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Legali Consulcesi: “Più azioni su emergenza clima”

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(Adnkronos) – “Le sempre più numerose azioni legali portate avanti dai cittadini, per chiedere ad Istituzioni pubbliche e private risposte e prese di responsabilità per l’emergenza climatica in corso, stanno contribuendo a rafforzare la consapevolezza del diritto a vivere in un ambiente ‘pulito, sano e sostenibile’. Un diritto riconosciuto come universale dalle Nazioni unite ma ancora troppo spesso negato, anche in Italia”. È la riflessione, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente 2024, dei legali Consulcesi, network internazionale impegnato nella tutela dei diritti dei cittadini, che sta portando avanti l’azione collettiva Aria pulita. Secondo gli ultimi dati contenuti nel Global Climate Litigation Report: 2023 dell’Unep (il programma per l’ambiente delle Nazioni unite) negli ultimi 5 anni il numero di azioni legali in materia di giustizia climatica è più che raddoppiato, passando da 884 nel 2017 a 2.180 nel 2022. Come emerge ancora dal rapporto – si legge in una nota – le corti internazionali si dimostrano sempre più a sostegno della protezione dell'ambiente e della salute umana, riconoscendo il legame tra la violazione di diritti fondamentali e la mancata o insufficiente azione degli Stati nel contrastare la crisi ambientale e climatica.  “Sempre più istituzioni giudiziarie, basti pensare alle due recenti pronunce della Cedu e del Tribunale del Mare – osserva Bruno Borin, a capo del team legale di Consulcesi – confermano che gli Stati, in quanto garanti dei diritti umani fondamentali – come il diritto alla vita, alla salute, a un ambiente sano e a un clima sicuro – hanno la responsabilità di agire. Di fronte agli allarmanti dati sulle problematiche ambientali – dall’inquinamento dell’aria al riscaldamento globale fino ai più recenti eventi climatici estremi – è lecito e doveroso da parte dei cittadini chiedersi, e chiedere ai giudici, se le politiche nazionali applicate siano realmente efficaci nel raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti”.  Consulcesi, “attraverso l’azione collettiva Aria pulita – aggiunge Borin – ribadisce la necessità di fare di più per ripristinare l’ambiente a partire dall’inquinamento atmosferico. Lo smog, infatti, rappresenta un’emergenza sanitaria e ambientale che ogni anno solo in Italia causa 80mila decessi prematuri all'anno, oltre che aggravare patologie e pesare sulla spesa sanitaria pubblica. Milioni di cittadini in Italia hanno respirato e continuano a respirare ‘aria avvelenata’, vedendosi negato il diritto a vivere in un ambiente salubre”, sottolinea il legale Consulcesi ricordando le due storiche sentenze (del 10/11/2020 e del 12/05/2022) della Corte di Giustizia Europea. Attraverso queste, la Corte Ue ha richiamato e poi condannato l'Italia per aver superato i limiti stabiliti per Pm10 e NO2 nell'aria dalla Direttiva 2008/50/CE (recepita nel Decreto legislativo n.155/2010).  Per dare voce alla preoccupazione dei cittadini – ricorda la nota – il team di legali Consulcesi ha deciso di avviare un’azione collettiva denominata Aria pulita, volta a chiedere un risarcimento e più tutele per la salute di tutti. In totale, sono circa 40 milioni i cittadini costretti a respirare aria malsana e potenzialmente dannosa per la salute e che, per questo, possono richiedere un risarcimento allo Stato e alle Regioni, aderendo ad Aria Pulita. Partecipando all’azione collettiva si avrà quindi, non solo, la possibilità di ottenere un risarcimento equo per la violazione del diritto a vivere in un ambiente salubre, ma anche di prendere in mano la salute propria e quella dei propri cari. Per aderire basta dimostrare, attraverso un certificato storico di residenza, di aver risieduto tra il 2008 e il 2018 in uno o più dei territori coinvolti. Per scoprire se e come partecipare all’azione legale, Consulcesi mette a disposizione il sito aria-pulita.it —[email protected] (Web Info)

Amadeus e ‘I soliti ignoti’ sul Nove ma il ‘parente misterioso’ potrebbe non esserci

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(Adnkronos) – Amadeus trasloca su canale Nove e porta con sé anche ‘I soliti ignoti’. Anzi, no, ‘Identity’, ovvero il nome originale del format della Nbc, l'emittente americana che lo ha ideato. Ma perché non utilizzare il nome italiano del programma diventato celebre sulla rete ammiraglia del servizio pubblico? A quanto pare il cavillo sta nel nome che resta a chi lo ha ideato, in questo caso alla Rai. Amadeus, quindi, può traslocare con il game show ma senza il titolo italiano. Ma c’è di più. Potrebbe restare di proprietà di mamma Rai anche le variante introdotta successivamente nel game show, ovvero quella del 'parente misterioso'.  Partiamo dal principio, ovvero cosa prevede il format americano. Il format di 'Identity' coinvolge un concorrente nel tentativo di associare correttamente le professioni o attività a una serie di persone sconosciute. Questo meccanismo è stato adottato dalla Rai fino alla quinta stagione del programma. Dal 2017, la versione italiana della Rai ha introdotto una variante: dopo aver rivelato l'identità di otto partecipanti, arriva il 'parente misterioso'. Il concorrente deve quindi tentare di abbinare questo nuovo personaggio a uno degli ignoti già identificati. Se l'abbinamento è corretto, il concorrente vince una somma di denaro, altrimenti torna a casa a mani vuote. Secondo le informazioni acquisite, dunque, oltre al nome potrebbe restare di proprietà della Rai anche la variante del "parente misterioso". A settembre, quindi, il game show che verrà trasmesso da Canale Nove dovrebbe mantenere il format originale come concepito dalla Nbc, senza le modifiche apportate nelle edizioni più recenti.  E c’è anche un’altra storia da raccontare che risale al 1991 e che dimostra come il primo quiz fisiognomico della storia della tv italiana sia di proprietà proprio della Rai. La vicenda è stata oggetto di una diffida da parte del Codacons secondo cui la tv di Stato è legittima proprietaria del programma 'I Soliti Ignoti'. Nell'estate del 1991, durante la trasmissione 'Uno, Due, Tre, Rai' in onda a Riva del Garda su Rai1, dove veniva presentato il palinsesto Rai, fu annunciato un nuovo game show. Con Pippo Baudo alla conduzione, il programma introdusse un gioco ideato da Gianni Ippoliti che sarebbe andato in onda all'interno dello show domenicale di Rai3, 'Girone all’italiana'. Il gioco consisteva nel far indovinare ai presenti la professione di un personaggio comune, un meccanismo che ricorda quello adottato proprio in 'I Soliti Ignoti".  Il programma andò in onda per un anno e per il Codacons questa somiglianza suggerisce l'originalità e la proprietà creativa del format da parte della Rai. La situazione appare piuttosto complicata, tuttavia, per scoprire cosa riserva il futuro al 'parente misterioso', sarà sufficiente attendere la nuova stagione di 'Identity' su Canale Nove. —[email protected] (Web Info)

Incidente Grosseto, frontale tra due auto: morti 2 militari dell’Aeronautica

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(Adnkronos) –
Due militari dell'Aeronautica militare, Riccardo Latino e Francesco Antonio Guglielmucci, sono morti e altri quattro sono rimasti feriti nell'incidente tra due auto avvenuto oggi al di fuori dell'aeroporto militare di Grosseto, sulla Strada del Pollino. Lo rende noto la stessa Aeronautica. I militari rimasti feriti erano a bordo di uno dei due mezzi coinvolti e sono stati immediatamente soccorsi e trasportati nei vicini ospedali di zona. Non si conosce al momento la dinamica dell'incidente.  Le persone coinvolte nell'incidente sono tutti militari dell'Aeronautica Militare, in missione alla base di Grosseto per attività addestrative in corso di svolgimento in questi giorni. Personale del IV Stormo è immediatamente intervenuto sul posto per supportare le forze dell'ordine e le squadre di soccorso. Il capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, generale di Squadra Aerea Luca Goretti, a nome di tutto il personale della Forza Armata, si stringe ''nel dolore e nel cordoglio ai familiari dei due militari deceduti, entrambi in servizio al 36esimo Stormo Caccia di Gioia del Colle, questa mattina a seguito di un grave incidente stradale occorso sulla strada statale in prossimità dell'aeroporto militare di Grosseto, sede del quarto Stormo Caccia''. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso, "a nome mio e di tutta la famiglia della Difesa, il più sentito cordoglio ai familiari" delle vittime. "Esprimo all'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato Maggiore della Difesa, e al generale di squadra aerea Luca Goretti, capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica militare, le mie più sentite condoglianze. Mi stringo idealmente con tutta la Difesa, ai familiari e agli affetti più cari di Riccardo e di Francesco Antonio", conclude Crosetto.  —[email protected] (Web Info)

Scopri come sarai a 60 anni con ‘Future You’

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(Adnkronos) – Chattare con il 'Future You', il te stesso del futuro, per vedere come, in base allo stile di vita di oggi, si potrebbe diventare. E ricevere, sempre dal futuro te stesso, anche consigli su come 'correggere' abitudini sbagliate, che siano alimentari o lavorative, ma anche di previdenza sociale. E' il progetto messo a punto dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) che, con l'intelligenza artificiale, sono in grado di simulare una conversazione via chat tra un utente dell'oggi e uno del domani. Ed è proprio il futuro te stesso che, se sulla foto profilo ha qualche ruga e capello di bianco, nella chat può fornisce consigli e indicazioni da seguire per vivere meglio. Anche basandosi sulle aspirazioni attuali di un utente e costruendo ricordi sintetici plausibili. "L'obiettivo è promuovere il pensiero a lungo termine e il cambiamento dei comportamenti", ha affermato Pat Pataranutaporn, che lavora al progetto Future You presso il Media Lab del Mit. ''Ciò potrebbe motivare le persone a fare scelte più sagge nel presente che ottimizzino il loro benessere e i risultati della vita a lungo termine'', ha aggiunto. Per interagire con il chatbot, un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano, gli utenti vengono prima invitati a rispondere a una serie di domande su se stessi, i loro amici e familiari, le esperienze passate che li hanno formati e la vita ideale che immaginano per il futuro. Quindi caricano una propria immagine che il programma invecchia digitalmente per produrre una somiglianza dell'utente ad esempio a 60 anni. Successivamente, il programma inserisce le informazioni provenienti dalle risposte dell'utente in un ampio modello che genera ricordi sintetici per il sé più anziano. Ciò garantisce che quando il chatbot risponde alle domande attinga a un retroscena coerente. Lo stesso Pataranutaporn ha avuto diverse conversazioni con il suo "sé futuro" e ha detto che il momento più profondo è stato quando il chatbot gli ha ricordato che i suoi genitori non sarebbero stati qui per sempre, quindi avrebbe dovuto trascorrere del tempo con loro finché poteva. "Quella chat mi ha dato una prospettiva che ha ancora un grande impatto per me", ha detto. Agli utenti viene chiarito che il ''sé futuro'' non è una previsione, ma piuttosto un potenziale sé futuro basato sulle informazioni fornite. Anzi, sono incoraggiati a esplorare futuri diversi modificando le loro risposte. Da uno studio su 344 volontari è emerso che dopo le conversazioni con il chatbot le persone erano meno ansiose e più connesse al loro futuro. E questa dovrebbe incoraggiare decisioni di vita migliori, ha detto Pataranutaporn, dal concentrarsi su obiettivi specifici all'esercizio fisico regolare, dal mangiare sano al risparmiare per il futuro. Ivo Vlaev, professore di scienze comportamentali all’Università di Warwick, ha spiegato che le persone spesso hanno difficoltà a immaginare il proprio sé futuro, ma farlo potrebbe portare a una maggiore costanza nell'istruzione, stili di vita più sani e una pianificazione finanziaria più prudente. Il progetto del Mit è secondo Vlaev una ''applicazione affascinante'' dei principi della scienza comportamentale. ''Incarna l'idea di interventi sottili progettati per guidare il comportamento in modo benefico rendendo il sé futuro più rilevante per il presente'', ha affermato. ''Se implementato in modo efficace, ha il potenziale di avere un impatto significativo sul modo in cui le persone prendono decisioni oggi pensando al loro benessere futuro'', ha aggiunto. ''Da un punto di vista pratico, l'efficacia dipenderà da quanto bene riuscirà a simulare conversazioni significative e pertinenti", ha detto. ''Se gli utenti percepiscono il chatbot come autentico e intuitivo, questo potrebbe influenzare in modo significativo il loro comportamento. Tuttavia, se le interazioni sembrano superficiali o ingannevoli, l'impatto potrebbe essere limitato'', ha concluso. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Epatite C sconosciuta ai più, solo 20% italiani conosce bene virus Hcv

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(Adnkronos) – Epatite C, questa sconosciuta. Gli italiani sono poco informati (e consapevoli) sui fattori di rischio, sul test per diagnosticarla, sullo screening presente in alcune Regioni, sulla possibilità di curarla. È la fotografia scattata da AstraRicerche che lo scorso maggio – per Gilead Sciences – ha realizzato una ricerca quantitativa tramite 1.007 interviste on line a un campione di 18-70enni.  Sebbene 7 su 10 abbiano sentito parlare di Epatite C (73,9%) tra questi, solo il 20% conosce davvero la patologia, oltre il 40% dichiara di saperne poco o niente (42,5%) e il 37% dice "così così". E ancora: 6 italiani su 10 sono a conoscenza di un test diagnostico per rilevare il virus Hcv, ma solo 4 su 10 sanno che oggi esiste la possibilità, per i nati tra il 1969 e il 1989 e per alcune categorie di persone a particolare rischio, di sottoporsi gratuitamente a questo test. Troppo pochi, infine – solo 4 su 10 – gli italiani a conoscenza del fatto che l’epatite C, oggi, si può curare. Quasi tre quarti degli intervistati (73.9%) – si legge nel report – hanno almeno sentito nominare questa infezione. Ma in quale misura ritengono di conoscerla? Ben poco visto che solo il 20.1% indica ‘molto’ o ‘abbastanza’ (il 42.5% poco o per niente, il 37.5% così così). D’altra parte, la prima fonte di informazione indicata non è propriamente sempre la più qualificata: parenti, amici, conoscenti per il 33.9%. Per il resto le fonti sono estremamente frammentate; accorpandole si vede che il mondo digitale (35.7%) supera non solo i mezzi classici (28.5%) ma anche i medici (28.9%). E le differenze per fascia di età sono enormi: fino ai 49 anni di età prevale il digitale (e per i 18-29enni i medici sono fonte di informazione meno dei mezzi classici); per i cinquantenni digital, mezzi classici e medici sono allo stesso livello; per i sessantenni i medici superano i mezzi digitali e classici.  La debolezza della qualità informativa è confermata dai motivi per cui si sono informati: più che per far prevenzione (27.1% – o prevenzione prima di un viaggio: 7.7%) le informazioni sono state raccolte per semplice curiosità (49.5%). Conta – e non poco – l’aver avuto notizia di persone contagiate (24.0%) mentre solo l’11.4% si è informato a seguito di un contatto – sicuro o possibile – con una persona contagiata. In effetti sono moltissimi coloro che pensano di aver conosciuto persone affette da epatite C: tra i 7 italiani su 10 che la conoscono, quasi uno su due pensa di conoscere persone contagiate. Il 64.5% dei conoscitori di epatite C risponde affermativamente quando gli viene chiesto se esiste un test di diagnosi di tale patologia (si tratta, quindi, del 40.9% del campione complessivo). Ma tra questi solo il 44.3% sa che oggi esiste la possibilità, per i nati tra il 1969 e il 1989 e per alcune categorie di persone, di sottoporsi gratuitamente al test per la diagnosi dell’epatite C. E il 29.2% afferma di aver fatto il test (quindi il 18.9% di chi conosce l’epatite C); i motivi principali sono esami di controllo (di routine 42.6%, per motivi lavorativi 27.5%) e l’essere donatore di sangue (27.0%) più che sospetta infezione (13.9%) o partner positivo o sospetto positivo al virus (9.4%). Tra chi conosce l’epatite C, il 29.6% afferma di volersi sottoporre in futuro al test (e un ulteriore 52.3% lo farebbe in caso di sintomi). Ma la situazione cambia dopo aver letto un breve testo informativo che ‘racconta’ cosa è l’epatite C, come si contrae, cosa può causare. Innanzitutto il 13.5% afferma di sentirsi ‘target’ in base ai propri comportamenti; ma soprattutto l’intenzione di sottoporsi in futuro al test arriva al 45.5% presso l’intero campione (11.2% sicuramente + 34.3% probabilmente). Basta una semplice informazione per ‘attivare’ la voglia di effettuare il test: solo il 59% sa che l’epatite C è curabile. —[email protected] (Web Info)

Epatite C, a Milano campagna di sensibilizzazione sale sul tram

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(Adnkronos) – Gli italiani conoscono poco l'Epatite C: scarsa l’informazione sui fattori di rischio, sul test per diagnosticarla, sullo screening presente in alcune Regioni, sulla possibilità di curarla. Per questo motivo a Milano parte il 'Tram della sensibilizzazione' per informare migliaia di persone che convivono con il virus Hcv ma non lo sanno e invitarle a fare il test. La campagna scende per le strade ma parla anche sui social con la voce di alcuni influencer e mette a disposizione un sito con informazioni e storie di persone che sono guarite. Sebbene 7 su 10 abbiano sentito parlare di Epatite C (73,9%) tra questi, solo il 20% conosce davvero la patologia, oltre il 40% dichiara di saperne poco o niente (42,5%) e il 37% dice "così così". Ancora, 6 italiani su 10 sono a conoscenza di un test diagnostico per rilevare il virus Hcv, ma solo 4 su 10 sanno che oggi esiste la possibilità, per i nati tra il 1969 e il 1989 e per alcune categorie di persone a particolare rischio, di sottoporsi gratuitamente a questo test. Troppo pochi, infine – solo 4 su 10 – gli italiani a conoscenza del fatto che l’epatite C, oggi, si può curare. Questi alcuni dei dati emersi dall’indagine demoscopica 'Italiani e epatiti' AstraRicerche su un campione di 1000 italiani per Gilead Sciences sul livello di conoscenza che i connazionali hanno dell’epatite C. Una fotografia che evidenzia l’importanza di promuovere una maggiore informazione per risolvere un problema di salute pubblica: sono infatti migliaia le persone che hanno contratto il virus ma non lo sanno, il cosiddetto sommerso. L’assenza di sintomi, che si può protrarre anche per anni, non mette in allarme chi lo ha contratto che quindi non fa il test e non si cura. In questo modo il virus continua a passare da persona a persona e, in chi lo ha contratto, compromette progressivamente le funzionalità del fegato, arrivando anche a provocare cirrosi e tumore epatico. Da questi presupposti nasce 'Epatite C. Mettiamoci un punto', campagna multicanale di sensibilizzazione per favorire una maggior conoscenza dell’infezione da Hcv e dell’importanza del test di screening. La campagna inaugura oggi il suo viaggio a Milano, in concomitanza con il Congresso Easl (European Association for the Study of the Liver ) il più importante evento scientifico europeo nell’ambito dell’epatologia – attraverso il 'Tram della sensibilizzazione' che porta nelle vie del centro del capoluogo lombardo materiali informativi sull’epatite C e sulle modalità di trasmissione, invitando la popolazione ad eseguire il test di screening. A supportare la campagna uno spot radiofonico, il coinvolgimento di influencer e www.epatitecmettiamociunpunto.it, un sito per conoscere l’epatite C e le sue modalità di trasmissione a partire da quattro storie di persone comuni che grazie al test hanno scoperto e curato l’infezione. La campagna si inserisce in un più ampio contesto di lotta alle epatiti, con la volontà di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo Oms di eradicazione del virus Hcv entro il 2030. Promossa da Gilead Sciences, l’iniziativa ha il patrocinio di 7 Associazioni pazienti – Anlaids Sezione Lombarda Ets, Anlaids Onlus, EpaC – ETS, Associazione Milano Check Point, Cooperativa Sociale Open Group Bologna, Plus Roma, Fondazione Villa Maraini – CRI, di 3 Società Scientifiche – Aisf (Associazione italiana studio del fegato), Simg (Società italiana di medicina generale e delle cure primarie), Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e della Città Metropolitana di Milano. "Sebbene l’epatite C sia oggi una patologia curabile, c’è ancora un’importante quota di sommerso – sottolinea Stefano Fagiuoli, direttore Unità Complessa di Gastroenterologia, Epatologia e Trapiantologia Asst Papa Giovanni XXIII, Bergamo; Gastroenterologia, Dipartimento di Medicina Università Milano Bicocca – In parte perché questa infezione può agire silenziosamente anche per decenni, danneggiando progressivamente il fegato e provocando una cirrosi che può trasformarsi in tumore, in parte perché non c’è adeguata consapevolezza sulle modalità di trasmissione del virus. È fondamentale, dunque, informarsi e fare il test. In alcune regioni – continua Fagiuoli – è attivo un programma di screening gratuito dell’epatite C per i nati tra il 1969 e il 1989 che bisognerebbe allargare alla popolazione generale. Investire in uno screening di tutta la popolazione significherebbe infatti ridurre costi economici e sanitari in soli 4 anni, oltre a ridurre il carico di malattia e di morte, migliorando di conseguenza la qualità di vita delle persone".  Il virus Hcv si trasmette principalmente attraverso il contatto con sangue infetto, e quindi con la condivisione di oggetti per la cura personale come rasoi, spazzolini da denti, strumenti per la manicure o pedicure, lo scambio di aghi o siringhe, l’esecuzione di tatuaggi o piercing con aghi non sterili. Anche coloro che hanno subito trasfusioni di sangue o trapianti d’organo prima degli anni Novanta sono a rischio poiché fino a quel momento il virus non era conosciuto. Meno frequente l’infezione per via sessuale e da madre a figlio durante il parto. Sono molti quindi i comportamenti o le pratiche che possono portare all’infezione da Hcv. Eppure solo 1 su 10 tra gli intervistati – riferisce la nota – ritiene di essere un soggetto potenzialmente a rischio epatite C. Una falsa percezione che si rispecchia nella convinzione che a rischio epatite C siano solo specifici gruppi di persone: gli intervistati mettono al primo posto i tossicodipendenti per via iniettiva (46,3%), in seconda posizione, le persone che si sono sottoposte a trasfusione o trapianto d’organo (42,90%), al terzo gli alcolisti (30,57%). Solo 2 italiani su 10 associano tatuaggi (24,8%) e piercing (23,5%) al rischio epatite C. Quota che diminuisce drasticamente per le pratiche estetiche (13,6%). "L'esposizione a procedure medico-chirurgiche prima degli anni Novanta rappresenta il più importante fattore di rischio per l'infezione da Hcv, che non è un problema confinato ai soggetti con storia di tossicodipendenza – spiega Roberta D'Ambrosio, specialista in Gastroenterologia, epatologa presso la Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano – Infatti, il virus è stato scoperto tardivamente, e fino al 1992 non sono stati disponibili test per la sua identificazione e per la conseguente messa in sicurezza delle trasfusioni, degli interventi chirurgici e di altre procedure quali la dialisi. Ad oggi il rischio di trasmissione dell'infezione è confinato a qualche procedura estetica (i.e. tatuaggi, interventi estetici) eseguita in ambienti poco controllati e a soggetti che utilizzano sostanze ricreative . Ecco perché è fondamentale agire a livello nazionale con uno screening esteso, che interessi specialmente i soggetti di età superiore ai 33 anni". L’indagine infine mette in evidenza come la propensione a fare il test aumenti esponenzialmente quando le persone vengono informate correttamente, passando dal 29,6% al 45,5% dopo aver letto un breve testo informativo su cosa è e come si trasmette l’epatite C. "Ecco perché – sostiene Ivan Gardini, presidente di EpaC Ets – sono fondamentali le campagne di informazione locali e nazionali volte ad aumentare la conoscenza della popolazione generale su questa forma di epatite, perché solo così possiamo ottimizzare a pieno l’opportunità dello screening gratuito nazionale per la fascia dei nati dal 1969 al 1989. Solo dalla consapevolezza dei comportamenti a rischio può nascere il sospetto di aver contratto l'infezione e quindi la volontà di sottoporsi al test diagnostico. Un test che non deve fare paura, perché oggi per l'epatite C esiste una cura efficace". Informazione e sensibilizzazione sono necessari anche per combattere stigma e falsi miti, ancora diffusi tra gli Italiani. Circa 1 intervistato su 10 (10,8% di chi conosce le epatiti) afferma che si devono evitare contatti con persone che vivono con epatite C; una percentuale che sale al 22% presso i maschi 18-29enni. Circa 4 su 10, inoltre, pensano erroneamente che ci sia un vaccino per l’epatite C e non sanno, invece, che esiste una cura. "Sono molto felice del lancio di questa nuova campagna. Ancora una volta siamo al fianco della comunità scientifica e delle Associazioni di pazienti – afferma Carmen Piccolo, Direttore Medico di Gilead Sciences Italia – per costruire insieme un mondo senza epatite C. Collaborare con tutti gli attori del Sistema Salute è essenziale per fare davvero la differenza, promuovendo corretta informazione, sensibilizzazione e l’accesso a diagnosi e terapie. Sono profondamente convinta che solo unendo le nostre forze potremo raggiungere gli obiettivi fissati dall’Oms. Invito tutte le persone con un profilo a rischio a sottoporsi al test, solo così potremo sconfiggere l’epatite C". —[email protected] (Web Info)

Antonio Conte nuovo allenatore del Napoli, l’annuncio ufficiale

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(Adnkronos) –
Antonio Conte è il nuovo allenatore del Napoli. Lo ha ufficializzato il club sul suo sito spiegando che "Conte che assume l’incarico di allenatore della prima squadra avendo siglato un contratto che lo legherà al Club fino al 30 giugno 2027".  "Molto orgoglioso" il Presidente Aurelio De Laurentiis, secondo il quale "Antonio è un top coach, un leader, con il quale sono certo che potrà partire quella rifondazione necessaria dopo la conclusione del ciclo che ci ha portato a vincere lo scudetto lo scorso anno dopo molte stagioni ai vertici del calcio italiano. Oggi si apre un nuovo importante Capitolo della storia del Napoli", afferma . "Il Napoli è una piazza di importanza globale. Sono felice ed emozionato all'idea di sedermi sulla panchina azzurra. Posso promettere certamente una cosa: farò il massimo per la crescita della squadra e della società. Il mio impegno, insieme a quello del mio staff, sarà totale", le parole di Conte.  —[email protected] (Web Info)

Roma, antenna Iliad su condominio al Trionfale: scuola e oratorio in rivolta

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(Adnkronos) – “Mamma, ma se vado a scuola rischio di ammalarmi?”. C'è preoccupazione tra alunni, maestri e genitori dell’Istituto San Giuseppe al Trionfale, un'istituzione storica nel cuore del quartiere Prati, a Roma, da quando, in un palazzo a pochi passi di distanza, in via Savonarola 39, si sta deliberando l’installazione, sul torrino condominiale, di un’antenna di telefonia mobile. La richiesta è arrivata dalla società Iliad, che ha messo sul piatto un canone di locazione di 20mila euro annui. E domani, giovedì 6 giugno, gli inquilini dovranno pronunciarsi sulla questione in assemblea. Proprio in vista di questa importante decisione, tutto il plesso scolastico – che comprende una scuola d’Infanzia e Primaria – si è mobilitato, insieme alla contigua parrocchia di San Giuseppe al Trionfale, che gestisce anche un vasto e attrezzato oratorio, da sempre punto di riferimento di piccoli e anziani del quartiere. L'inquietudine è tanta: "L’attuale normativa non prevede distanze delle antenne dagli edifici ma solamente delle intensità di campo elettromagnetico da non superare. Tuttavia, in assenza di evidenze scientifiche circa i rischi legati all’esposizione, la giurisprudenza indica il principio di precauzione come guida delle scelte individuali e collettive. Un principio che impone la recessione degli interessi economici a fronte della tutela preventiva della salute umana e, in primis, dei bambini", è il ragionamento dei genitori dei bambini del San Giuseppe. Uno di loro ha anche scritto una lettera poi depositata nella cassetta postale dei condomini in vista della decisione di domani: “Oggi la scuola e l'oratorio sono frequentati da mio figlio, da mio nipote, un domani potrebbero essere frequentati da tuo figlio, da tuo nipote”. Quindi, l’appello: “Per favore, rifletti bene sulla tua scelta, scegli col cuore e la coscienza”. Una richiesta di riflessione che arriva anche dal direttore della scuola. “Nel quartiere di Prati, la nostra comunità del San Giuseppe al Trionfale è un punto di riferimento con la presenza di una scuola dell’Infanzia e Primaria con più di 150 alunni, di una parrocchia e di un oratorio che aggregano ogni giorno centinaia di bambini, ragazzi, giovani e famiglie. L’installazione di un’antenna di telefonia mobile a pochi passi da quello che è il cuore pulsante del nostro quartiere ci preoccupa molto”, spiega don Salvatore Alletto, superiore della Comunità di San Giuseppe al Trionfale. Il direttore ha ricevuto in questi giorni centinaia di messaggi pieni d’allarme. “Mi faccio portavoce dei tanti genitori che non vogliono far crescere i propri figli all’ombra di un’ennesima antenna e che tengono molto a questa comunità così attenta alle nuove generazioni. Invito tutte le persone coinvolte ad un’attenta riflessione e ad un serio discernimento. Intanto, siamo pronti a mobilitarci per far sentire la nostra voce”. Anche le famiglie sono decise a dare battaglia. “A nome di tutti i genitori – dichiara il presidente del Consiglio d’Istituto, Andrea Di Muzio – esprimo viva preoccupazione per la proposta di installare un impianto di telefonia mobile sul torrino condominiale del civico 39 di via Savonarola. Sia la scuola, che l’annesso oratorio, sono un punto di forte riferimento storico per tutti i ragazzi del quartiere e crediamo che questo legame debba essere tutelato e ci faremo portatori di questo interesse in tutte le sedi opportune”. —[email protected] (Web Info)

Djokovic si opera, salta Wimbledon per salvare Olimpiadi

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(Adnkronos) – Novak Djokovic si opera oggi al ginocchio destro per la lesione al menisco che l'ha costretto a ritirarsi dal Roland Garros. Il quotidiano francese L'Equipe riferisce che il 37enne serbo, scavalcato da Jannik Sinner al vertice del ranking ATP, si sottopone oggi all'intervento chirurgico a Parigi. Djokovic dovrebbe restare fermo 3 settimane prima di riprendere l'attività: il serbo dovrebbe saltare il torneo di Wimbledon, al via il primo luglio. L'obiettivo è recuperare per il torneo olimpico di Parigi 2024. Alle Olimpiadi, il tennis entra in scena il 27 luglio. Djokovic avrebbe 50 giorni per recuperare la condizione e andare a caccia della medaglia d'oro per colmare l'unica lacuna in un palmares straordinario, con il record di 24 titoli dello Slam. Il fuoriclasse di Belgrado si è infortunato due giorni fa, nel match degli ottavi di finale del Roland Garros vinto in 5 set contro l'argentino Francisco Cerundolo. Nelle fasi iniziali dell'incontro, il serbo è scivolato compiendo un movimento innaturale con il ginocchio destro. Nel corso della sfida, il 37enne ha chiesto inutilmente l'intervento degli addetti al campo per sistemare il terreno di gioco, ritenuto troppo scivoloso. —[email protected] (Web Info)

Germania, nuovo attacco con coltello a Mannheim: ferito esponente AfD

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(Adnkronos) – Nuova aggressione con coltello a Mannheim, nella Germania occidentale. Heinrich Koch, candidato del partito di estrema destra Afd al consiglio comunale, è stato ferito ieri sera intorno alle 22:45 vicino alla piazza del mercato nella zona di Rheinau. Lo ha appreso l'agenzia Dpa da fonti di sicurezza, secondo le quali il sospetto aggressore è stato arrestato. Il candidato, che ha riportato solo tagli ma è ancora in ospedale, è stato accoltellato dopo aver contestato una persona che stava rubando un manifesto elettorale. Per il partito di estrema destra, che ha puntato il dito contro i militanti di estrema sinistra, altre due persone coinvolte nell'aggressione sono riuscite a scappare. "Siamo scioccati e turbati", ha commentato Markus Frohnmaier, presidente regionale dell'Afd.  L'incidente arriva poco dopo la morte di un agente di polizia tedesco accoltellato durante un raduno anti-Islam nella stessa città la settimana scorsa.  
Il sospetto aggressore è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, hanno detto oggi le autorità locali: in una dichiarazione congiunta, sia l'ufficio del pubblico ministero che la polizia hanno affermato che il sospetto mostrava chiari segni di disturbi mentali al momento dell'arresto, ieri sera, dopo il ferimento del politico con un taglierino. "Secondo lo stato attuale delle indagini, non ci sono indicazioni concrete secondo cui il sospetto avrebbe riconosciuto nella vittima un politico dell'AfD al momento dell'attacco”, hanno dichiarato.  Il giovane avrebbe danneggiato e rubato diversi manifesti elettorali, spingendo diversi testimoni ad allertare la polizia. Quando il politico dell'AfD si è accorto dell'accaduto, ha inseguito il sospetto e lo ha affrontato, secondo la polizia. Il giovane avrebbe poi ferito il suo inseguitore con un taglierino.  Il presunto colpevole è fuggito dopo l'incidente, hanno aggiunto le autorità, ma gli agenti di polizia sono riusciti ad arrestarlo senza che opponesse resistenza.  Nell'attacco di venerdì scorso, un cittadino iracheno è coraggiosamente intervenuto per aiutare a fermare l'aggressore. L'uomo si è buttato sull'aggressore armato di coltello e ha cercato di trattenerlo: "Semplicemente sono corso e l'ho tenuto. Mi sono detto, Dio dammi la forza. L'ho stretto con le mie mani", ha raccontato a 'Die Welt. Nella mischia però, è stato colpito, quindi ha lasciato la presa e successivamente è stato accoltellato alla schiena. Ma assicura che lo rifarebbe: "Mi piace aiutare. Vivo qui, amo la Germania. Lo faccio con il cuore. Se succede ancora, non solo lo rifaccio, ma lo rifaccio migliaia di volte".  c  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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