Il film della settimana/ “Ghost Town Anthology”di Denis Cotè (Can)

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Pietro Colagiovanni *

Presentato alla Berlinale 2019 e ricco di riconoscimenti per film indipendenti un po’in tutto il mondo questa opera di Denis Cotè, regista canadese dai toni sperimentali, si svolge in un isolato paesino canadese, immerso in un inverno avvolgente e compatto. Un giovane del posto muore in un incidente stradale, probabilmente frutto di una scelta volontaria. Il paesino di 251 anime da allora non conoscerà più pace.

Una piccola comunità viene stravolta dalla perdita di uno dei suoi membri più giovani e si chiude a riccio su se stessa. Ma la trama spiega poco del film, in quanto l’apparente realismo della narrazione (sostanzialmente smentito sin dalle primissime scene) si scontra con l’evocazione continua di un altro, che viene anche figurativamente realizzato.

Il paesino viene infatti progressivamente invaso da zombi inerti, già abitanti del piccolo paesino e morti a volte da lungo tempo, che popolano ancora le sue strade, in silenzio e senza nessuna interazione con i vivi del piccolo centro. Le dinamiche psicologiche che si innestano vanno dall’angoscia al disagio alla chiusura alla compassione sino alla comprensione e alla disperazione. Recitato in maniera pressochè perfetta, in un 16 millimetri cupo e chiuso, col cielo grigio a farla da assoluto padrone il film è per l’appunto molto sperimentale.

Narra l’anima umana, i suoi moti per il tramite di quelli che potremmo definire inneschi cinematografici e di sceneggiatura. Interessante, può piacere o può non piacere. Io mi situo nel mezzo: apprezzo l’idea, la realizzazione è molto ben curata ma probabilmente le potenzialità del progetto non si dispiegano appieno nel corso dell’ora e mezza di proiezione.

Voto 2,75/5

*imprenditore, comunicatore, fondatore del gruppo Terminus

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