L’angolo della Psicologa/Samara e la paura

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Può essere divertente, per un po’. Può essere un modo di fare qualcosa di diverso, un modo per alzare i livelli di adrenalina in una società che ci nega la monotonia, in un assetto psicologico che non tollera la frustrazione e non è resiliente. Ma non può diventare una moda, un vanto o un obiettivo.

Qual è lo scopo del “gioco di Samara” far paura? Oppure esorcizzare la propria? Cosa si vuole dimostrare travestendosi da fantasmi? Di essere coraggiosi? O più semplicemente di non avere consapevolezza del rischio  che si corre e delle conseguenze a cui si va incontro?Pubblicità

In diverse località  di Italia “l’apparizione” di Samara ha provocato aggressioni, disagi alla circolazione stradale, tensioni ed il propagarsi di una generale paura. In provincia di Foggia, addirittura, una mamma che ha fatto travestire la figlia minorenne è stata denunciata per procurato allarme. Infine, diverse persone hanno accusato malori.

Travestisti da Samara è come drogarsi, fare a gara con le macchine a chi va più veloce, emulare le influencer dei movimenti anoressizzanti e sfidare la legge (perché, travestirsi da Samara, è reato).

Come sempre accade, si segue ciò che è sulla cresta dell’onda, si fa quello che fa sembrare belli o grandi o anche più forti ma che, invece, cela un’infinita debolezza e la fragilità, la necessità  di farsi vedere, il bisogno di sentirsi vivi (almeno per un pò) a discapito del desiderio di vita.

In tutto questo i media non aiutano a normalizzare il fatto, placare gli animi e riordinare le cose. Molte ricerche indicano che il comportamento deviante aumenta proprio quando la notizia inerente il comportamento stesso viene particolarmente enfatizzata o messa in evidenza ed infatti così sta accadendo, più risalto si dà più si propaga il fenomeno che apparentemente sembra una ragazzata ma che alla fine dei conti non lo è perché può far male, e lo fa a più livelli non solo a chi subisce la presunta goliardata ma anche a chi la mette in atto.

Come fare a mettere un punto a questa ennesima sfida dei social?

Limitiamone l’importanza e la visibilità.

Consideriamo il fatto per quello che è, un’idiozia che nasce da menti immature, che si divertono spaventando l’altro e deridendolo.

Evitiamo di considerare un atto di coraggio mettere in atto un tale comportamento, ma vediamolo con gli occhi della razionalità come un modo, stupido che non fa ridere affatto.

Consideriamo inoltre i rischi che comporta e infine, senza paura (è proprio il caso di dirlo), segnaliamo e denunciamo perché in definitiva a tutto c’è un limite e quello invalicabile è il rispetto altrui.

Dott.ssa Antonella Petrella, psicologa-psicoterapeuta

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