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Medicina, al via laurea in Odontoiatria al Campus Bio-Medico Roma

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(Adnkronos) – In occasione dell'avvio, a ottobre 2024, del nuovo corso di laurea magistrale in Odontoiatria e protesi dentale, l'Università Campus Bio-Medico di Roma apre le porte venerdì 12 luglio dalle ore 9.30 alle 12.30 a esperti italiani e di livello internazionale nel simposio 'Quali competenze e professionalità oggi e domani?'. L'appuntamento sarà l'occasione per un confronto a tutto campo sul presente e il futuro della professione dentistica attraverso le testimonianze e le voci di professionisti affermati, docenti universitari, istituzioni del mondo della formazione e della sanità e rappresentanti della professione. Tra i temi affrontati, riporta una nota: il ricambio generazionale e il rischio della mancanza di professionisti, la questione demografica nazionale e le difficoltà di accesso dei laureati alla professione, il confronto tra i costi e la democratizzazione delle cure, la modernità e la qualità degli studi dentistici in prospettiva, l'introduzione e l'utilizzo delle nuove tecnologie nelle cure, l'Italia e l'internazionalizzazione dell'odontoiatria.  La giornata si aprirà con i saluti della Capo di Gabinetto del ministero dell'Università e Ricerca, Marcella Panucci, del presidente dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, Carlo Tosti, e del suo rettore, Eugenio Guglielmelli. Il confronto – prosegue la nota – entrerà nel vivo con la tavola rotonda moderata dalla giornalista Irma D'Aria, alla quale parteciperanno Massimo Cordaro, direttore del Dipartimento Testa-collo e Organi di senso dell'Università Cattolica del Sacro Cuore; Vincenzo Di Lazzaro, preside della Facoltà dipartimentale di Medicina e Chirurgia dell'Università Campus Bio-Medico di Roma; Raffaella Docimo, ordinario del Dipartimento di Scienze chirurgiche dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Carlo Ghirlanda, presidente dell'Associazione nazionale dentisti italiani (Andi); Raffaele Iandolo, presidente della Commissione Albo odontoiatri nazionale Fnomceo; Giovanni Migliano, segretario Commissione Albo odontoiatri, Ordine provinciale di Roma; Umberto Romeo, direttore del Dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali, Sapienza Università di Roma, e Gerhard Seeberger, presidente dell'Associazione italiana odontoiatri (Aio). Seguirà un panel ricco di interventi curati da alcuni tra i più esperti professionisti dell'odontoiatria del panorama italiano e internazionale, sui temi: 'Chirurgia odontostomatologica tra oggi e domani' (Tiziano Testori, Adjunct Clinical Associate Professor, Department of Periodontics and Oral Medicine, University of Michigan); 'La formazione accademica italiana riferimento per l'Europa' (Gianluca Gambarini, presidente dell'European Society of Endodontics e professore ordinario Dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali, Sapienza Università di Roma); 'Ortodonzia tra oggi e domani' (Raffaele Schiavoni, medico chirurgo, specialista in ortognatodonzia, libero professionista); 'Implanto-protesi tra oggi e domani' (Gaetano Calesini, odontoiatria specialistica protesica ed estetica, libero professionista). Le conclusioni sono affidate ad Andrea Rossi, amministratore delegato e direttore generale dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. Iscrizioni al simposio al form: https://bit.ly/3RZ9YTh.  —[email protected] (Web Info)

Morbillo: Iss, 717 casi in primi 6 mesi, 151 a giugno in aumento rispetto a maggio

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(Adnkronos) – Dal 1 gennaio al 30 giugno 2024, in Italia, "sono stati notificati 717 casi di morbillo (24,3 casi per milione di abitanti), di cui 151 casi nel mese di giugno, in lieve aumento rispetto ai 131 casi del mese precedente". È quanto emerge dal numero di luglio 2024 del bollettino periodico 'Morbillo & Rosolia News' curato dalla sorveglianza epidemiologica nazionale del morbillo e della rosolia. Sono 17 le Regioni e province autonome "che hanno segnalato casi dall’inizio dell’anno, di cui sei (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia) hanno riportato complessivamente l’81,6% dei casi. La Regione Abruzzo ha registrato l’incidenza più elevata (64,6 per milione). L’89,5% dei casi era non vaccinato e un ulteriore 5,5% era non completamente vaccinato", sottolinea il report.  "L’età mediana dei casi segnalati è pari a 31 anni; oltre la metà dei casi, infatti, sono adolescenti o giovani adulti non vaccinati e un ulteriore 23,8% ha più di 40 anni di età. Tuttavia, l’incidenza più elevata è stata osservata nei bambini sotto i 5 anni di età e sono stati segnalati 34 casi in bambini di meno di un anno di età, troppo piccoli per essere vaccinati. Sono stati segnalati casi tra operatori sanitari (55 nel 2024) e trasmissione in ambito sanitario e nosocomiale. Il 32,8% dei casi ha sviluppato almeno una complicanza, tra cui sono stati registrati anche 91 casi di polmonite e un caso di encefalite", conclude il report.  —[email protected] (Web Info)

Sanità: medici in fuga da Ssn, boom contratti temporanei e stipendi in picchiata

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(Adnkronos) – Dal 2012 al 2022 "è aumentato in sanità il ricorso al lavoro a tempo determinato e interinale (dal 2012 al 2022 un balzo del +75,4%), e tra il 2015 e il 2022 le retribuzioni dei medici nella pubblica amministrazione sono diminuite, in termini reali, del 6,1%. La spesa per lavoro a tempo determinato, consulenze, collaborazioni, interinale e altre prestazioni di lavoro sanitarie e sociosanitarie provenienti dal privato è stata pari a 3,6 miliardi di euro nel 2022, con un incremento del +66,4% rispetto al 2012". Sono alcuni dei dati presentati oggi nel nuovo Rapporto Fnomceo-Censis, 'Il necessario cambio di paradigma nel Servizio sanitario: stop all'aziendalizzazione e ritorno del primato della salute', presentato questa mattina a Roma in occasione del convegno 'Dall'economia al primato della persona', organizzato dalla stessa Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.  Dall'indagine è emerso che sono ormai "9 italiani su 10 a dichiararsi convinti e preoccupati del fatto che il vincolo di bilancio è stato troppo a lungo il re incontrastato delle decisioni relative alla spesa pubblica per la sanità". Ben l'85% dei connazionali ritiene opportuno investire per restituire attrattività al lavoro degli operatori sanitari. Contratti precari e basse retribuzioni sono tra i motivi che rendono poco attraente rimanere nel Servizio sanitario nazionale, così medici e infermieri puntano alla fuga all'estero. "Le diffuse esperienze degli italiani, di liste di attesa molto lunghe per l'accesso a prestazioni sanitarie nelle strutture pubbliche o del privato accreditato, e il relativo inevitabile ricorso al privato puro per accorciare i tempi di accesso, o anche quelle in strutture e servizi intasati e non in linea con gli standard attesi di qualità, hanno reso drammaticamente attuale l'urgenza sociale di un diverso approccio alla sanità", ricorda la Fnomceo della nota di commento all'indagine.  "La necessità di intervenire rapidamente attraendo nuovi medici e trattenendo quelli in servizio – avverte – è resa più stringente dal fatto che negli ultimi 24 mesi, direttamente o tramite familiari il 44,5% degli italiani ha sperimentato situazioni di sovra-affollamento in reparti ospedalieri o strutture sanitarie", come risulta dal report. "Sono esperienze condivise dal 44,7% nel Nord-Ovest, dal 39% nel Nord-Est, dal 45,5% nel Centro e dal 46,8% al Sud-Isole. Il moltiplicarsi di aggressioni ai medici – si osserva – non è altro che la trasformazione del medico stesso nel capro espiatorio di contesti difficili ed eventuali prestazioni non in linea con le aspettative. Secondo l'84,3% degli italiani, le aggressioni ai medici sono un'emergenza su cui occorre intervenire con provvedimenti urgenti ed efficaci".  Dalla ricerca Fnomceo-Censis, emergono indicazioni operative molto precise: "Avere più medici con retribuzioni più gratificanti in linea con quelle di un numero consistente di Paesi europei; impegnare più risorse pubbliche per ampliare la capacità di erogare prestazioni e accogliere pazienti in una sanità alle prese con gli effetti dell'intenso invecchiamento della popolazione", sottolinea la Federazione nazionale Ordini medici.  Secondo la Fnomceo, "il potenziamento sostanziale del finanziamento pubblico è una sorta di precondizione ineludibile, tuttavia non esaurisce la gamma di problematiche da affrontare poiché, a questo stadio, quel che va rimesso in discussione è un approccio di fondo, culturale e operativo, troppo a lungo egemone nella sanità italiana. E' l'approccio aziendalistico – registra la federazione – in cui il rispetto di vincoli di bilancio prevale su criteri di valutazione fondati sulla necessità e l'appropriatezza delle prestazioni per la tutela della salute dei cittadini e che, di conseguenza, pone il medico in posizione subordinata rispetto ai responsabili economico-finanziari della sanità". Dall'indagine emerge comunque che "quasi il 92% degli italiani considera la sanità per tutti quale motivo di orgoglio per il Paese e distintività a livello internazionale. Anche per questo, l'83,6% dichiara esplicitamente che, dopo l'esperienza traumatica del Covid, si aspettava molte più risorse e un impegno più intenso per potenziare la sanità". In particolare,"il 92,5% degli intervistati indica come urgenza suprema procedere all'assunzione di medici e infermieri nel Ssn. Mentre l'84,5% è convinto che avere troppi medici con contratti temporanei indebolisce la sanità. Per l'87,2% è quindi prioritario migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni dei medici, proprio perché li considerano la risorsa più importante della sanità". Secondo Filippo Anelli, presidente Fnomceo, "è necessario un nuovo paradigma che metta al primo posto la centralità assoluta della tutela della salute, della prevenzione e del follow-up, introducendo i principi del governo clinico nella gestione delle risorse e l'attribuzione ai medici di un ruolo essenziale in questi processi decisionali. Bisogna passare da un modello che vede la definizione delle risorse come primo atto, per poi passare a massimizzare la redditività per cercare di centrare gli obiettivi di efficienza assistenziale, ad uno che invece definisce prima gli obiettivi di salute e gli strumenti assistenziali per poi individuare tutte le risorse necessarie".  —[email protected] (Web Info)

Estate: rischio ipertensione in alta montagna, campagna in 50 rifugi

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(Adnkronos) – Occhio alla pressione in alta montagna. "Studi recenti dell'Istituto Auxologico italiano e dell'università di Milano-Bicocca hanno chiaramente dimostrato come la pressione arteriosa salga in modo significativo durante l'esposizione ad alte quote (sopra i 2.500 metri), iniziando a modificarsi anche ad altitudini attorno ai 1.800-2.000 metri". Un aumento che sperimentano sia le persone sane sia chi già soffre di ipertensione arteriosa, avverte l'Auxologico in vista della Giornata dell'ipertensione arteriosa nei rifugi di montagna.  Per sensibilizzare gli amanti della montagna sugli effetti collaterali dell'ascesa in quota, e sull'importanza di mantenere la pressione controllata a tutela della salute cardiovascolare, torna la campagna di sensibilizzazione promossa da Club alpino italiano (Cai), Società italiana dell'ipertensione arteriosa (Siia) e Società italiana di medicina di montagna (Simem), con il sostegno organizzativo dell'Istituto Auxologico italiano di Milano e di UniMiB. L'iniziativa coinvolgerà 50 rifugi alpini e appenninici del Cai in 14 regioni tra il 6 luglio e il 10 agosto. Nella maggior parte dei rifugi l'appuntamento è per domenica 14 luglio (l'elenco completo con le relative date è disponibile online su www.cai.it/organo_tecnico/commissione-centrale-medica). I frequentatori potranno sottoporsi a diversi test e rispondere in forma anonima a un questionario utile a fini di ricerca. Secondo il ministero delle Salute, si stima che a soffrire di ipertensione arteriosa sia circa il 18% degli italiani, con una prevalenza che cresce progressivamente all'aumentare dell'età fino a superare il 50% dopo i 74 anni. Va poi aggiunta un'ampia quota di sommerso, perché ancora troppi ipertesi non sanno di esserlo. Non a caso l'ipertensione viene chiamata "'il killer silenzioso' per la sua asintomaticità", ricordano gli esperti dell'Auxologico. E' "ancora oggi il principale fattore di rischio per malattie cardiovascolari e morte in tutto il mondo", quindi "per prevenire eventi cardiaci e cerebrali spesso fatali o invalidanti occorre prestare maggiore attenzione al comportamento della pressione arteriosa in diverse condizioni della nostra vita quotidiana". Anche in vacanza, specie sui monti.  La campagna di sensibilizzazione e prevenzione 'La pressione arteriosa in montagna', spiegano dall'Auxologico, si propone dunque di "promuovere nelle numerose persone con o senza problemi cardiovascolari che, soprattutto in estate, salgono in montagna la consapevolezza sulle reazioni dell'apparato cardiovascolare a quote moderate e alte". Ma l'obiettivo è anche "effettuare una semplice, ma importante raccolta di dati per la ricerca scientifica sul comportamento della pressione arteriosa in montagna e sul profilo individuale di rischio cardiovascolare tra gli escursionisti". A questo scopo, nei rifugi aderenti all'iniziativa "sono state individuate postazioni dove gli escursionisti potranno ricevere informazioni sul rapporto tra pressione arteriosa e montagna, misurare pressione arteriosa, frequenza cardiaca e saturazione di ossigeno nel sangue, e compilare un breve questionario. Non solo contribuendo alla ricerca scientifica (in modo anonimo), ma anche verificando in modo semplice e rapido la propria situazione cardiovascolare e la propria reazione alla esposizione a quote moderate o alte". "Questa iniziativa è nata grazie allo sforzo congiunto della Siia, della Simem e della Commissione centrale medica del Cai ed è stata sperimentata con successo in alcuni rifugi alpini e appenninici già a partire dal 2016. L'iniziativa rispecchia pienamente la principale missione delle organizzazioni promotrici: aumentare la consapevolezza di tutti sui rischi legati all'ipertensione e promuovere la sicurezza in montagna", dichiarano Gianfranco Parati, già presidente della Siia; Maria Lorenza Muiesan, presidente Siia; Carla D'Angelo, presidente della Commissione centrale medica del Cai, e Giacomo Strapazzon, presidente della Simem. Parati, direttore scientifico di Auxologico e presidente eletto della Lega mondiale contro l'ipertensione, anche quest'anno intende "diffondere in tutto il mondo questa iniziativa italiana, come esempio di attività semplice, ma efficace per aumentare la nostra sensibilità verso la prevenzione delle malattie cardiovascolari". "I frequentatori della montagna durante l'estate sono in costante crescita da diversi anni – osserva la vicepresidente generale del Cai, Laura Colombo – Questa giornata assume dunque un'importanza crescente, edizione dopo edizione, per diffondere la consapevolezza sulle reazioni dell'apparato cardiovascolare alle quote moderate e alte, e per promuovere di conseguenza la frequentazione dei territori montani in ragionevole sicurezza". D'Angelo evidenzia che "le informazioni raccolte in questa occasione costituiscono un'esclusiva in questo settore, visto l'elevato numero degli aderenti registrato negli anni scorsi. Con questa giornata, il Cai intende mandare a tutti i frequentatori della montagna un importante messaggio sull'importanza della tutela della propria salute e della prevenzione". —[email protected] (Web Info)

Covid, allarme Oms: “Scesa copertura vaccinale sanitari e over 60, nuova dose dopo 12 mesi”

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(Adnkronos) – "I dati mostrano che la copertura vaccinale anti-Covid è diminuita tra gli operatori sanitari e le persone over 60 anni, che sono due dei gruppi più a rischio". E' l'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità che raccomanda che le persone appartenenti ai gruppi a più alto rischio ricevano una immunizzazione entro 12 mesi dall'ultima dose.  "Il Covid-19 ancora oggi fa registrare ogni settimana una media di 1.700 decessi a livello globale". Così il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel punto stampa da Ginevra sulle emergenze sanitarie globali.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

Sanità, ospedalità privata: “Aggiornare tariffe e sbloccare tetti spesa”

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(Adnkronos) – "Sanità pubblica e sanità privata concorrono a fornire il Servizio sanitario nazionale: questo vuol dire che entrambe si devono far carico di risolvere i problemi, a partire dalle liste d'attesa". Lo ha detto Michele Vietti, presidente Acop (Associazione coordinamento ospedalità privata), nel corso dell'assemblea nazionale di Acop che si è tenuta a Roma, nella sede di Confcommercio. "Ovviamente – ha aggiunto – ci vogliono le risorse. Questo vuol dire che la sanità privata non può essere inchiodata a tariffe ferme da oltre 12 anni, con tetti di spesa che non consentono una vera e libera competizione nell'interesse del cittadino utente".  Dello stesso avviso Domenico Mantoan, direttore generale Agenas, per il quale "il sistema è in crisi perché alcuni elementi si sono inceppati: le tariffe andrebbero aggiornate perché nel frattempo le spese sono aumentate".  Rassicurazioni sono arrivate dal ministro della Salute, Orazio Schillaci: "Dobbiamo guardare al privato accreditato come un alleato della sanità pubblica. Nel decreto liste d'attesa abbiamo previsto esplicitamente che nei Cup unici regionali confluiscano anche tutte le offerte disponibili da parte delle prestazioni del privato accreditato". La cosa importante, come ha sottolineato Rocco Bellantone, presidente dell'Istituto superiore di sanità, "è che tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, seguano le stesse regole e garantiscano gli stessi livelli di assistenza. Ecco perché Iss sta elaborando linee guida e buone pratiche fondamentali per un’azione comune".  
Michele Camisasca, direttore generale Istat, ha evidenziato come "i dati indicano un aumento della migrazione ospedaliera, con un numero minore di posti letto nel Mezzogiorno che richiede interventi correttivi".  
Francesco Albergo, direttore operativo Lum, ha spiegato come "il sistema tariffario è assolutamente inadeguato e resterà tale finché non si determineranno esattamente i costi delle prestazioni sanitarie. Occorrono linee guida a livello ministeriale che impongano alle Regioni regole comuni per la contabilità analitica, controllo di gestione e flussi dei dati informatici".  Infine Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato, ha lanciato un allarme sullo stato di salute del sistema sanitario: "Non possiamo rinviare una profonda riforma della sanità. E' evidente che senza il contributo del privato accreditato saremmo al collasso. Dobbiamo ripensare il sistema, anche alla luce dell'invecchiamento della popolazione, garantendo un accesso alle cure fondato sulla prossimità".  —[email protected] (Web Info)

Welfare, Guidi (FdI): “No a mito della guarigione, giustifica esperimenti spericolati”

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(Adnkronos) – "Non bisogna avere l'ansia di guarire, e poi guarire da cosa? Dal male di vivere, da un tumore, da una malattia dell'animo o del corpo? L'importante è dare la certezza laica e leggera di curare e magari di guarire. Sbagliato poi parlare di malattie incurabili, semmai bisogna dire inguaribili ma curabili perché essere certi di non far sentire sola la persona che soffre è un nostro compito. Il mito della guarigione ci attanaglia troppo l'anima e giustifica qualsiasi spericolato esperimento. Fondamentali, invece, sono leggerezza, serenità e un rapporto paritetico tra chi cura e chi viene curato. La cura deve servire non solo a chi sta male ma anche a chi assiste la persona malata per aumentare le libertà, l'autodeterminazione, la possibilità di decidere un po' di più della sua vita". Lo ha detto il senatore Antonio Guidi (FdI), ex ministro della Famiglia e oggi membro della X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato intervendo al nuovo appuntamento Adnkronos Q&A 'La cura delle persone', al Palazzo dell’Informazione, in occasione della Giornata mondiale della popolazione.  —[email protected] (Web Info)

Arte e Fashion di Benito Macerata, 18 luglio a Forte dei Marmi opere dedicate ad Alpemare di Bocelli

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(Adnkronos) – Il 2024 per l’artista marchigiano Benito Macerata (già fashion designer per alcuni brand della moda italiani ed internazionali) si può definire senza alcun dubbio un anno di grazia. Iniziato a Dubai con l’esposizione di opere presso la Galleria Oblong e proseguito a maggio con una presentazione alla prestigiosa Columbus Citizens Foundation di New York dove Macerata ha raccontato la sua storia davanti ad una platea interessata di italoamericani che hanno anche potuto apprezzare alcuni suoi dipinti ed oggetti decorati, giovedì 18 luglio raggiungerà un altro traguardo ambizioso con la realizzazione di un grande evento presso lo Stabilimento Balneare Alpemare di Forte dei Marmi, recentemente eletto “il più esclusivo beach club d’Italia”. Grazie alla gentile ospitalità della famiglia Bocelli, l’artista potrà esporre le sue opere contando su un parterre internazionale di altissimo livello. Grazie alla collaborazione con M Mode, Benito Macerata porterà nove “opere prime” tutte dedicate al mare e coglierà l’occasione per lanciare una linea di abbigliamento ed accessori per l’estate in esclusiva “Alpemare by Benito Macerata” che prevede una t-shirt (nei colori Tiffany e bianco), un costume da bagno maschile, una pochette ed un porta carte di credito in pelle (questi ultimi prodotti da artigiani pellai marchigiani). Prevista la presenza di numerosi esperti collezionisti d’arte oltre a molti ospiti del mondo della moda e del giornalismo. —[email protected] (Web Info)

Farmaceutica, Palou de Comasema (Merck Italia): “Programmi di supporto per dipendenti”

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(Adnkronos) – "Dobbiamo aiutare il bilancio tra vita personale, familiare e professionale". Si tratta di trovare il modo per poter "aiutare i nostri dipendenti e collaboratori" quando "si trovano ad affrontare dei momenti difficili nella propria vita familiare". Su questo, "abbiamo, per esempio, un piano di cura per gli anziani, un programma di benessere psicologico non solo per i dipendenti, ma per tutta la famiglia". Lo ha detto Ramón Palou de Comasema, presidente e amministratore delegato Healthcare di Merck Italia, partecipando oggi al nuovo appuntamento Adnkronos Q&A 'La cura delle persone', in corso al Palazzo dell'Informazione, in occasione della Giornata mondiale della popolazione. Tutti "conosciamo persone, famiglie, che hanno un problema" nell'avere dei figli. "Questo, a livello personale, è uno dei maggiori stress – osserva Palou de Comasema – Come Merck, leader nel trattamento dell'infertilità, pensiamo che questa non è solo una responsabilità a livello sociale, ma anche nei confronti dei nostri dipendenti. Per questo lanciamo a livello globale un programma, 'Fertility Benefit', aperto ai 61mila dipendenti a livello mondiale, con cui Merck supporta non solo finanziariamente, ma anche psicologicamente, tutto il processo per aiutare questa famiglia, questo nostro dipendente, con problemi di fertilità" a coronare il suo sogno. Nel considerare il bilancio tra vita personale e familiare, "dobbiamo pensare a come sviluppare le persone, la loro professionalità – aggiunge Palou de Comasema – In Merck lo sforzo che facciamo è definire una carriera professionale personalizzata: tutti abbiamo un programma individualizzato. Abbiamo la Merck University, un programma a livello globale, dove Merck Italia partecipa con un programma di aiuto per i dottorati in Italia. L'altro punto è assicurare un programma di inclusione e di diversificazione. E qui non parliamo solo a livello di una diversificazione di genere. Per me è un orgoglio che il 54% dei nostri dipendenti siano donne, ma più importante è che, nei 5 siti italiani, 4 hanno come direttori delle donne". Un altro punto è l'internazionalità: "In Merck abbiamo più di 12 diversa nazionalità che lavorano con noi. Il terzo elemento di diversificazione è a livello generazionale. Noi dobbiamo trovare il modo per incrementare il valore delle diverse generazioni. Abbiamo un programma che si chiama 'Future' – conclude – il cui obiettivo non è solo attrarre le nuove generazioni, ma come trovare la sinergia tra le diverse generazioni". —[email protected] (Web Info)

Scuola, smartphone vietato? Il pediatra: “Ok nelle prime 2 ore”

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(Adnkronos) –
Dall'anno prossimo niente più smartphone a scuola per i ragazzini delle elementari e delle medie, nemmeno per uso didattico. L'ultimo annuncio del ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, trova contrario il pediatra Italo Farnetani che nel dicembre 2022 aveva invece sostenuto la circolare con cui lo stesso ministro limitava il divieto agli utilizzi non didattici. Adesso l'esperto non solo dice no alla nuova stretta, ma si spinge oltre fino a lanciare una proposta: "In classe – dichiara il medico all'Adnkronos Salute – i docenti dovrebbero insegnare come usare i telefonini, e più in generale Internet, in modo corretto". E "dovrebbero farlo all'inizio della giornata, nelle prime 2 ore di scuola, quando la mente non è ancora pronta" alla teoria, "a recepire le nozioni più complesse, ma è già pronta" alla pratica, "a svolgere operazioni concrete". E allora fino alle 10 'lezione di smartphone', è l'idea del professore ordinario di Pediatria dell'Università Ludes-United Campus of Malta. "Se è giusto che durante le lezioni lo smartphone non possa essere usato per attività extrascolastiche che esulano dall'apprendimento", secondo lo specialista "è corretto usarlo come strumento didattico", in linea con "il cambiamento e le nuove esigenze della società". Farnetani osserva infatti che "lo smartphone è diventato il principale strumento elettronico di utilizzo quotidiano, molto più di tablet e Pc" ormai messi all'angolo. "Basta guardarsi intorno per rendersene conto". Ecco perché lo smartphone dovrebbe essere usato come mezzo di apprendimento e diventare addirittura 'materia'. Cioè "la scuola, nell'ambito del suo compito formativo – sostiene il pediatra – dovrebbe insegnare" a "bambini e adolescenti nativi digitali, ma ad oggi essenzialmente autodidatti", qual è "il corretto utilizzo della Rete e delle risorse elettroniche dello smartphone".  Insegnando il buon uso di Internet e smartphone in classe, "si contribuirà alla digitalizzazione della società con benefici per l'efficienza del Paese", è l'auspicio di Farnetani. "Il docente in maniera organica, con professionalità e didattica adeguata, formerà una nuova generazione digitale", prospetta il medico dei bimbi. "La scuola – è il messaggio – dovrebbe inserire lo smartphone fra gli 'attrezzi' del suo programma formativo, prevedendo un opportuno bilanciamento con gli altri strumenti di apprendimento. Sarà anche un modo per proteggere i giovanissimi dal cattivo utilizzo di Internet e dai rischi associati – riflette l'esperto – per insegnare loro a riconoscere i siti autorevoli e attendibili da quelli che non lo sono e che possono rappresentare un pericolo". Il pediatra boccia poi il ritorno al vecchio diario sul quale segnare i compiti assegnati. "Che senso ha – si chiede – in una società ormai basata sulla digitalizzazione, in cui si è dematerializzata gran parte della comunicazione e dell'archiviazione, dove anche la Pubblica amministrazione si orienta verso il risparmio della carta?". Per Farnetani, "al contrario, è bene insegnare agli alunni a memorizzare i compiti su supporto elettronico. Sarà per loro una grande palestra per i futuri impegni lavorativi. Mi domando infatti quante persone oggi in Italia usano l'agenda cartacea e quante quella elettronica". Fra l'altro, "oggi anche il dialogo tra i genitori degli alunni e con la scuola avviene attraverso la Rete. Basti pensare che ogni classe ha un suo gruppo WhatsApp", anzi uno solo quando va bene. Insomma, "la scuola – conclude il medico – deve tenere il passo con la società, essere attenta ai suoi cambiamenti e adattarsi perché avvengano nel modo migliore".  —[email protected] (Web Info)