Equitalia/Quanto guadagna Attilio Befera?

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Quanto guadagna Attilio Befera, il potentissimo amministratore delegato di Equitalia, il braccio armato dello Stato esattore? Sul web c’è una cifra, che cita anche la fonte ossia l’Agenzia delle entrate: 456.733 euro ovvero quasi 40.000 euro al mese. Non sappiamo se la cifra è questa ma di certo Attilio Befera, dirigente in forze dell’Agenzia delle entrate e amministratore delegato di Equitalia (che è una controllata al 51% della stessa Agenzia delle Entrate) non ha lo stipendio di un impiegato di concetto. E questo non è del tutto giustificato. Quale rischio imprenditoriale affronta infatti il dottor Befera nella sua attività? Un compenso così alto infatti si può giustificare con grandi rischi imprenditoriali e gestionali, altrimenti non ha molto senso specie parlando di soldi pubblici e della collettività. Ma Equitalia non ha bisogno di cercare nuovi mercati, di andare in Cina, di contenere i costi o di cercare nuovi prodotti: Equitalia fa l’esattore, riscuote i soldi che lo Stato avanza. Un mestiere forse antipatico, ma certamente non difficile visto che i clienti non deve cercarseli o fare azioni di marketing per averli. E poi non ha concorrenti visto che lavora in esclusiva per lo Stato. E non ne riscuote nemmeno tanti, quest’anno circa 11 miliardi di euro su ruoli di gran lunga superiori. E nel 2010 gli incassi non arrivano a 9 miliardi di euro. Non solo. Per riscuotere questi 9 miliardi Equitalia costa 1,3 miliardi di euro come emerge dall’ ultimo bilancio disponibile quello del 2010. Basti pensare poi che solo per il costo del lavoro annualmente Equitalia spende mezzo miliardo di euro. In pratica per ogni euro prelevato al contribuente Equitalia per i suoi bisogni, incluso il congruo stipendio dell’amministratore delegato, ne preleva quasi il 15%. Insomma per il contribuente italiano non si tratta certo di un monumento all’efficienza. Non solo. Con un meccanismo di scorretta rappresentazione della realtà Equitalia parla dei 9 miliardi di euro riscossi (o 11nel 2011) come di soldi sottratti all’evasione. Ma anche questa è una solenne fesseria. La gran parte di questi soldi provengono da contribuenti normali che hanno sbagliato i conti oppure non avevano la liquidità all’epoca per pagare quanto da loro dichiarato. E questa non è evasione ma al massimo recupero crediti. Anche perché Equitalia dovrebbe sapere, e lo sa, che il grosso dell’evasione fiscale non si fa a Cortina o nei pressi di qualche pizzeria. Il grosso dell’evasione in Italia secondo un recentissimo studio, proviene da due canali, con i quali Equitalia non ha molti punti di contatto: la criminalità organizzata (78 miliardi di euro di imposte evase) e le grandi aziende con possibilità di spostare la tassazione fuori dai confini nazionali (una trentina di miliardi di euro di evasione). Le pizzerie, i lidi balneari evasori o chi ha la Ferrari in garage e dichiara 15.000 euro, pur se fenomeni odiosi, pesano sull’evasione fiscale per non più di 8 miliardi di euro. Ed Equitalia questi 8 miliardi li percepisce in modo assolutamente marginale, anche perché il grosso del lavoro per accertare il nero lo fa la Guardia di finanza e i corpi ispettivi dell’agenzia delle entrate non certo Equitalia. Insomma Grillo ha ragione: lo Stato i soldi li può incassare da solo, senza bisogno di questo carrozzone dispendioso che è diventato Equitalia. E così si comincia davvero a risparmiare magari anche sullo stipendio del manager senza rischi Attilio Befera.

di Pietro Colagiovanni