(Adnkronos) – Il pediatra è “fondamentale nel raccomandare la vaccinazione per patologie gravi come la meningite invasiva da meningococco B”, ma sarebbe improntate che tale profilassi “fosse offerta in modo attivo e gratuito in tutte le regioni, anche per gli adolescenti, e somministrata direttamente in ambulatorio”. Lo ha detto Martino Barretta, pediatra e responsabile Vaccini e immunizzazioni della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) all’Adnkronos facendo il punto sull’esperienza del nuovo calendario vaccinale in Calabria. Le vaccinazioni raccomandate presenti nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale – spiega Barretta – sono importanti al pari di quelle obbligatorie perché proteggono da malattie molto gravi. Il pediatra è importante per informare i genitori anche perché è una figura di riferimento e di fiducia” e può chiarire i dubbi dei genitori che riguardano “soprattutto la sicurezza ed eventuali eventi avversi, e poi l'efficacia del vaccino. È improntate che il pediatra spieghi la malattia grave che viene prevenuta” con l’immunizzazione “e anche informi sugli effetti avversi che esistono, ma che sono abbastanza lievi, come la la febbre e il dolore al braccio, mentre i gravi sono rari”. Nel caso della vaccinazione contro il meningococco B, come vaccinazioni pediatriche, “abbiamo nel calendario un'indicazione nazionale sulla vaccinazione nel primo anno di vita – illustra lo specialista – La malattia invasiva (sepsi e meningite) da meningococco B è una malattia rara, ma molto grave che ha due picchi: nei primi mesi di vita e durante l'adolescenza. Attualmente il calendario nazionale prevede la vaccinazione nel primo anno di vita: una somministrazione a 2 e 4 mesi, poi all’anno di età. È fondamentale rispettare queste tempistiche perché la maggior parte delle malattie invasive avviene tra il quarto e l’ottavo mese. La malattia invasiva da meningococco B – continua Barretta – ha un rischio del 15% di mortalità, ma anche del 30% per complicanze molto gravi che vanno dall’amputazione degli arti alla sordità. È una malattia che va assolutamente prevenuta, anche perché è difficile da intercettare: ha infatti sintomi iniziali ” aspecifici simili ad una comune infezione virale come “la febbre alta e, quando si manifesta, l’evoluzione è rapidissima e può portare a morte entro 24-48 ore. La prevenzione è veramente l'unico modo per evitare questa malattia”. Sulla meningite “è fondamentale spiegare ai genitori qual è veramente la malattia che noi possiamo prevenire e questo, il più delle volte, viene compreso – osserva Barretta – anche perché, nel vissuto, la meningite è nota come una malattia grave. Il meningococco B, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità è responsabile di circa il 90% della malattia invasiva da meningococco nel primo anno di vita e di circa l’80% negli adolescenti e giovani adulti. Negli ultimi tempi abbiamo avuto un aumento delle coperture vaccinali con valori medi nazionali dell’80% per il meningococco B nel primo anno di vita La copertura però varia molto a livello nazionale. “Bisogna lavorare molto nelle regioni dove le coperture sono ancora un pochino basse, soprattutto nell’adolescenza che è gravata dal fatto che la vaccinazione non è prevista dal calendario nazionale – rimarca lo specialista – Speriamo che sia inserita. Per la meningite, infatti, il secondo picco di incidenza, dopo quello sotto l’anno di vita, è nell’adolescenza. Al momento solo “9 regioni prevedono per l’anti-meningococco B la somministrazione gratuita e attiva – sottolinea il pediatra – Bisogna superare queste disparità e quindi fare in modo che il calendario nazionale preveda la raccomandazione per tutti gli adolescenti. A tale proposito, sarebbe improntate che il pediatra di famiglia avesse la possibilità di procedere direttamente nel proprio studio alla somministrazione . “Quando facciamo la raccomandazione del vaccino, per esempio durante un bilancio di salute – illustra Barretta – se il genitore deve rivolgersi al distretto, è più probabile che alla fine la vaccinazione salti” non per cattiva volontà, ma per una questione organizzativa. Questo è ancora più probabile nel caso di un adolescente che, come è noto, è particolarmente “restio a rivolgersi ad altri ambulatori. Se il pediatra è messo nelle condizioni di somministrare direttamente il vaccino, quando per esempio l’adolescente arriva per un bilancio di salute – chiarisce lo specialista – per il rapporto di fiducia instaurato negli anni, se il pediatra spiega l’importanza della vaccinazione e può somministrarlo, si ottiene con più probabilità l’adesione alla vaccinazione ed un aumento della copertura”. Si tratta di “accorciare la filiera – conclude – il pediatra spiega la gravità della malattia che si può prevenire, il genitore acconsente, quindi apre il frigo e somministra il vaccino all’adolescente: si ottiene la copertura con maggiore soddisfazione di tutti”. —[email protected] (Web Info)
Esperti: “In Calabria cosomministrazione vaccini risparmia 3 sedute pediatriche”
(Adnkronos) – “La co-somministrazione di quattro vaccini contemporaneamente (Esavalente, anti pneumococco, antimeningite B, anti rotavirus) ci ha consentito di risparmiare tre sedute vaccinali sotto i due anni: in Calabria le sedute sono infatti quattro anziché sette determinando anche una maggiore adesione e il tempestivo completamento dei cicli vaccinali, senza alcun aumento di reazioni avverse. Obiettivamente”, le 4 sedute vaccinali anziché 7 migliorano la compliance, “producendo una maggiore copertura vaccinale, soprattutto per quelle vaccinazioni cosiddette raccomandate e non obbligatorie. E, naturalmente, consentono un risparmio di tempo e di risorse umane, ma anche minore discomfort dei genitori che devono presentarsi soltanto quattro volte nei primi due anni, anziché sette”. Così Sandro Giuffrida, direttore del dipartimento di Prevenzione e Uoc Igiene e Sanità Pubblica Asp Reggio Calabria, all’Adnkronos, commenta i risultati dei due anni di esperienza di calendario vaccinale in Calabria, in occasione dell’incontro Ecm dedicato al tema e organizzato recentemente a Vibo Valentia. “La co-somministrazione – continua Giuffrida – esperienza di 'best practice', che in Calabria estendiamo, da parecchio tempo, anche alla popolazione adulta/ anziana è uno strumento straordinario che consente di fare più vaccinazioni nello stesso soggetto riducendo il rischio che qualche vaccinazione venga saltata e che, quindi, il bambino non venga adeguatamente immunizzato. La co-somministrazione è uno strumento straordinario perché consente di somministrare più vaccini contemporaneamente e conseguire maggiori risultati sia in termini di adesione alle vaccinazioni che di risparmio di risorse”. Ricordare ai genitori anche le vaccinazioni raccomandate e non solo le obbligatorie “è importantissimo – osserva Giuffrida – perché le vaccinazioni sono tutte importanti e non dovrebbe esserci alcuna distinzione tra obbligatorie e raccomandate. Purtroppo la distinzione ancora esistente induce alcuni genitori a rinunciare a quelle raccomandate, soprattutto se le programmi in giorni diversi dalle obbligatorie. La co-somministrazione di tutti i vaccini disponibili, in questi casi, ci permette invece di prevenire anche delle malattie estremamente pericolose, come le meningiti che sono molto frequenti soprattutto tra i 4 e gli 8 mesi di vita. Infatti co-somministrando si raggiunge la protezione del neonato entro questi ristretti limiti temporali. Se si rimandasse l’inoculazione, il bambino potrebbe contrarre la malattia quando non è ancora protetto. È inoltre importantissimo, al di là della co-somministrazione, promuovere tutte le vaccinazioni non obbligatorie nel neonato perché proteggono da malattie di cui adesso non sentiamo più parlare, proprio perché negli anni si è vaccinato talmente bene che sono quasi scomparse, ma pronte a ricomparire – aggiunge – nel momento in cui si abbassa la guardia e si riduce la copertura vaccinale. Per esempio in questo momento si stanno manifestando focolai di pertosse e morbillo. Infine, “la co-somministrazione non fa paura ai genitori – sottolinea Giuffrida – Se l'operatore sanitario è adeguatamente formato, è assertivo e magari accompagnato dalle raccomandazioni da parte del pediatra di libera scelta, come succede in Calabria, non c'è alcun dubbio sull’adesione dei genitori”. A conferma “c’è il dato che a Reggio Calabria si è raggiunta una adesione del 95% alla co-somministrazione. Quando viene adeguatamente presentata, i genitori aderiscono serenamente, anche considerando proprio il fatto che gli eventuali eventi avversi – conclude – si riducono perché un bambino che viene vaccinato soltanto quattro volte, rischia di avere la febbre, ove si manifestasse, soltanto quattro volte e non sette”. —[email protected] (Web Info)
Aviaria, bimbo di 4 anni contagiato da virus H9N2 in India
(Adnkronos) – L'India segnala un caso umano di influenza aviaria A H9N2. A riportarlo è l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che spiega di aver ricevuto l'alert il 22 maggio dal National Focal Point previsto dal Regolamento sanitario internazionale. Il paziente contagiato è un bambino di 4 anni residente nello Stato del Bengala occidentale in India, che si è ripreso ed è stato dimesso dall'ospedale, si legge nella nota. Questa è la seconda infezione umana da influenza aviaria A H9N2 notificata all'Oms dall'India, la prima è stata nel 2019. Il bambino, con una precedente diagnosi di malattia delle vie aeree iperreattive – ricostruisce l'Oms – si è presentato dal pediatra il 26 gennaio con febbre e dolore addominale. Il 29 gennaio ha sviluppato convulsioni ed è stato riportato dallo stesso dottore. Il primo febbraio è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva pediatrica di un ospedale locale a causa della persistenza di grave difficoltà respiratoria, febbre alta e crampi addominali. Al piccolo è stata diagnosticata una bronchiolite post-infettiva causata da polmonite virale. Il 2 febbraio, il paziente è risultato positivo all'influenza B e all'adenovirus. Dimesso dall'ospedale il 28 febbraio, il 3 marzo viene nuovamente ricoverato per una ricaduta respiratoria in un altro ospedale in terapia intensiva pediatrica e intubato. Il 5 marzo, un tampone nasofaringeo è stato inviato al Virus Research and Diagnostic Laboratory di Calcutta ed è risultato positivo per influenza A (non sottotipizzata) e rhinovirus. Lo stesso campione è stato inviato al National Influenza Centre del National Institute of Virology di Pune, dove il 26 aprile il test Pcr ha rilevato un'influenza da virus A H9N2. L'1 maggio il bambino è stato dimesso dall'ospedale con supporto di ossigeno. Il paziente è risultato essere stato esposto a pollame in casa e nelle vicinanze. Fra i suoi contatti – famiglia, vicini, e operatori sanitari – nessuno ha segnalato sintomi respiratori. Secondo l'Oms "potrebbero verificarsi ulteriori casi umani sporadici, poiché questo virus è uno dei virus dell'influenza aviaria più diffusi che circolano nel pollame in diverse regioni". —internazionale/[email protected] (Web Info)
Covid, nuova variante KP.3: cos’è. Si lavora sul vaccino
(Adnkronos) – La nuova variante Covid KP.3 corre negli Stati Uniti. Dai dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie risulta tra le più presenti negli Usa. Secondo le proiezioni delle ultime 2 settimane (26 maggio-8 giugno), KP.3 – ultima versione di Sars-CoV-2 ad aver fatto il suo 'debutto in società' – rappresentava già il 25% dei casi Covid negli Usa, sorpassando la 'sorella' KP.2, a quota 22,5%. Entrambe sono discendenti di JN.1, ceppo indicato dalle organizzazioni internazionali per i prossimi vaccini. KP.3 "sarà presto la variante dominante negli Usa", osserva su X lo scienziato Eric Topol, vicepresidente esecutivo allo Scripps Research. Mentre lo scenario di Sars-CoV-2 continua a evolversi, e l'estate è alle porte, la scorsa settimana negli States si è affrontato il dibattito su come aggiornare i vaccini che i cittadini riceveranno in autunno. Per i consulenti dell'Agenzia americana del farmaco Fda, secondo quanto riportano i media Usa, l''ingrediente' su cui puntare è JN.1. Ma le aziende, vedendo già le nuove discendenti spingere per farsi strada, non sono rimaste con le mani in mano e hanno esplorato le qualità di un vaccino ancora più 'aggiornato', un vaccino che mira a KP.2 e che, come riporta anche Topol, sembrerebbe in grado di aumentare di più di 3 volte i titoli di anticorpi neutralizzanti contro all'attuale variante più comune oltreoceano, KP.3, rispetto a un vaccino JN.1 nei topi. Due compagnie, Moderna e Pfizer/BioNTech, hanno testato vaccini KP.2. Moderna, secondo il materiale vagliato dai consulenti Fda, si è detta pronta in entrambi i casi, sia per sottoporre ad approvazione un vaccino anti-JN.1 che uno anti-KP.2 e fornirebbe le dosi al mercato Usa entro metà agosto, se raccomandato dalla Fda. Anche Pfizer/BioNTech ha affermato di essere preparata per iniziare a fornire un vaccino – sia per JN.1 che per KP.2 – immediatamente dopo l'approvazione. Dovendo scegliere adesso, gli esperti ribadiscono la linea JN.1. "Il comitato ha votato all'unanimità per raccomandare una composizione vaccinale monovalente della linea JN.1 – era la nota finale -. Dopo il voto, ha discusso le considerazioni per la selezione di uno specifico ceppo del lignaggio JN.1 (ad esempio, JN.1 o KP.2) e ha espresso una forte preferenza per JN.1. Sulla base della totalità delle prove, la Fda ha informato i produttori che i vaccini Covid da utilizzare negli Stati Uniti a partire dall'autunno 2024 dovrebbero essere anti JN.1 per corrispondere più fedelmente alle versioni di Sars-CoV-2 attualmente circolanti". —internazionale/[email protected] (Web Info)
Arriva l’estate, rischi punture api e vespe: da prurito a shock anafilattico
(Adnkronos) – Fine primavera, inizio estate. E' questo il periodo dell'anno più a rischio per le punture di api, vespe e calabroni, con il caldo che aumenta, la possibilità di venire a contattato zone di nidificazione, i vestiti più leggeri, più tempo passato all'aria aperta. Con effetti più o meno gravi per la salute, "dal semplice prurito o pomfo, ovvero sintomi circoscritti, a reazioni sistemiche che riguardano l'intero organismo, fino ad arrivare allo schock anafilattico", spiega all'Adnkronos Salute Gennaro Di Prisco, ricercatore dell'Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp), entomologo che studia gli insetti anche nell'ottica di un'agricoltura ecologia a sostenibile. Quando parliamo di puntura "parliamo di imenotteri aculeati, il gruppo di insetti che hanno l'aculeo e che possono entrare in contatto sia con l'uomo sia con gli animali, perché anche gli animali possono correre questo rischio. A questo gruppo appartengono le api da miele, che vengono allevate, e, in più, circa mille specie di api selvatiche, che però hanno un rischio minore rispetto a quelle allevate. Quelle selvatiche sono api solitarie", con minori rischi di punture di più insetti contemporaneamente. La particolarità delle api da miele è che "muoiono quando pungono e lasciano il pungiglione nell'area della puntura. Questo pungiglione emette il feromone d'allarme, che attira altre api che arrivano per pungere nello stesso posto, quindi questa è la grossa differenza (e maggior rischio) tra api da miele e calabroni e vespe". Ma si tratta di rischio "commisurato all'attività che si fa. Ci sono categorie di lavoratori più esposte come gli apicoltori ma anche gli agricoltori, i vigili del fuoco, chi fa vita in campagna, chi lavora in natura. Tutte queste persone sono più a rischio per quanto riguarda la puntura delle api". Per quanto riguarda il gruppo delle vespe e calabroni in Italia abbiamo due specie in particolare: vespa orientalis e vespa crabro, ma ora sono arrivate anche specie aliene, tipo per esempio la vespa velutina, che è un calabrone asiatico e può pungere. Ma i calabroni attaccano le api, quindi sono principalmente un problema per le api da miele, perché mangiano insetti". Per quanto riguarda le vespe e i calabroni serve la massima attenzione nelle zone dove fanno i nidi "strutture ed edifici abbandonati, dove ci sono delle cavità. E questo è il periodo più pericoloso, perché è quello di massima attività". Il pericolo di un'eventuale puntura dipende dalla persona e "anche dalla vicinanza al nido perché possono esserci più punture insieme", quindi più veleno iniettato. L'altro capitolo "è legato alle allergie che sono diverse: ci può essere un'allergia al veleno di calabrone, delle vespe o delle api, o anche dei bombi. E ogni allergia è diversa dalle altre, infatti si usano per la prevenzione vaccini per ogni gruppo di insetti". Lo shock anafilattico legato a punture di insetti "può avvenire anche in persone non allergiche, e si ha 10-15 minuti dopo la puntura. L'unico farmaco che può bloccare la reazione è l'adrenalina che, in caso di blocco della glottide, va somministrata immediatamente e bisogna arrivare in ospedale nel più breve tempo possibile". Per le categorie a rischio – vigili del fuoco, chi lavora in campagna, apicoltori ecc. – è "utile fare dei test", aggiunge Di Prisco sottolineando che, anche in un'ottica futura, è necessario tener conto dei cambiamenti climatici del caldo che aumenta "perché tutto è collegato", conclude Di Prisco. —[email protected] (Web Info)
Pediatra Esposito, ‘boom streptococco a primavera, no test fai-da-te’
(Adnkronos) – "Sicuramente abbiamo avuto, come in genere avviene nel periodo primaverile, un elevatissimo numero dei casi di infezioni da streptococco, che si sono manifestate prevalentemente come faringotonsilliti. E' una situazione tuttora presente, un problema molto grosso soprattutto per i pediatri di famiglia. Quello che abbiamo osservato nel mese di maggio, anche probabilmente per le condizioni atmosferiche, è un significativo numero" di infezioni di questo tipo. "Adesso, nel mese di giugno, il numero sembra più contenuto. Per quanto riguarda le forme invasive, possiamo dire che non stiamo osservando quell'aumento molto rilevante che si era evidenziato lo scorso anno. Ma i casi, seppur in numeri più contenuti, sono stati certamente superiori a quelli dell'epoca pre-Covid. E prevalentemente, tra le forme invasive, stiamo maggiormente osservando polmoniti, anche complicate da versamento pleurico". A tracciare il quadro all'Adnkronos Salute è Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all'Università di Parma e responsabile del Tavolo tecnico malattie infettive e vaccinazioni della Società italiana di pediatria (Sip). I genitori di bambini che frequentano scuole materne ed elementari hanno potuto sperimentare in prima persona l'impatto dello streptococco 'in veste primaverile' in azione, anche solo osservando la frequenza con cui, fino alle ultime settimane, comparivano i cartelli di avviso all'ingresso: "Abbiamo registrato un caso di scarlattina", il testo classico, al quale segue in genere nelle chat di classe la comunicazione di ulteriori tamponi positivi. Con conseguente super lavoro anche per i pediatri di famiglia. "Un'indicazione da ricordare è di fare sempre il test rapido, non fai-da-te ma il tampone faringeo eseguito adeguatamente dal dottore di famiglia, perché un genitore non riesce a farlo bene da solo", avverte Esposito. Perché è importante? "L'antibiotico nella faringotonsillite va dato esclusivamente quando lo streptococco è presente. Anche perché – chiarisce la specialista – attualmente sta circolando sia lo Streptococcus pyogenes", lo streptococco beta emolitico di gruppo A, "ma in contemporanea anche il virus della mononucleosi. E se è vero che l'amoxicillina è il farmaco di riferimento per l'infezione streptococcica, va anche ricordato che usarlo impropriamente se si tratta di mononucleosi può portare a delle manifestazioni orticarioidi". Lo streptococco è ormai da tanto un 'osservato speciale'. E oggi torna sotto i riflettori per via di un alert lanciato dai nefrologi, sulla base di alcuni studi retrospettivi condotti in alcune zone d'Italia che indicano come "nell'ultimo anno, nella popolazione pediatrica", siano "raddoppiati i casi di glomerulonefrite acuta, strettamente correlati all'aumento delle infezioni da streptococco". Un patogeno dalle mille facce che può dare segno di sé in tanti modi, anche quelli più invasivi. E proprio riguardo alle forme invasive, Esposito spiega che "normalmente portano alla necessità di ricovero e, di conseguenza, essendo più gravi, nel momento in cui il bambino sarà ricoverato verrà trattato nella maniera più opportuna dagli specialisti. Diciamo che non c'è una possibilità di prevenzione di queste forme. L'unica modalità è l'attenzione alla circolazione dell'agente infettivo. E naturalmente al pronto trattamento qualora il patogeno venga identificato". Queste forme sono aumentate dopo il Covid e gli scienziati hanno condotto diversi studi per approfondirne le cause. "Sembra che ci sia nella fase post pandemia una sorta di riduzione dell'immunità protettiva verso i genotipi comuni di Streptococcus pyogenes. E vi è stato un aumento della circolazione delle infezioni virali che di per sé è un fattore di rischio per le infezioni invasive – osserva l'esperta – E poi c'è meno attenzione al lavaggio delle mani. C'era anche prima, in realtà. Però, considerata l'immunità ridotta, considerato l'aumento della circolazione dei virus che nella fase di lockdown sono circolati di meno, di fatto si è osservato quest'aumento". Altre ipotesi formulate dagli esperti, come "il fatto che ci fosse un ceppo molto virulento e diffusibile, sono state in parte sconfessate da dati epidemiologici che hanno studiato la parte genetica relativa ai tipi circolanti. Quanto alla sensibilità agli antibiotici beta-lattamici, è invece confermata, cosa che porta a dire che il problema non è l'antibiotico-resistenza, altro elemento che si temeva". C'è un identikit di chi sviluppa la forma invasiva? "Non c'è una evidenza che certi soggetti siano più a rischio. Ci sono alcune categorie che tendono più spesso a presentare un'infezione invasiva: i bambini con età minore di un anno, gli immunodepressi, chi ha avuto un recente trauma o un recente intervento chirurgico. E infine le forme invasive possono essere una complicanza dei casi di varicella". Regole d'oro per la prevenzione, ricorda Esposito, sono "come sempre la corretta igiene delle mani, in primis; l'aerazione degli ambienti interni, soprattutto pensando alle classi di asilo e scuola elementare; e poi attenzione alla condivisione di utensili, bicchieri, oggetti personali, quindi ai comportamenti promiscui". —[email protected] (Web Info)
Sanità, al via campagna ‘Dona vita, dona sangue’
(Adnkronos) – "Con un gesto sicuro e indolore puoi dare un contributo fondamentale". E' l'invito a diventare donatori di sangue del campione di rugby e conduttore televisivo Martín Castrogiovanni, che chiama "tutti a raccolta" nello spot che andrà in onda durante l'estate sulle reti Tv nazionali e sulle radio. Questo uno dei 'punti forti' dell'edizione 2024 'Dona vita, dona sangue', campagna per la donazione di sangue e plasma promossa dal ministero della Salute, in collaborazione con il Centro nazionale sangue e le principali associazioni e federazioni di donatori italiane (Avis, Croce rossa italiana, Fidas, Fratres e DonatoriNati). L'iniziativa è stata presentata oggi a Roma in occasione della Giornata mondiale del donatore di sangue che si celebra ogni anno il 14 giugno, "giorno di nascita di Karl Landsteiner, scienziato austriaco scopritore dei gruppi sanguigni e co-scopritore del fattore Rh. L'occasione per celebrare e ringraziare i donatori di sangue e per promuovere i valori di una donazione anonima, volontaria, periodica e gratuita" ricorda una nota del ministero della Salute . Numerose, all'interno della campagna, le iniziative promosse dalle associazioni su tutto il territorio nazionale per sensibilizzare nuovi potenziali donatori. Tra queste anche l'osservatorio 'Globuli rosa', un viaggio attraverso le possibilità e gli ostacoli delle donatrici italiane per indagare, attraverso una survey e dei focus group condotti da Doxa, le motivazioni per le quali le donne in Italia, in particolare le over 30, donano meno che in altri Paesi e per trovare soluzioni condivise in merito. "Ho donato il sangue per la prima volta dopo la richiesta di partecipare a questa campagna. Ed è stata un'esperienza importante: grazie alla partecipazione a questo spot – ha detto Castrogiovanni rivolgendosi al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al direttore del Centro nazionale sangue, Vincenzo De Angelis – io ho dato una mano a voi, voi avete dato una mano a me. Il mio sport mi ha insegnato il sostegno e donare il sangue è anche questo. Non smetterò più di donare e tutta la mia famiglia lo farà". La donazione di sangue e plasma è aperta a tutti i cittadini che dispongano di un documento di identità valido. Per poter donare sono richiesti: età compresa tra i 18 e i 65 anni (per la prima donazione 60 anni, i donatori periodici possono donare fino a 70, previo consenso del medico selezionatore), peso corporeo minimo di 50 chilogrammi, buono stato di salute. Per informazioni e per cercare l'unità di raccolta più vicina consulta è possibile consultare il sito donailsangue.salute.gov.it. —[email protected] (Web Info)
M5S, Conte vede i gruppi: riflessione su voto ma leader non in discussione
(Adnkronos) – Il momento è di quelli delicati. E anche per questo, si fa fatica in Transatlantico alla Camera e 'rubare' una dichiarazione ai parlamentari pentastellati, dopo il deludente risultato alle europee che ha inchiodato il M5S poco sotto la soglia del 10%. Complice l'appello alla prudenza rivolto agli eletti dalla comunicazione, che ha invitato gli esponenti del Movimento a non lasciarsi andare a 'falli di reazione' o a dichiarazioni 'in fuorigioco' in queste ore difficili. Il flop elettorale ha inevitabilmente rimesso in moto le indiscrezioni circa la possibilità di un passo indietro di Giuseppe Conte dalla guida del Movimento. Eventualità che, in questo momento, viene allontanata dai quadri dirigenziali del partito in maniera secca. Questa sera l'ex presidente del Consiglio incontrerà i gruppi di Camera e Senato. Si tratta di un appuntamento programmato – ogni secondo martedì del mese gli eletti M5S si vedono per aggiornarsi sui lavori parlamentari – che però arriva in una situazione particolare. L'assemblea sarà l'occasione anche per fare il punto sul voto e per analizzare la 'scoppola' rimediata alle urne. Ma c'è un punto fermo, che i fedelissimi del leader 5 Stelle rimarcano con decisione: la leadership di Giuseppe Conte non è in discussione. Questa sera Conte non va certo sul 'patibolo', dicono all'Adnkronos fonti vicine al numero 1 del Movimento. Con serenità, viene spiegato, il leader M5S incontrerà i parlamentari per ascoltare la loro opinione sulla tornata elettorale appena conclusa. E per discutere delle strategie da mettere in campo in vista delle sfide future. Ma il nodo sta proprio qui. Torna a riaffacciarsi con insistenza il tema dell'abolizione del limite dei due mandati e non è escluso che stasera in assemblea il tema possa essere sollevato da qualche parlamentare alla seconda legislatura. Conte, com'è noto, non è mai stato un grandissimo fan della regola aurea del M5S: già in occasione delle ultime elezioni politiche l'attuale capo del Movimento avrebbe voluto una deroga ma fu Beppe Grillo a blindare quello che viene considerato uno dei capisaldi della sua creatura politica. La questione del doppio mandato – considerata dall'inner circle di Conte una sorta di arma di pressione nei confronti del leader – tornerà ad affiorare nel dibattito interno delle prossime settimane, ma chi si aspetta annunci roboanti da parte di Conte nell'immediato futuro rimarrà deluso. Intanto proseguono i contatti tra M5S e il Pd. Ieri Conte ha sentito Elly Schlein complimentandosi con lei per l'ottimo risultato alle europee. Da parte del Movimento c'è la volontà di continuare a dialogare con i dem "per lavorare insieme e costruire l'alternativa a Meloni", hanno fatto sapere fonti grilline dopo la telefonata, precisando che non c'è "nessuna faida nel campo progressista". Rumors di stampa hanno parlato anche dell'ipotesi di un cambio del nome e quindi del simbolo del Movimento, voci che però non trovano riscontro ai piani alti di Campo Marzio: "I nostri grafici sono in ferie…" la battuta che arriva dall'entourage dell'ex premier. Quel che è certo, è che la strategia del Movimento non ha funzionato in questa campagna elettorale e qualcosa bisognerà pur cambiare: questa l'opinione diffusa anche tra i parlamentari di fede contiana. Bisogna rivedere un po' tutto, sostiene una delle parlamentari protagoniste del nuovo corso targato Conte: liste, soldi, mandati, strategia di azione. Ma soprattutto occorre rimuovere "tutte le regole che ci impediscono di avere liste competitive", sempre nel rispetto dei valori del Movimento. E in attesa dell'analisi del voto di Conte non è certo passato inosservato il commento al vetriolo dell'ex guru pentastellato Davide Casaleggio, che ha invitato Conte a dimettersi dalla guida del Movimento, così come il 'fuoco amico' arrivato dall'ex ministro Danilo Toninelli, attuale membro del collegio dei probiviri M5S, il quale ha definito Conte "un tecnico che non emoziona" lamentando la mancanza di Beppe Grillo, garante e cofondatore del Movimento che per ora resta silente. Chissà ancora per quanto. (di Antonio Atte) —[email protected] (Web Info)
Fedez e lo scherzo telefonico a Salvini: “Scusa, mi è partita la chiamata” – Video
(Adnkronos) – Scherzo telefonico di Fedez a Matteo Salvini, poco dopo i risultati ufficiali delle elezioni europee. Nel video, diventato virale in poco tempo, il rapper prima riaggancia e poi richiama: "Scusa, mi è partita la chiamata! Ma com'è andata? Bene, dai…". Lo scherzo è avvenuto durante una diretta Twitch con "Il Rosso". Con tono scherzoso, Fedez propone di chiamare il ministro. "Chiamiamo Salvini?", chiede Fedez agli amici e aggiunge: "Tanto non risponderà mai". Contrariamente alla aspettative, Salvini risponde e il rapper riaggancia immediatamente, provocando grandi risate tra gli amici presenti. Non contento, Fedez richiama: "Scusa, mi è partita la chiamata!", esordisce con una certa confidenza il rapper togliendo il vivavoce, prima di chiedere al ministro delle elezioni: "Ma com'è andata? Bene, dai…". Il rapporto tra Fedez e Matteo Salvini in passato non è stato idilliaco, spesso hanno avuto opinioni divergenti e non hanno mai mancato di esprimere pubblicamente la loro ostilità. Basti ricordare l'attacco di Fedez durante il Concerto del Primo Maggio del 2021, quando accusò la Lega di ostacolare il ddl Zan, o quando sui social ha deriso Salvini nel caso del famoso "Scusi, lei spaccia?" al citofono. —[email protected] (Web Info)
Al via partnership Sonepar Italia e Pallavolo Padova per la stagione di SuperLega 2024-25
(Adnkronos) – Sonepar Italia e Pallavolo Padova annunciano l’avvio di una importante partnership per la stagione di SuperLega 2024-25. Sonepar Italia, parte del Gruppo internazionale Sonepar e leader a livello mondiale nella distribuzione di prodotti e soluzioni per il mercato elettrico, diventerà title sponsor della prima squadra del club bianconero, segnando l’inizio di un nuovo capitolo per la società patavina. A partire dal campionato di SuperLega 2024_25, la prima squadra padovana assumerà la denominazione ufficiale di “Sonepar Padova”, sottolineando l’impegno comune di entrambe le realtà nel perseguire lo sviluppo e la crescita del team, in un’ottica di miglioramento continuo. L’accordo prevede, inoltre, un’opzione per confermare tale partnership anche per le prossime due stagioni. “Siamo entusiasti di poter esporre il logo di Sonepar Italia nelle maglie ufficiali della nostra prima squadra”, afferma il Presidente di Pallavolo Padova, Giancarlo Bettio. “C’è molto orgoglio nell’essere affiancati da un’azienda storica e leader di settore come Sonepar. Sarà un percorso in crescendo a partire dalla prossima stagione di SuperLega, con l’opzione di confermare tale partnership anche per le due stagioni seguenti, durante la quale faremo di tutto per soddisfare il nostro sponsor, il nostro pubblico e la città di Padova. Questo nuovo contratto ci dà ancora più spinta per fare meglio. Possiamo realisticamente puntare ad un miglioramento della nostra classifca, intraprendendo un reale percorso di crescita. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno creduto nel nostro progetto. La nuova partnership con Sonepar Italia rappresenta un passo significativo per la nostra squadra e la nostra città”. “È un onore che una società così importante abbia deciso di affiancare Pallavolo Padova per sostenere il nostro progetto sportivo”, dichiara il Past President bianconero, Fabio Cremonese. “Il nostro è prima di tutto un progetto sociale, in quanto il mondo dello sport coinvolge molti giovani, li tiene uniti e li aiuta a crescere. Credo che questo sia fondamentale, e va riconosciuta l’importanza e il ruolo svolto da tutti gli sponsor della nostra società, grandi e piccoli, per il loro impegno. È giusto elogiare i sacrifici che fanno questi partner, quindi grazie di cuore a ciascuno di loro. Con l’ingresso all’interno della famiglia bianconera di Sonepar Italia, inizia una nuova pagina per la nostra società, nell’auspicio che questa collaborazione possa durare il più a lungo possibile. Da parte della società, siamo felicissimi perché vediamo che il nostro progetto societario, volto a tenere uniti molti imprenditori del territorio, funziona. Il tutto avviene con la massima professionalità, umiltà e nella consapevolezza che, per mantenere un club così importante nel tempo, è necessario essere in molti e uniti. Questo credo sia l’aspetto più importante. Qui non c’è un interesse singolo, ma l’interesse della città e della società, che appartiene al proprio al pubblico. Appartiene alla città”. —[email protected] (Web Info)









