Un vino,un territorio/ Piemonte- Erbaluce di Caluso “Le Chiusure” Benito Favaro

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Pietro Colagiovanni*

Il territorio: torniamo in Piemonte, regione di punta della produzione vinicola italiana, ed ancora una volta andiamo su un vino bianco, un’altra eccellenza (come il Timorasso ma anche il Roero Arneis o il Gavi) in una regioneconosciuta nel mondo per i grandi rossi (Barolo su tutti). Parliamo dell’Erbaluce di Caluso, una denominazione di origine controllata e garantita della zona del Canavese, tra le province di Torino, Ivrea e Vercelli.

La cantina Favaro, un vero punto di riferimento per questa Docg ha sede nel comune di Piverone, in provincia di Torino. Piverone, poco più di 1300 abitanti è situato tra le colline del canavese ed è prospicente il lago di Viverone. Abitato sin dall’antichità nel X-XI secolo si registrano sul territorio numerosi insediamenti di monaci mentre nel XIII secolo è parte del feudo di Vercelli. Nel XV secolo Piverone fa parte del Ducato di Savoia di cui seguirà le successive sorti ed è stato luogo di villeggiatura della famiglia reale Savoia. Le stesse vigne della cantina Favaro, situate in località Serra, sono incastonate in uno splendido paesaggio con vista mozzafiato sul lago. Di rilievo a Piverone la Chiesetta del Gesiùn del X secolo in stile romanico canavesiano.

Il vitigno: l’Erbaluce di Caluso Favaro è realizzato al 100% con l’omonimo vitigno a bacca bianca, l’Erbaluce. Si tratta di un vitigno autoctono molto antico, di cui si hanno citazioni sin dal 1600. Nel canavese ha trovato il proprio habitat ideale. Dall’Erbaluce si ottiene un vino dai delicati sapori fruttati con note floreali ed erbacee.

Il vino: la cantina Favaro nasce nel 1992 per volontà di Benito Favaro, accompagnato da tutta la sua famiglia. Papà Benito è ancora presente nelle vigne a supportare il figlio Camillo, oggi alle redini dell’azienda. Una produzione di nicchia (20.000 bottiglie l’anno) tutta centrata sul rapporto con la tradizione e con il territorio, con l’Erbaluce come prodotto di punta. L’Erbaluce di Caluso Favaro da anni, infatti, è l’emblema di questa produzione di nicchia e puntualmente fa il pieno di premi e riconoscimenti. Non fa eccezione l’edizione 2019, che abbiamo provato. Dal bel colore giallo paglierino esprime aromi fruttati gradevoli e non pervasivi, con note, come è nel Dna del vitigno, di pesca bianca, di mela con sentori di delicati fiori bianchi e una nota erbacea sullo sfondo. Al sorso esprime un’acidità prevalente ma ben temperata e ammorbidita che trasforma il bouquet di frutta dei profumi in un sapore piacevole e di gradevole bevibilità. La struttura non modesta (13 gradi alcolici) lo rende vino molto versatile, sia con antipasti di pesce ma anche con piatti più strutturati, come primi di pesce, anche al pomodoro. Un piccolo gioiellino della sterminata tradizione e varietà italiana, un prodotto del territorio e della sua storia davvero apprezzabile.

Valutazione: 4,5/5

Prezzo medio: 17 euro

Rapporto qualità/prezzo: favorevole

* fondatore del gruppo Terminus, comunicatore, sommellier Ais

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