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Imprese, Camilleri (Gruppo Hera): “Patto buon lavoro poggia su linguaggio inclusivo”

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(Adnkronos) – Welfare aziendale, inclusione, sviluppo professionale. Sono alcuni dei punti fondamentali del Patto del buon lavoro presentato oggi nella sede del Gruppo Hera a Bologna e firmato tra l'azienda e le sigle sindacali dopo una vertenza durata 8 mesi. “Le novità importanti di questo accordo – spiega Alessandro Camilleri, direttore centrale personale e organizzazione Gruppo Hera – hanno a che fare con il protagonismo che noi cerchiamo di lasciare sempre alle persone del nostro gruppo”.  "Mi fa piacere citare – continua Camilleri – il linguaggio inclusivo per una cultura rispettosa di tutti e per questo anche lo stesso patto è scritto con un linguaggio inclusivo, in maniera accessibile per tutti. Però nel concetto di inclusione abbiamo anche tanti temi di natura sociale, cerchiamo di includere tutte le diverse abilità all'interno della nostra organizzazione, a partire dall'autismo, a proseguire con le persone che hanno disabilità fisiche fino ad arrivare anche all'ultimo capitolo che stiamo cercando di portare avanti sulle neurodivergenze”. Un capitolo molto importante del Patto è quello sulla genitorialità, misure per supportare i genitori nei primi anni di vita dei figli: ”Andiamo a riconoscere sette giorni aggiuntivi rispetto a quelle già riconosciute dai contratti nazionali per assistere i propri figli nel primo anno di vita. Dopodiché andiamo a raggiungere ulteriori due giornate per quello che riguarda i primi tre anni di vita, quindi assistendo anche i figli nell'inserimento all'asilo nido e aggiungiamo anche una giornata con un potere simbolico significativo, quella dedicata all'accompagnare i figli al primo giorno di scuola elementare (misura valida per entrambi i genitori). Per noi assistere ai figli è un impegno concreto che si vede anche nel nostro welfare; ci sono tante iniziative di supporto economico e non solo nei confronti dei genitori e complessivamente riusciamo anche a erogare circa 4.000 euro all'anno per figlio nei percorsi di vita e di crescita“.  —[email protected] (Web Info)

Mafia, domani l’interrogatorio dell’ex pm Natoli

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(Adnkronos) – "Sono qui per fornire un resoconto ordinato degli accadimenti, come risultano dai documenti ufficiali dell'epoca, e non già da ricostruzioni inesatte, se non oggettivamente false, in alcuni passaggi, che sono state proposte in precedenza", dall'avvocato Fabio Trizzino, genero del giudice Paolo Borsellino. E' il 23 gennaio del 2024 e l'ex pm del pool antimafia di Palermo Gioacchino Natoli, è seduto davanti alla Commissione nazionale antimafia per replicare alle dichiarazioni fornite nei mesi precedenti a Palazzo San Macuto proprio dall'avvocato Trizzino, marito di Lucia Borsellino e legale della famiglia del giudice nei processi sul depistaggio sulla strage di via D'Amelio. Natoli a Palazzo San Macuto parla di "gravissime insinuazioni" e "accuse" che sono state mosse e ribadisce la sua "enorme sorpresa" per "le accuse di sostanziale infedeltà, se non addirittura più gravi" nei suoi confronti.  Sorpresa, "dovuta non tanto al fatto che mai nei 31 anni trascorsi da quei fatti, né prima di allora, è stato da alcuno anche solo ipotizzato o azzardato che la mia attività di magistrato fosse stata ispirata a principi a condotte che non fossero di corretezza, senso di giustizia e rispetto di legalità, ma soprattuto si fondono su una ricostruzione di avvenimenti reali distorta e del tutto destituita di fondamento". Sono trascorsi cinque mesi da allora e l'ex magistrato è finito nel registro degli indagati per favoreggiamento a Cosa nostra e calunnia. L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Caltanissetta, che ha notificato un invito a comparire per interrogarlo al magistrato, che sarà interrogato domani mattina alle 11. Le contestazioni a Natoli sono legate all'indagine Mafia e appalti, avviata agli inizi degli anni Novanta a Palermo e a cui lavorò con grande impegno il giudice Paolo Borsellino.  Per i pm nisseni, Natoli avrebbe insabbiato l’indagine della Procura di Massa Carrara, poi confluita nel procedimento sulle gare pubbliche gestite dalla criminalità organizzata, per favorire l’imprenditore palermitano Francesco Bonura. Ma avrebbe aiutato anche altri imprenditori Antonino Buscemi, Ernesto Di Fresco, Raoul Gardini (morto suicida), Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini ad eludere le indagini.  Ma cosa aveva detto l'avvocato Fabio Trizzino nelle lunghe audizioni rese davanti all'Antimafia, guidata da Chiara Colosimo, nell'ambito del procedimento sul depistaggio Borsellino? Secondo il legale, l'allora pm del pool antimafia, nel giugno del 1992, subito dopo la strage di Capaci e prima della strage di via D'Amelio, aveva chiesto l'archiviazione e la smagnetizzazione delle intercettazioni e la distruzione dei brogliacci di una inchiesta riguardante due società operanti nelle cave di marmo di Massa Carrara, legate in qualche modo ai fratelli Nino e Salvatore Buscemi, e al boss mafioso Totò Riina.  L'avvocato ha collegato l’indagine sui Buscemi a quelle del Ros dei Carabinieri su 'Mafia e appalti', indicandole come il movente segreto della strage Borsellino. Il comportamento di Natoli, secondo il legale, era stato "anomalo" per "un’indagine di mafia". "Il dottore Natoli avrebbe dovuto giustificare quella distruzione a Borsellino, se Borsellino fosse sopravvissuto”, ha sostenuto Trizzino in Commissione Antimafia. Natoli, nella sua lunga deposizione in Antimafia, ha parlato di "affermazioni denigratorie" che "sono tutte clamorosamente destituite di fondamento”. E, con documenti alla mano, ha sottolineato che le affermazioni dell'avvocato Trizzino su quelle intercettazioni fossero “clamorosamente false”. Innanzitutto, perché “le bobine delle intercettazioni telefoniche eseguite su indicazione della procura di Massa Carrara non furono mai consegnate a Palermo, e perché l’ordine di smagnetizzazione atteneva esclusivamente ai decreti emessi dal gip di Palermo”, ha detto Natoli in Antimafia. L'ex pm ed ex Presidente della Corte d'Appello di Palermo ha anche riferito alla Commissione di aver richiesto alla Procura di Palermo, nella persona del procuratore della Repubblica Maurizio de Lucia, la consultazione del cosiddetto “modello 37”, cioè quel registro sul quale vengono annotati tutti i decreti di intercettazione e il divenire del decreto di intercettazione. E così è emerso “che le intercettazioni non erano mai state smagnetizzate”. Natoli ha anche consegnato alla stessa Commissione “le trascrizioni integrali delle 29 intercettazioni”, ritenute più rilevanti dagli inquirenti. In apertura della audizione la Presidente Colosimo, quel giorno, fece sapere che la Procura di Palermo, in una nota, aveva spiegato che “non è stato possibile reperire tre dei 4 brogliacci riferiti a quelle intercettazioni”. Natoli, quel giorno, disse anche che l'esito delle intercettazioni era stato "assolutamente negativo", tanto che la "Guardia di finanza già in data 2 gennaio 1992 mi comunica che tre utenze telefoniche hanno dato il risultato zero" perché aventi "contenuto esclusivamente familiare, è comunque non inerente al servizio". In altre parole, quelle intercettazioni "non hanno consentito di individuare episodi, circostanze specifiche o altri elementi di fatto tali da chiarire" i rapporti con i fratelli Buscemi (Nino e Salvatore) e la Calcestruzzi”. L'ex pm del pool antimafia ha poi spiegato all'Antimafia che Trizzino avrebbe messo in atto una operazione di “anticipazione delle conoscenze” poiché in base alla sua ricostruzione “tutte le preziose conoscenze sul sistema mafia appalti, avutesi esclusivamente a partire dalla fondamentale collaborazione di Siino del luglio 1997 e dopo le dichiarazioni di Giovanni Brusca del periodo ’98-’99, cioè quando Brusca comincia a diventare effettivamente attendibile, avrebbero dovuto essere conosciute e valorizzate dai pm della Procura di Palermo, Lo Forte e Scarpinato, in anticipo rispetto alla storia, cioè al momento della richiesta di archiviazione da loro depositata il 13 luglio 1992". Una ricostruzione che avrebbe denotato una "grave capziosità". Durante l'audizione Natoli ha anche ribadito che le sentenze e le richieste di archiviazione di altri procedimenti spiegano che si tratta di stragi che “hanno una molteplicità di concause all'interno delle quali si iscrivono anche quelle riconducibili al rapporto mafia-appalti. Ma soltanto come concausa e non come causa esclusiva e meno che mai come causa acceleratrice di una determinazione”. Poi, parlando ancora delle dichiarazioni di Trizzino sulla inchiesta di Massa Carrara, costola dell'indagine Mafia e appalti, ha elencato i principali punti su cui verteva il fascicolo: "La Procura nella persona del sostituto Augusto Lama, a partire dal 1990, stava svolgendo delle indagini sui distretti marmiferi della zona da cui sarebbe emersa la commissione di reati gravissimi da parte, tra gli altri, del noto Antonino Buscemi, già imputato a Palermo" in "una tranche del maxiprocesso, sin dal 1988, in concorso con i vertici della Calcestruzzi S.p.A. di Ravenna, appartenente al gruppo Ferruzzi-Gardini". L'allora pm Augusto Lama aveva chiesto alla procura di Palermo di "espletare opportune indagini al fine di accertare le principali utenze sia private che professionali utilizzate dai fratelli Buscemi, Antonino e Salvatore", ha detto Natoli. Quest'ultimo fece le indagini ma, ha specificato, "a Palermo l'apposito gruppo di lavoro delle misure di prevenzione si occupava di Antonino Buscemi sin dal 1990 e nel 1991 aveva chiesto delle indagini approfondite al gruppo Carabinieri Palermo Uno che poi vengono sollecitate dall'allora pm Roberto Scarpinato il 13 luglio del '92 in contemporanea al deposito dell'archiviazione". Successivamente le indagini vennero riaperte dai pm Giuseppe Pignatone, Ilda Boccassini, Roberto Saieva e Luigi Patronaggio. Ma anche chiesero l'archiviazione della inchiesta. "Era stato lo stesso giudice Giovanni Falcone ad insegnarlo agli altri magistrati: ci insegnò che 'dovevamo imparare ad utilizzare le indagini preliminari come qualche cosa che veniva utilizzata a tempo', cioè 'se erano ancora buoni i risultati delle indagini al termine delle scadenze, altrimenti archiviate'”, ha detto Natoli. Al tempo, ha spiegato Natoli “c'era una interpretazione che non fu mai contestata né contrastata da alcuno. Nell'articolo 269.2 del vigente codice di procedura penale, che ancora oggi afferma che ‘la conservazione delle registrazioni va fatta fino a quando le sentenze non passino in cosa giudicata”. Non solo. Sempre Natoli ha detto in antimafia che per dichiarati problemi economici, il governo aveva decretato che, per risparmiare, si dovevano smagnetizzare le bobine per poterle riutilizzare. Domani l'ex om sarà ascoltato dai magistrati nisseni per raccontare quanto accadde in quei giorni di giugno 1992. (di Elvira Terranova)  —[email protected] (Web Info)

Imprese, Sorrentino (Filctem): “Patto buon lavoro Gruppo Hera investe in sicurezza”

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(Adnkronos) – “L'elemento di novità in questo accordo è che l'azienda ha scelto una logica industriale rispetto ad una logica finanziaria, investendo sulle persone”. Sono le parole di Ilvo Sorrentino, segreteria nazionale Filctem-Cgil in occasione della firma del Patto del buon lavoro il documento programmatico siglato oggi dal Gruppo Hera, dal coordinamento rsu del Gruppo Hera e dalle segreterie nazionali e regionali di Filctem e FP Cgil, Femca, Fit e Flaei Cisl, Uiltec e Uiltrasporti Uil, Fiadel e Cisal Federenergia. “Si investe in occupazione in sicurezza – spiega Sorrentino – accordi di questo tipo diventano anche di riferimento rispetto ai contratti che dovremmo rinnovare, diventano determinanti sia per l'aspetto dell'orario di lavoro ma anche per la questione della sicurezza. Hera è riferimento all'interno del settore è una risposta a quella vertenza dei lavoratori a cui hanno partecipato con forza e che stanno dicendo con l'accordo che abbiamo fatto in termini unanimi, che è un accordo condiviso anche da loro". “Il Patto del buon lavoro – avverte – è arrivato dopo otto mesi di confronto tra Hera e i sindacati con due proclamazioni di sciopero (uno poi revocato). Confronto anche aspro, però devo dire sempre con rispetto tra le parti, e con il fatto che alla fine siamo riusciti a trovare delle soluzioni importanti. Il patto è di 70 pagine, significa che siamo dovuti entrare nello specifico di tutta una serie di meccanismi e di situazioni che per le lavoratrici e i lavoratori erano determinanti".  —[email protected] (Web Info)

Musei, Caradonna (Ferrovienord): “A Saronno intervento di recupero di 40 milioni di euro”

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(Adnkronos) – “Con un intervento complessivo di 40 milioni di euro, riporteremo a Saronno tutta la nostra realtà lavorativa ed è previsto un recupero museale importante. Per Fnm la storia del gruppo è di grande valore”. A dirlo Fulvio Caradonna, presidente di Ferrovienord e consigliere delegato di Fnm, intervenuto al Seminario di approfondimento organizzato dal Gruppo a Milano, presso sala dei milanesi della Veneranda Fabbrica del Duomo, intitolato ‘Museo, museo diffuso, non museo. Quando la passione per la storia è un’impresa’. Un incontro organizzato per affrontare le sfide attuali della cultura d’impresa e il ruolo delle aziende nella crescita e nella prosperità della comunità locale. Durante il seminario Fnm ha illustrato le principali azioni di cultural heritage del Gruppo, azioni che “vanno finanziate per assicurare un rapporto tra il Gruppo e le comunità”, conclude Caradonna. —[email protected] (Web Info)

Imprese, Fabbri (Gruppo Hera): “Patto buon lavoro aperto a tutti stakeholder di riferimento”

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(Adnkronos) – “Il Patto del buon lavoro è la sintesi di un progetto comune dell’azienda e delle organizzazioni sindacali, aperto al coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholder di riferimento". A dirlo Cristian Fabbri, presidente esecutivo del Gruppo Hera. "Vogliamo essere l’esempio – spiega – di come l’impresa possa rappresentare un motore di cambiamento positivo e costruire insieme un futuro più inclusivo, sostenibile e sicuro".  "Il nostro purpose aziendale lo ricordiamo – avverte – risponde a una più ampia convinzione: quella che la valorizzazione delle persone che lavorano nel Gruppo e la loro soddisfazione sono fondamentali per garantire la crescita e la solidità dell’azienda e, allo stesso tempo, fornire servizi sempre migliori, con positive ricadute ambientali ed economiche per i territori serviti. In un contesto sfidante come quello attuale, in cui i valori fondamentali del lavoro rischiano di essere messi in secondo piano, abbiamo deciso di ripartire dalle basi solide di quanto già sviluppato dall’azienda nel corso degli anni per far evolvere ulteriormente i nostri standard di riferimento e costruire nel tempo nuovi progetti e nuovi modelli di partecipazione insieme alle organizzazioni sindacali".  "Il Patto del buon lavoro – ricorda – si fonda su cinque pilastri che sono in linea con il nostro purpose: salute e sicurezza; filiere integrate e appalti; equità e inclusione; benessere, sviluppo professionale e produttività; sostenibilità e valore condiviso. All’interno di questi ambiti prendiamo insieme impegni concreti mantenendo al centro, con forza, le persone del Gruppo Hera. La nostra strategia di rendere le persone le reali protagoniste del cambiamento e del futuro dell’azienda è confermata anche dalle 2.600 assunzioni previste nel quadriennio 2024-2027, comprensive delle internalizzazioni, e da investimenti complessivi per 60 milioni di euro sulla formazione e lo sviluppo di nuove competenze per affrontare le prossime sfide, di cui un terzo nell’ambito della sicurezza. Il Patto del buon lavoro rappresenta, insomma, un modello innovativo, un ponte verso il futuro per rispondere efficacemente alle evoluzioni in corso sul mercato del lavoro con una transizione giusta, che vede tutti gli stakeholder partecipare alla creazione di sviluppo sostenibile e trarre beneficio da questa crescita”. —[email protected] (Web Info)

Cultura, Pravadelli (Veneranda Fabbrica): “Vogliamo far rivivere storia del Duomo ai milanesi”

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(Adnkronos) – “Con le nostre iniziative vogliamo far conoscere la storia del Duomo ai turisti e farla rivivere ai milanesi”. Parole di Fulvio Pravadelli, direttore generale della Veneranda Fabbrica del Duomo, intervenuto durante il seminario di approfondimento ‘Museo, museo diffuso, non museo – Quando la passione per la storia è un’impresa’, organizzato nella sede dell’ente, in Piazza Duomo a Milano.  Un seminario voluto per stimolare una riflessione sulle attuali sfide della cultura d'impresa e su come i valori, le credenze e i comportamenti stratificati nel tempo possano essere codificati e consegnati alle nuove generazioni. La Veneranda Fabbrica del Duomo è lo storico ente preposto alla conservazione e valorizzazione della Cattedrale meneghina. Custode di un’identità definita e radicata: “Viviamo della parte turistica – riprende il direttore generale dell’ente – e delle iniziative di fundraising, una di queste è l’adozione di una delle 3400 statue del Duomo”.  Sin dal 1387 l’ente è responsabile del processo di lavorazione del marmo, dall’escavazione presso la cava madre di Candoglia, alla lavorazione presso il Cantiere Marmisti in zona Certosa, fino alla messa in opera degli elementi architettonici e decorativi sulla Cattedrale.  La Veneranda Fabbrica del Duomo ha ideato così il progetto ‘Adotta una statua’: “Si tratta di una delle 3400 statue che si trovavano sul Duomo e che sono state portate nel Cantiere Marmisti – fa sapere Pravadelli – Qualche anno fa, in accordo con la sovrintendenza, abbiamo proposto ad alcune aziende alcune statue restaurate per poterle dare in prestito d’uso portandole presso l’azienda o presso luoghi particolari”. ‘Adotta una Statua’ fa eco al progetto ‘Adotta una Guglia. Scolpisci il tuo nome nella storia’, una delle numerose iniziative della Veneranda Fabbrica: “Il senso del Museo è quello di far conoscere il Duomo. Lo abbiamo fatto anche con una mostra fotografica. Grazie a Ferrovie Nord abbiamo fatto anche un’esposizione alla stazione Bovisa”.  Durante il seminario sono state illustrate anche le principali azioni di cultural heritage del Gruppo Fnm, sempre più impegnato ad assumere un ruolo di narratore della storia del territorio attraverso progetti e iniziative, basati su etica, tradizione e futuro, volti a promuovere un dialogo bidirezionale tra il Gruppo e le comunità. —[email protected] (Web Info)

Imprese, Calabrò (Museimpresa): “Memoria fondamentale per competitività”

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(Adnkronos) – “La storia dell'Italia è la storia della sapienza dei territori di questo Paese, all'ombra dei campanili. Ma la nostra memoria non è amarcord, non è orgoglio di quello che siamo stati. È elemento fondante della competitività dell'impresa”. Lo ha detto ai microfoni di Adnkronos Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa e direttore della Fondazione Pirelli, intervistato in occasione del seminario organizzato da Fnm alla Veneranda Fabbrica del Duomo, a Milano, ‘Museo, museo diffuso, non museo – Quando la passione per la storia è un’impresa’. Un incontro organizzato per sottolineare il ruolo delle imprese nei processi culturali e nella crescita della comunità. “La Veneranda Fabbrica è Milano. Milano delle fabbriche, della qualità e della bellezza – riprende Calabrò – Fnm è uno dei soggetti fondamentali della crescita intrinseca alla dimensione di una metropoli in cui il lavoro sta dentro una serie di relazioni che appartengono a una funzione fondamentale della cittadinanza. Credo che il dialogo tra istituzioni che hanno una storia e un futuro sia un contributo fondamentale al miglioramento della qualità della consapevolezza dei cittadini rispetto alla propria identità e alla costruzione futuro. La memoria consente di lavorare con responsabilità sull’innovazione”, conclude. Durante il seminario, Fnm ha posto l’accento sul Museo dei trasporti che nascerà a Saronno, emblema della memoria di un Gruppo impegnato a rafforzare e conservare la trama storica e culturale del territorio. —[email protected] (Web Info)

Musei, Colombo (UniCatt): “Nelle Case Museo contenitore e contenuto vivono osmosi”

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(Adnkronos) – “Nelle Case Museo contenitore e contenuto vivono un’osmosi. Il contenitore ha un ruolo fondamentale per la sua posizione sul territorio, per il suo legame con la città e il suo farsi diaframma facile tra fuori e dentro”. Parole di Maria Elena Colombo, responsabile interpretazione, accessibilità, condivisione presso il Museo Egizio e docente di Museologia e Comunicazione in Università Cattolica, durante il seminario organizzato presso la Veneranda Fabbrica del Duomo da Fnm, ‘Museo, museo diffuso, non museo – Quando la passione per la storia è un’impresa’. Un incontro organizzato per analizzare il ruolo delle imprese nei processi culturali e il loro impatto sulla crescita dei territori. Durante il seminario, il Gruppo Fnm ha focalizzato l’attenzione sul Museo dei trasporti che nascerà a Saronno, un vero e proprio “contenitore” capace di raccontare il legame storico tra Fnm e la città con lo sguardo rivolto al futuro della mobilità. Esposizioni permanenti e temporanee, installazioni, spazi immersivi, esperienze multimediali, dibattiti, mostre, talk animeranno il fitto programma di attività scientifico-culturali rivolte a tutti. —[email protected] (Web Info)

Farmaceutica, Italia al primo posto nel mondo per crescita dell’export nel 2021-23

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(Adnkronos) – "Al primo posto a livello mondiale per crescita dell'export tra il 2021 e il 2023. E' il traguardo raggiunto dall'industria farmaceutica in Italia grazie a imprese, internazionali e nazionali, che continuano a investire nel Paese". E' quanto afferma Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, nel corso dell'assemblea oggi a Roma all'Auditorium della Conciliazione. "E' l'export che traina la produzione e che fa registrare record su record. Farmaci e vaccini sono il secondo settore 'made in Italy' per saldo estero, 17 miliardi di euro nel 2023. La quota dell'export farmaceutico sul totale manifatturiero è passata dal 3,8% all'8,3% in 20 anni", ha ricordato il presidente, riconfermato nell'incarico per il biennio 2024-26. Cattani è stato riconfermato alla guida di Farmindustria.  L'industria del Pharma conferma di essere un settore hi-tech strategico per la nazione. "La produzione – sottolinea Cattani – ha toccato i 52 miliardi di euro nel 2023 e oltre 49 di export, nonostante le difficoltà causate dall'aumento dei costi del 30% rispetto al 2021. Gli investimenti sul territorio sono stati di 3,6 miliardi, di cui 2 in ricerca e sviluppo. Gli addetti sono 70.000 (+2% nel 2023 e +9% in 5 anni), con un incremento di quasi il 20% di under 35 negli ultimi 5 anni e con un'elevata presenza di donne, il 45% del totale". Senza dimenticare che negli ultimi 5 anni "le domande di brevetto farmaceutico nel Paese sono aumentate del 35%, rispetto al +23% dei 'big Ue".  Industria che, continua il presidente, ha un welfare aziendale "all'avanguardia ed è il primo settore tra quelli manifatturieri, secondo Istat, per competitività, con il più alto valore aggiunto per addetto, parametro di produttività per cui siamo migliori degli altri big Ue. E che guarda al futuro con progetti di responsabilità sociale, anche con l'alternanza scuola-lavoro, nelle scuole superiori e negli Its, per formare gli studenti e sviluppare le competenze necessarie alle imprese. Proprio con questo obiettivo – ricorda Cattani – è stato recentemente firmato un protocollo d'intesa con l'Egitto, nell'ambito del Piano Mattei, per la partnership tra imprese e la formazione, attraverso scambi accademici e professionali di docenti e studenti".  "A inizio 2024 è stato raggiunto un record storico per i farmaci in sviluppo nel mondo, 23.000, con investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle imprese farmaceutiche di oltre 1.700 miliardi di dollari tra il 2023 e il 2028. Ma la competizione globale corre sempre di più. Ecco perché essere veloci, attrarre investimenti e offrire innovazione deve diventare il must delle politiche dell'Unione europea e dell'Italia. Non possiamo avere una realtà a due velocità: un mondo che cambia rapidissimamente e assetti decisionali e regolatori fermi a vent'anni fa. Serve voltare pagina per tenere il passo di altri Paesi in un contesto globale sempre più complesso. In Italia è indispensabile una governance farmaceutica davvero moderna, con regole nuove, chiare, adatte alla rapidità dell'innovazione, superando il sistema del 'payback', tassa iniqua e aggiuntiva che grava sulle aziende per quasi 2 miliardi nel 2024", chiede Cattani. "Riforme da accompagnare – aggiunge – a una semplificazione per la ricerca clinica e a regole per consentire l'uso del dato clinico per necessità di ricerca, nel rispetto della privacy. Fondamentale – avverte il presidente – è anche ridurre i tempi di accesso all'innovazione per i cittadini, ancora troppo lunghi (14 mesi a livello nazionale, ulteriormente aggravati da quelli a livello regionale), con evidenti differenze sul territorio, che generano disuguaglianza e disomogeneità". Secondo Cattani, "occorre riconoscere il valore dell'innovazione e rivalorizzare alcuni farmaci di grande diffusione e a basso costo, per garantire così la sostenibilità industriale messa in difficoltà a causa di un aumento strutturale dei costi. Con un finanziamento basato sulle reali esigenze di salute". "Su Europa e Italia – osserva il numero uno di Farmindustria – molto positiva è l'azione del Governo che ha dimostrato di credere nell'innovazione. Bisogna proseguire nel dialogo tra istituzioni e industria collaborando nell'ottica di una visione condivisa dell'interesse nazionale. Perché solo insieme è possibile vincere in Europa e nel mondo".  —salute/[email protected] (Web Info)

Impresa, Piuri (Fnm): “Le imprese hanno una responsabilità civile”

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(Adnkronos) – “Nel contesto attuale che vede sempre più, in termini di vita sociale, l'affermarsi di un individualismo spesso esasperato, l’impresa deve essere consapevole che ha addosso una responsabilità civile che è molto di più della responsabilità sociale d’impresa. Il Gruppo Fnm si è preso l'impegno di sviluppare e portare avanti il tema della responsabilità civile che implica la consapevolezza di essere comunità che sta insieme perché ha un obiettivo ed è in connessione con altre comunità. Una comunità che deve prendersi cura delle persone che ne fanno parte”. È il pensiero di Marco Piuri, direttore generale Fnm, il Gruppo che ha organizzato a Milano, nella sede della Veneranda Fabbrica del Duomo, il seminario di approfondimento ‘Museo, museo diffuso, non museo – Quando la passione per la storia è un’impresa’.
  L’incontro è stato pensato come “momento di studio e di approfondimento” per stimolare una riflessione sulle sfide attuali della cultura d’impresa e il ruolo delle aziende nella crescita della comunità locale: “Il nostro gruppo si occupa di mobilità, creiamo connessioni – riprende il dg – Non esiste forma di vita che non sia in relazione e per la missione che ha il nostro gruppo, dobbiamo consentire relazioni. Ci occupiamo di infrastrutture di mobilità, mettiamo in connessione, creiamo relazioni, creiamo opportunità per cui poi le persone possono incontrarsi. Questa è la sfida”. Durante il seminario Fnm ha illustrato le principali azioni di cultural heritage del Gruppo, con un particolare focus al Museo dei trasporti che nascerà a Saronno: “In questo seminario abbiamo approfondito uno specifico strumento, quello del museo, perché stiamo realizzando il Museo della nostra impresa. È un tema di cultura di impresa che è a pieno titolo parte di quella che è la cultura del mondo, dell'essere persone che vivono in comunità. Siamo molto contenti di riuscire a costruire un percorso utile per tutti”, ha concluso. —[email protected] (Web Info)