Rifiuti radioattivi, Sigea: “Necessario un deposito nazionale ma con il coinvolgimento di tutta la comunità scientifica e la condivisione della scelta!”

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“I 67 siti individuati dall’attuale formulazione nella proposta della Carta, rappresentano solo una preliminare selezione dei siti potenzialmente idonei effettuata sulla base della Guida tecnica ISPRA; ci preme evidenziare che tra questi siti non sono inclusi i siti che attualmente detengono la maggior parte delle scorie radioattive nazionali: Saluggia e Trino Vercellese in provincia di Vercelli. Tale aspetto, rilevantissimo, sottolinea definitivamente come sia urgente e indifferibile l’individuazione di un sito nazionale nel quale stoccare, con tutte le garanzie di sicurezza che la scienza oggi consente, quanto da decenni conservato in zone evidentemente non idonee e che comportano un grave rischio per le comunità rivierasche della Dora Baltea e del Fiume Po e del più grande acquedotto del Piemonte, l’acquedotto del Monferrato con oltre 150mila utenti e oltre 100 comuni tra la provincia di Torino, Alessandria e Asti. Allo stesso tempo andrebbero da subito escluse aree italiane interessate da tettonica più recente, da consolidati percorsi di sviluppo turistico e naturalistico e a vocazione agricola ed ambientale di pregio”. Lo ha affermato Paolo Sassone, geologo e Presidente della sezione piemontese della Società Italiana di Geologia Ambientale. Che la comunità tecnico scientifica italiana sappia prestare la massima considerazione al programma d’individuazione del deposito unico nazionale

“Con la pubblicazione online lo scorso 5 gennaio 2020 della proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), consultabile dal sito www.depositonazionale.it, si è dato avvio alla fase di consultazione pubblica attesa da oltre 5 anni. Questa consultazione pubblica, della durata di 60 giorni, è finalizzata a coinvolgere i soggetti portatori d’interessi qualificati nel processo di localizzazione del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico.

La Società Italiana di Geologia Ambientale prende atto che finalmente il Governo italiano ha dato avvio al procedimento per l’individuazione del sito più idoneo a ospitare la realizzazione del deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività – ha dichiarato Antonello Fiore, Presidente Nazionale della SIGEA –  derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione d’impianti nucleari, e all’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari. Nei prossimi mesi sarà l’intera comunità scientifica nazionale, anche a supporto delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria, a dover dare il contributo ad alto contenuto tecnico-scientifico affinché le scelte che saranno effettuate siano basate su cristallini criteri di approfondimento geologico, ambientale e socio-economico nell’attesa di giungere alla scelta del sito suffragata da rigorose valutazioni e non offuscata da arroganti valutazioni di convenienza o di parte che non tengano conto delle reali condizioni di sicurezza dettate dai criteri tecnici approvati da ISPRA (https://www.depositonazionale.it/raccoltadocumenti/linee-guida/ispra_guida_tecnica_n29.pdf) .

Sigea auspica che la comunità tecnico scientifica italiana sappia prestare la massima considerazione al programma d’individuazione del deposito unico nazionale, nell’auspicio che il contributo tecnico e scientifico che sarà espresso vada nella direzione di un effettivo perseguimento di migliore sicurezza per le persone e l’ambiente. Con questa procedura, la prima nel nostro Paese su un’infrastruttura di rilevanza nazionale, si è dato avvio al processo che permetterà di mettere definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi che noi stessi abbiamo prodotto e produciamo. L’auspicio che, nei limiti dell’emergenza Covid che richiederebbe tempi maggiormente idonei per le osservazioni, non si perda più altro tempo e siano rispettate rigorosamente le tempistiche e scadenze che la stessa normativa Italia ha stabilito, magari facilitando la consultazione delle carte nella fase di consultazione rendendo disponibile il GIS per favorire l’analisi dei siti da parte degli interessati”.

Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa Nazionale della SIGEA