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Ddl Nordio, ok dalla Camera con 199 sì: è legge

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(Adnkronos) – La Camera dei deputati ha dato il via libera in via definitiva al ddl Nordio con 199 voti a favore, 102 voti contrari e nessun astenuto. "L’approvazione di questo ddl rappresenta una svolta nel rafforzamento delle garanzie per gli indagati e una mano tesa a tutti i pubblici amministratori, che non avranno più paura di firmare. Di questo importante risultato desidero ringraziare tutti i parlamentari, i colleghi di Governo e l’intero staff del Ministero”, ha detto il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. "La giustizia compie un passo importante verso la tutela dei diritti e delle garanzie dei cittadini. Si tratta di una riforma che rappresenta l'avvio di una stagione che si completerà con la separazione delle carriere dei magistrati. I valori, le idee di Silvio Berlusconi sono quelle contenute negli articoli di questo disegno di legge che rappresenta il primo traguardo di una serie di battaglie condotte da Forza Italia negli anni. Con lo spirito di chi vuole una giustizia veramente giusta, andremo avanti con le prossime riforme", dichiara Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera di Fdi. Anche per il deputato di Forza Italia e Sottosegretario di Stato al Mit, Tullio Ferrante, "l'approvazione del ddl Nordio rappresenta una svolta storica con la quale si pone un argine alle distorsioni del sistema giudiziario che per troppi anni hanno inquinato la vita del Paese, dei cittadini e delle istituzioni, introducendo principi basilari di civiltà giuridica. Come Forza Italia siamo orgogliosi di questo traguardo e continueremo a batterci per varare le riforme sulla giustizia, con l'obiettivo di garantire finalmente il diritto al giusto processo", scrive "E' un primo passo, limitato e con deroghe. Ma è anche un segno politico dell'approccio del nostro gruppo nei confronti dei provvedimenti del governo", ha detto Enrico Costa (Azione) nelle dichiarazioni di voto alla Camera. Poco dopo è intervenuto in aula Roberto Giachetti (Iv), che ha annunciato il voto "convintamente a favore di questo provvedimento".   Questa mattina a Radio24 Nordio aveva ribadito che "è una premessa sbagliata" dire che l'abolizione dell'abuso d'ufficio "sia un colpo a lotta corruzione, chi lo dice sa benissimo che l'abuso d'ufficio non ha nulla a che vedere con la corruzione" che "riguarda soldi che vengono pagati". Il reato d'abuso d'ufficio "era così evanescente che poneva sotto indagine amministratori e sindaci per le questioni più svariate e su 5mila e passa processi instaurati ogni anno, che costavano la paralisi della Pa e la paura della firma ma anche la carriera politica e salute personale, non c'erano mai condanne. Abbiamo liberato 5mila e passa amministratori l'anno dalla paura della firma". "Avremo una velocizzazione della giustizia penale, i nostri tribunali sono intasati in buona parte di indagini assolutamente inutili, costose e dannose e la depenalizzazione di questi tipi di reato che non servono a nessuno e sono anzi un intralcio alla corretta amministrazione della giustizia, avranno anche un effetto benefico sull'efficienza", sottolinea il ministro. Infine sulla misura che prevede che "un tribunale collegiale deve esprimersi sull'emissione dell'ordinanza cautelare", Nordio ammette che "tutto questo può provocare alcune ragioni di incompatibilità nei tribunali piccoli dove ci sono pochi giudici, ma a questo abbiamo posto provvedimento con la soluzione di 250 magistrati nuovi".  Quanto alle intercettazioni, "la disciplina radicalmente non cambia, cambierà quando avremo fatto la riforma organica e completa delle intercettazioni". Nordio aggiunge che "l'Italia 10 giorni fa, con la sentenza Contrada, è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo". "Da noi l'articolo 15 della costituzione che tutela la riservatezza delle comunicazioni è stato stracciato e alcuni magistrati hanno intercettato persone che non erano indagate: su questo l'Europa ha fatto una sentenza umiliante per noi e la magistratura", sottolinea.  Rispondendo a una domanda sull'emendamento relativo allo stop al rinvio della detenzione per le donne incinte o con figli fino a un anno, il ministro spiega che "si tratta di coniugare la presunzione di innocenza, l'umanità della pena, con l'allarme sociale creato da certi tipi di reati. Questo allarme sociale è così diffuso perché tutti vedono le situazioni in cui si trovano le stazioni e certe persone dedite al delitto, soprattutto per reati contro il patrimonio come scippi e rapine, che non espiano la pena perché si tratta di donne incinte. Vi è da parte della donna uno sfruttamento della maternità quasi blasfermo perché diventa uno strumento per evitare una punizione". "Concordo in linea di massima, ma teniamo sempre presente che è il magistrato che decide volta per volta le misure da adottare", sottolinea.    —[email protected] (Web Info)

Salute, Corazza (Apiafco): “Diagnosi psoriasi tardiva per liste d’attesa e burocrazia”

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(Adnkronos) – "Per la diagnosi di una malattia cronica della pelle il cammino può essere lungo. Prima di tutto si va dal farmacista, poi dal medico di medicina generale, il quale se conosce bene la patologia si rende conto della gravità e lo indirizza da uno specialista. A volte per una diagnosi di psoriasi, piuttosto che di artrite psoriasica o vitiligine e dermatite atopica, a volte passa molto tempo anche per problemi burocratici, a causa delle liste d'attesa o di interlocutori incompetenti. Dipende da chi si incontra all'inizio. Il primo step è fondamentale perché dovrebbe evitare un pellegrinaggio tra vari medici a cui un paziente si sottopone (modificherei con deve rivolgere) pur di avere soddisfazione. Invece, le associazioni si battono affinché i pazienti possano seguire un percorso trasparente, rapido e sicuro nella struttura pubblica". Così all’Adnkronos Salute Valeria Corazza, presidente di Apiafco, Associazione psoriasici italiani, amici della Fondazione Corazza in occasione dell’incontro “Equity Group – Malattie croniche della pelle” che si è svolto a Roma alla presenza di esperti, specialisti dermatologi, associazioni di pazienti e società scientifiche. "Le cure soprattutto quelle topiche sono a carico dei privati (delle famiglie). Per quello che riguarda invece la cura di una forma grave di psoriasi, invece, il paziente deve accedere per forza di cose alla struttura pubblica dove sono disponibili i farmaci biologici". Le malattie croniche della pelle sono “patologie che ancora non hanno una dignità, nel senso che non vengono neanche calcolate dall'Istat. Coloro che si rivolgono alla nostra associazione sono milioni – conclude Corazza – In loro rappresentanza oggi posso dire che in questa sede non ci siamo sentiti dimenticati e questo è già una grande soddisfazione perché per quello che potevano fare qualche impegno è stato preso. Se non altro il rivederci e il riparlarne è molto importante".  —[email protected] (Web Info)

Sanità, Salutequità: “Cure ad ostacoli per 6 mln con malattie croniche pelle”

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(Adnkronos) – "In Italia si contano circa 15 milioni di pazienti con malattie della pelle, 6 milioni hanno una malattia infiammatoria cronica. Una comunità di pazienti che fa i conti tutti i giorni con tantissime difficoltà nelle cure. Dall'accesso alle terapie alle liste di attesa, alle disuguaglianze regionali, per questi pazienti curarsi è una corsa ad ostacoli. Una situazione davvero molto complessa che però non trova una risposta efficiente ed efficace da parte delle istituzioni ancora nel facilitare il percorso di cura". Così all’Adnkronos Salute Tonino Aceti, Presidente Salutequità in occasione dell’incontro 'Equity Group – Malattie croniche della pelle' che si è svolto a Roma alla presenza di esperti, rappresentanti delle istituzioni, specialisti dermatologi, associazioni di pazienti e società scientifiche. "Nella bozza del Piano nazionale della cronicità, che è stato anticipato poche settimane fa attraverso la stampa – fa notare Aceti – le malattie della pelle non rientrano tra le patologie oggetto del Pnc, come pure i Pdta, percorsi diagnostico terapeutico assistenziali, per queste patologie sono assenti. Registriamo esperienze in alcune Asl ma non c'è un Pdta di livello nazionale e di livello regionale. In più i pazienti non hanno reti dermatologiche sulle quali contare per accedere in modo appropriato, tempestivo e con equità alle cure di cui hanno bisogno".  Quindi "bisognerebbe lavorare fondamentalmente ad un Piano nazionale di cronicità che riconosca le patologie dermatologiche della pelle come patologie oggetto di intervento del Pdta e su reti dermatologiche perché questo garantirebbe un migliore accesso, una tempestività, un’appropriatezza, un’efficienza ed efficacia delle cure" conclude. —[email protected] (Web Info)

Sanità, 15 mln con malattie pelle: Salutequità ‘chiediamo inserimento nei Lea’

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(Adnkronos) – Il 25% della popolazione (15 milioni di italiani) convive con una patologia della pelle, circa 6 milioni fanno i conti con una malattia infiammatoria cronica. Condizioni dermatologiche acute (es. scabbia) e croniche (es. psoriasi, vitiligine) possono portare a stigmatizzazione sociale, scarsa qualità della vita e diminuzione della produttività lavorativa. Non solo, le malattie della pelle croniche autoimmuni si accompagnano a comorbidità e ad un aumento di fattori di rischio evitabili con efficaci e tempestivi interventi di diagnosi e cura. Nonostante la loro elevata incidenza e prevalenza, per queste patologie mancano dati di buona qualità. Anche nelle rilevazioni ufficiali di Istat e Iss sulla diffusione della cronicità non sono ricomprese le malattie croniche della pelle a differenza di diabete, ipertensione, infarto acuto del miocardio.  È quanto emerso in occasione dell’incontro 'Equity Group – Malattie croniche della pelle' che si è svolto a Roma alla presenza di esperti, specialisti dermatologi, associazioni di pazienti, rappresentanti delle istituzioni, politici ed esponenti delle professioni sanitarie coinvolte nell’assistenza, e realizzato grazie al contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb, Incyte, UCB Pharma. "Per questi pazienti aumentano difficoltà di accesso alle cure per mancanza di attenzione nella programmazione nazionale e regionale – afferma Tonino Aceti, presidente di Salutequità – Inoltre, abbiamo registrato una drastica riduzione delle visite dermatologiche del Ssn nel 2022. Le patologie croniche della pelle hanno pieno diritto di avere la stessa dignità delle altre patologie anche in termini di attenzione nei Piani di programmazione di riferimento, come quello per le cronicità. Servono dati, più accurati, ottenibili solo attraverso una maggiore consapevolezza dell’impatto che queste malattie hanno sulle persone e sul Ssn". La psoriasi – è stato ribadito nell'incontro – riguarda in Italia una persona su 10 con cronicità o multi-cronicità (1,8 milioni su 24 milioni). Colpisce circa il 3% della popolazione con importanti conseguenze sulla qualità della vita e le relazioni sociali. I costi annuali per paziente in Italia, considerando quelli sostenuti da Ssn e quelli out of pocket, sono 11.434 euro (International Federation of Psoriasis Associations). Altra patologia la vitiligine, che colpisce l’1% della popolazione mondiale, finora non riconosciuta nei Lea e troppo spesso ancora considerata solo un mero difetto estetico di macchie sulla pelle. In realtà il 15,3% dei pazienti – hanno sottolineato gli esperti – presenta una o più condizioni autoimmuni: l’artrite reumatoide ha in questi pazienti una frequenza maggiore del 100%; i linfomi hanno un’incidenza maggiore di quattro volte; il lupus di 5 volte. La malattia autoimmune più frequente, presente in più di un caso su dieci di chi soffre di vitiligine, è l’ipotiroidismo, con un’incidenza maggiore di circa il 75% rispetto alla media nazionale. E chi ne è affetto ha una probabilità 5 volte maggiore di sviluppare depressione.  Stando ai dati sull’attività in intramoenia pubblicati dall’Agenas – è stato evidenziato durante 'Equity Group – Malattie croniche della pelle' – nel 2022 accedere a una visita dermatologica è stato più complicato rispetto al 2019 e persino rispetto al pieno periodo pandemico: le prestazioni a disposizione per gli assistiti ai fini di una diagnosi o di controlli nelle quattro rilevazioni annuali sono state 5154 (gli altri anni le rilevazioni erano 3 ndr) contro le circa 11.000 del triennio precedente, oltre la metà in meno rispetto ai 3 anni precedenti. Alert da non trascurare arriva dalla mancanza di attenzione nella programmazione nazionale, a partire dal nuovo Piano nazionale cronicità che nella bozza più recente le ha lasciate fuori dalla parte seconda: il risultato è all’assenza di Pdta regionali e di pochi Pdta aziendali (prevalentemente ospedaliero/universitari) su malattie diffuse come la psoriasi, la vitiligine, etc.  Ci sono anche segnali positivi: Parlamento e Regioni – secondo gli esperti – stanno dimostrando sensibilità politica rispetto alle malattie della pelle: mozioni, ordini del giorno, risoluzioni sono stati approvati, ma devono tradursi in atti vincolanti per garantire più equità per le persone con malattie croniche della pelle. Per questo motivo Salutequità – laboratorio italiano per l’analisi, l’innovazione e il cambiamento delle politiche sanitarie e sociali – ha delineato alcuni passaggi fondamentali: 1.accessibilità, tempestività e appropriatezza nell’accesso alle prestazioni per una presa in carico multidimensionale, capace di prevenire le complicanze e favorire l’aderenza grazie al supporto psicologico e alla telemedicina; 2. tutele e capacità di stare al passo con i tempi dei Lea; 3. semplificazione ed efficienza organizzativa. "È necessario non solo l’aggiornamento dei Lea – rimarca Aceti – per introdurre patologie e prestazioni indispensabili per un trattamento al passo con i tempi, ma anche avere tempi certi della relativa attuazione. Quelli del 2017 sono ancora al palo". Per superare le difficoltà nell’accesso le Regioni hanno messo in campo iniziative diverse. L’Osservatorio di Salutequità ha rilevato che ad esempio il Veneto ha attivato un avviso pubblico per l’attribuzione di incarichi individuali per specialisti in dermatologia e venereologia, fissando in deroga ai regimi tariffari ordinari, una remunerazione oraria fino a un massimo di 100 euro lordi omni-comprensivi per il personale medico, fino a 60 euro per il personale del comparto sanitario e 40 euro per gli specializzandi.  La Puglia ha, invece, puntato sulla istituzione della rete dermatologica regionale ed il tavolo tecnico regionale in dermatologia per razionalizzare e implementare l’assistenza sanitaria, mettendo in rete ospedale e territorio; definire Pdta e indicatori per misurare volumi, qualità ed esiti; supportare un piano di comunicazione sulle malattie della pelle. Attualmente sembra avere una battuta d’arresto.  I consigli regionali di Lombardia, Abruzzo, Lazio, Liguria, hanno promosso iniziative per attivare reti dermatologiche regionali, riconoscere nei Lea patologie come la vitiligine e migliorare la presa in carico delle persone con psoriasi. Diversi i provvedimenti per favorire appropriatezza prescrittiva in Piemonte, Calabria, Sicilia, Veneto, Emilia Romagna. La Sicilia ha istituito un tavolo tecnico regionale per la psoriasi e fa riferimento nel Piano della rete territoriale di assistenza, alla dermatologia come ambito su cui lavorare a reti regionali e Pdta. —[email protected] (Web Info)

Studio Aidomus-It: il 90% dei pazienti promuove l’assistenza infermieristica domiciliare

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(Adnkronos) –
L’assistenza domiciliare infermieristica funziona: il 91,7% dei pazienti è soddisfatto e la promuove. Nelle Asl le Case della comunità sono ancora poco diffuse (solo nel 27,3% delle aziende), va un po’ meglio per i servizi di sanità digitale (presenti nel 57,1% delle Asl), ma il 92,2% garantisce comunque le cure a domicilio con personale infermieristico. Sono i principali risultati della prima analisi sull’assistenza infermieristica domiciliare in Italia Aidomus-It – ‘Il contributo dell’infermieristica per lo sviluppo della territorialità’ – condotta per 10 mesi del 2023 dal Cersi, Centro di eccellenza per la ricerca e lo sviluppo dell’infermieristica, che ha raccolto ed elaborato i dati su mandato della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). 
L’indagine a cui hanno aderito 77 Asl su 110, pari al 75,3% della popolazione italiana, è articolata in tre sezioni: la prima rivolta ai dirigenti delle professioni sanitarie per analizzare gli aspetti organizzativi dell’assistenza domiciliare; la seconda agli infermieri, per rilevare le caratteristiche professionali, della loro attività lavorativa e delle condizioni di lavoro; la terza, rivolta ai pazienti per rilevare la qualità e la soddisfazione dell’assistenza ricevuta. Quasi la totalità dei pazienti – si legge in una nota – promuove l’assistenza ricevuta a casa: il 91,7% dichiara di essere sempre stato trattato con cortesia e rispetto dagli infermieri, l’86% di aver percepito che si stessero sempre prendendo cura di loro, l’83,3% di essere stato ascoltato attentamente, l’82% di essere stato sempre informato dagli infermieri su tempi e modi del loro intervento. Una valutazione complessiva sull’assistenza domiciliare ricevuta, espressa con voti da 0 a 10, ha meritato una media di 9,3 (con una punta del 9,4 negli anziani). 
Il numero medio di attività erogate per Asl è 10,1 su 17. Il percorso per il paziente oncologico è presente nel 40,3% delle strutture e le attività per i pazienti cronici sono erogate dal 74% delle Asl, mentre quelle per gli utenti con disabilità dal 59,7%. I servizi di infermieristica di famiglia e di comunità sono erogati dal 68,8% delle aziende mentre, il 26% delle Asl li codifica come ‘infermiere di prossimità’. La metà circa delle Asl eroga consulenze infermieristiche specialistiche e i servizi di sanità digitale risultano presenti in oltre la metà delle aziende (51,9%), di cui il 26% con attività di Teleassistenza. 
In quasi tutte le Asl sono inoltre garantite le attività di assistenza erogate dagli infermieri: prelievi ematici, medicazioni semplici e avanzate, somministrazione di farmaci, gestione di device, educazione terapeutica, sanitaria, formazione dei caregiver, monitoraggio e misurazioni delle condizioni di salute, valutazione delle condizioni familiari, cure palliative, procedure clinico assistenziali come gestione del catetere vescicale, gestione della nutrizione/dei dispositivi per la somministrazione di nutrizione enterale. Nelle cure domiciliari sono 49,5, su mille abitanti, gli over 65 presi in carico: 16,8 hanno gravi limitazioni per disabilità e 8,2 hanno patologie croniche.  Più di 8 infermieri su 10 (83,8%) ha dichiarato di essere soddisfatto o molto soddisfatto del proprio lavoro: solo il 20,1%, se potesse, lascerebbe il lavoro nei successivi 12 mesi. Circa un terzo dichiara un carico di lavoro medio-alto mentre il 10,3% lo ritiene elevato. Rispetto al clima del gruppo di lavoro e la possibilità di erogazione di cure sicure, il 65,8% ha riportato punteggi migliori, con una media di 76,9. Rispetto alle condizioni psicosociali nei luoghi di lavoro, il 65,8% ha riferito una criticità media. Un infermiere su 5 dichiara di averne subito uno negli ultimi 12 mesi, ma il 36,9% ne ha subito tre o più nello stesso arco di tempo. Grazie alla capillarità delle rilevazioni, lo studio Aidomus ha potuto calcolare il costo giornaliero di un infermiere che opera nel servizio di cure domiciliari, comprendente il tempo speso a domicilio (circa 24 minuti ad accesso), quello per raggiungerlo, per ritornare presso la struttura e per le attività di back-office. Il valore, considerando 6,84 accessi/pazienti al giorno, è di 138,73 euro. L’adeguatezza delle stime di costo è stata comparata e confermata anche dall’analisi di 12 capitolati di gara a livello nazionale in 10 Regioni italiane da cui risulta che il costo giornaliero di un infermiere (anche considerando il costo-orario medio appaltato dalle Asl secondo capitolato di gara) è di 152,12 euro per 6,64 accessi. Quindi, se la gestione delle cure territoriali è a carico del Ssn si registra un risparmio e la sostenibilità economica si racchiude in una duplice azione: il valore dell’assistenza domiciliare infermieristica erogata e il mancato costo di ricoveri ripetuti di anziani e fragili. Lo studio inoltre consente di valorizzare economicamente il reale valore delle attività assistenziali svolte dall’infermiere al domicilio della persona: rapportandole al tariffario ambulatoriale del 2023, il valore della produzione garantita dagli infermieri è pari a 636,31 euro/giorno. Ne consegue che, in caso di mancata erogazione strutturata del servizio e ulteriore carenza infermieristica, si rischia di non poter garantire adeguatamente tali prestazioni in regime pubblico e convenzionato, costringendo il cittadino al ricorso all'out of pocket. Anche per questo la Fnopi ritiene necessario e strategico investire sulla professione infermieristica, sostenendola a tutti i livelli. “I dati organizzativi dello studio – afferma il Comitato centrale Fnopi – sottolineano la necessità di delineare modelli organizzativi condivisi ed efficaci, basati soprattutto sulle necessità delle differenti categorie di pazienti. I diversi livelli di staffing e skill mix condizionano l’efficienza della risposta del sistema assistenziale. È auspicabile – prosegue – l’implementazione di modelli che prevedano il coinvolgimento di infermieri con formazione specifica nelle cure territoriali”, data anche la soddisfazione espressa dall’utenza. “L’indagine condotta sulla soddisfazione degli infermieri rispetto al proprio lavoro – sottolinea Fnopi – impatta sulla ‘retentio’ degli infermieri stessi e dimostra una maggiore attrattività del setting domiciliare specifico. I dati rilevati sulle missed care (cure mancate) permetteranno, con approfondimenti futuri, di determinare i predittori delle nursing missed care sul territorio (anche riferiti alla singola attività) con ricadute positive sui costi dell’assistenza in termini di re-ricoveri impropri. Attraverso le strutture, per ora scarse, quali case della comunità o unità di degenza infermieristiche, sarebbe possibile incrementare la quantità e la complessità degli interventi erogati in ambito territoriale, senza il coinvolgimento delle strutture ospedaliere, con un evidente impatto in termini di risposte ai problemi di salute del cittadino e di riduzione dei costi sanitari. Oggi la distribuzione della tipologia di servizi disponibili e delle relative risorse – conclude la Federazione – non sembra essere sempre in linea con la densità abitativa e dunque con le richieste della popolazione, contrariamente a quanto sottolineato dalla letteratura riguardo alla necessità di adattare il più possibile i modelli alle esigenze dell’utenza”. —[email protected] (Web Info)

Cina, trovato con 100 serpenti vivi nel pantaloni: arrestato

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(Adnkronos) – Oltre 100 serpenti vivi infilati nelle tasche dei pantaloni. Così un uomo è stato fermato in Cina, mentre cercava di attraversare il valico di frontiera tra Hong Kong e Shenzhen. A riferirlo le autorità doganali del Paese. "Dopo l'ispezione, gli ufficiali doganali hanno scoperto che le tasche dei pantaloni indossati dal passeggero erano piene di sei sacchetti di tela con coulisse e sigillate con nastro adesivo", si legge nella dichiarazione. "Una volta aperta, ogni borsa conteneva serpenti vivi di tutte le forme, dimensioni e colori", ha aggiunto. Nella dichiarazione si afferma che gli agenti hanno sequestrato 104 rettili, tra cui serpenti del latte e serpenti del grano, molti dei quali non erano specie autoctone. Un video mostra due agenti di frontiera che sbirciano all'interno di sacchetti di plastica trasparenti pieni di serpenti rossi, rosa e bianchi che si contorcono. L'uomo è stato accusato di contrabbando. La Cina è uno dei maggiori centri del traffico di animali al mondo, ma negli ultimi anni le autorità hanno preso misure severe contro il commercio illecito. Le leggi sulla biosicurezza e sul controllo delle malattie del Paese proibiscono l'importazione di specie non autoctone senza autorizzazione. "Coloro che infrangono le regole saranno ritenuti responsabili secondo la legge", ha affermato l'autorità doganale, senza specificare la punizione dell'uomo. —internazionale/[email protected] (Web Info)

Ucraina, Ft: “Componenti occidentali nei missili russi contro ospedale Kiev”

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(Adnkronos) –
Componenti occidentali sono usati nei missili da crociera russi Kh-101, scrive il Financial Times, citando una ricerca del 2022 e altre fonti. Un Kh-101 è stato usato lunedì contro l'ospedale pediatrico Okhmatdyt di Kiev in un attacco che ha provocato la morte di 6 civili, fra cui quattro bambini.  
Il Kh-101 era stato lanciato da un aereo: a bordo aveva un carico di esplosivi di diverse centinaia di chili, una tesi confermata dai diverse riprese video in cui si vedono le ali, la prua, la fusoliera e il motore esterno tipici del missile, ma che Mosca respinge come propaganda.  La produzione dei Kh-101 è aumentata di otto volte, dai 56 del 2021 ai 420 dello scorso anno (dati del Royal United Services Institute, Rusi). Nel 2022, sempre Rusi segnalava che per assemblare il missile venivano usate 31 componenti straniere, fra cui parti fornite dalle due aziende americane Intel e la Xilinx. Come spiegano gli esperti citati dal quotidiano britannico, altre componenti non per uso militare acquistare di fortuna dalla Russia sono poi causa di problemi per cui il 20% dei missili usati precipita. Le importazioni illegali avvengono attraverso la Cina.   Due persone sono morte e un'altra è rimasta ferita oggi, 10 luglio, in un attacco missilistico della Russia contro la regione di Odessa, in Ucraina. Lo ha denunciato via Telegram il governatore Oleh Kiper, come riporta Ukrinform. "Nella notte il nemico ha attaccato con missili la regione di Odessa – ha scritto Kiper – L'aggressore ha preso di mira l'infrastruttura portuale del distretto di Odessa. Purtroppo sono state uccise due persone, un agente della sicurezza e un autista di camion". Kiev fa sapere intanto di aver abbattuto 14 dei 20 droni kamikaze lanciati dalla Russia nella notte contro il territorio ucraino, insieme a cinque missili, compreso un Iskander-M e quattro Kh-59/Kh-69. I 14 droni Shahed – dice l'Aeronautica – sono stati abbattuti sulle regioni di Odessa, Mykolaiv, Kherson, Dnipro, Khmelnytsky, Cherkasy, Vinnytsia e Rivne.  Sul fronte russo invece gli agenti dell'Fsb, il Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa, fanno sapere di aver sventato un attacco dei servizi speciali ucraini contro tre ufficiali russi di alto rango a Mosca. Gli ordigni, riferisce l'agenzia di stampa Ria Novosti, erano stati nascosti in regali che andavano consegnati tramite corriere. "Il Servizio di Sicurezza Federale della Federazione Russa ha represso i tentativi dei servizi speciali ucraini di commettere atti terroristici contro tre militari di alto rango del ministero della Difesa della Federazione Russa nella città di Mosca", si legge nel comunicato. Nel dettaglio, i servizi segreti di Mosca hanno spiegato di aver arrestato un cittadino russo di 30 anni reclutato dall'intelligence militare ucraina. Attraverso i servizi di corriere, l'uomo aveva organizzato la consegna di tre potenti bombe, mascherate sotto le sembianze di regali, agli indirizzi delle residenze dei capi di dipartimento del ministero della Difesa. Le bombe avrebbero dovuto esplodere dopo che i corrieri avevano segnalato che i pacchi erano stati consegnati. L'uomo arrestato ha confessato di essere stato reclutato a maggio e di aver agito in cambio di denaro. Nei suoi confronti è stato aperto un procedimento penale con l'accusa di terrorismo e traffico illegale di esplosivi e di ordigni. L'indagine è in corso, scrive la Ria Novosti.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

‘Shrek 5’, è ufficiale: arriverà nelle sale a luglio 2026

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(Adnkronos) – Ora è ufficiale: "Shrek 5" è in fase di preparazione e arriverà nelle sale cinematografiche 16 anni dopo il quarto film di animazione della saga, "Shrek e vissero felici e contenti" (2010), che guadagnò al botteghino 752 milioni di dollari a livello mondiale. Universal e DreamWorks Animation hanno annunciato che il nuovo capitolo del franchise debutterà il 1° luglio 2026. Le star Mike Myers, Eddie Murphy e Cameron Diaz torneranno a dare le loro voci originali 25 anni dopo il primo "Shrek", diretto nel 2001 da Andrew Adamson e Vicky Jenson. Il ritorno di Antonio Banderas nei panni dell'esuberante felino Gatto con gli stivali non è ancora confermato. Il film, che è in fase di sviluppo da molto tempo, avrà come regista Walt Dohrn, che ha lavorato come sceneggiatore nel secondo e terzo film della serie e come responsabile della storia del quarto. Brad Ableson ("Minions 2 – Come Gru diventa cattivissimo" e "Cattivissimo me 4") sarà il co-regista, mentre la produttrice di "Shrek e vissero felici e contenti" Gina Shay, e l'amministratore delegato di Illumination, Chris Meledandri, saranno i produttori esecutivi. Nello scorso mese di giugno Eddie Murphy si era lasciato sfuggire di aver già iniziato a registrare le voci per "Shrek " e di voler realizzare un film spinoff su Ciuchino. "Abbiamo iniziato 4 o 5 mesi fa a fare 'Shrek 5'. Ho già registrato il primo atto e lo finiremo quest'anno", aveva dichiarato l'attore in un’intervista alla rivista "Collider"". "Shrek sta per uscire e anche Ciuchino avrà un film tutto. Quindi faremo uno Shrek e un film su Ciuchino", aveva rivelato Murphy. Il franchise di "Shrek" ha prodotto quattro film tra il 2001 e il 2010. Il film originale "Shrek" ha trasformato la DreamWorks Animation in uno studio al top con un incasso mondiale di 487 milioni di dollari. E sempre "Shrek" è stato il primo vincitore di un Oscar nella categoria dei film d'animazione. "Shrek 2" ha incassato 928 milioni di dollari. Entrambi i film hanno concorso per la Palma d'Oro al Festival di Cannes. "Shrek 3"e "Shrek e vissero felici e contenti" sono riusciti a incassare rispettivamente 813 milioni di dollari e 752 milioni di dollari in tutto il mondo. Anche entrambi gli spinoff del "Gatto con gli stivali" sono stati un successo nelle sale, incassando rispettivamente 555 milioni di dollari e 484 milioni di dollari.  Come riportato da "Variety" nel 2018, Universal Pictures ha incaricato il produttore Chris Meledandr di supervisionare la rinascita delle serie di "Shrek" e dello spinoff "Il Gatto con gli stivali". Il guru dell'animazione era stato categorico all'epoca sulla necessità di non alterare le performance vocali del franchise, che ha riconosciuto essere la chiave del successo dei film di "Shrek". —[email protected] (Web Info)

Si tuffa nell’Adda e scompare, riprendono le ricerche

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(Adnkronos) – Riprendono oggi le ricerche del bagnante di cui nel tardo pomeriggio di ieri si sono perse le tracce dopo essersi tuffato sul fiume Adda, in via Isola Ponti, nel comune di Cassano d'Adda. Il Comando di Milano perlustrerà le acque attraverso gli esperti dei nuclei SAF ( fluviale ), SAPR ( sistema aeromobile a pilotaggio remoto ) e TAS ( topografia applicata al soccorso ). Le forti correnti del fiume Adda, com'è noto anche per altre recenti circostanze, non rendono facili le attività di soccorso. Del bagnante non si ha ancora una identità precisa: l'unica traccia è uno zainetto rinvenuto sulla sponda del fiume dove si sarebbe tuffato. Potrebbe trattarsi di un giovane di nazionalità egiziana. Ai soccorsi partecipano anche i carabinieri di Cassano d'Adda. —[email protected] (Web Info)

Energia, alleanza industriale Edison Webuild per lo sviluppo dei pompaggi idroelettrici in Italia

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(Adnkronos) – Edison e Webuild hanno sottoscritto un accordo programmatico per lo sviluppo dei progetti di pompaggio idroelettrico, infrastrutture altamente strategiche per la transizione ecologica e la sicurezza energetica nazionale. In base all’accordo, Edison e Webuild avviano una stretta collaborazione, per la definizione e realizzazione dei progetti relativi al pompaggio di Pescopagano (PZ) in Basilicata e di Villarosa (EN) in Sicilia sviluppati da Edison. I due progetti di pompaggio sono parte della strategia di Edison per la crescita delle energie rinnovabili in Italia, che prevede di portare al 2030 la capacità green installata del Gruppo a 5 GW (dagli attuali 2 GW) e congiuntamente di realizzare almeno 500 MW di accumuli, in quanto strumenti necessari per non disperdere l’energia rinnovabile prodotta nei momenti di maggiore disponibilità e garantire la sicurezza della rete elettrica. Le due iniziative, oltre alla realizzazione di nuovi invasi e di importanti opere di ingegneria completamente sotterranee per assicurare la maggiore compatibilità con il territorio, prevedono l’utilizzo di invasi esistenti, sui quali dovranno essere attuati interventi volti a ripristinare la piena funzionalità delle infrastrutture incrementandone sia i livelli di sicurezza, sia i volumi di acqua immagazzinabili anche per ulteriori usi pubblici e per il contrasto alla siccità. I progetti di Pescopagano e di Villarosa sono in attesa della conclusione degli iter di autorizzazione presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e di concessione presso le rispettive regioni, con l’obiettivo di partecipare alle prime aste competitive, organizzate da Terna, per acquisire nuova capacità di accumulo attraverso contratti di approvvigionamento di lungo termine, nell’ambito della disciplina del Mercato a termine degli stoccaggi (MACSE), in via di definizione. ''Edison e Webuild tornano a sviluppare insieme la filiera idroelettrica italiana. Grazie a questo accordo, creiamo le basi per realizzare la transizione energetica in sicurezza, limitando l’esposizione del Paese alla dipendenza delle materie prime critiche e rilanciando lo sviluppo di una filiera altamente strategica, di cui siamo campioni in Europa, con evidenti benefici per lo sviluppo economico nazionale e l’incremento dell’energia rinnovabile in rete, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione'', dichiara Nicola Monti, Amministratore Delegato Edison. ''L’accordo con Edison punta a mettere a fattor comune le competenze di due grandi gruppi privati italiani, leader mondiali nel settore energetico e in quello delle infrastrutture, contribuendo al percorso di transizione energetica e di contrasto alla siccità in Italia e in particolare nelle regioni del Sud. Creare sistemi virtuosi di competenze e risorse con tutta la filiera produttiva è la chiave per realizzare le opere infrastrutturali di cui l’Italia ha bisogno per restare competitiva. Webuild è pronta a mettere a disposizione del Paese il know-how d’eccellenza accumulato con la realizzazione di progetti complessi ed innovativi come l’impianto idroelettrico a pompaggio di Snowy 2.0 in Australia'', dichiara Pietro Salini, Amministratore Delegato Webuild. L’accordo di cooperazione, attraverso il know-how e le competenze specifiche dei due grandi gruppi italiani, è volto a ottimizzare i progetti e le relative modalità costruttive, assicurando le migliori condizioni per rilanciare significativi investimenti privati nel Sud del Paese, per circa 1,2 miliardi di euro, garantendo ricadute nelle filiere “storiche” italiane del comparto civile e manufatturiero, oltre a benefici socio-economici nei territori coinvolti, con un effetto moltiplicatore pari a 2,96. La filiera italiana dell’idroelettrico, cui i pompaggi sono riconducibili, svolge un ruolo estremamente strategico sia in termini di autonomia energetica sia in termini di indotto e sviluppo economico. La tecnologia idroelettrica contribuisce alla sicurezza energetica, riducendo la dipendenza da fornitori esteri di materie prime critiche e rafforzando la competitività del settore nazionale. La filiera italiana dell’idroelettrico vanta una posizione unica in Europa e costituisce un asset fondamentale per il Paese: genera un fatturato pari a 28 miliardi di euro, di cui 15 miliardi derivanti dall’export e con un saldo commerciale pari a 8 miliardi di euro, che si attesta al primo posto in UE. Il PNIEC ha identificato i sistemi di accumulo come necessari per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, prevedendo l’installazione di nuovi sistemi di accumulo per oltre 10 GW entro il 2030, di cui 6 GW utility scale (batterie e pompaggi idroelettrici, localizzati principalmente al Sud e nelle isole) e i rimanenti in batterie distribuite. I sistemi di stoccaggio di energia elettrica sono essenziali per il sistema elettrico nazionale. La possibilità di accumulare energia elettrica garantisce sicurezza e stabilità alla rete, permettendone la regolazione e prevenendone i blackout. I sistemi di accumulo sono dunque una condizione essenziale per l’incremento nella rete nazionale della quota di energia rinnovabile non programmabile, come quella ad esempio proveniente da fotovoltaico ed eolico. Gli impianti idroelettrici di pompaggio sono la forma di stoccaggio dell’energia elettrica più affidabile, in grado di garantire un utilizzo efficiente del surplus energetico generato dalle fonti rinnovabili non programmabili. Prevedono due invasi posti a quote differenti: l’acqua viene pompata da valle a monte nelle ore a maggiore generazione rinnovabile, non disperdendo così la produzione in eccesso. In questo modo, viene immagazzinata energia potenziale da trasformare nuovamente in energia elettrica rinnovabile da rilasciare in rete quando necessario (di notte o nei momenti di minore domanda). I pompaggi idroelettrici garantiscono una delle forme più efficienti di produzione (ossia, quasi l’intera energia cinetica dell’acqua è trasformata in energia elettrica) e sono particolarmente flessibili dal punto di vista operativo. Sono infatti in grado di entrare in servizio in tempi rapidissimi, assolvendo a una funzione di regolazione della rete elettrica nazionale. Questi impianti, inoltre, non comportano un consumo della risorsa idrica, perché lavorano in gran parte a ciclo chiuso, e possono svolgere un importante ruolo anche per la conservazione dell’acqua e il suo utilizzo a fini irrigui. —[email protected] (Web Info)