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L’esperto Testori: “Cure dentali accessibili a tutti aumentando efficienza”

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(Adnkronos) – “Rendere la cura dei denti accessibile a tutti nel nostro Paese è una tematica molto importante e può aversi grazie all’efficienza dei piani di trattamento e alla digitalizzazione. Aumentando l’efficienza del trattamento si possono ridurre i costi per la popolazione, ma bisogna pensare in modo diverso e cioè che la nostra è una professione di servizio dove i guadagni dovrebbero essere commisurati al reale beneficio che noi diamo. Una regolarizzazione delle tariffe che il paziente dovrà pagare, è sicuramente benaccetta dalla popolazione”. Lo ha detto Tiziano Testori, Adjunct Clinical Associate Professor, Department of Periodontics and Oral Medicine, University of Michigan all’Adnkronos, intervenendo oggi a Roma all’incontro ‘Odontoiatria e protesi dentaria: quali competenze e professionalità oggi e domani?’ Organizzata all’Università Campus Bio-medico (Ucbm) di Roma. “Il nuovo corso in odontoiatria che partirà nell’università Campus bio-medico di Roma – aggiunge Testori – ha tutti i presupposti per formare una nuova figura di odontoiatra, un medico, che sia allo stesso tempo tecnologico, etico, empatico ed infine possa essere al passo con i tempi per curare le persone. Le competenze e le professionalità di domani nel campo dell’odontoiatria – chiarisce – si possono sintetizzare in tre punti”. Il primo è “l’ibridizzazione delle competenze. Questo significa che, come medici odontoiatri, dobbiamo inserire le nuove tecnologie e i giovani; il secondo punto riguarda il non perdere il sapere medico perché si potrà essere il più grande odontoiatra digitale, ma senza conoscere le scienze di base non si potrà mai essere bravo; infine, l’umanizzazione e cioè imparare l’empatia proattiva e l’eticità. Quest’ultima – conclude Testori – dovrebbe essere insegnata nel curriculum studi di tutte le università italiane. In questo modo un medico odontoiatra cura e non ‘aggiusta’ i denti della popolazione”. —[email protected] (Web Info)

Ghirlanda (Andi): “Nel cambio generazionale nuovi odontoiatri associati”

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(Adnkronos) – “Il futuro dell’odontoiatria in Italia è roseo: si continuerà a lavorare per assistere il paziente. Il messaggio deve essere sempre più in chiave di prevenzione e di welfare con un modello organizzativo della professione che declinerà sempre di più verso l’associazionismo e l’aggregazione. In questo momento solamente il 25% dei giovani professionisti ambirebbe ad aprire una propria attività come titolare di studio. In questo contesto, come sindacato, siamo assolutamente convinti che dalle università devono arrivare risposte molto importanti perché, soprattutto oggi, che si parla di laurea abilitante, il futuro professionista deve assumere tutte le capacità teoriche e manuali che solo le università possono essere in grado di poter garantire”. Lo ha detto Carlo Ghirlanda, presidente dell’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) all’Adnkronos nel corso dell’incontro ‘Odontoiatria e protesi dentaria: quali competenze e professionalità oggi e domani?’, che ha riunito i massimi esperti del settore all’Università Campus Bio-medico di Roma dove nei prossimi mesi partirà un nuovo corso di laurea.  Tanti i temi emersi nel corso dell’evento. Uno su tutti il cambio generazionale. Secondo l’Andi oggi, nel nostro Paese, l’età media dei dentisti supera i 50 anni e si stima che circa 10 mila professionisti raggiungeranno la pensione nei prossimi 10 anni. Al rischio della mancanza di professionisti si è quindi aggiunta la questione demografica nazionale e l’accesso dei laureati alla professione, la democratizzazione delle cure, la modernità e la qualità degli studi dentistici in prospettiva, l’introduzione e l’utilizzo delle nuove tecnologie nelle cure.  “L’odontoiatria – ha aggiunto Ghirlanda – è una disciplina di prossimità, quindi, dobbiamo essere presenti in ogni area del paese e non solo nelle aree urbane. Solo in questo modo si consente un rapporto di cura e prevenzione del paziente che solamente un modello diffuso può esercitare. Speriamo che questo nuovo corso di laurea che nasce al Campus Bio-medico possa dare un nuovo impulso alla formazione, alla creazione di consapevolezza e di coscienza da parte di giovani professionisti nella direzione che noi auspichiamo – ha concluso il presidente Andi – Si tratta di un corso che potrebbe essere anche foriero di una nuova identità dell’odontoiatria in termini di rapporto con il territorio e con le persone. Inoltre, potrebbe anche essere motivante rispetto a quelle generazioni che forse hanno bisogno di qualche ambizione in più, rispetto a quelle che oggi vediamo”. —[email protected] (Web Info)

Di Lazzaro (Ucbm): “Odontoiatria italiana eccellente ma scarsa offerta formativa”

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(Adnkronos) – “L’odontoiatria italiana rappresenta un’eccellenza nel mondo e abbiamo numerose scuole di altissimo livello in Italia. Tuttavia, la domanda di iscrizione ai corsi di odontoiatria non ha una risposta ancora sufficiente e molti nostri ragazzi sono costretti a studiare all’estero. Inoltre, vi è una domanda del mercato del lavoro per cui è necessario far crescere l’offerta formativa. Per queste ragioni, il campus biomedico ha deciso di aprire un corso di laurea che si va ad affiancare agli altri corsi di laurea della facoltà di medicina”. Così Vincenzo Di Lazzaro il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Campus Bio-medico (Ucbm) di Roma, spiega all’Adnkronos Salute l’importanza del nuovo corso di laurea che parte in autunno, in occasione dell’incontro ‘Odontoiatria e protesi dentaria: quali competenze e professionalità oggi e domani?’ tenutosi oggi all’Ucbm. “Il corso di laurea che inizierà nel Campus Bio-medico di Roma ha le peculiarità degli altri corsi di della facoltà di medicina tra cui: un elevatissimo contributo tecnologico perché la tecnologia oggi è al centro della pratica della medicina. I professionisti della salute, infatti, devono essere i protagonisti della tecnologia e devono essere in grado di svilupparne di nuove per poter curare sempre meglio i pazienti – continua Di Lazzaro – Inoltre, per quanto riguarda gli odontoiatri, molto spesso sono dei liberi professionisti e quindi c’è l’idea di dare anche delle capacità gestionali affinché possano gestire in maniera autonoma e completa la propria attività. Infine, la visione del Campus Bio-medico è di dare una formazione completa e, infatti, crediamo anche in una formazione umanistica per poter considerare non soltanto l’organo che stiamo curando, ma la persona”. Sicuramente “in questo corso raccoglieremo le migliori esperienze non solo accademiche, ma anche dei professionisti visionari che abbiamo nei Italia nel campo odontoiatrico – conclude Di Lazzaro – In questo modo riusciremo ad aprire quegli scenari nuovi che possono portare i nostri professionisti a essere in grado di curare sempre meglio i pazienti, venendo incontro alle esigenze della popolazione”. —[email protected] (Web Info)

J&J week, nella medicina del futuro le persone prima delle tecnologie

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(Adnkronos) – I profondi cambiamenti che stanno investendo il mondo del lavoro orbitano attorno a due fuochi: le persone e le tecnologie. A questi temi e al rapporto che esiste tra essi è stato dedicato il talk ‘Human intelligence: le persone prima di tutto’ di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, che si inserisce nel più ampio contesto della terza edizione della ‘Johnson & Johnson Week, Insieme verso la medicina del futuro’ che si svolge a Milano. “Mi piace dire che siamo una start up di 138 anni – afferma Mario Sturion, managing director di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia – perché, pur essendo una grande multinazionale, siamo organizzati in operating unit vicine al cliente e al mercato, con una certa autonomia. Guardando alle due divisioni di ‘Innovative medicine’ e ‘Med tech’, sono convinto che la robotica, l’intelligenza artificiale e la tecnologia siano i driver principali del futuro e Johnson & Johnson è leader in questo campo. La scienza e la tecnologia sono avanzate in questi anni e non sarà solo un farmaco a fare la differenza ma le tecnologie e i processi medicinali, penso ad esempio alle terapie cellulari”. Il ruolo giocato dalla tecnologia nel settore medico è certamente cruciale, ma per Sturion “la human intelligence dovrà essere preservata anche nel futuro, per questo oggi siamo qui”. Le persone sono infatti al centro anche dello statement che guida l’attività della farmaceutica: “il primo punto dice che la nostra prima responsabilità è verso i pazienti, il secondo – aggiunge il managing director – dice che i dipendenti devono stare bene quando svolgono il loro lavoro e il terzo che ci impegniamo a favorire lo sviluppo del Paese e del territorio in cui operiamo. Inoltre, per favorire l’ascolto della voce dei pazienti, troppo spesso non ascoltata, abbiamo lanciato in Italia la Patient Association Academy, coinvolgendo un vasto numero di associazioni pazienti”.  Secondo Giuseppe Morici, vicepresidente del Gruppo Feltrinelli, “le organizzazioni più intelligenti”, si stanno “ponendo l’interrogativo sul significato della propria azione, che è forse la domanda da cui dovremmo ripartire tutti. Non solo il modello del lavoro ma l’intero sistema produttivo vanno ripensati, così che tutte le generazioni, e non solo le nuove, possano ritrovare sé stesse in un rinnovato modo di intendere il lavoro. Negli ultimi 30 anni la tecnologia ha reso possibile una rapidità di processi e di analisi prima impensabile. Ma l’intelligenza emotiva e sociale degli umani ha bisogno di un tempo diverso, bisogna decidere con il giusto tempo”.  Nel suo intervento, Cosimo De Nigris, Hr director di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, riferendosi alla nuova sede ha osservato che per costruirla “siamo partiti dall’ascolto delle nostre persone perché siamo convinti che anche in un momento di grande avanzamento tecnologico le persone siano insostituibili perché dotate di empatia e intelligenza umana, che non si possono replicare. Sono infatti le persone ad essere al centro di tutta la nostra strategia aziendale”. L’impegno di Johnson and Johnson Innovative Medicine Italia nei confronti delle persone trova concretezza in diversi progetti, tra cui Johnson and Johnson Learn, “una piattaforma di formazione aperta – spiega De Nigris – Tutti possono accedere in qualsiasi momento a tutta la formazione che l'azienda può offrire. Mi piace parlare poi anche della nostra politica di attenzione verso la comunità, come cerchiamo di fare con queste giornate in cui portiamo qualcosa all’esterno dell’azienda”.  Anche Angela Paparone, Hr director di Microsoft Italia, ha offerto il suo punto di vista: “Quando tutto cambia, come si fa a rimanere forti? Investendo su ciò che non cambia e ci fa fare la differenza, ossia la cultura, che è un insieme di modi di vedere, di fare, di arricchirci per poter risultare vincenti lavoriamo per abilitare quel mindet che ci consente di abbracciare tutto questo e questo si trasmette anche nel modo di lavorare, di gestire le risorse e di parlare con i clienti”.  Le istanze e le esigenze delle nuove generazioni di lavoratori sono state affrontate da Luca Di Benedetto, Hr director del Research Centre – Humanitas Research Hospital e HR Director di Humanitas University che ha sottolineato come “parlare di work life balance in sanità può non essere sempre semplice ma è tra gli elementi a cui più guardano le nuove generazioni, assieme alle tematiche di inclusione e ambientali”. A tale proposito, Valeria Sterpos, partner Bain & Company e chair Woman at Bain Emea Council, precisa: “Le principali sfide che si trovano ad affrontare le organizzazione nel gestire i talenti e le persone sono quattro: la prima è il cambio dei valori e delle priorità delle nuove generazioni, la seconda trasformazione è legata alla tecnologia e alla velocizzazione e semplificazione di una serie di processi. Terzo elemento è il contesto macroeconomico di incertezza, che richiede una serie di competenze per essere in grado di affrontarlo. Ultimo tema è legato alla pandemia, che è finita, ma i suoi impatti ed effetti sono diventati strutturali per quel che riguarda lo smart working, le collaborazioni virtuali ed ibride e, quindi, il day by day del dipendente”.  Sul benessere psicologico, Francesco Foffa, head of B2B di Unobravo, ha ricordato che “un motivo per cui Unobravo ha creato la dimensione B2b è quello di portare avanti questa missione anche all’interno delle aziende, per costruire un percorso che passa attraverso la comunicazione e il racconto, per creare una cultura e aiutare le aziende a creare un sistema valoriale che abbia tra i vari elementi anche l’importanza di prendersi cura di se stessi”.  Le aziende “si stanno muovendo ultimamente in maniera abbastanza massiccia per valorizzare il personale – illustra Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great place to work Institute Italia – nel 2024 negli Stati Uniti si è osservato un +15% di investimenti legati all’Hr e agli Hr tools e la stessa tendenza si sta evidenziando anche in Italia. Pre-pandemia noi lavoravamo con 200 aziende in Italia e oggi sono 450, ciò dimostra che la domanda e l’attenzione sono in crescita. Nonostante questi dati sembrino incoraggianti, secondo una ricerca appena conclusa e non ancora pubblicata i dati della fiducia dei dipendenti italiani nei confronti dei loro capi e delle loro organizzazioni sono molto bassi e in Europa siamo all’ultimo posto su 21 Paesi”.  Gratitudine, passione e pazienza sono le 3 parole su cui si è soffermata la psicologa e psicoterapeuta Nicoletta Cinotti che ha concluso il talk con una riflessione. “La gentilezza è il primo atto di empowerment che si può fare all’interno di un’azienda – avverte – Gli errori sono e saranno inevitabili, nonostante esistano sistemi di prevenzione degli stessi. Se riusciamo a capire che l’errore non è assenza di capacità o di talento, possiamo creare luoghi di lavoro in cui stare bene. A fare la differenza nell'espressione del potenziale delle persone dentro e fuori le organizzazioni è l’attrattività di quest’ultima e perché sia attraente – conclude – deve essere coerente con i valori di cui si fa portavoce e saper fare comunità”. —[email protected] (Web Info)

Femminicidio Manuela Petrangeli, chiesa gremita per i funerali

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(Adnkronos) – "Dovremmo imparare a raccogliere gli sguardi di terrore di coloro che chiedono aiuto. Se non cambia culturalmente la mentalità continueremo ad assistere a fatti di questa gravità". Così il parroco della chiesa di Primavalle, don Daniele, nell’omelia per il funerale di Manuela Petrangeli, uccisa a fucilate a Roma mentre usciva dal lavoro in via degli Orseolo in zona Portuense lo scorso 4 luglio dall’ex compagno Gianluca Molinaro. Gremita la basilica parrocchiale di Santa Maria della Salute, dove in tanti fra familiari, amici, conoscenti, ma anche gente del quartiere, si sono riuniti per dare l'addio alla fisioterapista cinquantenne. “I numeri di questi casi gravissimi sono agghiaccianti, non ci si può appoggiare solo al lavoro, importantissimo, delle associazioni anti violenza. Non riusciamo a raccogliere tutte le donne che vorrebbero scappare da situazioni di violenza. Per questo noi istituzioni, soprattutto locali, dobbiamo cercare di trovare molti più fondi per dare servizi di reale supporto”, ha detto Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive e Pari Opportunità di Roma Capitale, dopo aver partecipato alle esequie. “Ci sarei venuta anche da cittadina perché sono madre e donna, ma come rappresentante delle pari opportunità è importante testimoniare qui il mio e il nostro impegno come amministrazione, che deve essere quotidiano. Facciamo molto ma non facciamo abbastanza – ha aggiunto – l’impegno deve essere molto più ampio per un fenomeno che almeno nella paura rischia di riguardare il 50% della popolazione”.  —[email protected] (Web Info)

Tumori, Ai individua nuove ‘spie’ per prevedere cancro ritorno cancro prostata

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(Adnkronos) – Grazie all’intelligenza artificiale sono stati individuati nuovi marker, veri e propri 'campanelli d’allarme', per prevedere il rischio di recidiva del tumore alla prostata, anche a dieci anni di distanza: è questo il risultato di un nuovo studio condotto da ricercatori dello Human Technopole di Milano, dell’Institute of Cancer Research di Londra e del Royal Marsden Nhs Foundation Trust. I ricercatori hanno individuato, grazie all’uso di big data e Ai, che la compresenza di cellule tumorali con caratteristiche genetiche diverse all’interno dello stesso tumore e di differenze nella loro forma, dimensione e struttura è indicativa della capacità della neoplasia di cambiare nel tempo. A questa sua capacità evolutiva si associa, anche dopo un lasso di tempo molto lungo, un elevato rischio di ritorno della malattia. Lo studio è pubblicato oggi sulla nota rivista scientifica Nature Cancer. Questa ricerca, sottolineano gli scienziati, "potrà aiutare i medici a personalizzare meglio il trattamento per il cancro alla prostata, adottando trattamenti più aggressivi in quei casi in cui emerga, grazie a questi parametri, un maggiore rischio di recidiva. Per Andrea Sottoriva, responsabile del centro di ricerca in Biologia computazionale di Human Technopole e corresponding author dello studio. "oltre a produrre biomarcatori prognostici migliori per il cancro alla prostata, il nostro studio costituisce un’ulteriore prova delle possibilità predittive che derivano dallo studiare come uno stesso tumore si evolve e cambia nel tempo. Applicando un approccio computazionale a più set di dati, siamo stati in grado di decifrare alcune dinamiche della progressione del cancro e della resistenza al trattamento. Questo tipo di ricerca è fondamentale per approfondire la nostra comprensione di come e quando trattare i tumori, compreso il cancro alla prostata". Si tratta, "ancora di una sperimentazione e non di una pratica clinica – sottolinea Marino Zerial, direttore dello Human Technopolema – in futuro questo approccio potrebbe aiutare i medici a classificare sistematicamente i pazienti in base al rischio di recidiva della malattia e decidere quali terapie adottare. Ancora oggi rimane difficile prevedere gli esiti del cancro alla prostata perché la malattia presenta un’ampia eterogeneità, cioè esistono differenze significative tra le sue cellule, non solo nei diversi pazienti ma anche all’interno di ciascun tumore. Inoltre, la patologia spesso si sviluppa in più di un punto all’interno della ghiandola, producendo due o più tumori vicini. Di conseguenza, è spesso difficile per i medici determinare i migliori trattamenti per i pazienti". Studio diverso da precedenti per elevato numero di campioni analizzati e per analisi diverse fasi sviluppo tumorale Questo studio si differenzia da altri lavori che in precedenza hanno misurato specifiche caratteristiche del tumore per prevederne gli esiti per l’elevato numero di campioni analizzati e per aver preso in esame la malattia in diverse fasi del suo sviluppo. Utilizzando il machine learning, i ricercatori hanno analizzato 1.923 campioni di 250 pazienti, concentrandosi sulla struttura spaziale del tessuto. Hanno anche utilizzato una tecnica di intelligenza artificiale appositamente creata per eseguire la classificazione di Gleason, un sistema di punteggio che classifica il tessuto canceroso da uno a cinque in base al modello delle sue cellule. Alle cellule cancerose che appaiono molto simili alle cellule sane viene assegnato il grado uno, mentre a quelle che sembrano significativamente diverse viene assegnato il grado cinque. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno valutato le differenze genetiche tra le cellule all’interno dei singoli tumori, utilizzando 642 campioni provenienti da 114 partecipanti a studi di radioterapia al Royal Marsden. Questi campioni sono stati sovrapposti al gruppo citato sopra, fornendo ai ricercatori informazioni integrate sulla genomica e sulla morfologia delle cellule, e sulle condizioni dei pazienti nell’arco di oltre un decennio. I ricercatori hanno scoperto che le differenze genetiche e la diversità morfologica misurata dall’intelligenza artificiale (la differenza nella forma, dimensione e struttura delle cellule) sono indicative della capacità del tumore di evolversi, caratteristica che consente alla malattia di adattarsi e sopravvivere. Hanno misurato questa diversità osservando l’entità delle differenze tra le cellule in diverse aree del tumore, nota come eterogeneità intratumorale. I risultati hanno mostrato che questa 'evolubilità' era un forte predittore di recidiva, con la combinazione delle due misurazioni che identificava un sottogruppo di pazienti che presentavano recidiva della malattia nella metà del tempo rispetto al resto dei pazienti.I ricercatori hanno anche verificato una correlazione tra la perdita di un cromosoma specifico e una ridotta presenza di cellule immunitarie nel tumore, che potrebbe influenzare la sua risposta a determinati trattamenti. —[email protected] (Web Info)

Fisiatra: “Nel beach tennis più frequenti infortuni coscia e legamenti alluce”

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(Adnkronos) – Un tempo c'eano i racchettoni di legno e una pallina da tennis che bastavano per trasformare un pezzo di spiaggia nel centrale di Wimbledon. Oggi il beach tennis continua a spopolare d'estare con attrezzi sempre più performanti. Ma spesso serve essere allenati ai movimenti sulla sabbia. "Secondo una recente ricerca condotta su circa 200 giocatori di beach tennis l'incidenza degli infortuni nel BT è pari a 1,81 per 1000 ore di gioco. Gli infortuni da sovraccarico erano maggiormente frequenti a livello dell'arto superiore (tendinopatia della spalla e del gomito), mentre gli infortuni acuti erano più frequenti a livello dell'arto inferiore era il sito di più infortuni acuti (muscoli della coscia e legamenti dell'alluce e della caviglia)". Così Andrea Bernetti, vice presidente della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer), fa il punto per l'Adnkronos Salute sui rischi dei 'crack' legati al beach tennis, secondo di 3 focus sugli sport da spiaggia più diffusi in estate. "Poiché il beach tennis prevede generalmente molti movimenti con l'arto che impugna la racchetta in elevazione inclusi il servizio, le mosse difensive e gli attacchi, questo potrebbe spiegare la maggiore incidenza di infortuni a livello della cuffia dei rotatori. Inoltre, muoversi sulla sabbia richiede più energia a causa del lavoro meccanico maggiore e alla minore efficacia del lavoro muscolare – prosegue Bernetti – I giocatori modificano le posizioni delle articolazioni e i movimenti per adattarsi alla sabbia e per eseguire i colpi richiesti. Ad esempio nel salto è più difficile per la caviglia spingere il corpo verticalmente. Sono in pratica richiesti maggiori carichi articolari e muscolari sulla sabbia per produrre più potenza utile. Questo può spiegare in parte gli infortuni da sovraccarico a carico del rachide lombare".  Un'ulteriore differenza sottolineata nello studio, "è quella tra giocatori agonisti e amatoriali, generalmente gli atleti agonisti hanno una quantità simile di infortuni acuti e cronici, i giocatori amatoriali hanno invece principalmente infortuni cronici, che costituiscono il 61,1% degli infortuni. Questo – conclude il medico fisiatra – può essere spiegato dal fatto che i giocatori amatoriali hanno una pratica irregolare in termini di frequenza e intensità, che non permette alle strutture muscolo-tendinee di adattarsi quando affrontano carichi di lavoro elevati, che possono essere meno graduali e continui rispetto ai giocatori professionisti".  —[email protected] (Web Info)

Dermatologo Di Lernia: “Per dermatite atopica mai sospendere terapia”

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(Adnkronos) – Per la dermatite atopica, malattia infiammatoria cronica che si accompagna ad arrossamento, prurito e desquamazione, “i farmaci che abbiamo a disposizione – i cosiddetti Jak inibitori – sono molto efficaci ma non è consigliabile sospenderli. Per le caratteristiche della patologia, la terapia va mantenuta. In genere il paziente ha una buona risposta, non presenta fenomeni di intolleranza o di effetti collaterali, per questo motivo è consigliabile proseguire il trattamento poiché la dermatite potrebbe di fatto ripresentarsi. Si tratta di una malattia sostenuta da fenomeni infiammatori complessi. Questi farmaci sono in grado di bloccarli, ma non è possibile al momento pensare di sospenderli o di evitare la recidiva”. Così il dermatologo Vito Di Lernia, responsabile della Struttura Semplice Dermatologia Immunologica Asl Reggio Emilia con Adnkronos Salute fa il punto sulla malattia che interessa “circa il 5-7% della popolazione adulta e addirittura il 20% della popolazione pediatrica”. Una condizione invalidante per chi ne è colpito “a causa dell’intenso prurito§”. I bambini, come gli adulti, “non riescono a dormire la notte, faticano a concentrarsi durante il giorno – spiega Di Lernia – Quindi è una malattia che ha un forte impatto sulla qualità della vita. Va detto, che i bambini possono guarire molto di più rispetto agli adulti ma trattandosi di una patologia cronica è destinata a persistere lungo il corso della vita”. Geni, familiarità, barriera cutanea alterata e squilibrio idrico: ecco gli elementi che possono portare allo sviluppo della dermatite atopica, la cui diagnosi “nonostante i progressi in ambito di biomarcatori, test del sangue, esami immunologici e di imaging, è di pertinenza del dermatologo con l’osservazione clinica”. Tra le terapie a disposizione che permettono di gestire questa patologia, “oltre agli anticorpi monoclonali – sottolinea lo specialista – che hanno la funzione di bloccare una singola citochina” (piccola molecola di natura proteica) abbiamo i cosiddetti farmaci Jak-inibitori che vanno ad intercettare questi enzimi che bloccano il segnale delle citochine, per cui le citochine rimangono in circolo ma non possono più effettuare la loro azione dannosa nei confronti del tessuto epidermico. E quindi si torna a una vita normale, diciamo, senza più i problemi di pruriti, rossori e fastidi”. Queste terapie “sono in grado, molto spesso, di determinare una remissione completa, o quasi, di tutti i sintomi. Ci sono farmaci che agiscono un po' più lentamente e farmaci come, appunto, i Jak-inibitori, che sono spesso in grado di agire già nel giro di poche settimane, eliminando subito il prurito. E poi, nei giorni successivi, anche le manifestazioni infiammatorie, le lesioni. In questo modo i pazienti tornano ad avere una cute normale, e senza più il prurito possono finalmente riposare e torna a vivere dopo mesi o anni”. Tuttavia, “la terapia va mantenuta – conclude Di Lernia – perché altrimenti la dermatite potrebbe ripresentarsi con una recidiva”. —[email protected] (Web Info)

Incidente nel beneventano, scontro tra scooter: morti due 17enni

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(Adnkronos) – Scontro tra due scooter, morti due 17enni in provincia di Benevento. La tragedia è avvenuta la scorsa notte in via Matilde Serao, a Montesarchio. I due ragazzi viaggiavano a bordo di un ciclomotore e sono morti in seguito a uno scontro con un altro motoveicolo alla cui guida si trovava un 16enne. Sul posto sono intervenuti il personale del 118 e i carabinieri che stanno ricostruendo la dinamica dell'incidente. Le due vittime erano di Rotondi, in provincia di Avellino. —[email protected] (Web Info)

Morgan: “Ho denunciato la Lucarelli per incitamento all’odio”

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(Adnkronos) – ''Ho denunciato Selvaggia Lucarelli per aver costruito violenza di massa contro l'essere umano che io sono. lo non sono incriminato di revenge porn ma di questo oggi vengo accusato da un popolo furioso che inneggia al rogo". Lo annuncia Morgan su Instagram, facendo riferimento agli articoli pubblicati su di lui da Selvaggia Lucarelli, poi postati sui profili social della giornalista. ''Selvaggia Lucarelli ha parecchie condanne a differenza mia che non ne ho – sottolinea il cantante – risponderà anche questa volta in tribunale della sua incitazione all'odio. Buona giornata'', conclude Morgan. —[email protected] (Web Info)