(Adnkronos) – Il Messico segnala "il primo caso umano confermato in laboratorio a livello globale" di influenza aviaria da virus A/H5N2. Si tratta di un uomo messicano di 59 anni, deceduto, che già soffriva di diverse altre malattie e per il quale non è stata riferita alcuna "esposizione a pollame o altri animali". Lo ha comunicato l'Organizzazione mondiale della sanità, dopo che il 23 maggio scorso le autorità messicane hanno riferito il caso alla Pan American Health Organization (Paho), l'ufficio regionale dell'Oms per le Americhe. "Sebbene la fonte di esposizione al virus in questo caso sia attualmente sconosciuta, in Messico sono stati segnalati virus A/H5N2 nel pollame", precisa l'Oms. "Sulla base delle informazioni disponibili", l'agenzia delle Nazioni Unite per la salute valuta "basso il rischio attuale per la popolazione generale rappresentato da questo virus". Il virus H5N2 è un sottotipo diverso dal più noto H5N1 responsabile dell'epidemia in corso tra i bovini da latte in 9 stati Usa, con 3 casi umani al momento collegati. Il caso è stato riferito a Paho/Oms dal Messico attraverso il National Focal Point previsto dall'International Health Regulations (Ihr Nfp). Secondo quanto raccontato dai familiari del 59enne, residente in Messico – ricostruisce l'Oms – prima di manifestare sintomi acuti l'uomo era allettato da 3 settimane per altre ragioni. Il 17 aprile ha sviluppato febbre, fiato corto, diarrea, nausea e malessere generale; il 24 aprile ha richiesto cure mediche ed è stato ricoverato al National Institute of Respiratory Diseases 'Ismael Cosio Villegas' (Iner) di Città del Messico, dove è morto il giorno stesso per complicanze. Dal test Pcr condotto su un campione respiratorio raccolto e testato all'Iner il 24 aprile, la vittima è risultata affetta da un virus dell'influenza A non sottotipizzabile. L'8 maggio il campione è stato inviato per il sequenziamento al Laboratorio di biologia molecolare delle malattie emergenti del Centro per la ricerca sulle malattie infettive dell'Iner, che riscontrato la positività al virus A/H5N2. Il 20 maggio il campione è arrivato all'Istituto di diagnosi epidemiologica e di riferimento (Indre) del Centro nazionale messicano, dove l'analisi Pcr ha confermato la positività all'influenza A. Il 22 maggio il sequenziamento ha confermato il sottotipo A/H5N2. Durante l'indagine epidemiologica condotta, puntualizza l'Oms, "non sono stati segnalati ulteriori casi". Dei 17 contatti del 59enne identificati e monitorati dall'Iner, "uno ha riferito di avere 'il naso che cola' tra il 28 e il 29 aprile. I campioni prelevati da questi contatti ospedalieri tra il 27 e il 29 maggio sono risultati negativi per l'influenza e per Sars-CoV-2". Nei pressi della residenza dell'uomo sono stati inoltre individuati "12 ulteriori contatti (7 sintomatici e 5 asintomatici)", dai quali sono stati ottenuti campioni faringei, tamponi nasofaringei e siero. I risultati delle analisi sul siero ancora si attendono, mentre riguardo agli esami condotti sugli altri campioni, "il 28 maggio l'Indre ha comunicato che tutti risultano negativi per Sars-CoV-2, influenza A e influenza B, come determinato mediante Pcr". L'Oms sottolinea che "nel marzo 2024 un focolaio di influenza aviaria A/H5N2 ad alta patogenicità" Hpai "è stato rilevato in un allevamento di pollame nello stato di Michoacán, che confina con lo stato del Messico dove risiedeva" il 59enne. Inoltre, sempre "nel marzo 2024 è stato identificato un focolaio di influenza aviaria a bassa patogenicità (Lpai) A/H5N2 nel pollame a Texcoco, stato del Messico", mentre "un secondo focolaio di aviaria Lpai A/H5N2" è stato individuato "in aprile nel comune di Temascalapa", ancora "nello stato del Messico". Tuttavia, chiarisce l'agenzia, "finora non è stato possibile stabilire se questo caso umano sia correlato alle recenti epidemie nel pollame". Oltre a rappresentare "il primo caso umano confermato in laboratorio di infezione da virus influenzale A/H5N2 segnalato a livello globale", quella descritta è "la prima infezione umana da virus aviario H5 segnalata in Messico". "Un caso isolato che, purtroppo, rientra nella casistica attesa e che non deve suscitare allarme, fino a quanto resta un caso unico". Tranquillizza Pier Luigi Lopalco, docente di Epidemiologia all'università del Salento, in merito al decesso in Messico. "Casi isolati di infezioni gravi da virus di influenza aviaria – spiega all'Adnkronos Salute Lopalco – sono segnalati nel mondo in maniera abbastanza costante. Difficile ipotizzare come il virus sia arrivato ad infettare questo povero cittadino, ma sicuramente sarà originato da qualche allevamento di polli nei paraggi. Da sottolineare che il ceppo è del tutto differente dall'H5N1 che sta circolando in Nord America, anche se le sigle sembrano simili". "Le informazioni che arrivano riguardo all'influenza aviaria", in particolare ai casi umani di infezione, "credo evidenziano il fatto che stiamo vedendo solo la punta di un iceberg". Il virologo dell'università di Milano Fabrizio Pregliasco dipinge "una situazione non piacevole", su una malattia che "in futuro potrebbe crearci problemi", commentando all'Adnkronos Salute il caso messicano. L'esperto ritiene che "sarà necessaria una pianificazione per assicurare la disponibilità di un vaccino specifico anti-aviaria". Uno strumento che "presumibilmente" potrà essere utilizzato secondo "una strategia mirata alla protezione dei gruppi più a rischio", a cominciare da "allevatori e altre categorie esposte in via diretta" ad animali potenzialmente infetti. Il caso descritto dall'Organizzazione mondiale della sanità è un "segnale da valutare con attenzione", sottolinea Pregliasco. Un elemento "di cui dobbiamo 'pre-occuparci' nel senso letterale di occuparci prima", ribadisce. "Serve avere contezza a livello internazionale" di questa minaccia, "ma anche rafforzare a livello italiano la sorveglianza, che è il primo cardine per riuscire a contenere l'eventuale diffusione" di virus aviari in altre specie "e che però va rilanciata". "Dopo Covid – osserva il medico – siamo in una fase in cui è difficile comunicare. Sembra di gridare 'al lupo al lupo', di evocare i momenti più tristi come se ci si volesse tornare. Ma davvero – ammonisce – non dobbiamo rimanere impreparati di fronte a questo problema". "Mi pare che i segnali di un avvicinamento" dell'influenza aviaria "all'uomo siano sempre più forti, per chi li sa e li vuole ascoltare". Lo scrive l'infettivologo Matteo Bassetti, commentando via social il caso. "In Messico è stato segnalato il primo decesso e anche il primo caso umano confermato in laboratorio a livello globale di influenza aviaria da virus A/H5N2. Si trattava di un uomo di 59 anni che già soffriva di diverse altre malattie, per il quale non è stata riferita alcuna esposizione a pollame o altri animali", ricorda il primario del Policlinico San Martino, esprimendo timori proprio su questo punto: "Quello che preoccupa è che questo signore non aveva avuto alcuna esposizione a pollame o altri animali. Sempre più vicino…", scrive Bassetti in un post su X. "Il fatto che questo signore non fosse un allevatore e non avesse avuto contatti con animali infetti – aggiunge in un altro – deve far innalzare il livello di attenzione soprattutto diagnostico sulle forme respiratorie". —[email protected] (Web Info)
La ‘strategia life sciences’ per rendere l’Italia leader nel settore
(Adnkronos) – Rendere il nostro Paese leader mondiale nel comparto delle life sciences, fornendo supporto alle istituzioni per concretizzare il primato, ma favorire anche la qualità e la sostenibilità del sistema sanitario nazionale in un contesto di crescente competitività internazionale. E' l'obiettivo del documento 'Una Strategia nazionale per le life sciences', messo a punto da Healthcare Policy e 'Formiche' e presentato alla Camera dei deputati con il supporto dell'Intergruppo parlamentare One Health. "Questo documento – spiega all'Adnkronos Salute a margine dell'incontro Alessandra Maria Claudia Micelli, direttore di Healthcare Policy e condirettore di Formiche, che ha elaborato il testo – vuole essere uno strumento utile alle istituzioni che si stanno già muovendo per posizionare l'Italia come Paese leader". E ci sono degli elementi fondamentali per realizzare questo obiettivo. "Innanzitutto serve l'attenzione alla ricerca e allo sviluppo. Nel nostro Paese si concentra solo il 4% degli investimenti in R&S dell'industria farmaceutica. Un dato che fa riflettere", aggiunge Micelli. Necessario, inoltre, "aiutare l'industria con: certezza delle leggi, tempi certi, infrastrutture, possibilità di partnership pubblico-privato". Allo stesso tempo, "è decisiva l'attenzione ai dati sanitari e, più in generale, alla salute digitale. Ma anche alla cooperazione, non solo pubblico-privata, ma interistituzionale e fra parti sociali", evidenzia Micelli sottolineando che "il documento propone una serie di analisi dei freni allo sviluppo a cui si accompagnano, però, una serie di indicazioni per superare le barriere. Questo perché fare un elenco di cosa ci blocca non è utile a nessuno, ci servono invece azioni pratiche per superarle. Ed è quello che abbiamo cercato di fare". L’esempio degli altri Paesi Programmi analoghi sono già stati adottati da altri Paesi come Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Francia e Germania, per un settore rivoluzionato da innovazioni straordinarie che stanno ridefinendo il panorama sanitario globale. L’Italia, con un ecosistema di circa 5.600 imprese operanti nel settore farmaceutico, dei dispositivi medici e delle biotecnologie, e una produzione pari a circa 250 miliardi di euro, rappresenta solo il 4% del totale degli investimenti in Ricerca e Sviluppo dell’industria farmaceutica in Europa, contro il 20% della Germania, il 14% del Regno Unito e l’11% della Francia. Inoltre, in termini di occupazione nel comparto delle life sciences, negli ultimi dieci anni è rimasta pressoché stabile (-0,4%), mentre altri Paesi europei hanno registrato aumenti significativi: Spagna +22%, Germania +12%, Regno Unito +75%. All'elaborazione della 'strategia' proposta dal documento ha partecipato un gruppo di esperti provenienti da diverse aree del settore delle life sciences, coordinati da Alessandra Maria Claudia Micelli: Pierluigi Paracchi, Ceo di Genenta Science (Nasdaq: Gnta) e moderatore del tavolo di lavoro per l’internazionalizzazione del settore biotecnologico promosso dal Maeci; Guido Rasi, consulente del ministro della Salute, professore di Microbiologia all’Università di Roma Tor Vergata, già direttore esecutivo dell’Ema; Giovanni Tria, presidente della Fondazione Enea Tech Biomedical, docente di Economia politica all’Università di Tor Vergata e già ministro dell’Economia e delle Finanze; Elisabetta Vitali, direttrice del programma italiano della Armenise Harvard Foundation. Rasi: 'serve più Europa ma con meno burocrazia e maggiore agilità' "Per la ricerca, nel campo delle life sciences e non solo, ci vuole più Europa, ma non quella attuale. E' necessario che sia più coordinata, meno burocratica e con delle regole che possano anche prevedere l'emergenza, l'investimento per obiettivi". A dirlo all'Adnkronos Salute è Guido Rasi, consulente del ministro della Salute, docente di Microbiologia all'Università di Roma Tor Vergata, già direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco Ema. "L'Europa – ha aggiunto – paga la grande debolezza della frammentazione. Un esempio per tutti: durante la pandemia abbiamo avuto 7-8mila studi clinici prodotti in Europa, tutti inconclusivi, e uno solo fatto in America e andato a segno. Perché? Perché hanno un'autorità centrale che è l'Nih che dà un protocollo, dà i fondi adeguati. In Europa chiedemmo dei soldi come Ema, ci dissero che bisognava fare un bando. Ma un bando in pandemia non ha molto senso. Il problema è che non c'è un'autorità che possa prendere decisioni emergenziali, che possa coordinare la ricerca. C'è un po' l'idea di essere molto egualitari, distribuire le cose equamente, che è un bel principio, ma la ricerca non è democratica, servono decisioni e scelte precise". Per quanto riguarda il nostro Paese e il documento presentato oggi, invece, "promuovere ricerca e sviluppo in Italia nel campo delle life sciences è necessario. Fino ad ora si è fatto poco – osserva Rasi – ma è fondamentale per la competitività e per tutte le implicazioni e le ricadute positive, non solo in salute. Bisogna però lavorare molto sull'armonizzazione delle varie legislazioni. Basti pensare che ancora abbiamo i device divisi dal farmaco, le App – e quindi la parte digitale – non ancora regolamentata, invischiata nei processi approvativi di farmaci e dispositivi. E ancora: una legge sulla privacy che non risponde alla realtà e alle necessità della salute, anzi è quasi contro la salute. E soprattutto, la cosa più importante, manca un ambito pubblico-privato che sia molto ben definito, molto chiaro e molto semplice". Tria: 'fondi liste attesa? Avere coraggio per spending review' La risoluzione della questione liste d'attesa "è solo in parte un problema di fondi. E' anche un problema organizzativo complessivo. Ovviamente l'organizzazione senza risorse è difficile, ma non bastano nemmeno le risorse senza organizzazione". Sul piano pratico, comunque, "bisogna cercare risorse da altre parti e spostarle. Bisogna avere il coraggio di fare una spending review". Così all'Adnkronos Salute Giovanni Tria, presidente della Fondazione Enea Tech Biomedical, docente di Economia politica all'Università di Tor Vergata e già ministro dell'Economia e delle Finanze, in merito all'approvazione in Cdm del Dl e del Ddl anti-liste d'attesa. "E' chiaro che alla sanità devono andare più fondi e serve spostare le risorse da altre aree. La famosa spending review non significa solo tagliare, significa mettere le risorse dove ci sono le priorità e tagliare dove invece le priorità non ci sono. Bisogna avere il coraggio di fare questo. Va bene discutere sempre dei margini e di quale incremento di spese ci deve essere in un posto o in un altro. Ma comunque ci sono gli 'stock', cioè la massa di risorse impegnate da tante norme che possono essere riviste e, quindi, liberare risorse. Questo bisogna decidere: quali sono le priorità". —[email protected] (Web Info)
Diabete 1, identificati nuovi biomarcatori per trattamento personalizzato
(Adnkronos) – Arriva dall’Università di Siena la scoperta di nuove possibili strategie di trattamento personalizzato del diabete mellito di tipo 1, che potrebbero portare a migliorare la diagnosi e la gestione della malattia. Il team di ricercatori guidato dal Francesco Dotta, professore ordinario di Endocrinologia all’ateneo senese e direttore della Uoc Diabetologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Siena, ha infatti pubblicato sulla rivista 'Cell Reports Medicine' il risultato di uno studio finanziato dall’Unione europea nell’ambito del progetto Innodia e dal ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Centro nazionale 'Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna'. Utilizzando una tecnologia avanzata di sequenziamento dell’Rna, che necessita di pochi microlitri di sangue – riporta una nota – i ricercatori senesi hanno individuato un gruppo di microRna circolanti che potrebbero diventare preziosi strumenti diagnostici e prognostici per la malattia. "I microRna – commenta Guido Sebastiani, professore associato di Medicina di laboratorio all’Università di Siena e primo autore dello studio – sono piccole molecole di Rna che regolano molti processi biologici, collegate all'insorgenza e alla progressione del diabete mellito di tipo 1. In questo lavoro abbiamo analizzato i microRna presenti nel sangue di un ampio gruppo di persone affette da questa malattia, rivelando un insieme di microRna derivanti da una specifica regione del cromosoma 14, nota come 14q32, e che è anche associata al rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 1". Questi microRna – si legge – hanno permesso di identificare due sottogruppi di persone con diabete mellito di tipo 1, chiamati cluster A e cluster B. Analisi successive su un altro gruppo di persone con diabete mellito di tipo 1 hanno confermato questa distinzione. In particolare, le persone appartenenti al Cluster B, che presentano un'espressione aumentata di un gruppo specifico di microRna, mostrano un miglior controllo della glicemia e un profilo immunologico del sangue diverso. "La ricerca – sottolinea Dotta – ha identificato potenziali biomarcatori che potrebbero cambiare il modo in cui comprendiamo e trattiamo il diabete di tipo 1. Questa scoperta, unita all’evidenza che anche il diabete mellito di tipo 1 è una malattia eterogenea, offre speranza per terapie più mirate e personalizzate e quindi per un migliore trattamento della malattia nel prossimo futuro. Sottolineo inoltre che, a oltre un secolo dalla scoperta dell’insulina, a oggi l’unica terapia possibile nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 1, si stanno finalmente sviluppando strategie terapeutiche mirate a proteggere le cellule beta del pancreas, bloccando quelle cellule del sistema immunitario responsabili della comparsa della malattia". Un primo farmaco, un anticorpo monoclonale diretto contro i linfociti T, è già stato approvato dalla statunitense Food and Drug Administration – conclude la nota – In questo contesto, attraverso un approccio di medicina personalizzata, specifici microRna circolanti possono rappresentare degli ottimi candidati per identificare quei sottogruppi di pazienti da trattare con la strategia terapeutica più adatta. La scoperta del gruppo di ricerca dell’ateneo di Siena suggerisce che i microRna circolanti possono essere misurati tramite un semplice prelievo di sangue periferico, in modo da identificare due sottogruppi distinti di individui con diabete mellito di tipo 1, ciascuno con caratteristiche immunologiche e cliniche specifiche. Da qui possono derivare nuove strategie di trattamento personalizzate, migliorando sia la diagnosi che la gestione della malattia. —[email protected] (Web Info)
Vaccini, Borghi: “Emendamento per stop obbligo ai bimbi”. Burioni e Bassetti insorgono
(Adnkronos) – "Evviva! Presentato finalmente un decreto in tema sanitario. Come promesso in sede di conversione provvederò a depositare un emendamento per l'abolizione della legge Lorenzin sugli obblighi vaccinali per i bimbi". Lo annuncia su X Claudio Borghi, senatore della Lega, dopo il via libera al decreto sulle liste d'attesa. "Sono una persona pericolosa", ironizza Borghi in un altro post su X, riprendendo un tweet critico nei confronti dell'annuncio dell'emendamento. Le reazioni non si fanno attendere e gli studiosi insorgono. "La nostra legge sui vaccini obbligatori per i bambini è stata presa d'esempio in moltissimi Paesi. La proposta di toglierla in un momento in cui c'è una recrudescenza del morbillo è scellerata – dice all'Adnkronos Salute l'infettivologo Matteo Bassetti – Quindi dispiace che i politici, alcuni politici, non vogliano guardare i dati del ritorno di alcune malattie, dal morbillo alla pertosse. La proposta che arriva da un senatore è incommentabile e, appunto, scellerata. I politici non dovrebbero invadere il campo della scienza, perché fanno solo danni come accade quando negano l'esistenza del Covid". Sui social Roberto Burioni, virologo dell'università Vita Salute San Raffaele di Milano, commenta: "Il senatore Claudio Borghi della Lega, dopo avere attaccato il presidente Mattarella si prodiga in difesa del diritto della pertosse (dalla quale uno di quei vaccini obbligatori protegge) di uccidere neonati!". —[email protected] (Web Info)
Neurologo, ‘sonno consolida memoria, per buoni voti a scuola dormire bene’
(Adnkronos) – "Il sonno è un momento fondamentale per consolidare la memoria, lo dimostrano ormai moltissimi studi. Quello che si acquisisce durante le ore di studio di giorno può 'mettere radici' ed essere ben incasellato se si dorme bene. Ma se questo non avviene le performance a scuola – e i voti – sono peggiori". E' il consiglio agli studenti – impegnati nella volata finale per le interrogazioni e in vista degli esami di terza media e di maturità – di Luigi Ferrini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'Ircss ospedale San Raffaele di Milano e componente della Società italiana di neurologia (Sin). "La minore 'produttività' nello studio – evidenzia all'Adnkronos Salute il neurologo – non è legata alla sonnolenza ma alla maggiore distraibilità, alla minore attenzione. Con un sonno disturbato si è meno 'connessi' perché non dimentichiamo che una delle funzioni fondamentali del sonno è fare riposare le zone anteriori – frontali e prefrontali – del cervello che sono importantissime, nella giornata, per le funzioni esecutive e per il controllo delle emozioni". Quindi "dormire in maniera sufficiente vuol dire far funzionare meglio, durante la giornata, queste zone anteriori che sono particolarmente utili per una persona che deve essere sufficientemente concentrata per superare degli esami", conclude Ferrini Strambi. —[email protected] (Web Info)
Al via Lugano Happiness Forum, l’evento per migliorare felicità e benessere
(Adnkronos) – La felicità è una nuova frontiera del benessere anche per scienziati, economisti e decisori. Da questa consapevolezza nasce il Lugano Happiness Forum, gratuito e aperto al pubblico, realizzato dalla Harvard University di Boston, Ibsa Foundation per la ricerca scientifica e Città di Lugano, in collaborazione con l’Università della Svizzera italiana Usi, il Lac (Lugano arte e cultura) e Lugano Region. Il Forum, che si svolgerà nella città della Svizzera italiana il prossimo 17 e 18 giugno, nell’ambito del progetto Cultura e Salute – si legge in una nota – ha l’obiettivo di esplorare gli intricati meccanismi e i principi alla base della felicità e del benessere umano per fare il punto sulle ultime teorie e sulle pratiche in atto sul tema. Grazie alla cura esperta di Vish K. Viswanath della Harvard University di Boston, direttore del Lee Kum Sheung Center for Health and Happiness – supportato da Silvia Misiti, Direttrice di Ibsa Foundation, e da Luigi Di Corato, direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano – tra i temi affrontati nella due giorni ci saranno: felicità ed equità di accesso a risorse, opportunità e diritti, fondamentale per un benessere sostenibile; le sfide e i vantaggi dell'intersezione tra tecnologia, informazione, scienza della felicità e i relativi fattori di benessere; le intricate connessioni tra felicità, cultura e socialità. Una ventina i relatori presenti e provenienti da tutto il mondo. Tra loro alcuni dei più grandi esperti internazionali come Julianne Holt-Lunstad della Brigham Young University, Garth Graham Responsabile Healthcare and Public Health presso Google e YouTube, Karen Guggenheim Ceo & Founder di Wohasu* e co-founder del World Happiness Summit e Julia Hotz, giornalista e scrittrice, esperta di social prescribing. “È fondamentale – spiega Viswanath – promuovere una comprensione profonda della felicità che vada oltre le definizioni convenzionali per abbracciare la ricchezza delle sue dimensioni culturali, filosofiche e individuali. La felicità non è solo una ricerca individuale, ma è profondamente intrecciata con strutture e sistemi sociali più ampi. Favorendo l’incontro tra esperti di diverse discipline scientifiche, vogliamo svelare con questo Forum ciò che forma e definisce la ricerca della felicità nella cultura, nella scienza, nella politica e nelle scelte quotidiane di ogni individuo. Ci auguriamo che questo incontro possa diventare un appuntamento ricorrente, diventando un momento di aggiornamento internazionale sui progressi della scienza in questo campo e di condivisione delle politiche pubbliche d’avanguardia ispirate ai principi della felicità e del benessere collettivo”. “Studiare la relazione tra la salute, nella sua accezione più ampia, e la cultura, e promuovere iniziative e sinergie tra questi due mondi per migliorare la qualità di vita e il benessere delle persone – sottolinea Misiti – è uno degli obiettivi che la nostra Fondazione porta avanti, ormai da diversi anni in collaborazione con la Città di Lugano, attraverso il progetto Cultura e Salute, progetto arrivato al suo quinto anno e in attesa della quarta edizione del corso universitario presso la Facoltà di scienze biomediche dell’Usi, che sarà dedicato quest’anno al rapporto tra arti visive e salute. È nel solco di questo impegno che è nato il Lugano Happiness Forum, un appuntamento unico nel suo genere che si propone di favorire una maggiore comprensione del tema della felicità, partendo dalle evidenze scientifiche, ma anche di avvicinare a questi temi più persone possibili trasferendo conoscenze e principi attraverso un linguaggio semplice e accessibile a tutti”. È cresciuto negli anni il numero degli studi che, partendo dall’analisi di diversi fattori, misurano in maniera sempre più accurata il livello di felicità e la qualità di vita dei cittadini. Questo a riprova che si tratta di un tema estremamente rilevante nelle società occidentali, specialmente in un clima di instabilità e incertezza come quello attuale dove risulta sempre più difficile essere felici anche nei contesti considerati più privilegiati. “Abbiamo deciso di raccogliere la sfida di dedicare un Forum come questo al Lac – afferma Roberto Badaracco, vicesindaco e capo dicastero cultura della Città di Lugano – in un momento storico di grande complessità e di forte smarrimento, convinti che grazie alla collaborazione scientifica di uno degli istituti accademici più prestigiosi al mondo come il Lee Kum Sheung Center for Health and Happiness dell’Universita di Harvard, si possano avere spunti concreti e buone pratiche a vantaggio delle nostre comunità. L’attenzione alla salute e al benessere è da sempre al centro delle nostre politiche tanto da rendere Lugano una città notoriamente riconosciuta per la qualità della vita che sa esprimere, non solo grazie alla sua collocazione geografica, ma anche in virtù degli sforzi e degli investimenti fatti in questi anni in ambito sanitario, culturale e della ricerca. Non è un caso – conclude – che Lugano è la città principale del Cantone più longevo della Svizzera”. —[email protected] (Web Info)
‘Padel e Salute’ 2024, alla Sapienza al via manifestazione dedicata a prevenzione
(Adnkronos) – Promuovere la prevenzione medica a tutela della salute psico-fisica, sostenere il valore educativo e di coesione sociale dello sport. Questi gli obiettivi della V edizione di 'Padel e Salute', la manifestazione promossa da Sapienza Università di Roma che riunisce le eccellenze mediche e chirurgiche dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I di Roma e dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma, nel 'Villaggio della Salute' allestito presso il Centro SapienzaSport. Il 7 giugno (dalle 9 alle 19) e l'8 giugno (dalle 9 alle 18) saranno offerte visite mediche a tutti i cittadini che avranno accesso libero e gratuito a un consulto specialistico su ventisei patologie. Andrologia, Angiologia, Cardiologia, Chirurgia Generale, Chirurgia Vascolare, Counselling psicologico, Dermatologia, Endocrinologia, Fisiatria, Gastroenterologia, Geriatria, Ginecologia, Immunologia Clinica, Medicina dello Sport, Medicina Interna, Nutrizione Clinica, Oculistica, Odontoiatria Pediatrica, Otorinolaringoiatria, Pediatria, Proctologia, Radiologia, Reumatologia, Salute Orale, Senologia, Urologia. Per agevolare i cittadini è stato attivato un servizio navetta gratuito da/per piazzale Aldo Moro ogni 90 minuti. Prevenzione e Sport saranno dunque i protagonisti dell’evento sportivo che si sintetizza nei claim 'Padel vuol dire Salute' e 'La Prevenzione è la medicina più efficace'. Hanno aderito all’iniziativa i circoli sportivi di Roma e provincia con tornei amatoriali misti. Le coppie vincitrici qualificate parteciperanno al Master che si terrà presso l’impianto sportivo 'Sapienza Sport' l’8 giugno 2024. Il valore sociale della V edizione di 'Padel e Salute' si concretizza anche con la presenza di una autoemoteca dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I per accogliere tutte le persone che vorranno donare sangue. E si rinnova, con la partecipazione sin dalla prima edizione di Aipd (Associazione italiana persone Down), l’obiettivo sociale imprescindibile dell’inclusività: motivare le persone con disabilità a cimentarsi nell’attività dello sport e del padel, supportandole nella pratica e fornendo l’accessibilità alle strutture di riferimento. "Sapienza è fortemente impegnata nella diffusione della cultura dello sport come mezzo per trasmettere valori sociali e stili di vita sani – dichiara la rettrice Antonella Polimeni – In quest’ottica l’Ateneo, non solo prevede specifiche agevolazioni per l’iscrizione di studentesse e studenti a cui sono riconosciuti particolari meriti sportivi nazionali e internazionali, ma si è dotato recentemente anche di un nuovo regolamento dedicato alla 'dual career'. Il documento ha l’obiettivo di supportare gli studenti-atleti offrendo loro opportunità concrete per bilanciare attività sportiva e impegni accademici. Con questa nuova edizione di 'Padel e Salute' – prosegue la rettrice – vogliamo ribadire come lo sport sia cruciale per la prevenzione medica e la sua diffusione, soprattutto tra i giovani, rappresenta una sfida di primaria importanza per il benessere psico-fisico di ognuno". "'Padel e Salute' è una iniziativa che da subito, all’indomani della mia nomina di direttore generale del Policlinico Umberto I – dichiara Fabrizio d’Alba – ho voluto sostenere convinto della unicità di questo progetto capace di mettere insieme una efficace azione di prevenzione sanitaria con la sempre maggiore fascinazione esercitata da uno sport come il Padel. Una manifestazione resa possibile grazie alla disponibilità dei nostri professionisti, pronti a mettere a disposizione dei cittadini e delle cittadine della regione, le loro professionalità mediche e chirurgiche oltre una porzione di loro tempo". "Rinnoviamo il nostro impegno nella promozione di stili di vita sani e sostenibili attraverso la partecipazione a 'Padel e Salute'. Come policlinico universitario di Sapienza – aggiunge il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, Daniela Donetti – sentiamo la responsabilità non solo di offrire la migliore assistenza sanitaria, forti dei continui progressi della ricerca scientifica, ma anche di far crescere nelle comunità giovanili la consapevolezza di quale binomio inscindibile siano sport e salute. L'attività fisica è un volano per il benessere fisico e mentale, la prevenzione è sempre un colpo vincente". "Negli anni è aumentata notevolmente l’affluenza dei cittadini all’evento di divulgazione medico-scientifica della prevenzione in presenza in cui le eccellenze mediche avvicinano i cittadini sul terreno di gioco della salute, del benessere e dell’attività fisica – commenta il presidente dell’associazione culturale 'Capire per Prevenire', ideatore e i coordinatore scientifico dell’evento, Stefano Arcieri – Questa è la quinta edizione di 'Padel e Salute' dove sottolineiamo ancora e ribaltiamo completamente una consuetudine ovvero è il medico che va dal paziente e non viceversa. La Prevenzione è la medicina più efficace” poiché anticipa e diminuisce il rischio di malattia". "Dai dati raccolti si evince che alcuni consulti siano stati provvidenziali – prosegue Arcieri – con una diagnosi precoce alcune patologie silenti e asintomatiche possono essere affrontate solo con l’abitudine alla prevenzione. Al 'Villaggio della Salute' i medici, fuori dai reparti, accoglieranno e incontreranno i cittadini offrendo un modello sociale e culturale inclusivo e di condivisione". I Il 7 giugno apriranno l’evento la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il presidente dell'Ordine dei medici di Roma Antonio Magi, il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I Fabrizio d'Alba e il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea Daniela Donetti. Alle 15 sarà attivo il press-point presso il Villaggio Padel e Salute. L’evento è patrocinato da Sapienza Università di Roma, Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I, Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea, SapienzaSport, Fondazione Roma Sapienza, Sport e Salute, Coni Lazio, Padel Fit, Croce Rossa Italiana, Omceo (Ordine dei Medici-chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma), Regione Lazio, Comune di Roma e Aipd (Associazione Italiana Persone Down). Ricco il programma al 'Villaggio della Salute' che si estende su una tensostruttura di 400 mq. In programma tornei di Padel per studenti e personale medico, attività di benessere come yoga, pilates e risveglio muscolare, incontro per studenti sulle dipendenze, alcol e sessualità, convegno Ecm per professioni mediche. Le premiazioni dei tornei e dei riconoscimenti saranno presentate da Laura Freddi e Fabrizio Sabatucci e l’evento di chiusura con Dj set sarà curato da Luca Tornesi. —[email protected] (Web Info)
Cuore a rischio, alert della scienza per chi beve in volo
(Adnkronos) – C'è chi inganna l'attesa al bar dell'aeroporto prima della partenza. E chi non rinuncia al bicchiere di vino o birra in volo, magari anche come antistress. Ma la verità sul bere in aereo la dice la scienza. E non è una buona notizia per gli amanti del drink in alta quota. Un nuovo studio mette in guardia sull'effetto che ha la combinazione dell'alcol e della pressione in cabina all'altitudine di crociera: secondo gli autori, un team tedesco, può mettere a rischio la salute cardiaca dei passeggeri che dormono, in particolare sui voli a lungo raggio. Il lavoro, pubblicato online sulla rivista 'Thorax', dimostra che l'accoppiata è pericolosa perché riduce la quantità di ossigeno nel sangue e aumenta la frequenza cardiaca per un periodo prolungato, anche in persone giovani e sane. E maggiore è il consumo di alcol, maggiori potrebbero essere questi effetti, in particolare ovviamente tra i più anziani e chi ha patologie di base. Tanto che, per i ricercatori, "potrebbe essere giunto il momento di considerare limitazioni all'accesso all'alcol a bordo sui voli a lungo raggio". Ma c'è di più. Un ulteriore aspetto lo evidenzia il medico Clare Morrison, come riporta il 'Daily Mail' online: "Un livello più basso di ossigeno nel sangue significa che potresti sembrare più ubriaco in aria di quanto non lo saresti a terra, dopo aver consumato la stessa quantità di alcol. Quando si è su un aereo, infatti, la pressione barometrica in cabina è inferiore a quella normale. Questa diminuzione della pressione fa sì che il corpo trovi più difficile assorbire l'ossigeno e questo può produrre vertigini o ipossia". E amplificare la sensazione di ebbrezza. Tornando allo studio, gli scienziati mettono in evidenza che la diminuzione esponenziale della pressione atmosferica con l'altitudine causa un calo del livello di saturazione di ossigeno nel sangue fino a circa il 90% nei passeggeri sani ad altitudine di crociera, spiegano i ricercatori. Un ulteriore calo al di sotto di questa soglia è definito come ipossia ipobarica o basso livello di ossigeno nel sangue ad altitudini più elevate. L'alcol dal canto suo rilassa le pareti dei vasi sanguigni, aumentando la frequenza cardiaca durante il sonno, un effetto simile a quello dell'ipossia ipobarica, quindi i ricercatori volevano capire se il mix avesse un effetto amplificato. Hanno diviso 48 persone di età compresa tra 18 e 40 anni in due gruppi stratificati per età, sesso e peso (Bmi). La metà è stata assegnata a un laboratorio del sonno in normali condizioni di pressione dell'aria (livello del mare) e l'altra metà a una camera in altitudine che imitava la pressione della cabina di un aereo all'altitudine di crociera (2.438 m sopra il livello del mare). In ciascun gruppo per una notte 12 persone hanno dormito 4 ore senza bere alcolici, mentre 12 hanno dormito per la stessa durata ma avendo bevuto alcolici. Dopo 2 notti di recupero è seguita un'ulteriore notte in cui il processo è stato invertito. I partecipanti hanno bevuto l'equivalente (in vodka pura) di 2 lattine di birra o 2 bicchieri di vino (175 ml) alle ore 23.15 e il loro ciclo del sonno, i livelli di ossigeno nel sangue e la frequenza cardiaca sono stati monitorati continuamente fino alle 4 del mattino. L'analisi finale ha incluso i risultati di 23 persone nel laboratorio del sonno e di 17 nella camera in altitudine. Nel gruppo 'alcol in alta quota' i livelli di ossigenazione sono crollati a circa 85% in media, con un aumento compensatorio della frequenza cardiaca a una media di quasi 88 battiti al minuto durante il sonno. La performance peggiore rispetto agli altri gruppi. E i livelli di ossigeno al di sotto della norma clinica sana (90%) sono durati per 201 minuti per le persone sottoposte al mix alcol e simulazione della cabina di un aereo, rispetto ai 173 minuti del gruppo in alta quota che non aveva bevuto e a 0 minuti di chi era in condizioni simili a quando si sta a terra, con o senza alcol. I ricercatori riconoscono la piccola dimensione del campione del loro studio e il fatto di aver analizzato solo soggetti giovani e sani, non riflettendo dunque la popolazione generale. Inoltre, i partecipanti hanno dormito stesi, 'lusso' solitamente concesso solo a chi vola in prima classe, quindi i risultati potrebbero non applicarsi allo stesso modo alla maggior parte dei passeggeri che volano in classe economica, aggiungono. Tuttavia, nel complesso i dati "indicano che, anche in ragazzi in salute, la combinazione dell'assunzione di alcol con il sonno in condizioni ipobariche pone uno sforzo considerevole sul sistema cardiaco e potrebbe portare ad un'esacerbazione dei sintomi in pazienti con problemi cardiaci o malattie polmonari". Tra l'altro i numeri della 'vita reale' evidenziano che "i sintomi cardiovascolari hanno una prevalenza del 7% delle emergenze mediche in volo, con l'arresto cardiaco che causa il 58% dei cambi di rotta aerei". "Gli operatori sanitari, i passeggeri e l'equipaggio dovrebbero dunque essere informati sui potenziali rischi" di bere in volo. —[email protected] (Web Info)
Ricerca, Giulio Maira: “Necessaria per progresso società, contributo donne straordinario”
(Adnkronos) –
La ricerca scientifica rappresenta "una necessità per l'intera società, perché permette il progresso della conoscenza e la crescita generale". E, nel campo della scienza ma non solo, "il contributo delle donne è straordinario e può esserlo ancora di più". Così all'Adnkronos Salute il neurochirurgo Giulio Maira, presidente della Fondazione Atena che domani a Roma, nella sala della Protomoteca in Capidoglio, assegnerà i premi istituiti dalla Fondazione, nel corso di un evento a cui partecipano la first Lady Laura Mattarella, la magnifica rettrice dell’Università La Sapienza Antonella Polimeni e Gianni Letta, prossimo presidente onorario della Fondazione. "La prima parte della giornata sarà dedicata proprio a ricerca e scienza – continua Maira – al cui significato dedicherò l'introduzione. E, a questo proposito, daremo il premio della Fondazione Atena per la ricerca a una scienziata italiana che lavora alla Columbia University di New York, Maura Boldrini, che si occupa di ricerche molto importanti: studia il funzionamento delle cellule cerebrali, della rigenerazione, della neuroplasticità cerebrale, cioè la capacità cerebrale di progredire costantemente durante tutta la vita, e dell'invecchiamento cerebrale. Nel suo intervento, quindi, toccherà dei temi fondamentali sul modo di funzionare del nostro cervello e della nostra mente. Problemi centrali nella capacità del cervello di mantenere una sua integrità funzionale durante tutta la vita". A tutto questo Boldrini dedicherà "una lezione di 10 minuti", annuncia Maira. Previsti, poi, due premi 'Atena' conferiti a donne che hanno avuto un ruoli di prestigio nella carriera. "Ad essere premiate quest'anno Margherita Cassano che è stata il primo presidente della Suprema Corte di Cassazione, e Maria Chiara Carrozza che è stata rettrice della Scuola Superiore Sant'Anna, ministra dell'Istruzione e della ricerca e adesso è la prima presidente donna del Consiglio nazionale di ricerche (Cnr). Premiamo due persone che sono di stimolo per tutte le donne, per tutte le ragazze, per accrescere la consapevolezza che le donne, per le loro capacità straordinarie, possono raggiungere nella società i ruoli più prestigiosi, possono ricoprire le cariche più importanti e di particolare significato", ha concluso sottolineando che i premi assegnati "da una parte a una scienziata che ha portato avanti una ricerca estremamente importante, dall'altro due donne che hanno raggiunto i vertici della professione nel loro ambito, sono estremamente significativi e importanti". —[email protected] (Web Info)
Epatite C, Fagiuoli (Bicocca): “Allargare fascia età screening”
(Adnkronos) – “L'Italia è stata uno dei primi Paesi a pianificare e mettere a terra un programma di screening per l’epatite C che, però, essendo partito nel periodo infelice della pandemia, è stato un po’ rallentato. Il primo problema del programma è la capillarità e la diffusione su tutto il territorio nazionale, l'altro limite, previsto fin dall'inizio, è il range di età a cui è rivolto questo screening, ossia i nati dal 1969 al 1989. Si tratta di una corretta valutazione, fatta in partenza per una questione di costo ed efficacia dello screening, ma con la prospettiva di ampliare la fascia di età nel futuro”. Lo ha detto Stefano Fagiuoli, direttore dell’Unità complessa di Gastroenterologia, epatologia e trapiantologia dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo e professore di Gastroenterologia presso il dipartimento di Medicina e chirurgia dell’università Milano Bicocca, questa mattina nel capoluogo lombardo, alla presentazione della campagna promossa da Gilead Sciences che, attraverso il ‘Tram della sensibilizzazione’ porta nelle vie del centro cittadino materiali informativi sull’epatite C e la sua trasmissione per sensibilizzare all’esecuzione del test di screening. “Alcune regioni si sono subito attrezzate per implementare un programma attivo di screening, e la Lombardia è tra queste – spiega l’epatologo – ma molte altre regioni, purtroppo non hanno implementato un programma o, pur avendolo, non l'hanno messo a terra e non hanno organizzato gli screening”. Dall’analisi dei dati nella fascia d’età coperta dallo screening, che riguarda la popolazione nata prima degli anni Novanta, quando il virus non era noto, “si è confermato che nella fascia d’età interessata la maggior parte dei pazienti o degli individui positivi sono a carico dei Serd, quindi nell'ambito della tossicodipendenza o nelle strutture carcerarie. Nella popolazione generale – precisa Fagiuoli- le prevalenze di casi identificati grazie allo screening sono effettivamente molto basse, più basse del previsto. Di conseguenza, questo si rivela essere il secondo step assolutamente necessario per non vanificare lo sforzo organizzativo di chi ha già messo in atto lo screening: allargare la fascia di età e fare in modo che il sommerso emerga in quanto, a oggi, disponiamo di terapie efficaci, tollerate e non esiste un paziente che non possa essere trattato senza rischi e con un successo che sfiora il 98%. È quindi – conclude – un'occasione imperdibile”. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo ci sono 50 milioni di persone con infezione cronica da Hcv e 1 milione di nuove diagnosi ogni anno. In Italia si ritiene siano migliaia i casi ancora non diagnosticati di epatite C. —[email protected] (Web Info)









