(Adnkronos) – Il cardinale Camillo Ruini, già presidente della Cei, è ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli in seguito ad un infarto avuto nel tardo pomeriggio di ieri. “Nella tarda serata di ieri il Cardinale Camillo Ruini è stato ricoverato d’urgenza presso il Policlinico Gemelli per un dolore toracico. In considerazione dell’età avanzata e della storia clinica del Cardinale, si è reso necessario il ricovero in Terapia intensiva cardiologica. Il paziente è vigile e collaborante e le sue condizioni cliniche sono al momento stabili. Prosegue il monitoraggio e le terapie”, fa sapere in una nota l'ospedale. Il card. Ruini, 93 anni, personaggio chiave della Chiesa italiana, è stato presidente della Conferenza episcopale italiana dal 7 marzo 1991 alla stessa data del 2007, raffinato teologo, da tempo vive in sedia a rotelle ma la mente è sempre stata lucidissima. Di recente ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera nella quale rifletteva sulla vita e sulla morte, sul concetto di Aldilà e sull’inferno che, si è detto convinto, oggi è popolato, “non deserto”. Ruini, nell’intervista, ha parlato anche dell’anima, dicendo che “non esaurisce l’uomo. L’uomo e la donna sono un insieme di anima e corpo e senza corpo l’anima entra in un’altra esistenza“. Sulla morte, Ruini ha osservato: “Più che paura provo pentimento non solo per i peccati commessi ma per le tante cose che avrei potuto fare e non ho fatto. Ho dedicato troppo tempo a me e ai miei libri, anche se mi rincuora l’affetto di tante persone”. Ruini ha pubblicato tanti libri. Tra le sue pubblicazioni: ‘Verità di Dio e verità dell’uomo’. ‘Benedetto XVI e le grandi domande del nostro tempo ‘, ‘Alla sequela di Cristo’, ‘Giovanni Paolo II, il servo dei servi di Dio’, ‘Rieducarsi al cristianesimo ‘. —[email protected] (Web Info)
Biden, Nyt: si profila scontro con membri del partito sempre più dubbiosi
(Adnkronos) – Numerosi funzionari, legislatori e strateghi del partito del Presidente Joe Biden guardano sempre di più alla sua candidatura come ad una scelta insostenibile. Ne scrive il New York Times, citando colloqui ed interviste condotte nei giorni scorsi con oltre 50 democratici. In numero crescente le fonti citate dal quotidiano statunitense ritengono che, rimanendo in lizza, il presidente metta a repentaglio le chance di mantenere la Casa Bianca e le possibilità di altri candidati. Quello che si sta delineando – scrive – è uno scontro straordinario tra un presidente degli Stati Uniti che insiste a non abbandonare la sua campagna per la rielezione e i membri del suo partito che iniziano a suggerire che dovrebbe farlo. "Ho sempre meno fiducia nella capacità di questa campagna di uscire vincente, ha dichiarato in un'intervista il rappresentante Scott Peters, democratico della California. "Se sappiamo di perdere, saremmo sciocchi a non considerare un'altra strada". La rappresentante Angie Craig, democratica del Minnesota, ieri ha esortato Biden a farsi da parte. "Non credo che il presidente possa fare una campagna efficace e vincere contro Donald Trump", ha dichiarato in un comunicato. I rappresentanti affermano di essere stati sommersi da manifestazioni di preoccupazione sulla candidatura di Biden da parte di donatori ed elettori. Tra i membri del Comitato Nazionale Democratico, molti hanno dichiarato di continuare a sostenerlo, ma anche lì stanno emergendo delle spaccature. Un membro democratico del Congresso, un ex funzionario di alto livello dell'amministrazione Obama e un assistente di un importante governatore democratico hanno tutti usato in privato la stessa parola – nel corso di interviste separate condotte venerdì – per descrivere la posizione di Biden: "insostenibile". "Sarebbe bene che si rendesse conto che nessuno è insostituibile", ha detto Mark LaChey, ex vicepresidente del Partito Democratico del Michigan, che ha incoraggiato Biden a ritirarsi dalla corsa, l'unico modo a suo dire per avviare il processo di cambiamento del candidato. "Molte persone sarebbero entusiaste se qualcun altro si candidasse alla presidenza per i Democratici". Certo, prosegue il quotidiano, molti democratici di peso hanno espresso pubblicamente il loro sostegno al Presidente o taciuto eventuali dubbi. Un alto funzionario della Casa Bianca, tuttavia, che ha lavorato con Biden durante la presidenza, la vicepresidenza e la campagna per il 2020, ha dichiarato in un'intervista rilasciata ieri mattina che Biden non dovrebbe correre per la rielezione. Dopo aver osservato Biden in privato, in pubblico e durante i suoi viaggi, il funzionario ha dichiarato di non credere più che il Presidente abbia le carte in regola per fare una campagna forte, in grado di sconfiggere Donald Trump. Negli ultimi mesi – ha osservato – ha mostrato sempre di più i segni dell'età. —internazionale/[email protected] (Web Info)
Coppa America 2024, Brasile k.o. ai rigori e Uruguay in semifinale
(Adnkronos) – Il Brasile va k.o. ai rigori contro l'Uruguay nei quarti di finale della Coppa America 2024. A Las Vegas, dopo lo 0-0 di tempi regolamentari e supplementari, i penalty bocciano i verdeoro, penalizzati dagli errori di Eder Militao e di Douglas Luiz, neo acquisto della Juventus. L'Uruguay si impone per 4-2 e avanza. Il Brasile esce di scena dopo una prestazione deludente, nella quale non ha saputo approfittare minimamente della superiorità numerica scattata al 74' per l'espulsione dell'uruguayano Nandez. —[email protected] (Web Info)
Politica, Follini: “E’ la stagione delle donne e non sarà effimera”
(Adnkronos) – "E’ la stagione delle donne, e non sarà una stagione effimera. Governano paesi e partiti, dettano l’agenda, fanno opinione, mietono consensi, vincono premi. In Francia Marine Le Pen progetta un altro assalto all’Eliseo, dia qui a tre anni. E intanto guida il suo Bardella verso una -incerta, incertissima- campagna elettorale. Negli Usa la vice Kamala Harris sembra l’alternativa più plausibile all’ormai troppo venerando Biden. In Gran Bretagna tre ladies occupano i ruoli chiave nel nuovo gabinetto di Starmer. In Italia infine Giorgia Meloni riprende i suoi due vice seduti lì accanto invitandoli ad alzarsi in piedi come fossero due scolaretti non troppo disciplinati. Mentre nel Pd Elly Schlein tira dritto per la sua strada, incurante delle correnti e dei suoi capi e capetti. Intanto con una sola intervista Marina Berlusconi sembra scombussolare l’agenda di maggioranza almeno in tema di diritti civili. Che le donne siano destinate a contare sempre di più è una profezia, e soprattutto una virtù, che sta nei numeri della demografia ma soprattutto nella fantasia delle persone. La politica al maschile infatti ha seminato troppe delusioni perché non prevalga la tentazione di cercare altrove. E il nostro altrove globale è appunto il secondo sesso, per dirla con Simone de Beauvoir. Tutto questo è ovvio, ed è giusto. Ma se si sta davvero per aprire una nuova stagione negli equilibri politici globali, e se questa stagione matura sotto il segno delle donne, occorre anche cominciare a chiedersi quali ne saranno i caratteri e quali le conseguenze. La mia personalissima convinzione è che una volta che la politica sia destinata a passare di mano, rivolgendosi soprattutto verso il mondo femminile, potrà forse venire frenata quella deriva verso populismo e sovranismo che l’ha fatta da padrona in questi ultimi anni. Non perché non ci siano figure politiche femminili che occhieggiano da quella parte (ne abbiamo appena citato un paio di illustri esempi). Ma perché quella attitudine alla semplificazione (e a un certo rodomontismo) che caratterizza la stagione che stiamo attraversando sembra attagliarsi di più a quella insofferenza tutta maschile che pretende ogni volta di tagliare i nodi della complessità con l’accetta della sua eccessiva sbrigatività. Si prenda il caso di Trump o quello dell’argentino Milei. Risulta assai difficile immaginare una donna al loro posto, che parli con quel linguaggio così crudo o addirittura agiti una motosega nell’aria. In questi due casi il porsi così sopra le righe appare come un vezzo tipicamente maschile, a cui assai difficilmente una figura femminile potrebbe piegarsi. La stessa Evita Peron, in anni assai lontani, coniugava il suo indubitabile populismo con una propensione all’accudimento che ne rendeva un po’ meno spigolosa la figura pubblica. Quello che sto cercando di dire è che alcuni caratteri del populismo e del sovranismo sembrano quasi sempre aver bisogno di una elaborazione, e tanto più di una recitazione, tipicamente maschile e maschilista. Quella del primo Grillo, per intenderci. E dei molti, troppi imitatori che gli hanno fatto seguito in giro per il mondo. Per trovare infine per l’appunto in Donald Trump e nelle sue vicissitudini anche processuali l’esempio più clamoroso -e anche, purtroppo, più coerente. Ora, se la sfida delle donne al vecchio potere maschile ha un significato e un valore dovrà essere quello di cominciare a rovesciare una certa idea della politica. Uscendo dalla logica della virilità, della prova di forza, del bullismo. E coltivando piuttosto certi aspetti più gentili e più costruttivi che sembrano adattarsi meglio alle loro personalità. Naturalmente, occorre sempre andarci piano con certe generalizzazioni. E infatti, mano a mano che le barriere sessuali vengono attraversate, è evidente che alcuni caratteri e molti stereotipi andranno rivisti. E’ fin troppo banale ripetere che ci sono donne e donne, e uomini e uomini. Figure assai diverse e personalissime tra le quali possono albergare le più ampie varietà di comportamenti e sensibilità. Eppure, se ha un senso questo passaggio di testimone, esso consiste almeno nel farci sperare in un futuro politico meno ferino (e meno feroce) di come troppi uomini lo hanno interpretato fin qui". (di Marco Follini) —[email protected] (Web Info)
Gaza, media: Hamas verso un attacco per ostacolare i negoziati
(Adnkronos) –
L'Egitto ospiterà delegazioni israeliane e statunitensi per colloqui sui "punti in sospeso" di un potenziale accordo per il cessate il fuoco in cambio di ostaggi tra Israele e il gruppo islamista palestinese Hamas. Lo riferisce l'emittente egiziana al-Qahera News TV, citando una fonte di alto livello, secondo la quale l'Egitto sta tenendo "consultazioni e contatti" con Hamas nell'ambito degli sforzi per raggiungere l'accordo. Ma secondo quanto riporta Channel 12, l'establishment della difesa israeliana è convinto che Hamas cercherà di compiere un attacco nelle prossime settimane nel tentativo di ostacolare i rinnovati sforzi per chiudere un accordo con Israele.
L'attacco potrebbe colpire l'interno di Gaza, una zona vicino al confine con la Striscia o la Cisgiordania, precisa l'emittente israeliana, secondo la quale inoltre i mediatori egiziani probabilmente aumenteranno il loro coinvolgimento nei negoziati guidati dagli Stati Uniti e dal Qatar, dopo che Hamas ha annunciato di aver dato l'approvazione iniziale all'ultima proposta di tregua. Sono oltre 38.100 i palestinesi morti e quasi 88mila quelli feriti dall'inizio dell'offensiva militare lanciata da Israele contro la Striscia di Gaza. Ad aggiornare il bilancio sono state le autorità della Striscia di Gaza, controllate da Hamas, dopo aver accertato la morte di 55 persone durante le ultime 24 ore. Il Ministero della Sanità di Gaza ha indicato in un comunicato che "il bilancio dell'aggressione israeliana è salito a 38.153 morti e 87.828 feriti" e ha aggiunto che l'esercito israeliano ha commesso tre "massacri" nell'ultimo giorno che hanno provocato 55 morti e 123 feriti. Allo stesso modo, ha sottolineato che c'è un numero imprecisato di vittime "sotto le macerie e sulle strade", dove le ambulanze e le squadre di protezione civile non possono arrivare. Sono iniziate in Israele le manifestazioni e le azioni di protesta con interruzioni del traffico di strade e autostrade, in una giornata nazionale di contestazioni e blocchi, per chiedere elezioni e un accordo per la liberazione degli ostaggi, organizzata a 9 mesi esatti dall'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre. Gli organizzatori della protesta hanno annunciato che le strade saranno bloccate per varie ore del giorno in tutto il paese, a partire dalle 6:29, l'ora esatta in cui è iniziato il devastante attacco del 7 ottobre. La giornata culminerà con una protesta di massa davanti al quartier generale militare di Tel Aviv. Almeno sei palestinesi sono rimasti uccisi, altri sette feriti alle prime ore di oggi in una nuova ondata di raid israeliani su diverse zone della Striscia di Gaza. Nel riferirne, l'agenzia di stampa palestinese Wafa precisa che un attacco aereo delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) contro una casa nella parte centrale della Striscia di Gaza ha provocato la morte di almeno sei civili ed il ferimento di un numero imprecisato di altri. Un altro bombardamento dell'esercito israeliano ha ferito quattro persone a nord del campo di Nuseirat, nel centro dell'enclave palestinese, rende noto la stessa fonte, che parla inoltre di altri tre feriti in un terzo bombardamento con diversi missili, contro la sede dell'ufficio postale a Khan Younis, nel sud della Striscia, dove sono andate a fuoco anche diverse tende di sfollati. —internazionale/[email protected] (Web Info)
Individuato corpo nell’Adda, potrebbe essere operaio disperso
(Adnkronos) – Un corpo è stato recuperato oggi nel fiume Adda, nel comune di Cassano d'Adda. Tutto lascia presupporre, dagli abiti indossati, che si tratti di Claudio Togni l'operaio di 58 anni caduto da una passerella il 28 giugno scorso sul fiume Adda mentre stava lavorando alla chiusura di una diga di sbarramento. Il corpo è stato avvistato da un passate nella Diga del Retorto, vicino al Canale della Muzza sul territorio di Cassano d'Adda. Sono stati i vigili del fuoco di Bergamo, coadiuvati dal personale di Milano, a recuperare il corpo e consegnarlo poi al personale del 118 e ai carabinieri per i rilievi. —[email protected] (Web Info)
Etna, nuova eruzione: nube cenere alta 5 km
(Adnkronos) – Fontana di lava sull’Etna. L’Ingv di Catania ha registrato nella notte un nuovo parossismo con il cratere ‘Voragine’ che ha fatto aumentare l’attività stromboliana iniziata nel tardo pomeriggio ed intensificatasi con fontane di lava ed emissione di un una nube, alta 5 chilometri in direzione Est-Sud-Est. I valori del tremore vulcanico sono ancora su livelli alti, ma, l'andamento, al momento, è in diminuzione. —[email protected] (Web Info)
Ucraina, Kiev: “Oltre 550mila soldati russi morti o feriti”
(Adnkronos) – Sono oltre 550mila i soldati russi morti o rimasti feriti dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina da parte delle forze di Mosca. Lo ha reso noto lo Stato maggiore delle forze armate ucraine in un aggiornamento su Facebook, spiegando che tra il 24 febbraio 2022 e la mattina di oggi, 7 luglio 2024, le vittime ed i feriti tra le truppe russe ammontano a 550.990, inclusi 1.150 nelle ultime 24 ore. Le forze ucraine hanno inoltre distrutto 8.155 carri armati russi, 15.645 veicoli blindati, 14.937 sistemi di artiglieria, 1.115 lanciarazzi multipli, 2.352 missili da crociera, 360 aerei da guerra, 326 elicotteri, 11.862 droni, 28 navi da guerra e un sottomarino. Intanto su Telegram l'Aeronautica militare di Kiev ha reso noto che nella notte del 7 luglio 2024 la Russia ha attaccato l'Ucraina con due missili balistici Iskander-M e 13° droni kamikaze Shahed lanciati dalla regione di Kursk. Tutti i velivoli senza pilota sono stati abbattuti. I droni, si legge in un comunicato, sono stati distrutti a Kirovohrad, Kharkiv e nelle regioni di Sumy e Poltava. —internazionale/[email protected] (Web Info)
Papa: “Nel mondo democrazia non gode di buona salute, in gioco il bene dell’uomo”
(Adnkronos) – "E’ evidente che nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità, non gode di buona salute. Questo ci interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo”. Lo ha denunciato il Papa nel suo intervento a Trieste davanti ai congressisti al termine della Settimana sociale dei cattolici. “La fraternità fa fiorire i rapporti sociali; e d’altra parte il prendersi cura gli uni degli altri richiede il coraggio di pensarsi come popolo. Ci vuole coraggio. Purtroppo questa categoria – “popolo” – spesso è male interpretata e, potrebbe portare a eliminare la parola stessa “democrazia” (“governo del popolo”)”, ha messo in guardia il Papa. “Ciò nonostante, per affermare che la società è più della mera somma degli individui, è necessario il termine “popolo”». Che non è populismo”, ha osservato. “Una democrazia dal cuore risanato – ha avvertito – continua a coltivare sogni per il futuro, mette in gioco, chiama al coinvolgimento personale e comunitario. Non lasciamoci ingannare dalle soluzioni facili. Appassioniamoci invece al bene comune. Ci spetta il compito di non manipolare la parola democrazia né di deformarla con titoli vuoti di contenuto, capaci di giustificare qualsiasi azione. La democrazia non è una scatola vuota, ma è legata ai valori della persona, della fraternità e dell’ecologia integrale”. Un passaggio molto applaudito dai congressisti. Bergoglio da’ voce alla sua preoccupazione per la disaffezione alle urne: “Mi preoccupa il numero ridotto di gente andata a votare. La parola stessa “democrazia” non coincide semplicemente con il voto del popolo, nel frattempo – dice a braccio – mi preoccupa il numero ridotto della gente andata a votare ma esige che si creino le condizioni perché tutti si possano esprimere e possano partecipare. E la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va “allenata”, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche”. “In questa prospettiva – osserva – , come ho avuto modo di ricordare anni fa visitando il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa, è importante far emergere ‘l’apporto che il cristianesimo può fornire oggi allo sviluppo culturale e sociale europeo nell’ambito di una corretta relazione fra religione e società’ , promuovendo un dialogo fecondo con la comunità civile e con le istituzioni politiche perché, illuminandoci a vicenda e liberandoci dalle scorie dell’ideologia, possiamo avviare una riflessione comune in special modo sui temi legati alla vita umana e alla dignità della persona”. Secondo Bergoglio "ciò che limita la partecipazione è sotto i nostri occhi. Se la corruzione e l’illegalità mostrano un cuore 'infartuato', devono preoccupare anche le diverse forme di esclusione sociale”. “Ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre. La cultura dello scarto – ha scandito – disegna una città dove non c’è posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne, i giovani. Il potere diventa autoreferenziale, incapace di ascolto e di servizio alle persone. Aldo Moro ricordava che ‘uno Stato non è veramente democratico se non è al servizio dell’uomo, se non ha come fine supremo la dignità, la libertà, l’autonomia della persona umana, se non è rispettoso di quelle formazioni sociali nelle quali la persona umana liberamente si svolge e nelle quali essa integra la propria personalità”. “Tutti devono sentirsi parte di un progetto di comunità; nessuno deve sentirsi inutile. Certe forme di assistenzialismo -l’ assistenzialismo da solo e’ nemico della democrazia e dell’ amore al prossimo – che non riconoscono la dignità delle persone sono ipocrisia sociale. E l’indifferenza è un cancro della democrazia”. ”Ogni persona – dice – ha un valore. La democrazia richiede sempre il passaggio dal parteggiare al partecipare, dal “fare il tifo” al dialogare. ‘Finché il nostro sistema economico-sociale produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, non ci potrà essere la festa della fraternità universale. Una società umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se la loro efficienza sarà poco rilevante”. La seconda riflessione portata avanti dal Papa è un “incoraggiamento a partecipare, affinché la democrazia assomigli a un cuore risanato. E per questo occorre esercitare la creatività. Se ci guardiamo attorno, vediamo tanti segni dell’azione dello Spirito Santo nella vita delle famiglie e delle comunità. Persino nei campi dell’economia, della tecnologia, della politica, della società. Pensiamo a chi ha fatto spazio all’interno di un’attività economica a persone con disabilità; ai lavoratori che hanno rinunciato a un loro diritto per impedire il licenziamento di altri; alle comunità energetiche rinnovabili che promuovono l’ecologia integrale, facendosi carico anche delle famiglie in povertà energetica; agli amministratori che favoriscono la natalità, il lavoro, la scuola, i servizi educativi, le case accessibili, la mobilità per tutti, l’integrazione dei migranti. Tutte queste cose non entrano in una politica senza partecipazione. Il cuore della politica è prendersi cura del tutto”. Francesco è arrivato alle 7,54 al Centro Congressi di Trieste, dove lo attendevano circa 1.200 partecipanti. Dopo l’atterraggio al Centro Congressi “Generali Convention Center”, il Papa è stato accolto dal card.Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, da mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, Presidente del Comitato Organizzatore delle Settimane Sociali, da mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, da Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, da Pietro Signoriello, Prefetto di Trieste, da Roberto Dipiazza, Sindaco di Trieste, e da Philippe Donnet, Amministratore Delegato di “Generali”. —[email protected] (Web Info)
Morto Jon Landau, produttore premio Oscar di ‘Titanic’ e ‘Avatar’
(Adnkronos) – Morto Jon Landau, il produttore premio Oscar Titanic e Avatar che ha contribuito a dare vita alle visioni del regista James Cameron. Aveva 63 anni. Ad annunciarne la scomparsa, senza indicazioni sulle cause, è stato Alan Bergman, co-presidente di Disney Entertainment. "Jon è stato un visionario il cui straordinario talento e passione hanno portato in vita alcune delle storie più indimenticabili sul grande schermo. Il suo notevole contributo all'industria cinematografica ha lasciato un segno indelebile, e ci mancherà profondamente. È stato un produttore iconico e di successo, ma una persona ancora migliore e una vera forza della natura che ha ispirato tutto intorno a lui”, ha detto Bergman. Jon Landau ha contribuito a fare la storia nel 1997 con Titanic, che è diventato il primo film a incassare 1 miliardo di dollari al botteghino mondiale. Ha superato quel record due volte, con Avatar nel 2009 e il sequel, Avatar: The Way of Water, nel 2022. Landau ha iniziato la sua carriera negli anni '80 come direttore di produzione, salendo gradualmente tra i ranghi e alla fine diventando produttore per Cameron nel suo costoso ed epico film sul famigerato disastro del Titanic. La partnership di Landau con Cameron su quel film ha portato a 14 nomination agli Oscar e 11 vittorie, anche per il miglior film. —[email protected] (Web Info)








