(Adnkronos) –
Donald Trump sfida Joe Biden. Un altro dibattito, "questa settimana". E una partita di golf. Una sfida che il tycoon, in corsa con l'obiettivo di tornare alla Casa Bianca, ha lanciato davanti a una folla durante un comizio elettorale a Doral, in Florida. "Offro ufficialmente a Joe la possibilità di riscattarsi davanti al mondo", ha detto Trump, dopo la performance di Biden al dibattito del 27 giugno e le ripercussioni sulla campagna elettorale in vista delle presidenziali di novembre. "Facciamo un altro dibattito questa settimana, in modo che 'sleepy' Joe Biden possa dimostrare a tutti che ha le carte in regola per essere presidente – ha detto Trump, mentre Biden è impegnato al vertice Nato di Washington – Ma questa volta sarà da uomo a uomo, senza moderatori, senza esclusione di colpi". Trump, riportano i media americani, ha anche fatto riferimento a un passaggio del dibattito di giugno e ha proposto una "partita di golf, 18 buche", in diretta tv. L'ex presidente ha affermato di voler concedere a Biden un vantaggio di 20 colpi e di donare un milione di dollari in beneficenza, a un ente scelto dal presidente, in caso di vittoria di quest'ultimo.
Il presidente "non ha tempo per le strane pagliacciate di Trump", hanno risposto dalla campagna di Biden alle parole del tycoon. Biden, hanno detto, "è impegnato a guidare l'America e a difendere il mondo libero". "Trump non si è fatto vedere in pubblico per 12 giorni", ha sottolineato James Singer, portavoce della campagna democratica, accusando l'ex presidente di essere un "bugiardo, un condannato, un truffatore". Con Donald Trump in Florida c'era anche Marco Rubio. Il senatore repubblicano si è rivolto alla folla prima di Trump, che nelle sue dichiarazioni ha più volte fatto riferimento a Rubio. "Penso che probabilmente credano che annuncerò che Marco sarà il vice presidente", ha detto il tycoon riferendosi ai media presenti, in attesa di sapere chi sarà il candidato alla carica di vice presidente alle presidenziali di novembre. L'annuncio dovrebbe arrivare prima della convention repubblicana, che inizierà lunedì prossimo, o durante la kermesse. —internazionale/[email protected] (Web Info)
Trump sfida Biden: “Un altro dibattito in settimana e una partita a golf”
Caldo africano ad oltranza, durerà almeno 15 giorni: le previsioni
(Adnkronos) – Lunghissima ondata di calore sull'Italia con anticiclone africano ad oltranza per almeno 15 giorni, salvo qualche forte temporale al Nord. I picchi sono attesi tra Sicilia e Sardegna con 42-43°C già nelle prossime ore, poi ci sarà una novità venerdì che bloccherà in parte la risalita del caldo infernale. Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma l’arrivo graduale della più intensa ondata di caldo del 2024 (fino ad ora), estesa anche sul settentrione e con valori oltre i 37°C diffusi. Nel dettaglio, già dalle prossime ore il termometro segnerà 37-38°C anche a Roma con il caldo africano diffuso su tutta Italia: solo al Nord-Ovest avremo qualche temporale in montagna che localmente sconfinerà verso le pianure adiacenti. Giovedì sarà una fotocopia del mercoledì, mentre una grande novità è attesa per venerdì con lo scoppio di violenti temporali al Nord.
Venerdì 12 luglio una perturbazione atlantica, in transito nel cuore dell’Europa, lambirà infatti le Alpi sin dalle prime ore del mattino con temporali sul settore montano di Nord-Ovest: si prevede anche la possibilità di qualche forte rovescio tra le pianure del Piemonte e quelle della Lombardia. Dal pomeriggio altri focolai temporaleschi si sposteranno verso Est, interessando anche il Basso Veneto, specie dalla sera, e l’Emilia Romagna. Le Alpi vivranno una giornata diffusamente instabile con tanti rovesci e un temporaneo sensibile calo termico. Ma sarà solo un break: da sabato, gradualmente, l’anticiclone africano tornerà ancora più prepotente ed esteso. Al mattino avremo gli ultimi refoli di aria instabile con qualche piovasco al Nord, poi la configurazione sinottica diventerà monotona per più giorni.
Da domenica, e fino almeno al 25 luglio, il caldo sarà estremo ovunque con l’anticiclone africano: l’alta pressione si espanderà fino all’Ucraina portando circa 10°C in più rispetto alla media su tutto lo Stivale. Vivremo un periodo complesso, anche molto afoso e con minime notturne che si avvicineranno e localmente supereranno i 25°C al Centro-Sud! Sarà un’ondata molto pericolosa, soprattutto per la persistenza; prepariamoci in tempo e tiriamo fuori tutto il necessario: pazienza, prudenza, ventilatori e tanta acqua da bere per attenuare la potenza e la persistenza di questo temibile anticiclone africano. Purtroppo il clima è cambiato e l’Italia, anche nei prossimi anni, si troverà a fronteggiare sempre più spesso queste fasi subtropicali con massime oltre i 40°C e minime ben oltre i 25°C.
NEL DETTAGLIO
Mercoledì 10. Al Nord: qualche temporale sui confini alpini, sole e caldo afoso altrove. Al Centro: sole e molto caldo. Al Sud: ampio soleggiamento e caldo africano.
Giovedì 11. Al Nord: sole e caldo sempre più intenso. Al Centro: sole e molto caldo. Al Sud: soleggiato e molto caldo.
Venerdì 12. Al Nord: temporali su Alpi, Prealpi e localmente anche in pianura. Al Centro: sole e molto caldo. Al Sud: soleggiato e molto caldo.
Tendenza: sole e caldo, anticiclone ad oltranza. —[email protected] (Web Info)
“Biden non ce la fa per 4 anni”: parola del giornalista che ha intervistato il presidente – Video
(Adnkronos) – Joe Biden "non può servire" come presidente "per altri 4 anni". George Stephanopoluos, l'anchorman di Abc News che recentemente ha intervistato il presidente degli Stati Uniti, cade nel tranello di un anonimo passante e risponde ad una domanda svelando la sua opinione sulle condizioni del presidente degli Stati Uniti. Un video diffuso da Tmz mostra il giornalista per strada, in tenuta sportiva. Stephanopoulos viene avvicinato sul marciapiede da un uomo che, con la videocamera dello smartphone accesa, rivolge una domanda: "Cosa pensa, crede che Biden dovrebbe ritirarsi? Lei ci ha parlato più di chiunque altro recentemente. Può essere sincero". Stephanopoulos 'abbocca' e risponde: Biden "non può servire per altri 4 anni". Nell'intervista della scorsa settimana, Stephanopoulos ha pressato ripetutamente Biden soffermandosi a lungo sulle condizioni fisiche del presidente. L'approccio del giornalista è stato elogiato dalla stampa a stelle e strisce. La risposta fornita ad un perfetto sconosciuto per strada, però, costringe l'anchorman a diffondere un comunicato: "Oggi ho risposto ad una domanda di un passante. Non avrei dovuto". Anche Abc News deve esporsi attraverso una portavoce: Stephanopoulos "ha espresso il suo punto di vista e non la posizione di Abc News". —internazionale/[email protected] (Web Info)
Diabete, ecco chi rischia di sviluppare la malattia
(Adnkronos) – I fattori socio-demografici che aumentano il rischio di sviluppare il diabete "sono l'età avanzata, addirittura di quasi 8 volte tra gli over 74enni (rispetto ai 45-54enni), il sesso maschile, tanto che gli uomini hanno un rischio maggiore delle donne di circa il 40% a parità di età, vivere al Sud, con una probabilità più alta di circa il 50% rispetto a chi vive al Nord e in comuni con più di 2.000 abitanti". E' quanto emerge dal rapporto 'Dati sul diabete in Italia, una fotografia su una pandemia complessa e in continua evoluzione', presentato in Senato a Roma durante il 17esimo Italian Barometer Diabetes Summit. In Italia "sono circa 3,9 milioni le persone che hanno dichiarato di avere il diabete nel 2022, ovvero il 6,6% della popolazione, e le proiezioni – rimarca il report – indicano che nel 2040 questa percentuale potrebbe arrivare al 10%, se continuasse il trend osservato combinato con il rilevante impatto della dinamica demografica dei prossimi vent'anni". "Uniformità su tutto il territorio nazionale del servizio di diabetologia, accesso ai nuovi farmaci e alle nuove tecnologie, rafforzamento della sanità territoriale, rete diabetologica sociosanitaria": sono questi alcuni dei punti chiave evidenziati dal presidente Fand-Associazione italiana diabetici, Emilio Augusto Benini, intervenuto all'evento realizzato, su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini, in collaborazione con Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBdo Foundation), Istat, Università di Roma Tor Vergata – Dipartimento Medicina dei sistemi, Coresearch, Crea Sanità, Bhave, con il contributo non condizionato di Novo Nordisk. "L'importanza del report presentato oggi, che, come ogni anno, restituisce lo scenario del diabete nel nostro Paese, è quella di evidenziare i numeri di un'emergenza per identificare gli interventi prioritari – ha spiegato Benini – In primo luogo, come già sottolineato dal Manifesto di Fand 'Più territorio meno ospedale', l'importanza di garantire l'uniformità su tutto il territorio nazionale del servizio di diabetologia. Occorrono forti investimenti sulla tecnologia, sul Fascicolo sanitario elettronico, sulla telemedicina e su tutti quegli strumenti utili e necessari a una effettiva integrazione dei sistemi. Un aspetto questo nel quale vorrei sottolineare il ruolo importante che può avere il diabetico guida, progetto che Fand porta avanti da anni con un corso riconosciuto eccellenza a livello internazionale, una figura questa che può rappresentare un valido aiuto nella teleassistenza, come presso i servizi di diabetologia e le case di comunità". "E', allo stesso tempo, importante promuovere l'accesso ai nuovi farmaci e alle nuove tecnologie – prosegue il presidente di Fand – come la nuova insulina settimanale approvata da Ema, ma non ancora da Aifa, che rappresenta una rivoluzione nel modo di gestire l'insulina basale, semplificando la modalità di somministrazione della terapia. Una rivoluzione che consente di passare da 365 iniezioni a 52 l'anno, svincolando la persona con diabete dalla necessità di effettuare tutti i giorni una iniezione, con un importante ritorno positivo di tipo psicologico, dato che spesso è proprio la grande quantità di iniezioni necessarie a indurre una forma di rifiuto rispetto alla terapia". "Accanto a questo occorre uno sviluppo dell'assistenza a livello territoriale come da Dm 77 – sottolinea Benini – Non possiamo sprecare l'occasione unica del Pnrr per un rafforzamento del territorio, ovvero per un'assistenza che sia più a misura delle persone con diabete e della loro quotidianità. Occorre sviluppare un percorso in cui, senza che il territorio vada a depauperare il ruolo dell'ospedale, si attui un'integrazione, con il potenziamento dei centri diabetologici e del loro team, del ruolo dei medici di medicina generale, delle Case di comunità e della farmacia dei servizi, provvedendo al contempo a un sistema informatico che sia in grado di supportarla". "Allo stesso tempo, è importante promuovere un approccio di tipo olistico: Fand – conclude il presidente – congiuntamente a un gruppo di lavoro la cui referente è la dottoressa Paola Pisanti, già presidente della Commissione nazionale Diabete del ministero della Salute, sta portando avanti un progetto sulla rete diabetologica sociosanitaria. Le persone con diabete, infatti, necessitano non solo della cura, ma anche del sostegno rispetto a tutto ciò che attiene l'aspetto sociale, dove i servizi sociali dei comuni hanno ovviamente un ruolo fondamentale per sostenere le persone fragili, e l'auspicio è che l'attuazione di questo progetto possa essere al meglio sostenuta". —[email protected] (Web Info)
Minori: 84% adolescenti si fida dei medici, crolla la fiducia in altre figure
(Adnkronos) – Camici bianchi in cima alla classifica delle figure di riferimento per gli adolescenti. Se rispetto al 2014 crolla la fiducia nei principali interlocutori della società, la percentuale di teenager che si fida dei medici è passata dal 59% (dato rilevato nel 2014) all'84% di oggi. Resta ancora di poco sopra il 50% la fiducia nelle forze dell'ordine, ma si abbassa di oltre 10 punti dal 2014 (53% contro 64%), mentre sono in controtendenza i magistrati nei quali la fiducia, rispetto al 2014, è salita in modo significativo (50,6%, contro il 28,4% di 10 anni fa). Lo indica l'indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata annualmente da 'Laboratorio adolescenza' e Istituto di ricerca Iard con il supporto operativo di Mediatyche Srl, su un campione nazionale rappresentativo di 3.427 studenti tra i 13 e i 19 anni. Nella parte bassa del 'tabellone', dove prevale la sfiducia, troviamo gli insegnanti (crollati, in 10 anni, dal 70% al 48%) e i sacerdoti (scesi anche loro dal 52% al 29%). Con un tasso di fiducia ancora più basso troviamo i giornalisti (25%), che però risultano in crescita rispetto al 2014 quando a fidarsi di loro era appena il 10%. Mentre oggi al 10% ci sono gli influencer (non erano presenti nella rilevazione del 2014). Velo pietoso sulla fiducia riposta nella classe politica: era al 3,3% nel 2014 ed è riuscita a scendere ulteriormente al 2,9%. Unici 'soggetti' di cui gli adolescenti si fidano in pieno sono i genitori (si fida di loro il 90%) e gli amici (86%). E sono proprio gli amici – confrontando le risposte alla stessa domanda posta 10 anni fa – a guadagnare fiducia (87% contro 63%), mentre i genitori, seppur di poco, sono in calo (90% contro 93%). "Fidarsi, e quindi sentirsi al sicuro solo nel mondo circoscritto a familiari e amici – afferma Maurizio Tucci, presidente di Laboratorio adolescenza – è inequivocabilmente un segno di disagio ad affrontare il mondo esterno. Ma ritirarsi nel guscio come le tartarughe quando hanno paura o, per dirla con un termine che oggi va di moda, chiudersi nella propria 'comfort zone' a 16 anni, quando il desiderio dovrebbe essere quello di esplorare, e possibilmente conquistare il mondo, è una sorta di preoccupante contraddizione in termini sulla quale dovremmo riflettere. Anche perché, oltre determinate soglie, la famiglia rischia di diventare familismo e l'amicizia 'clan', se non addirittura 'gang'". —[email protected] (Web Info)
Lo Stretto a nuoto: la sfida di 30 nuotatori tra pazienti, familiari e neurologi
(Adnkronos) – Il 16 luglio 30 coraggiosi nuotatori – persone con la malattia di Parkinson, familiari e neurologi che li hanno in cura – attraverseranno a nuoto lo Stretto di Messina nella 'Swim for Parkinson' organizzata da Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus con il patrocinio della Federazione italiana nuoto e della Federazione italiana nuoto paralimpico. L’iniziativa ha il duplice obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia neurodegenerativa e di raccogliere fondi in favore delle diverse realtà che sul territorio offrono assistenza e servizi dedicati a coloro che ne sono affetti. Tutti possono contribuire sul web: www.retedeldono.it/progetto/swim-parkinson-2024. "I nuotatori arrivano da tutta Italia e qualcuno anche dall’estero, e percorreranno, chi per intero, chi in staffetta, i quasi 4.000 metri che separano Capo Peloro da Cannitello – sottolinea Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus – Un’impresa giunta alla quarta edizione che rappresenta un’occasione per avvicinare altre persone con il Parkinson alla pratica sportiva e un momento unico di condivisione tra malati, familiari e medici. Fin dalla prima traversata, tra gli altri partecipanti, ci sono infatti anche la professoressa Francesca Morgante e la dottoressa Mariachiara Sensi, neurologhe della Fondazione Limpe che con Cecilia Ferrari ed Emanuela Olivieri, entrambe persone con il Parkinson, fanno parte del Comitato organizzatore della manifestazione". Il Parkinson è un disturbo neurologico causato dalla progressiva morte dei neuroni situati nella zona del cervello che controlla i movimenti. Tra i sintomi più evidenti ci sono tremori, rigidità muscolare e lentezza nei movimenti a cui si aggiungono fatica, depressione e insonnia. Tutti aspetti che contribuiscono a ridurre progressivamente la qualità di vita delle persone che ne sono colpite. Nonostante siano numerose le terapie che permettono di gestire i sintomi anche in fase avanzata, ad oggi non esiste una cura per questa patologia, che in Italia colpisce oltre 300mila persone (è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa, dopo l’Alzheimer). "Sono però numerosi gli studi scientifici che dimostrano i benefici dell’attività fisica nel rallentare la progressione della malattia e nel migliorare il benessere emotivo dei pazienti – ricorda la Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus – Se praticato in gruppo, inoltre, lo sport contribuisce a creare legami, favorendo un senso di appartenenza e sostegno reciproco, così come avviene durante la 'Swim for Parkinson' in particolare tra medico e paziente. La traversata dello Stretto rappresenta per le persone con il Parkinson un’impresa non solo fisica ma anche di grande coraggio: un’occasione per mettersi alla prova e dimostrare che i limiti imposti dalla patologia possono essere superati insieme, bracciata dopo bracciata". “La malattia di Parkinson non colpisce solo il singolo individuo – afferma Michele Tinazzi, presidente di Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus – ma anche l’intero nucleo familiare, causando gravi ricadute sociali e nei rapporti personali, poiché non si limita ai soli sintomi motori, ma coinvolge molteplici aspetti della vita, anche di relazione. Un maggiore supporto alle persone che ne sono affette e alle loro famiglie è quindi essenziale per affrontare al meglio questa patologia. Per questo è importante poter contare su risorse e assistenza che migliorino la qualità di vita delle persone con il Parkinson e dei loro cari.” —[email protected] (Web Info)
Salute: maschio o femmina? 3,6% adolescenti non si riconosce in un genere
(Adnkronos) – Femmina, maschio, non mi identifico. A scegliere la terza opzione il 3,6% del vasto campione di adolescenti che ha partecipato all'ampia indagine nazionale sugli stili di vita dei teenager che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata da Laboratorio adolescenza e Istituto di ricerca Iard con il supporto operativo di Mediatyche Srl, su 3.427 studenti tra i 13 e i 19 anni, rappresentativi del territorio nazionale. L'inserimento dell'opzione 'non mi identifico' nelle risposte sull'appartenenza di genere previste dall'indagine è stata "una richiesta – spiegano gli autori dello studio – che ci è stata avanzata, attraverso i loro insegnanti, dagli stessi ragazzi, ma che per le rilevazioni dello scorso anno non avevamo accolto, scoraggiati da qualche dirigente scolastico che temeva 'reazioni' da parte dei sempre più invadenti genitori. Quest'anno abbiamo deciso di inserire l'opzione 'non mi identifico' che è stata scelta da un minoritario, ma significativo 3,6%. Una opzione di libertà che cerca, nel suo piccolo, di contribuire a far rientrare nella normalità una condizione esistente e diffusa". "Un'opportunità importante, offerta agli adolescenti, e un dato interessante da registrare – afferma Piernicola Garofalo, endocrinologo, già presidente della Società italiana di medicina dell'adolescenza – che probabilmente, confrontando studi simili effettuati negli Usa, ancora sottostima la realtà. Il nostro interesse primario di medici ed educatori deve essere quello di dare la possibilità ai giovani (ma non solo a loro, ovviamente) di esprimere serenamente la percezione che hanno della loro identità con tutte le sfumature e le incertezze che caratterizzano questo percorso, per aiutarli e supportarli nel modo più opportuno se e quando ce ne fosse bisogno. L'errore che non dobbiamo commettere è quello di ignorare il fenomeno o cercare ipocritamente di occultarlo, perché sarebbe una imperdonabile disattenzione". —[email protected] (Web Info)
Salute, Trombelli (Sidp): “Fumo e diabete fattori di rischio parodontite”
(Adnkronos) – "Tendenzialmente il paziente affetto da parodontite è nella quinta decade di vita e, in genere, presenta fattori di rischio, uno dei quali è certamente un'igiene orale insufficiente che ha determinato una condizione che precede quella della parodontite, che è la gengivite, cioè l'infiammazione delle gengive, da cui poi si sviluppa il corteo fisiopatologico che determina la distruzione del tessuto di supporto al dente. L'abitudine al fumo certamente determina un'accelerazione nella distruzione dei tessuti parodontali: tanto più il paziente è fumatore, tanto più rischia tale condizione con progressione più rapida. Altro fattore di rischio fondamentale è il diabete, in particolare, il diabete non controllato". Lo spiega Leonardo Trombelli, presidente eletto Sidp, Società italiana di parodontologia e implantologia, all'Adnkronos Salute in occasione della Giornata nazionale della parodontite. "Nel momento in cui ci troviamo davanti a una condizione di parodontite severa – aggiunge Trombelli – è sempre importante fare una valutazione anche del metabolismo glicemico, della glicemia e dell'emoglobina glicosilata, in modo da accertare che non vi sia una coesistenza di un diabete non diagnosticato. E' altrettanto vero, però, che la parodontite può esacerbare il diabete, nel senso che l'infezione orale potrebbe determinare uno scompenso metabolico nel paziente diabetico". Nel dettaglio, "la parodontite è una condizione infettivo-infiammatoria che è determinata da una disbiosi, cioè da un'alterazione di quella che è la flora orale, che determina una condizione infiammatoria. Inoltre – precisa lo specialista – i batteri possono andare continuamente in circolo filtrando dal margine gengivale ed essere immessi nel torrente circolatorio, anche semplicemente durante le fasi di masticazione. La persistente condizione infiammatoria, d'altro lato, può scatenare delle complicanze anche in organi e distretti corporei diversi, come l'insorgenza di lesioni e placche aterosclerotiche che predispongono poi il paziente a una patologia cardiovascolare". Tecnicamente, la parodontite "è una patologia polifattoriale, in cui entrano sia componenti genetiche che ambientali – rimarca l'esperto – Dal punto di vista genetico è poligenica, per cui ci sono un corredo di geni che sembrano essere sottesi alla suscettibilità nei confronti della parodontite, nessuno dei quali però la determina. Diventa quindi particolarmente complesso identificare dei marker, siano essi legati al microbioma o a fattori e mediatori dell'infiammazione, come del resto fattori di carattere genetico ed epigenetico del paziente a rischio. Per questo è estremamente importante la diagnosi precoce – conclude Trombelli – cioè intercettare quelle che sono le forme precoci di malattia, come ad esempio la gengivite, perché il trattamento della gengivite è la miglior prevenzione primaria per la parodontite". —[email protected] (Web Info)
Caldo: ondate calore influenzano gravidanza, più bimbi prematuri
(Adnkronos) – Mentre un'altra ondata di calore si abbatte sull'Italia, gli esperti della Società europea di medicina della riproduzione ed embriologia (Eshre) mettono in guardia dagli effetti del caldo estremo sulle donne incinte, sul feto sui tassi di natalità. L'esposizione prenatale a temperature eccessive è "associata a maggiori rischi di parto pretermine, basso peso alla nascita e natimortalità". Le ondate di calore, ormai sempre più frequenti, sono collegate a un aumento del tasso di nascite premature, anche secondo un recente studio americano che ha analizzato 53 milioni di nascite nelle 50 aree metropolitane più popolose degli Stati Uniti dal 1993 al 2017. Le donne – prosegue l'Eshre – hanno maggiori probabilità di soffrire di ipertensione, di esiti peggiori della gravidanza e degenze ospedaliere più lunghe. Non solo. L'esposizione del feto al calore eccessivo potrebbe causare effetti negativi a lungo termine, ad esempio sulle capacità cognitive. Infine, i tassi di natalità mostrano un'associazione significativa con le temperature estreme. "E' tempo di agire", affermano gli esperti, riuniti a congresso ad Amsterdam, sollecitando "politiche per affrontare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute riproduttiva: dare priorità alla ricerca sugli impatti dell'inquinamento atmosferico e dell'esposizione al calore sulla fertilità e gravidanza per guidare lo sviluppo di misure protettive; promuovere azioni rapide, etiche e durature per ridurre le emissioni di Co2 e l'inquinamento atmosferico con l'obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di Co2 entro i prossimi 20 anni; realizzare politiche ambiziose e investimenti economici per ottenere sostanziali riduzioni delle emissioni di Co2, migliorare la qualità dell'aria e stabilizzare l'aumento delle temperature globali entro 1,5 gradi C". —[email protected] (Web Info)
Minori: adolescenti e alcol, il 75% si è ubriacato almeno una volta
(Adnkronos) – Un rapporto critico tra adolescenti e alcol, non tanto per la frequenza, ma per l'utilizzo 'da sballo': oltre 7 ragazzi su 10 si sono ubriacati almeno una volta, secondo i primi risultati dell'indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata da Laboratorio adolescenza e Istituto di ricerca Iard, con il supporto operativo di Mediatyche Srl, su un campione nazionale rappresentativo di 3.427 studenti tra i 13 e i 19 anni. In generale bevono alcol più volte alla settimana meno del 15% dei maschi e uno scarso 10% delle femmine, e il 50% afferma di non bere mai alcol. Ma tra i non astemi il 75% si è ubriacato almeno una volta, il 32% dei quali più di 3 volte. E nella fascia degli ultimi 2 anni di scuola superiore, la percentuale di chi si è ubriacato più di 3 volte sale al 45% e la percentuale di chi non si è mai ubriacato scende all'11%. Una sorta di 'passaggio obbligato', dunque, dove nel 20% dei casi il condizionamento degli amici è forte. La percezione degli adolescenti, inoltre, è che bere alcol faccia molto meno male alla salute che fumare sigarette e meno male anche di quello che può derivare da una vita stressante. Alla domanda 'quanto sei d'accordo nell'affermare che bere alcol può provocare problemi di salute?', solo poco più del 30% ha risposto 'molto d'accordo', mentre il 40% si è indirizzato su un più vago 'abbastanza d'accordo'. Forse hanno ragione nel desiderare che la scuola dia loro informazioni più precise al riguardo. L'emergenza alcol – afferma Gianluigi Marseglia, direttore della Clinica pediatrica dell'Università di Pavia e membro del Consiglio direttivo di Laboratorio adolescenza – è forse oggi una delle maggiori per quel che riguarda l'adolescenza. Ogni sabato sera, tanto per citare un caso pratico, il Pronto soccorso del Policlinico San Matteo di Pavia si prepara alla sfilata notturna di adolescenti e giovani adulti con disturbi legati all'abuso di sostanze alcoliche. Malessere, stato confusionale, fino ad arrivare a vere e proprie intossicazioni e al coma etilico. A volte sono i genitori, ma spesso sono altri giovani, gli amici, che accompagnano al pronto soccorso, spaventati, il loro o la loro socia di bevute". "Ma, al di là del superamento del momento critico, quello che i giovanissimi sembrano non comprendere – evidenziano gli autori dell'indagine – è la pericolosità dell'alcol non solo nell'immediato dell'ubriacatura, ma anche a medio e lungo termine. Di fronte a questa situazione, l'impegno dei pediatri e dei medici di famiglia deve essere massimo per affrontare attivamente l'argomento con i loro pazienti adolescenti per fare prevenzione". "L'86% dei giovani intervistati considera il fare uso di droghe sintetiche un fattore di alto rischio per la salute. Il dato cala vertiginosamente a un 33,9% quando si fa riferimento all'alcol. Secondo l'Oms – sottolinea Giada Giglio Moro, psicologa e psicoterapeuta di Milano – l'alcol rientra tra la classificazione delle droghe, per cui appare chiara una grave disinformazione riguardo al fatto che l'alcol è a tutti gli effetti una droga. Questa differenza nella percezione del rischio può essere molto pericolosa ed è più che mai necessario aiutare i ragazzi ad interrogarsi circa le ragioni che li conducono a fare uso e abuso di alcol". Dietro questa scelta "c'è sempre un tentativo di gestire qualcosa, e l'alcol interviene come apparente soluzione a questi problemi. Allora sarebbe opportuno – suggerisce l'esperta – fare prevenzione là dove i ragazzi sono, online e offline, ovvero sui canali digitali e nelle scuole, per aiutarli a trovare modalità adattive che rispondano in modo efficace a ciò che li turba dentro, che li aiuti nella regolazione delle proprie emozioni, nel loro processo di crescita e di sviluppo, al fine promuovere il loro bisogno evolutivo di esplorazione e di non permettere all'alcol, come ad altre sostanze, di mettere un punto alla loro ricerca di sé". —[email protected] (Web Info)








