passo indietro” nel summit dei grandi come a Roma, assicura: “in due anni l'Italia non ha” indietreggiato “sui diritti Lgbt", al netto “del racconto falsato che è stato fatto”. Per il resto, Meloni conferma l’impegno al fianco dell’Ucraina, ribadito con forza dal G7: ne è la prova lo “storico” accordo sul prestito garantito dai profitti degli asset russi. La proposta di pace arrivata da Vladimir Putin “mi sembra più un’iniziativa propagandistica che una reale proposta di negoziato”: “se vuole la pace, Putin deve ritirare le truppe dall’Ucraina”. La premier celebra con enfasi l’interesse del summit per l’Africa, l’impegno sui migranti, la presenza del pontefice al summit, presenza che ha reso il G7 un appuntamento “storico, destinato ad essere ricordato”.  La bagarre alla Camera sull’autonomia, che induce Meloni a rimproverare gli esponenti della maggioranza caduti “nelle provocazioni” di chi “dovrebbe mostrare più rispetto per le istituzioni”, non “è riuscita a rovinare l’ottima riuscita di questo vertice”. Per cui la premier ringrazia Belloni, i leader del G7, la squadra che ha lavorato al suo fianco ma ancor prima i pugliesi, che “sono stati molto oltre l'altezza del compito. E' stata la riposta migliore che si poteva dare ai soliti pregiudizi che abbiamo letto in alcuni parte della stampa internazionale".  "Qualcuno può essere arrivato con un'idea, sono certa che tutti sono andati via con un’altra idea. La forza di questa regione – sottolinea Meloni, chiudendo la conferenza stampa con un grazie speciale rivolto alla Puglia – è nella sua capacità e nel suo legame con le tradizioni. Ieri sera quando il vertice è terminato ho voluto una serata tutta tradizionale pugliese".  "C'erano i panzerotti – racconta con un sorriso -, c'erano gli artigiani, c'erano le signore che facevano le orecchiette a mano, c'era la taranta, c’erano le luminarie. C'era la Puglia. C'era la Puglia come la conosciamo noi. Sono davvero fiera di aver visto i leader del G7 rimanere a bocca aperta per i sapori, i gusti e per l'identità del territorio. Vedere i grandi del mondo che parlano delle sfide globali in un borgo mi sembra una giusta sintesi, perché non dobbiamo dimenticare che è la nostra identità che ha fatto la civiltà che siamo. Penso che il messaggio sia arrivato forte e chiaro e sono sicura che diversi leader torneranno a fare le loro vacanze da queste parti". In Puglia, terra di sole e vento, di ulivi e pietra bianca, ‘terra di dove finisce la terra’, come recita un vecchio motivo di Vinicio Capossela che risuona nei pullman dei cronisti che lasciano Borgo Egnazia. (di Ileana Sciarra) —[email protected] (Web Info)

Israele, decine di migliaia in piazza contro governo Netanyahu: c’è anche Gantz

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(Adnkronos) – Benny Gantz, a pochi giorni dalle sue dimissioni dal governo Netanyahu, partecipa, insieme al parlamentare Alon Schuster, alla manifestazione per la liberazione degli ostaggi in corso a Sha'ar HaNegev nel sud di Israele.  Sono decine di migliaia gli israeliani in piazza oggi a Tel Aviv e altre città per chiedere le dimissioni del governo, nuove elezioni e un accordo per liberare gli ostaggi ancora in mano ad Hamas.  Gli organizzatori delle proteste hanno indetto una "settimana di resistenza" che inizierà domenica, affermando che "la prossima settimana sarà l'ultima settimana del distruttivo governo di Netanyahu". Ayala Metzger, il cui suocero Yoram Metzger è morto mentre era ostaggio di Hamas, è intervenuta sul palco a Tel Aviv, invitando a bloccare autostrade e strade, a manifestare davanti alle residenze dei ministri e a praticare la disobbedienza civile durante le proteste dei prossimi giorni. "Siamo stanchi di essere qui. Ma non abbiamo il diritto di disperare… Dobbiamo essere i soldati del cambiamento, il cambiamento che dobbiamo agli ostaggi", ha detto, a quanto riporta Hareetz. Gli organizzatori hanno chiesto ai manifestanti di restare e bloccare l'incrocio Begin-Kaplan nel centro di Tel Aviv fino a mezzanotte.   —internazionale/[email protected] (Web Info)

Euro 2024, Italia-Albania 2-1: rimonta azzurra con Bastoni e Barella

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(Adnkronos) –
L'Italia batte l'Albania per 2-1 a Dortmund nel match valido per la prima giornata del Gruppo B di Euro 2024. Gli azzurri del ct Spalletti conquistano i 3 punti in un match iniziato in salita. L'Albania passa in vantaggio dopo soli 23 secondi – con il gol più veloce nella storia della competizione – grazie alla rete di Bajrami, che sfrutta la rimessa laterale errata di Dimarco e fulmina Donnarumma. L'Italia ribalta la situazione rapidamente. All'11 Bastoni firma l'1-1 con un colpo di testa su azione da corner, al 16' Barella realizza il 2-1 con un destro dal limite dell'area. La Nazionale torna in campo il 20 giugno a Gelsenkirchen contro la Spagna.  
Inizio da incubo per gli azzurri che passano in svantaggio dopo 23 secondi. Rimessa laterale completamente errata di Dimarco, ne approfitta Bajrami che conquista palla in area di rigore e batte Donnarumma con un tiro sotto la traversa. E' la rete più veloce nella storia degli Europei. Immediata la replica degli azzurri con una conclusione di Scamacca da centro area su assist di Chiesa: palla fuori. All'11' arriva il pari azzurro: dagli sviluppi di un angolo battuto da sinistra, Pellegrini pennella sul secondo palo per Bastoni che di testa batte Strakosha. Al 16' l'Italia completa la rimonta. Azione insistita degli Azzurri con una palla che entra in area, Dimarco la scarica per Barella che raccoglie al limite e calcia di prima intenzione battendo ancora Strakosha. Per il centrocampista dell'Inter è il decimo centro in maglia azzurra. Al 21' il primo ammonito del match: Pellegrini ferma fallosamente la ripartenza di Broja e Zwayer estrae il giallo. L'Italia è padrona del campo e Frattesi va a un passo dal tris al 32': bellissima palla di Scamacca per il centrocampista nerazzurro che prova a superare Strakosha con un colpo sotto: l'ex portiere della Lazio tocca e devia sul palo. Al 40' chance per Scamacca che, su assist di Pellegrini, va al tiro da dentro l'area con Strakosha che gli chiude lo 'specchio' e salva i suoi. Al 44' torna a farsi vedere l'Albania con un sinistro a giro di Asani che termina a lato. Nel recupero incursione pericolosa di Pellegrini che su cross di Chiesa prova un colpo di testa complicato con la palla che termina fuori. La ripresa inizia con un doppio cartellino giallo per Broja e Calafiori. L'azzurro è punito ingiustamente per un fallo sull'attaccante del Chelsea che in realtà il difensore del Bologna subisce. Ancora chance per l'Italia, gran recupero di Scamacca, palla a Chiesa, conclusione di sinistro e palla di poco fuori. Al 22' ancora azzurri pericolosi dagli sviluppi di un angolo, ci prova Di Lorenzo di testa, palla deviata ancora in angolo. Al 24' timido tentativo da parte dell'Albania, sull'uscita di pugno di Donnarumma prova la conclusione Asani, palla colpita male e terminata sul fondo. Al 32' le prime sostituzioni di Spalletti: entrano Cristante e Cambiaso, escono Pellegrini e Chiesa. Al 35' azione individuale di Dimarco che va palla al piede e poi tenta una conclusione con Strakosha che para in due tempi. Dopo due minuti entrano Retegui e Darmian, escono Scamacca e Dimarco. Nei minuti finali si fa sentire la stanchezza con gli azzurri che sono meno precisi e l'Albania sfiora il pari al 45' con Manaj che si trova solo davanti a Donnarumma, che riesce a deviare quanto basta per evitare il gol. Al primo minuto di recupero l'ultimo cambio con Folorunsho al posto di Barella. Prima del fischio finale la partita di deve interrompere per qualche secondo per l'invasione di campo di un tifoso albanese, placcato con qualche difficoltà dagli steward. —[email protected] (Web Info)

Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 15 giugno 2024

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(Adnkronos) – Nessun '6' né '5+1' all'estrazione del Superenalotto di oggi. Nel concorso di sabato 15 giugno in 11 hanno centrato il 5 portandosi a casa rispettivamente 17.338,41 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei punti 6 raggiunge così quota 36.700.000,00 euro.  La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: – con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; – con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; – con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; – con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; – con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. La combinazione vincente del concorso di oggi del Superenalotto: 6, 16, 22, 69, 73, 78; Numero Jolly 67; Super Star 38.   —[email protected] (Web Info)

Raid aereo Usa in Somalia, media: “Forse ucciso emiro Isis”

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(Adnkronos) – Gli Usa hanno condotto un raid aereo in Somalia nelle scorse settimane in cui potrebbe essere stato ucciso quello che è ritenuto essere l'emiro del sedicente Stato islamico (Is), Abdulqadir Mumin. Lo hanno riferito fonti citate dalla Nbc. A fine maggio gli Stati Uniti avevano reso noto il raid, indicando in un comunicato stampa che erano stati uccisi tre militanti dell'Is, senza però fornire dettagli sull'obiettivo principale. Ora le fonti suggeriscono che lo scopo di quell'attacco fosse neutralizzare Mumin, già identificato dagli Stati Uniti come il leader del ramo somalo dell'Is. Secondo la Nbc, tuttavia, quest'ultimo sarebbe diventato l'anno scorso il leader globale dell'organizzazione terroristica, succedendo al suo predecessore, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, ucciso in Siria nel 2022. —internazionale/[email protected] (Web Info)

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