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Donne vivono più degli uomini, studio spiega il gender gap della longevità

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(Adnkronos) –
Le donne vivono più a lungo degli uomini. E questo gap nell'aspettativa di vita non è prerogativa del genere umano. Questa tendenza a una maggiore longevità la si osserva nelle quote rosa di una vasta gamma di animali. Gli scienziati si sono chiesti perché e una teoria formulata dai biologi è che la discrepanza nella lunghezza della vita femminile e maschile possa essere in qualche modo, almeno in parte, collegata alla riproduzione. Ma come? Per scoprirlo un team di ricercatori dell'università di Osaka ha deciso di mettere sotto la lente l'invecchiamento del killifish turchese, un pesciolino d'acqua dolce noto per una caratteristica: la sua è un'esistenza 'lampo', fra le più brevi che si registrano nei vertebrati. Si parla di "pochi mesi di vita", spiegano gli autori del lavoro pubblicato su 'Science Advances', mentre la maturazione sessuale in genere avviene in appena "un mese". E, come negli esseri umani, anche nella comunità di questi pesci le femmine vivono più a lungo dei maschi.   Studiando il 'Nothobranchius furzeri' – questo il nome scientifico del killi turchese – i ricercatori giapponesi hanno scoperto per la prima volta che le cellule germinali, cioè le cellule che si sviluppano in ovuli nelle femmine e in spermatozoi nei maschi, determinano differenze nella durata della vita – dipendenti dal sesso – negli animali vertebrati. Quando infatti il team ha rimosso le cellule germinali dai pesciolini 'arruolati' nella ricerca ha osservato che sia i maschi che le femmine avevano una durata di vita simile. "I killifish maschi vivevano più a lungo del solito e la durata della vita delle femmine si accorciava", spiega l'autore principale Kota Abe. "Volevamo capire come le cellule germinali potessero influenzare" gli esemplari di entrambi i sessi "in modo così diverso", praticamente opposto. "Il nostro passo successivo è stato quello di indagare sui fattori responsabili". Gli studiosi hanno scoperto che la segnalazione ormonale era molto diversa nelle femmine rispetto ai maschi. Le femmine di killifish senza cellule germinali avevano una segnalazione significativamente inferiore di estrogeni, il che può ridurre la durata della vita aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. Le femmine avevano anche una segnalazione significativamente maggiore del fattore di crescita insulino-simile 1. Questo ha fatto sì che le pescioline diventassero più grandi, sopprimendo allo stesso tempo i segnali all'interno del corpo importanti per mantenere la salute e rallentare l'invecchiamento. Al contrario, i killifish maschi senza cellule germinali avevano migliorato la salute dei muscoli, della pelle e della struttura ossea. È interessante notare, dicono gli esperti, che questi pesci avevano quantità maggiori di una sostanza che attiva la vitamina D, oltre a prove di segnali di vitamina D nei muscoli e nella pelle. Anche la vitamina D può essere considerata un ormone, osservano gli autori dell'ateneo nipponico. Mentre è ben noto il suo ruolo nel mantenere le ossa forti e sane, questa sembra avere anche effetti positivi più ampi su tutto l'organismo. I risultati del team giapponese hanno dunque evidenziato la possibilità che la vitamina D migliorasse la longevità. E seguendo questo ragionamento gli esperti hanno deciso di verificare se un integratore di vitamina D avrebbe potuto aumentare la durata della vita dei pesci. "Quando abbiamo somministrato la vitamina D attiva, abbiamo scoperto che la durata della vita sia dei maschi che delle femmine" killi "era significativamente prolungata, suggerendo che la segnalazione della vitamina D fornisce benefici per la salute in tutto il corpo", spiega l'autore senior Tohru Ishitani. "Il nostro lavoro suggerisce che la segnalazione della vitamina D potrebbe influenzare la longevità di altri vertebrati, compresi gli esseri umani". 
La scoperta che le cellule germinali influenzano la longevità maschile e femminile in modi opposti è un indizio importante per svelare le misteriose interazioni tra riproduzione, invecchiamento e durata della vita. Non è chiaro esattamente come la vitamina D si inserisca in questo puzzle, ma potrebbe far parte di strategie future per prolungare la durata della vita sana, concludono gli esperti. —[email protected] (Web Info)

Proteine e dieta mediterranea, 8 cose da sapere

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(Adnkronos) – Perché le nostre scelte a tavola sono centrali per noi e per il mondo in cui viviamo? Perché nella nostra dieta le proteine sono fondamentali, e perché la dieta mediterranea è il modello alimentare ideale per assumerle? A queste domande risponde la Fondazione Istituto Danone, da sempre impegnata nella divulgazione di temi nutrizionali legati alla salute, con il volume ‘Proteine nella dieta mediterranea’, in 8 punti chiave, a cura di Federico Mereta, edito da Gribaudo e realizzato da un board scientifico di esperti: i professori Lorenzo Morelli, Andrea Ghiselli, Maurizio Muscaritoli e Michele Sculati, la Professoressa Elisabetta Bernardi e l’Ingegnere Assunta Filareto. Il libro, pensato per il benessere, senza rinunciare ai gusti della tradizione e per contribuire a diffondere, nel dibattito sull’alimentazione, messaggi fondati sul rigore della scienza – si legge in una nota – sfata il mito che la dieta mediterranea sia un modello nutrizionale rigido e unico. È infatti un modello alimentare vario ed equilibrato in termini di quantità e densità energetica degli alimenti, sia di origine vegetale sia animale, in una combinazione di diverse consuetudini alimentari storicamente seguite nei Paesi del bacino del Mediterraneo. Si tratta però di modello un po’ abbandonato dagli italiani. Secondo uno studio del Crea Alimenti e Nutrizione, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Frontiers in Nutrition’ e basato su un campione di 2869 persone, in Italia solo il 13%, una percentuale minoritaria della popolazione, segue oggi i principi della dieta mediterranea, con forti spaccature geografiche.  Le proteine sono correlate anche alla longevità per la loro funzione plastica fondamentale: costruiscono, riparano, mantengono il benessere di cellule e tessuti che, anche e proprio grazie a loro, sono costantemente rimpiazzati. Esiste una connessione certa tra il consumo di proteine e la salute, in particolare con la sopravvivenza complessiva: l’aumento dell’assunzione di proteine può essere inversamente associato alla mortalità. In particolare, negli over 60 grazie ai loro effetti protettivi sulla forza muscolare, sulla fragilità e sulle risposte immunitarie. Analizzando i dati, queste affermazioni non sono generalizzabili a tutte le fonti proteiche.Le proteine, inoltre, contrastano l’invecchiamento del muscolo e la sarcopenia della terza età. I muscoli impattano per il 40% del nostro peso corporeo (a meno che con l’allenamento la loro massa non aumenti) e ne possediamo più di 600. L’invecchiamento è fisiologicamente associato a una riduzione della massa muscolare: dopo i 40 anni il tasso di perdita è stimato intorno all’8% ogni dieci anni e, dopo i 70 anni è al 15%.  Aldilà dell’ambito fisiologico, vi sono fattori che accelerano la perdita di massa muscolare progressiva e generalizzata, con conseguente riduzione della forza e della prestazione fisica, nonché della qualità di vita: è la sarcopenia. Un’adeguata distribuzione della quota proteica ai pasti, con un apporto di proteine in almeno due pasti principali e una riabilitazione fisica rappresentano una strategia potenzialmente efficace nel contrastare la sarcopenia nella terza età. Nel libro si chiarisce anche la differenza tra proteine animali e vegetali. Le Linee Guida per una corretta alimentazione in Italia ne raccomandano un consumo equilibrato che, salvo altre indicazioni, è del 45% di animali e del 55% di vegetali. Tra le fonti di proteine animali, l’apporto maggiore dovrebbe arrivare dai prodotti lattiero-caseari, per il loro fondamentale apporto di calcio, e dai prodotti della pesca, mentre le carni dovrebbero far parte per il 10% della nostra alimentazione. Le proteine di origine animale hanno un elevato valore biologico (più facilmente digeribili e assorbibili dall’organismo) e un’importante quantità di aminoacidi essenziali (costituenti che l’essere umano può trarre solo alimentandosi). Le proteine vegetali sono collegate a una minore mortalità̀ complessiva, in particolare cardiovascolare, e a una migliore sensibilità̀ insulinica (ovvero l’organismo risponde meglio alla regolazione insulinica della glicemia). Va comunque tenuto presente che non si può isolare il nutriente – la proteina – dalla fonte che lo apporta – l’alimento. Noi mangiamo alimenti e non nutrienti. Quindi è più corretto parlare di fonti proteiche. Il testo spiega anche il perché le proteine ci rendano sazi, in 5 mosse. La prima è perché la quantità di proteine presenti in un alimento aumenta il tempo di permanenza nello stomaco, e questo diventa un potenziale condizionamento per la lavorazione orale (dal primo morso alla deglutizione), con conseguente maggiore stimolo saziante. Inoltre, un pasto ricco di proteine, combinato con una giusta quantità di carboidrati, stimola il rilascio dell’ormone Glp-1 che rallenta lo svuotamento dello stomaco, aumenta il senso di sazietà e riduzione dell’appetito. L’entità dell’energia dispersa in calore è maggiore dopo aver assunto proteine. È stata avanzata l’ipotesi che la sazietà possa essere indotta con efficacia dagli aminoacidi ramificati (leucina, isoleucina e valina) presenti nelle proteine di elevata qualità. Infine, per spiegare l’effetto saziante delle proteine si parla anche del loro ruolo nell’induzione della gluconeogenesi (produzione di glucosio) postprandiale. Le proteine hanno anche un ruolo nel micobiota intestinale (miliardi di microrganismi i appartenenti a migliaia di specie differenti) che molti studi dimostrano avere un ruolo essenziale per la salute dell’intero organismo. Le proteine vegetali sono importanti per il microbiota, perché lo modulano attraverso effetti prebiotici e sostengono la crescita di lactobacilli e bifidobatteri, diminuendo la proliferazione dei batterioidi. Le proteine animali modulano il microbiota grazie a un rapporto più ‘corretto’ tra gli aminoacidi essenziali e la facilità di digestione. Infine, anche nello sport le proteine hanno un ruolo centrale.Il loro fabbisogno infatti aumenta nello sportivo, in una percentuale che va dal 20% fino al 100% negli atleti a livello agonistico, in particolari situazioni di allenamento. Per chi fa sport, l’aumento del dispendio energetico – e quindi delle calorie consumate ogni giorno – porta a un aumento sistematico della quota proteica. Ma questo – conclude la nota – deve avvenire in una dieta varia e bilanciata, con una corretta proporzione tra carboidrati, proteine, grassi, fibre e altri nutrienti chiave che si raggiunge solo attraverso la varietà e non focalizzandosi solo su un nutriente. —[email protected] (Web Info)

Appello neurologi ai leader G7, ‘priorità migliorare la salute del cervello’

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(Adnkronos) – Migliorare la salute del cervello "deve essere una priorità assoluta e i leader del G7 possono fare la loro parte per coordinare politiche globali e per adottare un approccio One Health". Questa la richiesta dei neurologi Paul Boon, Elena Moro e Matilde Leonardi, dell'European Academy of Neurology, che hanno pubblicato nella sezione 'Salute', assieme al neurologo canadese Hachinski, l'articolo "Changing the mindset " che sollecita i leader del G7 e i leader politici di ogni Paese ad occuparsi della salute del cervello. L'articolo sarà consegnato a tutti i delegati che parteciperanno al Vertice di Puglia. L’invecchiamento della popolazione e il cambiamento dello stile di vita sono fattori di rischio ormai associati automaticamente alle patologie cardiache. In realtà, sono anche tra i principali responsabili di molte malattie neurologiche che rappresentano la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità a livello globale. Nonostante l’elevata incidenza di patologie neurologiche, l'accesso ai servizi di prevenzione è insufficiente, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. Per questo motivo, si legge nel paper, "occorre essere coraggiosi e adottare soluzioni globali, multilivello e pragmatiche per promuovere la salute del cervello, non solo quando si manifesta una patologia, ma durante tutto l’arco della vita come auspicato anche dall’Oms”. Per i neurologi, prendersi cura della salute del cervello deve "entrare nella prospettiva di miglioramento della salute che ogni Paese può e deve adottare, promossa a ogni livello tanto da poter essere seguita dalla maggior parte delle persone e in contesti totalmente diversi – precisano – Ci sono infatti attività molto semplici che con il minimo sforzo possono aiutare a raggiungere importanti risultati in termini di prevenzione". “Attività fisica e sonno regolare, una dieta equilibrata e il controllo della pressione arteriosa, smettere di fumare e coltivare connessioni sociali che promuovono le funzioni cerebrali, mentali e sociali, sono azioni che fanno bene al nostro cervello – ricorda Matilde Leonardi, direttore della Sc Neurologia, salute pubblica, disabilità e del Coma Research Centre della Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta di Milano e membro del board dell’Accademia europea di neurologia – Se solo il 10% delle persone cambiasse mentalità potremmo assistere ad una trasformazione piuttosto veloce".  "Per farlo occorre proprio cambiare approccio – sottolinea – passando dall'affrontare i problemi al prevenirli. L'Italia è in prima linea con pochi altri paesi, Finlandia, Svizzera, Norvegia, India, nel promuovere la salute del cervello e il 12 marzo scorso, coordinata dal presidente della Società italiana di neurologia, Alessandro Padovani, è stata lanciata alla Camera la Strategia Italiana per la salute del cervello 2024-2031".  In questa partita globale per la salute del cervello e la riduzione dell'impatto delle malattie mentali e neurologiche anche la politica può fare la sua parte. Nel documento gli esperti esplicitano in tre punti le azioni che i leader del G7 e ogni governo dovrebbero intraprendere: dichiarare la salute del cervello (neurologica, mentale e sociale) una priorità assoluta lungo tutto l'arco della vita delle persone; coordinare, integrare e catalizzare le politiche sulla salute cerebrale e mentale; collegare i piani globali, regionali e nazionali per la salute del cervello e stimolarli a implementare un approccio One Health al centro dei sistemi di cura, delle politiche e degli interventi. —[email protected] (Web Info)

Cardiologia strutturale, in Italia il tour formativo ‘Your Heart Matters’

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(Adnkronos) – È arrivato anche in Italia il roadshow ‘Your Heart Matters’, iniziativa europea di Medtronic rivolta ai professionisti sanitari nel campo della cardiologia strutturale, che prevede alcune tappe anche nel nostro Paese per promuovere la formazione continua sulle tecniche interventistiche più recenti e più innovative come la procedura dell’impianto di valvola aortica transcatetere (Tavi) per la cura della stenosi valvolare aortica. Il tour, realizzato in collaborazione con alcune strutture ospedaliere e universitarie di eccellenza, è partito il 4 giugno da Pisa, il tour nazionale, dopo a ver toccato Bologna e Torino, si concluderà il 20 a Lecce. “Your Heart Matters – spiega Stefano Lusian, responsabile divisione di Cardiologia Strutturale di Medtronic Italia – è un progetto che punta alla formazione degli operatori sanitari in cardiologia strutturale mettendo i pazienti al centro, al fine di migliorare la qualità dell'assistenza a loro rivolta. Con questa iniziativa Medtronic si conferma partner d’eccellenza nell’innovazione tecnologica e nei programmi di Training ed Education”.  All’interno dell’unità mobile ‘Your Heart Matters’, cardiologi e infermieri specializzati possono approfondire le loro conoscenze sulla terapia Tavi ed esercitarsi con simulatori e workshop pratici che replicano le fasi principali del percorso di diagnosi e cura che affronta un paziente affetto da stenosi aortica (Sa) severa. La stenosi valvolare aortica – spiega una nota – è la malattia delle valvole cardiache più comune negli adulti, con una prevalenza che aumenta con l’età. La Tavi è nata come alternativa, in casi limitati, all’intervento di sostituzione valvolare aortica per via tradizionale cardiochirurgica. I risultati positivi e la minore invasività della procedura hanno significativamente ampliato il numero di pazienti idonei: attualmente, l’indicazione si estende ai pazienti con più di 75 anni e a quelli con elevate comorbidità. È probabile che questo bacino si allargherà ulteriormente e che il numero di interventi Tavi raggiungerà e supererà a breve quelli tradizionali. Questa prospettiva sottolinea l’attualità e l’esigenza di estendere la formazione, permettendo ai centri specializzati di rispondere alla crescente domanda e di ridurre le liste di attesa. Attualmente, infatti, la metà dei pazienti che potrebbe trarre vantaggio dalla procedura Tavi non vi ha accesso e sono significative le disparità territoriali e la frammentazione a livello regionale del Servizio sanitario nazionale. La campagna ‘Your Heart Matters’ non promuove soltanto la crescita della tecnologia e delle competenze ma si rivolge anche a tutti gli stakeholder, contribuendo allo sviluppo delle relazioni all'interno della rete sanitaria. “È indispensabile – osserva Lusian – favorire un dialogo costante tra centri hub e spoke, tra personale medico e infermieristico, e i produttori delle tecnologie più avanzate per migliorare la qualità delle cure e garantire che i pazienti possano beneficiare delle innovazioni oggi disponibili”. La prima tappa si è svolta il 4 giugno a Pisa, presso la Scuola Superiore S. Anna, dove l’unità mobile attrezzata è giunta nell'area del Cnr. La giornata in compagnia del truck è stata dedicata alla simulazione delle varie fasi del percorso del paziente. Realizzato insieme a Sergio Berti, Coordinatore scientifico del Master e Direttore della Cardiologia Diagnostica e Interventistica di Monasterio, l’evento ha affrontato diverse tematiche rilevanti. Si è discusso dell’importanza della collaborazione con aziende del settore nella formazione continua sulla terapia Tavi e dell’approccio integrato al percorso di cura del paziente. Inoltre, è stato sottolineato come il concetto di innovazione tecnologica comprenda oggi anche il tema della sostenibilità e fruibilità della stessa. Infine, sono stati esplorati gli obiettivi per garantire un equo accesso alle cure e la sostenibilità dei percorsi. "La stenosi valvolare aortica – illustra Berti – sta emergendo come una patologia significativa, principalmente a causa della sua natura degenerativa e dell'invecchiamento della popolazione. Attualmente, la sua prevalenza è leggermente superiore al 3%. Non tutti i pazienti necessitano di un intervento; le indicazioni riguardano quelli con stenosi valvolare aortica severa sintomatica. Secondo l'Haute Autorité de Santé francese, la necessità di terapia è di circa 400 interventi per milione di abitanti. È fondamentale che il sistema sanitario nazionale sia organizzato per erogare questi interventi in modo efficiente, garantendo a tutti i pazienti il miglior trattamento possibile. Tuttavia, non tutte le regioni dispongono delle risorse economiche e degli operatori necessari per eseguire questa procedura”.  La seconda tappa ha raggiunto il 5 giugno Bologna, in occasione del congresso mondiale di cardiochirurgia delle patologie cardiache congenite e del congresso Sicp ha previsto il workshop pratico in Interventional Cardiology con il Professor Massimo Chessa, rivolto a giovani cardiologi interventisti e cardiochirurghi. La terza tappa, l’11 e 12 giugno presso l'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, ha offerto sessioni educative con simulatori Tavi a ecocardiografisti e cardiologi interventisti. Tra i professionisti presenti ci sono stati anche i cardiologi Innocenzo Scrocca, Tiziana Aranzulla, Gianmarco Annibali e Giorgio Quadri.  "Nonostante gli incrementi nazionali e regionali di interventi con protesi Tavi – ribadisce Giuseppe Musumeci, direttore di Cardiologia presso l’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino – il numero di pazienti trattati risulta purtroppo basso rispetto al fabbisogno di salute. È importante aumentare il bacino di medici e centri esperti così da poter rispondere alla crescente domanda dell’intervento ". L’unità mobile attrezzata di Your Heart Matters proseguirà poi il suo viaggio in Italia ed infine, l’ultima tappa del roadshow avrà luogo il 20 giugno all’Ospedale Vito Fazzi di Lecce e sarà organizzata con il contributo del Giuseppe Colonna, direttore del reparto di Cardiologia interventistica ed emodinamica. —[email protected] (Web Info)

Ronzulli: “Dieta mediterranea patrimonio da difendere da attacchi Ue”

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(Adnkronos) – "Numerose ricerche scientifiche confermano benefici della dieta mediterranea nel prevedere malattie cardiovascolari, obesità e patologie croniche. Seguire questo tipo di dieta può ridurre il rischio di infarto, di ictus, migliorare la gestione del peso corporeo, avere effetti positivi sulla salute mentale e migliorare le difese immunitarie. Inoltre, ha rilevanti implicazioni economiche e sociali: può contribuire a ridurre i costi sanitari generati dalle malattie croniche e sostenere le economie locali, attraverso la valorizzazione dei prodotti chimici della filiera agroalimentare. In un'epoca di crescente attenzione verso la sostenibilità, la dieta mediterranea emerge come modello alimentare eco-compatibile. Le pratiche agricole che rispettano la biodiversità utilizzano tecniche di coltivazione che minimizzano l'impatto ambientale". Lo ha detto la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli nel suo intervento durante la presentazione del libro 'Proteine nella dieta mediterranea', iniziativa promossa – oggi nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera – da Fondazione Istituto Danone.  "Il consumo di prodotti stagionali e locali riduce le emissioni di CO2 legati proprio al trasporto e promuove un'agricoltura più sostenibile – ha sottolineato Ronzulli – È doveroso menzionare come negli ultimi anni l'Europa abbia tentato, per fortuna senza successo, di mettere in discussione alcuni dei nostri alimenti non solo buonissimi ma anche dall'enorme apporto nutritivo. Ad esempio, hanno tentato di introdurre il Nutriscore, sistema di etichettatura a semaforo che avrebbe potuto penalizzare ingiustamente molti prodotti della dieta mediterranea dando invece via libera a un genere di alimento del tutto discutibile". Inoltre, c'è stato un tentativo "di introdurre il bollino nero sulle etichette dei nostri vini", un altro "attacco scongiurato grazie all'incessante lavoro di sensibilizzazione e di promozione dei nostri prodotti – ha ricordato la senatrice di FI – La dieta mediterranea è anche cultura del cibo, un modo di vivere che include convivialità, condivisione, rispetto per le stagioni, per i prodotti locali. È fondamentale preservare e tramandare queste tradizioni alle nuove generazioni". Educare e "sensibilizzare la popolazione sui benefici" della dieta mediterranea è "una delle sfide più importanti – ha poi concluso Ronzulli – Bisogna promuovere uno stile di vita sano fin dall'infanzia verso i programmi educativi nelle scuole, campagne di informazione e iniziative comunitarie. E dobbiamo instillare nei giovani il rispetto per il cibo, per la nostra eredità culturale. Questo significa creare un circolo virtuoso nel quale necessariamente devono far parte anche i produttori che sono il vero e proprio anello di collegamento con i consumatori. L'approccio alla dieta mediterranea deve essere globale. Significa tutelare il benessere degli agricoltori, assicurarsi che vengono preservate le tecniche di coltivazione tradizionale, sostenere le piccole imprese familiari e contrastare le pratiche industriali che minacciano la biodiversità. Le politiche in questo campo devono incentivare pratiche agricole sostenibili, finanziare la ricerca scientifica e promuovere progetti che valorizzino le zone rurali e i prodotti tipici”.  —[email protected] (Web Info)

Morelli (Fondazione Istituto Danone): “Le proteine sono i mattoni dell’organismo”

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(Adnkronos) – “Quando parliamo di nutrizione parliamo di grassi, carboidrati ma in realtà le proteine sono i mattoni fondanti della nostra vita, del nostro corpo e della nostra alimentazione. Proteine che però possono essere di origine animale, vegetale o provenire dal latte, tutte presenti nella nostra dieta mediterranea da secoli”. Così all’Adnkronos Salute il direttore scientifico della Fondazione Istituto Danone Lorenzo Morelli in occasione della presentazione – oggi alla Camera (Aula dei Gruppi Parlamentari) – del libro ‘Proteine nella dieta mediterranea’. “Anche se tutti parliamo di dieta mediterranea – spiega Morelli che è anche direttore di Dipartimento Università Cattolica Piacenza Cremona – e come italiani siamo orgogliosi del nostro regime alimentare” più famoso al mondo “in realtà i dati ci smentiscono: sotto il 20%, appena il 13% infatti seguono la dieta mediterranea. Da qui l’idea di fare il punto della situazione con un libro per provare a far riscoprire uno stile alimentare, quello mediterraneo, che ha valori chiari sia per il benessere e la prevenzione di malattie per il singolo che per il pianeta. Dobbiamo informare meglio gli italiani”. La Fondazione Istituto Danone “ha da oltre 30 anni un preciso obiettivo – sottolinea Morelli – fornire una informazione basata su solide basi scientifiche e dati reali per contrastare le fake news. Per anni abbiamo prodotto volumi per medici ed esperti del settore, oggi vogliamo arrivare anche al grande pubblico. Inoltre, con questa iniziativa aggiungiamo un ultimo tassello di collaborazione con le istituzioni, proprio per dialogare insieme per una corretta informazione nutrizionale. Dobbiamo tutti insieme rilanciare un modello alimentare virtuoso che l’Unesco ha dichiarato patrimonio immateriale dell’umanità”. —[email protected] (Web Info)

‘Proteine nella dieta mediterranea’, un libro per favorirne l’adesione

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(Adnkronos) – È avvalorata tra i migliori regimi alimentari perché costituisce una dieta varia, bilanciata, salutare, economica e vicina ai costumi degli italiani e alle tipicità regionali. Tuttavia, in Italia, solo una percentuale minoritaria della popolazione, il 13% (poco più di 1 italiano su 10), segue la dieta mediterranea, con forti spaccature a livello territoriale. Sono questi alcuni dati emersi durante la presentazione – oggi alla Camera(Aula dei Gruppi Parlamentari) – del libro ‘Proteine nella dieta mediterranea’ edito da Gribaudo. Il volume porta al grande pubblico le principali evidenze scientifiche che rendono questo stile alimentare un modello con un impatto positivo in termini di benessere e longevità, in linea con la missione di Fondazione Istituto Danone che da oltre 30 anni diffonde la cultura dell’alimentazione legata alla salute. La pubblicazione, a cura del giornalista scientifico Federico Mereta, con la supervisione di un team di esperti, quali il professor Lorenzo Morelli, la dottoressa Elisabetta Bernardi, il professor Andrea Ghiselli, recentemente scomparso, il professor Maurizio Muscaritoli, il Dottor Michele Sculati e l’Ingegnere Assunta Filareto, con un linguaggio facilmente fruibile traduce in modo semplice e assimilabile il volume 'Transizione Proteica' pubblicato da Fondazione Istituto Danone nella collana Items dedicata agli specialisti presentato a marzo 2023. Obiettivo dell’iniziativa, promuovere un’alleanza tra mondo scientifico e istituzioni per favorire la diffusione della dieta mediterranea.  'Proteine nella dieta mediterranea' – è stato ribadito durante la presentazione – si concentra sul ruolo delle proteine che giocano un ruolo cruciale per l’organismo: hanno una funzione plastica; intervengono in numerosi e diversi processi, dal trasporto di molecole attraverso il circolo ematico alla trasmissione di segnali nervosi, sono enzimi e ci aiutano a difenderci dalle infezioni (gli anticorpi sono proteine). Solo in casi di necessità hanno funzione energetica. Quando si parla di proteine si pensa soprattutto a carne, pesce, uova, legumi e prodotti lattiero-caseari. Eppure, questi preziosi macronutrienti sono anche nel grano e persino nelle verdure seppur in quota marginale. Poco meno del 30% di proteine che assumiamo deriva da cereali e derivati, circa il 27% da carne o pesce, il 21% da prodotti lattiero-caseari. La dieta mediterranea ha inoltre la peculiarità di favorire un corretto equilibrio tra quantità degli alimenti, densità energetica e sazietà, ed è quindi un valido aiuto in strategia dietetiche per prevenire l’obesità. ‘Proteine nella Dieta Mediterranea’ approfondisce sia le maggiori evidenze scientifiche sull’impatto di salute della proteina sia le categorie di popolazione per le quali l’assunzione di questo nutriente merita particolare attenzione (ad esempio nell’anziano e in chi fa sport).  "Proviamo a pensare quanto sia importante ‘mangiare informati’. Il volume si propone proprio questo – spiega Lorenzo Morelli, presidente scientifico Fondazione Istituto Danone e professore ordinario di Microbiologia – offrire, con un linguaggio accessibile a tutti, ma sulla scorta di una ferrea aderenza alle ricerche scientifiche più recenti, le basi della conoscenza per scelte alimentari che siano rispettose del mondo attorno a noi e soprattutto siano utili per mantenerci in salute, riducendo il rischio di carenze e di errori che, se ripetuti, potrebbero influenzare negativamente il metabolismo".  L’intento di "questa importante iniziativa – aggiunge Morelli che è anche direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari per una Filiera agro-alimentare Sostenibile – è provare a far riscoprire uno stile alimentare, quello mediterraneo, che ha valori chiari sia per il benessere e la prevenzione di malattie per il singolo che per il pianeta. Dobbiamo, e dovremo sempre di più in futuro, ragionare in termini di varietà delle scelte come messaggio centrale per conciliare le esigenze della nostra salute con quelle dell’ambiente in cui viviamo". "Come Fondazione Istituto Danone abbiamo la missione di diffondere la cultura dell'alimentazione legata alla salute e per questo siamo convinti dell'importanza di rilanciare un modello alimentare virtuoso come quello della dieta mediterranea, attraverso un'alleanza tra il mondo scientifico e le nostre Istituzioni – commenta Fabrizio Gavelli, presidente Fondazione Istituto Danone – Siamo partiti da solide basi scientifiche e le abbiamo rese semplici e fruibili per raggiungere tutte le persone. In questo senso, la moderna visione della dieta mediterranea rappresenta la via maestra da seguire per prenderci cura di noi stessi, e allo stesso tempo fare la differenza per la salute collettiva".  All’iniziativa, tra gli altri, sono intervenuti la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, il sottosegretario al ministero dell'Istruzione e del Merito Paola Frassinetti, Andrea Costa (ministero della Salute) e Giacomo Vigna, direzione generale per la politica industriale – Agroindustria.  "La dieta mediterranea non è solo un regime alimentare ma un vero e proprio stile di vita, un lasciapassare per il benessere, la conservazione della salute e la prevenzione per molte malattie – ha detto Ronzulli – Eppure, proprio in Italia, cioè il Paese che può a ben diritto essere considerata il luogo di nascita della dieta Mediterranea, sono sempre meno le persone non solo che ricorrano a questo tipo di alimentazione ma che ne conoscano proprietà e benefici. È quindi necessaria una campagna di sensibilizzazione su larga scala, coinvolgendo tutti gli esperti di settore, le scuole, le istituzioni e per educare gli adulti ed i più giovani, coloro cioè che forse meno di tutti sono portati a seguire un’alimentazione sana e completa. Iniziative come quella della Fondazione Istituto Danone sono quindi essenziali per portare sulle tavole di quanti più italiani possibile i prodotti che il nostro straordinario Paese ci regala per assicurarci uno stile di vita salutare e di benessere psico-fisico".  "Come ministero dell’Istruzione e del Merito abbiamo inserito l’educazione alimentare nelle linee guida dell’educazione civica, per promuovere la cultura del cibo e di un’alimentazione sana e sostenibile nel sistema educativo di istruzione e di formazione italiano – ricorda Frassinetti – È prioritario far capire ai giovani come le scelte alimentari che facciamo influiscono sulla crescita, sulla salute e sul nostro futuro".  Al ministero delle Imprese e del Made in Italy, "nella sua missione di supporto e promozione del Made in Italy, siamo convinti che il sentimento di fierezza che questo comporta è indissolubilmente legato alla forza ed alla qualità della nostra industria agroalimentare – il commento di Vigna – Il lavoro dei centri di ricerca, delle università e delle Fondazioni rappresenta un pilastro tanto per l’Industria quanto per l’azione amministrativa nel perseguire gli obiettivi di salute per i cittadini e per il pianeta mediante l’adozione di stili alimentari sani e sostenibili". L’educazione alla "corretta alimentazione e all’attività fisica dovrebbe essere insegnata sin dalla prima infanzia, con un’ora dedicata specificamente ai corretti stili di vita nelle scuole elementari – rimarca Andrea Costa, consigliere del ministro della Salute Orazio Schillaci – Il modello della dieta mediterranea, che previene varie malattie, serve anche a salvare il nostro servizio sanitario nazionale, perché si possano vivere più anni in buona salute. È necessario cambiare il paradigma e investire di più in prevenzione, come oggi non accade". La dieta mediterranea è una “medicina potentissima e consente di vivere meglio e più a lungo, anche, se purtroppo, non è così diffusa in Italia, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità. Per questo ci dobbiamo impegnare molto e dobbiamo contare anche sulla rete dei medici di famiglia e delle farmacie, in modo tale che i messaggi positivi sulla dieta mediterranea arrivino a tutti. Ci sono dati in crescita anche per l'obesità ed è dunque fondamentale fare formazione” conclude.  —[email protected] (Web Info)

Dengue, Iss: in Italia 259 casi da inizio anno, tutti importati

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(Adnkronos) – Sono arrivati a 259 i casi di infezione confermata da virus Dengue segnalati all’Istituto superiore di sanità (Iss) dall’inizio dell’anno al 10 giugno. Non sono stati segnalati decessi. "Tutti i casi segnalati sono stati contratti durante viaggi all’estero, ed in seguito notificati in Italia". Lo evidenzia l'Iss nell'aggiornamento di oggi della dashboard dedicata alle arbovirosi. L'età media è di 43 anni, 50% di sesso maschile. Lazio (44), Lombardia (42) e Veneto (46), le regioni con più casi. Seguono poi Piemonte (24), Emilia-Romagna (29) e Toscana (21).  Per quanto riguarda le altre arbovirosi: 4 casi confermati di Zika Virus (tutti associati a viaggio all’estero, nessun decesso); 4 casi confermati di Chikungunya (tutti associati a viaggi all’estero, nessun decesso); 12 casi confermati di infezione neuro-invasiva da Tbe (tutti autoctoni, età mediana di 55 anni, 67% di sesso maschile e nessun decesso); 2 casi confermati di infezione neuro-invasiva da Toscana Virus (tutti autoctoni, nessun decesso).  "La dashboard fornisce dettagli solo per i casi di Dengue e Tbe poiché, per le altre malattie sotto sorveglianza, l’esiguità del numero dei casi osservati (sotto a 5) non permette di dare maggiori informazioni sui singoli casi al fine di garantire la privacy dei pazienti", conclude l'Iss. —[email protected] (Web Info)

Aids, nuovi farmaci a rilascio prolungato, una rivoluzione per i trattamenti

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(Adnkronos) – Novità scientifiche e terapeutiche e un nuovo approccio sempre più deciso della comunità scientifica, supportata dalle istituzioni e con il contributo della community, verso una corretta informazione sulle malattie infettive trasmesse per via sessuale. È questo uno degli spunti principali della 16° edizione di Icar, Italian Conference on Aids and Antiviral Research che si tiene dal 19 al 21 giugno a Roma all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Centro Congressi Europa. Rinnovata sensibilità su questi temi, con la premiazione del concorso RaccontART, dove i giovani raccontano la prevenzione attraverso le loro opere video/fotografiche e grafiche. Per questa XVI edizione di Icar, che torna nella Capitale dopo sei anni, sono attesi oltre mille tra specialisti e clinici, giovani ricercatori, infermieri, operatori nel sociale, volontari delle associazioni pazienti, per un’iniziativa che si conferma punto di riferimento per la comunità scientifica in tema di Hiv-Aids, Epatiti, Infezioni Sessualmente Trasmissibili e Virus emergenti. Icar è organizzato sotto l’egida della Simit, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica e del mondo della Community. I presidenti di questa edizione sono Antonella Cingolani, ricercatore Malattie infettive, Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, Roma;Antonio Di Biagio, professore associato Malattie Infettive, Università di Genova; Massimo Farinella, responsabile Salute Circolo Mario Mieli; Giulia Carla Marchetti, professore ordinario di Malattie Infettive Università degli Studi di Milano. “ICAR rappresenta un appuntamento consolidato per la nostra società scientifica – commenta Roberto Parrella, presidente Simit –. Le sfide poste dall’HIV si stanno rinnovando: la popolazione affetta dal virus invecchia come la popolazione generale grazie all'efficacia delle terapie, ma d'altro canto aumentano le comorbidità e le possibili interazioni farmacologiche. Accogliamo con soddisfazione il coinvolgimento di tanti giovani ricercatori, che devono essere preparati a questa nuova fase: oggi abbiamo strumenti di prevenzione come la PrEP, mentre la terapia antiretrovirale permette alle persone con HIV di avere una qualità di vita simile alla popolazione generale; tuttavia, l’infezione è ancora presente e minacciosa e come tale deve essere considerata. Per questo, è necessario rilanciare campagne di informazione corrette e sempre più aggiornate”. "Il claim di questa edizione di Icar 'Research and care: from bench, to bedside, to community' evidenzia il nostro intento: non esiste ricerca clinica senza un pieno coinvolgimento del paziente – sottolinea Antonella Cingolani – Oggi la terapia antiretrovirale permette di garantire una sopravvivenza ai pazienti Hiv positivi che si avvicina sempre di più a quella della popolazione generale; se la terapia è assunta regolarmente, la viremia si può azzerare fino a rendere il virus non trasmissibile, come sancito dall’equazione U=U, Undetectable=Untrasmittable. Ciò non significa che l’HIV sia sconfitto, anzi, resta un ampio sommerso, come dimostrano le diagnosi tardive che emergono ogni anno, con pazienti talvolta già in Aids. I nuovi strumenti a disposizione poi ci impongono di pensare a un trattamento personalizzato per ogni paziente e a una terapia che possa durare per decenni”. I nuovi farmaci a lunga durata, i cosiddetti 'long acting', rappresentano il traguardo più recente raggiunto dalla ricerca, con ulteriori prospettive di sviluppo. Già oggi la terapia antiretrovirale ha reso l’Hiv un’infezione cronica, con la corretta assunzione che rende il virus non rilevabile nel sangue. "Siamo a una svolta nella terapia per l’Hiv – sottolinea Antonio Di Biagio –. Già con i nuovi farmaci, disponibili da circa due anni, abbiamo potuto allungare la periodicità della somministrazione a 8 settimane per la terapia iniettiva intramuscolo e a sei mesi per la via sottocutanea. Tuttavia, con i l'ong acting' attualmente a disposizione si stima che solo il 50% delle persone con Hiva (dati coorte Arca – Antiviral Response Cohort Analysis) possa accedere a questi trattamenti. Con i nuovi farmaci, i cui studi sono in fase 2 e 3, che in Italia probabilmente saranno disponibili dal 2025, la stragrande maggioranza dei pazienti potrà fruire di trattamenti a rilascio prolungato, con benefici per l’aderenza terapeutica, per la qualità della vita, per la lotta allo stigma, visto che si tratta di una terapia che impatta pochissimo sulla quotidianità, garantisce efficacia a lungo termine e bassa tossicità”. L’ambito formativo di Icar sarà valorizzato dall’assegnazione dei premi ai giovani ricercatori italiani con gli Icar-Croi Awards, gli Scientific Committee Awards e i Simit Special Awards. Vi sarà anche la 10° edizione di RaccontART, il tradizionale contest artistico attraverso cui ragazzi degli istituti superiori esprimono il loro punto di vista sulle tematiche infettivologiche al centro di Icar. Educazione a tutto tondo quindi, con anche la presentazione del progetto EduForIST, a cui è dedicato un simposio e varie comunicazioni orali. —[email protected] (Web Info)

Tennis, Tamburini (buddy): “Orgogliosi della partnership con Coppa Davis”

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(Adnkronos) – “Siamo orgogliosissimi di questa partnership tra buddy e Coppa Davis. Buddy nasce nel 2018 con un’intuizione: integrare in una banca digitale una chat per colloquiare con il cliente. Questa intuizione ha dato un grande valore nella relazione col cliente e che abbiamo inteso valorizzare in questa evoluzione. Oggi buddy è diversa dalla buddy bank del 2018, perché è una banca completamente evoluta, un modo di servire il nostro cliente a 360°. La buddy del 2018 offriva un conto corrente con delle carte, la buddy di oggi è in tutto e per tutto una delle 2000 filiali di UniCredit, che offre tutti i servizi e tutti i prodotti disponibili nelle nostre filiali fisiche. Il nostro cliente può quindi scegliere come, dove e quando essere servito dalla banca”.  Sono le parole di Barbara Tamburini, head of buddy – la nuova filiale on line di UniCredit -, a margine della conferenza stampa “Una partnership vincente: buddy è official banking partner della Coppa Davis”, svoltasi a Milano, con la quale Unicredit ha annunciato la partnership triennale tra la sua nuova filiale online, buddy, e la Federazione internazionale tennis (ITF). UniCredit è inoltre partner globale dei Mondiali di tennis. “La chat di buddy è disponibile 24/7: il nostro team di persone è in grado di rispondere al cliente e di risolvere i problemi a tutte le ore del giorno, anche durante le festività. Siamo sempre presenti per risolvere i problemi dei nostri clienti – conclude Tamburini – Il nuovo modello di buddy non è quello di una banca digitale che offre un’esperienza self o con assistenza al cliente, ma è una filiale in grado di risolvere qualsiasi necessità del cliente e di erogare consulenza in orario esteso, dalle 8 alle 22 dal lunedì al venerdì e dalle 8 alle 14 il sabato. Siamo molto orientati alla crescita. buddy nasce per servire i clienti di UniCredit se hanno bisogno di questo modello di servizio ma guarda anche al mercato e alla crescita dall’esterno”.  —[email protected] (Web Info)

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