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Mare, Rapporto nazionale: economia in Italia vale 178 mld euro pari al 10,2% del Pil

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(Adnkronos) – Con 227.975 imprese e 1.040.172 di occupati, l’economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 64,6 miliardi di euro, che, se si considera il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 178,3 miliardi di euro, pari al 10,2% del Pil nazionale. E’ quanto emerge dal XII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare a cura di Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare, Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato oggi a Roma, presso la Sala Longhi di Unioncamere alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. Un settore in netta crescita in ogni suo aspetto. Cresce il valore aggiunto diretto con un +15,1%, pari a due volte la crescita media italiana si ferma al 6,9%. Cresce il valore aggiunto complessivo di quasi un punto percentuale rispetto a quanto rilevato dall’XI Rapporto del 2023. Cresce il moltiplicatore, pari quest’anno a 1,8, a fronte dell’1,7% della scorsa rilevazione. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia. Crescono gli addetti, con un aumento occupazionale del 6,6%, pari a quasi quattro volte quello registrato nel Paese (1,7%). Rimane, invece, stabile il numero delle imprese. Come ogni anno, la dodicesima edizione del Rapporto, punto di riferimento nazionale ed europeo nella definizione del valore della Blue Economy italiana, ha messo sotto la lente di ingrandimento i diversi settori che compongono la forza produttiva ‘blu’: le filiere dell’ittica e della cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, l’industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e passeggeri, la ricerca, regolamentazione e tutela ambiente.  —[email protected] (Web Info)

Jaan Roose fallisce l’impresa: sullo Stretto di Messina su slackline cade e il record sfuma

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(Adnkronos) –
Tre ore di camminata sul nastro per attraversare lo Stretto di Messina, ma l'impresa di Jaan Roose non va in porto. L'atleta della Red Bull, su una slackline di 1,9 cm di larghezza, sospesa a 200 metri sul livello del mare, dopo quasi 3 ore ma e a circa 80 metri dall'arrivo in Sicilia è caduto rendendo nullo il primato mondiale. Roose si è poi rimesso sulla fune e ha completato comunque il percorso. Roose è partito alle ore 8.30 del versante calabrese, a Santa Trada (Villa San Giovanni), ad un'altezza di 265 metri (misura superiore al più alto grattacielo italiano). L'arrivo in Sicilia, dopo oltre 3,5 chilometri, era fissato a Torre Faro (Messina) ad un'altezza di 230 metri, per riuscire a stabilire il nuovo record mondiale di slackline, migliorando il precedente primato di quasi un chilometro.  Seppur in 2 tempi, Roose è il primo uomo ad attraversare lo Stretto di Messina su una slackline. La traversata del tratto di mare tra Sicilia e Calabria rappresentava una sfida sportiva monumentale e audace per molti motivi, dalla distanza enorme, alle difficili condizioni atmosferiche, fino alle complesse difficoltà ambientali: la slackline è infatti stata tesa tra i piloni dell’ex elettrodotto dello Stretto, con punti a diverse altezze, creando un dislivello che ha richiesto, ancor di più, una precisione assoluta. Per l’unicità delle caratteristiche dell’impresa, fino all’ultimo non si poteva effettivamente sapere il momento della partenza. I controlli sul corretto montaggio dell’infrastruttura (destinata a essere completamente rimossa al termine della traversata, per lasciare i luoghi esattamente com’erano prima) si sono protratti con cura maniacale fino all’ultimo istante, così come il monitoraggio rigoroso dei parametri atmosferici. Una volta ricevuto il “good to go”, però, lo spazio per ogni ragionamento si è concluso e tutto è stato rimesso a Jaan, seguito con occhio vigile dal resto del team. "Mi sento ‘jaantastic’, sono super contento, un po' stanco e provato… ma ragazzi, ho fatto la storia, ho camminato per 3,6 km sullo Stretto di Messina! È stata una lunga camminata, piena di sorprese dall'inizio alla fine, ho avuto qualche difficoltà, ma il tempo è stato buono, mi aspettavo più vento", ha detto alla fine del tentativo. —[email protected] (Web Info)

Ue, Ungheria assicura: “Nessuna iniziativa per revoca nostra presidenza”

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(Adnkronos) – "Non sono al corrente di iniziative volte a cambiare la rotazione della presidenza" del Consiglio Ue. Lo dice il ministro degli Affari Europei dell'Ungheria, Janos Boka, in conferenza stampa a Bruxelles nella sede della Rappresentanza Permanente magiara presso l'Ue, a proposito delle indiscrezioni secondo le quali 15 Paesi Ue avrebbero intenzione di proporre di togliere la presidenza di turno a Budapest, dopo le missioni condotte da Viktor Orban in Russia e Cina.  Boka ricorda che tra gli Stati dell'Ue "non c’è alcun protocollo fissato per coordinare le visite. Ci sono visite bilaterali delle quali non siamo informati: non c’è un protocollo concordato che dobbiamo rispettare. Il coordinamento non è sempre possibile, specie nel caso di visite così delicate. Il primo ministro Viktor Orban ha informato" il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e i capi di Stato e di governo "in uno spirito di cooperazione, dopo le visite, anche se non era suo obbligo" farlo. La presidenza ungherese del Consiglio Ue, aggiunge poi il ministro degli Affari Europei ungherese, non ha "alcuna indicazione" che suggerisca che gli altri Stati membri dell'Ue possano boicottare i lavori del semestre, inviando rappresentanti di basso livello ai Consigli informali in Ungheria. "Finora non abbiamo avuto alcuna indicazione da parte di Stati membri che il livello di rappresentanza fosse dovuto a ragioni politiche – risponde Boka – non abbiamo avuto alcun messaggio simile da parte degli Stati membri". Anzi, osserva basandosi sui "numeri" che ha con sé, nei primi informali "la maggioranza degli Stati membri ha inviato rappresentanti politici, gli altri hanno mandato funzionari. Non è una rappresentanza di basso livello". Al contrario, aggiunge, "se guardiamo ad alcuni Consigli pomeridiani, la presenza agli informali era migliore di non pochi Consigli formali". Per l'Ungheria "una sola cosa è importante: gli incontri del Consiglio sono significativi e richiedono una rappresentanza di alto livello", conclude.   "Non c'è alcuna connessione" tra la visita in Russia del primo ministro e presidente di turno del Consiglio Ue Viktor Orban e il bombardamento di un ospedale pediatrico di Kiev da parte dei russi, che è avvenuto poco dopo. Lo sostiene il ministro degli Affari Europei ungherese Janos Boka, in conferenza stampa nella sede della Rappresentanza Permanente magiara presso l'Ue a Bruxelles. Il ministro si dice "profondamente scosso e commosso" per l'attacco, che ha provocato almeno 29 morti e che "sottolinea solo la necessità che dobbiamo fare il possibile" per porre fine alla guerra in Ucraina.   —internazionale/[email protected] (Web Info)

Ti scappa la pipì e non hai i soldi per il caffè? Ecco come fare

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(Adnkronos) –
E' possibile usufruire del bagno di un locale senza consumare? La risposta breve è no: di norma il bagno nei locali pubblici è riservato a chi consuma nel locale stesso e quindi ne diventa cliente. Ma anche se questa risposta potrebbe risultare scontata per molte persone, la questione è stata oggetto di diversi dibattiti. A fare il punto è l'Unione nazionale consumatori.  Un locale pubblico non è un bagno pubblico: a chiarirlo la sentenza del Tar Toscana, n. 691 del 18/2/2010, risultato di un ricorso contro la delibera del Consiglio comunale di Firenze, n.69 del 24 luglio 2007, che all’art. 29, comma 3, imponeva ai locali pubblici di garantire l’uso a titolo gratuito del bagno 'a chiunque ne facesse richiesta'. La sentenza del Tar Toscana afferma che 'l’eccessiva gravosità economica' dell’obbligo di fornire gratuitamente l’uso del bagno potrebbe comportare una limitazione della libertà di iniziativa economica, in violazione dell’art. 41 Cost.  La prova di questa gravosità, indica la sentenza, “si coglie agevolmente nel fatto che l’erogazione dello stesso servizio da parte del Comune (tramite la predisposizione di bagni pubblici) è onerosa e non gratuita” e che quindi “il Comune di Firenze pretende di imporre ai privati di rendere a titolo gratuito una prestazione che, allorché venga resa dal Comune medesimo, è, invece, a titolo oneroso”. Il diritto di usufruire dei servizi igienici dei locali pubblici è quindi riservato a chi consuma, mentre i bagni pubblici sono a disposizione di tutti e prevedono una tariffa fissa per essere utilizzati. I locali pubblici sono obbligati ad avere un bagno a norma e funzionante e questo riguarda tutti gli esercizi con un’attività di somministrazione di alimenti e bevande che prevedono una sosta da parte di chi consuma, come bar, ristoranti, pizzerie, trattorie, tavole calde, self service, fast food, birrerie, pub, enoteche e simili. Non è invece obbligatorio nei locali in cui è previsto solo l’asporto o dove il consumo è immediato, come pizzerie d’asporto, rosticcerie o gelaterie. Il fatto che i locali pubblici debbano avere un bagno, però, non significa che chiunque abbia diritto a usufruirne.  La normativa di riferimento è il Tulps, Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza, che nell’art. 137 indica che “il gestore di un pubblico esercizio non può rifiutarsi di mettere la sua toilette a disposizione di un cliente pagante senza giustificato motivo”. Per essere considerati clienti paganti non esiste un importo minimo: anche acquistando il prodotto con il prezzo più basso, la persona diventa cliente pagante del locale e in quanto tale ha il diritto di usufruire del bagno. I locali commerciali tuttavia non possono imporre una tariffa fissa per utilizzare il bagno, poiché non è possibile chiedere un corrispettivo per un servizio che non è l’oggetto della propria attività. Chi gestisce un locale può impedire l’uso del bagno a un cliente? Secondo il Tulps questo è possibile solo in caso ci sia un 'giustificato motivo'. Ma poiché per legge chi detiene un pubblico esercizio ha l’obbligo di avere sempre un bagno a norma e funzionante, gli unici possibili giustificati motivi sono l’inagibilità temporanea o il fatto che il bagno sia occupato, sempre temporaneamente, da un’altra persona. 
Chi possiede un esercizio di somministrazione e non ha un bagno a norma e funzionante è sanzionabile. Il consumatore o la consumatrice a cui è impedito l’uso del bagno perché non presente o perché inagibile può chiamare la polizia municipale per una verifica. Nel caso in cui effettivamente il bagno risultasse non esistente o non a norma e/o funzionante, chi possiede l’esercizio di somministrazione dovrà pagare una multa. Le norme citate finora hanno validità se non esistono singoli regolamenti comunali che stabiliscono come devono comportarsi gli esercenti. Ad esempio il Comune di Parma, con il Regolamento per la Convivenza approvato con Delibera di Consiglio comunale n. 37 del 27/05/2014, obbliga i gestori ad “assicurare la piena ed effettiva fruibilità ed efficienza dei servizi igienici interni ai locali (consentendone l’utilizzo gratuito al pubblico)” e a impegnarsi “a comunicare all’interno del locale, attraverso apposito cartello segnaletico, la piena ed effettiva fruibilità a titolo gratuito, dei servizi igienici”.  Tuttavia, salvo diversa indicazione del singolo regolamento comunale, i bagni dei locali pubblici sono riservati ai clienti. —[email protected] (Web Info)

Farmaceutica, innovazione e collaborazioni strategiche: la ricetta di J&J per la medicina del futuro

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(Adnkronos) – Oltre 20 nuove terapie e 50 indicazioni terapeutiche per i farmaci già approvati: questo il futuro di Johnson & Johnson da qui al 2030. "Da 138 anni, la missione di Johnson & Johnson è quella di trasformare la vita di milioni di persone, aprendo la strada alla medicina del futuro, attraverso la ricerca e lo sviluppo di terapie innovative che possano rispondere concretamente ad alcune delle malattie più devastanti al mondo", afferma Alessandra Baldini, direttrice medica Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia. La forte vocazione dell'azienda per l'innovazione è dimostrata anche dalle 6 nuove designazioni Fast track e di Breakthrough Therapy ricevute dal 2021 a oggi – riporta una nota – e dall'oltre 60% di programmi di sviluppo dedicati a farmaci primi della loro classe per meccanismo d'azione o via di somministrazione.  "L'innovazione non è solo nelle terapie che noi di Johnson & Johnson sviluppiamo e mettiamo a disposizione di clinici e pazienti – sottolinea Baldini – ma anche nel nostro approccio che consiste nell'affiancare alla ricerca interna acquisizioni e collaborazioni strategiche in aree terapeutiche di nostro interesse. Ad oggi, con un ruolo sempre più importante della medicina di precisione, quale strumento per rispondere al meglio ai bisogni di cura dei pazienti, stiamo cambiando il paradigma dello sviluppo delle soluzioni terapeutiche, passando da un focus sulla malattia a quello su un determinato meccanismo d'azione in tutti gli ambiti clinici in cui risulta rilevante".  L'impegno di Johnson & Johnson nella ricerca clinica è stato al centro della terza giornata della Johnson & Johnson Week 'Insieme verso la medicina del futuro', la settimana di eventi e incontri con clinici, associazioni pazienti, istituzioni, università e centri di ricerca pensata per immaginare le prossime evoluzioni della sanità italiana. 
Nel 2023 – si legge nella nota – Johnson & Johnson ha investito solo in Italia oltre 25 milioni di euro, di cui oltre il 40% (circa 10 milioni) nell'area della ricerca e sviluppo. Nello stesso anno l'azienda ha avuto all'attivo 114 studi clinici, di cui il 70% in fase 3 e 4, coinvolgendo quasi 1.000 centri in 19 regioni italiane e oltre 5mila pazienti con malattie che rientrano nelle aree terapeutiche dell'oncologia, immunologia, neuroscienze e altri ambiti quali malattie cardiovascolari e infettive. "Investire e promuovere la ricerca clinica – evidenzia Baldini – significa dare concretamente ai pazienti la possibilità di avere accesso a terapie innovative spesso con anni di anticipo rispetto alla loro effettiva disponibilità sul mercato, con un possibile un miglioramento precoce della loro condizione clinica e della qualità di vita, non solo loro, ma anche delle loro famiglie. Per noi di Johnson & Johnson è fondamentale la qualità di vita dei pazienti, al punto da aver incluso questo parametro all'interno dei questionari di tutti i nostri studi clinici". Tenere in considerazione le necessità dei pazienti è ritenuto sempre più la chiave per sviluppare e rendere disponibili terapie appropriate e adattate alle loro esigenze di cura. "Il coinvolgimento dei pazienti in tutte le fasi di sviluppo dei farmaci è una risorsa fondamentale per la ricerca clinica – sostiene Paola Kruger, Accademia del paziente esperto Eupati- Solo chi vive con una certa malattia può sapere cosa significhi affrontare la quotidianità con determinati sintomi e assumendo le terapie. Ascoltare la loro esperienza e i loro bisogni contribuisce alla scoperta, allo sviluppo e alla valutazione di nuovi farmaci davvero efficaci, perché permette alla comunità scientifica di conoscere i loro bisogni e le loro priorità. Nessuno meglio del paziente può riferire quale sia il peso di una terapia e il suo impatto in termini di qualità di vita, andando al di là di ciò che i ricercatori possono rilevare sull’efficacia del farmaco".  Rendere centrale il ruolo del paziente all'interno di uno studio clinico è uno strumento anche per favorirne la loro partecipazione. "Grazie alla trasformazione digitale nella ricerca clinica, è possibile venir incontro e favorire i pazienti nelle sperimentazioni – rimarca Lorenzo Cottini, consigliere e coordinatore gruppo di lavoro ricerche cliniche Afi – Associazione farmaceutici industria e Country Director Evidenze – Ad esempio, ci sono gli studi clinici decentralizzati che permettono di spostare le attività della ricerca verso il domicilio del paziente o in strutture più prossime, con una conseguente riduzione di tempi e costi, oltre che un miglioramento della qualità di vita e dell’esperienza del paziente".  "Ad oggi – aggiunge Cottini – ancora molto può essere fatto per una loro completa implementazione. Esistono limiti legati soprattutto alla necessità di aggiornare e modernizzare i quadri normativi, che non riguardano in realtà solo l’ambito dei trial clinici decentralizzati, ma in generale la ricerca clinica italiana. Seppur abbiamo assistito sicuramente a un miglioramento rispetto al passato, in Italia ci sono ancora ostacoli da abbattere. Per questo, potremmo prendere esempio da Paesi come la Spagna che hanno puntato molto sulla ricerca, intervenendo sia da un punto di vista di semplificazione normativa, sia a livello culturale".  In ambito oncologico, "la ricerca italiana è in una situazione discreta all'interno del panorama europeo per quanto riguarda la disponibilità di studi clinici in oncologia – osserva Silvia Novello, professore ordinario di oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell'Università di Torino, responsabile Divisione Oncologia medica all'Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano e presidente di Walce – Women Against Lung Cancer in Europe – Il report di Luce del 2018 indicava infatti l'Italia fra i Paesi europei con il maggior numero di trial attivi per le targeted therapies, così come per l'immunoterapia, insieme a Francia, Regno Unito, Spagna e Germania. Ci sono sicuramente alcune barriere, tra cui pochi fondi, a cui spesso si può accedere con procedure complesse e timeline non ottimali; percorsi formativi articolati e non competitivi rispetto ad offerte lavorative alternative; normative non facilitanti".  "Proprio in questo contesto – aggiunge – si colloca la collaborazione fra centri di ricerca ed imprese che può rappresentare uno strumento per un miglioramento dello scenario della ricerca in Italia, ad esempio, grazie al supporto economico, alla condivisione di professionisti e di competenze, a disegni di progettualità comuni che impediscano ridondanze tra gli studi e ottimizzino tempi e risorse".  Sempre con l'obiettivo di promuovere l'innovazione, Johnson & Johnson affianca alla ricerca interna acquisizioni e collaborazioni strategiche con centri di ricerca e aziende impegnate in aree terapeutiche di interesse. Dal 2021 – ricorda la nota – l'azienda ha attivato oltre 80 partnership. Tra queste spicca quella con Humanitas del 2023, che porterà a realizzare diversi progetti, tra i quali l'impiego di occhi artificiali ottenuti con stampa in 3D da parte di Humanitas University, che potranno essere usati per scopi formativi dai medici per l'utilizzo di terapie geniche per trattare alcune malattie ereditarie alla retina. "Con molto piacere abbiamo annunciato oggi il protocollo d'intesa tra Humanitas e Johnson & Johnson. Questa collaborazione permetterà di implementare e integrare le nostre competenze, rendendo possibile una velocizzazione dell’innovazione con ricadute importanti sulla didattica e sulla ricerca, che sono i pilastri dell'ospedale e dell'università Humanitas", conclude Maurizio Cecconi, direttore Scuola di specializzazione Anestesia, vicepresidente Medtec School, Humanitas University, vice direttore scientifico per la Ricerca clinica, capo del Dipartimento di Anestesia e Terapia intensiva, Irccs Istituto clinico Humanitas. —[email protected] (Web Info)

Buckingham Palace apre ai visitatori la sala dell’iconico balcone

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(Adnkronos) – Buckingham Palace apre le porte della sua ala est ai turisti, che avranno così la possibilità di avvicinarsi all'iconico balcone dal quale si affaccia la famiglia reale nelle occasioni più importanti. Per la prima volta in assoluto, dalla prossima settimana, la sala centrale dietro il famoso balcone del palazzo reale sarà infatti aperta ai visitatori. Resteranno però chiuse le porte finestre, permettendo così ai visitatori di vedere il panorama che i reali ammirano, ma senza potersi affacciare. I circa seimila biglietti che erano stati messi i vendita ad aprile per visitare l'ala orientale di Buckingham Palace erano andati esauriti nel giro di poche ore. ''L'idea di avere un balcone a Buckingham Palace è stata del principe Alberto, perché lo vedeva come un modo per consentire alla famiglia reale di entrare in contatto con la gente. Ed è esattamente così che, in un certo senso, continua a essere utilizzato nelle occasioni importanti'', ha spiegato a Sky News Caroline de Guitaut, sovrintendente delle opere d'arte del re. Il balcone ''cominciò a essere utilizzato durante il regno della regina Vittoria, dal 1851 per salutare le truppe che partivano per la guerra di Crimea e accoglierle al loro ritorno", ha aggiunto. L'ala est del palazzo reale è stata costruita tra il 1847 e il 1849 per ospitare la famiglia della regina Vittoria. Il complesso inglobò l'ex residenza reale aperta a forma di ferro di cavallo. Negli ultimi cinque anni è stata sottoposta a lavori di ristrutturazione. Più di 3.500 opere d'arte sono state rimosse per essere conservate in modo sicuro. Circa 47mila assi del pavimento sono state rimosse e riposizionate. Le visite guidate dell'ala est condurranno i visitatori lungo gran parte del corridoio principale lungo 73 metri e includeranno il salotto giallo e la sala centrale dietro il balcone. Nel salotto giallo c'è un camino in stile orientale proveniente dalla residenza sul mare di Giorgio IV, il Brighton Pavilion. Tra i pezzi forti della sala centrale figurano un lampadario in vetro recentemente restaurato, la cui forma ricorda un fiore di loto, e due arazzi cinesi in seta imperiali del XVIII secolo, donati alla regina Vittoria dall'imperatore cinese Guangxu nel 1897. Nella sala da ballo i visitatori potranno infine ammirare il nuovo ritratto di re Carlo, realizzato dall'artista Jonathan Yeo. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Roma, rapina con sparatoria al centro commerciale Roma Est: rubano gioielli e fuggono

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(Adnkronos) – Rapina con sparatoria oggi, 10 luglio, al centro commerciale Roma Est della Capitale. Nel corso dell'assalto a una gioielleria al centro commerciale di via Collatina i banditi hanno sparato colpi di pistola e la guardia giurata ha risposto al fuoco. Non ci sono feriti.  I due rapinatori hanno portato via i gioielli che erano negli espositori e sono fuggiti.  Individuata dalla polizia l'auto usata durante il colpo. Il veicolo, una Fiat Punto, è stato trovato abbandonato in via Luigi Crocco intorno alle 12. —[email protected] (Web Info)

Sharon Stone ha perso milioni di risparmi dopo l’ictus del 2001: il racconto

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(Adnkronos) –
L'attrice statunitense Sharon Stone ha rivelato che le persone "si sono approfittate" finanziariamente di lei mentre si stava riprendendo da un ictus quasi fatale. Nel 2001, la star di Basic Instinct ha subito un ictus che le ha provocato un'emorragia cerebrale durata nove giorni, costringendola ad allontanarsi da Hollywood per sette anni per riprendersi completamente. "La gente si è approfittata di me in quel periodo", ha dichiarato l'attrice a The Hollywood Reporter. "Avevo risparmiato 18 milioni di dollari grazie a tutto il mio successo, ma quando sono tornata a controllare il mio conto in banca, erano tutti spariti. Il mio frigorifero, il mio telefono: tutto era a nome di altre persone. Non avevo soldi". Nonostante le difficoltà, l'attrice 66enne ha scelto di concentrarsi sugli aspetti positivi. "Ho deciso di restare presente e di lasciar andare. Ho deciso di non aggrapparmi alla malattia, all'amarezza o alla rabbia", ha spiegato. "Se mordi il seme dell'amarezza, non ti lascerà mai. Ma se mantieni la fede, anche se quella fede è grande quanto un granello di senape, sopravviverai. Quindi, ora vivo per la gioia. Vivo per uno scopo" .
 
L'ictus ha cambiato radicalmente il funzionamento del cervello della Stone. "Un monaco buddista mi ha detto che mi ero reincarnata nel mio stesso corpo. Ho avuto un'esperienza di morte e poi mi hanno riportata indietro. Ho sanguinato nel cervello per nove giorni e il mio cervello è stato spinto in avanti. Non era posizionato nella mia testa dove era prima. E mentre ciò accadeva, tutto è cambiato. Il mio senso dell'olfatto, la vista, il tatto. Non ho potuto leggere per un paio d'anni. Molte persone pensavano che sarei morta." In precedenza, la Stone aveva rivelato che i medici pensavano che stesse "fingendo" quella che si è rivelata essere un'emorragia cerebrale derivante dalla rottura di un'arteria vertebrale. Nel 2023, ha raccontato alla rivista Vogue: "Si sono persi con il primo angiogramma e hanno deciso che stavo fingendo. Il mio migliore amico li ha convinti a darmene un secondo e hanno scoperto che avevo un'emorragia nel cervello, in tutta la zona subaracnoidea e che la mia arteria vertebrale era rotta. Sarei morta se mi avessero rimandato a casa". L'attrice ha detto che assume farmaci ogni giorno per affrontare la balbuzie e le gravi convulsioni cerebrali. Attualmente, Sharon Stone è membro del consiglio della Barrow Neurological Foundation negli Stati Uniti, che tratta "condizioni devastanti del cervello e della colonna vertebrale". —[email protected] (Web Info)

Sanità, Pani (Sifo): “Per malattie croniche pelle puntare su reti dermatologiche”

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(Adnkronos) – "Sarà molto importante che le reti regionali per le malattie dermatologiche nelle Regioni siano armonizzate anche per favorire l'aderenza terapeutica in modo da ridurre gli sprechi e aumentare l'efficacia e la sicurezza delle cure. L'altro elemento è l'accesso alle terapie. In queste reti potrà essere anche inserita una modalità nuova di dispensazione del farmaco, ovvero l'home delivery, che potrebbe, insieme a delle strumentazioni di facile accesso, sto pensando a delle App, essere integrata alla consegna del farmaco al paziente, in modo da aumentare l'aderenza terapeutica". Così all’Adnkronos Salute Marcello Pani, segretario nazionale Sifo, Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici in occasione dell’incontro 'Equity Group – Malattie croniche della pelle' che si è svolto a Roma alla presenza di esperti, specialisti dermatologi, associazioni di pazienti e società scientifiche. —[email protected] (Web Info)

Sanità, dermatologo Bianchi: “Per chi ha malattie pelle ok farmaci male assistenza”

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(Adnkronos) – "Le malattie infiammatorie croniche cutanee sono tali perché si correlano in maniera importante e significativa a comorbidità sistemiche. Nonostante esistano farmaci innovativi come i biosimilari che agiscono su vari target, il percorso di cura del paziente è sempre complesso: il primo accesso avviene dal medico di medicina generale che lo invierà allo specialista sul territorio. È complesso anche il percorso nell’hub ospedaliero, nell'istituto centrale dove i pazienti accedono a questi farmaci di unica prescrizione, attraverso piani terapeutici. Un iter ancora più difficoltoso per i pazienti di fuori regione e che non hanno la possibilità di accedere agevolmente a una prescrizione ad una terapia corretta". Così all’Adnkronos Salute Luca Bianchi, responsabile Uosd Dermatologia del Policlinico Tor Vergata Roma, in occasione dell’incontro 'Equity Group – Malattie croniche della pelle' che si è svolto a Roma alla presenza di esperti, specialisti dermatologi, associazioni di pazienti e società scientifiche. I "farmaci ci sono – spiega Bianchi – ma la possibilità di controlli della spesa finora non ha reso disponibile la terapia a livello territoriale. Ovviamente, abbiamo differenze regionali notevoli. Nella mia Regione, ovvero il Lazio, probabilmente potrebbe essere rivista la possibilità di accesso ai farmaci che ormai occupano i primi piani nelle linee guida di terapia. Per quanto riguarda i biosimilari, farmaci estremamente vantaggiosi dal punto di vista economico, potrebbe esserci un uso più condiviso di questi farmaci creando degli accessi dedicati grazie alla condivisione dei dati tra il medico di medicina generale e lo specialista". Nella presa in carico del paziente, "potrebbe aiutare la diagnosi attraverso la telemedicina – sottolinea lo specialista – La telemedicina in campo dermatologico è all'avanguardia. La mia Unità al Policlinico di Tor Vergata è stata tra le prime ad utilizzare questo strumento. Tuttavia, abbiamo la necessità di vedere il paziente spesso o episodicamente in presenza perché per meglio valutare la lesione clinica" conclude.  —[email protected] (Web Info)