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Maltempo a Cogne, Santanchè: “Trasporto gratis turisti in elicottero? E’ ipotesi”

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(Adnkronos) – I costi per il trasporto gratuito dei turisti in elicottero per raggiungere Cogne in Valle D'Aosta "li stiamo valutando, ci vogliono 5 minuti e 11 secondi, è un'ipotesi emersa al tavolo di lavoro quando sono andata in val D'Aosta a fare un sopralluogo". Lo ha detto il ministro del Turismo Daniela Santanchè intervistata a “Morning News” su Canale 5. "Ieri sera ancora fino a mezzanotte ero al telefono per poter studiare questa eventualità che sarebbe l'unica ad oggi, perché io mi auguro che quella strada venga aperta in un mese però non è un'opera da poco…", ha spiegato. "Le critiche non mi impressionano, se c'è la volontà si trovano le misure per poterla fare, nella vita ci vuole un po' di visione e di coraggio – continua -. In Valle D'Aosta io per le mie competenze come ministero del Turismo ho messo subito a disposizione 10 milioni di euro per le strutture alberghiere e i ristoranti per i danni diretti e dare una mano a questi imprenditori che devono fare comunque far fronte a costi, adesso ci sarà una quantificazione dei danni". Quanto alla distruzione delle piste da sci a Cervinia, Santanchè ha ribadito di aver dato la disponibilità "a partecipare ai costi".  —[email protected] (Web Info)

Aviaria, in Usa quarto caso umano da epidemia bovini

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(Adnkronos) – Il quarto caso umano di influenza aviaria collegato all'epidemia tra le vacche da latte negli Usa, confermato dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), "sulla base delle informazioni disponibili in questo momento non cambia l'attuale valutazione del rischio" che l'infezione rappresenta "per la salute umana". Rischio che l'agenzia federale considera "basso. Tuttavia, questo sviluppo sottolinea l'importanza delle precauzioni raccomandate alle persone esposte ad animali infetti", che "corrono un rischio maggiore". Lo hanno ribadito i Cdc, comunicando l'identificazione di un nuovo caso umano di influenza aviaria ad alta patogenicità Hpai A(H5), in un lavoratore di un'azienda lattiero-casearia del Colorado, dove si erano registrati bovini positivi al virus A(H5N1). La persona contagiata, che "ha riferito solo sintomi oculari, ha ricevuto un trattamento" antivirale "con oseltamivir ed è guarita", ha informato l'organismo sanitario americano. In precedenza si erano infettate altre 3 persone, sempre operatori del settore, una in Texas e 2 in Michigan. "I Cdc hanno tenuto sotto stretta osservazione i sistemi di sorveglianza dell'influenza, in particolare negli stati colpiti" dall'epidemia negli allevamenti, "e non hanno rilevato alcun segno di attività influenzale insolita nelle persone", ha assicurato l'agenzia. Il lavoratore contagiato in Colorado, hanno spiegato i Cdc, "era monitorato perché esposto per la sua attività professionale a bovini infettati dal virus H5N1. Ha segnalato sintomi ai funzionari sanitari statali, ma i test sono stati inconcludenti. I campioni inviati ai Cdc per ulteriori analisi sono risultati positivi per l'influenza A(H5)".  
Resta da capire di quale sottotipo N sia il patogeno: "La designazione della neuraminidasi del virus è in attesa di sequenziamento genetico presso i Cdc", ha precisato l'ente. Inoltre "sono in corso tentativi di sequenziamento del virus nel campione clinico, che in caso di successo saranno resi disponibili entro 1-2 giorni". Infine, "ulteriori analisi genetiche cercheranno eventuali modifiche del patogeno, che potrebbero cambiare la valutazione del rischio da parte dell'agenzia".  I Cdc rilanciano alcune raccomandazioni, evidenziando che seguirle "è fondamentale per ridurre il rischio individuale e contenere il rischio complessivo per la salute pubblica".  L'agenzia ricorda che "le persone dovrebbero evitare esposizioni ravvicinate, lunghe o non protette ad animali malati o morti, inclusi uccelli selvatici, pollame, altri uccelli domestici e altri animali selvatici o domestici (comprese le mucche). Dovrebbero anche evitare esposizioni non protette a escrementi di animali, lettiere, latte non pastorizzato (crudo) o materiali vicini o a contatto con uccelli o altri animali con virus A(H5N1) sospetto o confermato". Dispositivi di protezione individuale sono consigliati ai lavoratori del settore lattiero-caseario.   —salute/[email protected] (Web Info)

Sanità: Schillaci su Fascicolo elettronico, ‘è super blindato, mai accessibile a fini commerciali’

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(Adnkronos) – Sul Fasciolo sanitario elettronico (Fse), "voglio rassicurare i cittadini che questo Governo è molto attento alla sicurezza e alla tutela dei dati personali, soprattutto quando si tratta di settori particolari e sensibili come quelli che riguardano la salute. Nessun dato sarà mai accessibile a società commerciali o a terzi e lo ribadisco anche in questa sede: il Fascicolo sanitario elettronico è super blindato e da una lettura del decreto sul Fse 2.0 si capisce esattamente chi può avere accesso, a quali dati e a che titolo. E non sono certo soggetti terzi". Così il ministro della Salute Orazio Schillaci, nel suo intervento oggi a Roma al Forbes Healthcare Summit.  "Inoltre, lo stesso decreto stabilisce preventivamente il parere del Garante della privacy che assicura il rispetto della normativa in materia. Ed è importante che le Regioni applichino la disciplina del decreto – rimarca il ministro – Le finalità del Fse, lo ripeto, sono quelle di semplificare la vita dei cittadini che potranno accedere da remoto a servizi di base e di migliorare l'appropriatezza delle cure, l'aderenza terapeutica e l'efficienza del nostro servizio sanitario".  —[email protected] (Web Info)

Tumori: un ‘Intranet’ delle cellule bersaglio per nuove cure, studio italiano

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(Adnkronos) – La scoperta di una via di comunicazione alternativa all'interno delle cellule, una sorta di 'Intranet molecolare', potrebbe portare a nuove cure contro i tumori. E' la prospettiva aperta da uno studio firmato da scienziati dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) e dell'università Statale di Milano, finanziato dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e dall'Ue attraverso l'Erc (European Research Council). I risultati sono pubblicati su 'Nature Communications'.  Sulla propria superficie – spiegano Ieo e UniMi – le cellule hanno recettori che agiscono come antenne: ricevono segnali dal mondo esterno, che intercettano e trasferiscono all'interno della cellula. Sono segnali di importanza vitale, perché generano specifiche istruzioni di comportamento. Quando un recettore si lega a una molecola-segnale esterna, innesca infatti una cascata di reazioni chimiche all'interno della cellula, che alla fine raggiunge il nucleo, la centrale di controllo. Qui le istruzioni vengono ricevute ed elaborate in modo da generare una specifica risposta cellulare. A seconda di qual è, la cellula può agire in diversi modi: per esempio può spostarsi in una determinata direzione o dividersi in due cellule figlie. Fino a poco tempo fa si credeva che questa comunicazione a lungo raggio, dalla superficie cellulare al nucleo, fosse l'unico modo in cui le cellule potessero rispondere a uno stimolo esterno. Lo studio svela invece l'esistenza di un'altra via, un 'piano B' per la comunicazione intracellulare, che i tumori potrebbero far saltare e che può dunque rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico. "La nostra ricerca – illustra Sara Sigismund, responsabile scientifica dello studio, ricercatrice del Dipartimento di Oncologia molecolare Ieo e professore associato in Statale – ha rivelato che un particolare recettore per fattori di crescita, noto come Egfr, può comunicare direttamente con alcuni organelli all'interno della cellula. Gli Egfr sono coinvolti in molte funzioni biologiche essenziali come la proliferazione, la sopravvivenza o la migrazione, ma anche in malattie come il cancro. Abbiamo dimostrato che, quando questi recettori vengono attivati da alte concentrazioni di uno specifico fattore di crescita, alcuni organelli all'interno della cellula si avvicinano alla superficie cellulare dove sono localizzati i recettori attivati. Tra questi organelli vi sono il reticolo endoplasmatico, un sistema di membrane intercomunicanti della cellula, e i mitocondri, responsabili della produzione di energia. Grazie al loro spostamento, i recettori attivati possono interagire direttamente con il reticolo endoplasmatico e i mitocondri influenzandone la funzione metabolica e causando un aumento della produzione di energia, con un doppio risultato".  "Da un lato – descrive la scienziata – è promossa la rimozione del recettore dalla superficie cellulare e la sua degradazione. La conseguenza è l'eliminazione delle 'antenne' per i fattori di crescita che, non trovando più recettori a cui legarsi, non sono più in grado di trasmettere alla cellula i propri ordini di proliferazione. Dall'altro lato, viene stimolato il macchinario cellulare responsabile del movimento cellulare. Pertanto, la rete di comunicazione interna tra gli organelli sembra essere importante per garantire una adeguata risposta cellulare a concentrazioni elevate di fattore di crescita: una reazione in grado di inibire la crescita cellulare e promuovere il movimento della cellula stessa. Questa rete potrebbe essere alterata nei tumori".  "La proliferazione cellulare e il movimento – commenta Pier Paolo Di Fiore, responsabile del Programma di Novel Diagnostics allo Ieo, professore UniMi e coautore dell'articolo – sono due funzioni chiave per lo sviluppo dei tumori nell'organismo. La prima è responsabile della crescita tumorale, mentre il movimento può dare origine alle metastasi. L'identificazione di questa via di comunicazione potrebbe quindi fornire le basi per studi volti alla messa a punto di nuove terapie anticancro. Si potrebbe infatti interferire con questa via bloccando le risposte cellulari indesiderate: la proliferazione o la migrazione. L'organismo umano ha una sua regia della vita, ma il cancro devia dal copione per seguirne uno tutto suo, stravolgendo gli equilibri. Interferire con la comunicazione che causa questa deviazione sarebbe una strategia terapeutica innovativa e promettente". —[email protected] (Web Info)

Appello del pediatra a ristoranti e spiagge: “Mezze porzioni e punti allattamento”

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(Adnkronos) –
Mezze porzioni nel menù, facendo attenzione a dimensioni e texture dei cibi, per soddisfare l'appetito dei bambini senza scoraggiarli con dosi eccessive o pietanze difficili da mangiare. Ma anche mini-assaggi formato 'amuse bouche' per solleticare il palato dei piccoli. Con in più il vantaggio del risparmio, sia per i genitori sia per le cucine che eviteranno sprechi. E poi accessibilità per passeggini e carrozzine, e punti allattamento aperti a tutti e ben segnalati. Il pediatra Italo Farnetani lancia un appello ai gestori di bar, ristoranti, hotel e stabilimenti balneari: inclusione e proposte studiate ad hoc per i baby-turisti e le loro famiglie. L'occasione è la settimana di incontri che a Fasano, in provincia di Brindisi, culminerà sabato 6 luglio con la consegna ufficiale delle
Bandiere verdi 2024
alle località di mare a misura di bimbo, scelte ogni anno dai pediatri fin dal 2008.  "Le mezze porzioni – spiega all'Adnkronos Salute Farnetani, professore ordinario di Pediatria dell'Università Ludes-United Campus of Malta e 'papà' delle Bandiere verdi – almeno fino ai 10-12 anni d'età rappresentano la quantità ideale di cibo che il bambino mangia volentieri e che gli è sufficiente per uno sviluppo sano e armonico. Inoltre dimezzano i costi per i genitori e permettono agli esercenti di evitare sprechi alimentari". Attenzione, però: non basta, e non serve nemmeno, dividere per 2 tutte le ricette previste dalla carta. Le mezze porzioni che teorizza Farnetani sono mirate: "Vanno offerte per gli alimenti più amati dai bambini e, oltre alle giuste quantità, devono garantire anche forme e consistenze adatte. Cibi morbidi e di dimensioni contenute, perché il bambino – ricorda il pediatra – ha una bocca piccola e un'arcata dentaria più debole, non completamente sviluppata fino all'età di 11-12 anni. Di conseguenza ha difficoltà a introdurre e masticare alimenti grossi o tenaci". Qualche esempio a cominciare dalla pizza, "immancabile". Farnetani consiglia di dimezzare "sicuramente la Margherita, che resta la versione più gradita fino all'età di 6 anni; poi la "Würstel, prediletta successivamente", senza dimenticare "quella con le patatine fritte" che è trasversale e "piace sempre a tutti. Per le altre pizze è superfluo preparare mezze porzioni". Lo stesso per i primi: l'esperto suggerisce di proporre in versione dimezzata "solo quelli che prevedono riso o pasta corta tipo farfalle, molto gradite ai bambini. Inutili invece le 'mezze' per formati lunghi o corti voluminosi tipo paccheri, più complicati da mangiare per i piccoli". Passando ai secondi, via libera del medico alle mezze porzioni "per tutti i cibi impanati e fritti (rigorosamente in olio d'oliva), soprattutto le polpette. Sono perfette e vanno fatte possibilmente piccole, grandi quanto un'oliva ascolana". Idem "l'hamburger: piace molto, ma meglio servirlo come mezza porzione e piccolo, sempre perché si mette in bocca più facilmente e si mastica bene". Per concludere con "la garanzia di un vero successo", nel piatto dei formaggi "pezzettini di parmigiano" e per dolce "crostata con la crema di nocciole o gelato in mini-coni. Uno o più gusti, come vorrà il bambino". Oltre alle mezze porzioni, secondo il pediatra "andrebbe prevista anche qualche porzione singola: una polpetta, un involtino, piccoli assaggi. I bambini sono abitudinari e poco inclini alle novità – avverte infatti Farnetani – quindi, specialmente se una pietanza non l'hanno mai provata, anche la mezza porzione potrebbe risultare eccessiva".  Sistemata la questione menù, il medico passa in rassegna un paio di "altri 'optional' che consiglio. Innanzitutto, prevedere la possibilità di raggiungere il punto di ristorazione anche con passeggino e carrozzine. Grazie alle rampe per i diversamente abili in genere è possibile farlo", ma spesso resta il 'nodo parcheggio': "Andrebbe previsto anche un posto dove potersi fermare con passeggino o carrozzina". Ancora, occhio alla 'mise en place': "E' consigliabile che gli esercizi di ristorazione abbiano anche delle stoviglie adatte ai bambini" da portare in tavola, apparecchiandola magari con "tovagliene colorate dei personaggi più amati dai bimbi". Ultima idea: i 'baby pit stop' per mamme e bebè. "Suggerisco di allestire dei punti di allattamento negli stabilimenti balneari, nei bar, nei ristoranti o negli alberghi, aperti anche ai non clienti dell'esercizio. Non servono grandi lavori – osserva l'esperto – basta una stanza anche piccola, ma riservata, possibilmente fresca, arredata con gusto e gioiosa, in cui la mamma si possa fermare per allattare il suo bambino. Ogni esercente potrà poi attrezzare l'ambiente come preferisce, con fasciatoio, lavandino, acqua fresca. E' un grosso servizio che si farebbe alle famiglie, alle madri e all'infanzia – conclude Farnetani – ma è anche un modo semplice per promuovere la propria attività indicando il punto allattamento sul sito e con apposita segnaletica". —[email protected] (Web Info)

Tumore seno, Iadanza (IncontraDonna): “Nuova ormonoterapia dà speranza a pazienti”

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(Adnkronos) – "La nuova terapia mirata del carcinoma della mammella metastatico Er+ Her2-, ovvero la molecola elacestrant attiva per via orale, per noi pazienti rappresenta una speranza che si realizza. Ma ancora più importante è che ci sia la possibilità di fare la biopsia liquida che consiste in un semplice prelievo di sangue. Il test ha dei grandi vantaggi e importanti potenzialità, non è invasivo ed è preciso nel migliorare la selezione delle terapie da parte degli specialisti". Lo ha detto all'Adnkronos Salute Antonella Iadanza, Patient Advocate di Fondazione IncontraDonna, in occasione di una conferenza stampa promossa oggi a Roma, con il contributo non condizionante di Menarini Stemline, con esperti di Fondazione Aiom e Fmp (Fondazione per la medicina personalizzata) per chiedere che le nuove ormonoterapie orali siano disponibili anche in Italia.  Per Iavanza la qualità di vita di una paziente con carcinoma della mammella metastatico Er+ Her2- "può essere ottima, quasi normale a parte le cure. Cure che ad alcune causano disturbi, ad altre meno. Il tumore è soggettivo. C'è chi per una semplice pillola si sente debilitata e chi, invece, nonostante terapie più pesanti continua a fare una vita normale. Indubbiamente, il fatto che ci sia una nuova ormonoterapia ci dà speranza, e questo è un balsamo per la qualità di vita anche dal punto di vista psicologico", conclude.  —[email protected] (Web Info)

La dieta mediterranea è associata ad un minor rischio di mortalità nelle persone con diagnosi di tumore

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(Adnkronos) – La dieta mediterranea è un potente alleato per la salute anche dopo una diagnosi di cancro. I pazienti che mangiano secondo i dettami della nostra tradizione alimentare vivono più a lungo e hanno un rischio ridotto di mortalità cardiovascolare, -60%. In generale la mortalità si abbassa del 32%. Lo rivela uno studio italiano realizzato all'interno del Progetto Umberto, condotto dalla Piattaforma comune di ricerca Fondazione Umberto Veronesi – Dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell'Irccs Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l'Università Lum 'Giuseppe Degennaro' di Casamassima nel barese. La ricerca, pubblicata su Jacc CardioOncology, ha esaminato i dati di 800 adulti italiani, sia uomini che donne, a cui era già stato diagnosticato un cancro al momento dell'arruolamento nello studio Moli-sani, tra il 2005 e il 2010. I partecipanti sono stati seguiti per oltre 13 anni, e per tutti erano disponibili informazioni dettagliate sul consumo alimentare durante l'anno precedente l'iscrizione. “Il messaggio principale di questo studio – commenta Licia Iacoviello, direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed e Professore Ordinario di Igiene Generale e Applicata dell’Università LUM – è che non bisogna mai smettere di fare prevenzione. Infatti, i nostri dati mostrano che le persone che avevano avuto un tumore e che riferivano di seguito uno stile alimentare mediterraneo avevano un rischio di mortalità più basso di chi invece non aveva seguito la Dieta Mediterranea. Il beneficio era particolarmente evidente per la mortalità cardiovascolare. Altro messaggio importante di questo studio -continua Licia Iacoviello- è che tumori e malattie cardiovascolari anche se apparentemente diversi condividono gli stessi fattori di rischio. È quello che in letteratura è noto come ‘common soil’, un terreno comune da cui si originano queste diverse patologie”. "Il ruolo benefico della dieta mediterranea nella prevenzione primaria di alcuni tumori è ben noto in letteratura – afferma Marialaura Bonaccio, prima autrice dello studio e Co-Principal Investigator della Joint Research Platform all’Irccs Neuromed -. Si sa però poco sui potenziali benefici che questo modello alimentare può avere per chi ha già ricevuto una diagnosi di cancro". I ricercatori hanno dunque analizzato il ruolo della dieta mediterranea in relazione alla mortalità nelle persone che avevano già una storia di cancro al momento dell'arruolamento nello studio Moli-sani, una delle più grandi coorti di popolazione in Europa. Con l'obiettivo di verificare in che misura una dieta sana può prolungare la sopravvivenza. "I risultati del nostro studio – spiega Bonaccio – indicano che le persone che avevano un tumore e riferivano un'elevata aderenza a uno stile alimentare mediterraneo avevano un rischio di mortalità inferiore del 32% rispetto ai partecipanti che non seguivano la dieta mediterranea. Il beneficio è stato particolarmente evidente per la mortalità cardiovascolare, che si è ridotta del 60%". "La dieta mediterranea – ricorda Chiara Tonelli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi – è composta prevalentemente da alimenti come frutta, verdura e olio d'oliva, che sono fonti naturali di composti antiossidanti, il che potrebbe spiegare il vantaggio osservato in termini di mortalità non solo per il cancro, ma anche per le malattie cardiovascolari, che possono essere ridotte da diete particolarmente ricche di questi composti bioattivi". —[email protected] (Web Info)

Tumore seno, Cinieri (Aiom): “Biopsia liquida sempre più importante”

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(Adnkronos) – "La biopsia liquida è diventata importante anche nel cancro della mammella. In pratica consiste in un prelievo di sangue, quindi non c'è più necessità di fare un prelievo di materiale dal tumore e questo dà un grosso vantaggio alle pazienti. Nel cancro della mammella serve specificatamente in questo campo, ma ci saranno varie e tantissime altre applicazioni, a dimostrare la presenza o l'assenza di una mutazione di un gene che si chiama Esr1". Così all'Adnkronos Salute Saverio Cinieri, presidente Fondazione Aiom e direttore Oncologia medica e Breast Unit ospedale Perrino di Brindisi, in occasione di una conferenza stampa promossa oggi a Roma, con il contributo non condizionante di Menarini Stemline, con esperti di Fondazione Aiom e Fmp (Fondazione per la medicina personalizzata) per chiedere che le nuove ormonoterapie orali siano disponibili anche in Italia.  "La mutazione del gene Esr1 è intorno al 30% – spiega Cinieri – ma i dati stanno aumentando man mano che si raffinano le tecniche di laboratorio, quindi potrebbe arrivare anche al 40% in donne affette da cancro della mammella con recettori ormonali positivi che hanno fallito una prima linea di terapia endocrina con inibitori delle cicline e degli inibitori dell'aromatasi. Pertanto, avere la mutazione favorisce l'assunzione del nuovo farmaco elacestrant che ha dato dei risultati importanti in questo campo e che noi stiamo usando in uso compassionevole in Italia perché al momento siamo in attesa dell'autorizzazione da parte di Aifa, che spero avvenga al più presto".  La biopsia liquida "ha cambiato la storia dell'oncologia perché, ribadisco, una volta bisognava fare le biopsie del tessuto. Spesso queste donne hanno una patologia solo ossea, e fare una biopsia ossea è impegnativo e più complesso di un esame di un tessuto. Il test è fondamentale perché, se non hai la mutazione di Esr1, il farmaco potrebbe funzionare meno", conclude l'oncologo. —[email protected] (Web Info)

Tumore seno, oncologo Marchetti: “Con nuove terapie evitiamo ricorso a chemio”

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(Adnkronos) – "Con le nuove terapie mirate per il tumore al seno metastatico Er+/Her2-, tra queste elacestrant, evitiamo il ricorso alla chemioterapia per un sottogruppo di pazienti che, secondo le stime, in Italia sono circa 2.000. E' la prima volta che abbiamo un trattamento a bersaglio molecolare su una popolazione già trattata con terapia antiormonale e inibitori delle chinasi ciclino-dipendenti". Lo ha detto all'Adnkronos Salute l'oncologo Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la medicina personalizzata, in occasione di una conferenza stampa promossa oggi a Roma con il contributo non condizionante di Menarini Stemline, con esperti di Fondazione Aiom e Fmp per chiedere che le nuove ormonoterapie orali siano disponibili anche in Italia.  "Parliamo di un gruppo di donne abituato per tanti mesi, a volte per 3-4 anni – spiega Marchetti – ad un trattamento ormonale relativamente poco impegnativo e che non turbava la loro vita quotidiana. Quindi poter proseguire con un nuovo trattamento, ancora una volta basato su una terapia ormonale orale, diretta su un specifico bersaglio, ovviamente rappresenta un grande vantaggio". Sulla disponibilità anche in Italia di elacestrant, Marchetti precisai: "Non dipende dagli oncologi, ma dall'Aifa che sta valutando il dossier registrativo e che dovrebbe esprimersi o immediatamente prima o immediatamente dopo l'estate. Quindi presumo che sarà disponibile entro la fine dell'anno". Dal punto di vista dell'importanza di questo trattamento, "dobbiamo considerare quella che è la popolazione a cui è rivolto – conclude Marchetti – Un altro grande vantaggio è che noi, anziché fare una biopsia sul tessuto, possiamo riconoscere queste alterazioni attraverso un semplice prelievo di sangue".  —[email protected] (Web Info)

Sanità, dal Covid all’aviaria, Piano pandemico 2024-2028 in dirittura d’arrivo

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(Adnkronos) – Forse ci siamo per il nuovo Piano pandemico 2024-2028. Se n'erano perse le tracce da gennaio dopo l'uscita della bozza e le polemiche politiche su restrizioni e obblighi. Il documento è in dirittura d'arrivo e gli uffici della Direzione della Prevenzione del ministero della Salute stanno ultimando alcune parti. Ma il 'cuore' del nuovo piano, che segna un cambio di paradigma rispetto al passato, è stato delineato. Il principio è la responsabilizzazione delle persone e delle istituzioni, seguendo però le linee guida internazionali che nel campo delle malattie infettive sono il faro per tutti i Paesi, come abbiamo imparato durante la pandemia Covid. Responsabilità e più attenzione ai principi di libertà individuale anche per l'accesso alla vaccinazione. Addio quindi all'era degli obblighi.  La storia dell'atteso documento che dovrebbe mettere in sicurezza l'Italia in caso di una nuova pandemia è molto incidentata. Il piano è stato elaborato dalla Direzione Prevenzione e presentato a gennaio scorso almeno in una prima bozza alle Regioni – per poi siglare l'accordo in Conferenza Stato-Regioni – ma da quel momento, con le polemiche politiche sopraggiunte, è finito in un limbo. Intanto dal Covid siamo passati all'influenza aviaria H5N1 che ha ricominciato a spaventare, con i focolai negli allevamenti Usa. La bozza del piano pubblicata sui media aveva suscitato le critiche di una parte della maggioranza al Governo – con interrogazioni al ministro della Salute Orazio Schillaci – per la conferma delle misure di restrizione in caso di pandemia, come previsto da ogni Piano pandemico. Un incubo per chi aveva visto come fumo negli occhi i Dpcm del 2020 varati dall'allora premier Conte contro il Covid.  Proprio a fine gennaio, era stato Schillaci a rispondere ad un'interrogazione del senatore della Lega Claudio Borghi sulla revisione degli indirizzi in vista dell'adozione del Piano pandemico per il periodo 2024-2028 e sulla discontinuità del piano rispetto al precedente. "Sento di dover precisare che, per affrontare un patogeno ignoto con un tasso altissimo di mortalità, potrebbe essere necessario adottare misure restrittive che dovranno però essere emanate – aveva chiarito il ministro – solo se strettamente indispensabili, rimanere eventualmente in vigore per il tempo strettamente necessario ed essere proporzionate sia alla probabilità sia all'entità dell'evento". Una puntualizzazione per calmare chi nella maggioranza di centro-destra non digerisce le misure restrittive e gli obblighi già vissuti durante il Covid. —[email protected] (Web Info)