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Allarme cardiologi: “Cocaina aumenta fino al 23% rischio infarto, Fentanyl spaventa”

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(Adnkronos) –
Le droghe, anche quelle considerate 'leggere', fanno male al cuore. "Ma soprattutto scatenano le malattie cardiache da sostanze stupefacenti che possono manifestarsi in maniera acuta – generalmente temporalmente associata e proporzionale all’ultima dose assunta – o svilupparsi lentamente nel tempo. Quindi anche chi la prova una volta o lo fa saltuariamente e non ha alcuna sintomatologia acuta dopo l’assunzione, se però continua può sviluppare nel tempo un danno cardiaco". Da qui l'allarme dei cardiologi della Fondazione per il Tuo cuore dell'Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) nel sottolineare come sia necessario "smettere di assumere sostanze prima che il danno si manifesti o diventi irreversibile" e dell'importanza di sottoporsi a visite di controllo.  “La cocaina – spiega Domenico Gabrielli, presidente Fondazione per il tuo cuore e direttore Cardiologia dell’ospedale San Camillo di Roma – può favorire l’insorgenza di ogni tipo di patologia cardiaca e aumenta fino al 23% il rischio di infarto miocardico nelle prime ore dopo l’assunzione. L’uso non medico della cannabis, è stato associato ad un aumentato rischio di patologie cardio e cerebrovascolari. Il fatto che esista una cannabis utilizzata per scopi medici non significa che fumare marijuana non faccia male al cuore e alla salute. Anche il Fentanyl è un farmaco molto utilizzato in medicina, eppure negli Usa l’uso non medico di oppioidi sintetici con effetti antidolorifici come il Fentanyl e derivati è un vero e proprio problema di salute sociale
. Tali sostanze, magari acquistate anche per via illegale, hanno infatti aumentato la mortalità per arresto cardiorespiratorio (sono stati stimati circa 75.000 decessi da oppiodi sintetici nel 2022 negli Stati Uniti) e costituiscono ora negli Usa una tra le principali cause di morte nei soggetti giovani–adulti.” “Obiettivo della Fondazione per il Tuo cuore e dei cardiologi Anmco – ricorda Gabrielli – è quello di svolgere una prevenzione al passo con i tempi in considerazione del sempre più frequente uso e abuso di sostanze psicoattive, poiché sono cambiate non solo le sostanze assunte ma anche il profilo di chi le assume. La prevenzione delle problematiche cardiovascolari da sostanze psicoattive merita tutta la nostra attenzione e giustifica ogni sforzo in quanto tali malattie non sono affatto rare, dati evidenziano che fino a un quarto degli infarti nei soggetti giovani sia legato all’uso di droghe. E in generale il danno cardiaco da droghe è decisamente più frequente di quello che riusciamo a dimostrare".  Secondo i cardiologi, "le sostanze stupefacenti sono al centro di varie problematiche della società civile: un concetto noto ma vi è ancora poca conoscenza, sia in ambito sanitario che sociale, sulla capacità che queste sostanze hanno di determinare problemi cardiovascolari e in generale un danno biologico con gravi ripercussioni sulla salute di chi le assume e importanti ricadute sulla spesa sanitaria. La scarsa informazione e soprattutto la disinformazione, legata ai canali da cui vengono attinte le informazioni, determinano – avvertono i cardiologi – false convinzioni come ad esempio quella di ritenere la cannabis innocua in quanto 'terapeutica' e favoriscono dunque la bassa percezione del pericolo 'sostanze', alcool compreso, per il cuore e per la salute umana in particolare tra i giovani".  "Un danno d’organo cardiaco che può rimanere a lungo asintomatico, dando la falsa impressione di essere sani, il fatto che il più delle volte il danno d’organo si sviluppa lentamente nel tempo senza dare particolari sintomi durante le assunzioni, la sottostima delle diagnosi di cardiopatie determinate o favorite dall’uso di sostanze psicoattive e il fatto che ci sia poca sensibilità, e molta reticenza a parlare, cosi come si dovrebbe, di queste tematiche contribuiscono alla erronea convinzione che le sostanze stupefacenti non facciano poi cosi tanto male al cuore e al nostro organismo – rimarca Gabrielli – Tutte le principali droghe conosciute, cannabis compresa, hanno un effetto cardiotossico e possono determinare o favorire l’insorgenza vari tipi di patologie cardiovascolari, anche gravi o mortali. Le sostanze stupefacenti infatti danneggiano le coronarie determinando ischemia cardiaca acuta o cronica e danneggiano direttamente il muscolo cardiaco provocando infiammazione (miocardite), dilatazione (cardiomiopatia dilatativa) o ispessimento (ipertrofia) del cuore. Condizioni queste, che se non diagnosticate e curate tempestivamente, possono portare a scompenso cardiaco. Favoriscono inoltre l’insorgenza di vari tipi di aritmie, a volte letali e alterazioni della pressione arteriosa, della coagulazione e delle valvole cardiache". Secondo Francesco Ciccirillo, cardiologo e responsabile Ambulatorio Dahd ( Drug Abuse Heart Diseases) Uoc Cardiologia-presidio ospedaliero Vito Fazzi-Asl di Lecce, "dovrebbe portarci a considerare le sostanze psicoattive come un fattore di rischio cardiovascolare indipendente e aggiuntivo e a considerare il loro ruolo favorente sui sintomi e sulle malattie cardiovascolari riscontrate nella pratica clinica oltre che a portare avanti dei programmi di prevenzione adeguati volti a scongiurare la prima assunzione e l’uso anche ricreazionale di sostanze psicoattive. Infatti – precisa Ciccirillo – il danno cardiovascolare si può instaurare non solo nel consumatore abituale (che rimane comunque a rischio più alto) ma anche in quello occasionale, a volte indipendentemente dalla quantità di sostanza assunta soprattutto se presente una particolare predisposizione genetica (non sempre nota) o altri fattori contingenti".  “E’ difficile quantificare e prevedere il rischio di un danno cardiaco da droghe nel singolo individuo – continua Ciccirillo – in quanto l’effetto delle sostanze può variare da soggetto a soggetto e perfino nello stesso soggetto, in base a dose, modalità, tempistica, durata di assunzione, tipo, purezza, quantità della sostanza e presenza o meno di altri fattori predisponenti". Per una adeguata prevenzione delle malattie cardiache da sostanze psicoattive, "è importante anche conoscere e imparare a non sottovalutare i sintomi associati all’uso di sostanze per chiedere pronto aiuto medico. È fondamentale per esempio non trascurare il sintomo del dolore al petto in quanto può essere espressione di gravi patologie cardiorespiratorie acute. Dallo 0,7% fino al 6% di soggetti che arrivano in pronto soccorso per dolore toracico dopo uso di cocaina ha un infarto cardiaco secondario a tale sostanza. Ugualmente è fondamentale riferire al medico se sono state assunte 'sostanze' per evitare pericolose interazioni farmacologiche", conclude Ciccirillo.  —[email protected] (Web Info)

Covid, variante KP.3 corre veloce: cosa sappiamo, sintomi

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(Adnkronos) – La variante Covid KP.3 corre veloce. Negli Stati Uniti è un'osservata speciale perché, dalle ultime proiezioni dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), risulta essere la versione di Sars-CoV-2 più diffusa. Ma l'occhio allenato degli esperti che tracciano i mutanti del virus ex pandemico si è già posato anche su una sua 'discendente', KP.3.1.1. Questo sottolignaggio potrebbe avere 'le ali', in un certo senso. Sicuramente viaggia in aereo. Ma anche dall'Italia? Forse, prospettano alcuni esperti.  La banca dati che raccoglie le sequenze virali depositate dai laboratori di tutto il mondo, cioè Gisaid, "ora mostra le sequenze Covid KP.3.1.1 dei viaggiatori negli aeroporti Usa inviate l'11 giugno 2024 con origini dei passeggeri" varie, "tra cui Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito, insieme alla Spagna", il Paese che al momento ne conta di più, scrive su X uno dei tanti 'cacciatori di varianti' attivi a livello globale, Andrea Urquhart.  "KP.3.1.1 potrebbe essersi diffusa ben oltre la Spagna", aggiunge. Da una rapida ricerca tra le sequenze, fatta da esperti italiani per l'Adnkronos Salute, "non risultano al momento sequenze depositate in Gisaid dall'Italia", puntualizza Fabio Filippini, dottorando del Centro Retrovirus dell'università di Pisa, che lavora con Mauro Pistello, direttore dell'Unità di virologia dell'azienda ospedaliera universitaria pisana, vicepresidente della Società italiana di microbiologia. "Globalmente risultano 209 sequenze" di KP.3.1.1 "depositate dal 3 giugno ad oggi", illustra il ricercatore. "Principalmente i dati arrivano dalla Spagna", da Madrid, dalla Catalogna, dall'Andalusia. "Ne risultano anche dagli Usa, qualcuna dal Canada", prosegue. Ma da una ricerca mirata agli screening aeroportuali Usa nella data citata da Urquhart non sembra esserci un passeggero che ha come provenienza citata l'Italia.  "Risulta invece una sequenza prelevata il 9 maggio, che secondo le informazioni visibili, sarebbe di una passeggera proveniente dall'Italia, una donna di mezza età", aggiunge il cacciatore italiano di varianti, Federico Gueli. Caso rilevato da screening aeroportuale, Stato di Washington. "Poco per poter già ipotizzare una circolazione nel nostro Paese – puntualizza – Essendo viaggiatori, potrebbe trattarsi anche di una persona che ha fatto un doppio viaggio, Spagna e poi Italia, quindi dal nostro Paese abbia preso l'ultimo volo e così sia stata registrata".  Quanto all'assenza di sequenze di KP3.1.1 dall'Italia in questo momento, potrebbe essere dovuta a diverse ragioni. "Per esempio in questo momento il nostro lavoro sulle varianti ha una cadenza mensile", evidenzia Filippini. Quindi se a giugno KP3.1.1 è stata intercettata in suolo tricolore potremmo saperlo più in là. E' una sottovariante relativamente 'giovane', da poco finita nei radar. I sintomi che l'accompagnano, poi, potrebbero essere soft e, poiché i laboratori analizzano i tamponi fatti in ospedale, potrebbe inizialmente sfuggire al censimento. Mentre magari, se emerge da uno screening in aeroporto, le sequenze vengono subito ricevute.  Presto insomma per trarre conclusioni definitive, ma c'è chi è pronto a scommettere che anche questa figlia di KP.3 si farà notare per la velocità. "Complice anche una mutazione, che era emersa ai tempi dei lignaggi 'Flip' e di EG.5.1, oggi paradossalmente ben più diffusa in queste nuove generazioni di varianti, rispetto ad allora", conclude Gueli.   —[email protected] (Web Info)

Stefano Tacconi lascia la rianimazione, come sta: cosa dicono i medici

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(Adnkronos) – L’ex portiere della Juventus, Stefano Tacconi, operato ieri all’ospedale Molinette di Torino per una ricostruzione chirurgica di un’arteria femorale, ha lasciato il reparto di rianimazione dove era stato ricoverato dopo l’intervento ed è stato trasferito nel reparto di Chirurgia vascolare universitaria. A darne notizia una nota della Città della salute di Torino in cui si sottolinea che “il paziente ha trascorso una notte tranquilla. Il decorso post operatorio prosegue regolarmente”. “Il paziente dimostra condizioni cliniche stabili ed un rapido miglioramento nella perfusione e circolazione dell'arto inferiore destro operato ieri pomeriggio”, precisa ancora la nota dell’ospedale torinese.  Il 67enne è stato sottoposto a un intervento chirurgico durato cinque ore per ricanalizzazione endovascolare aorto iliaca e ricostruzione chirurgica della arteria femorale.  L'operazione si è resa necessaria "per un grave quadro di ischemia arteriosa dell'arto inferiore destro, a causa di arteriopatia diffusa aorto iliaco femorale (ostruzione arteriosa da aorta a femore)". Una patologia, precisano, non connessa a quella pregressa – un'emorragia cerebrale provocata da un'ischemia – che aveva colpito il calciatore nel 2022 mentre si trovava ad Asti.  —[email protected] (Web Info)

Fumo in cabina, atterraggio d’emergenza per Crosetto a Ciampino

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(Adnkronos) – Atterraggio d'emergenza all'aeroporto GB Pastine di Ciampino per il ministro della Difesa Guido Crosetto, di ritorno dalla ministeriale Nato di Bruxelles. A quanto apprende l'Adnkronos, sull'aereo sul quale viaggiava Crosetto, la cabina si è riempita di fumo intorno alle 15, poco prima che venissero avviate le manovre di atterraggio. Sono così scattate le procedure di emergenza. Il comandante ha chiesto la massima priorità per l'atterraggio all'aeroporto di Ciampino. Una volta che il velivolo ha toccato terra, l'equipaggio ha fatto subito scendere il ministro e il suo staff in massima sicurezza. Subito dopo sono giunti sul posto i mezzi di emergenza dei vigili del fuoco. Ancora da accertare le cause del malfunzionamento. A quanto apprende l'Adnkronos, il ministro Crosetto viaggiava con il suo staff a bordo di un Falcon 900. Il velivolo è un modello di prima generazione, che, a quanto risulta all'Adnkronos, avrebbe dovuto essere dismesso ma che poi si è deciso di mantenere in servizio fino al prossimo anno. —[email protected] (Web Info)

Perugia, accoltella la compagna e la figlia di 5 anni a Tuoro sul Trasimeno: la donna è grave

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(Adnkronos) –
Ha colpito più volte a coltellate la compagna, rimasta gravemente ferita, e anche la figlia di 5 anni che era in braccio alla donna. E' accaduto in un'abitazione di Tuoro sul Trasimeno (Perugia) e sul posto sono intervenuti i militari della compagnia dei carabinieri di Città della Pieve. L'uomo, un 34enne di origini marocchine, è stato arrestato per tentato omicidio nei confronti della compagna e lesioni gravissime alla figlia ed è sottoposto ad interrogatorio. A chiamare il 118 sono stati una parente e un vicino che, nel cuore della notte, avevano sentito le urla. Dopo l'accoltellamento l'uomo è scappato a piedi ma le ricerche dei carabinieri hanno permesso di rintracciarlo e di bloccarlo nel centro abitato, con ancora addosso i vestiti sporchi di sangue.  
La vittima, coetanea dell’aggressore, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Perugia, dove è stata immediatamente sottoposta a un delicato intervento chirurgico: è ricoverata e versa in pericolo di vita. La bambina invece, pur colpita agli arti inferiori, non è in pericolo di vita ma è stata trasportata al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale perugino, in attesa di essere sottoposta a un'urgente operazione. Sono attualmente in corso accertamenti, anche di natura tecnico-scientifica, da parte dei carabinieri della sezione rilievi del Nucleo investigativo di Perugia, per chiarire l’esatta dinamica dei fatti e ricostruire nel dettaglio l’accaduto. Proseguono le ricerche dell’arma di cui il presunto aggressore si sarebbe sbarazzato nel corso della fuga.  —[email protected] (Web Info)

Israele usa catapulta che lancia palle di fuoco su Libano – Video

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(Adnkronos) – Un'arma in stile medievale, la catapulta, per colpire obiettivi nel sud del Libano. E' l'ultima strategia usata dalle Forze di difesa israeliane (Idf) nel nord di Israele ed è un modo per evitare, come ha spiegato un funzionario israeliano a condizione di anonimato alla Nbc News, di utilizzare armi sanzionate. Nel filmato ripreso dai soldati israeliani e condiviso sui social media si vede la catapulta lanciare palle di fuoco al di là del confine fortificato tra il nord di Israele e il sud del Libano.    Un'arma usata raramente dal XVI secolo a oggi, come fa notare la Cnn. L'emittente televisiva israeliana Kan parla dell'uso della catapulta come di una ''iniziativa locale'' e che non ''sarà utilizzata in modo diffuso''. Secondo Kan la catapulta è stata probabilmente utilizzata dai militari israeliani per bruciare gli arbusti in Libano e rendere così più facile per le Idf individuare i miliziani di Hezbollah che tentavano di raggiungere il confine. Sebbene alcuni manifestanti ucraini abbiano usato la catapulta nel 2014 durante le proteste di Euromaidan e i ribelli siriani l'abbiano utilizzata nel 2013, per risalire all'uso su larga scala di quest'arma bisogna risalire al XVI secolo. Secondo l'Enciclopedia Britannica fu infatti il conquistatore spagnolo Hernán Cortés a usarla contro gli Aztechi durante l'assalto a Tenochtitlán, in Messico, nel 1521. L'uso della catapulta diminuì con l'invenzione della moderna artiglieria con la polvere da sparo nel XV secolo. —internazionale/[email protected] (Web Info)

A Serenissima Ristorazione premio Industria Felix, tra migliori del Nord-Est

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(Adnkronos) – Serenissima Ristorazione, tra i leader nel settore della ristorazione collettiva e commerciale in Italia, capogruppo di 14 società collegate, si è aggiudicata il Premio Industria Felix come 'Miglior impresa del settore ristorazione per performance gestionale e affidabilità finanziaria Cerved con sede legale nella regione Veneto'. Il premio è organizzato dal trimestrale Industria Felix Magazine, distribuito con Il Sole 24 Ore, in collaborazione con Cerved. Il 58mo evento di premiazione, assegnato alle 48 imprese più competitive del Nord Est (Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige), si è tenuto ieri a Montecchio Maggiore a Villa Cordellina Lombardi. Serenissima Ristorazione è stata riconosciuta tra le aziende più competitive del Nord Est per performance gestionale, per affidabilità finanziaria e per le azioni di sostenibilità realizzate, la migliore nel settore della ristorazione. Le 48 imprese del Nord Est premiate sono state selezionate attraverso un’inchiesta approfondita realizzata da Industria Felix Magazine e Cerved sui bilanci del 2022 che ha evidenziato fatturati in crescita in tutte e quattro le regioni settentrionali orientali, con ben 16 imprese del Veneto tra le premiate – di cui 3 nella provincia di Vicenza, tra cui Serenissima Ristorazione. Il Veneto è la Regione che vanta il maggior numero di imprese selezionate tra quelle più competitive del Nord Est. Serenissima Ristorazione S.p.A. ha oltre 7000 addetti e offre servizi di ristorazione collettiva, gestione di distributori automatici e servizi di facility management. La società eroga oltre 400 mila pasti al giorno su tutto il territorio nazionale a più di 1000 clienti tra aziende, strutture sanitarie e scuole. Serenissima Ristorazione ha realizzato a Boara Pisani (PD) uno dei più grandi stabilimenti di produzione in Europa che utilizza la tecnologia del legame refrigerato, denominata Cook & Chill.  Questa tecnologia prevede l’immediato raffreddamento delle pietanze subito dopo la cottura, la loro conservazione ad una temperatura compresa tra 0 e 3 gradi centigradi, e la loro rigenerazione a ridosso del consumo. Il legame refrigerato, a differenza del sistema tradizionale in fresco caldo, permette una programmazione sistematica e anticipata delle attività produttive, che risultano pertanto svincolate temporalmente dal momento di consumo finale del pasto: comporta quindi considerevoli vantaggi dal punto di vista igienico-sanitario, nutrizionale, organolettico e di riduzione degli sprechi alimentari. Grazie a questa innovazione tecnologica Serenissima Ristorazione è in grado di fornire pasti in legame refrigerato non solo alla ristorazione collettiva, ma anche al settore del catering aereo e a quello crocieristico, due nuovi segmenti di business su cui la società sta puntando per proseguire lungo il suo percorso di crescita. Tecnologie avanzate per la preparazione e conservazione dei pasti, processi produttivi ottimizzati e una gestione virtuosa dell’intero processo di produzione e distribuzione delle pietanze garantiscono varietà e qualità delle soluzioni proposte, oltre a elevati standard di sicurezza alimentare. “Riceviamo il premio Industria Felix come una delle migliori imprese del Nord Est, la prima del nostro settore con grande soddisfazione e particolare orgoglio", commenta Tommaso Putin, vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione. "Per rimanere competitivi in uno scenario complicato come quello attuale è indispensabile saper coniugare innovazione tecnologica e digitale, orientamento alla sostenibilità e flessibilità. Il nostro impegno è chiaro: vogliamo offrire ai nostri clienti un servizio che sia sempre più concorrenziale e al tempo stesso sostenibile”, spiega ancora.  Serenissima Ristorazione ha inoltre ricevuto la pergamena 'Green', una menzione speciale per il suo Bilancio di Sostenibilità. Il Bilancio prende in considerazione i dati del triennio 2019-2021 nel quadro comune di rendicontazione ambientale, sociale e di governance (Esg) stabilito dalla Commissione Europea ed è stato presentato in anticipo rispetto alla Direttiva Europea Csrd che dal 2025 lo renderà obbligatorio per le aziende di grandi dimensioni. Un documento redatto secondo lo standard Gri che rappresenta le buone pratiche per la reportistica pubblica in merito a una gamma di impatti economici, ambientali e sociali.  Tale documento di analisi si pone l’obiettivo di analizzare e orientare le azioni di sviluppo e d’investimento aziendali verso un approccio che le renda sempre più inclusive e sostenibili, mettendo a conoscenza gli stakeholder in maniera trasparente dell’impegno concreto di Serenissima Ristorazione verso l’ambiente e la società. Progetti realistici e obiettivi concreti, ispirati dall’Agenda 2030 stabilita dall’Onu, caratterizzano le azioni intraprese nel tempo da Serenissima Ristorazione e che continueranno nei prossimi anni per proseguire un percorso già ben avviato da anni in favore della sostenibilità ambientale, economica e sociale. La pergamena “Green” del premio Industria Felix è un ulteriore riconoscimento che conferma l’impegno attivo di Serenissima Ristorazione nella lotta al cambiamento climatico attraverso giornate a tema contro lo spreco del cibo negli istituti scolastici, acquisto – dove possibile – di alimenti di stagione a filiera corta, conversione del rifiuto umido in compost presso alcuni centri e produzione di energia pulita (impianti di geotermia e cogeneratore presso Boara Pisani e pannelli fotovoltaici presso il centro di cottura di Mogliano). —[email protected] (Web Info)

Roma, nuova voragine in via Sestio Menas al Quadraro: sprofonda betoniera

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(Adnkronos) – Una betoniera, impiegata per lavori di ripristino del manto stradale, è parzialmente sprofondata in una seconda voragine che si è aperta nell’area già precedentemente chiusa al traffico. E' accaduto in via Sestio Menas, al Quadraro, a Roma, e pattuglie della polizia locale sono intervenute sul posto. In corso l’intervento da parte dei vigili del fuoco per la rimozione del mezzo. —[email protected] (Web Info)

Toti resta ai domiciliari, gip: “Da governatore può reiterare i reati”

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(Adnkronos) –
Il governatore ligure Giovanni Toti, arrestato per corruzione lo scorso 7 maggio, resta ai domiciliari. Lo ha stabilito il gip di Genova Paola Faggioni che ha respinto la richiesta di revoca della misura. Per il giudice "è evidente, anche alla luce dei recenti sviluppi investigativi, la permanenza del pericolo che l'indagato possa reiterare analoghe condotte – peraltro ritenute pienamente legittime e corrette dal predetto – in vista delle prossime competizioni elettorali regionali del 2025 (o di ulteriori eventuali competizioni elettorali), per le quali aveva, peraltro, già iniziato la relativa raccolta di fondi" si legge nel provvedimento. Tale pericolo, a dire del gip, "si configura vieppiù concreto" se si considera che Toti "continua tuttora a rivestire le medesime funzioni e le cariche pubblicistiche, con conseguente possibilità che le stesse vengano nuovamente messe al servizio di interessi privati in cambio di finanziamenti". Al riguardo, "è anche particolarmente significativo il fatto che, nel corso delle indagini, erano emerse, sia da parte di Spinelli che di Moncada, richieste di interessamento a Toti anche in relazione ad ulteriori pratiche amministrative coinvolgenti competenze regionali: Moncada, in alcune conversazioni con Toti ha fatto riferimento all'apertura di ulteriori punti vendita Esselunga a Savona e Rapallo; Spinelli ha fatto pressanti richieste di intervento del governatore anche con riferimento all'approvazione del nuovo piano regolatore portuale", si legge nell'ordinanza.  "Rimane, pertanto, il pericolo concreto che l'indagato possa continuare ad agevolare gli interessi di tali gruppi imprenditoriali" conclude il gip Faggioni. Non solo. Secondo il gip permangono "in modo attuale" anche le esigenze connesse al pericolo di inquinamento probatorio, "tenuto conto della particolare fase del procedimento, in cui le indagini sono in pieno svolgimento e, in particolare, sono in corso le audizioni di funzionari e dirigenti della Regione Liguria a conoscenza dei fatti per cui si procede, i quali ben potrebbero subire dall'indagato condizionamenti o pressioni per rendere una conveniente ricostruzione degli eventi".  "Tale rischio si profila, chiaramente, in modo particolarmente elevato ove l'indagato riprenda l'esercizio delle funzioni svolte" aggiunge la gip Faggioni.  —[email protected] (Web Info)

Cybersecurity, Foti (Fondazione Magna Grecia): “Pmi non sono in grado di difendersi da minacce”

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(Adnkronos) – “Le mafie e le organizzazioni criminali sono prevalentemente nel Mezzogiorno, anche se operano” grazie alla tecnologia a livello mondiale. Dopo “aver fatto lo scorso anno un rapporto sull'influenza dei social – TikTok, Instagram, Facebook – sulla criminalità organizzata” è stato attivato “un centro di ricerca” seguito da “un secondo studio sul cybercrime” realizzato con esperti che “si occupano di cybersecurity” i quali sanno che “il sistema produttivo italiano è composto per il 94,5% di piccole-micro imprese che non sono nelle condizione di dotarsi di strumenti sulla cybersecurity”. Lo ha detto Nino Foti, presidente della Fondazione Magna Grecia, intervenendo questa mattina, a Montecitorio, alla presentazione del rapporto ‘Cyber organized crime – Le mafie nel cyberspace’, realizzato dalla stessa Fondazione che “normalmente – continua Foti – si occupa di sviluppo economico, culturale, sociale, di sviluppo dei territori, dà una mano, per quanto può, in un divario, in una situazione sempre più difficoltosa del nostro Mezzogiorno e che non poteva non occuparsi anche di questi aspetti”. Come ha spiegato il presidente della Fondazione, “le organizzazioni criminali” operano “in un mondo che è parallelo, il famoso dark web, quindi in una situazione in cui l'evoluzione ha portato gli hacker a essere molto più avanzati delle stesse istituzioni”. Queste “non riescono a essere allo stesso loro livello – come esperti e ingegneri informatici – per motivi ovvi, anche solo per i costi che la pubblica amministrazione non può comportare, ma soprattutto nell'evoluzione di quello che accade nel web”. Lo studio presentato questa mattina, alla presenza di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli; Antonio Nicaso, esperto dei fenomeni criminali di tipo mafioso e docente alla Queen’s University Canada e Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, “ha formulato degli indici innovativi – chiarisce Foti – per valutare la vulnerabilità, sia delle imprese che delle istituzioni, agli attacchi degli hacker” per questo è “uno strumento prezioso per attuare” il fenomeno “individuando”, nei vari ambiti “come questo possa avvenire" per poter intervenire. Stati Uniti e Canada sono leggermente più avanti di noi” in questo. “È necessario un intervento legislativo importante affinché si possa essere al fianco degli operatori e nello stesso tempo – conclude – dare una mano affinché” il cybercrime “possa essere, se non fermato, rallentato”. —[email protected] (Web Info)

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