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Pasqua 2010: pranzo a casa è meno caro

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Quanto costerà quest’anno in media il pranzo di Pasqua al ristorante? E quello preparato a casa? Ebbene, in vista della Pasqua 2010 anche quest’anno l’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori ha calcolato il costo medio a persona per il pranzo di Pasqua prendendo a riferimento una “famiglia tipo” composta da due figli, i genitori e due nonni. Il costo medio calcolato per il pranzo a casa è pari a 24,64 euro a persona, ovverosia 147,84 euro con un incremento pari a ben il 6% rispetto alla Pasqua 2009; quest’anno, quindi, i rincari del pranzo di Pasqua 2010 superano di ben cinque volte circa il livello medio del carovita.

Ma al ristorante, a parità di menù, le cose vanno chiaramente peggio: in tal caso, infatti, l’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori ha rilevato un esborso pari a 62 euro a persona, ovverosia ben 372 euro; si evince, quindi, che il pranzo di Pasqua 2010 a casa permette di risparmiare in media ad una famiglia italiana ben 224,16 euro.

In ogni caso, per chi al pranzo fuori per la Pasqua 2010 non vuole proprio rinunciare, l’Associazione dei consumatori raccomanda di seguire alcuni accorgimenti sia per risparmiare, sia allo stesso modo per non correre brutte sorprese.

Ad esempio, si può approfittare della eventuale bella giornata per pranzare in un agriturismo, dove si possono sia gustare cibi e pietanze locali preparate con materie prime rigorosamente a “chilometri zero“, sia risparmiare all’incirca il 30% rispetto alla ristorazione tradizionale.

Se poi proprio si vuole andare al ristorante, è sempre bene prima concordare il menù in anticipo, concordando magari per un menù fisso accertandosi che nell’offerta siano inclusi i dessert e le bevande. Da privilegiare sono chiaramente i ristoranti che si conoscono o che sono stati consigliati al fine poi di evitare di sedersi a tavola in un ristorante dove i prezzi sono spropositati e non in linea con le proprie tasche.

Fonte: http://www.vostrisoldi.it/articolo/pasqua-2010-pranzo-a-casa-e-meno-caro/26465/

Inps: good news per i disoccupati il 55% lavora di nuovo entro l’anno

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Nel corso del 2009 risultano reimpiegate oltre 217mila persone, di queste il 57% sono uomini e il 43% donne
In un anno nero come il 2009, sul piano della crisi economica e dell’occupazione, finalmente una buona notizia.

Il 55% dei disoccupati ha trovato un nuovo lavoro nel corso dello stesso anno. Il dato è stato reso noto dall’Istituto nazionale di previdenza sociale in seguito a uno studio condotto sui tempi di reimpiego dei percettori dell’assegno di disoccupazione ordinaria non agricola erogato a partire da gennaio 2009.

Lo studio, presentato per la prima volta a cura dell’ente previdenziale, prende in considerazione un campione piuttosto ampio: si tratta di 397.414 persone che nello scorso anno hanno perso il lavoro, e, seguendone il percorso lavorativo, risulta che 217.343 (pari al 55%) di questi sono stati reimpiegati, alla fine del 2009. La percentuale sale al 57% se, a coloro che hanno trovato un nuovo lavoro dipendente, si aggiungono oltre 7.500 lavoratori che nel frattempo sono andati in pensione e almeno altre 10mila persone che hanno deciso di aprire una partita Iva.

L’analisi evidenzia che su 217.343 “reimpiegati” il 57% è costituito da uomini (123.996) e il 43% (93.347) da donne. La ricollocazione per fasce di età dà un ulteriore dato positivo: la maggior parte di coloro che hanno ritrovato lavoro sta nella fascia compresa tra i 40 e i 49 anni (oltre il 58%), mentre il 56,1% è costituito dagli “under 39” per arrivare al 46,8% degli “over 50”.

Ma c’è un ulteriore lettura positiva di questi dati: circa il 51% dei reimpieghi avviene nei primi tre mesi di disoccupazione.

L’analisi dei dati riportati nello studio fa dire al presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua che “in un anno di crisi, quale è stato il 2009, il mercato del lavoro ha dato segnali di vitalità, di dinamismo e di flessibilità forse inattesi”.
Lilia Chini
Fonte: http://www.nuovofiscooggi.it/attualita/articolo/inps-disoccupati-ultraquarantenni-il-55-lavora-di-nuovo-entro-lanno

Villa a Cannes o loft a Londra. Il Fisco italiano lo deve sapere

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In viaggio 6mila lettere indirizzate ai proprietari di immobili in Francia e Gran Bretagna non dichiarati
Se vi state godendo la vostra villa in Costa Azzurra o il vostro appartamento nella City e avete dimenticato di dirlo al Fisco, nei prossimi giorni ci sarà posta per voi. L’Agenzia delle Entrate continua con decisione la lotta all’evasione internazionale e questa volta fa tappa in Francia e Gran Bretagna, recapitando 6mila lettere ai contribuenti italiani che possiedono immobili non dichiarati.

I destinatari della comunicazione
La lista dei contribuenti si è formata attraverso controlli incrociati effettuati dagli 007 delle Entrate grazie anche alle informazioni trasmesse dalle amministrazioni fiscali estere nell’ambito della cooperazione internazionale ed è composta da cittadini italiani che risultano per il 2005 in possesso di immobili in Francia, in particolare nel dipartimento delle Alpi Marittime, nel quale rientra la Costa Azzurra, e a quelli proprietari di immobili in Gran Bretagna nell’anno 2008.

Gli obiettivi
Con questa operazione l’Agenzia vuole informare sulle nuove regole, in vigore dall’anno d’imposta 2009, relative al monitoraggio fiscale degli investimenti e trasferimenti all’estero e invogliare i contribuenti a mettersi in regola nel caso di violazioni commesse negli anni precedenti, sottolineando che le attività di contrasto all’evasione internazionale sono state fortemente intensificate e che ravvedersi conviene dal momento che il contribuente può usufruire di una riduzione delle sanzioni.

L’immobile al test del RW
I contribuenti che hanno tratto guadagno dalla proprietà di un immobile non potevano lasciare in bianco il modulo RW del modello Unico, pertanto sono invitati a regolarizzare la loro posizione fiscale. Infatti, se gli immobili sono stati locati o venduti generando una plusvalenza imponibile, in base alla normativa fiscale italiana, il contribuente era tenuto a indicare in Unico l’investimento immobiliare all’estero e dichiarare in Italia i redditi conseguiti. Se al contrario, fino all’anno d’imposta 2008, gli immobili sono stati tenuti a disposizione, il contribuente non era obbligato a dichiararli nel modulo RW, perché la Francia e la Gran Bretagna non li assoggettano a tassazione ai fini delle imposte sui redditi. L’obbligo scatta, invece, a partire dall’anno d’imposta 2009.

Nuove regole con Unico 2010
Nel rispetto delle nuove regole sul monitoraggio fiscale degli investimenti e trasferimenti all’estero, infatti, a partire dall’anno d’imposta 2009, tutti i contribuenti sono tenuti a indicare nel modulo RW del modello Unico gli immobili detenuti all’estero, anche se gli stessi non producono redditi di fonte estera imponibili in Italia, come nel caso di immobili tenuti a disposizione.

Valeria Ibello
Fonte: http://www.nuovofiscooggi.it/attualita/articolo/villa-a-cannes-o-loft-a-londra-il-fisco-italiano-lo-deve-sapere

Polizze dormienti: retroattività eliminata

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Il Decreto incentivi, quello che ha definito i bonus per l’acquisto di cucine, elettrodomestici ed eco-case, contiene anche l’eliminazione della retroattività per le polizze dormienti; questo anche grazie alle proteste di tanti cittadini risparmiatori, spesso eredi di queste polizze, che si sono visti letteralmente “scippati” i risparmi per effetto di un’interpretazione delle normative alquanto discutibili. In merito alla vicenda è stata espressa soddisfazione per la decisione del Governo da parte dell’Adusbef e della Federconsumatori, con i loro rispettivi presidenti che sulla questione avevano partecipato sabato scorso ad un sit-in davanti a Montecitorio.
E sulla prescrizione delle somme delle polizze, le due Associazioni fanno presente come la Legge preveda che le somme frutto del sudato risparmio dei cittadini possano essere incamerate dallo Stato, attraverso il passaggio al Ministero dell’Economia, solo ed esclusivamente dopo l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno al titolare o agli eredi almeno 180 giorni prima che le somme stesse confluiscano nell’apposito Fondo che risarcisce le vittime di crac finanziari.

In ogni caso, l’eliminazione delle retroattività non “sana” tutte le polizze dormienti visto che la prescrizione, comunque, sarà applicata a quei contratti per i quali la prescrizione stessa matura a partire a partire da una data posteriore al 28 ottobre 2008.

Soddisfazione in merito all’eliminazione delle retroattività è stata espressa anche dall’Adiconsum, la quale nella giornata di ieri, pur tuttavia, ha sottolineato come sarà importante continuare a monitorare la questione e l’applicazione della Legge a favore dei risparmiatori anche in virtù del fatto che per il momento il Testo del Decreto non è disponibile. La Federconsumatori, non a caso, ha sottolineato come sia stato posto rimedio a quello che “era un furto pianificato ai danni dei cittadini“.

Fonte: http://www.vostrisoldi.it/articolo/polizze-dormienti-retroattivita-eliminata/26443/

Extra Banca, nasce la banca per gli immigrati

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Nasce Extra Banca, la prima banca dedicata agli immigrati. Per ora solo uno sportello, aperto nella centralissima Galleria di Milano, a un passo da Piazza Duomo, nel quadrilatero della finanza italiana. Una collocazione importante per una banca che vuole diventare importante sul territorio, non solo quello del Nord Italia ma anche quello del Sud dove gli immigrati sono numerosissimi. Extra Banca è il primo istituto di credito italiano dedicato ai stranieri in Italia ed ha l’ambizioso obiettivo di diventare il soggetto di riferimento per la popolazione immigrata nel nostro paese per intercettare, comprendere e soddisfare i loro bisogni di servizi bancari.

I target in termini di numeri del nuovo istituto di credito sono ambiziosi. Grazie a prodotti e servizi espressamente pensati per una clientela straniera residente in Italia composta da famiglie, liberi professionisti, esercizi commerciali, ditte individuali e aziende con fatturato non superiore ai 2,5 milioni di euro, Extra Banca punta ad arrivare nell’arco dei prossimi cinque anni ad aprire tra i 25 e i 40 sportelli. Altrettanto alti i target in termini di business che guardano a un traguardo tra 85mila e i 130mila clienti effettivi, per una relativa raccolta tra 650 milioni e 1 miliardo di euro a fronte di 500-750 milioni di impieghi.

L’iniziativa nasce da una collaborazione tra diversi azionisti tra cui vi sono le Assicurazioni Generali, con il 12% e la Fondazione Cariplo con il 4%. Il restante azionariato vede la partecipazione prevalente di imprese private medio grandi del Nord-Centro Italia attive in svariati settori che spaziano dalla meccanica al tessile, dall’alimentare alle costruzioni. Presidente e fondatore della banca è Andrea Orlandini; il Vice Presidente e’ Otto Bitjoka e Paolo Caroli è il Direttore Generale.
Fonte: http://www.vostrisoldi.it/articolo/extra-banca-nasce-la-banca-per-gli-immigrati/26455/

eBay: capi abbigliamento inutilizzati per 5 miliardi

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Nel 2009 su eBay.it sono stati venduti capi di abbigliamento al ritmo di uno ogni dodici secondi. A rilevarlo è la società leader nel commercio elettronico che in materia di abbigliamento ha commissionato un’indagine a Added Value, da cui è emerso come siano ben quindici milioni gli italiani che sono disposti a voler rivendere i propri capi di abbigliamento inutilizzati. Quello attuale, non a caso, è tempo di cambio stagionale del guardaroba con l’arrivo della primavera; ebbene, dall’indagine è emerso che gli italiani negli armadi hanno un vero e proprio patrimonio di abiti inutilizzati per ben cinque miliardi di euro.

Ma come mai questi capi di abbigliamento mai utilizzati, al massimo una volta, restano abbandonati negli armadi? Ebbene, se da un lato le donne italiane le lasciano negli armadi in prevalenza a causa di un vero e proprio “attaccamento affettivo“, gli uomini invece lasciano centinaia di euro, se non migliaia, di capi di abbigliamento inutilizzati per semplice e pura distrazione mista spesso anche a disinteresse.

Nel dettaglio, l’indagine Added Value rivela non a caso come il 20% del guardaroba degli italiani sia intatto; questo significa che molto spesso si indossano sempre gli stessi vestiti e si evitano degli altri che per esempio non piacciono o che ci ricordano magari una serata in cui è stato incassato un due di picche dopo aver perso ore per presentarsi all’appuntamento belli come il sole.

Se gli italiani rivendessero i capi inutilizzati guadagnerebbero in media 140 euro a testa, che di questi tempi di certo fanno comodo; ebbene, una quota pari a ben otto milioni di italiani è disposta a rivendere online questi vestiti ed accessori inutilizzati sfruttando i servizi offerti da portali come eBay.it specie se si considera che al ritmo sopra indicato sul sito si vendono in prevalenza maglioni, felpe, scarpe per il tempo libero, giubbotti, jeans e T-shirt.

Fonte: http://www.vostrisoldi.it/articolo/ebay-capi-abbigliamento-inutilizzati-per-5-miliardi/26461/

Istat. Indici dei prezzi al consumo

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L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) nel mese di febbraio è stato pari a 108,3 registrando una variazione nulla sul piano congiunturale e una variazione di più 1,1 per cento in termini tendenziali.

Alcune caratteristiche dell’IPCA, ed in particolare il fatto che tale indice tiene conto, diversamente dagli indici nazionali NIC e FOI, anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni), possono determinare in alcuni mesi dell’anno andamenti congiunturali significativamente diversi da quelli degli indici nazionali.

L’IPCA viene inviato mensilmente all’Eurostat secondo un calendario prefissato.Tale indice, relativo al mese di febbraio 2010, viene diffuso da Eurostat in data odierna, contestualmente a quelli degli altri paesi della Ue.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, comprensivo dei tabacchi, nel mese di febbraio 2010 è stato pari a 137,4 con una variazione di più 0,1 per cento rispetto a gennaio e una variazione di più 1,3 per cento rispetto a febbraio 2009; le corrispondenti variazioni registrate dall’indice calcolato al netto dei tabacchi sono state, rispettivamente, più 0,1 e più 1,3 per cento, mentre il livello dell’indice è stato pari a 136,2.
Fonte: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/precon/20100316_00/

Istat: commercio estero

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Con questo comunicato vengono diffusi i dati dell’interscambio complessivo con l’estero ed i numeri indici dei valori medi unitari e dei volumi in base 2005=100, relativi al mese di gennaio 2010. I numeri indici dei valori medi unitari e dei valori riferiti al mese di dicembre 2009 vengono rilasciati in data odierna sul sito www.coeweb.istat.it. I risultati della rilevazione relativa al mese di febbraio 2009 per i paesi extra Ue saranno diffusi il 26 marzo p.v..

Nel mese di gennaio 2010 le esportazioni aumentano dell’1 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con andamenti sensibilmente diversi per area di destinazione delle merci, con variazioni pari a meno 1,4 verso i paesi Ue e a più 4,7
per cento verso quelli extra-Ue. Le importazioni subiscono, invece, una lieve flessione (meno 0,3 per cento), derivante da una crescita del 3,2 per cento dei flussi dai paesi Ue e da una riduzione del 3,7 per cento di quelli non comunitari.

Le dinamiche congiunturali dei flussi, misurate dai dati destagionalizzati, evidenziano a gennaio 2010, rispetto a dicembre 2009, una flessione dell’1,6 per cento per le esportazioni (meno 2,5 per cento per i paesi Ue e meno 0,4 per cento per i paesi extra-Ue) ed un incremento dell’1,1 per cento per le importazioni (meno 1,9 per cento per i paesi Ue e più 5,3 per cento per quelli extra-Ue).

Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, al netto della stagionalità le esportazioni aumentano del 3,3 per cento e le importazioni del 3,2 per cento, con andamenti positivi per entrambi i flussi e le aree di origine/destinazione.
Complessivamente, nel gennaio 2010 il saldo commerciale risulta negativo per 3.360 milioni di euro, in lieve miglioramento rispetto al deficit di 3.608 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno precedente.
Fonte: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/comestue/20100318_00/

UE: settimana europea dell’energia sostenibile

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Nel corso della settimana europea dell’energia sostenibile 2010, Legambiente pubblica il monitoraggio delle fonti rinovabili nei comuni italiani. Si tratta del rapporto “Comuni rinnovabili 2010” .
Sono ben 6.993 i comuni italiani dove e’ installato almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili (5.580 nel 2009 e 3.190 nel 2008). Le fonti pulite oggi sono presenti nell’86% dei comuni: 6.801 sono i comuni del solare (83,9% del totale), 297 quelli dell’eolico, 799 quelli del mini idroeletttrico e 181 quelli della geotermia, 788 quelli delle biomasse.
Mentre il nuovo commissario europeo per l’Energia, Günther Oettinger, ha presentato la strategia per ridurre la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili. Quindi all’interno della campagna «Energia sostenibile per l’Europa», la Settimana dell’energia sostenibile è il più grande momento europeo di riflessione su un futuro energetico sostenibile: è in quel momento che si riuniscono i protagonisti del settore, si parla delle nuove iniziative e si dà impulso agli investimenti nelle tecnologie pulite.
L’energia sostenibile è al centro della strategia economica di lungo termine dell’UE e della sua azione contro i cambiamenti climatici. L’Unione si è data un triplice obiettivo per il 2020: ridurre del 20% le emissioni di gas serra, aumentare del 20% l’efficienza energetica e portare al 20% la quota di energie rinnovabili.
Fonte: http://www.regioni.it/newsletter/newsletter.asp?newsletter_data=2010-03-23&newsletter_numero=1543#art4

Confcommercio: studio su calo consumi

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Secondo i dati del centro studi di Confcommercio la crisi ha comportato un calo dei consumi di oltre il 5% negli ultimi tre anni. Infatti in questo triennio i volumi di beni acquistati dalle famiglie hanno subito un calo del 5,6%. E negli ultimi due anni sono stati maggiormente penalizzati i beni durevoli e semidurevoli. A pagare le conseguenze della crisi sono stati soprattutto gli esercizi di piccole dimensioni, che hanno registrato tra il 2005 e il 2009 un calo delle vendite del 2,9%.
Fonte: http://www.regioni.it/newsletter/newsletter.asp?newsletter_data=2010-03-23&newsletter_numero=1543#art4