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Ucraina, attacco a Russia con armi occidentali: impatto “vitale” per Kiev

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(Adnkronos) – E' stata "una decisione vitale" dare la possibilità, alle forze armate ucraine, di utilizzare armi occidentali contro obiettivi militari in territorio russo. Perché questo "avrà un impatto sulla condotta della guerra, sulla pianificazione delle azioni controffensive e indebolirà la capacità dei russi di usare le loro forze nelle aree di confine". A scriverlo su Telegram è stato il capo dello staff del presidente ucraino Zelensky, Andriy Yermak, nel giorno in cui le forze ucraine hanno colpito un sistema missilistico utilizzando armi fornite dall'Occidente, nel territorio russo.  Ad annunciare l'attacco sui social, è stata ieri la vice premier ucraina e ministro per la Reintegrazione dei territori temporaneamente occupati Iryna Vereshchuk. "Brucia magnificamente, è un S-300, sul territorio russo nei primi giorni dopo il permesso di usare armi occidentali sul territorio nemico", ha postato su Facebook insieme a una foto in cui ha mostrato l’attacco.  Il raid arriva pochi giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha concesso all’Ucraina il permesso di effettuare attacchi limitati, utilizzando armi statunitensi nel territorio russo intorno a Kharkiv, e dopo che alcune nazioni europee avevano rimosso le restrizioni sull'uso delle armi. Ma non è chiaro se le armi, utilizzate nell'attacco descritto da Vereshchuk, fossero fornite dagli Stati Uniti. "Siamo solo all'inizio di giugno, ma le prossime settimane definiranno l'intera estate e, per molti versi, l'intero anno. In termini di sostegno del mondo all'Ucraina, con il summit per la pace, di relazioni con l'Ue, di posizioni in prima linea e di produzione interna". Ne è intanto convinto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che nel consueto messaggio serale parla di "ogni sforzo per garantire che l'Ucraina ottenga i risultati richiesti", esprimendo gratitudine a "ogni unità, comandante e soldato che ha contribuito a stabilizzare la direzione di Kharkiv". Il summit per la Pace in programma in Svizzera la prossima settimana, ha poi scritto in un post su X, "ha il potenziale per avvicinare l'Ucraina ad una pace giusta e duratura". "Uno dei passi più importanti in questo percorso è il ritorno dei prigionieri e dei deportati, compresi i bambini che sono stati rapiti dalla Russia nella parte occupata dell'Ucraina e portati via dalla loro patria", ha proseguito Zelensky, secondo cui "la Russia sta cercando di distruggere il nostro futuro. Ma siamo più forti. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per garantire che ogni bambino ucraino sia a casa, felice, con la sua famiglia e al sicuro". Il presidente ucraino incontrerà intanto venerdì prossimo a Parigi il presidente francese, Emmanuel Macron. A riferirlo è l'Eliseo, secondo cui l'incontro tra i due leader si terrà all'indomani delle cerimonie per l'80esimo anniversario del D-Day in Normandia.  "Mentre gli attacchi russi si intensificano sulla linea del fronte e contro le infrastrutture energetiche, i due presidenti discuteranno della situazione sul terreno", ha spiegato l'Eliseo, secondo cui Zelensky pronuncerà anche un discorso all'Assemblea nazionale francese e incontrerà il presidente del Parlamento, Yael Braun-Pivet. Intanto il Cremlino minaccia ancora. Gli istruttori militari occidentali che alcuni Paesi, come la Francia, potrebbero voler inviare in Ucraina "non saranno protetti dall'immunità", ha affermato il portavoce Dmitry Peskov. "Non importa se saranno francesi", ha aggiunto Peskov. Il comandante delle forze ucraine, Oleksander Sirski, aveva ipotizzato la settimana scorsa che la Francia avrebbe presto inviato istruttori e aveva esortato altri partner occidentali ad aderire al “progetto ambizioso” di Parigi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, non aveva escluso l'invio di militari francesi in Ucraina, sottolineando che nel conflitto in corso non possono essere elevate linee rosse. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Elezioni Europee, cosa succede dopo voto? Cruciale cena leader il 17 giugno

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(Adnkronos) – Dopo le 23 di domenica 9 giugno, quando si chiuderanno le urne delle elezioni europee, prenderà il via il Grande Gioco delle nomine Ue. Se tutto andrà come previsto e non usciranno grosse sorprese, lo scenario di base è già tracciato: il primo appuntamento cruciale sarà la cena informale dei capi di Stato e di governo che si terrà a Bruxelles la sera di lunedì 17 giugno. Da quella cena, in questo scenario, dovrebbe uscire un quadro già sufficientemente chiaro delle nomine.  
Lo schema di massima è il seguente: presidente della Commissione Europea al Ppe, probabilmente a Ursula von der Leyen; il presidente del Consiglio Europeo ai Socialisti (il nome ancora non è chiaro, sono circolati quelli del portoghese Antonio Costa e della danese Mette Fredriksen, che però è nordica); l’Alto Rappresentante probabilmente ai Liberali di Renew Europe.  
La presidenza del Parlamento Europeo, anche se in genere fa parte del pacchetto, è una partita distinta, che si gioca nell’Aula, riottosa ai diktat dei leader: non è un mistero che la maltese Roberta Metsola punti alla rielezione, ma Socialisti e Liberali potrebbero mettersi di traverso. Se la cena del 17 giugno andrà come previsto, allora il Consiglio Europeo del 27 e 28 giugno, che dovrebbe approvare i ‘top jobs’, potrebbe essere dedicato più ai contenuti che ai nomi.  Aiuta, nel corroborare la plausibilità di questo scenario, il fatto che il Ppe annoveri nelle sue file ben 13 capi di Stato e di governo su 27: senza i Popolari, è molto difficile, se non impossibile, trovare un accordo nell’Euco. Tuttavia, i Popolari governano uno solo dei cinque grandi Paesi dell’Ue, la Polonia, con Donald Tusk. La Francia è governata da un liberale, il presidente Emmanuel Macron, Germania e Spagna da due socialisti, Olaf Scholz e Pedro Sanchez, l’Italia da una conservatrice, Giorgia Meloni.  Malgrado i media si concentrino sull’avanzata delle destre, come già nel 2019 quando il tentativo di Steve Bannon e Mischael Modrikamen di creare un''Internazionale nera' si infranse poi contro la realtà di due destre inesorabilmente divise, i sondaggi oggi disponibili non avallano affatto lo scenario del ‘ribaltone’. L’ultima media pubblicata da EuropeElects venerdì scorso, che non è chiaro se sia pubblicabile in Italia o meno (l’AgCom dovrebbe decidere in merito domani, a tre giorni dal voto: in ogni caso, è pubblicamente disponibile sul Web), stima una chiara maggioranza per Ppe, S&D e Renew. 
Il gruppo Identità e Democrazia, perdendo AfD, abbandona la speranza di diventare il terzo gruppo dell’Emiciclo. L’Ecr dovrebbe andare bene. Certo, potrebbe crescere ancora di più con gli ungheresi di Fidesz, ma perderebbe probabilmente i cechi di Ods e i Veri Finlandesi, entrambi decisamente filoucraini e ostili al partito di Orban. E’ vero che Id e Ecr insieme, anche senza AfD, potrebbero formare il secondo gruppo dell’Aula, ma per ora è un’ipotesi fantascientifica, che non fa i conti con la realtà di destre divise, ancora di più dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.  Sopra a Verdi/Ale e Sinistra, il quarto ‘gruppo’ sono al momento i Non Iscritti, che comprendono i Cinquestelle, che dovranno trovare una ‘casa’, se non vogliono passare un’altra legislatura nel Limbo. Occorrerà monitorare le mosse del Buendnis Sahra Wagenknecht, che potrebbe rimescolare lo scenario a sinistra dei Socialisti. I movimenti nei Non Iscritti saranno probabilmente determinanti per plasmare i gruppi politici della prossima legislatura. 
La probabilità che si realizzi lo scenario base è alta, ma non altissima: le incognite non mancano. Tutto dipenderà dal risultato delle elezioni: un conto sono i sondaggi, un altro il voto. Secondo le rilevazioni, i Socialisti dovrebbero reggere, nel complesso, ma in Germania l’Spd soffre.  
I Liberali appaiono in difficoltà sia in Francia (dove il Rassemblement National di Marine Le Pen è previsto in testa e potrebbe doppiare i ‘macronisti’) che in Germania, dove l’Fdp di Christian Lindner fatica, mentre reggono i Freie Waehler. In Italia il campo liberale è diviso, mentre in Spagna i Ciudadanos sono spariti. Senza contare che il 10 giugno il gruppo dovrebbe decidere se cacciare il Vvd di Mark Rutte, che ha fatto un accordo con il Pvv di Geert Wilders. Non è scontato che finisca con la cacciata del partito del prossimo segretario generale della Nato, ma è presto per fare previsioni. L’Ecr dovrebbe andare bene, ma paga, in termini numerici, l’assenza dal primo Paese Ue, la Germania, mentre in Francia Reconquete di Eric Zemmour dovrebbe dare un apporto non trascurabile. Le difficoltà dell’Spd in Germania e di Renaissance in Francia potrebbero complicare il quadro post elezioni e vanificare lo scenario base. Se quest’ultimo dovesse concretizzarsi, la candidata in campo è Ursula von der Leyen, appoggiata dal Ppe. Deve passare, però, prima in Consiglio Europeo, dove addirittura corre voce, non si quanto fondata, che Charles Michel voglia ostacolarne il bis, e poi in Parlamento. Se von der Leyen verrà effettivamente indicata dai leader come presidente, poi dovrà andare in Aula a farsi eleggere, un passaggio tutt’altro che scontato.  
Sulla carta, Ppe, S&D e Renew dovrebbero avere abbastanza voti per confermarne la nomina. Ma il voto è segreto, i franchi tiratori a Strasburgo sono nel loro habitat e non sono previste rivincite: o la va o la spacca. Dunque, nel caso in cui von der Leyen esca indicata dal Consiglio Europeo il 27-28 giugno, prima si faranno bene i conti, per avere margine sufficiente ed essere certi che passi. Poi, se ci sarà la certezza di avere i numeri, allora si procederà in una plenaria a luglio; in caso contrario, si rimanderà a settembre, per non rischiare di vedersi bocciata in Parlamento la candidata indicata dai leader (nel 2019 passò per soli nove voti, grazie ai Cinquestelle). In questo scenario di base, le destre non sono affatto escluse. O meglio: non è escluso l’Ecr, che conta due premier, Giorgia Meloni e Petr Fiala, che, agli occhi del centro politico, si sono dimostrati pragmatici e affidabili. Hanno votato il patto per le migrazioni, hanno votato il nuovo patto di stabilità (a differenza di quanto hanno fatto i Verdi, per esempio): in particolare, se il primo non fosse stato approvato prima di fine legislatura, sarebbe stato un regalo alle destre più euroscettiche, che avrebbero potuto puntare il dito, in campagna elettorale, contro l’inconcludenza di Bruxelles.  
Se S&D e Renew escludono qualsiasi accordo politico con l’Ecr, che il candidato di punta dei Socialisti, Nicolas Schmit, ha definito forza non democratica, il Ppe la vede diversamente. Giorgia Meloni, agli occhi dei Popolari, rispetta le tre linee rosse (pro Ue, pro Ucraina e pro Stato diritto), a differenza di altre forze di destra, come il Pis polacco, il Rassemblement National francese e l’ungherese Fidesz. Tuttavia, per votare von der Leyen, i partiti eurodialoganti dell’Ecr, come Fdi e Ods, non avranno necessariamente bisogno di un accordo politico con Ppe, S&D e Renew. 
Se i Fratelli d’Italia voteranno von der Leyen, non faranno altro che ripetere, a ruoli invertiti, quello che fecero i polacchi del Pis nel 2019: votarono la tedesca, in cambio del commissario all’Agricoltura, mentre Fdi votò contro, perché all’epoca non aveva motivo per fare diversamente. Nel Parlamento Europeo le maggioranze, inoltre, sono diverse da quelle che si formano nei Parlamenti nazionali. C’è un accordo di legislatura di massima, ma su alcuni dossier si formano maggioranze ad hoc.  
L’obiettivo del Ppe, non da oggi, è arrivare ad essere il perno insostituibile della maggioranza: nessuna maggioranza senza di noi, è la parola d’ordine dei Popolari. Oggi, se Socialisti, Verdi, Sinistra e Liberali si accordano, possono mettere il Ppe in minoranza. Nel prossimo Parlamento potrebbe non essere più così. L’obiezione da sinistra nei confronti dell’eventuale appoggio di parte dell’Ecr a von der Leyen in Aula, a conti fatti, ha un peso relativo: se Meloni e Fiala sosterranno von der Leyen nel Consiglio Europeo, non si vede per quale motivo i rispettivi partiti non possano poi votarla in Parlamento. Sempre che tutto vada così, per il verso 'giusto'. Cosa che, di questi tempi, è tutt’altro che scontata.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

Amanda Knox condannata a tre anni per calunnia a Lumumba

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(Adnkronos) –
Tre anni di reclusione, cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e pagamento delle spese processuali: si è concluso così per Amanda Knox il processo davanti alla Corte d'assise d'appelo di Firenze per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, nell'ambito della vicenda giudiziaria per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, avvenuto a Perugia la sera del 1º novembre 2007. Non è stato scritto, però, ancora il capitolo finale della vicenda giudiziaria, perché i difensori della cittadina americana condannata hanno annunciato subito ricorso in Cassazione. In un memoriale scritto il 6 novembre 2007, prima di essere trasferita in carcere perché accusata dell'omicidio di Meredith insieme al suo fidanzato di allora, Raffaele Sollecito, Knox accusò del delitto Lumumba, all'epoca suo datore di lavoro in un pub perugino. La 36enne statunitense è stata già assolta in via definitiva, insieme a Sollecito, per l'assassinio della studentessa, mentre l'unico condannato a 16 anni in rito abbreviato è stato Rudy Guede. Lumumba, invece, venne definitivamente scagionato dopo aver trascorso in carcere 14 giorni. "Una sentenza ingiusta, un errore giudiziario, perché io sono innocente", le parole con cui Knox, presente in aula, ha accolto la nuova sentenza letta oggi dalla presidente del collegio giudicante, Anna Maria Sacco. Giunta in Italia, da Seattle, accompagnata dal marito Christopher Robinson, la 36enne cittadina statunitense ha lascito, tra le lacrime, il palazzo di giustizia da un'uscita secondaria, senza affrontare i giornalisti della carta stampata e delle televisioni, tanti anche gli americani presenti. Ha lasciato che a parlare per lei fossero i suoi avvocati Carlo Dalla Vedova e Luca Luparia Donati: "Amanda è delusa, amareggiata, sconforta per una condanna ingiusta. Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza entro 60 giorni e sicuramente faremo ricorso contro la condanna in Cassazione".  "Amanda pensava di poter mettere un punto fermo a questa vicenda – hanno aggiunto i legali – Leggeremo le motivazioni dei giudici con il massimo rispetto, ma quasi certamente quello che giudichiamo un errore giudiziario dovrà essere sanato. Anche il tema del computo della pena dovremo verificarlo. Non ci aspettavamo questo tipo di risposta giudiziale e ci sembrava che la decisione dovesse andare verso l'innocenza, e anche le sue dichiarazioni di oggi confermavano che il reato era insussistente".  Soddisfazione per la sentenza di colpevolezza è stata espressa dall'avvocato Carlo Pacelli, legale di Patrick Lumumba, che non era presente in aula: "Questo pronunciamento è assolutamente in linea con tutti i giudicati effettuati da tutte le corti di merito e di legittimità che si sono pronunciate in ordine alla colpevolezza di Amanda Knox per il delitto di calunnia. La nostra aspettativa, quindi, era di conferma della condanna. Patrick è sempre stato ligio a quelle che sono state le sentenze di tutte le corti di giustizia e apprende questa sentenza con soddisfazione, in continuità con quanto da sempre era stato già giudicato. La Corte di assise di appello di Firenze ha ribadito la colpevolezza di Amanda Knox quale autrice del delitto di calunnia. Amanda Knox è la calunniatrice di Lumumba. Amanda non è una vittima, è una calunniatrice". Nella precedente udienza del 10 aprile, il procuratore generale Ettore Squillace aveva chiesto di confermare la condanna a 3 anni di reclusione, sostenendo che Knox aveva mentito volutamente scrivendo le accuse contro Lumumba nel memoriale per depistare le indagini. Secondo la difesa, invece, Amanda, che comunque avrebbe già scontato la pena avendo trascorso 4 anni in carcere, era da assolvere perché vittima di un errore giudiziario come Lumumba, che venne arrestato malgrado avesse 12 testimoni che lo scagionavano. I giudici fiorentini hanno stabilito che all'epoca Amanda rese colpevolmente Lumumba uno dei sospettati per l'assassinio di Meredith, ma per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà aspettare 60 giorni. Il nuovo processo è stato celebrato a Firenze dopo che la Cassazione lo scorso 12 ottobre aveva accolto il ricorso presentato dalla difesa di Knox contro la condanna sulla base di una pronuncia della Corte europea per i diritti dell'uomo che ha ritenuto violato il suo diritto di difesa durante l’interrogatorio in questura nel corso del quale accusò del delitto Lumumba.  L'udienza di oggi davanti alla Corte d'assise d'appello di Firenze ha registrato le dichiarazioni spontanee di Amanda Knox, a cui poi è seguita una camera di consiglio di circa due ore per emettere la sentenza. Parlando in italiano, ha dichiarato: "Non avrei mai testimoniato contro Patrick, come invece la polizia voleva. Non sapevo chi era l'assassino. Patrick non era solo il mio capo al lavoro, ma anche mio amico. Non avevo interesse ad accusare un amico innocente. Chiedo umilmente alla Corte di dichiararmi innocente. Patrick mi ha insegnato a parlare l'italiano, si è preso cura di me. Prima dell'arresto, mi consolò per la perdita della mia amica. Mi dispiace di non essere stata così forte di resistere alle pressioni polizia e che lui ne abbia sofferto". "Ero una ragazza di 20 anni spaventata, ingannata, maltrattata dalla polizia. Il 5 novembre 2007 è stata la notte peggiore della mia vita. Pochi giorni prima la mia amica Meredith era stata uccisa nella casa che condividevamo. Ero scioccata, era un momento di crisi esistenziale terribile – ha continuato Amanda Knox – La polizia mi ha interrogata per ore in una lingua che non conoscevo. Si rifiutavano di credermi, mi davano della bugiarda, ma io ero solo terrorizzata. Non capivo perché mi trattavano in questo modo, minacciandomi di farmi avere una condanna a 30 anni se non ricordavo ogni dettaglio. Un poliziotto mi ha dato uno scappellotto in testa dicendomi: 'Ricorda'". In apertura di udienza la parte civile ovvero l'avvocato Carlo Pacelli, difensore di Lumumba, ha presentato una memoria, depositata il 30 maggio scorso. La Corte, però, dopo dieci minuti di camera di consiglio, ha dichiarato il documento irricevibile perché non era stata presentata contestualmente alle conclusioni delle parti. Lumumba non era presente in aula. Secondo alcune fonti Lumumba avrebbe atteso a Perugia la sentenza, mentre per altre sarebbe rimasto in Polonia con la moglie polacca dove vive e lavora. "Apprendiamo di una nuova condanna di Amanda Knox per calunnia. E la condanna ancora una volta lascia aperta la stessa domanda: per chi e per cosa Amanda ha commesso la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba? Pertanto questo caso giudiziario resta irrisolto. Non c’è ancora la verità sul perché Knox ha calunniato un innocente”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia di Meredith Kercher.  —[email protected] (Web Info)

Covid, eccesso di mortalità rimasto alto per 3 anni: l’analisi che preoccupa

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(Adnkronos) – Volevano valutare l'efficacia della risposta alla crisi sanitaria innescata dalla pandemia di Covid-19 e hanno rilevato che, nonostante le misure di contenimento, nonostante l'arrivo e la disponibilità dei vaccini anti-Covid, l'eccesso di mortalità è rimasto elevato per 3 anni consecutivi in Occidente dall'inizio della pandemia. Per il gruppo di ricercatori che ha condotto l'analisi, basata sui dati di 47 Paesi, questo perdurare dei tassi di mortalità in eccesso ad alti livelli così a lungo dà luogo a "seri motivi di preoccupazione". Il lavoro è pubblicato sulla rivista 'Bmj Public Health' e gli autori, esperti dell'Emma Children's Hospital – Amsterdam Umc, Vrije Universiteit e del Princess Máxima Center for Pediatric Oncology di Utrecht, invitano i governi e i decisori politici a indagare a fondo sulle cause sottostanti.  L'analisi è stata focalizzata sull'eccesso di mortalità tra gennaio 2020 e dicembre 2022, quindi sul numero di persone morte per qualsiasi causa in misura superiore rispetto alla mortalità che normalmente ci si aspetterebbe in quel determinato periodo. I 47 Paesi presi in esame sono in Europa, Nord America, Australia e Nuova Zelanda. I ricercatori hanno applicato un metodo statistico chiamato modello di stima di Karlinsky e Kobak, che utilizza i dati storici di morte in un particolare Paese dal 2015 al 2019 e tiene conto delle variazioni stagionali e dei trend annuali dei decessi dovuti ai cambiamenti nella struttura della popolazione.  Il numero totale di morti in eccesso nei Paesi inclusi nell'analisi è stato di 3.098.456. Le morti in eccesso sono state segnalate da 41 Paesi (87%) nel 2020, da 42 (89%) nel 2021 e da 43 (91%) nel 2022. Nel 2020, anno in cui è iniziata la pandemia di Covid-19 e sono state attuate le misure di contenimento come lockdown, distanziamento sociale, chiusura delle scuole e quarantene, sono stati registrati 1.033.122 decessi in eccesso (11,5% in più rispetto al previsto). Nel 2021, anno in cui sia le misure anti-Covid che i vaccini sono stati utilizzati per frenare la diffusione del virus Sars-CoV-2, sono stati segnalati un totale di 1.256.942 decessi in eccesso (poco meno del 14% in più rispetto al previsto). E nel 2022, anno in cui la maggior parte delle misure di contenimento sono state revocate, ma la vaccinazione anti-Covid è stata continuata, i dati preliminari indicano che sono stati registrati 808.392 decessi in eccesso.  La Groenlandia è stato l'unico Paese tra i 47 a non aver segnalato un eccesso di decessi tra il 2020 e il 2022. Tra gli altri, la differenza percentuale tra il numero di decessi documentati e quelli previsti è stata più alta nel 28% dei Paesi nel 2020, nel 46% nel 2021 e nel 26% nel 2022. Non è chiaro quanti di questi morti in eccesso riflettano l'impatto dell'infezione da Covid o gli effetti indiretti delle misure di contenimento e così via, affermano i ricercatori.  "Mentre è probabile che gli effetti indiretti delle misure di contenimento abbiano cambiato la portata e la natura della malattia per numerose cause di morte a seguito della pandemia, gli effetti causati da un uso limitato dell'assistenza sanitaria e dallo sconvolgimento socioeconomico sono difficili da dimostrare", aggiungono gli scienziati, riconoscono vari limiti alle loro scoperte, inclusa l'incompletezza di alcuni dati, in particolare per il 2022, dovuta al fatto che in alcuni Paesi ci vuole più tempo per le registrazioni delle morti. Il modo in cui questi dati vengono compilati, poi, differisce da nazione a nazione, affermano i ricercatori, sottolineando anche l'assenza di una stratificazione dettagliata delle caratteristiche chiave, come l'età o il sesso.  Tuttavia, concludono gli autori, "l'eccesso di mortalità è rimasto elevato nel mondo occidentale per 3 anni consecutivi, nonostante l'implementazione delle misure di contenimento e dei vaccini anti-Covid. Si tratta di una situazione senza precedenti e che solleva serie preoccupazioni. I leader di governo e i decisori politici devono indagare a fondo sulle cause alla base del persistente eccesso di mortalità e valutare le loro politiche in materia di crisi sanitaria". —[email protected] (Web Info)

Sanità, Marino (Unindustria): “Dl liste d’attesa possibile svolta per futuro Ssn”

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(Adnkronos) – "Unindustria Sanità esprime il proprio apprezzamento per le finalità del decreto e del disegno di legge illustrati oggi dal ministro Schillaci e si rende disponibile per contribuire a individuare le soluzioni più proficue ed efficienti nell'interesse dei cittadini. Il Decreto legge sulle misure urgenti da adottare per ridurre le liste d’attesa, varato oggi dal Consiglio dei ministri, può rappresentare una vera svolta per il futuro del nostro Servizio sanitario, a cominciare dal fatto che – per la prima volta – tiene conto di tutte le componenti del Ssn e di tutti gli attori che devono interagire per raggiungere l’obiettivo dell’abbattimento delle liste d’attesa per le prestazioni di specialistica e diagnostica ambulatoriale". Così Luca Marino, vicepresidente Unindustria con delega alla sanità, commentando il decreto legge e il disegno di legge presentati oggi dal ministro Schillaci. "Tuttavia – osserva Marino – vanno segnalate alcune criticità, a cominciare dal tema delle risorse a disposizione per il quale auspichiamo un piano triennale che concili le risorse disponibili da qui al 2026 con la progettazione di sistemi di massima efficienza. Un altro aspetto critico è legato ai ruoli e alle competenze e dovrebbe essere risolto aumentando l'integrazione e il coordinamento fra i diversi soggetti che operano all'interno del Ssn. Serve, infatti, una maggiore collaborazione fra il medico prescrittore e la struttura ambulatoriale specialistica, per ridurre il fenomeno dell'inappropriatezza che tanto impatta sulle liste di attesa".  "Le farmacie, inoltre, primo punto di accesso per i cittadini meno informati – sottolinea Marino – devono fare da raccordo tra gli attori del sistema medico di famiglia e strutture ambulatoriali pubbliche e private. Infine, e non meno importante, i presidi diagnostici pubblici e privati accreditati hanno il compito di incrementare e migliorare il livello di produttività e di qualità delle prestazioni, come d’altra parte è già avvenuto finora. Auspichiamo dunque che, facendo interagire questi attori del sistema – affinché collaborino ciascuno per le proprie competenze e professionalità – e affrontando le criticità delle risorse con una più ampia e lungimirante prospettiva economica, il problema delle liste d’attesa possa trovare una soluzione efficace e giusta per tutti i cittadini". —[email protected] (Web Info)

Egpa, l’esperto: “Diagnosi difficile ma con anti Il-5 ottimi risultati”

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(Adnkronos) – "E' una malattia autoimmune rara che appartiene alla categoria delle vasculiti, ovvero malattie che sono caratterizzate dall'infiammazione dei vasi sanguigni, in particolare quelli di piccolo calibro come arterie e capillari, che si caratterizza per la presenza nel sangue di valori più alti di eosinofili, un tipo di globuli bianchi che normalmente si dovrebbe attivare in presenza di infezioni da parassiti e risposte allergiche. La diagnosi è particolarmente difficile", ma con terapie mirate "contro l'interleuchina 5 (Il-5) stiamo avendo ottimi risultati". Così Edoardo Conticini, dottorando di ricerca in Medicina traslazionale e di precisione presso l'università degli Studi di Siena, Uoc Reumatologia, descrive all'Adnkronos la granulomatosi eosinofilica con poliangioite (Egpa), a cui è stato dedicato in questi giorni a Firenze un evento formativo realizzato con il supporto di Gsk. In questi pazienti, descrive Conticini, la patologia si manifesta con "asma, una condizione che appare particolarmente grave, su base solitamente non allergica e non responsiva alle classiche terapie". L'Egpa si accompagna poi a "tante altre manifestazioni come polmoniti e poliposi nasali, anche questa particolarmente severa – elenca l'esperto – Le complicanze sono anche più gravi: vasculite cutanea con manifestazioni di gravità variabile, la glomerulonefrite a livello renale o problemi a livello neurologico, oltre che del cuore, con miocardite o endocardite, ma anche del tratto gastrointestinale, con rischio di enterite fulminante. Sono complicanze – sottolinea – che possono essere associate anche ad una elevata mortalità".  In Italia si può stimare "una presenza di circa 1.000-1.200 pazienti – prosegue Conticini – Non essendoci franca familiarità di malattia, anche la diagnosi è estremamente difficile: i pazienti sperimentano un ritardo diagnostico che può essere anche di molti anni", così quando arrivano nell'ambulatorio dello specialista hanno alle spalle anche "decine di anni di malattia e l'uso cronico, per controllare i sintomi, di cortisonici orali, gravato da importanti effetti collaterali, e di immunosoppressori, francamente poco efficaci". Negli ultimi anni "è stato approvato, ed è quindi impiegato – ricorda lo specialista – il primo farmaco biologico, un anticorpo monoclonale specifico per il trattamento di questa malattia. E' un farmaco che è diretto contro l'interleuchina 5, si chiama mepolizumab e sta dando ottimi risultati. La sua somministrazione è semplice, una volta ogni 4 settimane. La prescrizione è limitata agli specialisti di centri di terzo livello. In Toscana il centro di riferimento per l'Egpa è quello di Siena, dove abbiamo l'ambulatorio vasculiti polmonari specificamente dedicato a queste ed altre condizioni, ma – conclude – ci sono attivi anche il centro di Pisa e il centro di Firenze". —[email protected] (Web Info)

Egpa, il reumatologo: “Con monoclonali remissione in oltre 90% casi”

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(Adnkronos) – Nella terapia della granulomatosi eosinofilica con poliangioite (Egpa) "oggi abbiamo a disposizione farmaci biotecnologici che ci permettono di controllare la malattia e ridurre in maniera significativa la dose di cortisone e quindi il danno da accumulo di farmaco. Agli immunosoppressori classici si sono aggiunti due anticorpi monoclonali che vengono utilizzati in maniera specifica: mepolizumab, scoperta abbastanza recente, che è un anti-interleuchina 5, e rituximab che blocca i linfociti B. Con questi farmaci si può avere una remissione, quindi una vita normale, in oltre il 90% dei casi. La prescrizione di questi farmaci è riservata ai centri specializzati, a garanzia della qualità delle cure e del controllo della spesa. Nel Lazio sono autorizzati alla prescrizione i grandi centri universitari". Lo spiega Roberto Giacomelli, professore ordinario di Reumatologia e direttore Uoc Immunoreumatologia presso il Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma, all'Adnkronos in occasione di un evento formativo, promosso da Gsk, che si è tenuto a Firenze in questi giorni. La ricerca sulla Egpa, sottolinea, "è molto limitata" dal fatto che si tratta di una "malattia rara che colpisce 2-5 persone per milione di abitanti, quindi stimiamo 30-40 nuovi casi l'anno in Italia. Tra le vasculiti è infatti tra le più rare e quindi la ricerca procede più lentamente rispetto a malattie più diffuse. Quello che noi sappiamo di questa malattia è che" una cellula immunitaria, "l'eosinofilo che generalmente ci difende da infezioni parassitarie – illustra Giacomelli – in questi malati ha un ruolo aggressivo per meccanismi che non conosciamo, probabilmente una predisposizione genetica, si infiltra nei tessuti e li distrugge. La ricerca è su sistemi in grado di bloccare questo aspetto. Nella limitata conoscenza dei meccanismi patogenetici", cioè all'origine dell'Egpa, "negli ultimi vent'anni sono state prodotte molecole, note come anticorpi monoclonali, che ci permettono di limitarne l'attività e l'aggressività degli eosinofili".  Il problema è che "la malattia – precisa lo specialista – ha un lungo periodo in cui si manifesta con asma e poliposi nasale, e solo quando gli eosinofili infiltrano fegato, cuore, reni, polmone e cervello e sistema nervoso periferico appare nel suo complesso. Generalmente la diagnosi è intorno ai 40 anni, quando è già complessa". Per "circa 10 anni", quindi, il paziente si trova a consultare vari medici, in base alle manifestazioni della patologia. "Gli specialisti che possono vedere una malattia con un esordio atipico o le diverse manifestazioni cliniche sono i più vari", chiarisce il reumatologo osservando che, dopo la diagnosi, "è necessario che il paziente sia seguito da un team multidisciplinare, ma serve anche una figura di coordinamento che in questo caso – conclude – è il reumatologo".  —[email protected] (Web Info)

Candiolo, robot opera prostata e rene con un’incisione piccola come una moneta

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(Adnkronos) – Al chirurgo-robot oggi basta un solo ‘accesso’ per operare prostata e rene. Con il nuovo sistema robotico ‘monobraccio’ non servono più le classiche quattro incisioni nella parete addominale per inserire i bracci robotici operatori, ma ne è sufficiente una sola, della grandezza massimo di una moneta. Il recupero post-operatorio così si accorcia al minimo indispensabile e in futuro i pazienti potranno tornare a casa dopo poche ore dall’intervento. L’innovativa tecnologia è da oggi disponibile all’Irccs di Candiolo (TO). Francesco Porpiglia, professore ordinario di Urologia nel Dipartimento di oncologia dell’Università di Torino (sede di Orbassano), coadiuvato dall’equipe dell’Urologia dell’Irccs Candiolo, ha appena operato i primi due pazienti con il nuovo metodo che, nel prossimo futuro, consentirà di rendere l’intervento di rimozione di un tumore alla prostata una procedura rapida, da eseguire con un ricovero di 24-48 ore.  "Grazie a questa eccellenza dei robot-chirurgici già oggi negli Stati Uniti oltre il 90% dei pazienti rientra a casa la sera stessa dell’operazione. Il nostro obiettivo sarà la dimissione dopo aver trascorso al massimo una o due notti in ospedale", spiega Porpiglia. Il nuovo robot Da Vinci Sp, acquisito con il contributo della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro Onlus, ha un unico braccio robotico che offre la possibilità di eseguire interventi chirurgici complessi attraverso un unico accesso, sfruttando dove possibile orifizi naturali per raggiungere gli organi senza ledere la parete muscolare. Il braccio è equipaggiato con tre strumenti chirurgici evoluti, che consentono una mobilità molto maggiore rispetto alla mano umana e con un endoscopio super-flessibile e orientabile per la miglior visione in alta definizione del campo operatorio, tutti controllati direttamente dal chirurgo.  “Lo strumento, una volta inserito, permette una grande capacità di manovra in spazi anatomici molto ristretti, anche se occorre abituarsi a operare in maniera differente rispetto al passato – prosegue – In questo modo l’intervento diventa ultra-preciso, ma anche mininvasivo grazie al singolo accesso di circa 3 cm. Per il paziente significa ridurre il trauma e l’infiammazione locali – sottolinea – diminuendo notevolmente il dolore post-operatorio e tagliando i tempi del recupero, con benefici che sono anche estetici e psicologici".  Lo strumento è già utilizzato negli Stati Uniti, dove è stato introdotto nel 2018 e il suo impiego cresce del 38% annuo per ben 9000 interventi nel solo 2023. Da un paio di mesi ha ricevuto il marchio Ce. In Italia, Candiolo è il quarto centro, unico in Piemonte, a dotarsi dell’innovativa tecnologia, la più avanzata piattaforma robotica a oggi disponibile.  "Non si tratta di uno strumento adatto a tutti i pazienti – prosegue – Le prime indicazioni per le quali trova una sua destinazione naturale si hanno proprio in chirurgia urologica, che negli Usa costituisce il 73% degli interventi, prevalentemente nel trattamento del tumore del rene e della prostata. In ambo i casi il sistema consente di passare al di fuori della cavità addominale con una minore invasività ma senza ridurre la qualità chirurgica e diminuendo del 30% i tempi di degenza grazie a una rapida ripresa e una significativa riduzione del dolore post-operatorio. Dei circa 500 interventi di chirurgia robotica programmati a Candiolo nel 2024, oltre un centinaio potranno essere appannaggio del robot ‘monobraccio’. L’obiettivo dell’Irccs di Candiolo, grazie all’adozione di questa innovativa tecnologia, è quello di poter offrire a ciascun paziente una chirurgia sempre più precisa e personalizzata, senza compromettere l’efficacia oncologica e massimizzando i risultati funzionali e di rapida ripresa della vita quotidiana del paziente grazie al minimo impatto dell’intervento”. —[email protected] (Web Info)

Ricostruito il naso a un bambino grazie alla stampa 3D e al suo fratellino

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(Adnkronos) – Gli hanno ricostruito il naso progettandolo con l'ausilio della stampa 3D, 'copiando' quello del fratellino gemello per ottenere un risultato quanto più possibile naturale. È la storia di un bambino di 5 anni, operato con successo dal team di chirurghi dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, guidato dal dottor Flavio Facchini, specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva. Nato prematuro alla 28esima settimana di gravidanza, il piccolo era privo della piramide nasale a seguito di una complicanza perinatale: di fatto il suo volto risultava senza nasino, con solo due buchini per respirare. I genitori si sono rivolti al Meyer per iniziare la ricostruzione il prima possibile, per evitare al bambino la grande sofferenza emotiva e le difficoltà sociali a cui sarebbe andato incontro senza un intervento tempestivo. Utilizzando le moderne tecnologie di scansione 3D è stato possibile acquisire la geometria del volto del gemello. La forma del naso è stata utilizzata per progettare e stampare strumenti di ausilio al chirurgo: grazie alla tecnologia 3D sono state stampate delle “sagome” che – proprio come fossero delle dime di taglio – sono servite per prelevare frammenti di cartilagine costale del bambino con altissima precisione, rendendo l'intervento il meno invasivo possibile. Questi frammenti sono stati assemblati, un po' come le tessere di un puzzle, per costruire l'impalcatura ossea e cartilaginea della piramide nasale, successivamente ricoperta con lembi cutanei prelevati dalla fronte e dal tessuto mucoso del piccolo. Non solo: sempre utilizzando le immagini 3D del volto del fratello, è stata realizzata anche una maschera trasparente sterile in 3D, che durante l'intervento ha consentito di verificare la perfetta corrispondenza delle dimensioni. Il primo intervento è durato oltre 7 ore, seguito da un secondo di rifinitura: entrambi sono riusciti perfettamente, il piccolo sta bene, è già a casa ed è tornato all'asilo. Racconta la mamma: "Fin dal primo contatto avuto con il dottor Facchini e il suo team abbiamo avuto la percezione di poterci affidare totalmente al Meyer: abbiamo trovato una disponibilità ed un’umanità incredibili, ci hanno accompagnati all’intervento con incontri periodici, affiancandoci e rispondendo a tutte le nostre domande. È andato tutto benissimo, questo incontro con il Meyer ha restituito al nostro bambino sicurezza in se stesso e la speranza di una vita normale, come quella del suo gemello: guardandosi adesso dice ‘Ora sono davvero come il mio fratellino e i miei compagni!'". Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione tra i chirurghi del Meyer e T3Ddy (www.t3ddy.org), il laboratorio sostenuto dalla Fondazione Meyer, coordinato dalla professoressa Monica Carfagni per l'Università di Firenze e dall'ingegnere Kathleen McGreevy per il Meyer, dedicato proprio all'introduzione di tecnologie 3D innovative nella pratica clinica. In sala, insieme al dottor Facchini, c'era la chirurga pediatrica Alessandra Martin, oltre ad anestesisti e infermieri, questi ultimi formati con un corso ad hoc in preparazione agli interventi di questo tipo. In fase pre-operatoria, ingegneri e medici hanno lavorato fianco a fianco: partendo dalla scansione 3D, gli ingegneri di T3Ddy, guidati dal prof. Yary Volpe, hanno ottimizzato il design della ricostruzione per adattarlo perfettamente alla conformazione specifica del paziente, identica a quella del gemello. Eseguendo una replica stampata in 3D del volto, è stato possibile simulare l'intero intervento due volte prima dell'esecuzione reale in sala operatoria. —[email protected] (Web Info)

Ordine medici Roma, ‘erba incolta alza rischio contatti con virus’

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(Adnkronos) – Parchi, ville comunali ma anche aiuole e spartitraffico con erba alta e incolta che da mesi. "Non dovremmo vedere questo spettacolo nelle città, quindi alle amministrazioni che pensano sia una scelta a favore della biodiversità, diciamo di uscire e andare a pulire questi spazi perché l'erba alta e incolta alza il rischio di contatti tra animali, bambini e i tanti virus portati da vettori come zanzare e zecche che si annidano proprio nell'erba. Con l'arrivo dell'estate è meglio non peggiorare una situazione già al limite". Così all'Adnkronos Salute Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei Medici e Chirurghi di Roma e provincia, interviene dopo l'appello lanciato dall'infettivologo Matteo Bassetti proprio su questo tema. "C'è un rischio più alto per i bambini, più inconsapevoli degli adulti del pericolo di buttarsi nell'erba alta", chiosa Magi.  —[email protected] (Web Info)

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